DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, farò anchio alcune riflessioni, in questo momento molto delicato e particolare della nostra autonomia. Secondo me questa crisi è il risultato dello scollamento della prima Repubblica: noi abbiamo visto partiti come la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista italiano che hanno vissuto diverse fasi, hanno cambiato nome e poi si sono frantumati. La Democrazia Cristiana è diventata Partito Popolare, si è divisa, e sono nate delle componenti di diverso tipo; in questa sede abbiamo tre consiglieri che hanno aderito al Partito Popolare di Bianco, pertanto aderito ad un centro-sinistra, e abbiamo altri sei consiglieri, direi indefiniti, che non hanno ancora scelto. Però prima, quando abbiamo votato la sospensione di questi punti allordine del giorno, ho notato unulteriore divisione in questi sei consiglieri: Grandi, Holzer e Romano hanno votato insieme alla sinistra per la sospensione dei lavori.
Nel novembre del 1993 era stata eletta una classe politica in cui noi ci identificavamo, eletta però in un certo modo e bisogna prendere atto che la realtà di adesso è sicuramente diversa. A inizio legislatura, erano dodici le forze politiche presenti in Consiglio, mentre ora ci troviamo con sedici identità politiche differenti. Ritengo che siamo in una fase di transizione, però finalmente abbiamo un primo chiarimento: abbiamo visto, come ho ricordato prima, tre consiglieri che hanno aderito al centro-sinistra, che si sono dichiarati dellUlivo di Prodi in maniera inequivocabile; poi vediamo anche laltra forza politica, il Patt, che, secondo le dichiarazioni, ai giornali o in aula, di alcuni componenti, tipo Moser, lo stesso Tretter, Gelmetti e Kaswalder, che riflettono la maggior parte dellelettorato del Patt, è una forza moderata, non di sinistra, o alternativa alla sinistra. Inoltre, poco fa, il consigliere Tretter ha ricordato che non condivide il simbolo presente sulle bandiere e sugli stendardi di Rifondazione Comunista o del PDS. La crisi istituzionale di questi giorni ha evidenziato questa unione, questa contraddizione dellunione tra il Patt e i Popolari di Prodi, che stando alle dichiarazioni fatte non vogliono più lavorare con questa Giunta.
Il problema prima o poi doveva scoppiare, e ritengo di fare unaltra considerazione dicendo che le responsabilità di questa maggioranza, secondo me, sono derivate dal fatto che ogni suo componente ha lavorato prioritariamente per se stesso, o per il partito: non si è lavorato per obiettivi e, automaticamente, per il bene della collettività. Più volte ho detto che bisognerebbe parlare di meno e fare fatti concreti; in modo particolare, bisognerebbe arrivare sui giornali con proposte concrete e non per beghe o futilità. Faccio un esempio, che avevo richiamato in aula nellultimo Consiglio provinciale: era stato promesso di presentare una proposta di legge, era stata richiamata dai giornali, però di fatto questa proposta di legge, in modo particolare sul difensore civico, non è mai stata presentata (avrebbe previsto la revisione dellindennità e le modalità di nomina). Questa è una delle tante promesse non mantenute. Secondo me il Trentino ha bisogno di una riforma istituzionale, essendo necessaria una ripresa forte dellautonomia, ed in modo particolare di un rilancio dellautonomia del Trentino. Dobbiamo dare vigore alle nostre specificità, essere propositivi, essere un laboratorio di idee e di iniziative da prendere desempio, ed invece niente: la macchina non va, è ingolfata, e nel prossimo futuro più competenze avremo più aumenteranno le spese correnti, che sono già altissime, pari a circa il 60 per cento, e che saliranno ancora perché con l1/1/1996 passerà la motorizzazione civile, esiste già ed è stato varato il decreto legislativo attinente a questo settore; passerà inoltre la scuola e le spese correnti andranno sempre in crescendo ed arriveremo magari al 70-80 per cento, con notevole danno per leconomia trentina, perché non ci saranno più risorse per gli investimenti. Le risorse serviranno esclusivamente per far funzionare la macchina istituzionale.
Le risorse finanziarie, pertanto, saranno sempre minori e corriamo il rischio di un commissariamento di questa nostra autonomia. Un fatto grave è quello che i nostri amministratori comunali, sparsi nei duecentoventitré comuni del Trentino, non hanno un riferimento politico certo, e non cè un riferimento certo nemmeno per il cittadino. In questi due anni e mezzo di legislatura - che è un periodo lunghissimo - non sono state prodotte leggi importanti, basti pensare ai comprensori, alla riforma della pubblica amministrazione, ma non sono nemmeno state recepite numerose leggi tecniche: per esempio, era in discussione la legge per la proroga degli organi amministrativi, ma purtroppo è ferma anchessa, ed è ferma la riforma della pubblica amministrazione, che entro i primi mesi del prossimo anno dovrebbe essere varata, perché scadono i termini entro i quali bisogna recepire la normativa nazionale.
Si potrebbe dire, come ha ricordato il consigliere Tretter, di andare ad elezioni anticipate; sarebbe da un lato un bene per fare chiarezza politica, però sarebbe la peggior soluzione per tutti noi, perché sarebbe un affossamento della nostra autonomia. Se facciamo unanalisi delle forze politiche, almeno secondo la mia modesta interpretazione, io vedo un Patt con forti forze centrifughe; vedo una DC con tre consiglieri che hanno scelto di andare a sinistra e con sei consiglieri ancora nel limbo politico; la Rete partita con quattro consiglieri, dei quali uno, a suo tempo, si è staccato; la Lega, della quale io facevo parte, esprime tre anime in questaula. A seguito di una mancanza di coerenza, appunto da parte di questo partito, della Lega Nord, ci sono state delle fughe e anche a seguito di un progetto federalista che vede il Trentino aggregato al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, pertanto non so come il Patt potrà trovare unione con una forza che propone questo.
Secondo me, la gente trova difficoltà ad identificarsi in queste forze politiche e non si sente rappresentata perché esiste una grande conflittualità: come abbiamo visto, dodici partiti allinizio e sedici forze politiche ora. La gente prova un forte distacco verso la politica, disaffezione verso le istituzioni, ed inoltre questo, alimentato anche dai giornali, viene preso come realtà mentre noi tutti sappiamo che non è vero. Il Trentino ha bisogno di una maggioranza che lavori su obiettivi certi, e non è la prima volta che io lo dico, lho detto in Consiglio regionale ed in Consiglio provinciale. Noi abbiamo bisogno di una riforma elettorale e dobbiamo produrla alla svelta. Per quanto mi riguarda, la mia parte lho fatta presentando in Consiglio regionale una modesta proposta di legge che istituiva una soglia sotto la quale non cè rappresentatività allinterno del Consiglio provinciale di Trento, lasciando inalterato il Consiglio provinciale di Bolzano, con il proporzionale perché dettato dallo Statuto. Sono due anni che sentiamo parlare di riforma elettorale, però fino ad adesso non è stato prodotto niente, e sono già passati due anni e mezzo. Cè una riforma istituzionale che dovrebbe essere realizzata, la riforma dei comprensori: facciamo dire ai sindaci di certe realtà valligiane: "commissariateci, perché così la facciamo finita". Siamo arrivati proprio allultimo stadio, secondo me.
La riforma istituzionale dovrebbe comprendere anche la pubblica amministrazione che, come dicevo, è bloccata. Dobbiamo anche rivedere i ruoli degli enti che ruotano attorno alla Provincia autonoma di Trento, perché sono degli strumenti per lapplicazione dellautonomia, invece siamo succubi della SVP; che condiziona lattività politica trentina, ed ho già detto in Consiglio regionale per quali motivi: per esempio, se noi andiamo a vedere lordine dei lavori in aula in Consiglio regionale, senza unopposizione della maggioranza trentina, vediamo che i punti allordine del giorno che interessano la comunità dellAlto Adige passano nelle prime posizioni e vengono affrontati e votati. La SVP, inoltre, impone alleanze, alleanze fatte a Roma e che vuole imporre anche in Consiglio regionale e, conseguentemente, in Consiglio provinciale. Abbiamo visto che lordine dei lavori in aula in Consiglio regionale è stato stravolto più di una volta, e ricordo le leggi di interesse dellAlto Adige che sono passate nei primi punti: quella, per esempio, dellidentificazione del capoluogo della Val Casìes; la legge di equiparazione dei detenuti nei campi di concentramento, dei disertori e dei partigiani dellAlto Adige, ed altre proposte di legge. Queste hanno sbalzato le leggi che interessano anche la nostra comunità trentina, sono state votate e sono passate. Sono ferme numerose leggi che interessano il Trentino, la legge regionale di revisione dellelezione diretta dei sindaci, la legge sui comprensori come ho richiamato pocanzi, la legge sullindennità degli amministratori comunali: tutto è bloccato, per quanto riguarda la nostra identità trentina, proprio perché manca una visibilità, manca unimposizione da parte della maggioranza trentina nel contesto regionale. Non è giusto, secondo me, bloccare riforme attese ed invocate da anni, per una scarsa visibilità della maggioranza della Provincia di Trento nei confronti della compagine maggioritaria regionale. Io ritengo che, in questo caso, ci debba essere un dialogo efficace, una fattiva collaborazione, non una mera dipendenza dalla realtà altoatesina.
Si parla e si è parlato di Euroregione, però si perde di vista la garanzia delle nostre peculiarità, listituzione Regione. Possiamo discutere sicuramente di Euroregione in un contesto chiaro di collaborazione transfrontaliera, esistono già dei documenti, degli accordi, esistono trattati multilaterali e bilaterali, vedi la convenzione di Madrid del 1980, laccordo di Vienna successivo del 1993. A mio avviso ci possiamo muovere solo in questa direzione, allinterno di queste regole. Quando saranno riscritte le norme, si potranno fare altri ragionamenti, di altra portata.
Prima facevo delle considerazioni, dicendo come il Patt può fare alleanze con forze politiche come la Lega Nord, quando il progetto della Lega Nord punta su una macroregione del nord-est unendo il Trentino con il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il PATT guarda a nord, la Lega Nord guarda a sud per un annientamento dellautonomia. Ricordo anche lultimo sondaggio fatto dal giornale "LAdige" in questi giorni: per quello che possono valere i sondaggi, vediamo che non cè condivisione allEuregio per il 48,4 per cento dei trentini; poco favorevoli sono il 15,2 per cento dei trentini, e molto favorevole solamente il 13 per cento della popolazione trentina. LEuregio, secondo me, è una scelta calata dallalto perché non esiste uneffettiva volontà popolare, e soprattutto - questo è molto grave - non si chiede il parere dei trentini, tramite magari un referendum o una consultazione popolare. Se aderiamo al progetto verso sud, che ci vede aggregati al Veneto o al Friuli Venezia Giulia, saremo una minoranza di tipo numerico; se noi guardiamo verso nord, saremo una minoranza etnico linguistica. Pertanto, lunica soluzione è quella di difendere listituto Regione con una gestione oculata delle risorse e questa secondo me è la miglior difesa.
Per quanto riguarda il bilancio, vado a toccare un attimo largomento che andrà in prossima analisi, nei prossimi giorni: io dico che sarà approvato sicuramente anche dai dimissionari del Consiglio provinciale, estensori dello stesso e ritengo che in quelloccasione non si autosconfesseranno. Zanoni prima chiedeva rispetto: da parte mia esiste ed esisterà rispetto per tutti i consiglieri, però altrettanto ne esigo. Per quanto riguarda le dimissioni, io direi che si possono ringraziare Valduga, Zanoni ed in subordine anche il consigliere Giordani per aver fatto ulteriore chiarezza in questo plumbeo panorama politico. Da parte mia ci sarà laccettazione delle dimissioni, perché ritengo che i consiglieri in questaula sono maggiorenni e vaccinati, e pertanto dovrebbero aver ponderato bene le proprie decisioni. In questo scenario il mio impegno sarà quello di costituire un polo moderato, se sarà possibile, alternativo alla sinistra. Secondo me, bisogna andare in direzione di raggiungere pochi progetti chiari, con scadenze ben definite.