DELLADIO:
Grazie, signor Presidente ed egregi distinti colleghi. Vorrei fare innanzitutto una piccola osservazione riguardo al penultimo comma, relativamente alla relazione presentata dalla Lega Nord, ove si parla degli articoli 84, 85, 86, 87 della legge regionale 1 del 1993: non è esattamente così "della legge regionale 1 del 1993" bensì del testo unico delle leggi regionali sull'ordinamento dei comuni, decretato dal Presidente della Giunta regionale il 14 ottobre 1993. Effettivamente sarebbero gli articoli 39, 40, 41, 42 e 43 della legge regionale numero 1 del 1993.Fatta questa piccola osservazione, io direi certe cose. Oltre ad aver partecipato alla seduta del Consiglio provinciale del 27 dicembre 1994, ho anche riletto i resoconti relativamente agli articoli 29 e 30 della legge finanziaria in tema di finanziamento dei comprensori, e precisamente la riduzione delle indennità degli amministratori dei comprensori stessi. Abbiamo riscontrato in quell'occasione che la quasi totalità delle forze politiche hanno espresso l'intenzione di rivedere la normativa dell'istituzione comprensoriale. C'era chi diceva che la revisione dei comprensori debba passare attraverso un attento dibattito politico, chi tramite un comitato politico prima e amministrativo poi. Ognuno ha esposto la propria opinione. Di certo ritengo che tale ridisegnazione deve passare attraverso la Regione. Pertanto bisognerà confrontarsi sicuramente con i colleghi dell'Alto Adige, che sicuramente hanno un'esperienza diversa rispetto al Trentino per quanto riguarda i comprensori. Un altro concetto è che noi vediamo che da una parte la Giunta, nel piano finanziario, riduce del 6 per cento i finanziamenti ai comprensori, dall'altra concede contributi per la ristrutturazione delle sedi; il comprensorio dell'Alto Garda e Ledro riceverà ottocentoventicinque milioni, mentre per la sede comprensoriale della Vallagarina sono previsti trecentosettantaquattro milioni, in attesa di esaminare il progetto esecutivo della sede.
E' stata ridotta l'indennità degli amministratori dei comprensori pari al 20 per cento dell'importo attribuibile, appunto, al sindaco di un comune con popolazione corrispondente a quella residente nel territorio del comprensorio stesso, e sono stati fissati dei valori minimi e massimi relativamente al cumulo delle varie indennità di carica tra comprensorio ed altri enti locali, da un massimo del 60 per cento ad un minimo del 15 per cento dello stesso 60 per cento.
L'esperienza, a mio giudizio, del comprensorio in provincia di Trento è stata un fallimento, una speranza delusa. Però io ritengo che nessuno voglia buttare via venticinque anni di esperienza. Noi non vogliamo distruggere, non si vogliono licenziare e mandare a casa i circa novecento dipendenti, però bisogna avere coraggio e non rinviare il problema. Questo disegno di legge sollecita gli organi competenti ad assumersi le proprie responsabilità. Ritengo che l'operazione di commissariare i comprensori da una parte salvi l'operatività dell'ente, dall'altra costringa seriamente la Provincia o la Regione a legiferare. Vorrei fare degli esempi: se noi analizziamo i bilanci di previsione del 1995 di vari comprensori, vediamo che ad esempio il C1 nella Val di Fiemme e di Cavalese ha un bilancio di previsione di ventinove miliardi in termini di competenza; la Val di Non trentacinque miliardi e mezzo; l'Alto Garda e Ledro settantatré miliardi; l'Alta Valsugana e Pergine quarantadue miliardi. Le spese correnti corrispondenti sono importi che vanno ad incidere ben poco sul bilancio provinciale, ma per un razionale utilizzo delle risorse è doveroso considerare anche queste uscite.
Voglio addentrarmi un attimo in un bilancio di previsione del 1995 relativamente a un comprensorio, quello che mi è più vicino, del quale faccio parte, quello della Val di Fiemme. Noi vediamo che in questo bilancio ci sono centosettantacinque milioni relativamente a gettoni, indennità di carica del presidente ed assessori. Abbiamo un miliardo e trenta milioni circa per il personale in attività ed altro; duecentosettantaquattro milioni per spese varie d'ufficio: luce, riscaldamento; cinquantuno milioni per spese per acquisto mobilio; tredici milioni per spese e servizi per conto terzi, alle quali bisogna aggiungere quasi un miliardo di spese per il personale di vari settori funzionali, quali la sicurezza sociale, la scuola, per il diritto allo studio, ed altro. In totale, noi abbiamo due miliardi e ottocento milioni circa di spese correnti. Rapportandole ai ventinove miliardi circa, come avevo detto prima, di entrate ed uscite in termini di competenza, vediamo che le spese correnti sono grosso modo il 10 per cento.
In Provincia, facendo un discorso in generale, noi vediamo che nel bilancio di previsione le spese totali correnti per il 1995 assommano a ventidue miliardi e mezzo, con un assestamento per gli anni successivi, nel 1996 e 1997, pari a venti miliardi. A me hanno sempre insegnato che le briciole vengono dal pezzo grosso di pane, pertanto bisogna tener conto anche di queste spese. L'operazione di eliminazione e ridimensionamento dell'ente comprensorio non può limitarsi a un contenimento delle spese in termini di trasferimento e spese correnti, perché la Provincia in questo periodo ha una contrazione delle risorse. Il problema deve risolversi con una responsabilizzazione dei comuni, che possano scegliere liberamente il tipo di aggregazioni che ritengono più opportune, puntando verso aggregazioni, sia in termini territoriali che di gestione dei servizi per la collettività che rappresentano. I comprensori sono sempre stati degli organismi politicizzati, sono stati dei trampolini di lancio per i politici locali, e una volta, come è stato detto in quest'aula, avevano molte competenze: la pianificazione dei centri storici, l'assistenza scolastica al diritto allo studio, ledilizia abitativa pubblica e privata, lassistenza domiciliare e la sanità. Ora hanno pochissime funzioni delegate dalla Provincia, e vediamo che molte sono le riserve politiche. Non si vuole l'abolizione dei comprensori da parte di talune forze politiche, perché annullando questi enti si distruggerebbero tutti i quadri intermedi di partiti che hanno dominato, e dominano, penso, ancora, il panorama politico provinciale.
In tema di personale, è chiaro, come ho già detto, che non si vuole mandare a casa nessuno dei novecento o più dipendenti, anche perché tale personale è qualificato, è esperto in varie materie e bisogna sfruttare tali potenzialità, ma dove? Nei comuni. Anziché puntare sulla mobilità all'interno della Provincia, si è sempre proceduto all'assunzione di personale presso i comprensori nonostante il calo drastico di attività e riduzione delle competenze. Le assunzioni di persone, permesse con la legge numero 3 del 1993, che era stata introdotta appunto per contenere, per il triennio 1993-1995, l'assunzione di personale nei comprensori, all'articolo 8 introduce un generale divieto nelle assunzioni, fatte salve quelle in sostituzione di dipendenti temporaneamente assenti, o per assicurare il normale funzionamento degli enti comprensoriali, o in relazione all'avvio di nuove funzioni delegate. Di fatto è stata autorizzata la copertura dei posti che si sono resi vacanti a seguito di dimissioni o collocamenti a riposo, il turn over.
Io direi: "fatta la legge scoperto l'inganno", poi ci troviamo ai giorni d'oggi, in questi giorni, a trovare dei files all'interno dei computer, con le liste dei raccomandati. Mi chiedo dov'è la pari condizione delle persone che vengono assunte direttamente su chiamata, o tramite scappatelle della legge, oppure quelli che fanno i concorsi ufficiali per coprire i posti in Provincia. L'esubero di personale potrebbe essere assorbito dai comuni, che avendo ottenuto notevoli competenze si lamentano di non poter far fronte al carico di lavoro con gli organici ridotti all'osso.
Vediamo ora - vorrei porlo all'attenzione di questo Consiglio - come si potrebbe sostituire o annullare ed affrontare il problema dell'ente comprensorio. Un primo tentativo è stato fatto con il disegno di legge numero 216, presentato il 13 maggio del 1993 dall'allora assessore agli enti locali Duca. Un primo tentativo di cambiare tutto e non cambiare niente. In quel disegno di legge, la Provincia autonoma di Trento individuava gli ambiti territoriali per l'esercizio associato delle funzioni comunali trasferite dalla Provincia ai comuni. Gli ambiti territoriali erano definiti dalla Provincia e corrispondevano agli attuali comprensori. I comuni potevano chiedere modifiche con la maggioranza dei due terzi dei consigli comunali. Una consultazione popolare negli ambiti territoriali definiti dalla Provincia autonoma di Trento, poteva portare alla definizione dell'ente unione di valle o comunità montana. Se i due terzi dei cittadini approvavano l'ambito così definito dalla Provincia nasceva l'unione di valle, altrimenti era individuata la comunità montana.
L'unione di valle era disciplinata dal relativo statuto ed era composta da cittadini eletti direttamente nei vari ambiti. Anche la comunità montana sarebbe stata retta dal proprio statuto, ma i componenti potevano essere consiglieri comunali o cittadini, con una giunta e un consiglio direttivo composto di 6 o 9 persone. Per fortuna, o per intelligenza dei promotori, tale proposta è stata ritirata, e in quel periodo, nel 1993, ci fu un'interessante presa di posizione di tutti i segretari comprensoriali del Trentino. In tale documento si diceva che il progetto di legge operava solamente una formale metamorfosi dell'ente comprensorio, trasformandolo in comunità montana o unione di valle, mantenendo sostanzialmente l'impianto esistente, ed io aggiungo: speriamo proprio di non vedere altri progetti di questo tipo, che di fatto prendono in giro la popolazione, dicendo di cambiare tutto e alla fine non cambiando assolutamente niente.
Il comprensorio era nato come un importante momento di aggregazione, ma ha fallito nella gestione dei servizi sovraccomunali perché troppo politicizzato. E' un mastodontico ente dispersivo, basti pensare al comprensorio della Val di Non, dove troviamo centotrentotto persone che compongono l'assemblea, e che sono i rappresentanti dei trentotto comuni della valle. Noi notiamo appunto alti costi per pochi servizi, anche se importanti. Elementi utili per la risoluzione del problema comprensorio ritengo si trovino leggendo gli articoli che vanno compresi tra il 23 fino all'articolo 29 della legge numero 142 del 1990, e i corrispettivi articoli 39 fino al 45 della legge provinciale numero 1 del 1993, e in questa analisi non si può non tener conto, lo statuto di autonomia, e il decreto del Presidente della Repubblica numero 279 del marzo del 1974, precisamente all'articolo 7, e la legge numero 2 del 1993, che assegna alla Regione, come è stato più volte ricordato, le competenze ordinamentali in tema di enti locali. E' positiva l'istituzione di una piattaforma di studio per stendere una legge quadro regionale, che assegni alle rispettive Province le direttive in materia.
Una legge quadro che faccia chiarezza. Dei superesperti dovranno definire i confini delle competenze, e soprattutto in fretta, fra norme che si sovrappongono e che creano molti dubbi interpretativi. Ritengo che tutto ciò sia dovuto al fatto che si producono molte leggi, non si condensano le norme nei testi unici, non si cancellano le vecchie leggi e non si usa la stessa terminologia. Nei testi compaiono: unione di comuni, comunità montane, consorzi di comuni ed altro. Ritengo comunque che la terminologia "comunità montane" si debba mantenere, siccome sono riconosciute dallo Stato e finanziate (basti ricordare la legge del 3 dicembre 1971 numero 1102 e la legge sulla montagna, la 97 del 1994), però le comunità montane devono essere costituite su base volontaria, e mi riferisco alle dichiarazioni fatte da Andreotti nei mesi scorsi o nelle settimane scorse. Devono essere enti snelli, tecnici, che organizzano servizi che piccoli comuni, da soli, non possono permettersi. Il comune sarà il luogo delle scelte, le comunità montane saranno il braccio operativo per risolvere servizi sovraccomunali.
E' chiaro comunque che qualunque forma o soluzione verrà attivata bisognerà procedere per gradi, al fine di non causare sospensioni o rallentamenti ai servizi erogati alla comunità trentina. Bisogna essere obiettivi, perciò bisogna parlare anche in termini positivi sui comprensori. Il comprensorio, come è stato ricordato da Valduga, svolge servizi molto importanti, per non dire essenziali, alle nostre genti. Eroga soprattutto servizi alle collettività, come erogazione di pasti alle mense scolastiche, assistenza agli alunni affetti da handicap, organizza attività integrative della scuola, coordina il funzionamento della scuole materne provinciali, provvede alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, provvede all'assistenza domiciliare agli anziani, pasti a domicilio, seguono i minori in affido, e, come ho richiamato all'inizio questi servizi vengono svolti da uomini competenti e preparati.
Molte persone o amministratori ci dicono che chi ha competenza per decidere decida, con scelte chiare e nette, positive o negative che siano. Questa proposta di legge va nella direzione di far decidere chi può e deve decidere. Infine, voglio rivolgere un consiglio ai colleghi Fedel e Giovanazzi, che porteranno, in sede regionale, il problema, o che hanno già iniziato ad affrontare il problema, spero entro brevissimo tempo, con una proposta legislativa di riordino: non usate termini che non siano già contemplati nelle norme esistenti. Non abbiamo bisogno di invenzioni, bensì di risoluzioni. Vi ringrazio.