DELLADIO: Il disegno di legge che esaminiamo permette, a mio avviso, un confronto molto interessante ed istruttivo fra tutti noi e nei confronti dellassessore Pallaoro, che è un tecnico proprio del settore. Per quanto mi riguarda, io ritengo di avere delle origini contadine, origini di montagna. Non vivo quotidianamente la vita da contadino, anche se devo falciare lerba, spaccare la legna, portare il letame e zappare lorto, nel senso che bisogna fare anche questo, perché la vita di paese comporta anche queste usanze, diciamo, se si vuole mantenere un po di ordine in giro allabitazione, in giro alla casa e a quello che si ha. E chiaro che il contadino vive trecentosessantacinque giorni allanno vicino alla propria azienda, alle proprie bestie e vive trasmettendo e ricevendo amore in questo rapporto importante, importante per tutta la collettività. A mio avviso lagricoltura deve riconquistare un ruolo centrale nelleconomia trentina, perché se noi andiamo a vedere le tendenze attuali, vediamo che il numero delle aziende è in netto calo, calano ed invecchiano anche gli addetti del settore, diminuisce il reddito aziendale e le aree più svantaggiate sono soggette a graduale e costante abbandono.
Io mi sono appuntato dei temi che andrò ad affrontare in questa discussione generale. Il primo è quello delle leggi esistenti. Ritengo che sia urgente un riordino alla legislazione vigente, stenderne una unica e sola legge di settore, magari divisa in titoli e in capitoli. Io, come lassessore Pallaoro, faccio parte del comitato per la semplificazione legislativa e in questa esperienza abbiamo provveduto a fare un testo unico ed è una legge che verrà esaminata da questo Consiglio provinciale quanto prima, e che abroga circa centocinquanta leggi desuete. Se noi andiamo a vedere la normativa in tema di agricoltura e settori collaterali allagricoltura, noi vediamo che ci sono tante norme fra le quali le principali: esiste la 39 del 1976 che permette un miglioramento dellefficienza delle strutture agrarie, permette un sostegno allimprenditorialità ed al reddito agricolo; cè laltra legge del 1981, la numero 17, che si prefigge di migliorare le condizioni di vita, di lavoro e di reddito delle popolazioni rurali e di favorire il mantenimento e lo sviluppo dellattività agricola; poi cè la legge numero 9 del 1986 che disciplina lagriturismo favorendo anche in questo caso lo sviluppo delle zone rurali ed agevolando la continuazione delle attività agricole attraverso lintegrazione dei redditi ed il miglioramento delle condizioni di vita degli agricoltori. Infine cè la 14 del 1992 (ma non ho detto di tutte le leggi esistenti del settore o dei settori vicini), che andiamo a modificare, che valorizza lazienda agricola familiare e prevede aiuti per la conservazione delle aree prative e - appunto - il recupero delle superfici foraggiere abbandonate; non solo, permette anche il recupero del patrimonio edilizio rurale e lindividuazione delle zone particolarmente svantaggiate. Per tutti i vari argomenti della legge, la 14 in modo particolare, esiste una contribuzione da parte della Provincia per quanto riguarda lo sfalcio e per quanto riguarda il recupero del patrimonio edilizio rurale, e su questo argomento specifico si potrebbe aprire una discussione relativamente al recupero del patrimonio edilizio rurale nei parchi dove, in mancanza di piano parco, questi contributi non possono essere attivi. La 14 prevede colture alternative, piccoli frutti, piante officinali, allevamenti minori, prestazioni veterinarie con i relativi contributi, contributi anche per quanto riguarda lalpeggio, per le spese del personale utilizzato nella conduzione, turismo rurale (come ho già detto), in modo da favorire una ospitalità turistica ed agrituristica, prevede il riordinamento fondiario con la commissione per la stima dei terreni ricompresi nel piano di riordinamento, prevede contributi a tal riguardo ai proprietari che vendono agli imprenditori agricoli e, infine, prevede contributi per i depuratori e per spostare le concimaie fuori dal paese per evitare linquinamento da attività produttiva del settore agricolo.
Ebbene, abbiamo visto che ci sono tante leggi, pertanto bisognerebbe (e questo argomento lo richiamerò successivamente, quando andrò ad analizzare alcuni passi del programma di legislatura) riordinare la materia in un unico testo di legge. Non dobbiamo però fermarci comunque ad analizzare la situazione esclusivamente provinciale, ma dobbiamo vedere anche la normativa esistente a livello di Parlamento italiano e a livello europeo. La prima legge che dobbiamo tenere in considerazione è la legge numero 97 del 1994, che reca nuove disposizioni per le zone montane, una legge nata anche a seguito dei regolamenti comunitari, ad esempio il 2078, 2079 e 2080 per quanto riguarda il prepensionamento e per quanto riguarda lagricoltura biologica, per quanto riguarda la conservazione dellintegrità dellazienda a favore degli eredi che svolgono attività agricola. Questa legge, la 97 del 31 gennaio del 1994, ha degli obiettivi chiari, che sono quelli di incentivare lo sviluppo delle zone montane, anche in base allarticolo 44 della Costituzione, dove abbiamo previsto provvedimenti a favore delle zone montane.
Esiste una minaccia sul nostro territorio che è quella dello spopolamento, dellabbandono del territorio da parte delle genti che hanno sempre vissuto su quel territorio; esiste pertanto un depauperamento del territorio e conseguentemente impoverimento delle comunità presenti sullo stesso e, se non freniamo questo esodo, andremo incontro ad una involuzione, ad una perdita di identità, e pertanto ad un degrado sotto molteplici aspetti. Da questo punto di vista è importante considerare che gli operatori agricoli sono presidi territoriali per la salvaguardia del territorio con costo zero o minimo. La legge 97 del 1994, in modo particolare detta disposizioni per quanto riguarda la conservazione dellintegrità dellazienda e favorisce gli eredi che svolgono attività agricola, evitando la frammentazione della proprietà; favorisce uno sviluppo economico, parificando i territori montani alle zone depresse ed a tal riguardo la Provincia autonoma di Trento ha già provveduto con propria delibera allidentificazione dei territori dei comuni montani e, classificando la Provincia autonoma di Trento come territorio montano, con una propria delibera ha identificato i centri abitati con meno di cinquecento abitanti ricompresi negli altri comuni montani e i comuni montani presenti sul territorio provinciale.
Dicevo che la legge numero 97 del 1994 adotta anche forme di riconoscimento e tutela dei prodotti tipici, predispone misure per loccupazione ed incentiva lo sviluppo dei trasporti e della viabilità locale. Inoltre, prevede anche un fondo nazionale per la montagna, nel quale convergono i trasferimenti comunitari dello Stato e degli enti pubblici. A tal riguardo la Provincia autonoma di Trento deve disciplinare con propria legge i criteri per la distribuzione dei fondi dopo avere istituto propri fondi regionali per la montagna. E questo manca in questa legge, manca allo stato attuale e non è recepito ancora dalla Provincia autonoma di Trento, da questa Giunta, così come non sono recepiti anche altri argomenti, altre disposizioni dettate a livello nazionale, non attinenti indubbiamente alla agricoltura, come per esempio benefici fiscali in campo energetico, agevolazioni per il potenziamento delle linee elettriche e per lallacciamento dei telefoni ed altro. Pertanto siamo in notevole ritardo. Ad esempio, larticolo 10 dispone lesenzione da imposte erariali sul piccolo autoconsumo di energia elettrica prodotta nei territori montani e il comitato interministeriale prezzi può concedere su questo argomento una riduzione percentuale del sovrapprezzo termico sui consumi domestici dei residenti e sui consumi relativi ad attività produttive. Le Province autonome possono disporre contributi a favore dei residenti nei territori montani per allacciamenti telefonici, come ho già detto, e per il potenziamento delle linee elettriche a case sparse e piccoli agglomerati.
Non solo - è stato ricordato prima dal consigliere e collega Zanoni - sono previste anche agevolazioni per i piccoli imprenditori commerciali. Larticolo 16, esattamente - e qui mi riallaccio al discorso che la Provincia autonoma di Trento ha già identificato i comuni con meno di 1000 abitanti e i comuni montani - previa individuazione dei comuni con meno di mille abitanti, per i centri abitati con meno di cinquecento abitanti ricompresi negli altri comuni, dispone agevolazioni fiscali per attività commerciali e per i pubblici esercizi con giro di affari IVA annuale inferiore a sessanta milioni, sulla base di un concordato con gli uffici dellamministrazione finanziaria.
Io ricordo che a suo tempo in questaula era già stato affrontato il discorso, con una mozione, la numero 27 del 4 ottobre del 1994, e avevo sollevato questo argomento importante per i nostri negozi e piccoli esercizi commerciali presenti sul territorio, perché sono importantissimi per la vita dei centri e per la vita delle comunità periferiche e locali. Ho sotto mano una interrogazione su questo argomento, fatta a suo tempo in merito alla applicazione di questa norma, alla quale la Giunta risponde che in base ad un decreto legge del 1994, il numero 538, viene abrogata, viene annullata lefficacia delle norme dellarticolo 16 della legge 97 del 1994. Sono andato a vedere anche i vari decreti reiterati ed altro, comunque allo stato attuale delle cose non abbiamo la possibilità di applicare quanto previsto dallarticolo 16 della legge 97 del 1994. Prima ho richiamato la mozione numero 27 del 4 ottobre del 1994, riguardante ladeguamento della legislazione provinciale alla legge nazionale numero 97. Ebbene, nel dispositivo si legge che la Giunta provinciale doveva verificare la legislazione provinciale relativamente a questa legge sulla montagna e doveva valutare se fare delle integrazioni alla legislazione provinciale vigente, e qui stiamo valutando un disegno di legge proprio di adeguamento alla legge 97, però è parziale questo adeguamento, questo recepimento.
Nella mozione si impegnava la Giunta provinciale ad attivarsi nei confronti della locale amministrazione finanziaria, affinché si addivenisse a tempi brevi ai concordati fiscali di cui allarticolo 16 della legge 97 del 1994; non solo: bisognava procedere sollecitamente e congiuntamente alla Regione a verificare la possibilità di chiarire le problematiche di carattere ordinamentale previste anche a seguito della legge costituzionale, che aveva modificato lo Statuto dellautonomia, quella del 23 settembre del 1993, numero 2, in materia di ordinamento degli enti locali, per favorire le forme di collaborazione tra gli enti locali e ribadite in termini parzialmente innovativi nella legge 97 del 1994. A tuttoggi sappiamo che i comprensori sono ancora in piedi e che la legge sui comprensori è stata presentata e che è ancora iscritta allordine del giorno, però non è mai stata affrontata e non sono stati ancora presi i dovuti provvedimenti. E, alla fine, in questa mozione troviamo la richiesta di provvedere al riordino delle normative in essere, con la formulazione di un testo unico riferito alla materia dellagricoltura nel suo insieme.
Questa mozione era del 4 ottobre del 1994; ora siamo in estate, si fa per dire, del 1996 ed è evidente che è quasi del tutto disattesa, e pertanto ritengo che siano solamente parole al vento in quanto non è stata attuata nessuna disposizione contenuta in questo documento o è stata attuata pochissimo. Per questo la Provincia autonoma di Trento è sicuramente in un colpevole ritardo.
Altro aspetto da ricordare in discussione è quello che riguarda la politica comunitaria. Noi sappiamo che siamo di fronte a profondi mutamenti di scenario, i cui contorni e i cui effetti sono parzialmente imprevedibili a livello europeo, a livello di mercati. Ad esempio, ci sono state le riforme del GATT e della politica agricola comunitaria, per cui in futuro si avranno contemporaneamente mercati decisamente meno protetti e di conseguenza più competitivi, ci sarà più concorrenzialità e politiche agrarie comunitarie più condizionate a progetti di sviluppo agricolo e agroalimentare ben strutturati e motivati in fase di attuazione. Per questo ritengo che bisogna diversificare le produzioni, bisogna puntare sulla tipicità dei prodotti, bisogna difendere, diversificare e rivalutare queste produzioni. Bisogna prendere atto che questa è la realtà politica europea, e perciò bisogna, a mio avviso, adeguarsi per sopravvivere. Questo per quanto riguarda le politiche comunitarie, solo un passaggio molto veloce.
Per quanto riguarda il programma della legislatura, lundicesima legislatura della quale noi siamo protagonisti, io ho letto le linee di indirizzo e di politica agraria dellassessore, si può dire dallinizio della legislatura, dottor Dario Pallaoro, ed anche in questo testo trovo che bisogna cominciare ad elaborare in armonia con le disposizioni comunitarie, previo confronto con tutte le componenti agricole, un disegno di legge quadro sullagricoltura provinciale che, indicando gli obiettivi e le linee di indirizzo e demandando a provvedimenti attuativi della Giunta provinciale, consenta di qualificare e snellire loperatività dellAssessorato allagricoltura. Ecco, anche in questo caso noi troviamo concetti, troviamo intendimenti, però di fatto vediamo solamente una parziale attuazione di quanto prospettato allinizio legislatura. Ricordo un passo dellAssessore, ieri, in discussione generale, il quale diceva che questo è un intervento settoriale e parziale. E chiaro che io vorrei sapere dallAssessore quanto tempo ci metteremo, quanto tempo passerà per vedere realizzato un testo unico e coordinato per quanto riguarda lagricoltura di sua competenza ed è chiara anche lespressa volontà di arrivare ad un testo unico, detta in aula ieri dal collega Pallaoro.
Se si parla di agricoltura non si può non parlare di quote latte, e a tale proposito ricordo che a suo tempo, nellottobre del 1995, dopo aver sentito operatori del settore ho steso una mozione in Consiglio provinciale che è allordine del giorno e un voto in consiglio regionale per affrontare questa tematica. Noi sappiamo che le quote latte sono importanti e fondamentali per la sopravvivenza delle aziende sul territorio. Dobbiamo far capire a chi non vuole capire, magari per ingordigia, per egoismo (e mi riferisco ai produttori della Padania e della pianura) che se gli agricoltori rimangono in montagna e hanno la possibilità di vivere decorosamente va a vantaggio anche loro, perché il contadino, lagricoltore che vive in montagna cura il proprio territorio, lo difende, lo pulisce e vive decorosamente. Pertanto i dissesti idrogeologici non si verificano e anche allagamenti, esondazioni, frane che potrebbero verificarsi in pianura, se esiste gente in montagna, sono scongiurati. Io chiedevo in questi documenti listituzione di una riserva provinciale di quote latte gestite in completa autonomia, esonerando le zone di montagna dagli obblighi previsti a livello statale per il conferimento delle quote allAima a Roma. Questo per quanto riguarda la Provincia autonoma di Trento, mentre per quanto riguarda la Provincia autonoma di Bolzano esiste una normativa diversa (e faccio riferimento allarticolo 26 del regolamento di esecuzione della legge numero 468 che disciplina appunto la materia), che offre una possibilità in più, perché esiste listituto del maso chiuso, e pertanto la Provincia di Bolzano autonomamente ha la propria riserva e gestisce in maniera autonoma le proprie quote latte. Non posso non ricordare che negli anni ottanta lallora ministro per lagricoltura, penso Pandolfi, si presentò alle riunioni europee per la definizione delle quote latte con i dati Istat sbagliati di circa il 40 per cento in meno rispetto alleffettiva produzione lattiera italiana, pertanto tutti i problemi che esistono attualmente di assegnazione quote latte derivano in gran parte da una inefficienza, da una scarsa responsabilità dei ministri e dei tecnici responsabili di allora. E anche importante ricordare che per passare quote latte tra un agricoltore e un altro, oppure tra un socio di un caseificio e un produttore esterno, bisogna seguire una procedura talmente complicata che porta a dei costi notevoli, per quanto riguarda il notaio per fare autenticare le firme, per quanto riguarda i tempi entro i quali bisogna mandare le raccomandate ed altro. Pertanto, anche la burocrazia mette i pali fra le ruote e non riesce ad aiutare questo settore strategico ed importante delleconomia della nostra Provincia.
Un altro punto che voglio toccare ed evidenziare in questaula è relativo ai due emendamenti che ho presentato al disegno di legge e che devo illustrare in discussione generale perché purtroppo stasera devo andare via, fuori provincia, e domani non sarò presente in aula per sostenerli. Il primo emendamento è un emendamento allarticolo 3, però detto così non dice niente. E un emendamento che, parlando di sfalcio e di identificazione delle zone foraggiere abbandonate, obbliga da un certo punto di vista - però è legato al secondo emendamento che finanzia questa operazione - i comuni a predisporre entro un anno delle delimitazioni cartografiche per identificare le superfici foraggiere abbandonate. Io parto da questo ragionamento e dico che se vogliamo e parliamo tanto di paesaggio bello, di paesaggio curato, dobbiamo mettere in condizioni anche chi è vicino, chi vive su questo territorio, gli amministratori e i comuni, a provvedere in tale senso, a far sì che le cose migliorino e che il territorio sia falciato in questo caso specifico. Prevedo con questo emendamento che entro un anno dallapprovazione della legge siano stese queste delimitazioni cartografiche, con un aggiornamento annuale delle planimetrie; lemendamento stesso è legato ad un altro che prevede anche finanziamenti non solo per lo sfalcio, ma anche finanziamenti ai comuni per lindividuazione delle superfici foraggiere abbandonate, pertanto per pagare i tecnici o i consorzi di tecnici o i gruppi di tecnici che potrebbero effettuare questi rilevamenti sul territorio.
Laggiornamento annuale della cartografia, se non ricordo male, è stato scritto nella relazione accompagnatoria della legge, ma non è stato messo in legge il concetto semplice di obbligare entro un anno dallapprovazione della legge a fare i rilevamenti con un aggiornamento annuale e prevediamo anche dei finanziamenti ai comuni per sostenere la spesa per il rilevamento. Bisogna tenere anche in considerazione che molti comuni, o alcuni comuni, hanno già provveduto in tal senso, vedi Sover, Moena ed altri.
Alcuni concetti importanti da rimarcare sono quelli appunto della tutela del territorio, cioè che gli agricoltori, i contadini sono dei presidi territoriali a costo zero che tutelano le nostre montagne, che sono ricercate e che sono "vissute" dai turisti che vengono in estate, in inverno e speriamo anche nelle mezze stagioni. Il settore agricoltura deve viaggiare in sinergia con il settore turistico, bisogna proporre e stimolare lutilizzo dei prodotti agricoli trentini, stimolare affinché i nostri albergatori mettano sulla tavola, anche se costano un po di più, i nostri prodotti; bisogna promuovere un marchio specifico Trentino provinciale, armonizzandolo sicuramente con la disciplina comunitaria. E soprattutto dobbiamo educare i giovani, la comunità, la società a rispettare gli operatori agricoli, non bisogna guardarli con compassione alle volte: noi vendiamo ambiente e pertanto dobbiamo considerare che lagricoltore lavora con amore; è chiaro che è più comodo comperare il fieno e si hanno anche punteggi maggiori facendolo venire con gli autotreni dalla pianura, però bisogna vedere anche lagricoltura nella sua interezza.
Io concludo approvando sicuramente questo disegno di legge che riguarda il settore agricoltura, ma boccio sicuramente la Giunta, la maggioranza passata ed anche questa (comunque diamo un po di tempo ancora) che non riesce a dare risposte complete e precise alla collettività e al mondo trentino nel suo insieme. Grazie.