SEDUTA DEL 20 MAGGIO 1996

Elezione del Presidente della Giunta provinciale.

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Distinti colleghi, quante volte abbiamo sentito dire che è tempo di agire, che è urgente ed improrogabile concretizzare una maggioranza, che più di sei mesi son passati dalle dimissioni dei colleghi Valduga e Zanoni? Dico questo, alla gente che ci ascolta tramite la televisione: che non c’è situazione più traumatica e difficile come quella che io sto vivendo. Quella, cioè, di essere inserito in un Consiglio provinciale arenato - e non me ne voglia il consigliere e collega Arena - senza avere la possibilità di soluzionare i problemi di governabilità e di programma. Io sono arrivato in politica da poco tempo e sto capendo un po’ alla volta cosa voglia dire fare politica: ci sono aspetti positivi che ti danno la carica per continuare ed altri negativi che ti fanno riflettere. Ritengo che i problemi debbano essere affrontati e possibilmente risolti in maniera pragmatica dopo aver assunto le maggiori informazioni possibili, e le decisioni devono essere prese avendo come base principi e valori precisi, e seguendo programmi altrettanto chiari e definiti.

I documenti sui quali si possono trovare indicazioni di principio per impostare l’attività politica e l’impegno nei confronti della società sono, a mio modesto parere, la dottrina sociale della Chiesa e la prima parte della Costituzione italiana, dove vengono enunciati i principi fondamentali. Nella dottrina sociale della Chiesa troviamo valori quali la centralità dell’uomo e la dignità della persona umana, la libertà degli individui e il famoso ed importante principio di sussidiarietà, nonché la necessità di attivare solidarietà politica, economica e sociale nei confronti di chi sta peggio, per crescere in armonia e per un futuro migliore. Siamo informati alla necessità di creare le condizioni favorevoli al libero esercizio dell’attività economica, della libertà di impresa, che porti ad una offerta abbondante di opportunità di lavoro e di fonti di ricchezza. Tutto quanto esiste sulla terra deve fare riferimento all’uomo come centro e vertice. La dignità della persona è universale ed inviolabile come il bene comune che diventa sempre più universale. La politica è servire e perseguire il bene comune, è rispettare i diritti fondamentali della persona e della famiglia. Nella Costituzione italiana si riconoscono e sono garantiti i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ed è riconosciuto il dovere di solidarietà politica, economica e sociale. E’ riconosciuta a tutti i cittadini pari dignità sociale e uguaglianza, perseguendo il pieno sviluppo della persona umana. Inoltre, è riconosciuta la libertà in tutte le sue forme, libertà personale, di circolazione, di riunione, di fede politica, di fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola, di iniziativa imprenditoriale ed economica, e, infine, di libertà sindacale. Si parla, e si è parlato molto in questi ultimi tempi, di solidarietà, che non deve essere confusa con assistenzialismo, ma che si coniuga con la libertà di agire dell’individuo a formare libere aggregazioni per rispondere ai bisogni della società; una solidarietà che trova risposte anche con un’imprenditorialità libera, sana e competitiva, all’interno di regole ben definite, che possa dare completezza alle aspirazioni dell’uomo e che tenga conto del bene comune.

Concetti e valori, quelli che ho ricordato, che non sono di una sola componente politica. La dignità della persona umana, la libertà in tutte le sue espressioni, l’uguaglianza, sono concetti trasversali che dovrebbero appartenere a tutte le componenti politiche. Purtroppo sembrerebbe che solo la sinistra sia portatrice sana della solidarietà, ma a mio modesto avviso non c’è niente di più sbagliato: il lavoro esisterà solo se ci saranno datori di lavoro, e se c’è lavoro ci sarà dignità di vita e ricchezza per le persone, e con il benessere si potrà aiutare chi sta peggio e si potrà debellare la povertà. L’imposta uguaglianza in termini di povertà e l’imposto livellamento frenano le aspirazioni naturali dell’uomo e portano ai risultati che abbiamo visto in Unione Sovietica, secondo il concetto che quel che è mio è mio e quel che è tuo ce lo dividiamo fra tutti. Viviamo in un periodo storico difficile, dove le risorse sono minori, c’è l’esigenza di un contenimento e di una razionalizzazione delle spese e c’è l’assoluto bisogno di tagliare gli sprechi. Io non voglio che la sinistra vada al potere perché non condivido le sue linee politiche, economiche e sociali, e perché tale componente è tradizionalmente atea. Le ultime elezioni politiche hanno portato il Partito Democratico della Sinistra al Governo occupando ministeri chiave, quali la pubblica istruzione assegnata all’onorevole Berlinguer, e la cultura a Veltroni. In prospettiva avremo tempi molto difficili da affrontare, il tutto aggravato da un crescente malessere e da una montante contrapposizione economica e sociale tra il nord e il sud d’Italia.

Ritornando alle considerazioni iniziali, voglio esprimere un disagio personale che mi fa pensare alle tematiche irrisolte di questo periodo politico, un’epoca storica di transizione, difficile e pericolosa. L’aspetto più negativo di questa situazione è che regaliamo ai detrattori della nostra autonomia, che sono molti, le motivazioni per cancellarla. Non siamo capaci di dimostrare che riusciamo ad autogovernarci. Manca un riferimento politico certo per gli amministratori locali, per le categorie economiche e sindacali. Alcuni comuni del Trentino hanno approvato e trasmesso al Presidente di questo consesso mozioni di incitamento alla risoluzione della perdurante crisi che ci attanaglia, evidenziando i numerosi problemi che rimangono irrisolti, affinché si faccia ogni sforzo per dare quanto prima al Trentino un governo in grado di guidare autorevolmente la nostra comunità in questa difficile fase storica. Non ci dobbiamo meravigliare se centinaia di sindaci, amministratori locali, prossimamente scenderanno qui a Trento e non ci faranno uscire dall’aula fintanto che non nascerà una nuova maggioranza. Un problema evidente è che esiste un blocco delle attività programmatiche che produrrà notevoli danni, che si ripercuoteranno negli anni a venire. Le non-scelte di questa legislatura avranno sviluppi negativi nel futuro economico e sociale del Trentino. Inoltre si è verificato un blocco dell’attività legislativa: basti pensare che ci sono circa cento disegni di legge che sono fermi da mesi nelle varie commissioni legislative. Esiste una crisi latente in Regione, dovuta al fatto che c’è un’incertezza nel formare una maggioranza per varare le leggi di riforma indispensabili. Se tutti noi abbandonassimo un po’ di egoismo, il Trentino vincerebbe su tutti i fronti. Abbiamo visto che in quest’aula ci sono diciassette forze politiche e abbiamo iniziato questa discussione il 17 maggio 1996: io non sono superstizioso, sono ottimista e penso che andremo avanti. Comunque urge una legge di riforma elettorale, dove venga posta almeno una soglia superiore al 3-5-6 per cento. Il sottoscritto è stato il primo a presentare una proposta semplice ma precisa visto che nessuno si muoveva in tal senso, l’unica attuabile, date le nostre competenze. Nei primi due anni di questo mandato ho sentito solo enunciazioni, ma ho visto pochi problemi risolti. Ora abbiamo in esame, per quanto riguarda il discorso della riforma elettorale per le elezioni dei consiglieri regionali, tre proposte di revisione della legge elettorale, e secondo me è un parziale passo avanti.

Nell’ultima tornata del Consiglio provinciale io avevo chiesto un segnale, delle risposte precise dal collega Andreotti. Finora non abbiamo ricevuto alcunché, proprio per il fatto che esistono nel Polo componenti, diciamo, indesiderate. Non abbiamo acquistato niente, anzi, abbiamo perso tempo, la faccia e abbiamo fatto perdere la pazienza alla gente. L’analisi del voto nazionale del 21 aprile conferma l’esasperazione dei cittadini e fa emergere egoismi vari ed estremismi preoccupanti, che fomentano tensioni economiche e sociali che non promettono nulla di positivo. Esistono in quest’aula forze politiche di centro, autonomistiche e moderate, e mi riferisco a Forza Italia, CDU e CCD, alternative alla sinistra, perciò alternative all’Ulivo, che hanno dato la propria responsabile disponibilità a fare un percorso comune, su punti base concordati: solo su queste basi esiste la nostra disponibilità. La collega Conci ha parlato di crisi non più rinviabile, ha espresso considerazioni condivisibili, dove il bene comune è anteposto a tutti gli altri interessi. Notiamo, però, un arroccamento dell’Abete che non permette di andare in questa direzione e mi chiedo il motivo. Per quanto riguarda il programma del collega Andreotti, io ritengo che sia un programma di lungo respiro, realizzabile forse in un paio di lustri, un programma di più legislature, che ci trova consenzienti su molti ed importanti aspetti, ad esempio la valorizzazione del ruolo della famiglia e delle risorse non profit, e a riguardo ricordo che ho presentato un disegno di legge in Consiglio regionale proprio per valorizzare queste organizzazioni che lavorano a fini sociali producendo beni e servizi per affrontare i problemi della nostra società, tipo problemi legati all’handicap, alla sanità, alla droga e agli anziani.

Altro punto condivisibile è quello riconosciuto del ruolo imprescindibile della Regione quale elemento di garanzia e di rapporto stabile fra Trentino e Sudtirolo. Si dice che la lamentata inefficienza della Regione andrà superata non sopprimendo quest’ultima, ma recuperandone le funzioni di raccordo. Si parla di riforma delle regole per le elezioni del Consiglio regionale e provinciale, favorendo l’aggregazione delle forze politiche in coalizioni alternative, e per la formazione di maggioranze di governo stabili, e anche scindendo il legislativo dall’esecutivo. Ciò va valutato positivamente per dare governabilità e stabilità. E’ condivisibile anche il discorso di limitare l’espansione dell’area del pubblico impiego attivando la mobilità del personale in relazione alle nuove competenze da attribuire ai comuni. Altre cose importanti: la riforma della pubblica amministrazione, identificando una responsabilità di risultato per la dirigenza e, anche in questo caso, prevedendo una mobilità del personale fra tutti gli enti pubblici del Trentino e la possibilità al responsabile politico di avvalersi di dirigenti di propria fiducia. E tanti altri, ad esempio, l’energia, quello del subentro nella gestione delle centrali ex Sava del Primiero, oltre alla riduzione del sovrapprezzo termico per iniziative di sviluppo, la provincializzazione della scuola, promuovendo una reale parità fra scuola statale e non-statale, e quindi un pluralismo delle istituzioni e nelle istituzioni, attivando concretamente il dettato costituzionale della libertà di scelta da parte delle famiglie, e molti altri argomenti. Su altri, invece, quali i comprensori, la lingua tedesca obbligatoria nelle elementari, il progetto dell’Euregio, si potrebbero trovare intelligenti intese all’interno delle regole esistenti. Un altro fatto importante da ricordare è quello per la semplificazione legislativa sul quale attualmente la Commissione sta lavorando e ha prodotto un disegno di legge che dovrà essere varato entro questa legislatura, che cancella centocinquanta leggi obsolete e non più utilizzate.

Il mio voto, pertanto, sarà positivo se nascerà una maggioranza chiara e alternativa alla sinistra; e se noi analizziamo il voto del 21 aprile notiamo che la maggioranza degli elettori trentini è chiaramente non di sinistra. E’ mia e nostra convinzione che la sinistra non deve governare il Trentino nei prossimi anni. Concludendo voglio fare un’ultima considerazione: l’asino che avevo ricordato nell’ultimo mio intervento purtroppo è morto o è in fin di vita. Questa esemplificazione vuole solamente cercare di sdrammatizzare un particolare momento politico, e spero unico, che ritengo pieno di preoccupazioni e di gravi e pesanti ricadute per il futuro della nostra terra. Chiudo lanciando anch’io un appello, come il consigliere Casagranda, alle intelligenze e alle onestà intellettuali dei consiglieri di questa legislatura. Lasciamo perdere almeno per una volta i giochi di potere e le contrapposizioni personali per dare al nostro Trentino finalmente un governo. Un’ultima cosa: voglio ringraziare il collega Palermo per le parole di stima rivolte alla mia persona.