SEDUTA DEL 15 LUGLIO 1997

Presa d’atto delle dimissioni dell’assessore Passerini da componente la Giunta provinciale ed eventuali provvedimenti conseguenti.

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, intervengo anch’io in questo momento difficile della nostra Provincia. Il mio intervento sarà breve e con poche considerazioni.

Ancora una volta ci troviamo in quest’aula a parlare di dimissioni e di maggioranze che non ci sono più, siamo ancora in crisi. Ancora una volta, dopo reiterati fallimenti, è stato dimostrato che l’attuale maggioranza è composta, come è stato più volte detto in passato, da forze incompatibili: la storia di questa legislatura lo ha provato. L’abbinamento Ulivo (ma io direi una parte di Ulivo) e autonomisti ha fallito; sono emerse contrapposizioni, contraddizioni su vari settori, ad esempio la scuola: sulla scuola libera abbiamo visto approvare in quest’aula una mozione in tal senso; sulla riforma elettorale. Contrapposizioni poi le abbiamo viste sul tema asili nido e su altri aspetti della vita della nostra collettività.

Le minoranze in questa situazione e nel passato hanno avanzato delle proposte in maniera costruttiva; porto ad esempio il mio voto positivo alla legge per l’istituzione dell’Agenzia provinciale per l’ambiente, il mio voto positivo per il regolamento, che inseriva la procedura veloce, il percorso veloce per i Testi Unici normativi, la legge di abrogazione di centottanta leggi ormai non più utilizzate della nostra provincia. Questi sono solamente degli aspetti per dire che le minoranze non sono mai state disfattiste. In maniera costruttiva Forza Italia e le altre componenti saranno disponibili su progetti e su contenuti degli stessi, in primis sulla riforma elettorale che dopo andremo ad analizzare.

Un altro aspetto comunque che io voglio evidenziare in quest’aula è che ci sono vendette tra componenti della maggioranza. Abbiamo sentito parlare l’assessore al personale Alessandrini: ha parlato della riforma elettorale come patto a termine tra l’area dell’Abete e dell’Ulivo, ha detto che la maggioranza ha lavorato sodo sul tema della scuola, sulla riforma della pubblica amministrazione e ha riconosciuto che non esiste coesione in questa maggioranza; un aspetto già evidenziato a suo tempo, un aspetto eterogeneo. E ha detto, sempre il collega Alessandrini, che non esiste coesione e che questa è stata un’esperienza che si è esaurita, annunciando le dimissioni dopo l’assestamento di bilancio.

E io dico: troppo comode le dimissioni come catarsi, come purificazione, per rifarsi una verginità per le prossime elezioni regionali del 1998. E a proposito di riforma elettorale voglio ricordare a quest’aula, l’ho già ricordato in Consiglio regionale, ma è opportuno richiamarlo anche in questa sede, dei disegni di legge presentati dal sottoscritto e da altri colleghi in tema di riforme elettorali.

Io voglio ricordare che il primo disegno di riforma delle regole per l’elezione dei consiglieri regionali è stato presentato dal sottoscritto ancora nel lontano 1995, e presentava una soglia tenendo conto del fattore etnico esistente nella Regione. Questo è stato il primo disegno presentato in Consiglio regionale sul tema delle riforme. Successivamente, assieme al collega Morandini, abbiamo presentato un altro disegno di legge, sempre in tema di riforme elettorali, molto importante, che andava verso una discussione, verso una sollecitazione della discussione su questo argomento per un confronto costruttivo.

E’ opportuno ricordare alcuni punti salienti di questo disegno di legge. Primo: la sfiducia costruttiva; le forze politiche devono presentare un documento programmatico, una nuova Giunta ed un nuovo Presidente che fanno capo ad una nuova maggioranza per presentare una sfiducia all’esecutivo esistente. Se non esiste una nuova maggioranza con queste premesse, si interpreta in maniera restrittiva lo Statuto di autonomia e si procede allo scioglimento del Consiglio regionale.

Nel disegno di legge del consigliere Morandini e del sottoscritto si simula l’indicazione del premier, di lista o di coalizioni di liste, prevedendo una soglia di sbarramento al 5 per cento per le singole liste. Questo disegno di legge prevede anche un premio di maggioranza di quattro consiglieri per le liste che hanno preso più voti ed un consigliere per la lista arrivata seconda. Si prevede un aumento delle firme per presentare le liste, in modo che ci sia più rappresentatività, che ci sia una solida base elettorale alle spalle, riducendo il numero di preferenze a due, anziché quattro, come è attualmente.

Tutto questo per favorire il bipolarismo o le aggregazioni più volte richiamate ed auspicate e per garantire una certa governabilità alle Province e alla Regione. Questi sono dei ragionamenti non di parte, sicuramente, ma ragionamenti per il bene della collettività trentina e regionale. Tutto questo tenendo sempre presente che l’articolo 25 dello Statuto obbliga ad un sistema proporzionale in una cornice unitaria regionale. Concetti che interpretano gli intendimenti del passato, quelli che hanno favorito la stesura e l’approvazione del primo e del secondo Statuto di autonomia. Il sottoscritto, noi abbiamo fatto il nostro dovere, lo faremo ancora in aula consiliare per quanto riguarda questo argomento.

Ricordo anche un altro aspetto ai consiglieri presenti e a chi ci segue. Faccio riferimento all’accordo politico e programmatico per un governo della Regione sottoscritto da questa maggioranza nel luglio del 1996, dove nella nota aggiuntiva al documento firmato si propone di delegare alle Province autonome di Trento e di Bolzano le competenze in materia di Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, cooperazione e credito. Questo contraddice gli intendimenti di questa maggioranza, perché tende a svuotare l’istituto regionale per assegnare alle due Province competenze ulteriori, svuotando di fatto la Regione. Noi dobbiamo ragionare, a mio avviso, in altri termini, dobbiamo rivitalizzare la Regione perché essa deve confrontarsi con l’esterno, un esterno identificato nel governo romano, un esterno identificato come Europa. Pertanto bisogna ritornare a quel dialogo che attualmente manca tra le due Province autonome di Trento e di Bolzano, in modo da fare massa critica verso l’esterno, avere più peso per confrontarsi verso l’esterno. E questo lo devono capire gli amici nostri tedeschi e anche noi trentini, perché solo così possiamo sopravvivere nel contesto che si va a delineare a livello italiano ed europeo; solo insieme avremo un peso sufficiente per rapportarci con l’esterno.

A Statuto di autonomia invariato, a mio giudizio, occorre sostenere le proposte di riforma che mantengono l’uniformità del sistema elettorale nelle Province di Trento e Bolzano per l’elezione dei consiglieri regionali, considerando come base di partenza una soglia minima sotto la quale non esiste rappresentatività in seno al Consiglio regionale, nonché sostenere una proposta di riforma che preveda un sistema elettorale, sempre unitario, su base regionale, con premio di maggioranza alla lista o a coalizione di liste che hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti validi, vincolato però ad un minimo risultato elettorale etnicamente rappresentativo, perché il concetto etnico è il pilastro sul quale si basa l’istituto regionale.

C’è un altro aspetto che voglio evidenziare. Si è parlato di bilancio di assestamento; nessuno ha ricordato in quest’aula che gli ottocento miliardi sono stati tutti collocati nei vari capitoli di bilancio. Nessuno della maggioranza ha pensato di accantonare una quota di questo bilancio straordinario per i periodi che verranno; periodi che io identificherei in vacche magre, in quanto gli anni delle vacche grasse stanno esaurendosi, stanno per finire. Pertanto, a mio avviso, bisognava essere previdenti per il futuro. Occorre avere visioni lungimiranti, che permettano di consegnare alle prossime generazioni del Trentino un Trentino in salute. Invece questa maggioranza non ha le idee chiare, anzi ha poche idee. Porto degli esempi. Vino atesino: abbiamo perso la causa al Consiglio di Stato con grave nocumento, con grave danno per i produttori trentini; pertanto lite nei confronti dei sudtirolesi. Parliamo di bonifica di Trento nord: e qua è opportuno aprire una piccola parentesi: un programma dell’unione europea, L.I.F.E. prevedeva un miliardo e mezzo di contributo per la bonifica dell’area di Trento Nord. Abbiamo perso questo contributo, e adesso vi spiego come.

Il progetto era inadeguato e predisposto da tecnici esterni tedeschi. In prima battuta il progetto era carente sul piano scientifico e di orientamento generale; in seconda battuta, ripresentato con modifiche, è stato bocciato nuovamente, perché non sono state colmate le lacune, specificando quali sistemi di bonifica si adottavano, e non si è scritto che si potevano utilizzare questi sistemi anche per altre zone d’Europa. Pertanto era solamente un caso localizzato ed una tematica affrontata solo dal Trentino, e basta; invece bisognava far vedere che era un progetto di più ampio respiro.

Non solo: le tabelle dei prospetti economici erano sballate, mancavano degli zeri. Il progetto - e questa è la ciliegina sulla torta - era scritto in italiano e tedesco, non era scritto in inglese. La commissione che ha vagliato il progetto, una commissione scientifica composta da sei scienziati esterni, ha bocciato il progetto anche perché, oltre alla carenza evidenziata prima, non era scritto in inglese, probabilmente. Uno degli scienziati ha dovuto tradurre agli altri colleghi il testo in inglese, perché i termini erano tecnici.

E questi sono degli aspetti di critica verso questa maggioranza.

Il collega Passerini nel suo intervento ha evidenziato la slealtà incontrata nei partner di maggioranza. Slealtà che ha rinfacciato al PATT e a Grandi. Io dico questo: che tradimenti e slealtà sono purtroppo esperienze presenti in politica e questo bisognava metterlo nel conto prima di affrontare un’esperienza di questo tipo. E’ stato usato non solo da Passerini, in abbondanza, il termine Ulivo. Voglio ricordare che non c’era l’Ulivo in Giunta, ma solo un pezzo di Ulivo, mancavano i Popolari, mancano De Stefani e Pinter che si riconducono a questa componente politica.

Il collega Passerini ha inoltre detto che l’Ulivo ha prodotto molto e ha ricordato la riforma sul personale del collega Alessandrini. E’ utile ricordare che i dirigenti nominati all’inizio legislatura durano per tutta la legislatura, anziché durare quanto l’assessore che li ha nominati, e questa è la norma inserita nel disegno di riforma del personale del collega Alessandrini. A mio giudizio, scusate il termine, è una porcheria di legge che ha ingessato la Provincia per il prossimo futuro. Adesso vogliamo vedere i dirigenti nominati, se ne ha nominati l’ex assessore Passerini, a chi andranno, probabilmente al collega Alessandrini.

Come riconosco al collega Passerini il lavoro svolto, così devo evidenziare anche l’assoluta irresponsabilità, da quanto ho appreso dalla stampa, da parte sua, nell’aver abbandonato il posto di comando senza curare l’obbligata ordinaria amministrazione. Porto l’esempio. Il dottor Chiasera aveva portato in Giunta delle proposte di delibera da far approvare; siccome mancava l’Assessore, è stato mandato via senza l’approvazione di queste delibere. Pertanto l’assessorato è di fatto bloccato. Concludo dicendo che voterò le dimissioni del collega Passerini.