SEDUTA DEL 17 DICEMBRE 1997

Disegno di legge n. 168: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 1998 e pluriennale 1998-2000 della Provincia autonoma di Trento;

disegno di legge n. 169: "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l’esercizio finanziario 1998 e bilanci pluriennale 1998-2000;

c) disegno di legge n. 170: "Misure collegate con la manovra di bilancio di previsione per l’anno 1998".

 

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. E’ difficile in 5 minuti spiegare una situazione complessa che si è maturata negli anni. Comunque questo ordine del giorno evidenzia quanto è stato fatto in alcune località a Masi di Cavalese, che erano state danneggiate a seguito dei lavori che la Provincia fece eseguire per la ricerca delle vittime sepolte dalla frana nella catastrofe di Stava del 19 luglio del 1985. Queste superfici erano state interessate da una bonifica prevista e finanziata da una legge provinciale del 1986, che doveva ripristinarle a prato. Promesse erano state fatte dall’Assessore di allora, che veniva portata ottima e fresca terra, sulla quale era possibile avviare definitivamente una nuova semina, e altre promesse erano state fatte. Nel 1993 i proprietari avevano interessato un tecnico per verificare la congruità dell’intervento di bonifica. Questo tecnico aveva certificato che il terreno vegetale fertile riportato in tutti i siti non raggiungeva uno spessore medio di nove centimetri, quindi ampiamente inferiore ai trenta centimetri previsti dal progetto, evidenziando anche che da un punto di vista agronomico non avevano ripristinato le potenzialità produttive tipiche di quei suoli, e che non erano conformi a quanto indicato negli elaborati di progetto. Nel 1996 l’Ufficio Servizio Strutture Gestione e Sviluppo delle aziende agricole della Provincia evidenziava con un proprio scritto che non c’era rispondenza tra il terreno risultante dalla bonifica e quanto previsto in sede iniziale.

Avevo preparato una mozione e successivamente un’interrogazione trasformando poi la mozione in ordine del giorno, per dare velocità ai tempi di discussione. Con questo ordine del giorno io impegnerei la Giunta, cioè il Consiglio impegnerebbe la Giunta a destinare l’importo di quindici milioni e seicentomila lire, pari al 5 per cento di un importo maggiore, per gli interventi di ripristino non eseguiti a regola d’arte sulle particelle fondiarie, evidenziate nella premessa e fare questo entro un mese dall’approvazione dell’ordine del giorno.

Io faccio riferimento alla risposta all’interrogazione che avevo presentato in contemporanea alla mozione, nella quale la Provincia certifica ufficialmente che il collaudo del 9 settembre del 1994 rileva difformità per quanto riguarda il tipo di terra vegetale. Non solo: evidenzia anche il fatto che gli interventi non sono stati eseguiti a regola d’arte su una superficie di 3676 metri. Inoltre la risposta ufficiale della Provincia dice che queste risorse, le risorse recuperate, cioè il 5 per cento dell’importo generale sono state transitate definitivamente tra le economie del bilancio 1994.

Alla luce di questi fatti, alla luce della certificazione ufficiale fatta dalla Provincia con i suoi documenti ufficiali, la risposta alla interrogazione in modo particolare, viste le note degli uffici, vista la risposta dell’interrogazione della PAT, nella quale si rileva difformità per quanto riguarda il tipo di terra vegetale e che gli interventi non sono stati eseguiti a regola d’arte, per questi motivi io chiedo che l’importo che a suo tempo era stato incamerato nel bilancio della Provincia del 1994 sia destinato a ripristinare queste zone, che di fatto non rispecchiano la situazione prevista dagli elaborati tecnici. Pertanto io chiedo a questo Consiglio di esprimere parere favorevole affinché questa somma sia utilizzata per questo scopo.

(...)

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Io ritengo questo un problema di giustizia che va a toccare dei cittadini e comunque, anche se si trattasse di un solo cittadino, bisogna risolvere il problema. Io, viste le certificazioni ufficiali fatte dalla Provincia autonoma di Trento, vista la situazione, ritengo doveroso appoggiare questo ordine del giorno in modo di annullare questa ingiustizia che si è consumata nel corso degli anni.

(...)

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Anche questo ordine del giorno è molto importante per quanto riguarda la vita della nostra comunità. Esiste una legge del 1995 che dice che "chiunque mantenga in esercizio occupazioni od usi preesistenti di strade provinciali privi di autorizzazioni, di licenze o di concessioni è tenuto a presentare entro il 30 ottobre 1995 denuncia di tali occupazioni ed usi alla Provincia e ad effettuare contestuale pagamento del canone, ove dovuto per il 1995, di una somma pari a tre volte l’ammontare del canone previsto per l’anno 1994, secondo le modalità stabilite dalla Giunta provinciale". Inoltre dice che "chi non effettui denunce entro i termini secondo le modalità previste da questa legge è soggetto oltre al pagamento del canone una somma pari a dieci volte l’importo del canone stabilito per l’anno in cui è erogata la sanzione". La legge provinciale del 3 febbraio 1997 la numero 2, ha prorogato il termine del 30 ottobre 1995 fino al 31 dicembre 1997; inoltre la circolare del servizio viabilità, ufficio gestione della Provincia autonoma di Trento, ha disposto in base alla delibera provinciale numero 5713 del 1996 che per accessi a fabbricati, civili abitazioni tipo rurale o stazioni di servizio ci sono degli importi che vanno da duecentoquarantanovemila lire a cinquecentotrentunomila lire, in base all’ampiezza, alla luce del passaggio. Inoltre, per accessi di tipo industriale, commerciale ed altro, con misure all’imbocco fino a otto metri lineari, l’importo corrisponde a cinquecentotrentunomila lire; per quelli superiori agli otto metri lineari si va a un milione e cinquantatremila lire. Le somma sopra riportate sono dovute una tantum per sanare la situazione pregressa.

Pertanto devono essere autodenunciati tutti gli accessi non autorizzati con larghezza uguale o maggiore a due metri lineari per il passaggio che permettono il passaggio di autoveicoli, sia che gli stessi si trovino in centro abitato o fuori dal centro abitato; anche gli accessi a filo strada non delimitati, ma vanno comunque autodenunciati per tutta la loro lunghezza. Nella illustrazione evidenzio che i modelli di autocertificazione non sono facili nella compilazione, pertanto i soggetti interessati dovranno rivolgersi ad un tecnico di fiducia con un notevole costo aggiuntivo. Non solo: gli uffici competenti della Provincia sono in possesso della maggior parte di informazioni attinenti gli accessi, le concessioni relative alle strade provinciali, e se in alcuni casi ciò non fosse vero, la Provincia potrebbe utilizzare il proprio patrimonio umano e tecnologico per fare i rilievi necessari. Esiste anche molta confusione nell’utilizzo dei termini tecnici per identificare le situazioni di autodenuncia, e i numerosi articoli comparsi sulla stampa locale da parte dei tecnici rappresentanti dell’associazione di categoria evidenziano ciò. Inoltre si obbliga il cittadino interessato a pagare il balzello anche se la strada non è intavolata alla Provincia, un’imposizione a mio giudizio da considerarsi un abuso perché la Provincia autonoma di Trento non è ancora il legittimo proprietario.

I cittadini trentini sono beffati ulteriormente: la prima volta con l’esproprio, la seconda con il pagamento del tecnico per i rilievi, la terza con il tempo perso per svolgere la pratica e la quarta indubbiamente con il pagamento di questa odiosa ulteriore inconcepibile "tassa". Noi vediamo che ci sono già tasse e balzelli che colpiscono il cittadino italiano, la tassa sull’Europa, l’IVA, l’ICIAP, l’ICI, l’ILOR, l’IRAP ultima demenziale trovata di questo Governo Prodi (manca la tassa sull’aria che respiriamo) quindi non ci meravigliamo se il contribuente si allontana sempre più delle istituzioni.

Concludo questa mia illustrazione invitando il Consiglio provinciale ad impegnare la Giunta a rivedere i provvedimenti che ho enunciato in premessa, annullando le anomalie che ho evidenziato e a rivedere i criteri per il calcolo del canone per licenze e concessioni, al fine di ridurre di diecimila volte gli importi fissati "una tantum" con delibera numero 5713 del 16 maggio 1996, perché, come abbiamo visto, gli importi vanno dalle duecento-trecentomila lire al milione e passa moltiplicati per tre per sanare gli anni pregressi, e per dieci se uno non fa la denuncia al proprio Comune. Comunque esiste molta mancanza di informazione che dovrebbe essere sanata con un intervento vigoroso da parte dell’esecutivo della Provincia autonoma di Trento. Pertanto invito il Consiglio a pensare favorevolmente di appoggiare questo ordine del giorno che, come ho evidenziato, va in direzione di favorire i cittadini del Trentino. Grazie.

(...)

DELLADIO: Presidente, l’intervento di Divina ha anticipato le mie intenzioni. Io vedo che esiste un bilancio di seimila miliardi della Provincia, che gli uffici della Provincia avrebbero già censito in maniera generale tutti gli accessi, e vedo che questi importi sono elevatissimi per la collettività, faccio riferimento ad un altro provvedimento adottato da questa o dalla passata maggioranza in tema di marche da bollo sui certificati per le caldaie la restituzione dei quali importi è nata da un mio emendamento, fatto molto tempo fa. Anche in questo caso probabilmente io penso a seguito anche del mio ordine del giorno la Provincia, la maggioranza, l’Assessore competente ha introdotto l’articolo 33 che ridimensiona, che toglie queste tasse inique. Io ritengo che l’obiettivo, seppur parziale sia stato raggiunto da parte mia, pertanto ritiro l’ordine del giorno.