SEDUTA DEL 19 APRILE 1997

Disegno di legge numero 129: "Misure per la razionalizzazione della finanza provinciale".

 

DELLADIO: Signor Presidente, egregi colleghi, io voglio fare una illustrazione congiunta dei due emendamenti che ho presentato, attinenti a questo articolo di legge, leggendo una memoria.

Nel disegno di legge risultano irrisolte due questioni normative alle quali viene ad assommarsi la mancanza di informazione ai cittadini in tutta la fase transitoria: (abbiamo visto che l’ordine del giorno è stato bocciato, quello che abbiamo presentato all’inizio della discussione generale di questo disegno di legge), dall’annuncio della decadenza dell’obbligo dell’autocertificazione alla scadenza dei termini, 30 aprile, ormai prossimi, degli obblighi di legge per gli impianti termici. La prima questione riguarda l’effettuazione delle verifiche e l’individuazione del personale abilitato allo svolgimento di tali verifiche. Il comma 1 dell’articolo 10 prevede due possibilità: Provincia e Comune di Trento con proprio personale oppure personale tecnico attivato mediante convenzioni. La prima dispone certamente di personale professionalmente in grado di svolgere queste funzioni, ma certamente non nella quantità in grado di effettuare anche marginali verifiche al parco impianti esistente su scala provinciale.

Il Comune di Trento assomma a problemi di quantità anche quelli di specifica competenza, non avendo un settore energia. Non pare che i servizi di manutenzione possano garantire la funzione di controllo. Gioco forza quindi avremo un significativo ricorso a personale tecnico attivato tramite convenzioni. Parto dal terzo comma dell’articolo 10 per fare altre considerazioni; dicevo che questo terzo comma individua gli interlocutori per l’effettuazione delle procedure relative al controllo, ed io ho presentato un emendamento al riguardo, che sono le associazioni di categoria, i gestori di reti di distribuzione del gas, altri vettori energetici e soggetti pubblici. Questa disposizione introduce però una grave sperequazione nel mercato; infatti, mentre le associazioni di categoria, avendo carattere generale (industriali, artigiani, cooperazione ed altro), riguardano tutti gli operatori del settore e i gestori di rete di distribuzione del gas svolgono raramente ed in maniera marginale l’attività di impiantistica, assistenza e manutenzione, i cosiddetti "altri vettori energetici" costituiscono degli interlocutori immotivati dal punto di vista istituzionale.

Con tale definizione si ricomprendono due tipi di soggetti: i piccoli e medi vettori energetici che non dispongono di alcuna competenza professionale specifica ed i grandi trasportatori di combustibili-olio, in quanto vettori, non hanno alcuna competenza professionale specifica ma che, per contro, hanno attivato società di gestione dei servizi calore, assistenze, manutenzioni, impiantistica, assai rilevanti ed in grado di coprire una fetta rilevante del mercato locale. Questi soggetti, sostanzialmente due, finirebbero col risultare controllori di sé medesimi e dei propri piccoli e grandi concorrenti, spuntando una rendita di posizione mediante le attività di controllo che risultano distorcenti nei confronti della concorrenza, quando non strumentali nei confronti dell’utenza.

Attraverso un canale improprio si rischia pertanto di determinare una distorsione di mercato a danno dell’importante tessuto di medie e piccole imprese artigiane del settore. Le proposte emendative che io propongo all’aula potevano essere presentate in diversi modi per ricostruire l’equità di mercato: in primo modo poteva essere presentato un emendamento teso ad eliminare gli "altri vettori energetici" e quindi, passando tutti per le associazioni di categoria, determinando un potenziale incrocio di controllo vicendevole, equo ed equilibrato per tutte le aziende, senza consentire che alcune transitino per scorciatoie improprie. Oppure, un’altra forma emendativa: inserire quale interlocutore anche i "consorzi di aziende operanti nel settore degli impianti termici", in modo tale da ottenere il riequilibrio delle condizioni di mercato, accreditando istituzionalmente interlocutori maggiormente professionalizzati dei vettori energetici.

Ho scelto la seconda ipotesi, proponente e non penalizzante. La seconda questione riguarda il comma 2 dell’articolo 10. Comprendiamo che il rimando della questione a uno strumento regolamentare risulti più praticabile per non appesantire la legge. Vi è da dire che il mantenimento degli adempimenti, in capo solamente ai proprietari degli impianti, può risultare un elemento di ulteriore confusione, in relazione all’obbligo di autocertificazione, ancorché non onerosa. Sarebbe quanto meno utile che, già in legge, potesse essere individuata la delegabilità della comunicazione alla Provincia Autonoma di Trento per la realizzazione e l’aggiornamento del catasto degli impianti, anche agli incaricati delle manutenzioni, qualora venga stipulato un contratto.

Propongo quindi di inserire, con uno dei due emendamenti, dopo le parole: "Rispettivi proprietari", la frase: "O dagli incaricati dei servizi di manutenzione degli impianti, qualora venga stipulato un contratto che preveda tale servizio". Rammento infine che, malgrado le sollecitazioni ad operare un’azione di informazione a favore dell’utenza, a pochi giorni dalla scadenza, la quasi totalità dei cittadini è inconsapevole del fatto che non sono venuti a cadere gli obblighi di verifica dell’impianto, ai sensi della legge 10 del ‘91 e del DPR 412 del ‘93, ma solo l’obbligo dell’autocertificazione onerosa.

Purtroppo il mio ordine del giorno, che avevo presentato all’inizio, in discussione generale, non è stato accettato; speriamo che l’assessore capisca il problema e che rimedi in qualche modo. Comunque invito l’assemblea a votare i miei due emendamenti. La ringrazio.