SEDUTA DEL 19 GIUGNO 1997

Disegno di legge concernente "Disciplina della raccolta differenziata dei rifiuti" (testo unificato dei disegni di legge n. 96: "Disciplina della raccolta differenziata dei rifiuti" e n. 140: "Norme per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani".

 

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi - sette colleghi! Ha ragione Dalbosco a lamentarsi per l’assenza dei colleghi - anch’io ho firmato il documento che imponeva la convocazione urgente del Consiglio provinciale per discutere e approvare la legge unificata in tema di rifiuti e raccolta differenziata. Questo, a mio avviso, dimostra la sensibilità che Forza Italia e il Polo hanno in tema di ecologia ed ambiente.

Io dico questo: che è tempo di agire, molto tempo è stato perso, si prendono ora delle decisioni che si dovevano assumere molto tempo fa. Siamo in continua emergenza, con discariche che scoppiano, con discariche che non si vogliono e con discariche ormai esaurite, bombe ecologiche e che dovranno poi essere bonificate. E’ necessario aumentare e far recepire da tutti la filosofia dello smaltimento e del recupero dei rifiuti. A mio avviso è un fatto di cultura, perché dobbiamo trasmettere alle generazioni future un ambiente pulito e non inquinato. Ognuno di noi deve essere ecologista. Faccio una domanda, me la faccio e la pongo anche a voi: perché non ci sono più Verdi in Consiglio provinciale? Perché gli ambientalisti sono diventati estremisti; anche se ci sono ancora dei colpi di coda in quest’Aula e si manifestano con degli emendamenti, vedi l’emendamento Pinter che andremo a discutere successivamente, nel quale si obbliga la gente, i contadini, la gente di montagna a portare nei contenitori per il compostaggio, i residui dell’attività agricola dei prati e dei campi intorno al paese. In quell’emendamento, ad esempio, c’è l’assoluto divieto di combustione dei prati, delle sterpaglie e dei territori incolti; in poche parole non è permessa l’attività del debbio che - se noi andiamo a vedere le nostre genti, le nostre popolazioni - è sempre stata praticata ancora nei tempi antichi per far posto ai villaggi e ai territori di coltura. Solo con permesso rilasciato dal Sindaco si potrà eventualmente bruciare qualche parte di territorio, ma io mi domando e vi domando: quanti cittadini vanno a falciare i prati ancora? Ce ne sono pochissimi, ci sono pochi contadini. Ad esempio in certi comuni, parlavo ieri con un collega, mi diceva che ci sono i vigili del fuoco che controllano l’attività di bruciatura dei terreni perché nessuno va a falciarli, pertanto c’è questa attività, i vigili del fuoco fanno addestramento e controllano allo stesso tempo la cura del territorio.

Mi permetto di ricordare a quest’aula che l’unico paese del Trentino che organizza una gara di falciatura dei prati è proprio il mio paese, Daiano in Val di Fiemme. E’ già l’ottava edizione e quest’anno cade il 6 luglio: gli alpini locali organizzano una gara di falciatura dei prati proprio per mantenere vivo l’interesse e questa tradizione nel scorso degli anni.

Ritornando al discorso dei Verdi, del perché non sono più in quest’aula e perché sono diventati estremisti, questa è la realtà e dobbiamo tenere conto che la realtà del Trentino non è mai stata radicale. La popolazione trentina si è sempre manifestata come prudente e moderata. Noi dobbiamo tenere conto che l’ambiente ci è stato dato, e che dobbiamo utilizzarlo per il bene dell’umanità. E’ legittimo sfruttarlo per il bene di tutti, tenendo conto che non si può superare quella soglia immaginaria oltre la quale scatta un processo di distruzione che è irreversibile. Stesso discorso vale per la medicina, manipolazione genetica, per gli alimenti (abbiamo visto la mucca pazza), per l’energia, per le armi e altro, e mi permetto di ricordare che questi concetti sono espressi chiaramente nell’Enciclica "Gaudio et spes" del 1965, per quanto riguarda la tutela della natura.

In questa occasione io parlerò di alcuni aspetti, parlerò di pirolisi e termolisi, di inceneritori e di altri aspetti legati alla raccolta differenziata e non solo dei rifiuti nella nostra provincia. Per quanto riguarda la pirolisi e la termolisi, già nel 1994 avevo sollevato il problema, con una lunga interrogazione e dopo andremo ad analizzare anche alcuni passaggi di quella, che sono attuali e che sono stati recepiti. Abbiamo fatto visita come consiglieri provinciali a degli impianti a Cernusco d’Adda e a Milzanello in provincia di Brescia, per quanto riguarda la pirolisi e la termolisi. Per quanto riguarda gli inceneritori siamo andati con la Terza Commissione legislativa a Modena, a Wels vicino a Linz in Austria e ad Augsburg in Baviera, che poco prima il collega Gasperotti aveva ricordato (le visite in Italia, in Austria e in Germania ci hanno aiutato a comprendere meglio il problema e le soluzioni da adottare). Infine, parlerò anche del disegno di legge che istituisce i centri di raccolta zonali nei vari ambiti territoriali del Trentino.

Riduzione, riutilizzo e riciclo, è la linea portante del decreto legislativo numero 22 del 5 febbraio 1997, con cui il ministro dell’ambiente, Edo Ronchi ha cercato di dare soluzione all’emergenza rifiuti. Di fatto il decreto Ronchi è la trasposizione in legge di tre direttive comunitarie emesse tra il 1991 ed il 1994 in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi, imballaggi, rifiuti di imballaggi e ribalta la prospettiva con cui finora in Italia si è attuata la gestione dei rifiuti. Si evidenzia l’importanza della prevenzione sia a livello di industrie ed artigiani, sia a livello di singolo cittadino. Gli obiettivi sono quello di ridurre gli scarti, favorire il reimpiego e il riciclaggio, favorire l’apprendimento della pratica della raccolta differenziata. Solo una minima parte della immondizia prodotta dalle nostre famiglie deve arrivare in discarica: tutto il possibile deve essere riutilizzato, riciclato e recuperato. Gli scarti delle nostre attività devono essere raggruppati in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida; il secco deve essere separato dall’umido; il vetro, cartone, plastica, lattine e metalli, devono essere collocati separatamente. Secondo il decreto di legge Ronchi la Provincia autonoma di Trento dovrà esercitare le funzioni amministrative di programmazione, organizzazione e sorveglianza, mentre gli enti territoriali, a partire dai comuni, stabiliranno le modalità pratiche di attuazione dei nuovi metodi di raccolta, affidando la gestione dei rifiuti a soggetti esterni specializzati.

Andiamo a toccare un argomento importante, fondamentale dell’argomento e del problema rifiuti: l’inceneritore. Per il decreto legislativo Ronchi del 1997 anche la "termoutilizzazione" è una forma di recupero. Non si deve puntare solo all’incenerimento come soluzione più semplice; bruciare gli scarti urbani può essere approvato solamente se c’è un recupero energetico dei materiali distrutti. Un impianto di termodistruzione deve essere eventualmente costruito tenendo conto dei limiti severi imposti alle emissioni di sostanze inquinanti, al fine di tutelare la salute dell’uomo e dell’ambiente. A tal proposito, ricordo la visita agli impianti di incenerimento in Austria e Germania, dove abbiamo potuto constatare che solo un quinto, un sesto della struttura ospitava l’impianto di combustione, mentre il rimanente serviva come alloggiamento ai vari tipi di filtri (elettrostatici ed altro, e per i sistemi di controllo) per depurare i fumi che venivano immessi nel camino e poi nell’atmosfera. E’ opportuno preferire le tecniche di incenerimento più complesse, anche se più costose. La costruzione di un nuovo impianto di incenerimento ha un impatto ambientale notevole: apertura di un nuovo cantiere, successivo funzionamento, con tutti i camion che vanno e vengono. Si crea dunque uno sconvolgimento nel territorio circostante che non deve essere sottovalutato.

Per quanto riguarda i controlli, la Provincia, con l’Agenzia per l’ambiente, dovrà intensificare il dialogo con gli operatori del settore, dando la possibilità a chi sbaglia di mettersi in regola come accade negli altri Paesi europei. Questo aspetto lo avevo già evidenziato nel novembre 1995, con l’interrogazione corposa che ho prima ricordato e che evidenziava tra l’altro l’enorme ritardo in termini decisionali nella provincia di Trento. Scrivevo allora che oggi è possibile realizzare impianti di combustione con recupero di energia, sia elettrica che termica, all’insegna non solo della sicurezza e della totale eliminazione degli inquinanti, ma anche della pulizia dell’atmosfera, ossia del più ampio impegno ecologico.

Da un inceneritore si può recuperare anche energia termica da utilizzare nel teleriscaldamento: la quantità delle emissioni al camino sarebbe minore, perché manca la caldaia che solitamente funziona a olio combustibile denso o a gasolio. Il materiale in uscita, inerte o inertizzato è destinato alla discarica, in un futuro potrebbe essere vetrificato e riutilizzato, in maniera economica, come materiale edilizio da riempimento o isolamento. La cogenerazione, ossia la produzione associata di energia elettrica e di calore in un impianto termoelettrico con utilizzazione del calore per riscaldamento civile o per altre applicazioni, può diventare un elemento contrattuale forte per incentivare le zone ad accogliere le centrali, perché risolverebbe il problema rifiuti fornendo alla popolazione riscaldamento ed energia elettrica a costi convenienti. L’incenerimento dei rifiuti con utilizzo del loro potenziale energetico è una tecnologia ormai perfezionata. In Paesi del nord europeo esistono impianti localizzati addirittura nei centri urbani, dato l’elevato controllo degli effluenti. In Italia questo fatto è stato riconosciuto anche dagli ambientalisti negli anni scorsi, preoccupati da tecnologie e gestioni sospette.

Una corretta tariffazione rende questa soluzione accessibile anche con modalità di project financing, ed è ciò che alcune amministrazioni locali italiane si accingono a fare. Andiamo a vedere cosa è questo project financing, che è importantissimo in questo momento storico dove le risorse economiche sono limitate o scarse. Per quanto riguarda le opere pubbliche e per quanto riguarda soprattutto il problema del finanziamento dei progetti, si può adottare questa tecnica. Alternative al ricorso al mercato del credito, che incide pesantemente sulla spesa corrente e quindi sulla rigidità del bilancio, possono essere questo sistema di project financing ed anche, perché no, i BOC, buoni ordinari comunali. Per quanto riguarda il project financing si tratta di un’operazione di finanziamento di opere pubbliche all’interno del quale soggetti pubblici e privati stabiliscono accordi volti alla realizzazione e alla gestione di un bene economico. Il project financing può essere definito preliminarmente come un processo di finanziamento e gestione di progetti di investimento relativi a servizi tariffabili, i cui flussi di cassa attesi rappresentano la fonte primaria di copertura del servizio del debito. Attraverso un’operazione di project financing, un determinato servizio di tipo infrastrutturale, non altrimenti attivabile, viene finanziato in tutto o in parte da un insieme di operatori provati, i quali potranno assumere direttamente o indirettamente la gestione del servizio stesso per un certo periodo di tempo, trascorso il quale l’infrastruttura potrà ritornare nell’ambito della proprietà pubblica.

Non condivido tutti gli emendamenti presentati dal collega Gasperotti, nei quali si cancella completamente la parola "privato" e "privati" all’interno della legge. Probabilmente è una parola messa sul librone nero da quella parte politica. Il principale obiettivo della società di progetto consiste nella raccolta del capitale di rischio e nell’ottenimento di finanziamenti da parte di istituti di credito speciale, in funzione della realizzazione del progetto. Questo per quanto riguarda il project financing, che secondo me è da tenere in considerazione molto attentamente, proprio come ricordavo prima, per il fatto che ci sono momenti dove le finanze pubbliche si riducono e pertanto bisogna ricorrere a qualcosa d’altro per realizzare infrastrutture utili alla collettività. Pertanto il discorso privato sicuramente è da tenere in considerazione e l’ente pubblico deve controllare, non deve gestire, ma deve controllare.

Dicevo che ci sono poi i BOC, buoni ordinari comunali, che potrebbero rappresentare un’altra alternativa finanziaria ai mutui. Questo strumento presenta costi di gestione e interessi passivi e deve essere usato nel caso in cui si dimostri più economico rispetto ad altri strumenti finanziari. Pertanto abbiamo dato delle soluzioni per realizzare anche delle opere di interesse collettivo. E’ chiaro che un’eventuale realizzazione di uno o più impianti di incenerimento deve tener conto dell’evoluzione della raccolta differenziata in provincia di Trento, al fine di non trovarsi con strutture sovradimensionate alle reali esigenze della collettività e con costi di ammortamento più elevati rapportati alla quantità di rifiuti smaltiti.

Qui faccio un riferimento alla città di Zurigo, dove non hanno tenuto conto della riduzione dei rifiuti del 32 per cento, pertanto si trovano in notevole difficoltà. Lo stesso discorso, simile, è stato visto in Germania presso il termodistruttore di Augsburg nella Baviera, dove abbiamo visto costi elevatissimi di seicentoventi lire al chilogrammo, dove abbiamo visto importare rifiuti dalle province limitrofe per far funzionare l’inceneritore perché non hanno rifiuti a sufficienza. Pertanto bisogna sicuramente dimensionare le strutture in base alle reali esigenze della collettività, per non spendere troppo e per non fare strutture sovradimensionate.

E’ anche vero che, se la produzione di rifiuti locale non è sufficiente a far lavorare a pieno regime l’impianto di termodistruzione, si possono sempre bruciare i rifiuti degli "altri" restituendo loro il prodotto di risulta e introitando così nuovi finanziamenti per l’ente pubblico che potrebbero servire, una volta ammortizzato il costo della struttura, per bonificare le aree interessate dalle vecchie discariche o altro. A seconda dei casi, per la costruzione degli impianti di termodistruzione, deve essere possibile utilizzare tecniche, come dicevo prima, di project financing con gestioni in concessione da parte di aziende private sotto il rigoroso controllo dell’ente pubblico, il quale deve controllare, cosa che finora in Italia e in provincia molte volte non è stato fatto.

E’ stato presentato a Levercusen in Germania presso Colonia un nuovo ed unico impianto di incenerimento rifiuti (da quelli ospedalieri ai CD-Rom) costruito nei pressi di Dormagen. L’impianto di Dormagen impiega una nuova tecnica legata alla catalisi dei materiali, consentendo al tempo stesso di depurare i fumi che vengono emessi ed è costato duecento milioni di marchi tedeschi. L’unità di incenerimento ha tutti gli attributi per soddisfare la riduzione delle emissioni tossiche. Nel centro possono venire smaltite e riciclate per altri impieghi quarantacinque mila tonnellate annue di rifiuti. I materiali vengono inseriti in un forno rotativo che raggiunge una temperatura di novecento gradi centigradi e in una seconda camera di post-combustione a milleduecento gradi centigradi. Il contenuto energetico del gas viene utilizzato a valle in una caldaia a recupero di calore per la generazione di vapore. In questo modo è possibile alimentare il sistema energetico di altri impianti industriali della zona. I fumi, raffreddati nella caldaia a vapore, vengono sottoposti a lavaggio umido in un processo sofisticato a più stadi con successiva eliminazione dei composti azotati e distruzione della diossina. Le acque reflue vengono invece inviate all’impianto di depurazione, mentre quattromila tonnellate di scorie inerti possono annualmente essere impiegate per opere stradali, materiali per drenaggi, cementi, rivestimenti di ponti o case.

Altro aspetto è che i principali problemi che si incontrano nella gestione degli inceneritori sono: la localizzazione del sito, l’individuazione della discarica di servizio e gli alti costi di installazione, finanziamento e gestione. I livelli di produzione economicamente ottimali per un impianto si riferiscono a bacini di utenza di circa trecentomila abitanti.

Voglio portare all’attenzione di questo Consiglio altri aspetti da considerare, se si parla di smaltimento rifiuti. Da un convegno internazionale organizzato dai comuni di Trento e Rovereto e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, tenutosi a Rovereto nella primavera del 1995 dal titolo "L’informazione ambientale: il problema dei rifiuti solidi", è emerso che la soluzione più pratica, anche se teoricamente non è la migliore, è quella di bruciare tutta la massa dei rifiuti prodotti. Il residuo incombusto (da portare in discarica) sarebbe intorno al 30 per cento del totale e i costi di smaltimento o combustione nell’ordine di centosettanta lire per chilogrammo. L’incremento di inquinanti sarebbe insignificante, considerando controlli e monitoraggi molto sofisticati per garantire la sicurezza della collettività. Sul numero 3 del 1995 della rivista "Trentino Industriale", che è il periodico mensile dell’Associazione degli industriali della Provincia autonoma di Trento, possiamo leggere un interessante articolo del dottor Defrancesco, docente presso la nostra università, che affronta il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi secondo un’ottica realistica e preoccupata. Se da un lato si concorda all’incremento della raccolta differenziata, dall’altro si evidenzia che il riciclo non sarà sempre possibile, smorzando di fatto l’ottimismo per la realtà dei fatti. Non tutta la carta può essere riciclata; il vetro va selezionato accuratamente perché i forni relativi non possono accettare qualsiasi vetro; il compost, ovvero quella delicata composizione fatta con un modesto numero di rifiuti organici che dopo fermentazione può servire come concime, sarà un prodotto elitario sia come materie prime sia come destinazione d’uso. Le bottiglie di plastica invece possono essere riciclate per realizzare filati per varia destinazione, oppure possono fornire energia come e meglio degli idrocarburi misti - petrolio, gasolio, olio "nero", benzina - perché perfettamente combustibili. Il materiale da cui sono formate (polietilentereftalato, polietilene, polipropilene, e così via) ha un potere calorico molto prossimo a quello del gasolio, ma soprattutto non inquina. Nella combustione sono generate acqua e anidride carbonica, come bruciando metano.

Nell’elaborato viene proposto un esempio di inceneritore con relativi calcoli energetici e si afferma "che il riciclaggio non è che un rimedio assolutamente parziale e che tale resterà finché non si cambiano usi e costumi". "A questo punto - conclude il docente - la soluzione è quasi soltanto la pirolisi e l’incenerimento successivo dei rifiuti. Non che da essi si possa trarre energia, che, anzi, ne richiedono. Ma il modello che riassumiamo è possibile tecnicamente, recupera il 70 per cento dell’energia impiegata, non inquina in nessun modo, riduce a meno del 10 per cento il rifiuto, evita ogni possibile futuro danno ambientale, igienico-sanitario".

Ho voluto portare questi contributi per avere una visione generale del problema, quando si dovrà procedere e decidere. A questo punto parliamo di pirolisi e termolisi. Voglio ricordare comunque, a chi ha orecchie da intendere, che io non ho nessuno sponsor su questo argomento (e ci sarà sicuramente chi intenderà). C’è qualcuno che dice che io sono qui che sponsorizzo la pirolisi perché c’è qualcuno che ha interesse dietro al sottoscritto. Non c’è alcun’ombra di dubbio che parlo perché sono convinto di quello che dico, ma non era riferito a lei, assessore, sicuramente questo intervento.

(...)

DELLADIO: Ora parliamo di pirolisi o termolisi. Esistono in commercio impianti con costo limitato e in grado di trattare ed eliminare sostanze inquinanti da residui di ogni tipo, impiegando un’originale tecnologia di termogassificazione controllata basata sul processo fisico-chimico della pirolisi. Si tratta - è utile ricordarlo - di una complessa serie di reazioni chimiche e fisico-chimiche che hanno luogo nella sostanza organica e inorganica sotto l’azione del calore in assenza di ossigeno, o di qualsiasi altro ossidante. Tali impianti consentono di recuperare dai materiali trattati dei residui solidi secchi e del tutto esenti da inquinanti organici che si potrebbero usare come combustibili per centrali termoelettriche. Un’ulteriore fondamentale funzione è la separazione del residuo solido di materie prime e seconde, con la conseguente possibilità di recupero. Un impianto di questo tipo lo abbiamo visto in provincia di Brescia.

Il sistema di depurazione dei fumi permette l’abbattimento delle polveri e il recupero dell’acido cloridrico sotto forma di soluzione acquosa. Tutto il processo è realizzato in modo da impedire tassativamente la formazione di diossine. L’impianto inoltre energicamente si autoalimenta grazie all’utilizzo del calore interno. Rendendo operativi gli impianti di cui sopra all’entrata o all’uscita delle discariche si riduce notevolmente il volume dei rifiuti da smaltire di quelli già stoccati.

Sempre in riferimento all’interrogazione che avevo presentato nel 1995 in tema di discariche in esaurimento, riciclaggio, pirolisi e termodistruzione con recupero di energia, chiedevo se nelle prossime modifiche al piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti della Provincia autonoma di Trento era contemplata, per tutte le discariche, e in particolare modo per quelle periferiche - Primiero, Valle di Sole, Non, Fiemme, Fassa e Giudicarie - che non fanno riferimento agli impianti, allora, per la produzione di RDF, oltre alle varie tecniche di riciclaggio, l’attivazione di impianti basati su processi fisico-chimici della pirolisi. A quel tempo lei, assessore Leveghi, mi aveva risposto che la tecnologia della pirolisi, che è una variante avanzata della termolisi, è già prevista ma limitatamente ai due impianti previsti per la produzione di RDF di Trento e Rovereto. Lei, assessore Leveghi, non riteneva adeguata per ragioni di economia di scala la costruzione di tanti piccoli impianti di termolisi nei comprensori più periferici. Con l’interrogazione richiamata prima e con un paio di interventi anche in aula, in sede di bilancio di previsione ed altro, penso di essere riuscito ad ottenere dei risultati. Dopo l’interrogazione, ad esempio, del 1995 il comprensorio di Fiemme ha costituito una commissione consultiva, il 6 dicembre 1995 per delineare proposte tecniche fattibili, tradotte in piani operativi, per affrontare seriamente il problema dello smaltimento dei rifiuti.

A tal riguardo voglio leggere quanto la commissione proponeva. "La commissione propone quindi di orientare il trattamento dei rifiuti solidi urbani verso un impianto tecnologico di pirolisi che può risolvere in maniera ottimale la problematica per i seguenti motivi: a) Trattasi di impianto che può essere realizzato per il trattamento di modeste quantità di rifiuti solidi urbani e quindi adattabile alla produzione del bacino potenziale della Valli di Fiemme e Fassa; b) Emissioni atmosferiche estremamente contenute e prive di diossina in quanto non vi sono le condizioni per il suo formarsi; c) Trattamento generalizzato di ogni tipo di rifiuto con trasformazione dello stesso in: carbone combustibile avente 5000 Kcal/h facilmente commerciabile sia nelle centrali policombustibili o cementifici che in zona negli eventuali impianti di teleriscaldamento. La trasformazione dello stesso ancora in gas trasformati in parte in energia attraverso la combustione a 950 gradi centigradi e in parte utilizzati nell’autoalimentazione dell’impianto e inoltre in inerti, in sostanze residue ridotte al 12,6 per cento, ulteriormente contenibili fino al 5 per cento con una separazione spinta a monte, mediante raccolta differenziata, e a valle dell’impianto con selezione meccanica del vetro e dei materiali ferrosi. I residui, completamente inertizzati, consentono notevoli risparmi di volume, economici e di territorio. In fine per costi relativamente contenuti: per un impianto di 25 mila tonnellate all’anno la fornitura ammonta a lire 12 miliardi 500 milioni e la gestioni a lire 85 al chilogrammo di rifiuti solidi urbani trattato (esclusi ammortamenti)".

La commissione continuava dicendo: "Si segnala peraltro l’ipotesi alternativa di realizzazione e successiva gestione dell’impianto con il ricorso allo strumento giuridico dell’appalto di servizio, ipotesi proposta dal servizio Opere Igienico-sanitarie della Provincia Autonoma di Trento i cui vantaggi sarebbe i seguenti: si evita di immobilizzare ingenti capitali pubblico per la realizzazione - l’ho ricordato prima - la progettazione, la valutazione di impatto ambientale, la realizzazione sono a carico della ditta aggiudicataria con probabile netta riduzione dei tempi necessari; si eviterebbero i problemi conseguenti alla realizzazione di impianti a tecnologia complessa coperti da brevetto industriale; interesse coincidente del comprensorio della Val di Fiemme in questo caso e della ditta ad un buon funzionamento e durata dell’impianto; alla conclusione dell’appalto di servizio (9 o 18 anni), è possibile ricorrere alle nuove tecnologie nel frattempo intervenute previa rimessa in pristino dello stato dei luoghi a cura e spese della ditta aggiudicataria".

Non solo vediamo questa presa di posizione della commissione comprensoriale. Noi vediamo anche che nell’aggiornamento al piano di smaltimento rifiuti della Provincia autonoma di Trento, che è all’attenzione attualmente della Corte dei Conti, se non sbaglio, è stato inserito un impianto sperimentale di pirolisi "in uno - si dice - o più comprensori della potenzialità di 25 mila, 30 mila tonnellate annue". Il piano di smaltimento rifiuti, l’aggiornamento, recita che "nel caso specifico per l’attivazione dell’iniziativa si potrà ricorrere all’appalto di servizio - parliamo di pirolisi - in quanto ritenuta la strada migliore per porre in capo al vincitore della gara gli oneri per la realizzazione, gestione, eventuale attivazione o dismissione dell’impianto, rimanendo a carico del produttore del rifiuto il pagamento degli oneri di smaltimento".

Concludo questo capitolo dicendo che quanto evidenziato a suo tempo con l’interrogazione e in aula in occasione dei vari bilanci di previsione e in questa discussione, è stato recepito. Questo non può che farmi piacere e faccio una domanda conclusiva all’assessore su questo capitolo: dove verrà allocato questo eventuale impianto di pirolisi nella periferia?

A questo punto parliamo anche di discariche. Le discariche non rappresentano una soluzione definitiva al problema dello smaltimento, perché l’accumulo è continuo, il reperimento dei siti è sempre più difficoltoso ed inoltre non è possibile tenere sotto controllo la concentrazione delle sostanze nocive presenti nei biogas prodotti e nelle acque acide o percolati prodotti dalla decomposizione. Da un punto di vista economico il costo del magazzinaggio in discarica è un costo a fondo perduto, che aumenterà nel breve-medio periodo perché saranno necessarie azioni di recupero o bonifica delle aree interessate. Esistono comunque in commercio trituratori e selezionatori ad altissima tecnologia che, impiegati in discarica, consentono una notevole riduzione del rifiuto conferito, riduzione dal 30 al 40 per cento del volume, permettendo un notevole allungamento della vita della discarica e migliorando le condizioni delle macchine operatrici. Negli impianti di incenerimento l’opera dei trituratori con produzioni medie fino a 60-70 tonnellate/ora è ideale per l’omogeneizzazione dei rifiuti consentendo un’ottima combustione.

Parliamo della discarica di Capriana. Noi sappiamo che è in atto un progetto per la discarica in località Cantoni, Comune catastale di Capriana, nel comprensorio della Valle di Fiemme, con una capacità volumetrica grandissima: quattrocentocinquantamila metri cubi in prima fase, come previsto dal piano per lo smaltimento dei rifiuti. Se noi andiamo a vedere le tabelle previste nel piano, vediamo che la capacità dura fino al 2017, pertanto fino in fondo alla tabella. E’ l’unica, se non con un’altra forse, che dura così tanto tempo. La grande discarica di Capriana, ubicata nel greto del torrente Avisio, anche se realizzata secondo i più moderni criteri di sicurezza, potrebbe venir danneggiata dalle piene del torrente, con conseguenze facilmente immaginabili. Una malaugurata tracimazione trascinerebbe nella valle immondizia accumulata in anni, con conseguenze anche igieniche disastrose. Io ho espresso, ed esprimo ancora, delle grosse preoccupazioni, delle grandi perplessità per la realizzazione della discarica ai Cantoni nel comune di Capriana, sistemata in una zona di esondazione del torrente Avisio ai piedi di un versante geologicamente instabile sul quale sarà costruita una strada tortuosa con costi elevatissimi e solcata da rivi che devono essere regimentati ed altamente pericolosa dal lato idrico ed igienico. Io sono un consigliere provinciale e regionale e pertanto non posso fermarmi al Ponte della Costa o a Trodena, di comunitaria memoria e qui mi spiego. Il Ponte della Costa era un vecchio confine della Magnifica Comunità di Fiemme, verso la Val di Fassa; Trodena era l’ultimo borgo, l’ultimo paese verso Trento. Pertanto io non posso fermarmi a ragionare in termini localistici, devo ragionare per il bene di tutti gli abitanti del Trentino, anche per i lavisoti e per i trentini di Trento.

Perché si vuole la discarica ai Cantoni di Capriana e non si vogliono adottare soluzioni alternative? Quanto costerà l’eventuale bonifica di tutte le discariche del Trentino nel futuro? Abbiamo visto che soluzioni ci sono, la pirolisi ed altro, pertanto bisogna ragionare in questi termini, andare in questa direzione. E’ evidente che c’è stata una colpevole ottusità politica e che il problema diventerà esplosivo nell’immediato futuro e che occorrono soluzioni adeguate ed intelligenti. Occorre procedere velocemente alla realizzazione degli impianti per la produzione RDF o di termodistruzione con recupero di energia al fine di conferire il residuo dei rifiuti delle valli periferiche considerando che i tempi di entrata in esercizio, secondo le indicazioni dell’assessorato, dipenderanno dall’iter procedurale dell’appalto di servizio (otto o dieci mesi), dopo aver raccolto tutto i pareri. Seguirà la procedura al VIA (almeno dodici mesi) e poi occorreranno altri cinquecento giorni dalla data di consegna da parte della Provincia delle aree su cui insisterà l’impianto: tempo comprensivo della costruzione e messa a punto dell’impianto.

Altro aspetto che voglio ricordare: esiste un ordine del giorno, il numero 127, dal titolo "Sulle discariche esaurite per lo smaltimenti dei rifiuti" e approvato da questo Consiglio il 28 gennaio di quest’anno, dove si impegna la Giunta provinciale a compiere un monitoraggio sulle discariche dei rifiuti esaurite e a relazionare alla competente commissione. Voglio ricordare che esiste anche questo da fare. Lei, assessore Leveghi, in un comunicato stampa ha fatto una affermazione: "Nella fase transitoria - lei diceva, in questo processo - in ogni caso la discarica assumerà un ruolo di cerniera tra i tempi di previsione del piano e quelli di attuazione dello stesso". Beh, io dico: di discariche nuove non dobbiamo più farne e le discariche vecchie dobbiamo bonificarle o, come fanno in Germania, smantellarle con apposite macchine e poi riciclare il materiale, pertanto si possono ripristinare i luoghi. Non si può parlare di centri di raccolta zonali senza aver letto e considerato il piano smaltimento rifiuti della Provincia e il relativo aggiornamento. La predisposizione su tutto il territorio provinciale dei centri di raccolta zonale è solo un capitolo del sistema riciclaggio e smaltimento dei rifiuti, un tassello che si inserisce in un puzzle completo e in continua evoluzione. Un puzzle dove c’è la raccolta differenziata, e con questo disegno di legge andiamo in questa direzione, dove esiste l’inceneritore intelligente, così definito, dove esiste il compostaggio, dove esistono impianti di pirolisi e termolisi che permettono di allungare la vita alle discariche attuali, senza doverne costruire altre.

Un aspetto, per quanto riguarda il piano, è quello che i vari calcoli e le varie previsioni si sono basati su un periodo temporale direi non completo, dal 1989 al 1994 che, per quanto ampio, non contempla gli ultimi tre anni che ritengo siano fondamentali per scelte importanti come quelle attinenti il riciclaggio e lo smaltimento rifiuti e tutto ciò che è connesso a questo problema. Altro aspetto: è inutile fare delle regole e poi non farle rispettare. Ad esempio esiste una circolare dell’assessorato all’urbanistica, edilizia abitativa e protezione dell’ambiente, datata 19 febbraio 1996, spedita agli enti gestori delle discariche, pertanto comune di Trento, comprensori di tutto il Trentino, avente per oggetto la gestione delle discariche di prima categoria per rifiuti solidi urbani, materiali inerti e smaltimento apparecchiature contenenti sostanze lesive dell’ozono stratosferico e dannose per l’ambiente. Voglio leggere un passo di questa circolare per quanto riguarda la "bonifica apparecchiature contenenti sostanze lesive dell’ozono stratosferico. Una serie di regolamenti comunitari e di norme statali hanno posto in risalto la necessità di una revisione degli usi ammessi delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono stratosferico stabilendo, quale principio fondamentale, il divieto della dispersione nell’ambiente di tali sostanze.

E’ noto infatti che tali prodotti sono stati lungamente impiegati negli anni scorsi come componenti nei circuiti delle apparecchiature frigorifere e refrigeranti.

Tali apparecchiature, conclusosi il loro ciclo tecnico, vengono normalmente smaltite quali rifiuti ingombranti e pertanto destinate alle discariche per rifiuti solidi urbani".

Signor Presidente, quanto tempo ho ancora a disposizione?

(...)

DELLADIO: "E’ necessario pertanto che gli enti gestori in indirizzo adottino opportuni accorgimenti per l’organizzazione di una raccolta separata di tale tipologia di rifiuto: il recupero dei liquidi contenuti nei circuiti refrigeranti e il loro successivo corretto smaltimento, l’estrazione e il conseguente smaltimento separato dell’olio contenuto nei compressori, dei condensatori, degli induttori al mercurio, nonché dei materiali coibentanti, il prioritario avvio delle apparecchiatura frigorifere bonificate al recupero dei materiali ferrosi e non ferrosi, con cui le stessa sono costituite consentendo, nel contempo, un risparmio di volume in discarica.

Si confida - scriveva l’assessorato - in una reciproca collaborazione per conseguire, anche attraverso un’oculata gestione degli impianti di smaltimento finali dei rifiuti solidi urbani, un alleggerimento dei problemi dello smaltimento dei rifiuti, anche al fine di mantenere, per quanto possibile, una certa autonomia di smaltimento".

A quanto mi risulta il C2, comprensorio del Primiero, e il C10, della Vallagarina, possiedono l’attrezzatura per il recupero del gas freon. Ma mi domando, e domando all’assessore Leveghi: che fine fanno il freon, l’olio compressore, l’involucro, la plastica e tutte queste cose recuperate in questi due comprensori? Il C1, quello della Val di Fiemme, fa raccolta differenziata e per quanto riguarda i frigoriferi ha appaltato la raccolta: ogni quindici giorni una ditta privata recupera gli apparati, li ammassa in un centro di stoccaggio in provincia di Trento per poi conferirli in un centro di smaltimento a Venezia, che rilascia un regolare certificato di avvenuto smaltimento. Con questo documento e solo in questo modo si ha la chiusura completa del processo di smaltimento, cosa che altri comprensori non fanno. Appunto per questo domando: gli altri comprensori cosa fanno? Si è mai interessato lei, assessore, a questo argomento? Come si comportano questi comprensori su questo argomento e questa problematica? Pensi che il comune di Trento autorizza il conferimento in discarica sia ai privati che ai commercianti, che conferiscono anche ai rottamai. Dalla discarica poi si asporta il 50 per cento circa, che va ai rottamai, e un altro 50 per cento che viene sotterrato (le foto documentano quanto mi è stato riferito).

E parliamo di rifiuti tossico-nocivi, parliamo di una circolare, parliamo di indicazioni date alle varie realtà periferiche; rifiuti tossico-nocivi come i televisori e i computer. Su questo argomento ho pronta un’apposita interrogazione per chiedere quali comprensori del Trentino possiedono le apparecchiature idonee al recupero dei materiali inquinanti, dei frigoriferi, congelatori e surgelatori, freon o CFC, olio compressori; quali comprensori del Trentino attuano lo smaltimento completo degli elettrodomestici di cui al punto 1, pertanto con i relativi documenti di avvenuto smaltimento, quali provvedimenti di intendono attuare al fine di interrompere il conferimento in discarica Ischia-Podetti e presso i rottamai da parte dei cittadini e dei negozianti del comune di Trento delle apparecchiature contenenti CFC; stesse domande per TV e computer.

Per quanto riguarda questa legge io voglio evidenziare poche cose. In linea di principio sono concorde, però ho delle preoccupazioni relative a certi passaggi all’interno del disegno di legge. Se noi andiamo a vedere all’articolo 1, comma 5, leggiamo all’inizio: "In attesa dell’adeguamento della legislazione provinciale in materia di gestione..." e così via; noi andiamo a vedere l’articolo 2, comma 2, che inizia con la frase: "In attesa della determinazione dei criteri di assimilazione di cui all’art. 18..."; l’articolo 3: "Con decorrenza dall’applicazione della legislazione regionale e provinciale di riforma in materia di decentramento di funzioni amministrative i comuni provvedono..."; al comma 2: "In attesa della legislazione di cui al comma 1...", e così via. Voglio dire che siamo in una fase di transizione, pertanto queste attese secondo me non vanno bene anche perché, se c’è una crisi politica, cosa che mi sembra in questo momento ci sia, questo disegno di legge non partirà, oppure partirà in maniera monca, come è attualmente. Lei mi può rispondere: "Ci sono gli enti territoriali preposti attualmente, che fanno...", cioè che non fanno quello che la Provincia fino adesso ha prescritto. Speriamo che questa legge, pur con queste perplessità, stimoli effettivamente questa raccolta differenziata all’interno della nostra provincia. Anche se, devo dire la sincera verità, bastavano un paio di articoli per recepire il cosiddetto decreto Ronchi.

Concludo questo mio intervento ricordando un fatto grave, cioè che non si è provveduto prima a prendere decisioni in tema di smaltimento rifiuti in maniera sostanziale per prevedere effettivamente il termodistruttore ed altro. Siamo in ritardo. Secondo me passeranno anni ancora prima di veder partire l’inceneritore intelligente e gli impianti di compostaggio e pirolisi, e intanto le discariche si esauriscono.

Per quanto riguarda il voto a questa legge io deciderò alla fine, dopo aver visto quali emendamenti saranno approvati, perché ce n’è uno in modo particolare, che è molto penalizzante per la gente che vive in montagna, per i contadini, per gli agricoltori. E’ un emendamento a firma Pinter, e con questo mi riferisco al colpo di coda di Verdi, ambientalisti, estremisti di un tempo, nel quale si introduce con questo emendamento all’articolo 18, un divieto di combustione dei residui di potatura e di ogni altro rifiuto di origine vegetale al di fuori di impianti termici nella pratica agronomica a pieno campo. Ovvero nella pulizia di prati, di scarpate e boschi. Il divieto non si applica alla combustione di materiali vegetali negli orti e nei giardini privati e alla combustione dei residui vegetali autorizzata, o disposta dal sindaco, per esigenza di natura sanitaria o per altre motivate ragioni. Cosa vuol dire? Vuol dire che il contadino, quando ha pulito il proprio campo di patate, si ritrova con il mucchio di piante secche di patate ma non può bruciarle sul posto come avviene da secoli, ma deve caricarlo da qualche parte e portarlo nei centri di raccolta di compostaggio, oppure può farlo se trova il sindaco che gli firma il permesso. Questo sicuramente è un emendamento penalizzante per la nostra gente, non può essere tollerato, pertanto se passerà questo emendamento, mi riservo di votare negativamente la legge e con questo ho chiuso e vi chiedo scusa del lungo intervento.