SEDUTA DEL 28 MAGGIO 1997

a) Disegno di legge n. 22: "Norme di attuazione del D.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, relative alla costituzione di un’azienda speciale provinciale per l’energia elettrica, all’istituzione di un comitato di coordinamento delle attività elettriche ed alla predisposizione di un piano della distribuzione di energia elettrica";

b) disegno di legge n. 70: "Norme di attuazione del D.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, relative alle costituzione di un’azienda speciale provinciale per l’energia elettrica, all’istituzione di un comitato di coordinamento delle attività elettriche ed alla predisposizione di un piano della distribuzione di energia elettrica";

c) disegno di legge n. 89: "Disposizioni per l’attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1977, n. 235. Istituzione dell’azienda speciale provinciale per l’energia, disciplina dell’utilizzo dell’energia elettrica spettante alla Provincia ai sensi dell’art. 13 dello statuto speciale per il Trentino - Alto Adige e criteri per la redazione del piano della distribuzione".

 

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, io voglio fare una piccola premessa, dicendo che sono stato firmatario, a suo tempo, di uno di questi disegni di legge che oggi andiamo a discutere, perché ho sempre ritenuto, e ritengo, che il settore energia per la nostra provincia, per la nostra collettività, è strategico, è un argomento decisamente importante. Il disegno di legge, quello che a suo tempo avevo firmato, è servito a suo tempo da stimolo, è servito da sollecito per la maggioranza di allora a produrre un proprio disegno di legge. Oggi discutiamo non due, ma tre disegni di legge: uno, presentato dalla Lega Nord, con la mia firma a suo tempo, uno della Giunta ed un altro, fotocopia del primo disegno di legge, presentato dai consiglieri della Lega Nord rimasti dopo l’uscita dal movimento del sottoscritto e di altri due colleghi.

Io voglio evidenziare, a tal riguardo, un aspetto, un aspetto di metodo, che ho già evidenziato in Commissione legislativa. Il Presidente del Consiglio dell’Andreotti 1, che è presente in aula, il collega Alessandrini, a suo tempo aveva accettato un disegno di legge fotocopia. Era stato trasmesso alla Commissione legislativa un disegno di legge che è stato analizzato e votato nella Seconda Commissione legislativa del Consiglio provinciale, già in data 10 ottobre 1995, ed aveva il numero 22. E’ ben vero che non esistevano regole scritte che disciplinavano la materia, se fermare o meno i disegni di legge fotocopia, però era logico che solo il disegno di legge firmato dai sei consiglieri, dove il primo firmatario era il consigliere Muraro, poteva essere analizzato in Commissione legislativa e in aula; solo Muraro, a mio avviso, cioè il primo firmatario, poteva disporre del disegno di legge, ritirarlo o fermarlo.

E’ ridicolo, e questo l’ho evidenziato anche in Commissione legislativa che nella stessa Commissione e in Consiglio arrivino due o più disegni di legge uguali; si è creato un precedente che sicuramente non è positivo. Il disegno di legge fotocopia non l’ho votato in Commissione legislativa e non lo voterò anche in questa aula; per me non esiste, perché non poteva essere accettato. E adesso, dopo questa piccola premessa, voglio parlare anch’io di energia, dopo aver ascoltato alcuni consiglieri.

(...)

DELLADIO: Il discorso energia è un argomento molto complesso, come difficile, a mio avviso, sarà la gestione, vista l’estrema fluidità normativa in corso di emanazione. Esistono molti documenti ai quali fare riferimento: ci sono le leggi nazionali, ci sono le norme di attuazione, c’è lo Statuto di autonomia, ci sono le convenzioni: la convenzione tra la Provincia e l’ENEL. Io prendo spunto, e prendo come base di partenza, solo alcuni di questi documenti per fare delle riflessioni: il DPR numero 235 del 1977, la famosa misura 118, la convenzione PAT-ENEL del 1988 e lo Statuto di autonomia.

Il disegno di legge che andiamo ad analizzare dovrebbe essere il primo passo per acquisire gli impianti ex SAVA, che producono circa quattrocento gigawatt/ora, cioè quattrocento milioni di chilowattora, pari al 20 per cento del fabbisogno trentino. Fatto più evidente di questo disegno di legge, di questo momento politico, è che si attuerà il sub ingresso alle centrali ex SAVA; tutto però deve essere realizzato entro il 19 ottobre 1999, a patto che venga approvato il piano della distribuzione o sia costituita l’azienda speciale provinciale prevista dalle norme di attuazione dello Statuto di autonomia. Dicevo che partivo da dei documenti come base di partenza, enunciavo il DPR numero 235 del 1977; all’articolo 1 di questo documento si identificano gli enti locali che possono esercitare l’attività di produzione, distribuzione, vendita, trasporto e trasformazione dell’energia elettrica. Quali sono? Sono i comuni, consorzi di comuni, le comunità montane ed i comprensori; questi soggetti sono esplicitati, sono stati specificati anche nella convenzione Provincia autonoma di Trento-ENEL, che ho richiamato poco fa, del 1988 alla lettera a), articolo 2.

Il decreto numero 235 riconosce un ruolo fondamentale nell’attività e nel campo dell’energia elettrica agli enti locali; i comuni espropriati a suo tempo sono stati sanati con questo documento, specificandoli in maniera precisa all’articolo 1. Questo è il primo documento al quale io faccio riferimento per le mie considerazioni.

Esiste anche la convenzione Provincia autonoma di Trento-ENEL, che determina che con legge provinciale sia approvato il piano della distribuzione o in alternativa sia costituita l’azienda speciale prevista dall’articolo 10 del DPR, accennato poc’anzi. La convenzione determina, inoltre, la convenzione che sia costituito il Comitato di coordinamento delle attività elettriche previsto dall’articolo 9 del succitato DPR del 1977; inoltre definisce le modalità di indennizzo a favore dell’ENEL per il trasferimento degli impianti agli enti locali. A tale riguardo io mi pongo e vi pongo una domanda, relativamente agli impianti SAVA. Mi hanno riferito che, per la sola manutenzione, nei prossimi dieci o quindici anni, dovranno essere spesi come minimo quaranta o cinquanta miliardi di lire; negli anni successivi per rifare le centrali, dovranno essere spesi circa cinquecento o settecento miliardi di lire. La domanda che io faccio è: "Sarà conveniente per la comunità trentina questa operazione?".

Altro documento importante è lo Statuto di autonomia, e precisamente l’articolo 13, nel quale si definisce che i concessionari hanno l’obbligo di fornire annualmente e gratuitamente alle Province autonome di Trento e di Bolzano energia in quantità ben definita; questa energia assomma a circa centocinquanta milioni di chilowattora, proporzionale ai chilowatt di potenza nominale media di concessione; questa energia deve essere messa a disposizione delle aziende operanti in Trentino, per quanto ci riguarda, definite con legge provinciale. Il problema dell’utilizzo di questa energia è identificabile nel modo di distribuzione: la tensione deve essere consegnata dal concessionario in alta tensione, questo è specificato nell’articolo, al punto più conveniente alla Provincia autonoma di Trento. Una riflessione è che l’utilizzatore deve fornirsi di cabina di trasformazione per abbassare la tensione per l’utilizzo, e pertanto l’utente normale non ha la possibilità di accedere a questo tipo di energia.

E’ opportuno ricordare dei dati. Nel 1997 l’ENEL deve rendere gratuitamente disponibile alla Provincia autonoma di Trento 157 milioni di chilowattora di energia, e la Giunta provinciale attuale, nel dicembre del 1996, ha deliberato che 128 milioni di questa energia di chilowattora saranno destinati a servizi pubblici ed aziende industriali.

Mi fermo solo a questi tre documenti, ben sapendo che altre norme condizionano l’attuazione del DPR 235 del 1977, un’attuazione che per vent’anni, 1977-1997, non ha trovato riscontro. A mio giudizio, questo è un fatto gravissimo, colpa del politici del passato che sono stati inadempienti dal 1977 ad oggi. Ogni consigliere è maggiorenne e vaccinato, è responsabile delle proprie azioni future e passate.

Voglio porre all’attenzione di questa aula anche gli emendamenti formulati dal sottoscritto in Seconda Commissione legislativa in tema di energia, per apportare delle modifiche ai disegni di legge in discussione. Alcuni emendamenti sono stati bocciati, alcuni sono stati approvati, permettendo le modifiche alla legge che esaminiamo ora; emendamenti che sono stati richiamati anche nella relazione letta dal consigliere Binelli in discussione generale, emendamenti che chiariscono ulteriormente le linee guida che ho seguito e che seguirò per modificare il disegno di legge della Giunta, che probabilmente sarà l’unico ad essere votato in questa aula consiliare.

Per quanto riguarda gli emendamenti approvati, faccio riferimento all’articolo 18, che poi è diventato l’articolo 19, inerenti le imprese di trasformazione e vendita di prodotti agricoli - ad esempio panificatori, poi spiegherò meglio - e sempre allo stesso articolo inerenti a imprese turistiche con l’obiettivo di fare partecipi i settori economici a questa opportunità. Altri emendamenti dell’articolo 7, che poi è diventato l’articolo 8, per quanto riguarda la composizione del collegio dei revisori dei conti dell’ASPE. Un emendamento che mi è stato bocciato e che ritenevo importante, anche perché nasceva da un sollecito dei rappresentanti degli enti locali, riguardava la rappresentanza nel Consiglio di amministrazione degli enti locali per coinvolgerli nella programmazione energetica provinciale.

Questi sono gli emendamenti che ho presentato e che derivano, ad esempio i primi, da osservazioni al disegno di legge numero 89 della Giunta formulate dalla segreteria di categoria UNAT, grossisti, panificatori, industriali e non solo; per quanto riguarda l’articolo 18, che poi è diventato l’articolo 19, in tema di destinazione dell’energia elettrica, e per quanto riguarda l’articolo 19, poi diventato il 20, per quanto riguarda i settori in attività che potranno beneficiare di energia elettrica a prezzi ridotti agevolati. L’impostazione degli articoli, prima dei miei emendamenti accettati in Commissione, escludeva dai benefici sull’energia le imprese private che svolgono attività speculare di quelle delle cooperative agricole; l’agevolazione prevista concorreva a falsare ulteriormente il mercato con penalizzazione ingiustificata delle imprese private.

L’emendamento che io avevo proposto in Commissione, che poi è stato accettato, prevedeva un apposito piano predisposto annualmente dall’azienda, ed approvato della Giunta provinciale, che identificava le imprese turistiche, e non, che potevano fruire di tariffe orarie differenziate o di tariffe ridotte. Avevo presentato anche un altro emendamento che garantiva o che faceva salvi i diritti acquisiti nel tempo relativamente alle tariffe differenziate, mi riferivo alla categoria dei panificatori, però quello è stato bocciato. Un altro emendamento presentato in Commissione era quello che estendeva alle imprese, diciamo varie, private, non solo alle cooperative, la possibilità di beneficiare dell’energia; imprese, dicevo, di trasformazione, perché secondo me non bisogna operare in termini settoriali, e siccome le cooperative sono incluse nelle imprese in senso generale, occorre ragionare a largo raggio a favore di tutte le imprese presenti in Provincia autonoma di Trento, non solo per la cooperazione ma anche per le aziende private.

Un aspetto importante, sempre relativamente a questi emendamenti, è che la comunità trentina possa usufruire dei benefici derivati dall’utilizzo delle acque presenti sul territorio per produrre energia elettrica. Alle aziende, imprese trentine, occorre fornire energia elettrica a prezzi competitivi, per esempio alle strutture alberghiere; noi sappiamo che nel settore alberghiero l’energia grava moltissimo sugli investimenti. Noi vediamo una concorrenza da parte degli Stati vicini, perciò esistono difficoltà competitive, scarso valore aggiunto. Possiamo fare il paragone con l’Austria e la Savoia. Il settore, con gli alti e bassi, può entrare in crisi. L’associazione albergatori, per esempio, aveva evidenziato in Commissione che questo disegno di legge doveva aiutare, agevolare le aziende alberghiere migliorando la situazione, tenendo conto anche che gli alberghi presenti in provincia autonoma di Trento sono strutturalmente diversi rispetto agli alberghi di Riccione o di altre parti del territorio nazionale.

Questo, comunque, sempre in un’ottica di distribuzione dell’energia con un livello di efficienza tecnica elevato, senza oneri aggiuntivi per le aziende turistiche e non.

Altri emendamenti riguardano il collegio dei revisori dei conti nel quale, con l’emendamento, è stato imposto che uno dei tre membri sia espressione delle minoranze del Consiglio provinciale; la presenza nel collegio dei revisori dei conti delle minoranze è importante, come controllo e come proposta all’interno dello stesso.

Un emendamento bocciato, che ho prima evidenziato, è quello della presenza di un rappresentante della Rappresentanza unitaria dei Comuni della provincia di Trento all’interno del Consiglio di amministrazione: un emendamento che è stato bocciato in Commissione con le motivazioni che il Consiglio di amministrazione deve essere omogeneo ed altro. L’intendimento dell’inserimento di questo rappresentante degli enti locali aveva come scopo quello di fornire personale, una persona competente, che potesse aiutare e collaborare alla formulazione delle linee strategiche e delle direttive nel campo dell’energia elettrica. Avevo presentato l’ultimo emendamento, che è stato bocciato, che toglieva l’incompatibilità alle funzioni di consigliere di amministrazione dell’ASPE per gli amministratori dei soggetti elettrici locali. L’articolo, come è passato, come è stato formulato, esclude di fatto gli enti locali, e pertanto viene escluso anche un apporto di professionalità acquisita, un’esperienza, una conoscenza delle problematiche territoriali.

Un altro aspetto che voglio sottolineare è quello che le realtà locali vogliono un ritorno di risorse sul proprio territorio, per esempio il Primiero. Noi sappiamo che la valle del Primiero si basa sul turismo, però ha un’economia non delle più floride, parlo del Primiero e della valle del Vanoi; questo è soggetto ad una certa marginalità, ad un isolamento viario, pertanto costi maggiori. E’ importante aumentare il ruolo di protagonismo delle realtà locali, perché la risorsa energetica può essere aggiuntiva al turismo. Il risparmio, i proventi dell’energia possono, anzi sicuramente, possono contribuire alla crescita delle comunità locali.

E a tal riguardo voglio chiedere all’assessore competente il suo pensiero su un aspetto, sempre parlando di Primiero, ex SAVA e di Provincia di Belluno che è vicina, e che ha, sul proprio territorio, due centrali idroelettriche, Val Schener e Moline. Io leggo un articolo di giornale del febbraio di quest’anno, dove si evidenzia una volontà di compromesso tra gli amministratori della Provincia di Belluno e quelli della Provincia di Trento. Gli amministratori, in modo particolare il Sindaco di Sovramonte, dice che non vuole alcuno scontro con il Trentino, che non gioverebbe a nessuno, però vuole essere, come comunità, partecipe a questo a affare idroelettrico. Il problema è che le centrali sono a cascata e pertanto devono essere gestite tutte insieme, pertanto chiede che l’amministrazione, la gestione, sia partecipata anche dai Comuni bellunesi limitrofi. Volevo sentire qual è il pensiero in merito a questo problema da parte della maggioranza, tramite l’assessore competente.

Altro aspetto del tema energia è l’ENEL. Secondo me l’ENEL deve essere partecipe nell’ASPE, vista l’esperienza maturata, la tecnologia impiegata, la flessibilità operativa in essere, la necessaria interconnessione con l’esterno, nonché la qualità del servizio sempre più apprezzato dall’utenza. E’ opportuno ricordare che le utenze nel Trentino sono 320 mila, e che sono all’interno di un compartimento di Venezia del nord-est, dove le utenze sono 2 milioni e 900 mila, pertanto 320 mila su 2 milioni e 900 mila sono veramente molto e molto limitate. Il 61,9 per cento dell’energia è distribuita dall’ENEL; l’ENEL, inoltre - e questo è un altro aspetto importante da considerare - deve fare tre bilanci separati attualmente: un bilancio per la produzione, per la distribuzione e per il trasporto. La norma che disciplina la suddivisione dei costi è una direttiva europea recepita con legge dal Parlamento italiano; lo stesso, cioè la divisione dei bilanci, dovrà essere predisposto anche dalle aziende municipalizzate, se perdono il ricorso al Consiglio di Stato.

Si parla di bacini territoriali sufficientemente ampi, di aziende pluriservizi, entro i quali i comuni consorziati o altri soggetti gestiscono unitamente acqua, rifiuti, energia elettrica, gas, fognature, eccetera. Mi domando, e domando all’Assessore: come si potranno sanare comparti deficitari, vedi rifiuti, con altri redditizi, vedi l’energia, se si dovranno predisporre bilanci separati come la normativa europea impone al contrario di adesso, dove si inserisce tutto in bilancio, e gli utili coprono le perdite?

In sintesi, ben venga l’ASPE, secondo me, l’Azienda speciale provinciale per l’energia, un’azienda o un’authority che non gestisca ma programmi e coordini tutta l’attività elettrica della provincia.

Non possiamo dimenticare, però, che è già definita la liberalizzazione del mercato energetico a livello europeo e che le grandi utenze potranno approvvigionarsi dove è più conveniente; le norme europee permettono il superamento dei vincoli imposti dall’articolo 1 del DPR 235 del 1977, dove venivano posti dei divieti all’importazione e all’esportazione. Vi sarà una concorrenza a livello di produttori alla fonte, e questa sarà a carattere internazionale. Per combattere deficienze e sprechi si cerca, purtroppo lentamente, di privatizzare, si privatizza l’ENEL e si restituisce concorrenzialità ai settori che finora sono stati monopolizzati dall’ente pubblico, con il concetto meno Stato e più mercato.

Si passano le iniziative economiche dall’ente pubblico alla società, ai privati; è necessario un confronto sul mercato, un confronto non con un liberismo selvaggio, ma con regole chiare, perché bisogna anche tutelare i soggetti deboli della società; bisogna introdurre la concorrenza, bisogna liberare l’iniziativa. Non dimentichiamo, inoltre, che la normativa nazionale in itinere può stabilire dei vincoli per l’approvvigionamento, conservando un ruolo preminente all’ENEL.

Le strade saranno considerate pubbliche o private? E per strade mi riferisco alle linee elettriche sulle quali viene trasportata l’energia elettrica. Inoltre, non dimentichiamo che l’articolo 4 del DPR 235 del 1977, predispone che gli impianti sono trasferiti con decreto del Ministro per l’Industria, Commercio ed Artigianato, e pertanto, se l’ASPE non dà sufficienti garanzie di efficienza, non sarà emesso facilmente il decreto di trasferimento.

Io ho evidenziato molti aspetti e perplessità, condivise anche da molti consiglieri che mi hanno preceduto. Io concludo dicendo che questo disegno di legge è già vecchio, perché dovrà subito adeguarsi alle norme nazionali, che a loro volta devono adeguarsi alle norme dell’unione europea. Il problema grande si evidenzierà in un secondo tempo con il piano di distribuzione, dove si evidenzieranno i vari interessi in gioco; ma allora io sono sicuro che ci sarà un panorama legislativo nuovo.

Sui disegni di legge in esame, all’attenzione di quest’aula, manterrò la posizione di voto mantenuto in Commissione legislativa, e a tal riguardo concludo leggendo un passo della relazione del disegno di legge licenziato dalla Commissione che mi riguarda e sintetizza alcuni aspetti del mio operato: "Il consigliere Delladio si è dichiarato in linea di principio favorevole al disegno di legge, ha riconosciuto che sono stati accolti alcuni dei suoi emendamenti riguardanti la presenza di un rappresentante delle minoranze consiliari nel collegio dei revisori dei conti dell’ASPE, l’estensione dei soggetti che possono beneficiare della fornitura di energia elettrica derivante da concessione di grande derivazione, ove sono ricomprese anche le aziende di parificazione, così la garanzia della partecipazione tramite prelazione alle società di produzione di energia da parte dei Comuni. Ha annunciato un voto di astensione". Con questo chiudo il mio intervento, vi ringrazio.