SEDUTA DEL 30 GENNAIO 1997

Proposta di mozione n. 260, sugli interventi per il disinquinamento della fossa di Caldaro.

DELLADIO:

Premesso che:

"Art. 1 La manutenzione ordinaria e straordinaria della Fossa grande di Caldaro sarà gestita nel modo seguente:

a) dalla confluenza in Adige all’intersezione più a sud del confine amministrativo che si identifica con il ponte cosiddetto "delle Cesure", a carico del costituendo Consorzio territorialmente competente per i fondi ricadenti in Provincia di Trento;

b) dall’intersezione rappresentata dal ponte "delle Cesure" e per tutto il tratto a monte, a carico del costituendo Consorzio territorialmente competente per i fondi ricadenti in Provincia di Bolzano;

c) le spese per eventuali future opere di sistemazione della Fossa grande di Caldaro saranno a totale carico delle due Provincie per i rispettivi tratti di competenza manutentoria; le predette opere potranno essere eseguite direttamente e/o per concessione.

Gli interventi dovranno essere eseguiti in modo tale da assicurare il regolare deflusso delle acque e non potranno costituire pregiudizio al buon regime idraulico dei terreni;

d) le eventuali opere riguardanti la regolazione dello sbocco della Fossa grande di Caldaro in Adige saranno eseguite direttamente e/o per concessione della Provincia di Trento previo accordo con la Provincia di Bolzano, la quale concorrerà alle spese nella misura del 50%. La spesa per la eventuale manutenzione e gestione sarà ripartita fra i due costituendi Consorzi nella stessa misura.

Art. 2 La manutenzione ordinaria e straordinaria della Fossa di Carnedo e della Fossa Slitti, compresi i tratti che scorrono in provincia di Trento, saranno affidate al costituendo Consorzio territorialmente competente per i fondi ricadenti in provincia di Bolzano, il quale si assumerà a proprio carico anche l’intero ammontare della relativa spesa. Analogamente l’onere per eventuali opere di sistemazione degli stessi tratti dei corsi d’acqua andrà a carico della Provincia di Bolzano.

Art. 3 La Provincia Autonoma di Trento, quale titolare del diritto di proprietà dei tratti di fossa ricadenti nel territorio di sua competenza, autorizza il costituendo Consorzio competente per la provincia di Bolzano ad eseguire i lavori di manutenzione e le opere di cui al precedente articolo 2.

Art. 4 Tutte le opere idrauliche di interesse comune fra i due costituendi Consorzi che dovessero venire realizzate in futuro dovranno essere preventivamente valutate e discusse caso per caso fra le parti.

(...)

Art. 10 Le opere di bonifica di competenza della Stato e della Regione, che per effetto del D.P.R. 20 gennaio 1973, n. 115, sono state trasferite al rispettivo demanio delle Provincie di Trento e Bolzano e già concesse in uso al Consorzio di Bonifica "Monte-S. Michele" sono concesse in uso ai costituendi Consorzi di bonifica competenti per i rispettivi comprensori ricadenti nelle due provincie. Fanno eccezione le opere di cui all’Art. 2 della presente convenzione.";

"Art. 2 Il consorzio espleta le funzioni e i compiti che gli sono attribuiti dalla legge e dall’autorità competente, ovvero che siano comunque necessari al conseguimento dei propri fini istituzionali.

In particolare provvede:

a) alla progettazione ed all’esecuzione delle opere di bonifica di competenza del proprio bacino, nonché di ogni altra opera pubblica di interesse del Consorzio od a questo attribuita;

b) alla manutenzione ordinaria e straordinaria e all’esercizio delle opere pubbliche di bonifica del bacino, nonché delle altre opere di interesse del consorzio;

c) ad assumere, a termini delle legge 12 febbraio 1942, nr. 183, l’esecuzione e la manutenzione delle opere di interesse comune a più proprietà, di quelle occorrenti a dar scolo alle acque rivolte ad eliminare pregiudizio sulle opere di bonifica;

d) alla progettazione ed esecuzione delle opere di miglioramento fondiario, volontarie ed obbligatorie comuni a più fondi e al conseguimento delle relative provvidenze pubbliche;

e) all’esecuzione, su richiesta per conto dei proprietari consorziati, delle opere di cui alla precedente lettera d) nonché alla manutenzione delle medesime, sempreché in quest’ultimo caso, l’intervento presenti interesse ai fini della funzionalità delle opere pubbliche o comuni;

f) ad assumere le funzioni di utilizzazione idrica ai sensi e per gli effetti della vigente legislazione;

g) alla realizzazione di iniziative necessarie alla difesa ecologica e territoriale del Consorzio;

(...)

Art. 9 Indizione delle elezioni. Le elezioni del Consorzio dei delegati sono indette dal Presidente del Consorzio, previa deliberazione del Consiglio, mediante avviso di convocazione da pubblicarsi nell’albo consorziale almeno 60 giorni prima di quello fissato per le votazioni.

Entro il predetto termine l’avviso di convocazione è pubblicato con manifesti murali da affiggersi al pubblico nei comuni e nelle frazioni di giurisdizione del Consorzio.

L’affissione del manifesto è ripetuta almeno sette giorni prima di quello fissato per le votazioni e, se ritenuto opportuno, può essere pubblicato un avviso su quotidiani di larga diffusione locale. L’elezione ha luogo normalmente ogni cinque anni."...;

Analogo discorso vale per il rio Coste, il quale versa in condizioni analoghe alla fossa di Caldaro, mostrando una III classe di qualità microbiologica e una IV classe chimica. Tuttavia è doveroso far notare che c’è stato un leggero miglioramento: i colli fecali sono diminuiti, come media annuale, del 54.3% rispetto al ‘92 e del 68.3% rispetto al ‘91, favorendo il salto di una classe di qualità. Analoga situazione si presenta per la qualità chimica, che beneficia soprattutto del sensibile miglioramento del BOD5. (...) Non mancano, comunque, elementi di preoccupazione in alcune acque, soprattutto la Fossa di Caldaro e il Rio Coste, i quali, per ragioni diverse, soffrono notevolmente la pressione delle attività umane sul territorio da essi attraversato."

Pubblicazione alla quale hanno collaborato il "Servizio protezione ambiente", il "Servizio per l’Igiene e la Sanità pubblica", il "Settore operativo per le attività di Laboratorio medico-biotossicologico", i "Settori operativi per l’igiene pubblica e la prevenzione ambientale", l’"Ex Stazione Sperimentale Agraria Forestale S. Michele a/A, il "Servizio Statistica" e il "Servizio Acque pubbliche e Opere idrauliche".

Impegna

Il Presidente della Giunta provinciale

  1. ad intervenire presso la Provincia autonoma di Bolzano affinché le industrie operanti nella zona limitrofa alla Fossa di Caldaro installino urgentemente gli opportuni impianti di depurazione per le acque reflue da loro prodotte e, più in generale, si rimuovano tutte le cause di inquinamento oggi esistenti e gravanti nella Fossa di Caldaro per quanto di competenza altoatesina.

Signor Presidente, voglio richiamare per il fatto che manca l’assessore competente, e siamo in tre o quattro consiglieri presenti in aula. Io chiedo a questo punto una sospensione del punto. Grazie.

(...)

DELLADIO: A suo tempo, oltre alla mozione, avevo presentato anche una interrogazione al Presidente della Giunta provinciale per sapere quali provvedimenti si intendono adottare in tutte le sedi affinché si rimuova tempestivamente la situazione di inquinamento oggi esistente nella fossa di Caldaro. La risposta è pervenuta circa due mesi dopo ed è opportuno leggerla, è datata 23 febbraio del 1996. Per quanto riguarda la fossa di Caldaro il Presidente della Giunta dice: "che è oggetto di periodici controlli che si collocano all’interno di una rete di monitoraggio dei corsi d’acqua principali dell’intero territorio provinciale. In particolare, per quanto riguarda la fossa di Caldaro, sono stati individuati due punti di controllo posizionati rispettivamente in entrata al territorio provinciale e alla fine del suo corso, prima dell’immissione nel fiume Adige. Tale monitoraggio è stato inoltre affiancato da uno studio finalizzato alla ricerca di eventuali contenuti di fitofarmaci, sia nelle acque che nei fanghi di fondo del corso d’acqua, il quale è stato condotto nel corso 1991 e del 1993 nelle aree a maggior vocazione agricola, mantenendo anche in questo caso i due punti di controllo sulla fossa di Caldaro.

Vi è da aggiungere che in occasione di episodi che segnalazioni di inquinamento del corso d’acqua, sono inoltre stati effettuati, a cura sia dell’Agenzia provinciale per i servizi sanitari che del Servizio protezione ambiente, dei campionamenti estemporanei delle acque della fossa di Caldaro. L’esame dei dati a disposizione, scaturenti dai diversi controlli effettuati, rivela un degrado della qualità delle acque della fossa di Caldaro, alla quale viene attribuita la quarta classe di qualità, corrispondente ad un ambiente molto inquinato sia sotto l’aspetto chimico che microbiologico.

E’ bene comunque sottolineare che la qualità delle acque risulta compromessa già prima di entrare nel territorio provinciale e che nel tratto di percorrenza nella provincia di Trento subisce un miglioramento di qualità tale da riportare il corso d’acqua, prima della confluenza nel fiume Adige, alla terza classe, corrispondente ad una qualità comunque scadente e ad un ambiente ancora molto inquinato.

Continuo l'interrogazione che da parte del Servizio protezione ambientale è’ stato informato l’Ufficio tutela dell’acqua della Provincia autonoma di Bolzano dei frequenti fenomeni di inquinamento a cui è soggetta la fossa, affinché fossero effettuati i necessari controlli ed attuati i conseguenti provvedimenti finalizzati al risanamento delle acque della fossa di Caldaro.

Da parte dell’Ufficio tutela dell’acqua della provincia autonoma di Bolzano è stato recentemente confermato che nel corso della primavera ‘96 potrà entrare in esercizio l’impianto di depurazione di Termeno, al quale verranno addotte le pubbliche fognature della zona attraversata dalla fossa in questione con conseguente disattivazione degli scarichi sia di tipo civile che produttivo (cantine, distillerie ed altro) in essa recapitati, determinando un miglioramento della qualità delle acque. Solo uno studio successivo della fossa di Caldaro permetterà di conoscere l’efficacia di tale intervento e di valutare la necessità di adottare ulteriori e specifici provvedimenti".

Questa era la risposta datata 23 febbraio 1996 all’interrogazione sull’inquinamento della fossa di Caldaro. Allora noi a questo punto riscontriamo alcuni dati: già nel 1991 esisteva l’inquinamento, che è stato sollevato come argomentazione nel dicembre del 1995, con una interrogazione dal sottoscritto; anche altri consiglieri hanno presentato altri documenti analoghi. C’è stata la risposta del 23 febbraio del 1996 dell’assessore all’interrogazione che conferma l’inquinamento, ed arriviamo al 23 giugno del 1996 e all’8 dicembre del 1996, quando troviamo degli articoli di giornali che confermano ancora l’inquinamento di questo tratto di corso d’acqua.

Se noi andiamo a vedere il quotidiano locale "Alto Adige" del 23 giugno 1996, titolava, "Fossa di Caldaro: l’inquinamento è alto atesino". Questo articolo conferma, come ho già detto, la situazione precedente, e pertanto vuol dire che poco è stato fatto a livello di Provincia autonoma di Bolzano per limitare e per far scomparire questo inquinamento su questo tratto di acqua. Si scriveva allora, parlo del 23 giugno del 1996, che i monitoraggi della provincia evidenziano l’inquinamento che deriverebbe dalle reti fognarie dalla zona di Termeno e Caldaro, che risultano prive di un idoneo sistema di depurazione delle acque reflue. Questo articolo faceva riferimento alla risposta ad un’altra interrogazione, che è stata presentata a suo tempo in Consiglio provinciale, e la risposta continua dicendo: "per gli scarichi inquinanti che si verificano occasionalmente tramite il sistema fognario da parte di cantine e distillerie della zona, aggravando una situazione già critica". Pertanto sono solo conferme di una situazione che da anni esiste e non è mai stata risolta. Quanto ai guai derivanti da Bolzano, dovrebbero risolversi entro l’anno, con l’entrata in funzione dell’impianto di depurazione che tratterà i reflui fognari di Caldaro e Termeno.

Allora abbiamo visto che già nella risposta mia si evidenziava il fatto che sarebbe stato costruito un impianto di depurazione, anche nel giugno del 1996. Altrettanto troviamo in altre considerazioni dell’8 dicembre del 1996, sul quotidiano locale "Adige", a seguito di un intervento, nel Consiglio comunale di San Michele, da parte di esponenti locali. A quel tempo erano partite anche delle lettere dai rappresentanti locali della zona nei confronti della Provincia di Bolzano nelle quali si metteva in evidenzia il pericolo per la salute pubblica ed il danneggiamento in maniera irreparabile della fauna ittica. Pertanto anche in questo caso, l’8 dicembre 1996, è stato confermato l’inquinamento, ma nulla è stato fatto.

In un lettera di risposta agli amministratori locali il Presidente del Consorzio di bonifica, il signor Osvald Sciffer, diceva che: "Vi informiamo che finalmente sono iniziati i test di prova del depuratore di Termeno, che dovrebbe entrare in funzione a pieno regime nella primavera del prossimo anno". Allora, questa primavera del 1997 dovremmo vedere realizzata quest’opera, un’opera che costa sessantanove miliardi e che dovrebbe depurare le acque di Termeno, Caldaro, Ora, Egna, Trodena, Montagna con le relative frazioni. Concludeva l’articolo dicendo che non rimane dunque che attendere la prossima primavera, turando il naso ancora per qualche mese in attesa che entri finalmente in funzione l’agognato depuratore.

Altro articolo, e per finire il capitolo sull’inquinamento della fossa di Caldaro, articolo recentissimo del 6 gennaio del 1997. Una notizia attinente la fossa di Caldaro, che fa accapponare un po’ la pelle. Abbiamo visto che non esiste solamente un inquinamento di tipo industriale ascrivibile alle distillerie ubicate in provincia di Bolzano, ma vediamo che un signore, un artigiano di Termeno, ha versato del gasolio nella fossa di Caldaro. Per giunta questo signore era un pompiere volontario, pertanto probabilmente manca un po’ di cultura ambientalista e di tutela del nostro patrimonio che dobbiamo tramandare ai nostri figli. Diceva l’articolo del 9 gennaio 1996 che questo signore ha scaricato, secondo la sua versione inavvertitamente, una cinquantina di litri di gasolio in un ruscello che lambisce la zona artigianale di Tormeno, provocando un allarme ecologico di vasta portata in tutta la zona che va da Termeno alla Piana Rotaliana. L’uomo è stato denunciato a piede libero ed è in attesa di processo; molto probabilmente, si diceva, il pompiere distratto dovrà pagare una multa assai salata.

In conclusione, noi vediamo una cosa: che dall’anno 1991 al dicembre 1995, periodo nel quale sono stato interessato al problema, nulla è mutato: l’inquinamento è confermato da prese di posizione di amministratori locali e dallo stato delle cose. Io ritengo che non sia concepibile che la Provincia di Bolzano eluda completamente le esigenze, le aspettative dei cittadini abitanti al di là di confini magari tracciati solamente sulla carta. Parliamo tanto di Regione, e pertanto se noi abbiamo rispetto per gli altotesini anche loro devono avere rispetto per noi e per il nostro territorio. Così vale questo discorso per i francesi nei confronti degli italiani per quanto riguarda le centrali atomiche che sono ubicate a ridosso dei confini.

Occorre, a mio avviso, un intervento forte e deciso da parte della Provincia autonoma di Trento nei confronti dei colleghi della Provincia di Bolzano, in quanto non si può più tollerare una situazione del genere. Per questo io ho presentato un documento analogo in Consiglio regionale, per mettere di fronte alle proprie responsabilità i colleghi di Bolzano che, a mio avviso, con menefreghismo e superficialità hanno affrontato la questione.

Concludendo voglio dire che - e il collega assessore Leveghi ha recepito - abbiamo concordato la variante al dispositivo, e pertanto chiedo all’aula che venga votato favorevolmente e do la lettura dello stesso. Il dispositivo è variato sotto pochi punti, ed è così sostituito: