b) proposta di mozione numero 433, sulla rappresentanza consiliare della Provincia autonoma di Trento in seno alla Commissione bicamerale per le riforme costituzionali;
c) proposta di mozione numero 436, sulla riforma costituzionale dello Stato in senso federale.
DELLADIO: Grazie signor Presidente. Egregi colleghi. anchio intervengo su queste mozioni, anche perché sono firmatario della mozione numero 436, in tema di riforma costituzionale dello Stato in senso federale.
Arriviamo unaltra volta in ritardo. Osserviamo, come è stato fatto notare, lassenza del Presidente Andreotti, perché è convocato a Roma in Commissione bicamerale per unaudizione; arriviamo in ritardo, dicevo, perché il documento, o i documenti che approveremo oggi, non serviranno al Presidente Andreotti.
Inizio il mio intervento ricordando laudizione sul progetto di carta europea dellautonomia regionale, presentata il 27 e 28 febbraio di questanno presso il Consiglio regionale della Toscana. In quella occasione erano presenti altri colleghi, il collega Fedel, il collega Montefiori di Bolzano, e Di Puppo. In tale convegno si è discusso in merito alla risoluzione numero 37 del 1996, relativa alla Carta europea dellautonomia regionale, risoluzione discussa ed approvata dalla Camera delle Regioni il 3 luglio del 1996 ed adottata dalla Commissione permanente del congresso il 5 luglio dello stesso anno.
Il congresso dei poteri locali e regionali dEuropa, organo istituzionale del Consiglio dEuropa, da non confondere con il Consiglio europeo dei Ministri dellUnione europea, approvava in via provvisoria il progetto di carta europea dellautonomia regionale ed incaricava un gruppo di lavoro di raccogliere dei pareri e di consultare tutte le regioni europee sul progetto di questo documento, tramite lassemblea delle regioni dEuropa e del Consiglio dei Comuni delle Regioni dEuropa, in modo da presentare il documento conclusivo nella quarta sessione, che si terrà nel 1997, la cui adozione sarà raccomandata al comitato dei Ministri (parliamo a livello europeo). Tale progetto, tale documento costituisce la prima rilevante affermazione, a livello europeo, dellautonomia delle Regioni nellambito dei rispettivi Stati nazionali.
Cosa è emerso in quellincontro? Quali impressioni io ho avuto? Le autonomie regionali sono ottimali per gestire e realizzare le politiche europee in unottica che possa prevedere accordi fra Regioni per lo sviluppo di aree più vaste, considerando anche che le regioni in Europa sono molto diverse tra loro, perché esistono molti livelli intermedi, ossia esistono due, tre, quattro tipi di livelli territoriali nei diversi stati. Questo documento, che ho ricordato e che è in fase di discussione, è una convenzione quadro che pone dei principi base senza andare nel dettaglio, in modo da evitare contrasti fra istituzioni regionali e autonomie locali e, rispettivamente, fra i documenti prodotti da questi enti - la carta per esempio delle Regioni e la carta delle autonomie locali - che sono documenti complementari e non in concorrenza fra loro.
Una domanda è emersa, è stata fatta in quella occasione: qual è la definizione di Regione? Da molto tempo esiste il problema ed è un problema base, che deve essere risolto al fine di vedere ratificato il documento dai rispettivi stati nazionali. Voglio ricordare come sono definite le autonomie regionali su questo documento.
Per autonomia regionale si intende il diritto e la capacità effettiva degli enti territoriali più vasti allinterno di ogni stato, dotati di organi eletti, posti tra lo stato e gli enti locali, che godono sia di prerogative di autogoverno, che di prerogative di carattere statale, di gestire, sotto la propria responsabilità e nellinteresse della popolazione, gran parte degli affari di pubblico interesse, particolarmente allo scopo di favorirne uno sviluppo regionale durevole. Poi, la definizione dellautonomia regionale continua dicendo che la portata dellautonomia regionale è determinata dal diritto interno di ogni stato, nel rispetto delle disposizioni della presente carta.
Nei vari interventi che ho potuto ascoltare, sono state formulate delle richieste. La prima richiesta era quella di autonomia legislativa, e vi ripropongo una estrema prudenza su questo argomento, perché si è visto che stati come la Francia e la Gran Bretagna, unitari, non concepiscono che le regioni legiferino per loro conto. Le regioni in questi Stati non hanno potere legislativo; ad esempio, per i territori doltre mare, per quanto riguarda la Francia, è prevista una procedura di iniziativa legislativa, ma non hanno potere legislativo; è riconosciuto invece un forte potere organizzativo, in tema di formazione professionale, di scuola ed anche in tema giudiziario.
E stato ricordato in quellintervento il principio di sussidiarietà, che tutti noi conosciamo e che più volte è stato ricordato in questaula, e non è stata mai messo in discussione la sovranità e lintegrità territoriale, puntando su una solidarietà per promuovere uno sviluppo equilibrato fra le varie zone degli Stati. In quella occasione è stata richiesta una piena competenza legislativa sulle diverse materie di Governo, con la sola riserva in materia di difesa, giustizia ordinaria, politica economica nazionale e monetaria, politica estera, intesa come rapporti internazionali. Pertanto, i simboli spada, toga, moneta e bandiera rimangono allo stato centrale, mentre il resto viene assegnato alle Regioni.
Ho riscontrato che oggi il federalismo europeo viene concepito come un forte regionalismo, una forma accentuata di decentramento dello Stato verso la sua periferia. La Regione dovrebbe diventare lente strategico in una riforma degli stati, un ente capace di valorizzare maggiormente - e la nostra in modo particolare, perché è nata molti anni prima delle Regioni a statuto normale, conseguendo unesperienza preziosa - i valori etici, etnici, morali e culturali, valorizzando le tradizioni nel loro contesto storico. In conclusione di questa mia esposizione, in questa mia esperienza ho rilevato che noi, come Regione e Province speciali, Province autonome, siamo ad un livello avanzato, non solo in Italia, ma in tutta Europa, soprattutto per quanto riguarda lautonomia legislativa.
Visti gli obiettivi e le problematiche, che sinteticamente ho espresso, esistenti in Europa, voglio passare adesso a parlare del nostro documento che si richiama ai lavori della Bicamerale. La Commissione bicamerale non è la soluzione ottimale; la Costituente sarebbe il metodo migliore per ottenere concreti risultati, mentre la bicamerale è una strada subordinata per cercare una nuova forma di Governo e di Stato.
Nel panorama politico attuale, rilevo e rileviamo due accordi per quanto riguarda la bicamerale: nel primo accordo vediamo una Forza Italia, un PDS ed altre forze politiche che hanno accettato incarichi di presidenza ed altro nei vari gruppi di lavoro, o comitati di settori corrispondenti ad altrettanti temi portanti della revisione della seconda parte della Costituzione, in tema di forma di Stato, di forma di Governo, di garanzie e di Parlamento. I comitati di settore hanno compito istruttorio, hanno un presidente e un relatore, provvedono alle audizioni di esperti delle forze sociali e degli enti, le regioni e le province. Abbiamo visto che sono già iniziate le audizioni, perché il nostro Presidente Andreotti è a Roma, proprio convocato per questo scopo. Dicevo: i comitati di settore hanno compito istruttorio e provvederanno alle audizioni di tutte le componenti, anche sociali, coinvolte nella riforma che si va preparando. Le modifiche della Costituzione dovranno riguardare la stabilità, la forza, la capacità di Governo dellesecutivo e la decisiva funzione di controllo del Parlamento. Se ci sarà lealtà e coerenza, ponendo come fine il bene del Paese, si potrà garantire un futuro sereno alle generazioni future.
Un secondo accordo si scopre allorizzonte. Dicevo che ce nerano due: uno che riguardava la bicamerale ed uno non proprio la Bicamerale. Questo secondo accordo, che non coinvolge la Commissione bicamerale, è importante per lo sviluppo del Paese. Lintesa strategica per lEuropa e per il mantenimento dellItalia nei mercati dovrebbe prevedere lesclusione di nuove imposizioni fiscali e la riduzione, con senso di giustizia e nel senso dellefficienza del nostro sistema economico, della spesa sociale improduttiva. Questo non vuol dire annullare lo Stato sociale, che si fonda sul dovere sociale di intervenire per soddisfare le situazioni che non permettono ad una parte di cittadini di avere una vita dignitosa. Lo Stato sociale non deve essere però assistenziale, che serve ad ottenere consenso politico elettorale.
E improrogabile una riduzione della spesa e del contenimento della inaudita pressione fiscale sulle imprese e persone. La Commissione bicamerale dovrà analizzare quale federalismo possibile si potrà applicare allItalia. Prima di tutto, però, si dovrà capire e chiarire la parola "federalismo" che circola in Italia come panacea di tutti i mali, come una metafora della modernità e come una soluzione ottimale perpetua. E una parola che ha il massimo di indeterminatezza, per questo occorre dare ad essa un contenuto reale, che serva a concretizzare questo ideale con un progetto verificabile, magari modificabile nel tempo.
Se analizziamo la parola federalismo scopriamo che ha la radice in "foedus", che in latino significa patto, un accordo tra pari che unisce. Lunità dItalia del secolo scorso si può identificare in un processo federalista, perché si è unito il diviso, in maniera più o meno democratica, che ha portato però solo il centralismo. Paradossalmente, il federalismo realizzato in Italia è il centralismo.
Federalismo è anche soprattutto federalismo fiscale, ma largomento ci porta lontano e sicuramente nei venti minuti che abbiamo non si riesce ad esporre anche questo concetto. Avremo sicuramente altre occasioni per approfondire questo aspetto importantissimo per uno sviluppo economico armonico nuovo in un contesto europeo. In questa occasione, in questa sede, in questo momento è opportuno ancora una volta ricordare la bozza di Costituzione presentata ed approvata allunanimità nel 1993 dalla Lega Nord, per poi essere abbandonata definitivamente.
Una formula fatta propria dal Polo era confederalismo, non era secessione: era un modello che univa le diversità in una cornice presidenzialista, dove i poteri distribuiti erano bilanciati. Il termine presidenzialismo, molte volte usato in senso spregiativo, vuole essere inteso come elezione diretta del vertice dellesecutivo. Sul piano costituzionale le soluzioni possono essere più di una. Limportante è garantire al cittadino la libertà di scelta. In quel progetto - e mi riferisco a quello del lontano 1993 - in quel progetto, dicevo, un ruolo determinante era riservato alle Regioni e Province autonome nella Camera, o Senato delle Regioni. Ed ancora in quel progetto le Regioni a statuto speciale avevano una posizione particolare, collocate a rotazione nellesecutivo nazionale.
Ho consultato i vari documenti licenziati dai vari organismi esistenti da molti anni e che analizzano le possibili riforme da attuare in Italia. Troviamo una montagna di carte, che si uniscono alle centinaia di proposte di legge, presentate dalle forze politiche in Parlamento o in Commissione bicamerale. Se noi vediamo, esiste la conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome, la conferenza Stato-Regioni, la conferenza Stato-città-autonomie locali, il tavolo delle regole costituito fra Regioni e Province, comuni ed altre.
Voglio ricordare a questaula che, dalle ultime notizie che ho avuto, le proposte di legge di revisione degli statuti speciali non sono state accolte in Commissione bicamerale, ma sono state rispedite alla Commissione affari costituzionali. Cosa vuole dire? Vuol dire che non saranno trattate le revisioni degli statuti di autonomia e lunico momento in cui, in Commissione bicamerale, si affronterà il problema che ci riguarda, è quando si tratterà dellarticolo 116 della Costituzione: momento importante, dove i nostri rappresentanti dovranno farsi sentire.
Dicevo di questi organismi, di queste conferenze. Queste conferenze si sono riunite in moltissime località dItalia: Bolzano, Roma, Caprarola, Cagliari, Aosta; ogni due mesi si radunavano o si radunano, a Torino, Venezia, Trieste, Milano e per ultimo Firenze. Questo solo dal 1993 fino adesso. In ogni località è stato prodotto un documento, documenti simili ma tutti differenti, anche per poche variazioni, fra loro. Per questo motivo occorre ricordare i principi sui quali la Commissione bicamerale dovrà muoversi, cioè le linee guida da suggerire alla stessa da parte dei nostri rappresentanti al governo della Provincia e della Regione; le linee guida che i nostri rappresentanti parlamentari e membri della bicamerale dovranno seguire.
La mozione che ho sottofirmato assieme ad altri consiglieri, ricorda documenti di principio che il Consiglio regionale e provinciale hanno votato negli ultimi tempi e voglio ricordare questi documenti e alcuni passi contenuti negli stessi. Per esempio: la mozione numero 96, approvata dal Consiglio della Provincia autonomia di Trento nella seduta del 31 gennaio 1996, dove si riafferma la validità dellente Regione e si impegna a difendere, a valorizzare e sviluppare il ruolo dellistituto regionale, che si fonda sullo statuto di autonomia, nel quadro delle proposte di riforma costituzionale presentate al Parlamento.
La mozione del Consiglio regionale votata nella seduta del 14 febbraio del 1996, dove si riafferma il ruolo storico della Regione Trentino Alto Adige, quale elemento fondamentale nel quadro istituzionale, come determinato a seguito degli accordi di Parigi e della legislazione costituzionale, che su quella base è venuta formandosi, al fine di garantire la convivenza dei gruppi linguistici e per lo sviluppo dellintera comunità regionale.
Lultima risoluzione è del 4 febbraio 1996 a Trento, da parte dei Presidenti dellassemblea e dei Consigli delle Regioni Province autonome e dei Presidenti delle Giunte della Regione Trentino Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, nella quale si riconoscono le autonome speciali. Per qualsiasi approvazione e modifica degli statuti bisogna sentire gli organi assembleari, rappresentativi delle rispettive popolazioni e, per quanto riguarda il regolamento del funzionamento della commissione parlamentare per le riforme costituzionali, è stato chiesto che fosse previsto il concorso ai lavori di una rappresentanza delle autonomie speciali. Argomenti che mi trovano completamente daccordo.
Altri documenti importanti: il voto in Consiglio regionale del 19 febbraio 1991, ancora, dove la riforma dello Stato federale doveva tenere conto delle esigenze specifiche delle Regioni a statuto speciale ed, in particolare, della Regione Trentino Alto Adige, della Provincia autonoma di Trento, di quella di Bolzano, come dallaccordo internazionale di Parigi e il documento, sottoscritto dai maggiori esponenti del Polo delle libertà competenti in tema di riforme istituzionali, di cui voglio ricordare alcuni passi.
In questo documento, che è stato presentato poco tempo fa alla stampa, il 21 gennaio 1997, si parla di responsabilizzazione degli enti locali e delle Regioni, dando a queste ultime la piena autonomia legislativa. Si diceva, in quella occasione, che la Regione è un progetto politico per il futuro, per la nuova Europa che si sta costruendo. In questo contesto si riteneva che lesperienza delle cinque Regioni, nelle quali sono stati attuati speciali statuti di autonomia, sia stata e continui ad essere una esperienza di grande rilevanza democratica e di particolare valore riconosciuto anche a livello internazionale. Poi si parlava di Regione, laddove al comitato delle Regioni venivano concesse possibilità di tipo deliberante, non solo consultivo, in modo da porre accanto agli stati gli attori, non secondari, che sono le Regioni.
Lesperienza dello statuto speciale di autonomia, concesso alle popolazioni della Regione Trentino Alto Adige e delle Province di Trento e di Bolzano, deve costituire un valore e un modello di straordinaria importanza per risolvere i rapporti fra gruppi etnici e linguistici diversi.
Lultimo concetto contenuto in questo documento è che alle Regioni a statuto speciale, alle Province autonome di Trento e di Bolzano, data la fonte costituzionale delle loro attribuzioni, dovrà essere assicurato che eventuali modifiche saranno sottoposte a verifiche preventive ed opportune intese.
Ultimo documento importante, a mio avviso, perché nel primo articolo troviamo i concetti basilari sui quali muoverci, è una proposta di legge costituzionale, di iniziativa regionale, ricordata nella mozione che ho sottofirmato. Allarticolo 1 si diceva che alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia e alle Valle dAosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, con competenze esclusive nelle materie non riservate allo stato secondo statuti speciali, adottati con legge costituzionale e su proposta di ciascuna Regione.
Presentando e ricordando questi documenti, ho evidenziato il mio pensiero per quanto riguarda le modifiche che dovrebbero essere apportate alla Costituzione italiana tutelando, come dicevamo, la Regione Trentino Alto Adige e le Province autonome rispettive.
Prima di concludere, voglio fare ancora alcune considerazioni varie. Una prima considerazione: gli italiani non sono preoccupati delle riforme; questa preoccupazione in un ordine di valori e di priorità è posta solamente al settimo posto. I problemi assillanti della comunità italiana, dei cittadini, le preoccupazioni si evidenziano nella disoccupazione, nei problemi di ogni giorno, nelle tasse, nella pressione fiscale. Le regole mettono ordine ai problemi, ma non li risolvono.
Altro concetto. Non capisco una cosa: come la Lega Nord presenti una mozione in Consiglio? Va bene, per sollevare dei concetti, però poi ritira i propri rappresentanti dalla bicamerale. Ma non capisco, allo stesso modo, come il PDS difende la Regione a parole e poi sottoscrive patti con la SVP per differenziare il sistema elettorale.
Concludendo, è necessario procedere alla riforma dello Stato, del sistema delle autonomie, partendo dalle Regioni e dalle province autonome attuali, rafforzando le loro competenze. Non è concepibile una ripartizione artificiale ed arbitraria del territorio dello Stato basata solo su indicazioni economiche e finanziarie, escludendo gli elementi storici, geografici, culturali, sociali, anche economici e soprattutto la volontà dei cittadini interessati. E fondamentale salvaguardare in modo esplicito le autonomie speciali, per le specificità culturali e per i diritti delle minoranze presenti sul territorio.
Se non riusciremo a trasmettere questi valori, che si manifestano anche con unoculata gestione delle risorse e con una intelligente programmazione socio-economica, saremo perdenti. Ma, quello che è peggio, lesperienza autonomistica accumulata nel tempo, nel bene e nel male, sarà cancellata.
Vi ringrazio dellattenzione.