b) disegno di legge n. 60: "Linsegnamento delle lingue straniere nella provincia di Trento";
DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, il Trentino è sempre stato terra di confine, cuscinetto tra mondo latino e mondo germanico; è sempre stato terra di confronto, di mediazione e di incontro fra culture diverse, pertanto patria di lingue diverse, tedesco, ladino, italiano con i rispettivi dialetti. Una terra, quella del Trentino, tanto amata quanto odiata; una terra utile e fedele come, ad esempio, controllo dei transiti. A tal riguardo è importante ricordare che al principe vescovo di Trento, Nicolò da Brno, nel 1339 era stato assegnato il simbolo dellaquila di San Vinceslao, che è il protettore della Boemia, che era il paese dellimperatore: il Re di Boemia, Giovanni conte di Lussemburgo. Un diploma trovato da padre Frumenzio Ghetta nel 1971 e fatto proprio dalla Provincia autonoma di Trento nel proprio stendardo e nel proprio vessillo. E importante - permettetemi una piccola divagazione - ricordare la differenza che esiste tra questo stemma, assegnato originale dallimperatore al principe vescovo di un tempo e quello adottato dalla Provincia. I due simboli differiscono perché loriginale è senza artigli, quello della Provincia autonoma di Trento presenta artigli per avere una figura, probabilmente, più aggressiva e più completa.
Dicevo, che il Trentino è stata una terra amata dai propri governanti, dai propri cittadini, ma allo stesso tempo una terra di cui non fidarsi e faccio riferimento alle liste di nominativi compilate dalla polizia austriaca nel 1914 di persone politicamente sospette, persone che dovevano essere subito allontanate perché potenziali irredentisti. Persone che sono state confinate per esempio a Katzenau nella brughiera dei gatti, campi di concentramento per queste persone. E fra i numerosi cittadini, maestri, avvocati, commercianti, osti ed altro, troviamo anche il vescovo Endrici del tempo e numerosi preti trentini. Una popolazione, quella del Trentino, di confine che ha patito sofferenze e che si è sempre rapportata con lesterno con saggezza e con fiero autogoverno, pensiamo alle comunità territoriali, alle vicinie, alle regole sparse su tutto il territorio. Ricordo, perché ne faccio parte, la Magnifica Comunità della Val di Fiemme alla quale con orgoglio appartengo. Importante è ricordare un periodo storico della nostra Provincia, il periodo di dominazione asburgica del Trentino. LOttocento è il secolo che vede il Trentino inserito nellimperial regio dominio asburgico. Forte importanza hanno soprattutto gli ultimi decenni dellXVIII secolo, nei quali si ha la nascita della scuola pubblica in seguito alla fondamentale riforma teresiana del 1774, che ha posto le basi affinché alla vigilia della prima guerra mondiale si riscontri la più bassa percentuale di analfabetismo al mondo, pari allo 0,1 per cento, e questo dato lo si può riscontrare dal libro, stampato nel 1979, di Clara Marchetto dal titolo "Non cè storia del Trentino senza il Tirolo". Cè da dire che già nel 1500 nel Trentino esistevano scuole pubbliche nei centri più importanti. Il popolo partecipava attivamente alla vita amministrativa e per questo era interessato a conoscere, sapere e saper scrivere, anche per difendere i propri diritti. E utile ricordare che molte persone provenienti da fuori Provincia rimanevano sbalordite del fatto che la gente sapeva leggere e scrivere, e se si consultano i documenti prodotti nelle nostre comunità di valle, se andiamo a vedere le carte di dote, le carte di eredità, gli accordi vari ed altro, si riscontra - nella microstoria locale delle nostre comunità paesane - che pochissime sono le croci apposte come firme in calce a questi atti, pertanto lanalfabetismo era molto limitato.
Le riforme scolastiche nella nostra provincia hanno inizio con il regolamento scolastico generale emanato nel 1774 dallimperatrice Maria Teresa e a seguire nel 1775 con la prima Scuola Normale del Tirolo nella cittadina di Rovereto, avamposto della cultura tedesca verso sud. Questi territori trentini erano denominati "confini dellimpero". Già a Rovereto nel Settecento esistevano due Accademie, quella dei Dodonei, fondata nel 1730, e quella degli Agiati del 1750, punti di incontro e di scambio letterario famosi in tutto limpero. Litaliano o il volgare era la lingua prevalentemente parlata ed adottata nella scrittura. Il tedesco era più o meno conosciuto, ma solo una piccola parte dei cittadini trentini lo conosceva, quei cittadini che avevano contatti quotidiani di commercio con le zone dellimpero Austro-ungarico, e quei cittadini chiamati in ferma obbligatoria - che durava tre anni in quel tempo - come soldati dellimperatore, ed in quelloccasione apprendevano una lingua diversa dalla loro: il tedesco. Il tedesco venne imposto come lingua amministrativa dellimpero da Giuseppe II alla fine del XVIII secolo, e fu adottato nelle istituzioni politiche, finanziarie e nei tribunali dallUngheria fino a noi, fino al Tirolo.
Ora ci troviamo di fronte ad un altro Giuseppe II, Vincenzo Giuseppe II, che ci impone lo studio della lingua tedesca nella scuola elementare. A quel tempo limposizione non trovò realizzazione, perché in Trentino si parlò, anche nellamministrazione, sempre litaliano, fino ai tempi nostri. Possono esistere delle isole linguistiche, però questa è la realtà. Nel 1848 cè il salto di qualità con la pubblicazione delle leggi imperiali in nove lingue: tedesco, italiano, polacco, ceco, sloveno, rumeno, serbo, ungherese e rumeno, e successivamente nel 1867 è riconosciuta nella Costituzione lequipollenza, lequiparazione delle lingue usate sulle parti di territorio nella scuola, nellamministrazione e nella vita pubblica.
Perché ho detto questo, facendo riferimento alla storia della mia e della vostra terra? Perché dalla storia si può trarre insegnamento. Quali considerazioni voglio evidenziare da questa piccola premessa? Primo punto che non si possono imporre scelte linguistiche. Limposizione è controproducente e fa nascere uno spontaneo rigetto ed opposizione. Un altro aspetto è che la cultura è convivenza, è pluralismo e libertà di scelta è poter costruire il proprio futuro. Ogni cittadino, sono convinto, deve poter esprimere liberamente unautonoma scelta di appartenenza culturale, ancora più in una realtà come quella del nostra provincia dove da sempre, in nessuna epoca storica, non cè mai stata unegemonia culturale del mondo tedesco, anche se alla fine del Settecento funzionassero alcune classi tedesche e nellOttocento siano istituite scuole tedesche nei soli comuni di madrelingua riconosciuta come germanica. Non dimentichiamo che allo stato attuale esiste la salvaguardia delle etnie di origine tedesca del Trentino, per non parlare del ladino, dove esistono norme di attuazione, non ultima la legge che abbiamo approvato, con il mio voto positivo, ultimamente. Anche in quella sede ho evidenziato il fatto che lobbligatorietà dellinsegnamento del ladino nella scuola non era una cosa positiva, sarebbe stato importante rendere facoltativa la scelta di studio della lingua ladina.
Mi si può obiettare che le risorse non ci sono, che tecnicamente non è possibile introdurre la libertà di scelta, perché servirebbero moltissimi insegnanti per coprire le richieste. Io rispondo che la scuola è strategica, e labbiamo capito anche dalla discussione che abbiamo avuto in questaula ieri sulla scuola, perché forma i futuri amministratori e le future generazioni. Investire nella scuola è investire nel futuro. Io dico e ribadisco che dobbiamo tagliare gli sprechi e le inefficienze in tutti i settori dellente pubblico, e recuperiamo le risorse da investire nella scuola anche nel settore lingue straniere. Adattiamo la scuola alle esigenze della persona e non viceversa, poiché non deve essere la persona che si deve adattare alla scuola, alle strutture scolastiche. Questo è lo stesso discorso che vale per la sanità, e se non poniamo luomo al centro dellattenzione saremo perdenti e non ci sarà, secondo me, un futuro sereno.
Dopo questa premessa voglio ribadire con forza che lo studio delle lingue straniere è una necessità, un obbligo, e su questo punto ci troviamo tutti concordi. Il nostro Paese è ancora molto lontano rispetto ai risultati conseguiti dagli altri Stati europei in tema di integrazione linguistica. Occorre fornire alle generazioni future sempre più strumenti di comunicazione per un confronto ed un contatto con altre culture dellarea europea e del mondo. La comprensione produce pace tra le etnie e tra i popoli del mondo. Io desidero che chi leggerà - se saranno letti i verbali del Consiglio provinciale - trovi nel mio intervento tutti i dati e i riferimenti che ho analizzato per arrivare a delle conclusioni concretizzate, lo dico subito, con un voto negativo al disegno di legge unificato in esame Passerini-Panizza.
Il primo riferimento documentale va alla petizione popolare presentata dal comitato per la salvaguardia del diritto di scelta della lingua straniera nelle scuole elementari della Provincia autonoma di Trento, presentata - è bene ricordarlo - il 23 giugno 1995 a seguito dei due disegni legge che sono stati unificati poi. Questa petizione popolare è stata ammessa alla discussione della Quarta Commissione legislativa dallUfficio di Presidenza, corredata di settemilacento firme allora, che sono diventate successivamente novemila. Cosa dice lintestazione della petizione? Dice che "i sottofirmatari vogliono che sia mantenuta la possibilità - riconosciuta ai genitori dallattuale legislazione nazionale - di poter scegliere la lingua straniera che intendono venga insegnata ai loro figli nella scuola elementare". Una richiesta sottoscritta da più di settemila firme, raccolte in un lasso velocissimo di venti giorni, che rivendica un effettivo pluralismo culturale, strumento per unintegrazione europea e mondiale. Se noi realizzassimo un referendum su questo argomento, sono convinto che i risultati sarebbero sicuramente maggiori. Nel documento accompagnatorio alla petizione popolare si evidenzia la volontà di difendere il diritto costituzionale dei genitori ad operare le scelte educative che ritengono più opportune a livello di istruzione dei propri figli. Questo è il primo riferimento documentale che volevo porre allattenzione.
Il secondo riferimento documentale che conferma e che sostiene il mio voto negativo al disegno di legge unificato è la relazione inerente la petizione popolare votata dalla Quarta Commissione legislativa. In tale relazione, che è stata letta poco fa dal collega Valduga, noi troviamo che la petizione, e concordo, è un documento di rilevante importanza perché evidenzia la volontà di partecipazione responsabile della cittadinanza alle scelte culturali. E si evidenzia la diffusa volontà di garantire non solo la libertà di scelta della lingua straniera, ma soprattutto la visione di un Trentino aperto allEuropa in modo non monocorde. Altro aspetto che rileviamo nella relazione è che non si può dimenticare lesistenza di insegnanti abilitati allinsegnamento di altre lingue straniere, che potrebbe permettere di andare incontro, anche se in maniera graduale, alle richieste degli utenti. A tale riguardo voglio ricordare che esistono molti insegnanti abilitati allinsegnamento della lingua inglese.
Da un articolo di giornale del marzo 1995 si desume che sessanta sono le maestre abilitate e solo cinque già insegnano inglese, mentre centocinquantacinque sono i docenti elementari specialisti di tedesco già maestri con cattedra. Nella relazione si evidenzia anche che linglese è lingua veicolare del nostro secolo, la cui conoscenza è ormai indispensabile per chi vuole affacciarsi sul mercato internazionale del lavoro. Ultimo aspetto rilevato dalla relazione è che tutte le lingue sono formative perché aprono al confronto e alla comunicazione con culture, civiltà e tradizioni diverse e sicuramente linglese è una lingua meno strutturata e più facile del tedesco. In sintesi la relazione è sicuramente discorde con gli intendimenti dellassessore e dellex assessore allistruzione.
Altri contributi documentali per bocciare il disegno di legge unificato, proposto da questa maggioranza, sono le lettere ed i documenti sottoscritti da genitori aventi figli in età scolare. Il primo documento risale al 27 settembre 1995, firmato dai genitori dei bambini della terza A della scuola elementare "Guella" di Lizzana, in cui troviamo il rinnovo della richiesta di insegnare ai loro figli la lingua inglese. Evidenziano anche il fatto che non venga tirata in ballo la continuità didattica, argomento, questo, usato troppo spesso per giustificare scelte non altrimenti giustificabili. Questo è il primo documento. Seguono altri, tra i quali quello del 6 marzo 1997, della direzione didattica del decimo Circolo di Trento, dove vengono evidenziati gli esiti pressoché unanimi per la conferma dellinsegnamento della lingua inglese nel plesso di Mattarello. Ricordano che sulla stessa linea si è espresso un gruppo di genitori di Aldeno, per chiedere lattivazione dellinsegnamento della lingua inglese in alternativa a quella tedesca. Altro documento, quello della direzione didattica di Volano del febbraio 1997, e anche in questo caso si ribadisce il parere negativo affermando con forza il diritto dei genitori alla libera scelta della lingua straniera, che preferiscono venga insegnata ai propri figli.
Ancora prima di questi documenti - e lo deduco da una risposta ad uninterrogazione del 1994 - richieste di estensione della lingua inglese a più classi erano pervenute alla sovrintendenza scolastica da Pergine, secondo circolo didattico, Rovereto primo, Trento settimo, nonché Borgo primo e Lavis San Michele. Furono "stoppate", per usare un inglesismo, esprimendo diniego motivato dalle seguenti ragioni: "Avviare tale insegnamento significa che nel giro di due anni scolastici si eliminava completamente la lingua tedesca", e che "Non era disponibile alcun insegnante di inglese nella sede." Era chiara la volontà politica di non volere la lingua inglese. Un altro documento sul quale riflettere, utile a fare ulteriori considerazioni, è uninterrogazione del 4 ottobre 1995 a firma del consigliere Carlo Palermo, indirizzata al Presidente del Consiglio regionale, nella quale si evidenziava che nel convegno internazionale organizzato ad Innsbruck, avente ad oggetto "Il lungo addio... due sistemi politici in evoluzione" eccetera, la lingua ufficiale del convegno è linglese.
Chiedeva lumi al Presidente e allAssessore competente, il quale assessore competente Pahl rispondeva: "Si segnala che luso della lingua inglese è giustificato dal fatto che essa, allinterno del mondo scientifico-accademico, si è affermata come lingua franca. Va inoltre aggiunto che essa permette pure un non trascurabile contenimento dei costi". Gli amici dellAlto Adige scelgono, studiano linglese, e noi arriviamo dopo ed in controtendenza.
La lingua inglese è utilizzata e studiata dagli operatori-studenti di madrelingua tedesca, per non parlare degli olandesi che parlano quasi tutti tedesco, francese e inglese, e degli altri popoli europei. In Olanda, ad esempio, il "Programma nazionale dazione per le lingue straniere" coinvolge il governo, le scuole e le imprese. Non è concepibile imporre in modo arbitrario e coercitivo linsegnamento del tedesco nella scuola elementare della nostra Provincia alla luce di questi fatti.
Altro documento che porto allattenzione del Consiglio (un Consiglio deserto) è la mozione numero 48 approvata nella seduta del 7 dicembre 1994 e presentata ancora il 13 giugno 1994, dove nel dispositivo leggiamo: "Il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale a generalizzare linsegnamento delle lingue straniere nella scuola dellobbligo e ad avviare il "Progetto lingue" fin dallanno scolastico 1995-1996, adottando iniziative e criteri organizzativi flessibili ed efficienti, eventualmente anche in orario extrascolastico". E al secondo punto: "A predisporre una specifica norma di legge che consenta la modifica dei programmi della scuola trentina ad iniziare della scuola elementare fino alle scuole superiori, al fine di rendere obbligatorio linsegnamento di due lingue straniere oltre a quella parlata".
Noi stiamo discutendo di un disegno di legge che disattende quanto approvato da questo Consiglio provinciale. E, ancor più grave, stiamo aspettando, labbiamo evidenziato ieri, i provvedimenti di un governo ideologico-comunista, a mio avviso, avendo anche autonomia di decisione. La Provincia autonoma di Trento ancora una volta impone scelte alle famiglie buttando alle ortiche il concetto base di libertà e di autonomia degli individui e delle istituzioni.
Se noi andiamo a vedere anche il parere del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione presso il Ministero, nel parere formulato al disegno di legge di questa maggioranza, troviamo che "lobbligatorietà della lingua tedesca, quale lingua straniera, pare limitativa del diritto di scelta da riconoscere ai soggetti in formazione". Anche nel parere espresso sempre dal Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione al disegno di legge numero 60 del consigliere Palermo, noi troviamo delle perplessità perché la scelta della seconda lingua, che dovrebbe farsi teoricamente tra quattro possibilità - francese, tedesco, spagnolo e inglese - in realtà viene effettuata tra due opzioni, e tali opzioni devono essere attuate prima dellinizio dellanno scolastico entro il termine di sessanta giorni, pena lassegnazione dufficio alle sezioni di lingua tedesca. Il parere dice che lanalisi della situazione suscita forti preoccupazioni circa leffettiva libertà di scelta in materia di insegnamento delle lingue. Alla fine, anche in questo caso, il Consiglio esprime parere favorevole.
Riassumendo, come considerazioni finali, voglio dire questo: il disegno di legge unificato dellAssessore ed ex Assessore lede il diritto dei genitori di poter scegliere la lingua straniera per i propri figli. Il disegno legge unificato è contrario alle regole nazionali che riconoscono la possibilità di scelta tra le lingue: francese, inglese, spagnolo e tedesco. Non si può imporre la lingua tedesca, perché il vicino di casa parla tedesco con lintenzione, magari sottesa, di porre le basi per la costituzione dellEuregio Tirolo e via di seguito.
Voglio ricordare che anche mio nonno era Kaiserjäger pluridecorato, e lo ricordo con affetto, ma sono passati più di ottantanni da allora e viviamo in unaltra realtà. Una realtà, quella di oggi, dove esiste una globalizzazione dei mercati che nessuno riuscirà a fermare: ci sarà un libero mercato entro regole ben definite. Una realtà dove esistono scambi culturali, tecnologici e commerciali fra i vari paesi dellEuropa e del mondo, dove le comunicazioni e le informazioni viaggiano in tempo reale.
Voglio dire anche che il pluralismo linguistico sta alla base della convivenza, della libertà e della democrazia. Con il disegno di legge di questa maggioranza che andiamo ad esaminare, si instaura un differente peso tra le lingue straniere. Dobbiamo considerare che altissima è la percentuale delle famiglie trentine che hanno scelto in alcune scuole della provincia la lingua inglese, valori che viaggiano intorno al 95 per cento. La scelta di imporre il tedesco è contrastante con le aspirazioni dellutenza, famiglie e studenti. Inoltre esiste anche una discriminazione tra gli utenti provinciali e nazionali. Gli alunni provenienti da fuori provincia, dalle altre regioni, si troverebbero in grave disagio perché obbligati al tedesco, ma lo stesso vale anche allopposto, vale anche viceversa. Si parla tanto del rispetto delle minoranze e penso che questo concetto debba far riflettere.
Altro concetto che voglio evidenziare è quello dellindebolimento e svuotamento dellautonomia didattica delle istituzioni scolastiche, che dovrebbero soddisfare le esigenze degli utenti. Autonomia non vuol dire avere qualcosa in meno rispetto al resto dItalia. Ho ricevuto poco fa un emendamento allemendamento dellassessore Passerini, in cui leggiamo che la Giunta provinciale, dopo due anni dallapplicazione della presente legge, provvede alla verifica di ulteriori e diverse possibilità organizzative al fine delleventuale introduzione della possibilità di scelta tra più lingue straniere nelle scuole elementari. Io chiedo perché non lo si può fare subito, perché tra due anni? Voglio ricordare allAssessore e voglio leggere in aula alcuni passaggi di una lettera comparsa su un quotidiano locale il 27 agosto 1996, dal titolo "Tedesco e inglese":
"Caro Vincenzo Passerini" - questo è un signore di Riva del Garda e si chiama Giancarlo Angelini, non so se lei labbia letta, signor Assessore, ma è simpatica - "durante lultimo fine settimana, il sabato, dopo essere passato dal bancomat sono andato a fare dello shopping al vicino supermarket.
Fino allultimo sono stato indeciso se andarci con il mountain-bike invece di prendere lo scooter, oppure la spaziosa station-wagon, che è pure dotata di air-bag.
Credevo di trovare cose a buon mercato, ma mi sono dovuto accontentare di acquistare solo dei cornflakes e dei pop-corn.
Nel pomeriggio, dopo un poco di relax, avere effettuato alcune chiamate con il mio telefono cordless, ho lavorato un paio dore al computer dove ho aperto diversi files, usando anche il mouse, per preparare un lungo briefing in previsione di un meeting.
Peccato però che lo scanner prima e il modem poi si siano inceppati.
Verso sera sono andato al night-club, pagando il relativo ticket, dove ho incontrato gli amici.
Tra noi cè stata allora una specie di briefing per decidere cosa ordinare e alla fine alcuni hanno preso dei long drink, mentre altri hanno bevuto gin tonic fumando sigarette light. Tornando a casa mi sono sintonizzato su un canale della pay tv per seguire un match di box.
Domenica mattina sono andato a fare una crociera con lo yacht in compagnia della mia partner che indossava un bikini veramente sexy ed ascoltava con il walkman un nuovo compact disc.
Sul lago cerano diversi windsurf, mentre caravan e motorhome assiepavano i vari camping della zona.
Insomma, è stato un bellissimo week-end, è andato tutto ok.
P.S.: Questa lettera è indirizzata al neoassessore allIstruzione della Provincia autonoma di Trento, che pervicacemente ed ostinatamente si ostina a voler far insegnare tedesco ai nostri studenti in un mondo che ormai parla solo inglese".
Una lingua questa, come dimostra la letterina sovrastante, che almeno nei termini più correnti usiamo ormai tutti, purtroppo per litaliano, e solo con la quale, basta girare un poco questa travagliata terra, riusciamo a farci comprendere da tutti i popoli.
(...)
DELLADIO: Non farò altri interventi. Il voto mio sarà negativo al disegno di legge unificato Passerini-Panizza come proposto da questa maggioranza; esprimerò invece voto positivo, favorevole, agli emendamenti che favoriranno la possibilità di scelta linguistica.