SEDUTA DELL’1 APRILE 1998

Disegno di legge n. 5: "Interventi a favore degli anziani",

disegno di legge n. 63: "Interventi a favore delle persone anziane".

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, finalmente parliamo di anziani, un argomento fra i più importanti, che interessa tutta la nostra società. Bisogna dire che il problema anziani deve essere una priorità e non deve essere affrontato con logiche ideologiche. Il 1993 è stato l’anno europeo degli anziani e della solidarietà fra le generazioni. In ogni paese dell’Unione Europea il numero dei cittadini in età di pensionamento è in costante aumento: gli anziani costituiscono ora circa il 20 per cento della popolazione dell’Unione Europea. Negli ultimi decenni, secondo i dati forniti dagli uffici competenti, anche in Trentino la popolazione anziana - cioè, quella oltre i sessantacinque anni - è passata a valori intorno al 20 per cento. Nel 1987, ad esempio, le persone con sessantacinque anni ed oltre erano pari a 66.000 circa, su un totale di popolazione di 445.000, con una percentuale di anziani sul totale del 14,9 per cento. Altri dati, in una statistica, riportano che nel 1990 gli anziani - come dicevo prima, oltre i sessantacinque anni - erano 72.330, su un totale di popolazione pari a 449.000 circa, pari al 16,08 per cento, quindi abbiamo visto un incremento del 2 per cento circa. Nel 1995 - è l’ultimo dato che voglio riportare all’attenzione di quest’aula - vediamo che gli anziani erano 80.309, su un totale di popolazione di 461.600 circa. La percentuale, anche in questo caso, si è incrementata dell’1 per cento rispetto ai valori del 1990.

La situazione esposta evidenzia la necessità di ricercare maggiori servizi socio-sanitari a partire dai servizi sociali domiciliari, presidi sanitari, case di riposo ed altro. La provincia di Trento evidenzia inoltre quote di popolazione anziana superiori alle medie nazionali per le fasce dei mild old, cioè oltre i settantacinque anni e degli old old - così come sono definiti a livello internazionale - cioè le persone oltre gli ottant’anni. Io ho letto i due disegni di legge presentati all’attenzione delle Commissioni, ed ora all’attenzione di quest’aula, cioè il disegno di legge Leveghi e il disegno di legge - così definito - del collega Morandini. Del primo disegno di legge, Leveghi, è stato detto - ed è vero - che è un vecchio disegno di legge della passata legislatura. Il disegno di legge di Morandini è un disegno di legge della vecchia Giunta Andreotti Uno, quindi vediamo che sono due disegni di legge anziani. Al disegno di legge Morandini - sulla quale è indirizzata l’attenzione di questo Consiglio - sono stati presentati emendamenti dall’assessore attuale Conci e dai colleghi De Stefani e Pinter, nonché emendamenti del collega Gasperotti.

(...)

DELLADIO: Gli emendamenti Gasperotti analizzandoli, rilevano che sono sostitutivi di alcuni articoli della legge 14 del 1991, ed altri sono chiaramente ostruzionistici. In questa analisi dei due disegni di legge assistiamo ad un’operazione di trasformismo, e mi spiego, visto che è presente anche l’assessore competente. Sul disegno di legge Morandini, disegno di legge base, è stata fatta un’operazione di innesto e potatura: gli emendamenti Conci sono sostitutivi di molti articoli del disegno di legge Morandini e sono stati riscritti, però non è cambiato il contenuto. Utilizzando una metafora si può dire che se Morandini ha posto in mezzo al tavolo un mazzo di carte l’assessore Conci le ha mischiate. Molti commi sono stati trasformati in lettere e molti numeri di articoli sono stati cambiati.

Andiamo ad analizzare anche i contenuti dei disegni di legge: vediamo il disegno di legge numero 63, nel quale era istituito il buon vicino che ha cambiato nome, come soggetto privato negli emendamenti dell’assessore Conci, però il contenuto è lo stesso. Non era previsto nel disegno di legge Leveghi. Nel disegno di legge numero 63 era prevista l’unità valutativa pluriprofessionale, che ha cambiato nome negli emendamenti dell’assessore Conci come unità valutativa multidisciplinare. Nel disegno Leveghi era previsto, però era chiamata unità di valutazione geriatrica e sociale. Nel disegno di legge numero 63 - quello che andiamo ad analizzare - c’era il responsabile del caso al quale hanno cambiato il nome ed è diventato operatore responsabile. Una cosa in comune fra gli emendamenti della dottoressa Conci e del dottor Morandini è il centro informativo provinciale, che nel disegno di legge numero 63 era più completo, era aggiunto sui servizi dell’anziano, cosa che è stata depennata dall’assessore, ma anche in questo caso vediamo che il titolo è uguale e il contenuto è lo stesso. Una cosa in comune fra il disegno di legge Leveghi e gli emendamenti Conci sono i soggiorni climatici e di vacanza che sono stati recepiti dal disegno di legge presentato ancora nella passata legislatura. Una cosa nuova che troviamo negli emendamenti della dottoressa Conci è la Consulta provinciale degli anziani. Io ho sviluppato questa comparazione su alcuni aspetti importanti del disegno di legge e ho trovato conferma nell’istituzione dei centri di servizi, del centro diurno, degli alloggi protetti; sia negli emendamenti della dottoressa Conci che nel disegno di legge numero 63 dell’ex assessore Morandini. La casa albergo è stata trasformata in casa di soggiorno, e infine - per non deviarvi - la residenza sanitaria assistenziale era prevista com’è prevista ancora negli emendamenti dell’assessore attuale competente.

Io, nel lontano 18 febbraio 1997, avevo presentato una mozione dal titolo: "Quale politica per gli anziani". In questa mozione facevo alcune considerazioni su quella situazione particolare, pertanto nel 1997, e dicevo che in provincia di Trento la quasi totalità delle case di riposo, ad eccezione di una gestione comunale e alcune private, sono Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza), enti pubblici con finalità di carattere assistenziale, con la peculiarità di avere un’origine privata. Le case di riposo servono per evitare l’ospedalizzazione degli anziani, che comporterebbe un costo alla comunità di circa settecentocinquantamila lire al giorno. Le case di riposo sono delle istituzioni meritorie che fanno risparmiare molti soldi all’ente pubblico, e qui aggiungo anche, gli enti non profit, che dovrebbero essere riconosciuti a livello nazionale per il servizio che svolgono, per l’affiancamento all’ente pubblico nei settori più deboli della società. Nelle case di riposo del Trentino i posti ricoperti da soggetti non autosufficienti al 31 dicembre 1995 erano complessivamente 2825, corrispondenti al 74 per cento dei posti coperti; per ogni anziano ospite delle case di riposo esistono diversi gradi di non autosufficienza con spese diverse, caso per caso. Scrivevo il 18 febbraio 1997 che è opportuno ricordare che le risorse disponibili sono in tendenziale decremento, e che il fondo sanitario provinciale ricomprende fra l’altro i finanziamenti da erogare alle case di riposo tramite l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, per l’assistenza agli ospiti non autosufficienti. Molte case di riposo, specialmente della periferia del Trentino, hanno posto in essere numerosi strumenti per ottimizzare le risorse disponibili senza incidere sui livelli e standard di assistenza. Il contenimento delle rette di degenza è stato possibile utilizzando risorse già disponibili, avanzo di amministrazione, o ricercando nuove forme di modalità nell’erogazione dei servizi, appalti servizi cucina, lavanderia, pulizia ed altro. I bilanci delle case di riposo presentano entrate derivanti dalle rette pagate dagli utenti, da contributi pubblici di Provincia autonoma di Trento e comuni, ed uscite riconducibili a costi vari quali: personale, riscaldamento, pasti e così via.

L’anno 1997, al quale faccio riferimento con questa mozione, prevede per i bilanci delle case di riposo un esubero di spese intorno al 15 per cento circa, riconducibile all’applicazione di nuove normative, (vedi la legge regionale numero 3 del 1996 e la legge numero 626) alla crescita delle uscite per un aumento dei contributi pensionistici pari ad un 3,95 per cento, ad un aumento degli stipendi al personale dipendente; 4,88 per cento, a pagamenti retroattivi del trattamento di fine rapporto di lavoro maggiorati a causa della parificazione fra dipendenti IPAB e provinciali, all’aumento del personale per andare a sostituire la preziosa presenza delle suore che lasciano le case di riposo per raggiunti limiti di età. La Giunta provinciale ha effettuato - scrivevo allora - un’operazione decisamente non condivisibile ed iniqua che assegna un contributo una tantum di 2,75 miliardi alle sole case di riposo con le rette più alte, quelle che hanno superato le ottantamila lire giornaliere a carico degli ospiti e delle loro famiglie, cioè undici ricoveri trentini su un totale di quarantaquattro. E’ evidente che con questa operazione si è premiato chi spendeva - in questo caso - di più, scatenando una contrapposizione fra familiari di utenti di case di riposo diverse, a fra gli stessi direttivi degli istituti manifestata anche nelle ultime elezioni del direttivo UPIPA (Unione Provinciale Istituzioni Pubbliche Assistenziali), e ricordo che facciamo sempre riferimento al 1997. Non possono - a mio avviso - esistere sperequazioni fra le varie case di riposo in assegnazione dei fondi pubblici. A quel tempo impegnavo la Giunta provinciale, entro due mesi dall’approvazione della mozione, a monitorare il sistema case di riposo; a predisporre i nuovi parametri da adottare per assegnare i contributi che sono fermi al 1996; ad analizzare i modi di gestione, i costi di ogni singola casa di riposo; a verificare i servizi offerti nelle case di riposo e di vedere gli standard di qualità; a ridefinire i parametri che identificano gli ospiti non autosufficienti; a produrre una relazione dettagliata sui risultati ottenuti relativamente ai punti precedenti; a revocare gli eventuali provvedimenti finanziari che creino discriminazione fra case di riposo ed elargire gli stessi ai solo utenti in stato di indigenza su verifica comunale; a impegnare le risorse finanziarie necessarie alla copertura totale della quota sanitaria per gli ospiti non autosufficienti, reperendo i fondi con opportune politiche di eliminazione degli sprechi. Questo io chiedevo il 18 febbraio 1997.

Nell’intervento della collega Conci ho sentito parlare di ritardo e ho anche sentito degli applausi rivolti all’assessore da parte del pubblico. Io tirerei le orecchie a lei, assessore, perché lei è stata incaricata, ha ricevuto l’assessorato alla sanità nel maggio 1996. Nove mesi dopo - visti i problemi in Provincia - ho presentato il 18 febbraio 1997 questa mozione che ho appena illustrato; dopo un anno - il 27 febbraio 1998 - lei ha deliberato - e sono passati dalla data della sua nomina ad assessore alla sanità un anno e nove mesi - per produrre la delibera numero 1660 del 27 febbraio 1998, nella quale si prevedeva il nuovo modello di valutazione dello stato di non autosufficienza degli ospiti delle case di riposo della provincia di Trento. Con questa delibera sono stati insediati tre gruppi di lavoro chiamati a procedere rispettivamente su una revisione del sistema finora praticato nella determinazione dei parametri del finanziamento delle prestazioni sanitarie ed assistenziali: questi gruppi di lavoro hanno lavorato anche sull’individuazione di nuovi criteri assistenziali e sull’organizzazione e i costi delle case di riposo, infine sull’elaborazione dei criteri omogenei, da applicarsi da parte dei comuni per introdurre principi uniformi nella valutazione della situazione economica e di equità nel concorso alla spesa da parte degli ospiti. Lei ha attuato, non dico totalmente, quanto io chiedevo nella mozione del 18 febbraio. Io quello che ho voluto evidenziare è che è passato molto tempo, pertanto siamo in ritardo, e la colpa è sicuramente sua, assessore.

Con questo io chiudo questo argomento, però ne affronto un altro importante, a mio giudizio, per un politico, anche se non lo sono. Sono andato a leggermi la relazione della Corte dei Conti datata 26 febbraio 1998, nella quale si evidenzia il risultato del controllo sulla spesa effettuata dalla Provincia autonoma di Trento riguardo agli interventi per immobili destinati ad attività socio-assistenziali, socio-sanitarie a residenze per anziani. Andiamo a vedere cosa scrive il tecnico: "L’elevato numero di interventi e progetti non conclusi i cui lavori, pur ammessi a contributo e finanziati talvolta anche negli anni 1990 e 1991, risultano ancora in corso. L’elevato numero contrasta con le esigenze di assistenza della popolazione anziana, alla luce non solo dell’incremento dell’età media della popolazione, ma anche del fatto che più del 70 per cento degli anziani che sono ospitati nelle attuali strutture, appartengono a categorie dei non autosufficienti". La relazione evidenzia la lentezza nella realizzazione degli interventi programmati negli anni precedenti. La sola RSA presso l’ex ospedalino Angeli Custodi di Trento prevedeva circa centoventi posti letto, ma anche la non del tutto soddisfacente ottica programmatoria delle priorità e delle risorse. Continua la relazione: "Si nota immediatamente non solo la bassa percentuale dei finanziamenti concessi rispetto ai contributi programmati alle spese ammissibili, ma soprattutto una squilibrata ripartizione degli stessi contributi", ed andiamo a vedere. I contributi proponibili relativi ad esempio delle strutture esistenti nel comprensorio C3 Bassa Valsugana, che presenta un numero di posti letto nettamente superiore al fabbisogno teorico della popolazione anziana, risulta superiore al contributo proponibile per gli interventi da realizzare nel comprensorio C6 Valle di Non, nel quale invece i posti letto esistenti rappresentano appena un terzo del fabbisogno. Analoga si presenta la situazione, se si confrontano i contributi proponibili per le strutture allocate nel comprensorio C8 Giudicarie, con quelli previsti per il comprensorio C1 Valle di Fiemme. Merita di essere segnalata inoltre, da un lato, la mancanza di finanziamenti a favore delle strutture esistenti nel comprensorio C7 Valle di Sole, ove i posti letto esistenti sono inferiori - anche se di poco - al fabbisogno e, dall’altro, l’ingente ammontare del contributo proponibile, concesso per circa la metà, a favore delle strutture esistenti nel comprensorio C10 Vallagarina, ove non solo i posti letto esistenti coprono il fabbisogno teorico della popolazione anziana, ma risultano programmati altri novanta nuovi posti letto, quindi noi notiamo disparità di trattamento su tutto il territorio provinciale.

Riporto ancora un’ultima frase. Nella relazione si legge che circa il 40 per cento dell’insieme dei finanziamenti disponibili sembra indirizzato verso comprensori che non presentano carenze di posti letto e, d’altra parte, che dei settecentotrenta posti letto programmati, ben centocinque risultano concentrati in comprensori ove i posti letto esistenti superano i fabbisogni teorici. E’ evidente una scarsa attenzione verso la periferia: hanno vinto ancora una volta - e parlo degli anni passati - i poteri forti del fondo valle. Mi meraviglio del comportamento degli eletti della periferia, che sono stati e sono tuttora al governo, che non hanno analizzato questa situazione e non hanno portato o imposto dei correttivi, non hanno operato con una distribuzione omogenea dei servizi e dei finanziamenti per raggiungere un’effettiva uguaglianza fra i cittadini.

Ancora alcune considerazioni. Le famiglie hanno il dovere di assistere l’anziano, ma hanno anche il diritto di non essere lasciate sole in questo difficile compito: è necessario quindi promuovere forme di attività culturali e ricreative che favoriscano un pieno mantenimento dell’anziano nella società e ne stimolino una partecipazione attiva. A mio giudizio deve essere utilizzata anche la tecnologia, che deve essere al servizio dell’uomo e pertanto bisogna potenziare l’assistenza domiciliare anche con la diffusione della teleassistenza. Per quanto riguarda il livello nazionale, anche se non è di nostra competenza, volevo fare una riflessione dicendo che sarebbe una cosa positiva rendere utili, ai fini pensionistici, i periodi di lavoro prestati dai volontari che assistono gli anziani, ed utilizzare maggiormente il servizio civile.

Ritornando ai disegni di legge - e concludo questo mio primo intervento - voglio dire che il disegno di legge base denominato come disegno di legge Morandini, subirà delle modifiche durante la discussione in aula e sarà licenziato diverso dalla partenza con gli emendamenti dell’attuale assessore alla sanità, Conci. Il disegno di legge 63 non passerà così com’è, perché la collega Conci metterà la propria bandierina sullo stesso. Io valuterò di volta in volta gli emendamenti proposti dai colleghi e dall’assessore, dicendo già ora che mi asterrò solo sugli emendamenti dell’assessore Conci, per il fatto che sono le stesse soluzioni proposte nel disegno di legge originario, che hanno il nome cambiato. Concludo dicendo che è importante che questo documento legislativo organico parta presto, al fine di dare risposte vere, concrete e certe a una parte di società che ha dato e dà ancora molto, e che ha permesso la crescita economica, culturale e sociale della nostra provincia. Vi ringrazio.