SEDUTA DEL 28 GENNAIO 1998

Disegno di legge n. 89: "Disposizioni per l’attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 26 marzo 1977, n. 235. Istituzione dell’Azienda speciale provinciale per l’energia, disciplina dell’utilizzo dell’energia elettrica spettante alla Provincia ai sensi dell’art. 13 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige e criteri per la redazione del piano della distribuzione.

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, io ho fatto a suo tempo un intervento in discussione generale e non ho fatto ostruzionismo sui vari articoli dell’elaborato legislativo. Faccio alcune considerazioni finali e motiverò il mio voto di astensione. L’energia in senso generale è un settore strategico per il nostro paese e per il mondo intero; l’energia idroelettrica è un settore strategico per la nostra Provincia e per la Regione tutta. Noi parliamo di ASPE, di Azienda speciale provinciale per l’energia, perché esiste una scadenza - il 19 ottobre 1999 - entro la quale si può effettuare il subingresso alle centrali ex SAVA. Noi parliamo anche di energia perché alcuni consiglieri regionali, provinciali nel nostro caso, tra i quali il sottoscritto, avevano a suo tempo presentato un disegno di legge per accelerare l’attuazione delle norme esistenti, visti i vent’anni che sono trascorsi senza ottenere alcun risultato.

Gli impianti ex SAVA corrispondono a una produzione di circa 400 Gw/h, pari a 400 milioni di Kw/h, pari al 20 per cento del fabbisogno trentino. Nelle norme esistenti, e faccio riferimento essenzialmente al DPR 235 del 1977, la cosiddetta misura 118 prevede che i comuni, i consorzi di comuni, le comunità montane, i comprensori siano i soggetti che esercitano l’attività di produzione, distribuzione, vendita, trasporto e trasformazione dell’energia elettrica. Il decreto 235 riconosce un ruolo fondamentale agli enti locali nel campo dell’energia elettrica in provincia di Trento: è una norma, come ricordavo poc’anzi, di vent’anni fa, pertanto grave è il ritardo politico di recepimento di questa norma. In discussione generale sono emersi moltissimi dubbi che si possono riassumere in una domanda: è conveniente per la Provincia autonoma di Trento procedere su questa strada? E’ conveniente procedere in questa operazione di provincializzazione che non è privatizzazione degli impianti idroelettrici gravitanti direttamente o indirettamente sul Trentino? La prossima manutenzione degli impianti ex SAVA costerà circa cinquanta miliardi; il rifacimento delle stesse centrali concretizzerà una spesa dai cinquecento ai settecento miliardi: ci saranno le risorse per fare questo? Questi dubbi finora non hanno mai trovato risposte valide, che convincano della bontà dell’operazione.

Non possiamo dimenticare che l’Enel dovrà, come previsto in legge, essere soggetto principale assieme agli enti locali nella gestione dell’energia in provincia di Trento, vista la necessaria interconnessione con l’esterno e la necessaria garanzia di qualità del servizio offerto alla popolazione. Non dimentichiamo inoltre che in Trentino esistono trecentoventimila utenze inserite in un sistema di gestione dei guasti e distribuzione di energia di due milioni e novecentomila utenze, una quantità veramente limitata sparsa su un territorio morfologicamente difficile, che presenta costi altissimi per garantire qualità ed efficienza di servizio (poco fa Gasperotti ricordava questo aspetto).

Un altro aspetto è da considerare, cioè che è già definita la liberalizzazione del mercato energetico a livello europeo, le grandi utenze potranno approvvigionarsi dove è più conveniente, le norme europee annullano i divieti imposti dall’articolo 1 del DPR 235 del 1977 in tema di importazione ed esportazione dell’energia, vi sarà una concorrenza fra produttori alla fonte, con un conseguente calo dei prezzi. Si privatizza l’Enel e si restituisce concorrenzialità ai settori che finora sono stati monopolizzati dall’ente pubblico seguendo la logica del "più mercato, meno Stato", e io aggiungo considerando sempre l’uomo al centro dell’attenzione e considerando la tutela dei soggetti deboli della società.

In Commissione legislativa ho partecipato intensamente al dibattito e alla modifica del disegno di legge, sono riuscito solo in parte ad introdurre modifiche affinché gli enti locali siano rappresentati nel consiglio di amministrazione dell’ASPE, affinché le aziende trentine possano beneficiare di energia elettrica a prezzi ridotti, agevolati, in special modo per le imprese turistiche, affinché siano salvi i diritti acquisiti nel tempo relativamente alle tariffe orarie differenziate, utili alla categoria dei panificatori, in sintesi affinché la comunità trentina possa usufruire dei benefici derivati dall’utilizzo delle acque presenti sul territorio provinciale per produrre energia elettrica. Per un’autonomia virtuosa, per un’autonomia autosufficiente servono iniziative intelligenti, che producano una ricaduta positiva sulle comunità locali, e penso al Primiero che ha sofferto molto in ordine alla perdita di vite umane per la costruzione di impianti idroelettrici, e alla emigrazione delle popolazioni locali.

Tutti noi sappiamo i costi alti che subiscono le popolazioni della periferia in termini di marginalità, viabilità, servizi sociali e sanitari e culturali. Questa legge doveva rispondere alle esigenze che ho espresso ma non ha dato risposte, anzi, ha aperto nuovi dubbi e nuove problematiche. Viviamo in un contesto dove la quantità e la variabilità delle norme è evidente, vediamo una fluidità normativa nazionale, europea e di norme di attuazione, questa legge sarà una legge appena approvata già vecchia e probabilmente dovrà essere ripresa in esame quanto prima e lo dimostrano gli emendamenti proposti dall’assessore competente e ritirati dal Presidente Andreotti. Nessuno infine mi ha convinto dell’assoluta positività della legge, pertanto motivo con queste espressioni il mio voto di astensione. Grazie.