SEDUTA DEL 9 MARZO 2000
Disegno di legge n.45/XII: "Disciplina dellattività commerciale in provincia di Trento"DELLADIO (Forza Italia): Signor Presidente, egregi colleghi. Da quasi un decennio il Trentino attendeva un disegno di legge di riforma del commercio capace, da un lato, di favorire la crescita delle imprese distributive sotto ogni profilo - qualitativo e dimensionale - e dall'altro di andare efficacemente incontro all'evoluzione della domanda dei consumatori. Purtroppo, dopo infiniti dibattiti su questo tema, le poche proposte sensate percorribili di rinnovamento dell'attuale normativa, la legge provinciale 46 del 1983, elaborate e sottoposte all'attenzione degli amministratori (mi riferisco in particolare a un lungimirante progetto presentato nel 1995 al termine di un'accurata ricerca da parte dell'Unione Commercio) sono rimaste lettera morta. E' il caso di ricordare che quel progetto conteneva molti elementi ripresi due anni fa dalla stessa riforma Bersani, in particolare il concetto di urbanistica commerciale nella prospettiva di una liberalizzazione non selvaggia ma equilibrata e costruttiva del settore. Se quindi in virtù della nostra autonomia speciale la Provincia si fosse dotata di una simile nuova normativa che, lo ripeto, era già pronta, il Trentino sarebbe diventato realmente, sul versante delle regole e della logica della distribuzione, un laboratorio di esperienze pilota al quale tutti avrebbero potuto guardare con grande interesse. Sta di fatto invece che l'opportunità di una svolta è sempre rimasta chiusa in qualche cassetto e in tal modo ci siamo ridotti ad attendere il varo di una riforma del Commercio promossa da Roma prima di vederci obbligati a legiferare in materia a livello provinciale, pena l'applicazione delle norme già attuate in quasi tutte le regioni d'Italia. Ciò nonostante, anche in questo caso siamo riusciti ad accumulare un ingiustificabile ritardo, dato che il famoso decreto Bersani risale al 1998 e solo ora, dopo troppi rinvii e titubanze ci apprestiamo a mettere in campo, peraltro non senza incertezze e polemiche, una disciplina del commercio sicuramente molto sofferta e frutto di mille mediazioni: lo abbiamo visto nelle ultime ore. Se dunque siamo di fronte ad un atto dovuto e ad una necessità, perché siamo costretti a darci nuove regole, non c'è dubbio che questa legge costituisca un'altra occasione perduta per recuperare credibilità alla nostra autonomia. Ancora una volta è mancato l'esercizio di una nostra competenza quella sul commercio importante anche se non primaria in termini di potestà statutaria. Sarebbe tuttavia inutile andare a caccia dei colpevoli perché il gioco dello scaricabarile coinvolgerebbe un po' tutte le forze politiche che nell'ultimo quinquennio hanno occupato gli scranni riservati in quest'aula alla Giunta provinciale. A questo punto da parte nostra e quando dico nostra intendo innanzitutto mia, non rimane che impegnarsi al massimo per impedire ulteriori slittamenti al disegno di legge ed evitare così altre brutte figure all'autonomia provinciale del Trentino. Questo è l'obiettivo che ritengo oggi irrinunciabile ed è opportuno con questo preciso impegno che ho presieduto la seconda Commissione legislativa chiamata nel novembre scorso ad esaminare il testo del disegno di legge approvato dalla Giunta provinciale. Si è detto che l'articolato uscito da quella sede e approvato ora in aula per l'esame politico conclusivo abbia emendato fin troppo la versione licenziata il 2 agosto dall'Esecutivo. Non è mia intenzione entrare ora nel merito delle scelte compiute in quella sede, tuttavia ritengo che una Commissione legislativa non sia semplicemente chiamata a ratificare le proposte provenienti dalla Giunta provinciale come da altri soggetti. Le variazioni introdotte nel testo del disegno di legge sono piuttosto la prova che la Commissione ha lavorato intensamente acquisendo ulteriori elementi, pur senza mai sacrificare a quest'opra di integrazione e approfondimento la speditezza della procedura ed evitando di frapporre ostacoli sul cammino della normativa. Non vi è stata volontà di perdere tempo al Consiglio, ma è stato dato anzi un forte impulso al dibattito approdato in aula in questi giorni. E qui apro una parentesi. Respingo fermamente al mittente le affermazioni che dicono che la Commissione ha lavorato in fretta e senza testa. Io ricordo che se di ritardi si deve parlare, i ritardi sono ascrivibili a questa maggioranza, a una maggioranza che non ha saputo identificare le priorità nei tempi opportuni, perché c'erano molti assessori che avevano molte priorità in testa vedi l'ESAT, la riforma dell'ESAT, vedi la riforma del disegno di legge della somministrazione di alimenti e bevande, vedi il disegno di legge unico sull'economia, vedi il disegno di legge sul commercio e sull'artigianato. Pertanto la commissione ha lavorato con intelligenza, con velocità e con impegno.
D'altra parte la recente approvazione e successivamente il ritiro, da parte della Giunta, di un altro emendamento firmato dallo stesso Presidente Dellai, al centro delle proteste degli ultimi giorni dei dettaglianti dell'Unione e della Confesercenti, dimostra che il disegno di legge era e resta suscettibile di modifiche anche rilevanti, non chieste solo dalle opposizioni. Se c'è un significato da attribuire a questa iniziativa e al contestuale voto contrario dell'assessore al commercio, anche se poi il problema è rientrato, è che l'Esecutivo e la coalizione di maggioranza non hanno le idee chiare su quale riforma e su quale politica del settore distributivo vogliono portare avanti in Trentino. Ma è proprio questa mancanza di chiarezza che oggi il Trentino non può permettersi quando in gioco vi è un tema cruciale come il commercio, intrecciato con altre importanti dimensioni della realtà economica e sociale: quella dell'utilizzo del territorio dal punto di vista urbanistico, quella dei servizi essenziali alla persona e alle comunità in tutti i centri abitati, inclusi quelli delle zone più lontane, quella del turismo e quella dei cambiamenti delle abitudini e delle tendenze dei consumatori.
Consumatori che non chiedono solo una maggiore flessibilità dell'offerta in termini di prodotti e orari di apertura dei negozi, ma anche soprattutto qualità e quindi professionalità all'interno degli esercizi e degli operatori commerciali. Su questi aspetti decisivi connessi alla dinamica della distribuzione, oggi la Giunta provinciale non può permettersi idee confuse o paurosi sbandamenti come quelli ai quali abbiamo assistito, perché un programma di sviluppo è impensabile a prescindere da una linea politica ben definita e non equivoca in fatto di commercio. Non si tratta soltanto di chiudere o aprire le porte del nostro territorio alle grandi catene e strutture commerciali interne ed esterne alla nostra provincia, ma di trasformare l'occasione di questa riforma nell'avvio di una nuova politica economica e quindi di un nuovo ciclo di sviluppo del Trentino. Legge unica dell'economia, riforme dell'artigianato, del commercio, dell'organizzazione turistica andrebbero concepite come pezzi di un solo mosaico, mentre l'impressione è che si tratti di iniziative sganciate l'una dall'altra, senza un filo conduttore. Il rischio è quindi che i difetti dell'attuale impianto affiorino quando sarà troppo tardi per ricucire le cose. Questa è a mio avviso la più grave lacuna individuabile nel disegno di legge oggi in discussione. Ed è un vero peccato, perché non capita tutti i giorni l'opportunità di misurarsi con una riforma del commercio. Mancando un indirizzo politico forte e chiaro da parte della Giunta provinciale, è inevitabile che anche in seno dell'esecutivo emergano ambiguità ed incertezze come quelle cui abbiamo assistito in questi giorni. Un'ambiguità che si compendia nella continua oscillazione dimostrata dagli stessi membri dell'Esecutivo provinciale tra queste due soluzioni: da una parte la salvaguardia della rete distributiva esistente oggi sul nostro territorio scongiurando sul piano normativo la possibile apertura di nuovi grandi superfici di vendita; dall'altra parte la crescente tendenza ad una forte deregulation del settore, lasciando l'ultima parola al mercato perché sia quest'ultimo ad occuparsi di porre in atto una selezione forse brutale ma naturale ed inesorabile, spingendo verso l'estinzione le aziende tradizionali più deboli per favorire la grande distribuzione (all'inizio magari solo quella trentina) ed il mantenimento sul territorio di pochi piccoli punti vendita altamente specializzati. Io credo che la scommessa di una riforma il cui proposito sia veramente quello di facilitare un salto di qualità al nostro settore distributivo, stia proprio nella capacità di coniugare queste due sensibilità, da un lato tutelando e valorizzando il grande patrimonio sociale e professionale costituito dal commercio del Trentino, dall'altro avviando subito un incisivo processo di modernizzazione del comparto per mettere le aziende nelle condizioni di consolidarsi e conseguentemente di competere sui mercati anche con le regioni vicine.
Per questo - ad esempio - considero certamente positivo ma ancora largamente insufficiente il ricorso al concetto di "urbanistica commerciale", che quanto ad effetti concreti la legge lascia imprecisato, rinviando al regolamento attuativo la definizione puntuale di questo nuovo strumento.
Non è dato quindi sapere quale equilibro potrà configurarsi tra urbanistica e commercio quando si tratterà di assumere decisioni relative all'utilizzo del territorio in rapporto alle domande di apertura di esercizi di media o grande superficie. Proprio per colmare questo vuoto, personalmente ho depositato un emendamento all'articolo 4 del disegno di legge, che istituisce una Commissione paritetica di coordinamento i cui membri rappresentino equamente sia il commercio che l'urbanistica. Ciò consentirà di verificare l'assenza di contraddizioni tra le norme urbanistiche e quelle commerciali, ma anche di prevedere definizioni e richiami univoci alla legenda delle simbologie relativa alla destinazione d'uso delle aree. Sono convinto che un organismo paritetico in cui si confrontino sistematicamente politiche urbanistiche e interessi commerciali possa costituire una sede strategica per il governo flessibile del settore e dello stesso territorio. Connessa alla questione dell'urbanistica commerciale c'è poi l'esigenza irrinunciabile di non impedire alle attuali strutture commerciali di trasferirsi ed ampliarsi per non reprimere, quando ci sono, le legittime esigenze di sviluppo delle imprese. Non si vede ad esempio perché, una volta verificata la conformità dell'iniziativa e del rispetto delle prescrizioni imposte dagli strumenti urbanistici, una media superficie di vendita non abbia il diritto di trasferire altrove la propria sede. Analogamente, la coerenza con gli standard urbanistici vigenti dovrebbe essere requisito sufficiente perché la Provincia autorizzi l'ampliamento di esercizi commerciali, pur entro i limiti stabiliti dalla Giunta. Questo è il significato dei due emendamenti da me proposti all'articolo 8 del disegno di legge numero 45, che illustrerò ulteriormente quando andremo a discutere dei rispettivi emendamenti.
Infine, inserendo nella nuova legge un quarto emendamento da me proposto in materia di raggruppamento di esercizi commerciali, si offrirà un'opportunità di salvezza e di rilancio a molte piccole strutture che, restando isolate, sono altrimenti destinate a chiudere nel volgere di poco tempo con pesanti ripercussioni in termini di servizi ai consumatori e sull'occupazione. In pratica la mia proposta di modifica dell'articolo 3 mira a consentire l'apertura di una media superficie di vendita che preveda la concentrazione di preesistenti esercizi commerciali e l'assunzione dell'impegno di reimpiego del personale dipendente.
Con questi correttivi sono dell'avviso che il disegno di legge meriti di essere approvato e applicato al più presto, ferma restando la necessità di precisare in sede di regolamento di attuazione tutti i criteri e gli indirizzi per poter fare buon uso della nuova normativa.
Credo che sotto questo profilo sarà indispensabile intavolare subito, da parte della Giunta provinciale e degli uffici competenti un dialogo aperto e collaborativo con le categorie direttamente interessate, per ridurre il più possibile il rischio di altri slittamenti nell'attuazione del dispositivo dopo il visto - che tutti auspichiamo - da parte del governo di Roma.