SEDUTA DEL 17 DICEMBRE 2001

Disegno di legge n. 147/XII, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2002 e pluriennale 2002-2004 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria), disegno di legge n.148: Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2002 e bilancio pluriennale 2002-2004, disegno di legge n.149 Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2002;

DELLADIO (Forza Italia): Grazie signor Presidente, egregi colleghi. Ho sotto gli occhi il decreto del Presidente della Giunta provinciale in cui ridetermina le competenze tra i vari Assessori alla data 29 ottobre del 2001. Ora siamo in dicembre, parliamo di bilancio di previsione 2002 della Provincia autonoma di Trento e la prima considerazione che balza agli occhi, che devo fare, è quella che abbiamo perso molti mesi di tempo. Le scuse che sono state attribuite a questa perdita di tempo per avanzare proposte, per trovare soluzioni e quant'altro, per risollevare le sorti del Trentino, per farlo emergere, per farlo diventare competitivo nei confronti dell'esterno, esterno inteso come Province vicine, Regioni vicine, Europa, le scuse sono state attribuite  alla morte del collega Casagranda ed al cambio dei vertici in Regione. Cambio dei vertici previsto dallo statuto di autonomia che prevede che a metà legislatura ci sia il cambio  tra il Presidente ed il Vicepresidente. L'unico in questa occasione che ha beneficiato di qualcosa, di qualcosa di abbastanza sostanzioso, è stato il collega Leveghi che da Presidente della Regione è passato armi e bagagli all'Assessorato all'artigianato ed altro in Provincia di Trento.

Altri componenti di quest'aula avevano intenzione, avevano ambizioni per essere partecipi di questo rimpasto, purtroppo non sono andati a buon fine i loro auspici e rivediamo una Giunta come, si può dire, era partita dall'inizio. La Giunta Dellai di fatto è un minestrone dove con alcune rimestolate si sono cambiati di posto i vari componenti, però di fatto è sempre lo stesso.

In questi cambiamenti ha trovato visibilità anche il collega Panizza che ha trovato spazio all'interno dei vertici della Regione ed ha dato, come tutti noi sappiamo, le dimissioni dalle rispettive Commissioni legislative permanenti della Provincia autonoma di Trento e pertanto a questo minestrone mancano ancora due ingredienti da sistemare: i colleghi o il collega che andrà ad occupare i posti lasciati liberi dal  collega Panizza in Seconda ed in Terza Commissione legislativa. Di fatto questo brodaglia ce la dovremmo ancora sorbire fino alla fine della legislatura.

Leggendo l'intervento del Presidente Dellai balzano all'occhio alcuni passaggi, tra i quali questo che riporto: "E` bene precisare che su questa grande scommessa - cioè  leggendo le parti precedenti all'intervento: la concertazione, la corresponsabilità e la ricapitilizzazione dell'esperienza autonomistica - non stiamo navigando a vista, il programma di sviluppo provinciale è la nostra bussola ed in questo senso il bilancio è il diario di bordo di questa navigazione". Questo passo dell'intervento del Presidente Dellai richiama alla memoria quella canzoncina che si cantava anni fa dal titolo "Il piccolo naviglio che non sapeva navigare", non sapeva navigare perché i fatti lo dimostrano. Il Presidente dice che noi vogliamo consentire al Trentino di navigare verso il futuro, ma quale futuro? Io mi domando. Gli argomenti richiamati nell'intervento del Presidente Dellai evidenziano la concertazione più volte richiamata ed evidenza il fatto che l'Italia sembra avviata su una strada di un pericoloso deterioramento della pace sociale, evidenzia anche che cresce la sfiducia nei confronti degli strumenti propri della concertazione, e loda la concertazione con le parti sociali in Trentino che ha prodotto e produce ancora buoni frutti.

L'altro aspetto dell'intervento del Presidente è la corresponsabilità e fa riferimento ed auspica un ripensamento delle nostre istituzioni, richiama il principio di sussidiarietà più volte nominato in quest'aula da tutti noi, un principio di sussidiarietà sia verticale che orizzontale ed auspica una riforma istituzionale con il trasferimento di molte competenze amministrative ai  Comuni e alle unioni alle quali proprio i Comuni sono chiamati a dar vita.

L'altro aspetto è quello della ricapitalizzazione dell'esperienza autonomistica ed i valori legati allo statuto di autonomia e alla nostra società, ed evidenzia in ogni caso una precisa responsabilità alla maggioranza politica del Consiglio regionale.

Io voglio ricordare che la maggioranza politica del Consiglio regionale è formata anche da questa Giunta provinciale e da questa maggioranza provinciale. Io direi che, alla luce di otto anni di osservatorio in Consiglio regionale ed in Consiglio provinciale, la responsabilità è ascrivibile in gran parte alla componente trentina in seno alle varie maggioranze regionali. Una maggioranza trentina che è sempre stata succube dei voleri della SVP ed abbiamo visto, sia nella passata legislatura che in questa, che sono  stati firmati gli atti per passare le deleghe alle rispettive Province, di fatto svuotando la Regione; pensiamo al fondiario, al Catasto e alle Camere di commercio. I fatti dimostrano effettivamente che questa Provincia, questa maggioranza naviga a vista, ancora di più questo concetto è confermato dalla mancanza, fino a poche settimane fa, del programma di sviluppo provinciale. E` bene che io legga una decina di righe che sono l'introduzione al programma di sviluppo provinciale che è stato presentato in data 19 novembre del 2001: è il programma di sviluppo provinciale per la dodicesima legislatura. Ricordo che il programma di sviluppo provinciale è stato delegificato nel 1998, alla fine della passata legislatura, e siamo a sette decimi della  legislatura in cui viene presentato il programma di sviluppo provinciale che, leggendo le righe di introduzione di questo documento corposo, importante, dice "E` uno degli strumenti della programmazione con i quali la Provincia esercita la sua potestà di governo". Non è l'unico e la legge conferisce queste prerogative anche al piano urbanistico provinciale, al bilancio pluriennale ed annuale, ai  patti territoriali, ai  piani e programmi previsti dalle leggi provinciali, ai progetti ed al programma di gestione. Di questa pluriforme gamma di strumenti il programma di sviluppo provinciale e tuttavia quello a cui la legge conferisce una preminenza. Pertanto è un qualcosa di fondamentale che non si doveva presentare a sette decimi della legislatura.

Dicevo che il programma di sviluppo provinciale è tuttavia quello a cui la legge conferisce una preminenza quasi a significarne il suo ruolo centrale di guida degli altri strumenti, la cui matrice comunque la si guardi, anche a latitudine vasta, è fondamentalmente di settore, governo del territorio, uso delle risorse, programmazione di area, programmazione  pluriennale ed annuale di settore, scelta progettuale. Il programma di sviluppo sottostà  soltanto alla legge,  mentre rappresenta un di più rispetto a tutti gli altri  strumenti di programmazione, i quali sono chiamati ad essere coerenti con le sue previsioni.

Non a caso il programma di sviluppo provinciale determina gli obbiettivi da conseguire per lo sviluppo economico, per il riequilibrio sociale, per gli assetti territoriali e delinea gli interventi correlati a tali obiettivi, oltre ad essere quadro di riferimento per la predisposizione dei disegni di legge rappresentanti gli strumenti di programmazione finanziaria della Provincia.

Abbiamo visto che il programma di sviluppo provinciale è stato presentato dopo tre anni e mezzo dei  cinque anni di questa legislatura e doveva essere la punta...

(Interruzione dell’assessore Pinter)

DELLADIO (Forza Italia): E` stato depositato, caro collega Pinter, il 19  novembre del 2001 ...

(Interruzione dell’assessore Pinter)

DELLADIO (Forza Italia): Siamo in dicembre, abbiamo già oltrepassato il terzo anno di legislatura, caro collega Pinter. Tempo fa avevo fatto un intervento dove chiedevo dove era finito il programma di sviluppo provinciale ed evidenziavo che il nuovo programma di sviluppo provinciale, vale a dire del documento nel quale dovrebbe  essere condensata la progettualità complessiva di cui la pubblica amministrazione è chiamata a farsi carico per il  medio periodo per la crescita equilibrata del Trentino, garantendo al tempo con questo strumento l'attuazione e la puntuale verifica degli obiettivi perseguiti. Il programma di sviluppo provinciale costituisce quindi una sorta di fare che pur senza riprodurre le ridicole ed illusorie pretese dei piani quinquennali o comunque  pluriennali, mostra quantomeno  un minimo di lungimiranza, indica la strada maestra, le tappe, i tempi e la fattibilità dei programmi, permettendo così alla Giunta e all'intera struttura provinciale di non procedere a tentoni e di un esporre pericolosamente la pubblica amministrazione alle  molteplici spinte ed ai  continui condizionamenti provenienti da una miriade di soggetti interessati a piegare la politica e le risorse della collettività ai  propri fini individuali e particolaristici.

Il programma di sviluppo provinciale ha la capacità di fissare le priorità sulle quali si intende puntare, un programma di sviluppo provinciale infatti serve per mettere in fila i progetti ed adeguare scrupolosamente ad essi la propria agenda di lavoro, mentre oggi assistiamo al triste spettacolo di una giunta che quanto a leggi da approvare e ad iniziative da portare avanti obbedisce ora all'una e ora all'altra delle sue componenti politiche interne.

Il secondo aspetto riguardante il programma di sviluppo provinciale è quello che assicura un rapporto efficiente perchè fondato su basi oggettive, quindi una collaborazione efficace tra la sfera delle responsabilità politiche e la struttura organizzativa principale. Questo vuoto progettuale  permette a dirigenti e funzionari più smaliziati di approfittare per portare avanti i propri obiettivi di potere senza che nessuno se ne accorga, riuscendo abilmente ad attribuirne la paternità e la responsabilità ai  politici.

La totale mancanza di coordinamento e raccordo tra i molteplici settori che compongono la macchina provinciale è un altro aspetto da non sottovalutare, ciascuno procede per proprio  conto, con propri programmi ed iniziative in proporzione all'entità delle risorse di cui il comparto dispone. Infine, ma non si tratta certo dell'ultimo problema in ordine di importanza, il fatto di non disporre di un programma di sviluppo provinciale aggiornato impedisce qualunque seria verifica e accertamento dei risultai raggiunti, anche solo dello stato di avanzamento dei progetti, è in altri termini impossibile misurare e migliorare l'efficacia della macchina amministrativa se le iniziative non corrispondono ad un unico metodo di lavoro codificato dal programma di sviluppo provinciale. 

Dicevo siamo a sette decimi della legislatura, il programma  di sviluppo provinciale è stato depositato e fatto pervenire a tutti noi colleghi consiglieri. Ricordo che la legge provinciale numero 4 del 1996  l'aveva previsto e che nel settembre del 1998, nella passata legislatura, era stato delegificato con una modifica alla norma.

Bisogna calcolare che la Giunta provinciale entro un anno dalla propria elezione doveva elaborare il programma di sviluppo provinciale. Ho ricordato prima che siamo a tre anni e mezzo della legislatura e doveva proporlo, doveva svilupparlo entro un anno dalla propria elezione.  Lo schema poi è pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione, lo schema di programma è trasmesso al Consiglio provinciale e poi successivamente, nei mesi successivi, possono essere fatte le rispettive considerazioni.

Anche il frontespizio del documento di attuazione per gli anni a venire riporta la data limitativa del 2002-2003, pertanto per un anno. E se consideriamo anche i tempi tecnici entro cui i vari soggetti istituzionali fanno le proprie doverose osservazioni, arriviamo alla fine di questa legislatura che il programma di sviluppo provinciale rimarrà ancora una volta lettera morta. Non voglio essere irriguardoso nei confronti del Presidente, ma può essere interessante ricordare un nostro proverbio "Quando el sol el tramonta anca i asini i se ‘mponta".

Altro aspetto che evidenzia come sono spesi male i nostri soldi. Faccio riferimento ad una sentenza del Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento del settembre del 2001 che impone alla Giunta provinciale di restituire soldi spesi per progettazione al Comune di Avio. Il Comune di Avio nel 1998 aveva stipulato una convenzione con la Provincia autonoma di Trento in cui si evidenziava la progettazione esecutiva relativa al sovrappasso della linea ferroviaria Verona-Brennero, al fiume Adige e  all'autostrada del Brennero, di collegamento tra la strada statale numero 12 e la strada provinciale 90. La Provincia ed il Comune avevano concordato la realizzazione dell'opera e pertanto il Comune poteva assegnare l'incarico di progettazione per l'opera stessa. Il TAR, e non so se la Provincia ha ricorso al Consiglio di Stato, il TAR ha imposto al competente organo della Provincia di Trento di pagare al Comune di Avio la somma di 759 milioni e 500 mila, oltre i relativi interessi, per le spese di progettazione esecutiva relativa al sovrappasso che ho ricordato prima.

Nella convenzione si ricorda che la Provincia autonoma di Trento avrebbe versato al Comune di Avio, previa richiesta dello stesso, le somme necessarie alla progettazione di cui alla convenzione. Cambia il politico, possono anche cambiare gli  obiettivi, però su opere di questo tipo mi pare abbastanza  problematico e discutibile una spesa di questo tipo.

Altro aspetto. Nella collegata alla finanziaria ed al bilancio noi troviamo articoli di legge, che vanno a modificare leggi esistenti, positivi ed anche articoli di legge negativi. Uno sul quale mi sento di dover esprimere positività è quello relativo all'inserimento, alla  previsione per gli artigiani di costituirsi in Srl pluripersonale  che già da interventi dell'Assessore competente ha trovato accoglimento in questa collegata alla finanziaria.

Molti lavori della Commissione legislativa, della Seconda Commissione legislativa hanno recepito le richieste provenienti dal territorio. Purtroppo molti provvedimenti non hanno trovato l'esame in quest'aula per il fatto che sono  state assegnate priorità differenti da parte della Giunta provinciale. Ricordo che i lavori della Seconda Commissione legislativa di cui sono Presidente, non so ancora per quanto, ma almeno nel periodo di cui sono stato e sono Presidente i provvedimenti legislativi sono sempre stati esaminati con coscienza, con rapidità, con intelligenza e sono sempre stati licenziati in tempi molto rapidi verso l'aula. Porto un dato per tutti che è quello dei 9,6  giorni su 30 giorni disponibili a poter esprimere un parere, 9,6  giorni dalla data di assegnazione, questa è la media del parere espresso dalla Commissione su diverse delibere di attuazione delle leggi provinciali. Abbiamo licenziato in Seconda Commissione legislativa molte leggi importanti, la legge unica sull'economia: la 6 del 1999 che è  sicuramente perfettibile, però è un primo passo per andare incontro alle esigenze delle aziende trentine recependo la normativa comunitaria. Ricordo la legge Bersani, ricordo la legge sugli usi civici, ricordo la legge sulla riforma delle ATP che per quanto discutibile potrebbe avere una corsia preferenziale all'interno del Consiglio provinciale, anche se vediamo un emendamento a firma dell'assessore Benedetti all'interno della collegata finanziaria sulla  quale ci confronteremo. Abbiamo visto leggi sull'Esat, sull'agriturismo, etc.

Pertanto tante accuse alle minoranze che fanno ostruzionismo, che non riescono a porre davanti i problemi dei trentini sono da ritenersi infondate perchè i fatti e i tempi lo dimostrano. Molte volte in Commissione sono stato dichiarato collaborazionista solo per il fatto di vedere e mettere davanti gli interessi del Trentino agli interessi di parte politici. Vi ringrazio.