SEDUTA DEL 24 LUGLIO 2002

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 1457 "TESSERE SANITARIE MAGNETICHE EMESSE ANCORA SBAGLIATE DOPO LA SEGNALAZIONE DI ERRORI"

DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, io rispondo all’Assessore a seguito del suo intervento dicendo che di fatto sul problema ha un po’ glissato. Io ho evidenziato il fatto delle tessere dovute rifare per ben due volte, dopo la prima segnalazione presso gli uffici competenti.

Io ho sollevato il caso delle tessere magnetiche in Consiglio provinciale, non solo con un’interrogazione tradizionale che è partita per la propria strada, ma anche con un’interrogazione a risposta immediata, questa al fine di fare alcune riflessioni sullo stato della sanità in Trentino. Nei giorni scorsi si è detto che in Trentino nascono circa 5 mila bambini e ci sono 8 punti nascita che si vogliono ridurre a 5, sopprimendo Tione, Riva e Borgo Valsugana. Poi c’è stato l’accordo burla, diciamo da un certo punto di vista, in Consiglio provinciale di rivedere questa situazione, poi c’è stata la discesa a valle dei Sindaci della zona delle Giudicarie e vedremo come andrà a finire. Si richiamano i limiti di 300 nati per garantire la sicurezza secondo le statistiche mondiali della sanità, per garantire sicurezza sia per la mamma, che per il bambino, che per gli operatori sanitari. Quello che si vede è che la periferia è continuamente penalizzata e bistrattata con tagli e operazioni che inducono sfiducia sia negli operatori sanitari che nella popolazione. La prova che la sanità trentina non è quella ottimale, propagandata dall’attuale maggioranza, è nel numero crescente di trentini che si fanno ricoverare fuori Provincia con ingenti oneri a carico della Provincia stessa; è già stato richiamato nella premessa all’interrogazione a risposta immediata. Ricordava l’Assessore che 14.640 cittadini trentini nel 2001 hanno imposto rimborsi a carico del bilancio sanitario per 41 milioni di euro circa, un importo equivalente al costo del funzionamento di un ospedale di periferia. Ho presto finito, signor Presidente. Non si specializzano gli ospedali di periferia per qualificare l’offerta sanitaria ai cittadini che vivono nelle valli, al pari di chi vive nei centri più popolosi del Trentino. I tempi per ottenere una visita oculistica o specialistica in generale sono lunghissimi, manca una strategia politica sanitaria e non si fa niente per contenere gli sprechi. Le emissioni di tessere sanitarie corrette forse dopo il terzo tentativo è la prova lampante della incapacità gestionale e programmatica della sanità trentina. Grazie.

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Disegno di legge nel testo unificato “Disciplina dell'impresa artigiana nella provincia autonoma di Trento” (Disegno di legge n° 27/XII, "Disciplina dell'impresa artigiana nella Provincia autonoma di Trento",  disegno di legge n° 68/XII, "Disciplina dell'impresa artigiana nella Provincia autonoma di Trento", disegno di legge n° 123/XII, "Disciplina dell'impresa artigiana nella provincia autonoma di Trento")

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, intervengo anch’io su questo importante disegno di legge unico che la Seconda commissione legislativa ha licenziato nelle settimane scorse. Un disegno di legge importante che va a recepire e ad attuare una competenza primaria, quella dell’artigianato della Provincia autonoma di Trento.

Un disegno di legge che va a sostituire la vecchia legge provinciale del 1977 la numero 34 ed attua di fatto la legge nazionale del 1985 la numero 443. Noi recepiamo queste norme con estremo ritardo rispetto al panorama politico istituzionale nazionale; prova ne è che in passato, negli ultimi mesi, avevamo approvato in quest’aula, in una legge collegata alla finanziaria, alcune norme che da tempo erano attese dal settore dell’artigianato trentino. Abbiamo recepito a suo tempo la forma giuridica della società a responsabilità limitata pluripersonale nel settore e il maestro artigiano e la bottega-scuola. Con estremo ritardo diciamo e pertanto noi, approvando questa legge, andiamo incontro alle esigenze di una categoria importante della nostra società trentina che da tempo aspetta l’introduzione di queste norme.

L’artigianato trentino è molto importante e sono stati ricordati dei numeri prima dall’Assessore competente che è opportuno ricordare. All’albo artigiano provinciale sono iscritte più di 13 mila imprese che danno lavoro - come è stato detto - a 35 mila addetti di cui 19.800 come lavoratori autonomi ed altri 14.800 come lavoratori dipendenti. Vediamo che è un mondo molto importante, che pesa, che è attivo, che produce reddito e che distribuisce ricchezza nella nostra Provincia. A livello nazionale, se prendiamo spunto dalle osservazioni fatte a suo tempo in commissione dalla Associazione artigiani e piccole imprese della provincia di Trento, notiamo che il settore artigiano rappresenta il 75 per cento delle imprese fino a 50 addetti e addirittura l’80 per cento al di sotto dei 5 dipendenti. Le imprese artigiane, si dice, rappresentano una realtà che vede circa il 33 per cento del panorama imprenditoriale italiano e concorrono all’occupazione di un quinto del totale degli occupati. In Provincia di Trento circa un terzo delle imprese operanti sul territorio appartiene al mondo dell’artigianato. Pertanto questi dati devono impegnarci, devono stimolarci a licenziare velocemente questo importante disegno di legge, che ha trovato consenso nella Seconda commissione legislativa, di cui sono Presidente, e che ha finalmente recepito quanto in altre Province e Regioni italiane avviene da tempo.

Le aziende artigiane sono quelle aziende, come dicevo, che sono molto vitali, che sono flessibili, che si adeguano al mercato, che producono reddito e ricchezza distribuita, però sono anche aziende che patiscono, che soffrono grandi disagi. Disagi in termini di viabilità, disagi in termini di burocrazia, disagi in termini di costi. Queste aziende molte volte si vedono soffiare, per usare un eufemismo, i dipendenti dai vari enti pubblici. Perché sappiamo che in Provincia di Trento molti giovani preferiscono il lavoro all’interno dell’ente pubblico piuttosto che all’interno di una azienda artigianale o di una piccola azienda, in senso generale, che lavora magari nelle estreme periferie. Penso alle problematiche legate agli autotrasportatori artigiani, ad esempio, che non hanno parcheggi su cui posizionare i propri mezzi carichi o scarichi, per fare i loro viaggi e per portare in giro per il mondo le merci; e questo è derivato anche da una scarsa programmazione urbanistica e da una insensibilità, indubbiamente degli amministratori a qualsiasi livello. Pertanto aiutare queste aziende vuol dire aiutare quella parte sana della nostra società che di fatto riesce a superare momenti di difficoltà, momenti di crisi, perché sappiamo benissimo che se un falegname non trova mercato per fare portoncini d’ingresso, per fare porte, può cambiare la propria produzione e fare finestre o fare balconi. C’è una estrema flessibilità in questo mondo. Conseguentemente se le aziende sopravvivono e riescono ad adeguarsi alla domanda del mercato, queste aziende possono conferire stipendi e possono garantire dignità alle famiglie sparse e che vivono sul territorio provinciale. Voglio fare delle riflessioni adesso sui lavori della Seconda commissione legislativa che altre volte ho fatto in quest’aula, che è opportuno ribadire. La Seconda commissione legislativa ha lavorato intensamente…

(Interruzione del consigliere Giovanazzi)

DELLADIO (Forza Italia): … ha lavorato molto bene, mi suggerisce il collega Giovanazzi, e ha licenziato numerosi disegni di legge, direi i disegni di legge più importanti di questa legislatura che avevano trovato inizio nella passata legislatura. Ricordo il disegno di legge unico sull’economia, al quale fanno riferimento tutti i settori economici della nostra società trentina, faccio riferimento alla legge sul commercio, alla legge sull’agriturismo, alla legge sulla somministrazione di alimenti e bevande, alla legge sul turismo ed infine, fra un po’ di giorni, domani probabilmente, licenzieremo anche quest’altro importante disegno di legge, quello sull’artigianato.

Pensiamo anche che ogni disegno di legge licenziato dall’aula dovrà trovare un proprio regolamento di esecuzione per la applicazione della legge ed anche in questo caso, anche sotto questo aspetto, la Seconda commissione legislativa si è già espressa più volte e si esprimerà nei prossimi mesi in merito ai regolamenti di attuazione delle leggi che parzialmente ho ricordato poc’anzi.

Altro aspetto che voglio ricordare è quello dei testi unici. A dimostrazione del fatto che è possibile operare affinché i testi dei disegni di legge siano improntati alla chiarezza è l’inserimento, su mia proposta, che è stato ricordato prima dall’Assessore competente, degli articoli già in vigore in virtù della legge 34 del 1977 in tema di artigianato.

Questi articoli sono stati inseriti in questo disegno di legge dedicato all’artigianato recentemente approvato in commissione e che oggi è all’attenzione dell’Aula consiliare. Io direi che è il primo testo unico di questa legislatura, chiaramente una bella soddisfazione, ma anche segno tangibile che nulla è stato realizzato in materia di sburocratizzazione. Un elemento particolarmente controverso che nella nostra Provincia contribuisce ad ostacolare, frenare, frustrare le speranze ed i tentativi di un vero rinnovamento del sistema è l’eccesso di burocrazia, causato negli ultimi decenni dall’irresponsabile proliferazione sul nostro territorio di enti pubblici, parapubblici, collegati e funzionali divenuti via via sempre più autoreferenziali e quindi sfuggiti al controllo politico. Per eccesso di burocrazia di cui soffriamo tutti, sia cittadini che imprese, intendo inoltre l’intrico delle leggi, di riferimenti normativi, servizi, uffici, dipartimenti spesso inutili con i quali avere tuttavia rapporti, essendo costretti a seguire le più svariate procedure ed avviare un infinito numero di pratiche per ottenere magari una banale licenza edilizia, un piccolo permesso, un documento. In una parola l’eccesso di burocrazia trasforma quello che dovrebbe essere il diritto di un cittadino in un favore, in un regalo graziosamente elargito dall’ente pubblico, non di rado anche con una sgradevole supponenza ed un fastidioso tono di superiorità e disprezzo verso il “privato”.

Tutto ciò è intollerabile anche se costituisce una sorta di nemico invisibile con cui in qualche modo ci siamo abituati a convivere, trovandoci sistematicamente irretiti da ogni lato in questa fittissima matassa di istituzioni, amministrazioni, leggi, regolamenti, adempimenti. Non mi risulta l’esistenza di statistiche che misurino l’entità di questo fenomeno ed il suo impatto in termini di costi aggiuntivi scaricati sulla società civile, fatta di cittadini e da imprese. Tuttavia non possiamo più rimanere indifferenti e continuare a subire e pertanto lancio una proposta che ho già lanciato a suo tempo in aula, però è una proposta che non trova persone disposte a sentire.

La creazione di un Assessorato alla sburocratizzazione, non ovviamente da aggiungere a quelli esistenti, ma in sostituzione di altri Assessorati rivelatisi totalmente inutili, come quelli alle riforme istituzionali, alle politiche comunitarie ed all’ambiente. Ricordo che nel 1994 era stato istituito il comitato per la semplificazione normativa del quale ero membro, ai sensi di una mozione, la numero 42 approvata in aula. Questo gruppo di lavoro, di cui faceva parte, se ricordo bene, il Presidente Giordani e l’assessore Pallaoro, aveva prodotto proposte e suggerimenti importanti indirizzati alla Giunta ed alle forze politiche, tra le quali alcune modifiche allo Statuto di autonomia e al regolamento interno al Consiglio provinciale. Fra tutti i suggerimenti operativi scaturiti dal comitato solo la proposta di modifica al regolamento interno al Consiglio provinciale trovò accoglimento nell’aula consiliare e precisamente il 13 marzo 1997 con l’articolo 130, che prevede la procedura di urgenza e tempi rapidi nella discussione di testi unici. È opportuno ricordare questo articolo.

Articolo 130 testi unici legislativi.

“I testi unici che riprendano senza modificazioni sostanziali norme già esistenti dopo la lettura delle relazioni vengono votati articolo per articolo senza discussione e quindi votati nel loro complesso”. Continua l’articolo: “Ai testi unici si applica la procedura d’urgenza di cui all’articolo 96. La trattazione in commissione avviene con le modalità di cui al comma precedente”, che ho appena letto. Questo articolo 130 non è mai stato applicato da questa Giunta provinciale, pertanto posso dire benissimo che questo testo di legge licenziato in tema di artigianato è il primo testo unico di questa legislatura.

Perché rimprovero alla Giunta - visto che il collega Leveghi ha fatto una battuta prima - di non avere mai elaborato dei testi che potevano seguire l’articolo 130 del regolamento? Perché la Giunta è l’organo che ha mezzi, che ha le possibilità di poter realizzare testi unici al fine di presentarli alla commissione competente, in modo da seguire in tempi rapidi di discussione nella stessa ed in aula. È molto più difficile che questo avvenga all’interno della minoranza o che venga dalla minoranza perché sapete benissimo che i mezzi a disposizione dei consiglieri di minoranza sono estremamente limitati.

Ultima riflessione riguarda gli emendamenti. Io ho presentato due emendamenti che purtroppo, l’Assessore mi ha già anticipato, non troveranno condivisione all’interno di questa maggioranza. Io spero che il confronto in aula, che vede minoranza e maggioranza disponibili al dialogo, trovi accoglimento. Sono emendamenti, quelli che ho presentato, che riguardano l’artigianato artistico. I due emendamenti, uno in modo particolare, cerca di aiutare e di considerare le aziende artigiane produttrici di prototipi e manufatti artistici non realizzati in serie. Assegnare a queste aziende, che si differenziano dalle aziende che producono manufatti in catena di montaggio e pertanto con un costo minore, dicevo a queste aziende artigiane produttrici di prototipi e manufatti artistici, percentuali maggiori nell’assegnazione dei contributi che fanno riferimento alla legge 6 del 1999, cioè la legge unica dell’economia trentina.

Io concludo il mio intervento auspicando che il confronto in aula possa perfezionare la legge uscita dalla Seconda commissione legislativa e che possa alla fine dare soddisfazioni a quegli imprenditori che tenacemente lavorano sul nostro territorio in mezzo a moltissime difficoltà e che sono inserite nel settore dell’artigianato. Grazie.