SEDUTA DEL 5 MARZO 2002

Disegno di legge nel testo unificato “Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia” (disegno di legge n. 30/XII, “Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia”, disegno di legge n. 44/XII, “Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia”, disegno di legge n. 47/XII, “Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia”, disegno di legge n. 65/XII, “Nuovo ordinamento dei servizi socio-educativi per la prima infanzia”)

DELLADIO (Forza Italia): Grazie signor Presidente. Egregi colleghi, finalmente un disegno di legge che riordina il settore degli asili nido, soprattutto un disegno di legge, un provvedimento,   che allarga le opportunità assegnate alle famiglie per la cura dei propri figli.

Io ricordo che sono stato promotore nella passata legislatura assieme ad altri colleghi, primo  firmatario il collega Morandini,  a proporre dei provvedimenti  di legge che andavano nella direzione di questo disegno di legge  che stiamo esaminando. Un disegno di legge, come dicevo prima,  che amplia le opportunità per le famiglie, che va ad aiutare le famiglie nella cura dei propri figli, soprattutto in quel periodo molto delicato che va dai tre mesi ai tre anni.

Prima di entrare nel  merito del disegno di legge in esame, che è la sintesi di più disegni di legge, volevo ricordare cosa ha fatto il governo in questi pochi mesi di attività dopo le ultime elezioni politiche. Fra i vari provvedimenti di tipo economico e di tipo assistenziale, nell’ultima finanziaria 2002 è stato approvato un articolo, l’articolo 70 in tema di asili nido.

Approfitto comunque per aprire una parentesi e ricordare i provvedimenti di questo Governo, che vanno nella direzione non solo economica, ma anche sociale, soprattutto con l’ultima finanziaria 2002 la numero 448 del 28 dicembre 2001. Provvedimenti sono stati presi in tema di defiscalizzazione, pensiamo alla Tremonti bis per gli imprenditori, dove c’è una defiscalizzazione per gli investimenti all’interno della propria azienda ed in questo modo si crea ricchezza, posti di lavoro e si aiuta il volano economico a funzionare distribuendo ricchezza. Sono stati presi provvedimenti per quanto riguarda l’emersione della economia sommersa, dove sappiamo benissimo che più di un 25 % del PIL è conglobato, è inserito in questa economia cosiddetta “nera”. Sono stati presi provvedimenti per diminuire le imposte sulle successioni, per il rimpatrio dei capitali detenuti all’estero, in tema di eliminazione di adempimenti burocratici e fiscali inutili. Penso alle tabelle pubblicitarie: ora non c’è più da pagare alcunché fino a 5 metri quadrati.

Sono tutti provvedimenti di tipo economico che fanno bene al rilancio dell’economia.

Per quanto riguarda le famiglie è stata incrementata la detrazione per figli a carico all’interno delle famiglie. Sono state aumentate le pensioni minime. Più di due milioni e 300 mila anziani ultra settantenni hanno beneficiato di questo incremento retributivo mensile. Abbiamo visto che sono stati fatti non solo provvedimenti economici, ma anche provvedimenti di tipo assistenziale e previdenziale e per quanto riguarda gli asili nido è stato approvato un articolo, l’articolo 70 che aiuta le Regioni a deliberare, a legiferare su questo argomento.

Nei prossimi mesi ci sarà la riduzione da 5 aliquote IRPEF a solamente 2 e verranno adottati due soli scaglioni del 23% fino a 100 mila euro e del 33 % al di sopra dei 100 mila euro. Come ultimo è in previsione la soppressione dell’IRAP. Questo per quanto riguarda i provvedimenti del governo in questi pochi mesi di attività dopo le elezioni politiche che abbiamo visto l’anno scorso.

Per quanto riguarda l’articolo 70 che ho richiamato, inserito nella finanziaria 2002 in tema di asilo nido si prevede la determinazione dei livelli essenziali che devono essere assicurati negli asili nido per favorire la formazione, la socializzazione dei bambini di età compresa tra i tre mesi e i tre anni, nonché per incentivare azioni di  sostegno ai bisogni sociali dei genitori. Con successive norme e regolamenti da emanare si stabiliranno i requisiti minimi organizzativi, gli obiettivi  di formazione e socializzazione.

Inoltre, sempre nell’art. 70  le amministrazioni  dello Stato e gli enti pubblici nazionali possono, con questo provvedimento legislativo, istituire micronidi all’interno delle proprie strutture ed in altre sedi. Questo per quanto riguarda il quadro nazionale.

Adesso mi sposto a fare alcune riflessioni sulla passata legislatura. Io ricordo bene, perché ero in quest’aula allora. Nel 1997 un gruppo limitato di consiglieri, con Pino Morandini primo firmatario, con Taverna e con Muraro avevamo predisposto un disegno di legge, il numero 136, che prevedeva norme per la promozione ed il sostegno sociale della famiglia.

Un disegno di legge che poi è stato approvato in Commissione, ma che mai è stato approvato dall’aula consiliare, nel quale si predisponevano interventi a favore della famiglia. Nel disegno di legge si distinguevano tra l’altro provvidenze abitative per le nuove famiglie e sostegni creditizi di aiuto alla costruzione della famiglia stessa. Inoltre all’interno di quel provvedimento, purtroppo osteggiato, purtroppo frenato verso l’approvazione dell’aula, all’interno  di quel provvedimento, dicevo,  trovavano spazio le madri di giorno, le cosiddette  Tagesmutter e i nidi famiglia. Due forme innovative di servizio per l’infanzia che avevano un elevato significato di solidarietà, di cooperazione e di autorganizzazione.

Le madri di giorno si intendevano casalinghe in possesso di una preparazione specifica, conseguita attraverso la personale esperienza della maternità o attraverso appositi corsi, che durante il giorno  assistevano, fornivano le cure materne e familiari  per contribuire ad educare nella propria casa uno o più bambini altrui in età di asilo nido.

Allo stesso modo i nidi famiglia si intendevano delle attività sociali di autorganizzazione, senza scopo di lucro, promosse ed almeno parzialmente gestite dagli utenti, finalizzate a valorizzare il ruolo dei genitori e dei mondi vitali collegati alla famiglia nell’intervento educativo e di cura della prima infanzia. I nidi famiglia potevano essere promossi da famiglie, persone casalinghe  associate, gruppi, associazioni e cooperative.

A quel tempo avevamo posto, come numero massimo di bambini che potevano essere presi in cura da un nido famiglia, il numero massimo di 10.Perché avevamo proposto un disegno di legge che andava ad aiutare la famiglia? Perché la famiglia è la base della nostra società, è il mattone con il quale si costruisce la nostra società; però bisogna chiarire il concetto di famiglia. Io personalmente faccio riferimento,  come i firmatari di quel disegno di legge,  a quanto previsto dalla Costituzione all’articolo 29, cioè la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Bisogna chiarire questo concetto, perché non è una famiglia quella proposta dalle sinistre, la famiglia è vita, la famiglia è il luogo dove si genera la vita. Pertanto forme strane di unioni sicuramente non si riconoscono nel mio modo di pensare,  soprattutto nell’articolo previsto in costituzione, l’articolo 29 che tutela e che garantisce anche i membri della famiglia. Investire nei confronti della famiglia è come investire per il futuro, si fa prevenzione, automaticamente si ha un risparmio delle finanze pubbliche. Si abbasserà, investendo nella famiglia, il disagio giovanile, che molte volte è presente nella nostra società. Noi come consiglieri abbiamo l’opportunità di verificare e di vedere situazioni di disagio, non solo giovanile, all’interno delle  famiglie, che altrimenti non si vedono.

Soprattutto aiutare la famiglia quando lavorano in due. Soluzioni quali quelle previste da questo disegno di legge delle Tagesmutter, ossia le madri di giorno, sono soluzioni appropriate che vanno ad aiutare la crescita delle nostre famiglie.

E’ chiaro che oltre alle famiglie o per aiutare le famiglie noi dobbiamo aiutare anche le ditte che favoriscono l’orario di lavoro per i componenti delle famiglie. In sintesi investire nella famiglia vuol dire ridurre le tensioni sociali future. La famiglia, dicevamo prima, è la base della nostra società, è inserita in una rete di rapporti da valorizzare, penso  al parentado, penso al buon vicino, all’associazionismo ed al volontariato. Chiaramente in questo progetto il Comune, ma non solo, è l’ente più indicato a soddisfare i bisogni della famiglia, proprio per quel principio di sussidiarietà più volte richiamato in quest’aula, dove l’ente pubblico deve aiutare gli organismi intermedi e gli organismi subalterni della nostra società.

Considerando anche che il mercato molte volte colpisce la famiglia e l’individuo, penso alla pubblicità non idonea in certe trasmissioni televisive e pertanto la famiglia è l’ultimo baluardo, a mio parere, contro l’individualismo e l’egoismo. La famiglia, come noi la concepiamo nell’ambito naturale  in cui si prospettato i valori morali e civili fondamentali,  è un grande elemento di coesione sociale di solidarietà ed anche la garanzia per il futuro del paese. Per questo tutta la politica deve essere orientata, deve essere mirata a sostenere e sviluppare la famiglia, con tutti i provvedimenti possibili ed immaginabili. Famiglia – dicevo - come fondamento di un nuovo patto sociale, come fattore di solidarietà fra le generazioni, come sorgente di valori positivi e cellula primaria della società.

Ricordo un altro fatto legato alla passata legislatura, proprio per capire l’evolversi di questi provvedimenti legislativi. Io ricordo che nella collegata del 1997 è stato bocciato un emendamento primo firmatario Morandini dove altri consiglieri, tra cui il sottoscritto, avevano firmato il provvedimento che introduceva l’asilo nido familiare, l’assegno di cura mensile e la Tagesmutter, già allora nel lontano 1997. Tagesmutter intesa come madre di giorno, dove una casalinga o delle casalinghe in casa propria potevano accudire ad uno o più bambini in età da asilo nido, sia a titolo individuale sia  in cooperativa.

L’articolo 54 di quella famosa collegata del 1997 che prevedeva questi provvedimenti è stato bocciato perché è intervenuta la politica, è intervenuta l’ideologia politica e l’allora Assessore Valduga ha dovuto ritirare o bocciare, meglio, questo emendamento perché le sinistre in quest’aula avevano fatto un putiferio, sostenute anche da Assessori e Sindaci, soprattutto dai Comuni più grossi in Provincia di Trento e pertanto la crisi minacciata ha fatto fare marcia indietro a chi probabilmente credeva in questo provvedimento, cioè quello di istituire le Tagesmutter, l’asilo nido familiare e l’assegno di cura mensile.

Nel 1997 se noi andiamo a vedere il programma di sviluppo di allora prevedeva una spesa di 500 milioni per la costruzione di solamente quattro nuovi asili nido: Ala, Aldeno, Cles, e Trento. In questo contesto è opportuno ribadire che occorre dare adeguata risposta ai bisogni primari di educazione, di socializzazione della prima infanzia, quella che va – dicevamo – da tre mesi a tre anni; bisogna sostenere  la famiglia, in particolar modo in quelle zone del trentino sprovviste del servizio o con  servizi insufficienti, penso alle valli periferiche, alla Val di Fiemme, alla Val di Fassa, al Primiero, alla Val di Sole. Sapete benissimo quali sono i disagi di queste periferie e chi li vive, come il sottoscritto, tutti i giorni, sa e ne è buon testimone. Occorre, a mio giudizio, riequilibrare la dislocazione del servizio sul territorio fra aree ad alta urbanizzazione ed aree con strutture insufficienti o assenti. Occorre ampliare e differenziare il servizio offerto alle famiglie in questo delicato argomento.

Dobbiamo dare in mano ai genitori, sceglieranno i genitori quale servizio è migliore per i propri figli,  in base alle loro esigenze, bisogna introdurre una libertà di scelta dei servizi. Il nord Europa è arrivato molti anni prima di noi e così pure anche l’Alto Adige, istituendo il servizio Tagesmutter. Ricordo che questi servizi introducono un costo minore per l’ente pubblico.

Andiamo a vedere i tre disegni di legge, che è bene ricordare. Primo disegno di legge è il numero 30 di Vincenzo Passerini. Il secondo disegno di legge è il numero 44 a firma della Conci, Morandini, Giovanazzi, Valduga, Divina, Bertolini, Boso, Perego, Cominotti, Delladio, Santini, Andreotti, Panizza, Taverna, Plotegher  del 30 luglio 1999. Il disegno di legge numero 47 della collega Dalmaso e il disegno di legge 65 del già Assessore Claudio Molinari dell’11 febbraio 2000. Questi disegni di legge sono stati conglobati in un unico disegno di legge che è uscito dalla Commissione legislativa e bisogna dare atto anche alla cooperativa Casa Bimbo che è presente sul nostro territorio provinciale e che coinvolge più di 100 soci, che ha creato numerosi posti di lavoro con tantissime ore annuali di servizio svolto, che ha dato soddisfazioni a centinaia e a centinaia di famiglie. Bisogna dare atto a questa cooperativa l’impegno e i solleciti che ha rivolto a noi politici nel corso di questi anni al fine di vedere licenziato da quest’aula un provvedimento organico in tema di asili nido, che prevede una ampia gamma di servizi ai quali le famiglie possono fare riferimento.

Ricordo che anche molti Consigli comunali hanno deliberato affinché il Consiglio provinciale legiferi in tema di asili nido, evidenziando il fatto che ormai la componente femminile è inserita a pieno titolo nel mondo del lavoro. La componente femminile ha un legittimo desiderio di piena realizzazione umana e professionale. Servizi di questo tipo aiutano le famiglie anche  per il costante aumento della costo della vita. 

Altra tappa verso l’approvazione di questo disegno di legge è quella toccata in questa legislatura nella seduta del 21 dicembre 2000. In quella occasione noi abbiamo approvato un ordine del giorno di cui ero primo firmatario, un ordine del giorno proposto da Forza Italia, che sollecitava la realizzazione di progetti pilota di iniziative finalizzate alla realizzazione di servizi di nido nei luoghi di lavoro per figli del personale dipendente e non.

Ricordiamo che a Trento ci sono centinaia di domande inevase e che la costituzione di asili nido aziendali è una ulteriore opportunità che si dà alle famiglie per la cura dei propri pargoli.

Con questo ordine del giorno approvato, dicevo, nel dicembre del 2000 si andava incontro anche alle richieste del sindacato degli infermieri, il Nursing Up che sollecitavano la realizzazione  di asili nido all’interno dell’azienda sanitaria per ridurre le richieste di part-time e di aspettativa per maternità.

Non posso non ricordare la legge regionale della Lombardia, del 6 dicembre 1999, la numero 23 che ha istituito asili nido aziendali ed in modo particolare l’ospedale Fatebenefratelli ha istituito una opportunità di questo tipo, un servizio apprezzato dalle madri lavoratrici. Ricordo l’articolo 70 che prima avevo citato, quello nella finanziaria del 2001 dove le Regioni nei limiti delle proprie risorse ordinarie di bilancio provvedono a ripartire le risorse finanziarie tra i Comuni, singoli o associati, che ne fanno richiesta per la costruzione e la gestione degli asili nido nonché di micronidi nei luoghi di lavoro.

Le amministrazioni dello Stato e gli Enti pubblici nazionali possono con questo articolo nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio istituire nell’ambito dei propri uffici i micronidi di cui al comma richiamato nell’articolo quali strutture destinate alla cura e all’accoglienza dei figli dei dipendenti aventi una particolare flessibilità organizzativa adeguata alle esigenze dei lavoratori stessi. Anche questo ordine del giorno, la legge regionale della Lombardia e l’articolo della collegata nazionale sono di supporto a questo disegno di legge che andiamo ad analizzare e probabilmente - speriamo - ad approvare.

Questo disegno di legge unitario è importante, dicevo, perché riempie un vuoto normativo, non è una soluzione perfetta, ma è perfettibile, sono stati presentati degli emendamenti per introdurre la possibilità, come richiamavo prima nelle norme superiori, di asili nido aziendali ed io personalmente ho presentato due piccoli emendamenti, ma sono molto importanti che riconoscono, cosa che non è stata fatto in questo disegno di legge , gli operatori privati che già operano e che  nessuno ha voluto valutare ed inserire nella norma.

I nidi di infanzia privati offrono un servizio pubblico e pertanto devono essere almeno riconosciuti nel sistema e questo disegno di legge non ha affrontato il problema. Lo stesso ragionamento è stato fatto a suo tempo con la scuola. Il nostro sistema riconosce anche la scuola privata, soprattutto perché offre un servizio pubblico. Non possiamo permettere che operatori privati non siano riconosciuti nella norma al pari degli altri soggetti che offrono lo stesso servizio e non possono operare al di fuori delle regole, vorrei dire in clandestinità. Almeno il riconoscimento dobbiamo inserirlo nella norma proprio per il ruolo importante che  anche questi soggetti svolgono all'interno della nostra società. Auspico che gli emendamenti che introducono gli asili nido aziendali  e  gli emendamenti che riconoscono i soggetti privati nell’offerta per i servizi della prima infanzia siano approvati da quest’aula; vi ringrazio.