SEDUTA DEL 22 LUGLIO 2003

Disegno di legge n. 224/XII "Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2003 e pluriennale 2003-2005 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 225/XII "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2003 e del bilancio pluriennale 2003-2005 della Provincia autonoma di Trento",

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PRESIDENTE: Altri interventi? Il consigliere Delladio ha chiesto La parola: ne ha facoltà.

DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente, egregi colleghi. Io inizio subito il mio intervento partendo dalla spesa corrente. In questo bilancio di assestamento 2003 e nel bilancio tecnico 2004 si evidenzia che la spesa corrente ammonta a circa 2.200 milioni di euro, pari al 57 per cento del bilancio, su un bilancio 2003 che supera i 3.900 milioni. La prima riflessione che voglio fare, legata alla spesa corrente, è quella che il 57 per cento calcolato ed evidenziato nella relazione accompagnatoria al bilancio è un dato falsato. Come ho già avuto modo di dire altre volte, in altri bilanci, si tengono conto, per calcolare la spesa corrente, entrate straordinarie che in una normale contabilità non dovrebbero essere considerate. Io ricordo che all’inizio di questa legislatura le spese correnti fornite, cioè l’importo delle spese correnti fornite dal Presidente Dellai erano intorno al 53 per cento; già allora avevo evidenziato questo aspetto che il 53 per cento di allora era molto più basso rispetto alla realtà, e così se in quattro anni di legislatura siamo passati dal 53 per cento al 57 per cento vuole dire che non c’è stata un’oculata gestione delle risorse.

Il 57 per cento, rimarco, è un dato falsato perché, se non si considerano gli introiti straordinari che derivano da una contrattazione a livello nazionale, il valore della spesa corrente sarebbe molto ma molto più elevato, ed in percentuale superiore al 57 per cento. Ricordo che queste contrattazioni straordinarie o questi importi derivano da gettiti riscossi fuori Provincia per ritenute su interessi e IRPEF dagli anni 1991 al 1998, che dalla relazione si evince ammontano a circa 1.200 milioni di euro, che sono stati dilazionati come entrate per il bilancio provinciale in cinque trance di 243 milioni di euro ciascuna.

Altre somme straordinarie, che vanno ad aiutare il bilancio provinciale e sulle quali si fanno i calcoli errati per il calcolo della spesa corrente, sono legate al gettito dell’IVA riscossa fuori dal territorio provinciale sulla base dei consumi finali, in attuazione di un decreto legislativo del 1996. Anche queste sono quantificabili ed ammontano a circa 75 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2000. Questa è la prima riflessione che io voglio trasmettere ai colleghi in questa Aula e ai cittadini che ci stanno ascoltando. Spesa corrente falsata del 57 per cento, dichiarata, ma sicuramente superiore al 60 per cento. Allora io dico quando un bilancio, e mi metto nei panni di un privato, di un capofamiglia, quando le spese superano di gran lunga il bilancio dell’azienda, o familiare, chiaramente si deve correre ai ripari e bisogna ragionare in termini di contenimento delle spese, di eliminazione delle spese dovute a servizi doppi che esistono sul territorio. 3.900 milioni di bilancio provinciale: un bilancio molto ricco che riesce a mascherare sprechi ed inefficienze della Pubblica amministrazione. Io ho scoperto comunque come fa questa maggioranza e il Presidente Dellai a recuperare somme a favore del bilancio provinciale: fa lavorare le persone in nero all’interno della Pubblica amministrazione.

Voglio ricordare la mia interrogazione, del primo luglio di quest’anno, nella quale evidenziavo che due persone, dipendenti di altri enti, hanno lavorato - e questo è stato confermato poi dai dirigenti provinciali competenti - all’interno del laboratorio provinciale prove sui materiali della Provincia autonoma di Trento. Hanno lavorato e non si sa come siano state pagate, con quali contratti siano state assunte, proprio perché non esistevano atti di questo tipo. Nell’interrogazione riportata dal giornale quotidiano “L’Adige” dei giorni scorsi, si evidenziava proprio questa assurdità, per non dire altro, e si chiedeva se corrispondeva al vero quanto mi era stato riferito, di queste persone che lavoravano in nero, ribadisco, all’interno di una struttura provinciale. Chiedevo chi avesse autorizzato l’ingresso e l’attività di tali soggetti estranei all’Amministrazione provinciale presso il laboratorio prove sui materiali; chiedevo quali incarichi erano stati assegnati ed in quale modo l’Amministrazione provinciale retribuiva o retribuirà le prestazioni delle persone evidenziate. Altresì chiedevo quali provvedimenti si intendevano adottare nei confronti dei responsabili provinciali che avevano consentito il crearsi di una situazione irregolare violando tutte le norme relative al lavoro, e legate anche alla struttura interessata, cioè il laboratorio provinciale prove sui materiali della Provincia. Che queste persone abbiano lavorato corrisponde al vero, perché è stato confermato successivamente dai responsabili provinciali e questa situazione, chiaramente, ha creato non poco sgomento ed arrabbiature da parte di molti cittadini, che si sono posti delle domande come le ho poste io con il documento che ho presentato. Ma l’ispettorato del lavoro interverrà in questo caso, o tutto andrà a finire a tarallucci e vino? I contributi INPS e INAIL non sono stati pagati. Qualcuno dovrà rispondere di queste inadempienze! Io non so se è concepibile una situazione di questo tipo. È stato anche detto che questa situazione si è verificata per eccesso di zelo, allora a questo punto io mi domando se alla persona interessata, probabilmente verrà conferita una promozione, probabilmente, visto che è stato...

(Interruzione del Presidente Dellai: La fucilazione...)

DELLADIO (Forza Italia): ... No, perché sono contrario alla pena di morte, caro Presidente, però lei non può rispondermi in questo modo buttando, appunto, a tarallucci e vino una situazione così grave che è si verificata all’interno di strutture provinciali come il laboratorio, dove lei sa benissimo che si devono ottenere permessi speciali, sia a livello provinciale che a livello nazionale. A me hanno anche riferito che tale responsabile, di cui non faccio il nome, ma voi lo conoscete benissimo, abbia avuto televisioni megagalattiche all’interno dell’ufficio in cui prestava la propria attività con frigoriferi ed altre cose... Lo dirà il Presidente quando mi risponderà alla interrogazione che ho depositato in Consiglio. E tale persona era stata, mi è stato riferito, era stata rimossa ed il provvedimento adottato a suo tempo è stato ritirato su pressioni, dicono, molto, molto pesanti. Allora io mi domando: aspettiamo di vedere la risposta a questa interrogazione e dopo verificheremo e torneremo sull’argomento, per vedere effettivamente ruoli, mancanze, collegamenti e protezioni politiche.

Ho trovato un’altra questione che voglio evidenziare in occasione di questo bilancio. A me risulta che la Provincia e la sovrintendenza si sono appropriati indebitamente nel corso degli anni di somme dovute ai lavoratori ed in particolar modo alle madri lavoratrici, per quanto riguarda gli assegni familiari. Su questo argomento ho presentato un ordine del giorno che discuteremo. Mi riallaccio ad una riflessione che facevo all’inizio, trovo strano che una Provincia aiuti il bilancio provinciale tollerando lavoratori in nero presso le proprie strutture o decurtando gli assegni familiari proporzionalmente alla paga riscossa dalle lavoratrici.

La Provincia e la sovrintendenza scolastica, proprio a riguardo di questo argomento, hanno interpretato nel corso degli anni a loro comodo le norme, ed è dimostrabile. In una proposta conciliativa tra la Provincia autonoma di Trento tramite il servizio lavoro e un dipendente della stessa che chiedeva il riconoscimento degli assegni familiari indebitamente trattenuti, la Provincia pur di non avere un pronunciamento dell’autorità giudiziaria competente ha formulato una proposta di risarcimento in denaro, questo è un primo aspetto. Un altro aspetto è quello legato alla risposta a una mia interrogazione fatta a suo tempo nell’aprile 2001, dove evidenziavo la corrispondenza tra il dipendente, che ho richiamato prima, e gli uffici provinciali competenti. Gli uffici provinciali competenti hanno sempre fatto riferimento ad articoli abrogati, pertanto riferimenti normativi sbagliati per supportare un loro comportamento.

Infine il terzo aspetto è legato al contratto delle autonomie locali della Provincia autonoma di Trento del marzo 2002 dove è stato inserito all’articolo 86, comma 2, che per gli assegni familiari si rimanda alla normativa INPS dal primo luglio 2000, cioè rimanda alle circolari INPS che determinano l’erogazione degli assegni familiari. La Provincia e la sovrintendenza nel corso di questi anni, nei confronti dei lavoratori che avevano diritto a questi assegni familiari, ed ho chiuso signor Presidente su questo argomento, ha fatto riferimento in maniera errata, a norme abrogate. Io chiedo con l’ordine del giorno, che poi discuterò in maniera più esaustiva quando arriveremo a parlare di ordini del giorno, io chiedo che la Provincia applichi i correttivi necessari affinché a tutti i dipendenti provinciali, che ne facciano esplicita richiesta, siano ricalcolati e quindi liquidati gli importi ridotti dell’assegno per il nucleo familiare nei periodi di astensione obbligatoria e facoltativa così pure per i periodi di cosiddetta maternità fuori nomina. Questi sono solamente alcuni degli esempi di mala gestione della nostra autonomia e delle finanze provinciali.

Continueremo comunque domani mattina puntualmente alle ore 10.00. Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE: Sono le 18.00, vi ricordo che il Consiglio riprenderà i propri lavori domani mattina, con inizio ad ore 10.00.

La seduta è tolta.

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SEDUTA DEL 23 LUGLIO 2003

PRESIDENTE: Proseguiamo con trattazione degli oggetti posti all’ordine del giorno, stava parlando il consigliere Delladio, che prosegue il suo intervento; ne ha facoltà.

DELLADIO (Forza Italia): Grazie Signor Presidente, egregi colleghi, a grande richiesta da parte dei colleghi consiglieri riassumo quanto ho detto ieri, in termine di seduta. Farò alcune riflessioni su questo bilancio, su questo assestamento di bilancio 2003 e sul bilancio tecnico 2004. Noi sappiamo che il bilancio della Provincia autonoma di Trento, che ammonta a circa 3.900 milioni di euro, è formato da diverse entrate, e chiaramente poi gli amministratori, i consiglieri di maggioranza, in modo particolare il Presidente della Giunta, gestiscono questi fondi e li distribuiscono spendendo su tanti capitoli di bilancio.

Il bilancio delle entrate della Provincia autonoma di Trento è composto da varie voci e la voce più consistente è costituita dalle entrate derivanti dalla devoluzione di tributi erariali, la cosiddetta quota fissa. Noi sappiamo che lo Stato restituisce alla Provincia i nove decimi delle imposte ricosse sul territorio Trentino, in base all’articolo 75 dello Statuto, ed in alcuni casi ben precisati tale percentuale si riduce ai sette decimi o quattro decimi. Questa è la voce più consistente, più cospicua delle entrate del bilancio provinciale; e tale componente è intoccabile da Roma, questo bisogna evidenziarlo. Altri aspetti, altre poste di bilancio fanno riferimento alla quota variabile e alle leggi di settore, dove la quota variabile, in base allo Statuto di autonomia all’articolo 78, è una quota aggiuntiva stabilita annualmente, come dicevo ieri, in contrattazione tra il Governo e il Presidente della Provincia e viene calcolata con dei parametri e attraverso un indice, in modo particolare l’1,425 per cento della spesa statale nelle materie di competenza provinciale erogata nelle altre Regioni italiane. Poi, concorrono al bilancio provinciale i trasferimenti dallo Stato che derivano da assegnazioni statali per l’edilizia, i lavori pubblici, l’ambiente, l’agricoltura, lo sport, il turismo e altre voci. Infine, ci sono anche i trasferimenti dell’Unione Europea e quelli della Regione. Esistono poi i tributi propri della Provincia che in prospettiva – e lo vedremo poi in casi specifici - aumenteranno nel futuro. Dicevo ieri che, esaminando il bilancio della Provincia autonoma di Trento, quello che balza agli occhi è la spesa corrente; evidenziavo il fatto che la spesa corrente è stata dichiarata del 57 per cento, però è un dato secondo me, e l’ho già detto più volte in altri bilanci, falsificato, perché si considerano nel calcolo di questa percentuale anche i trasferimenti straordinari che arrivano nel bilancio provinciale per le voci che ho detto prima.

In modo particolare, noi abbiamo delle voci estrapolandole dalla relazione e dall’intervento fatto dal Presidente in aula ieri, anzi un paio di giorni fa, noi vediamo che per il gettito riscosso fuori Provincia, per ritenute su interessi IRPEF negli anni 1991 e 1998, alla Provincia di Trento sono stati assegnati 1.200 milioni di euro in cinque tranche fino al 2004 di oltre 243 milioni di euro annuali; questi sono finanziamenti straordinari che arrivano, come ho detto prima, per un accordo con il Governo centrale. Altra voce importante, il gettito dell’I.V.A. riscosso fuori dal territorio provinciale sulla base dei consumi finali in attuazione dell’articolo 2 del Decreto Legislativo n. 432 del 1996 che sono stati quantificati, sono risorse quantificabili in oltre 75 milioni di euro annui, a decorrere dal 2000. Pertanto il bilancio della Provincia autonoma di Trento contempla queste somme straordinarie, e queste somme straordinarie sono tenute in considerazione, a mio avviso sbagliando, nel calcolo delle spese correnti, che sono evidenziate in un 57 per cento del bilancio pari a 2.241 circa milioni di euro.

Allora, il ragionamento mio è questo, 57 per cento dichiarato, però nei fatti è una percentuale molto più alta, se non consideriamo le risorse straordinarie che vanno a rimpinguare il bilancio della Provincia. Bene, questo è il primo ragionamento. Dicevo ieri, facendo arrabbiare il Presidente della Giunta provinciale, che si sono trovati dei metodi per aiutare il bilancio della Provincia autonoma di Trento; si sono trovate delle forme per risparmiare o per non spendere quanto dovuto. Il primo aspetto che voglio evidenziare e rimarcare è quello dei lavoratori in nero, dei lavoratori abusivi, che sono stati denunciati con una mia interrogazione del primo luglio 2003, e che hanno lavorato per parecchi giorni presso una struttura della Provincia autonoma di Trento, e precisamente il laboratorio provinciale prove sui materiali della Provincia autonoma. Avevo steso un’interrogazione evidenziando questo stato di cose. Evidenziavo che due lavoratori, già occupati in altri enti, hanno trovato lavoro presso il laboratorio provinciale: persone estranee all’amministrazione provinciale. E’ grave questo fatto per il fatto che chi lavora presso una struttura di quel tipo, deve avere permessi speciali, sia provinciali che anche governativi e nazionali. Perché è un posto di lavoro decisamente importante e particolare, si fanno delle prove sui materiali che necessitano di competenza e di autorizzazioni, come dicevo. Chiedevo con la mia interrogazione, se corrispondeva al vero quanto ho esposto, chi aveva autorizzato l’ingresso e l’attività di soggetti estranei all’Amministrazione provinciale presso il laboratorio prove sui materiali; chiedevo conto degli incarichi assegnati e in quale modo l’Amministrazione provinciale retribuiva le prestazioni delle persone evidenziate, ed infine quali provvedimenti si intendevano adottare nei confronti dei responsabili della struttura o del reparto, che hanno consentito il crearsi di una situazione irregolare, violando le norme attinenti il laboratorio.

È gravissimo che si sia verificata una situazione di questo tipo all’interno della struttura provinciale, una struttura provinciale che bastona privati, bastona imprenditori, quando questi si trovano al di fuori delle regole, e giustamente dico io, per tutelare il lavoro, per tutelare la salute dei lavoratori. Non è concepibile che questo succeda in una Provincia autonoma di Trento, che si vanta di essere all’avanguardia in tanti settori. Io mi domando chi pagherà, o come mai non sono stati pagati i contributi dell’INPS, dell’INAIL per queste persone che, ricordo, sono state dichiarate abusive, e che è stata accertata la situazione che ho esposto. L’Ispettorato del Lavoro, che fa capo alla Provincia, non so se è intervenuto, e poi non so se gli enti direttamente interessati, interverranno in una situazione di questo tipo che - ricordo - nasce da arroganza, e nasce da protezioni politiche ben precise.

Allo stesso modo, è scandaloso che strutture della Provincia autonoma di Trento, quali le Torri a Trento Nord, e leggo i giornali di pochi giorni fa, siano sprovviste di misure di sicurezza, quali segnali acustici in caso di emergenza. Allora, è ora di finirla che una Provincia autonoma di Trento predichi bene e razzoli male. L’aspetto più eclatante è quello che si dice che questa situazione, quella riferita ai lavoratori abusivi presso il laboratorio prove sui materiali della Provincia, sia dovuta ad un eccesso di zelo. Ricordo che molte volte chi si è comportato male, chi ha avuto dei problemi all’interno della struttura provinciale, è stato promosso sul campo, e ha ricevuto incarichi nei progetti speciali. Non vorrei che anche in questo caso, anziché rimuovere i diretti responsabili, si assegni loro premi di produzione o promozioni varie. C’è bisogno, non di applicare la pena di morte, come diceva ieri scherzosamente il Presidente Dellai, c’è bisogno di chiarezza e c’è bisogno di contenere l’arroganza che tante volte riempie ambienti e posti di lavoro all’interno dell’Amministrazione provinciale.

La Provincia autonoma di Trento ha una spesa corrente elevatissima, e riesce a far lavorare personale in nero. Un altro aspetto altrettanto disdicevole è quello legato agli assegni familiari di tanti dipendenti provinciali; questo problema lo evidenzierò poi con un ordine del giorno. E’ importante ribadire che la Provincia autonoma di Trento da sempre ha calcolato erroneamente gli assegni familiari con il metodo della decurtazione proporzionale.

La provincia e la Sovrintendenza si sono appropriati indebitamente nel corso degli anni di somme dovute ai lavoratori, ed in particolar modo alle madri lavoratrici. Tutti i dipendenti della Provincia autonoma di Trento, o della Sovrintendenza, di ruolo o a contratto determinato, si sono visti decurtare nel corso degli anni gli assegni familiari in proporzione alla busta paga ricevuta. Per esempio gli insegnanti in astensione obbligatoria, (donna), o facoltativa (uomo o donna), si sono visti decurtare lo stipendio a seconda dei casi. Per un’astensione facoltativa retribuita al 30 per cento, anche gli assegni familiari sono stati corrisposti al 30 per cento. Gli altri enti pubblici provinciali, a partire dall’azienda sanitaria, dai comprensori, dell’Istituto Agrario di San Michele, e Comuni, non hanno operato alcuna diminuzione o sospensione degli assegni al nucleo familiare, in accordo con la normativa INPS.

È da rilevare che tutti questi enti sono soggetti al contratto collettivo provinciale autonomie locali, e al contrario della Provincia e della Sovrintendenza sempre è stata applicata la normativa INPS senza alcuna decurtazione. Ricordo che la materia degli assegni familiari per il nucleo familiare è attualmente regolata dalla legge n.153/88 che rimanda al Testo Unico sugli assegni familiari, il DPR n. 797 del 30 maggio 1955 e successive modificazioni ed integrazioni. Successivamente l’INPS ha emesso una propria circolare, la 110 del 1992, che ha fornito definitivi chiarimenti in merito alle regole inerenti gli assegni per il nucleo familiare, ed alla luce di quanto ho detto, gli assegni familiari devono essere sempre erogati per intero al 100 per cento, in qualsiasi situazione contrattuale. La PAT, la Provincia autonoma di Trento, come ho detto, da sempre ha calcolato erroneamente gli assegni familiari, decurtandoli proporzionalmente in base allo stipendio ricevuto.

La Provincia autonoma e la Sovrintendenza hanno interpretato a loro comodo le norme, e ciò è dimostrabile per almeno tre motivi, il primo è che in una proposta conciliativa tra la Provincia autonoma di Trento, tramite il servizio lavoro, ed un dipendente della stessa, che chiedeva il riconoscimento degli assegni familiari indebitamente trattenuti, la Provincia, pur di non avere un pronunciamento dell’autorità giudiziaria, ha formulato una proposta di risarcimento in denaro; il secondo aspetto è che, riferendomi a una risposta a una mia interrogazione del lontano aprile 2001, si fa riferimento ad articoli di legge abrogati. Altro aspetto importante per evidenziare che la Provincia si è comportata male nei confronti degli 800/900 dipendenti della Provincia, che si sono visti decurtare gli assegni proporzionalmente alla busta paga, c’è il fatto che nel contratto delle autonomie locali della Provincia autonoma di Trento del marzo 2000 è stato inserito  all’articolo 86, comma 2, che per gli assegni familiari si rimanda alla normativa INPS dal primo luglio 2000, cioè rimanda alla circolare INPS, che ho richiamato prima, la numero 110 del 1992.

Allora, ci sono tre aspetti evidenti, chiari che definiscono la Provincia inadempiente, per non dire altro. Con l’ordine del giorno che discuteremo poi, e che io spero sarà votato da tutti i componenti di quest’aula, io chiedo che vengano attuati i correttivi necessari affinché tutti i dipendenti provinciali, che ne facciano esplicita richiesta, abbiano la possibilità di veder ricalcolato e quindi liquidato l’importo legato all’assegno per il nucleo familiare nei periodi di astensione obbligatoria e facoltativa, così pure per i periodi di cosiddetta maternità fuori nomina.

Allora, riassumendo: bilancio cospicuo della Provincia autonoma di Trento, lavoratori in nero, non si danno i soldi dovuti ai dipendenti. Questa non è una buona amministrazione. La Provincia, come abbiamo visto prima, tra le poste di bilancio, ha anche tributi propri ed ha la possibilità di riscuotere canoni di concessione. Se per i canoni legati agli accessi, diramazioni, innesti su strade statali, è stato presentato un emendamento che sana anche per gli anni pregressi l’obbligo di versare questi importi; dall’altro lato, vediamo che per derivazioni idriche ad uso irriguo, ad esempio nel Comune di Nago Torbole, si richiedono versamenti molto, molto consistenti, che non si riferiscono solamente agli ultimi anni, ma si riferiscono agli anni pregressi, con dei tassi di interesse, a dir poco di usura perché se noi facciamo il calcolo arriviamo a percentuali, dal 1999 all’anno 2002, del 591 per cento circa.

Allora, ci sono dei cittadini che per bagnare l’orto, per irrigare il proprio spazio verde vicino casa, in prossimità del lago di Garda si vedono tartassati con balzelli enormi, che non fanno fare bella figura alla nostra Provincia e ai gestori politici della stessa. Questo per quanto riguarda i canoni di concessione delle derivazioni idriche per uso irriguo. Ricordavo prima che gli accessi, le diramazioni, gli innesti sulle strade statali, obbligavano il pagamento di canoni annui; per fortuna - però dobbiamo sempre aspettare l’ultimo momento - è stato presentato un emendamento e poi un altro subemendamento, a firma dell’Assessore competente e anche del sottoscritto, che evita il pagamento di questi canoni per i diretti interessati. Noi sappiamo che, a partire dal primo luglio 1998, lo Stato aveva delegato alla Provincia autonoma di Trento la gestione delle strade statali situate sul territorio provinciale, e pertanto anche la competenza relativa alla riscossione del suddetto canone è stata trasferita alla Provincia autonoma di Trento, che, si dice, ha appena concluso le complesse procedure di verifica di tutte le autorizzazioni e concessioni ex ANAS e che ora è pertanto in obbligo di richiedere il pagamento dei relativi canoni con gli arretrati dal primo luglio 1998. L’emendamento presentato, su proposta dell’Assessore, esenta dal pagamento del canone anche per le annualità arretrate e per tutte le autorizzazioni relative ad accessi, diramazioni ed innesti sulle strade statali. Se non si faceva questo, è probabile che si scatenasse una rivolta molto, molto sentita in tutte le valli del Trentino.

Parlando di come si spendono i denari della Provincia autonoma di Trento e per evidenziare una cattiva gestione di queste risorse, mi viene in mente il piano parcheggi sulla città di Trento che alla fine scontenta tutti. Questa Giunta provinciale, mi pare di capire, perché nessuno ha mai smentito l’operato degli amici amministratori della città di Trento, questa Amministrazione, dicevo, ha avvallato un piano parcheggi che scontenta tutti. L’Amministrazione comunale di Trento ha imposto balzelli che si sommano agli alti costi per vivere e lavorare in città. La soluzione a mio avviso era molto semplice, però bisognava prenderla molti anni fa, bisognava fare parcheggi interrati, come a Bolzano. Ognuno di noi che si reca a Bolzano può constatare che sono stati fatti parcheggi interrati un po’ ovunque in tutta la città, non solo parcheggi interrati, anche parcheggi all’interno di strutture ben definite. Mi viene in mente la piazza antistante il Tribunale di Bolzano, che ora ospita un garage interrato per centinaia e centinaia di automobili, mi viene in mente il parcheggio sotto la rotatoria di fronte al Quarto Corpo d’Armata, e chiaramente mi viene anche in mente la riflessione: “Purtroppo Bolzano lavora meglio, e prende delle decisioni in tempo utile”.

In Provincia di Trento questo non succede, perché? Perché manca una programmazione ben precisa sui lavori pubblici, si arriva sempre all’ultimo momento, si arriva all’ultimo momento per sanare gli accessi sulle strade statali, si arriva all’ultimo momento con piani parcheggi folli, che penalizzano e fanno morire la città di Trento. La città di Trento, purtroppo come la città di Rovereto, muore per una serie di motivi, principalmente perché la gente non può arrivare all’interno della città, che potrebbe arrivare appunto con dei parcheggi ben definiti, muore perché i turisti non possono arrivare e godere della bellezza della nostra città capoluogo, e poi le attività economiche, muoiono, stanno boccheggiando perché devono pagare continui balzelli, che si sommano al già alto costo della vita attuale. Nella relazione del Presidente, che ha abbandonato l’aula probabilmente in disaccordo con quanto dico, ma è sotto gli occhi di tutti, all’interno della relazione del Presidente si fa riferimento al project financing, alla finanza di progetto. Mi ricordo che tale argomento l’avevo evidenziato già nella passata Legislatura, per primo in quest’aula. Finanza di progetto, voi sapete, è l’operazione di coinvolgere i privati nella realizzazione di opere pubbliche e successivamente nella gestione delle stesse. Per esempio, i privati potrebbero partecipare con dei finanziamenti alla realizzazione di parcheggi, com’è stato fatto a suo tempo a Venezia, partecipare alla realizzazione, pertanto con minore esborso di finanze da parte dell’ente pubblico, e poi successivamente gestire la struttura, garantendo un servizio alla collettività ed un introito per l’ente pubblico.

Ma questo è stato capito solamente nel 1999, e precisamente con l’articolo 11 della legge provinciale n. 3. Questo strumento di finanza straordinaria, come dicevo, coinvolge il settore privato nel finanziamento di rilevanti opere pubbliche. E comporterà per l’ente pubblico, per l’Amministrazione competente, importanti vantaggi derivanti soprattutto dall’attivazione di investimenti consistenti salvaguardando la capacità di indebitamento dell’ente pubblico.

Anni fa evidenziavo questo strumento, questa possibilità e solamente nel 1999 è stata realizzata la norma per permettere alle Amministrazioni provinciali o comunali di poter realizzare opere pubbliche con il contributo dei privati.

Dicevo, come si spendono i soldi pubblici? Molti di voi saranno passati in prossimità del ponte Lodovico che porta a Povo. Ultimamente è stato realizzato un nuovo ponte, con degli addobbi particolari, a forma di barchetta, ed è stata realizzata, stanno completando, una rotatoria nei pressi di questo nuovo ponte. L’immagine, per quanto riguarda la struttura del ponte, può piacere o non piacere. Probabilmente il progettista è passato da queste parti e ha contemplato il dipinto di Fortunato Depero alle mie spalle, nella lunetta in alto, dove c’è una barchetta che è servita da ispirazione per l’addobbo di quel ponte. A parte l’aspetto di quest’opera pubblica, che, come dicevo, può piacere o non piacere, il problema è la rotatoria limitrofa al ponte. L’altro giorno evidenziavo all’assessore Grisenti che il diametro di questa aiuola verde, al centro della rotatoria, è molto grande, e che potrebbe creare grossi problemi allo scorrimento del traffico. Chi ha visto la rotatoria, ha visto anche la realizzazione di un muro con sassi faccia vista per tutta la circonferenza della stessa. Un muro, dicevo, alto circa un metro, che sarà demolito, notate bene, sarà demolito, per restringere l’aiuola centrale di questa rotatoria per far posto ad uno smusso, ad un cordolo di diverso tipo come nelle rotatorie a Trento Nord della città di Trento. Io faccio questa riflessione, come l’ho fatta all’Assessore competente, evidenziando innanzitutto la pericolosità di questo muro alto un metro, costruito dagli artigiani, bello a vedersi, però non funzionale, e soprattutto che si dovrà demolire, come mi è stato confermato, per sostituirlo con un cordolo concavo, che sia meno pericoloso, e permetta il restringimento dell’aiuola centrale al fine di fluidificare il traffico in quella zona, per le automobili che scendono da San Donà e che salgono verso Povo e verso la Valsugana.

Se questo muro si dovrà demolire, come mi è stato riferito, chi pagherà? Non si poteva pensarci prima, prima di realizzarlo con notevoli esborsi di finanza pubblica? Io spero, come mi è stato riferito dall’Assessore, che non paghi come al solito Pantalone, ma che si trovi il soggetto responsabile e che a lui si faccia pagare queste varianti in corso d’opera, che potevano essere benissimo evitate, se ci fosse stata, come ho evidenziato prima, una programmazione più precisa e più intelligente.

Altro aspetto di, come dire, di comunicazioni poco rispettose da parte dell’ente pubblico nei confronti di noi Consiglieri. Faccio riferimento ad un’altra interrogazione che avevo presentato a suo tempo, dove evidenziavo che, in prossimità della discesa che porta da Nago a Torbole, esisteva a suo tempo un cartello stradale sbagliato che indicava una ripida salita, 300 metri più in basso esisteva, come esiste, un altro cartello che correttamente indica od indicava una discesa pericolosa. Ho segnalato questa incongruenza, chiedendo spiegazioni. Mi risponde l’assessore Muraro che i segnali in questione hanno carattere di provvisorietà, in quanto sono stati installati in concomitanza con i lavori di realizzazione della nuova rotatoria di Nago, e qua apro un’altra parentesi, la rotatoria di Nago che ha visto fare e disfare muretti e contenimenti della strada, proprio perché mancava una programmazione, un’idea d’insieme ben precisa. Chiusa la parentesi. Dicevo che l’Assessore mi ha risposto che questi segnali hanno carattere di provvisorietà, in quanto esistevano dei lavori per la realizzazione della nuova rotatoria di Nago, e che la segnaletica posta in via provvisoria, verrà sostituita da una segnaletica definitiva. Evidenzio il fatto che questi segnali, come ho documentato nell’interrogazione a suo tempo presentata, sono lì da decenni perché sono immortalati in cartoline e foto d’epoca, pertanto le affermazioni fatte dall’Assessore competente, sono false, ed è strabiliante che un Assessore si presti a firmare una risposta ad un’interrogazione che riporta evidenti falsità, utili solo a mascherare inettitudine ed incapacità da parte dei diretti responsabili. Sarebbe stato meglio che nella risposta all’interrogazione mi dicessero: “Sì, riconosciamo l’errore, abbiamo la volontà di rimediare e provvediamo”. Purtroppo questo non è successo, pensando che tutti noi siamo dei poveri consiglieri, senza un minimo di dignità e senza un minimo di attenzione verso la cosa pubblica.

Parliamo di semplificazione normativa, noi sappiamo che un elemento particolarmente controverso, che nella nostra Provincia contribuisce ad ostacolare, frenare, frustare le speranze e i tentavi di un vero rinnovamento del sistema è l’eccesso di burocrazia causato negli ultimi decenni dall’irresponsabile proliferazione sul nostro territorio di enti pubblici, parapubblici, collegati e funzionali, divenuti via, via sempre più autoreferenziali, come la burocrazia all’interno della Provincia autonoma di Trento, e quindi sfuggiti al controllo politico. Soprattutto quando la politica è debole, quando la politica non conosce, quando la politica non si interessa, quando i politici evadono i problemi, evadono cioè rifuggono i problemi, allora entra in ballo la burocrazia, entrano in ballo i funzionari e comandano loro, prendono il sopravvento. Per eccesso di burocrazia io intendo l’intrico di leggi, di riferimenti normativi, servizi, uffici, dipartimenti spesso inutili, con i quali avere tuttavia rapporti, essendo costretti a seguire le più svariate procedure e ad avviare un infinito numero di pratiche, per ottenere magari una banale licenza edilizia, un piccolo permesso, un documento; lo sappiamo quanti cittadini penano presso gli uffici provinciali, comunali, comprensoriali per ottenere quello che a loro è dovuto.

In una sola parola l’eccesso di burocrazia trasforma quello che dovrebbe essere il diritto di un cittadino in un favore, in un regalo graziosamente elargito dall’ente pubblico, non di rado anche con una sgradevole supponenza e un fastidioso tono di superiorità e disprezzo verso il privato, verso il cittadino.

Tutto ciò è intollerabile, anche se costituisce una sorta di nemico invisibile, con cui in qualche modo ci siamo abituati a convivere, trovandoci sistematicamente irretiti da ogni lato in questa fittissima matassa di istituzioni, amministrazioni, leggi, regolamenti, adempimenti. Non mi risulta l’esistenza di statistiche che misurino l’entità di questo fenomeno  e il suo impatto in termini di costi aggiuntivi scaricati sulla società civile.

Io avevo lanciato a suo tempo una proposta: la creazione di un assessorato alla sburocratizzazione, e ricordo che nel lontano 1994 era stato istituito il comitato per la semplificazione normativa, del quale ero membro insieme ad altri colleghi, ai sensi di una mozione approvata in Consiglio Provinciale. Questo gruppo di lavoro aveva proposto dei suggerimenti importanti, indirizzati alla Giunta ed alle forze politiche, tre le quali alcune modifiche allo Statuto di autonomia, e al regolamento interno al Consiglio Provinciale, e tra tutti i suggerimenti elaborati, scaturiti all’interno del comitato, solo la proposta di modifica del regolamento interno al Consiglio provinciale trovò accoglimento in quest’aula, e precisamente nel marzo del 1997 con l’articolo 130 che prevede la procedura d’urgenza e i tempi rapidi nella discussione dei testi unici.

Finora non è stato fatto nulla seguendo questo articolo del regolamento, e la Giunta provinciale, e questa Amministrazione poteva sicuramente approfittare di questa strada più “scivolosa” per portare a termine testi unici ed una semplificazione normativa tante volte richiamata, ma mai attuata. Ricordo che solo un provvedimento, la legge dell’artigianato, che è venuta in Commissione legislativa di cui io sono Presidente, ha subìto un accorpamento, richiamando articoli già approvati e presenti in altre norme e facendoli confluire all’interno della norma poi approvata in quest’aula.

Nulla finora da parte di questa Amministrazione provinciale, da parte di questa maggioranza, da parte di questo Presidente è stato fatto in questo senso. E al riguardo, parlando di commissione legislativa, voglio ricordare che molte leggi sono state approvate in quest’aula, molte leggi con l’aiuto, il supporto, sia in commissione, sia in quest’aula da parte delle minoranze; ricordo benissimo i lavori effettuati in Seconda commissione legislativa, laddove sono state licenziate in termini record, e non per questo con carenza di qualità, molte leggi, dalla legge unica sull’economia, che ha visto una sessione straordinaria in luglio del 1999, la legge sul turismo, la legge sull’agriturismo, sull’agricoltura, sull’artigianato, sul commercio, tutte leggi che solo con l’aiuto della commissione legislativa, di cui sono Presidente, e con l’aiuto di tanti componenti della minoranza hanno trovato licenziamento in quest’aula.

Allora, vuol dire che la minoranza è sempre stata attenta alle esigenze della collettività e non alle esigenze singole dei vari consiglieri. Parlando di semplificazione normativa, mi corre il pensiero all’urbanistica. Abbiamo esaminato nei giorni scorsi ed abbiamo discusso molto sul piano urbanistico provinciale, e nei prossimi giorni, entro la fine del mese, riusciremo a licenziare anche quest’importante provvedimento legislativo.

E parlando di urbanistica, non posso non denunciare quanto l’urbanistica pesi sui cittadini, le norme urbanistiche quante volte limitano la volontà dei cittadini e quante volte queste norme urbanistiche vengono interpretate dagli amministratori sparsi sul territorio provinciale. Norme urbanistiche che vengono interpretate alle volte per favorire amici, conoscenti e parenti, anziché interpretate con un vero senso civico e con un’imparzialità, che dovrebbe essere ricondotta all’ente pubblico e agli amministratori che lo rappresentano.

Faccio degli esempi, certi piani regolatori comunali vanno visti, possono essere visti come cambiali che vengono pagate per alcuni soggetti di quella comunità, penso a campi da golf che vanno ad invadere santuari, e che solo con una forte presa di posizione da parte dei cittadini, con la raccolta firme di gran parte della cittadinanza sono riusciti a bloccare.

Alle volte si vedono dei piccoli tabià, che diventano grandi ristoranti in spregio a tutte le norme edilizie e ai condoni edilizi esistenti in materia. Ma state attenti che se la Provincia non interverrà, come più volte è stata interpellata con interrogazioni od altro, altri soggetti interverranno. Al Capone è arrivato in galera perché non aveva pagato le tasse, e pertanto se chi di dovere non è intervenuto finora su mie segnalazioni od altro, vedrà che qualcuno interverrà in maniera più drastica e precisa. Penso a certi PRG che bloccano l’utilizzo di certe parti delle abitazioni, penso al PRG di Predazzo per esempio. Il PRG di Predazzo ha bloccato di fatto l’abitabilità dei sottotetti, e poi ci riempiamo la bocca che dobbiamo recuperare i centri storici, che dobbiamo finanziarli, e tutta una serie di dichiarazioni, di enunciazioni. Però nei fatti non si vede niente, perché? Perché ogni casa del centro storico ha una propria scheda. Ogni casa è  soggetta a restauro conservativo e pertanto le ristrutturazioni non possono avvenire per alzare di venti, trenta centimetri il tetto in modo da permettere il recupero di quei volumi e così i centri storici muoiono oppure si spopolano. Però in campagna elettorale, su tutti i proclami, all’interno di tutti i bilanci si dice che bisogna recuperare i centri storici, però nei fatti gli amministratori che confezionano gli strumenti urbanistici territoriali non fanno nulla per andare in questa direzione.

Io mi meraviglio – e devo dirlo - del vicepresidente Pinter, che a suo tempo aveva stampato e distribuito numerosi libri bianchi di denuncia di certi comportamenti e di certi aspetti discutibili legati alla gestione della cosa pubblica, che rimane impassibile di fronte a certe situazioni decisamente vergognose. Legato all’urbanistica c’è un altro aspetto; a livello nazionale il Governo sta promuovendo iniziative importanti tra le quali quella urbanistica di permettere i lavori interni agli appartamenti con il solo obbligo della denuncia di inizio lavori. In Provincia di Trento, perché siamo i più bravi, dobbiamo recepire la norma, però finora la norma non è mai stata recepita, e allora ancora una volta i cittadini devono predisporre progetti, devono sottostare ai controlli più o meno politici per vedere realizzate queste varianti che darebbero più qualità di vita ai cittadini stessi.

L’altro aspetto è legato al Piano Urbanistico Provinciale, sul quale non mi ero espresso a suo tempo, per una serie di motivi e - diciamolo chiaramente - per una divergenza di opinioni all’interno dell’area in cui mi trovo. Anche riguardo al Piano Urbanistico Provinciale ci sono da fare alcune riflessioni. Negli atti di indirizzo del Presidente della Giunta provinciale si diceva che la variante non era la soluzione adeguata alle esigenze di ridefinizione dei livelli di pianificazione di riscrittura dello sviluppo, però di fatto è stata fatta una variante anziché una revisione completa della norma urbanistica. Questo aspetto era stato evidenziato dal collega Cominotti che prima di altri ha denunciato questa situazione contraddittoria che caratterizza questa amministrazione. Un’amministrazione che tira a campare, che per fortuna ha un bilancio cospicuo da distribuire e da gestire, che grida allo scandalo ogni volta che a livello nazionale si fa qualche operazione, gridando alla lesa maestà. Finora abbiamo visto che nulla è stato decurtato dal bilancio provinciale, ricordo un  bilancio cospicuo di 3.900 milioni di euro.

Concludo il mio intervento  dicendo che ho presentato tre ordini del giorno, uno che ho già anticipato in discussione generale sul rimborso degli assegni famigliari agli aventi diritto che in questi anni la Provincia non ha mai distribuito per una propria incapacità o una volontà di non interpretare al meglio le norme esistenti; un ordine del giorno che impegni la Giunta a finanziare il restauro della Pieve di Cavalese, ed un altro ordine del giorno in tema di  trasporto alunni. Io spero che questi problemi sentiti dalla popolazione, non inventati dal sottoscritto, trovino accoglimento all’interno dell’Aula e che la maggioranza sia sensibile in materia. Vi ringrazio.