SEDUTA DEL 30 GENNAIO 2003
Disegno di legge “Nuove disposizioni in materia di beni culturali" nel testo unificato del disegno di legge n.23/XII e n.107/XII
PRESIDENTE: La parola al consigliere Delladio.
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, prendo la parola in discussione generale in modo particolare su un argomento che mi sta a cuore e che ho affrontato con il deposito di numerose interrogazioni nei mesi passati. Intervengo ora proprio per il fatto che, quando illustrerò l’ordine del giorno su questa tematica, avrò solamente cinque minuti di tempo e, pertanto, non potrò essere esaustivo sull’argomento che pongo all’attenzione di questo Consiglio provinciale. Parto da alcune considerazioni generali in merito a questo disegno di legge.
E’ un disegno di legge unificato che raggruppa i due precedenti testi, il n. 23 a firma Andreotti e il n. 107 a firma della Giunta. Questo elaborato unificato ha trovato un consenso generale in commissione, lo si nota dalla relazione letta dal collega Grandi poc’anzi; d’altra parte il voto di astensione di Forza Italia in commissione vuole sottolineare, a mio giudizio, l’importanza di questo provvedimento, che disciplina compiutamente la materia dei beni culturali. Il testo considera le nuove norme intervenute nei rapporti Provincia–Stato, disciplina l’archivio provinciale e riorganizza il settore dei beni culturali, nonché semplifica le procedure e abroga molte norme diversificate in tema di restauro, tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare.
Detto questo, io mi soffermerò su un argomento - come ho annunciato - che va ad evidenziare una particolare situazione territoriale mai considerata in tema di tutela archeologica; il mio intervento prende anche spunto dai due emendamenti proposti dall’assessore competente, l’assessore Molinari, e precisamente quello che sostituisce l’articolo 2 e che parla di strutture organizzative e quello che introduce l’articolo 2 bis, che istituisce il Museo archeologico trentino. Da qui si intuisce che la nuova organizzazione si basa su quattro sovrintendenze: una per i beni storici e artistici, una per i beni archeologici, una per i beni architettonici e una per i beni librari e archivistici, questo per quanto riguarda l’emendamento all’articolo 2, sostituivo dell’articolo 2. L’altro emendamento istituisce il Museo archeologico trentino e, come è stato ricordato prima dell’assessore Molinari, si prevedono delle articolazioni territoriali in sedi distaccate.
Detto questo, passo al punto che vorrei di nuovo evidenziare, questa volta in Consiglio provinciale, perché finora mai nessuno, a seguito delle mie interrogazioni, aveva trovato soluzione al problema che adesso vi illustro. Voi sapete, cari colleghi, che in Trentino esistono duecentoventitré comuni; uno di questi, il comune di Folgaria, si presenta territorialmente molto esteso: vi è un nucleo centrale e poi vi sono molte frazioni. Fra queste esiste la frazione di Carbonare di Folgaria. Da anni si sa che su detto territorio esiste una zona di interesse archeologico molto importante, con una valenza non solo provinciale, ma - direi - europea, internazionale. Le prime segnalazioni che identificano Carbonare come zona di alto interesse archeologico risalgono agli anni Sessanta e si possono consultare nell’archivio informatico predisposto presso l’Università di Grenoble.
Nel 1998 nell’area adiacente la località Pragrande di Carbonare è stato scoperto un interessantissimo sito archeologico del paleolitico e del mesolitico, uno dei più antichi d’Europa, che ha ottenuto i permessi per le campagne di scavo e i progetti di studio dall’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento. Le ricerche penso siano ancora in corso.
Per spiegare bene territorialmente questa zona, esiste la frazione di Carbonare ed esiste un pianoro prativo e boschivo, alla cui periferia è stato scoperto questo importante sito archeologico, denominato la Cogola, che è stato oggetto anche di presentazione nei mesi scorsi a Folgaria e che ha un rilievo veramente importante non solo a livello provinciale, ma anche europeo. L’area Pragrande è un grande prato con dei rilievi che si notano in controluce e si trova alla sommità di un dirupo esposto verso sud, sud-est; per la sua particolare posizione geografica, racchiude tredicimila anni di storia, con la frequentazione di cacciatori del mesolitico e del paleolitico, con insediamenti medievali e con manufatti risalenti anche alla Prima Guerra mondiale. Si notano, infatti, gallerie, trincee e altri manufatti di questo periodo.
Il comune di Folgaria ha approvato un piano generale intercomunale con il vicino comune di Lavarone e ha provveduto a identificare su questa zona un’area artigianale; nei mesi scorsi ha comunicato ai diretti interessati l’acquisizione delle aree per realizzare la zona artigianale che ho prima menzionato. Un’area che era stata prevista nel PRG già nel 1998.
Alcuni imprenditori artigiani locali, che inizialmente erano orientati all’acquisto di eventuali lotti nella zona artigianale di Carbonare, hanno deciso di insediarsi nell’area ampliata, e già approvata sul territorio del comune di Lavarone sia per una convenienza economica che logistica. A conferma di ciò - e lo rimarcavo nelle mie interrogazioni a suo tempo depositate - esistono agli atti del comune di Lavarone le convezioni per l’acquisto delle aree. Risulta anche che, in data 18 ottobre 2000, la Commissione comprensoriale per la tutela del paesaggio della Vallagarina ha espresso parere negativo in merito all’area artigianale di Carbonare, sottolineando che il paesaggio alpino e rurale delimitato urbanisticamente dal piano insediamenti produttivi è destinato a scomparire con la realizzazione del volume previsto sull’area. A seguito delle prescrizioni comprensoriali che hanno stravolto il progetto originario, sono state previste solamente costruzioni, edifici tipologicamente tradizionali con volumetria ridotta. Le strutture adibite a case di abitazione, con annesso laboratorio, dovranno essere realizzate con costi nettamente superiori rispetto a quanto previsto. E’ per questo che gli artigiani locali hanno preferito stipulare delle convenzioni per occupare aree nella zona artigianale del vicino comune di Lavarone.
Esiste anche una petizione popolare, inviata a suo tempo al commissario ad acta e agli organi istituzioni, con la quale si è chiesto lo spostamento dell’area artigianale prevista in località Pragrande di Carbonare in un’altra zona più idonea, al fine salvaguardare l’importante sito archeologico e la particolare valenza paesaggistico-ambientale dell’area interessata dagli espropri. Se andiamo a vedere le delibere di adozione del Piano regolatore generale intercomunale di Folgaria, emanate dal commissario ad acta, vediamo una assoluta mancanza di tutela per questa zona del territorio comunale.
Nei progetti per la costituzione di quell’area artigianale, inoltre, non è stata inserita l’esistenza di un antico pozzo, che non è inserito neppure nel catasto delle sorgenti della Provincia. Ci sono altri aspetti che, secondo me, bisognerebbe considerare e in questo voglio rivolgermi all’assessore competente, proprio perché mi pare di capire che la sua sensibilità è superiore a quella di altri amministratori che sono stati investiti di questo problema.
Le importanti strutture in pietra presenti nella parte meridionale dell’area archeologica - mi riferisco alla scarpata che sta alla base del pianoro che ho identificato prima - sono state costruite in epoche remote e confermano l’importanza e la frequentazione umana della superficie in esame. Inoltre, come si può rilevare dai rilievi aerofotogrammetrici eseguiti anche dalla Provincia, si può notare che l’intera area presenta una misteriosa traccia in rilievo a forma di croce, a pentagono. Da qui si desume che il sito era frequentato e che nasconde sicuramente qualcosa di importante al di sotto della cotica erbosa.
Io a suo tempo mi ero rivolto agli organi competenti, purtroppo non trovando riscontro alle mie sollecitazioni. Quello che chiedevo era di fare un’analisi, visto che erano state trovate delle ceramiche coeve a quelle riscontrate nel vicino importante sito archeologico de la Cogola; visti i ritrovamenti di questo materiale fittile, vista l’importanza del luogo documentato, esortavo a fare delle ricerche approfondite, utilizzando anche le più nuove tecnologie non invasive - e mi riferisco al georadar - affinché venisse chiarito il ruolo di questa zona archeologia all’interno delle epoche e della storia della comunità trentina. Volevo anche evitare che, con l’attuazione di un’area artigianale che pochi vogliono, se non per farsi magari la villa con annesso capannone, questa realizzazione cancellasse l’insediamento archeologico sottostante l’area di Pragrande, vicina al sito archeologico, che è ben diverso dalla zona sulla quale attiro la vostra attenzione. Lo chiedevo a suo tempo con un’interrogazione senza risposta; lo chiedo ulteriormente con un ordine del giorno, che esporrò in tempi limitati, al termine della discussione generale su questo disegno di legge, sperando di trovare la necessaria attenzione per avviare ricerche importanti, usando anche il georadar e facendo una campagna di scavo veloce. Questa area potrebbe diventare, a mio giudizio, se riscontrato quanto paventato, un centro archeologico di valenza europea, e mi riferisco all’articolo 2 bis della legge, così come introdotto dall’emendamento a firma dell’assessore, che istituisce il Museo trentino archeologico.
Con questo io chiudo esprimendo, chiaramente, positività per il riordino normativo, anche perché molte sono le leggi che con gli ultimi articoli del provvedimento si vanno ad abrogare. Spero che l’assessore riesca a recepire e a capire l’importanza di questa analisi, al fine di chiudere un capitolo e di abbandonare eventuali preoccupazioni per questa zona, che potrebbe - e uso il condizionale - diventare un’area veramente di interesse europeo, con valenza internazionale. Grazie.