SEDUTA DEL 3 GIUGNO 2003
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 2008
TRASPORTO ALUNNI A SAN FELICE (BZ)
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. È chiaro dalla risposta dell’Assessore che io non posso ritenermi soddisfatto, perché conferma la soppressione per i nuovi iscritti nell’anno scolastico 2003 – 2004.
Io ritengo che questa scelta da parte dei genitori di andare a San Felice, in Provincia di Bolzano, per una integrazione linguistica è una opportunità di crescita per i ragazzi, soprattutto ragazzi di periferia. I risultati, se noi andiamo a vederli, sono ottimi, i ragazzi escono bilingui a tutti gli effetti. Si spendono miliardi di vecchie lire per opere faraoniche, per cucine ed altro e si fanno economie di spesa sulla crescita culturale dei nostri ragazzi. Questa maggioranza parla di una Euregio, di rapporti prioritari con l’Alto Adige, però nei fatti si sopprimono soluzioni ed esperienze significative soprattutto per le periferie del nostro Trentino. Abbiamo uno dei tassi più bassi di scolarizzazione in Italia, in Provincia di Trento e non conosciamo le lingue. Questa poteva essere una opportunità sebbene limitata solamente ai comuni di Cavareno, Fondo, Malosco, Sarnonico, Romeno, Ronzone e Ruffrè dell’Alta Val di Non. Poteva essere sicuramente sostenuta e bisognava trovare le soluzioni per dare questa opportunità a questi ragazzi della periferia. Un’altra occasione è stata persa. Voglio ricordare all’Assessore che i genitori sono disponibili ad intervenire con finanziamenti, basta trovarsi, mettersi d’accordo e vedere di effettuare ancora il servizio e non come recitano le delibere e soprattutto le circolari interne alla Provincia dove dicono che si fa il servizio fino ad esaurimento. Pertanto dall’anno scolastico 2003 – 2004 questo servizio verrà soppresso e mantenuto solo per gli studenti che frequentano attualmente la scuola a San Felice. Purtroppo è un’altra occasione persa per il nostro Trentino. Grazie.
(...)
disegno di legge "Disposizioni per la promozione ed il sostegno della famiglia e modifiche alla legge provinciale 12 luglio 1991, n. 14 in materia di servizi socio-assistenziali in provincia di Trento" nel testo unificato del disegno di legge n. 48/XII, "Norme per la promozione ed il sostegno sociale della famiglia", del disegno di legge n. 71/XII, "Promozione delle politiche familiari in provincia di Trento", del disegno di legge n. 93/XII, "Promozione e sostegno della famiglia e modifica delle leggi provinciali 12 luglio 1991, n. 14, 28 maggio 1998, n. 6 e 15 giugno 1998, n. 7" e del disegno di legge n. 142/XII, "Disposizioni per l'erogazione di un contributo per i neonati"
(...)
DELLADIO (Forza Italia): Bene, grazie, signor Presidente. Riprendiamo un argomento importante che avevamo lasciato nell’ultima tornata consiliare. L’avevamo lasciato in sospeso con la sorpresa dell’ordine del giorno di non passaggio alla discussione articolata di questo disegno di legge da parte di questa maggioranza, che poi andremo ad identificare.
Parto, nel fare alcuni ragionamenti, da un articolo pubblicato su “Tempi” nel 2003, una rivista interessante, diretta da Luigi Amicone che segue la politica, e non solo, sia italiana che mondiale. Un articolo interessante, dicevo, che parla della denatalità in Europa. Parto proprio da questo aspetto cruciale per poi arrivare a fare dei ragionamenti in tema di famiglia ed osservazioni sul disegno di legge che andiamo ad esaminare.
Nella rivista “Tempi” si riporta che attualmente gli europei sono circa settecentoventicinque milioni. Nel 2050, stando alle varie statistiche e proiezioni, nonostante l’immigrazione, ce ne saranno centocinquanta milioni di meno e nel 2100 ne mancheranno altri centocinquanta milioni. L’Europa rimarrà con soli quattrocentosettantacinque milioni di abitanti nel 2100. All’opposto gli Stati Uniti d’America nel 2050 passeranno dai circa trecento milioni attuali agli oltre quattrocento milioni. Balza all’occhio che l’imperativo dell’Europa non è dunque quello di realizzare innanzitutto una “famiglia di nazioni”, ma quello di salvare la famiglia tout court, questa catastrofe demografica che è di gran lunga maggiore delle perdite di qualsiasi guerra è l’evento riportato nel rapporto del Fondo per le attività di popolazione delle Nazioni unite dal titolo: “Persone, povertà e possibilità”, che è una pubblicazione ONU. Si rileva che “la maggior parte dei Paesi industrializzati ha fatto l’abitudine ad uno schema di speranza di vita in continuo aumento e di fertilità inferiore al tasso di rimpiazzo. In questi Paesi la prospettiva di un calo imminente di popolazione e della rapida crescita dei gruppi di età più avanzata sta già suscitando intense discussioni. Il dibattito infuria lontano dalla demografia e tocca i rapporti razziali, le politiche di welfare, e lo stato dei rapporti coniugali nelle famiglie con doppio reddito”. In altre parole, in Europa abbiamo una popolazione in diminuzione già in 14 Paesi e con crescita zero o quasi negli altri. Oggi l’unica nazione europea con un tasso di ricambio generazionale del 2.1, cioè il tasso mimino necessario per mantenere costante la popolazione, è l’Albania; tutti gli altri Paesi europei hanno un tasso di fertilità dell’1.34. Se in Europa gli attuali tassi di natalità ed immigrazione si manterranno costanti agli inizi del prossimo secolo, cioè alla fine del 2100, la Germania passerà dagli attuali ottantadue milioni di abitanti a quaranta milioni, mentre l’Italia scenderà dagli attuali cinquantasette milioni a meno di venti milioni. La Francia sarebbe a settanta milioni, la Gran Bretagna rimarrebbe a sessanta milioni. Questa situazione è stata capita solamente da pochi Paesi europei. La Francia è un paese tra i più in crisi sotto questo profilo e sotto il profilo dello stato della finanza pubblica. La Francia ha recentemente varato un provvedimento per cui a partire dal gennaio 2004 lo Stato verserà ottocento euro di una tantum ad ogni donna che darà alla luce un nuovo bambino e un contribuito di trecentoquaranta euro mensili per una madre o un padre che scelgano la strada del congedo non retribuito per prendersi cura di un figlio appena nato. L’aspetto eclatante ed evidente è che la diminuzione delle nascite porterà inesorabilmente con sé un ciclo di declino, di incertezza e di depressione in Europa. Se noi andiamo indietro nel tempo vediamo che anche l’Impero Romano ha avuto il suo crollo legato al crollo delle nascite. Il crollo delle nascite allora fu un aspetto che accelerò il declino e la caduta dell’Impero Romano. Detto questo, come panorama generale a livello europeo, io posso dire, perché è vero, che l’Italia non ha mai avuto una politica familiare degna di questo nome, che riconosca i figli come un patrimonio per l’intera collettività. Ci sta provando il governo Berlusconi con provvedimenti importanti che segneranno una svolta nella politica italiana. E a tale riguardo faccio riferimento al documento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di questo governo, il libro bianco sul welfare, proposte per una società dinamica e solidale. In questo documento si può leggere che per rinforzare la coesione sociale del paese è importante identificare due assi portanti sui quali fondare il quadro operativo delle politiche future. La transizione demografica ed i suoi effetti sui rapporti intergenerazionali sono gli aspetti più evidenti, oppure semplificando la famiglia relegata “dall’ideologia” in fondo alla scala delle priorità sociali moderne. Come abbiamo visto nella classifica internazionale dei Paesi che nel prossimo cinquantennio risulteranno più esposti all’invecchiamento della popolazione, l’Italia è fra i primi posti e precisamente al secondo posto subito dopo il Giappone. Serve bloccare il declino demografico, un aspetto che non è mai stato recepito nell’agenda politica dei passati governi.
Per quanto riguarda l’Italia il principale fattore responsabile dell’invecchiamento del paese non è tanto l’allungamento della vita degli individui quanto il crollo del tasso di fecondità verificatosi nel decennio 1975 – 1985, in questi anni si è registrato un decremento da livelli prossimi all'equilibrio demografico (2,1) a valori inferiori di quasi un punto percentuale, dove praticamente è rimasto fino ad oggi (1,25). Questo calo delle nascite sta avendo effetti pesanti sul mercato del lavoro, essendo il flusso dei nuovi ingressi inferiori a quello del decennio passato.
La popolazione in età di lavoro non solo sta diminuendo, ma contemporaneamente diventa sempre più vecchia. Bisogna invertire la tendenza ed in questo rapporto ci sono delle soluzioni, ci sono delle analisi che possono fare attuare dei processi nuovi di crescita. L’esperienza di altri Paesi fornisce concrete indicazioni su come gestire i risvolti più complessi dell’invecchiamento distribuendoli su un numero maggiore di nati, si veda il caso della Svezia che nel giro di due decenni è riuscita a lasciare l’ultimo posto della classifica demografica europea per conquistarne il primo. Lo stesso, come ho già detto prima, sta facendo la Francia con un mix di politiche ben appropriate come, ad esempio, il sostegno al terzo figlio.
L’innalzamento del tasso di natalità resta dunque una condizione necessaria per ristabilire nel Paese un quadro di rinnovamento generazionale coerente con il mantenimento della coesione sociale richiamata poc’anzi e lo sviluppo economico. Infatti, come abbiamo visto prima, anche se la decisione di avere o meno dei figli resta una decisione delle singole coppie. È certo che senza adeguate politiche familiari tutto diventa più difficile. Queste sono riflessioni contenute nel libro bianco sul welfare del governo Berlusconi. Punto prioritario è inserire la famiglia al centro dell’azione politica. Il fatto che solo una quota marginale delle prestazioni delle assistenze sia coperto dal sistema pubblico o dal terzo settore è un esempio illuminante del carico che la famiglia è costretta a supportare per garantire solidarietà nei confronti dei soggetti più deboli del sistema. La famiglia non è dunque solo una somma di individui, ma anche e soprattutto un luogo in cui la rete relazionale è base per la gestione comune delle risorse. Va dunque riconosciuto il suo ruolo di soggetto protagonista del welfare.
La solidarietà è un altro aspetto importante. La famiglia è stata e continua ad essere un potente ammortizzatore sociale agendo da sistema di protezione dei propri componenti nei passaggi cruciali delle fasi del ciclo di vita ed in occasione di particolari eventi critici: nascita dei figli, disoccupazione, malattia ed altro. La solidarietà e lo scambio reciproco di aiuti tra genitori e figli, è fondamentale e svolge un ruolo centrale nelle reti di aiuto informale. L’aiuto delle reti di solidarietà operanti all’interno della famiglia costituisce oltre il 94 per cento dell’aiuto totale erogato dalle famiglie e riguarda tutte le fasce di età, nel senso che tutte le categorie di età danno e ricevono aiuti. Le reti di solidarietà che operano nelle famiglie e tra le famiglie hanno una grande consistenza e coinvolgono parenti, amici, vicini su base individuale o uniti in forme associative di vario genere. Si tratta di tre miliardi di ore su base annua di cui solo il 5 per cento è assorbito dal volontariato di origine extrafamiliare. Si tratta di aiuti economici, di salute, di assistenza e nel lavoro e studio. Questi sono tutti passaggi che voglio ricordare e che aiutano a capire l’importanza della famiglia, l’importanza di fare figli. In Italia circa il 12 per cento delle famiglie ed il 13,6 per cento delle persone si trova ancora in condizioni di povertà relativa, si tratta di un totale di quasi 8 milioni di persone e di oltre 2,5 milioni di famiglie concentrare per oltre i due terzi nel Mezzogiorno e nelle isole. La povertà relativa è grandemente dipendente dal livello di istruzione della persona di riferimento.
Un aspetto importante che non bisogna sottovalutare è quello della fiscalità. Il sistema fiscale italiano rispetta il principio di equità verticale: l’imposta cresce col crescere dei redditi. Ma contraddice quello di equità orizzontale: a parità di reddito lordo famiglie con carichi di famiglia molto differenti tra loro pagano una IRPEF quasi uguale. Il sistema fiscale italiano ha sempre ignorato la famiglia come soggetto tributario, preferendo una visione individualistica della tassazione.
Per fare un esempio la differenza di imposta diretta su un reddito nominale di trentamila euro per una famiglia con due figli ed una coppia senza figli era nel 2001 di oltre tremila euro in Francia, oltre seimila euro in Germania e di cinquecento euro nel nostro Paese. Serve introdurre un modello di fiscalità capace di assorbire una parte consistente del mantenimento dei figli e pertanto appare una condizione necessaria, in particolare per quelle classi di reddito basso e medio, in cui l’effetto combinato delle maggiori imposte dei costi aggiuntivi per i figli a carico rischia di costituire un vero e proprio deterrente economico tale da scoraggiare o limitare la natalità.
Anche la Corte costituzionale con sentenza numero 358 del 1995 ha evidenziato che l’attuale trattamento fiscale della famiglia penalizza i nuclei monoreddito e le famiglie numerose, con componenti che non producono o svolgono lavoro casalingo.
Questo è un primo passo, quello che ho richiamato dal libro bianco sul Welfare del governo Berlusconi. Serve introdurre successivamente una effettiva equità fiscale, una equità orizzontale che esige che le spese affrontate per allevare ed educare i figli non vengano conteggiate nell’imponibile, qualunque sia il reddito. Tutti i figli sono una risorsa e le politiche familiari sono universali.
Il governo attuale ritiene che una fiscalità che tenga conto delle spese per la cura e la crescita dei figli costituisce un fattore rilevante per migliorare l’equilibrio demografico e per ristabilire condizioni più favorevoli ad una ripresa della natalità. Esso si impegna nel quadro della diminuzione complessiva della pressione fiscale media ad incentivare il ristabilimento dell’equità orizzontale intesa come la rimodulazione dell’imposta anche secondo la dimensione del nucleo famigliare. Quello che dicevo prima. Le determinazioni contenute nella legge finanziaria per l’anno 2003 ad esempio costituiscono un primo doveroso passo in questa direzione e segnano una inversione di tendenza rispetto al passato. E questo è opportuno ribadirlo.
Altro aspetto sono i servizi per l’infanzia. Asili, trasporti e scuole sono fondamentali per consentire alle famiglie con figli di avvicinarsi al mondo del lavoro e di restarvi oppure per consentire ai loro membri di uscire momentaneamente e poi farvi ritorno. Servizi per l’infanzia efficienti, diffusi sul territorio permettono di attuare concretamente le misure di conciliazione tra vita familiare e vita professionale per entrambi i genitori. E questi sono aspetti che vanno incontro anche allo stato della donna, non sono le quote rosa che risolvono i problemi delle donne, ma servizi alla famiglia, in modo da permettere alla mamma, alla donna della famiglia di potere operare all’interno della società come tutti gli altri.
Altro aspetto importante legato alle famiglie è la politica degli alloggi. Parliamo a livello generale perché la relazione è su base nazionale. Il patrimonio abitativo del paese è migliorato nelle ultime due decadi, così come pure è aumentata la percentuale dei proprietari di alloggio, permangono però difficoltà di accesso all’alloggio da parte di alcune categorie, in quanto non sono ancora operative a livello nazionale schemi che facilitino l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie. Importanti passi avanti sono stati fatti in questa direzione, dato che simili agevolazioni potrebbero favorire non solo la formazione di nuove famiglie, ma anche la mobilità geografica dei giovani, creando migliori condizioni anche per l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.
Il governo nell’ambito delle misure di carattere sociale, contenute nella finanziaria 2003, ha previsto facilitazioni di credito per favorire l’accesso all’alloggio da parte delle giovani coppie. E queste sono solamente alcune proposte, alcune soluzioni adottate da questo governo, in favore della famiglia.
Riportando alcuni passi del libro bianco sul Welfare proposto dal nostro governo Berlusconi ho evidenziato che i governi passati nulla hanno fatto per bloccare il declino demografico e per favorire politiche familiari serie e pregnanti. Tutt’altro. La famiglia tradizionale è stata sempre oggetto di attacchi, ha avuto sempre scarsa attenzione, soprattutto da parte del centrosinistra, che si riempie la bocca di pace, solidarietà e cultura. La famiglia, quella fondata sul matrimonio, è sancita dall’articolo 29 della nostra Costituzionale e dovrebbe godere di misure di tipo perequativo e non di tipo assistenziale. Forme di interventi non legati al reddito, provvedimenti che toglierebbero spazio alla effettiva incentivazione delle coppie di fatto. Il matrimonio è come un contratto, è un impegno fra i due di sesso diverso e nei confronti della società, in modo da tutelare il soggetto più debole, il più delle volte la donna. È anche vero che la Corte costituzionale in alcuni casi ha sentenziato in merito all’occupazione dell’alloggio o in tema di reversibilità della pensione a favore del coniuge deceduto. La convivenza non innesca garanzie per il soggetto più debole e tante volte il soggetto più debole è la donna.
Per quanto riguarda la politica della sinistra, è basata su una cultura di morte, più volte l’ho detto. Droga libera, aborto, eutanasia, penso alla volontà di voler equiparare a famiglie le coppie omosessuali o lesbiche. Cose sulle quali non mi trova e non ci trova assolutamente d’accordo. La sinistra vorrebbe che l’Italia seguisse le orme del Belgio. Il Belgio, ricordo, è il secondo Paese del mondo con l’Olanda ad avere legalizzato i matrimoni gay. Con una votazione 91 a 22 per i sì, la Camera bassa del Parlamento belga aveva approvato nel gennaio di quest’anno circa un provvedimento che accorda alle coppie omosessuali lo stesso status legale di quelle eterosessuali. Noi, io non voglio assolutamente seguire queste strade.
Questo dibattito sulla famiglia ha mostrato e rende quanto mai chiaro come sia sufficiente che il Consiglio sia chiamato a confrontarsi intorno ad un tema socialmente e culturalmente significativo come questo, perché il cosiddetto centrosinistra perda la bussola e ogni parvenza di unità. La crisi della maggioranza sulla questione famiglia documenta dunque una volta di più che i componenti della coalizione non hanno in comune idee importanti sul piano della scala dei valori della persona e dei problemi reali della gente, non hanno di conseguenza niente in comune sui punti cardine sui quali si regge il nostro tessuto sociale. Non hanno quindi in comune neppure una politica con la P maiuscola ma solo, è la conclusione inevitabile, interessi di potere e l’ostinata volontà di tenersi incollati alla poltrona. Basti pensare all’emendamento firmato Cogo e assessore Magnani, depositato all’inizio della discussione. Del resto, se fosse stata una qualche idea di un certo peso e, di riflesso, una politica a tenere insieme i membri dell’Esecutivo e dello schieramento che lo sostiene, le profonde lacerazioni e gli scontri plateali, ai quali abbiamo assistito fin dall’inizio della legislatura, anche su altri nodi cruciali come quello della scuola, della riforma istituzionale, delle infrastrutture, avrebbero dovuto indurre questo governo a “mollare” e a dimettersi già da molto tempo.
Torniamo alla famiglia, per entrare nel merito della visione di fondo di questo provvedimento. La visione di fondo sottesa alla concezione di famiglia emergente dal disegno di legge che la coalizione si propone di approvare con gli emendamenti concordati dalla maggioranza fa perno non su obiettivi costruttivi, ma su tre negazioni. La prima negazione è quella della strutturale esigenza di stabilità del vincolo coniugale, assicurata solo dal matrimonio, sia religioso che civile, e totalmente mortificata ed azzerata da un pari riconoscimento nei confronti delle convivenze e delle coppie di fatto. La seconda negazione riguarda il valore intrinseco e il ruolo sociale ed economico primario e vitale della famiglia; da un lato per la persona e dall’altro per il futuro del nostro stesso sistema; la negazione è attestata dalla scelta di mantenere correlati il sostegno ai compiti della famiglia e la valutazione dei livelli di reddito. Questo approccio presuppone che la volontà dei proponenti non è di investire sulla famiglia in quanto tale “senza se e senza ma,” ma solo sulla famiglia a determinate condizioni. In tal senso è ancora una volta la logica dell’assistenzialismo a prevalere su quella della sussidiarietà, più volte richiamata in quest’aula.
La terza negazione, sicuramente la più odiosa ed impopolare, è quella del diritto del nascituro di essere riconosciuto come membro della famiglia anche ai fini delle domande di accesso ai benefici previsti dal disegno di legge. Andando a scavare in profondità scopriamo che le forze maggiormente influenti del centrosinistra perseguono, senza imbarazzo, obiettivi totalmente contraddittori rispetto alla radice ideale e popolare della loro stessa tradizione. Vediamo perché.
Puntare all’instabilità del matrimonio attraverso il riconoscimento per legge delle convivenze non sancite dal matrimonio significa non solo infischiarsene della Costituzione, ma decretare anche il primato del capriccio individuale sulla responsabilità della persona nei confronti del più naturale dei legami umani e sociali.
Una irresponsabilità tanto più grave perché, oltre a permettere e favorire il disimpegno reciproco fra i componenti della coppia, si estende e si proietta anche sugli eventuali figli, lasciandoli totalmente in balia della relazione intenzionalmente precaria dei genitori. Questo primato dell’individualismo, sia pure declinato nel rapporto di coppia, ha un’origine ideologica che dovrebbe ripugnare alla sinistra, perché discende da quel capitalismo e da quel borghesismo contro il quale storicamente tutto il movimento operaio si era sempre battuto.
I sostenitori di questa malintesa libertà individuale di disfare una relazione quando pare e piace, non si rendono conto di rendere omaggio in tal modo al più triviale consumismo promosso oggi dai mass media e ieri dal potere del denaro, che si fonda sulla possibilità di manipolare i bisogni del singolo molto più agevolmente di quelli di due o più persone unite. L’ultima, sia pur labile resistenza al dilagante fenomeno della riduzione delle persone burattini in mano alle multinazionali dei consumi è data per l’appunto dai rapporti, dalla possibilità di dialogo e di confronto umano e sociale incarnato nella famiglia. Minarne la “tenuta” alla radice equivale a ridurre la persona ad individuo e ad esporla maggiormente al potere dei persuasori più o meno occulti che ogni giorno accreditano come unica opzione possibile nella vita la cultura dell’avere.
Pasolini avrebbe sicuramente denunciato questo tradimento della cultura dell’essere e, cito dalla sua terminologia, il disprezzo per la “sacralità” di valori come l’istituto del matrimonio e della vita nascente che la sinistra, puntellata dalle stampelle del centro, oggi esprime, non accorgendosi di portare paradossalmente acqua al proprio moloch del cinismo e dell’egoismo più disumano il cui fine è la distruzione di ogni forma di solidarietà sociale consolidata a partire da quella primaria individuabile dentro la famiglia.
Evidenzio tre proposte assolutamente elementari, ma essenziali, che dovrebbero essere logicamente condivise anche dai colleghi della maggioranza. La prima proposta è di garantire l’accesso agli interventi previsti da questo provvedimento esclusivamente le famiglie costituite attraverso il matrimonio. La seconda proposta è di svincolare totalmente il sostegno alla famiglia dalle soglie di reddito, cioè da criteri di natura assistenzialistica per valorizzare e promuovere in quanto tali questo istituto e la sua immissione anche procreativa. Un sostegno che deve essere, lo ripeto, “senza se e senza ma”, se non altro per iniziare ad affrontare seriamente quella che sarà, ci piaccia o no, la vera grande emergenza che ci attende nei prossimi anni: quella causata dal crollo demografico dovuto al tasso di natalità ormai vicino allo zero, diretta conseguenza di una famiglia già fragile che non possiamo permetterci di rendere quindi, addirittura con una legge, ancora più debole ed insicura. La terza proposta è di computare anche il nascituro fra i membri della famiglia che ha diritto alle agevolazioni previste da questa normativa. Qui non è in gioco la questione dell’essere o non essere il nascituro una persona in senso compiuto, ma semplicemente quello del riconoscimento o meno che esso ci sia, che esista. Se questa realtà dovesse essere censurata credo che tutti dovremmo vergognarcene perché avremmo fatto un enorme passo indietro in termini di civiltà e di rispetto dei diritti umani.
Passando all’analisi del disegno di legge e, soprattutto, degli emendamenti presentati dalla maggioranza o da parte della maggioranza, noi vediamo che l’articolo 1 è stato modificato integralmente e accanto al richiamo della famiglia, come definita della Costituzione, si è introdotto “fermo quanto previsto dalla vigente normativa in favore delle persone e dei nuclei familiari”. Questa è una esplicita introduzione di altre forme familiari che apre la via belga o olandese, che ho richiamato poc'anzi. Questo compromesso raggiunto tra alcuni componenti della maggioranza, in modo particolare l’assessore Magnani con i DS, che si concretizza in emendamenti non condivisi dall’Aula, dalla totalità dell’Aula e che vanno contro l’accordo sottoscritto in Commissione legislativa sul quale si era trovata convergenza da parte di quasi tutta la maggioranza, non fa onore ai sottoscrittori degli emendamenti. Anche l’articolo 2 e l’articolo 3 sono stati modificati, e precisamente l’articolo 2 è stato abrogato laddove si considerava il numero dei componenti il nucleo familiare e tra questi il concepito ai fini della determinazione delle aliquote dei tributi, delle articolazioni delle tariffe, dei canoni e dei corrispettivi per i servizi e delle prestazioni di competenza provinciale, prevedendo anche eventuali esenzioni a partire dal terzo figlio a carico. Allora l’articolo 1 è stato modificato introducendo altri tipi di famiglie, l’articolo 2 è stato abrogato laddove si considera il concepito ai fini della determinazione delle aliquote dei tributi e all’articolo 3 sono state tolte le parole “Nonché interventi di tutela e cura del concepito” sempre legate all’articolo 2. Vediamo chiaramente la logica che sottintende la firma di questi emendamenti, cioè quella di licenziare sì un disegno di legge sulla famiglia, per riempirsi poi la bocca in campagna elettorale, ma nei contenuti andando contro quei valori e quelle particolari importanze che sono legate alla famiglia come abbiamo e come vi ho espresso prima.
Anche l’articolo 11 è stato modificato, laddove si stabiliva un buono di 800,00 euro a partire dal terzo figlio che è stato condizionato al reddito, trasformandolo da un intervento di natura perequativa a un intervento di natura assistenziale. Per quanto riguarda il concepito ritengo che abbia il diritto di essere tutelato e ricordo anche che questo riconoscimento esiste in sentenze della Corte Costituzionale.
La famiglia deve ottenere un riconoscimento come soggetto sociale e deve avere forme di promozione. La famiglia ha una precisa connotazione carica di responsabilità pubblicamente assunta con specifici diritti e doveri conseguenti.
Altro passaggio sempre sul concepito. Ho firmato convintamente l’emendamento a prima firma collega Pino Morandini, nel quale si considera il concepito componente della famiglia. Assieme a me hanno firmato altri colleghi di Forza Italia, dei Popolari, della Lega, di Alleanza Nazionale e pertanto di un’area ben precisa.
Riconoscere la dignità del procreare avrebbe ricadute positive anche su quella “capacità di solidarietà” che avevo ricordato poc'anzi leggendo alcuni passi del libro bianco sul Welfare del governo Berlusconi, per cui i genitori hanno assunto nel corso degli anni la funzione di preziosissimi ammortizzatori sociali. È la famiglia ad occuparsi degli anziani con pensioni minime o non autosufficienti. È la famiglia alla base della società, quella tradizionale.
Ieri leggevo una rivista, la solita rivista “Tempi” fra le tante che consulto e che leggo e ho letto un passaggio che vi ripropongo. Molti colleghi, molti esponenti di partiti politici si riempiono la bocca tirando in ballo il Papa, la solidarietà, i principi base della nostra vita. Leggevo che giovedì 22 maggio, a venticinque anni dall’approvazione della legge sull’aborto, Giovanni Paolo II ha ricordato una frase di Maria Teresa di Calcutta, e Pino Morandini probabilmente se lo ricorda perché era a Roma in quel periodo. Cosa diceva Maria Teresa di Calcutta? Diceva: se accettiamo che una madre possa sopprimere il frutto del suo seno che cosa ci resta? L’aborto è il principio che mette in pericolo la pace nel mondo. L’aborto è un fatto drammatico. Attualmente centotrentacinquemila casi solo quest’anno, quattro milioni dal 1978. “Il Manifesto”, periodico di chiara estrazione sinistrorsa, scriveva alla luce di queste affermazioni: “Ma possibile che sia quello stesso Papa che ci piaceva tanto due mesi fa? Non ci credo. Sarà un sosia.” Allora molte volte i messaggi del Papa sono presi alla lettera e sono fatti bandiera per messaggi politici dalla sinistra, però quando questi messaggi evidenziano valori veri, quando evidenziano linee guida da seguire che si discostano dalla tradizionale cultura di sinistra allora si grida allo scandalo e non si riconosce neanche più il sommo Pontefice.
Un altro aspetto che voglio evidenziare in questa Aula, è quello legato all’attacco, alle affermazioni fatte da alcune associazioni, legate sempre al centrosinistra, che poi andremo a vedere, contro il disegno di legge che è uscito dalla Commissione legislativa provinciale. Tali soggetti, dicono che il disegno di legge sul quale si discute è una proposta integralista e bocciano il disegno di legge, - leggo i titoli di giornale - di Morandini. Ma andiamo a vedere quelle donne, come quelle che si sono alzate e sono uscite da quest’aula scandalizzate quando facevo alcune affermazioni legate alla quote rosa, nella passata tornata consiliare, le donne dei DS, sono loro le valchirie della sinistra che quando è il momento si mostrano e vanno in prima linea a combattere gli “integralisti”, non accorgendosi che a loro volta sono integraliste.
Altri titoli, tanto per capire chi è integralista, chi sposa l’integralismo. “La legge sulla famiglia ci porta agli anni bui”, dicono queste associazioni, “la legge sulla famiglia è medievale”, siete integralisti. E poi scrivono anche: l’unico scopo di tale disegno di legge risulta quindi essere quello di introdurre all’interno della normativa di settore principi di cui la nostra comunità non ha alcun bisogno - questo dicono loro - e che anzi ne possono compromettere l’equilibrio. Quale equilibrio? L’equilibrio che hanno compromesso con la loro politica nel corso di questi ultimi decenni. Andiamo a vedere quali sono queste associazioni: Arcilesbica del Trentino - Alto Adige, Associazione donna per la pace, Circolo Arcigay del Trentino, Casa per la Pace di Trento, CGIL del Trentino, Movimento non violento. Ecco, questi dicono, a questo disegno di legge integralista e pericoloso, “No”, e chiedono “ai consiglieri provinciali di non approvare modifiche alla legge 14 che hanno inevitabili effetti destabilizzanti per la nostra comunità”. Loro sono gli effetti destabilizzanti, loro che non ci rappresentano e non mi rappresentano. L’assessore Magnani è colpevole di procurato aborto del disegno di legge unificato sulle politiche familiari: ha contribuito al concepimento del testo unificato e poco tempo dopo lo ha voluto eliminare con l’emendamento compromissorio con la collega di sinistra Cogo.
L’ordine del giorno di non passaggio alla discussione articolata è un attentato. È un attentato ad un lavoro congiunto e condiviso che l’assessore, fra virgolette lo metto ma comunque bisogna dirlo “Voltagabbana”, aveva sottoscritto e, deve risultare chiaro, e concludo il mio intervento con l’elenco dei consiglieri a cui non interessano le politiche familiari: Leveghi, Cogo, Chiodi Winkler, Passerini, Pallaoro, Berasi, Muraro, Pinter, Benedetti, Andreolli. Questi colleghi hanno sottoscritto l’ordine del giorno di non passaggio alla discussione articolata di questo disegno di legge che era nato in commissione e che aveva trovato una larga condivisione. Che rimangano impressi nella mente di chi ci ascolta chi sono i personaggi a cui non interessa la famiglia. Grazie.