SEDUTA DEL 13 LUGLIO 2004

disegno di legge n. 27/XIII, "Disposizioni in materia di istruzione, cultura e pari opportunità"

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DELLADIO (Forza Italia): L'articolo 1 di questo disegno di legge recepisce quanto previsto dal decreto legislativo 23 maggio 2000 numero 196 in tema di consigliere di parità e di azioni positive per le pari opportunità, adeguando la norma provinciale alla norma nazionale. Su questi argomenti occorre rilevare che la Provincia di Trento si è mossa in anticipo con proprie leggi nel 1993 e ancora prima nel 1980 e nel 1988. E' utile ricordare i compiti e le funzioni del consigliere di parità e della Commissione pari opportunità che sono quelli di intraprendere ogni utile iniziativa ai fini del rispetto del principio di non discriminazione e della promozione delle pari opportunità per lavoratori e lavoratrici. Tali soggetti rilevano le situazioni di squilibrio di genere, al fine di svolgere le funzioni promozionali e di garanzia contro le discriminazioni e la promozione di progetti di azioni positive nella programmazione delle politiche di sviluppo territoriale rispetto aghi indirizzi comunitari, nazionali e provinciali in materia di pari opportunità e sostenere le politiche attive del lavoro, comprese quelle formative e promozione dell'attuazione delle politiche di pari opportunità da parte dei soggetti pubblici e privati che operano nel mercato del lavoro. Purtroppo nella nostra società i forti segni di disuguaglianza presenti nello scenario sociale sono specificatamente a carico della componente femminile: i ruoli decisionali sono in gran parte nelle mani degli uomini, sempre più donne comunque ricoprono incarichi importanti nelle imprese, nella politica e nella società in genere.

Registriamo che in Italia, così come nel resto del mondo, negli ultimi trenta o quarant'anni si è verificato un sensibile aumento del tasso di attività e dell'occupazione femminile. Comunque particolare attenzione deve ancora essere dedicata all'inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Ricerche hanno confermato come le donne risultino essere più affaticate da impegni sia sul fronte del lavoro che in quello delle cure domestiche: figli, casa, genitori, marito. E' utile ricordare quanto ci è stato riferito in un recente convegno tenutosi a Trento in tema di lavoro. Nel Veneto alcune aziende hanno modificato o creato ex novo - aiutate dalle nuove norme introdotte dal Governo Berlusconi con la cosiddetta legge Biagi - turni di lavoro per sole donne tenendo conto delle esigenze femminili legate al ruolo di mamma e moglie.

Con l'approvazione della legge 8 marzo 2000 numero 53 "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e per il coordinamento dei tempi della città" si è favorito la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, sostenendo la maternità e la paternità, sollecitando una flessibilità del tempo di lavoro rendendolo più conciliabile con in tempo della famiglia. Tale tutela è ora estesa anche ai lavoratori autonomi e semiautonomi. Altri significativi provvedimenti adottati dal Governo Berlusconi prevedono stanziamenti per la realizzazione e procedure semplificate per l'apertura di asili nido aziendali e per asili nido pubblici. Ricordo pure l'assegno di mille euro per ogni secondo figlio nato o adottato dal primo dicembre 2003 al 31 dicembre 2004, l'assegno ai nuclei familiari a basso reddito con almeno tre figli e l'assegno di maternità per le madri a basso reddito che non hanno l'indennità di maternità così pure come l'assegnazione a sede nella stessa provincia o regione del coniuge dei dipendenti pubblici con figli fino a tre anni di età.

Per quanto riguarda l'assegno di mille euro per ogni secondo figlio nato o adottato occorre fare un po' di chiarezza. Poco tempo fa un quotidiano locale ha dato rilievo alla protesta di un padre che non aveva ancora ricevuto l'assegno per il secondo nato imputando il disservizio o la colpa a Berlusconi e al suo governo. Chi si trova in situazioni simili deve sapere che la causa dei ritardi è ascrivibile alla nostra Autonomia che ci obbliga a recepire le norme nazionali introducendo, di fatto, tempi lunghi nell'applicazione dei provvedimenti.

La legge provinciale numero 4 del 12 maggio 2004 all'articolo 20 ha introdotto il provvedimento nazionale risolvendo questa prima fase. Ma non basta! L'agenzia per l'assistenza e la previdenza integrativa che gestisce queste provvidenze nazionali ha dovuto approvare il proprio bilancio e la Giunta provinciale fissare i criteri per l'erogazione del premio. Solo pochi giorni fa la Giunta provinciale ha approvato i criteri con propria delibera e pertanto fra non molto - si spera - potranno essere soddisfatte le millecinquanta domande presentate finora tramite i comuni.

La revisione delle norme legate al welfare dovrebbe riservare una maggiore attenzione agli interventi in grado di accrescere la tutela dei giovani alla ricerca del primo impiego, all'ampliamento delle misure a favore delle giovani coppie che cercano un'abitazione, all'inserimento occupazionale delle giovani donne, all'appoggio della propensione alla maternità rafforzando i servizi di custodia per il prima infanzia. In poche parole aiutare in tutti i modi i padri e le madri a crescere i loro figli dall'ingresso nella scuola materna alla conclusione degli studi.

Pari opportunità, a mio modesto parere, non vuol dire "quote rosa" - ho già avuto modo di ribadirlo in quest'aula negli anni passati - o altri distorti meccanismi che riconducono ad un obbligo la partecipazione all'attività sociale e politica delle donne. Tali previsioni di legge sanciscono o sancirebbero una inferiorità che non esiste! Le donne non hanno bisogno di riserve indiane, di ghetti in cui siano costrette a stare, bensì interventi che facilitino la loro preziosa partecipazione attiva in ogni settore sociale considerando il loro fondamentale ruolo di madri.

Esiste un termine inglese "mainstreaming" letteralmente "entrare nella corrette principale" che è la parola usata per significare che le pari opportunità tra uomini e donne non sono un problema a sé, ma fanno parte in modo integrante della democrazia e dell'equità sociale e che le politiche possono non avere gli stessi risultati per donne e uomini.

Tutte le politiche, allora, dovrebbero contenere consapevolmente il principio di parità, ed essere valutabili per gli effetti che producono sia sugli uomini che sulle donne. Occorrono nuovi modi di leggere la realtà economica e sociale che rendano visibili le differenze non solo per creare pari opportunità, ma anche per ricavarne vantaggi complessivi per la comunità.

Entrare nella "corrente principale" richiede una strategia integrata ed una cooperazione tra settori, implica un impegno ad alto livello affinché la parità di opportunità appaia regolarmente in tutte le agende politiche. Grazie.

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Intervengo in discussione generale volutamente per avere un po' più di tempo a disposizione per il mio intervento. Molti colleghi non c'erano nell'XI legislatura, pertanto è utile ricordare quello che è stato e le motivazioni che hanno spinto il Consiglio ad approvare il disegno di legge nel 1997. Io ricordo molto bene l'intensa discussione e il mio lungo intervento in quest'aula nel mese di maggio del 1997 in occasione dell'analisi del disegno di legge che disciplina l'insegnamento delle lingue straniere nella scuola dell'obbligo in Provincia di Trento.

La Provincia, è già stato detto, con questa legge sostiene e promuove lo studio della sola lingua tedesca nella scuola elementare e di due lingue straniera nella scuola media. Per quanto riguarda l'inglese è stato detto, ma è opportuno rimarcarlo, è stata effettuata una sperimentazione però ha toccato prevalentemente il capoluogo ed i centri maggiori del Trentino penalizzando soprattutto le periferie. A nulla erano valse le petizioni popolari firmate da migliaia di cittadini trentini per salvaguardare il diritto di scelta della lingua straniera nelle scuole elementari della provincia di Trento. La richiesta, sottoscritta da più di settemila firme raccolte in tempi brevissimi, che rivendicava un effettivo pluralismo culturale, strumento per un'integrazione europea e mondiale, non trovò ascolto ed il diritto costituzionale garantito ai genitori di poter operare le scelte educative più opportune per i propri figli, fu disatteso, così come il pluralismo linguistico che sta alla base della convivenza, della libertà e della democrazia.

Ricordo al collega Lunelli che neanche nella passata legislatura è stato fatto alcunché per introdurre o l'ampliamento dello studio delle lingue straniere o per l'abrogazione della lingua tedesca inserita in legge. Le esigenze degli utenti sono state mortificate in nome di un accordo politico scellerato nato a suo tempo su due basi. Si pensava - è utile dirlo a chiare lettere - che l'imposizione della sola lingua tedesca avrebbe favorito in futuro i rapporti e la collaborazione con l'Alto Adige e il Tirolo austriaco, e successivamente avrebbe permesso la realizzazione dell'Euregio Tirolo, un'entità istituzionale astratta, sovrannazionale, che si rilevò solo argomento per un intenso dibattito politico e per la stesura di pubblicazioni varie. L'altra motivazione riguardava la tutela occupazionale di un gruppo di insegnanti della lingua tedesca che non volevano convertirsi ad altre materie o ad altre lingue. Passerini e Panizza sono stati i responsabili ed i fautori della norma che andiamo ora a modificare, sono stati, a mio modesto avviso, responsabili di aver rallentato l'apprendimento linguistico ai nostri figli in un contesto mondiale dove la lingua inglese è alla base di qualsiasi transazione commerciale, scambio culturale o semplicemente contatto umano. L'articolo che l'assessore Salvaterra ci propone, che ora andiamo a discutere, non è l'ottimale, perché contiene ancora in parte motivazioni di un tempo, ma almeno risponde alle richieste portate avanti a gran voce da molti genitori e cioè quello di vedere insegnata la lingua inglese ai propri figli. Se ho da scegliere, è un commento personale, preferisco due lingue, inglese e tedesco, piuttosto che il solo tedesco obbligatorio.

Concludo dicendo che confido che anche l'utilizzo serio e non vacanziero del cosiddetto anno sabbatico, introdotto in norma tempo fa, permetta di recuperare quanto perso in questi dieci anni di applicazione della norma. Rimango comunque fermamente contrario all'obbligatorietà dell'inserimento del tedesco come lingua obbligatoria, che io ritengo non sia inserito nel protocollo firmato con la Moratti a livello governativo tra Provincia e il Ministero MIUR. Ritengo che sì ci sia nel protocollo l'estensione a due lingue straniere nel primo ciclo scolastico, ma che non ci sia l'obbligatorietà, come inserito in norma, della lingua tedesca. Grazie per l'attenzione.