SEDUTA DEL 14 LUGLIO 2004
disegno di legge n. 27/XIII, "Disposizioni in materia di istruzione, cultura e pari opportunità"
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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, Presidente. Desidero intervenire in discussione generale su questo articolo per esprimere alcuni concetti. E' con favore che si accoglie l'istituzione di un fondo per le politiche giovanili nella nostra Provincia, anche se questo argomento meritava magari spazio in un testo di legge molto più articolato e più complesso. Un fondo che promuoverà azioni positive a favore dell'infanzia, dell'adolescenza, dei giovani e delle loro famiglie per l'esercizio dei diritti fondamentali per la prevenzione dei fenomeni di disagio sociale e per favorire lo sviluppo delle potenzialità personali, nonché del benessere e della qualità della vita dei giovani. L'evoluzione della nostra società, con gli inevitabili pregi e difetti, e la nascita di nuove esigenze, rendono necessario un coordinamento fra tutti i soggetti impegnati a vario titolo nel sociale a partire dall'associazionismo per arrivare alla cooperazione e alle fondazioni. In Italia, e soprattutto nella nostra Provincia, non sono mai mancate iniziative rivolte ai giovani, il tessuto associativo, sportivo, culturale, ricreativo, educativo, ha costituito e costituisce tuttora un riferimento significativo. In Trentino è stata ed è rilevante la presenza del mondo cattolico, che con le strutture parrocchiali e le molteplici attività formative e ricreative messe a disposizione dei giovani, e non solo, hanno sempre monitorato e aiutato la nostra società. Il passaggio alla vita adulta e professionale, così come l'educazione alla democrazia e alla partecipazione sociale, sono sempre state affidate alla famiglia e alla scuola da un lato, e dall'altro ai soggetti associativi, partiti, associazioni, cooperative giovanili ed altro, operanti nella nostra società.
Nell'ultimo decennio in dimensione giovanile è stata oggetto di specifici interventi pubblici che, a seconda della situazione, sono stati svolti sia da soggetti pubblici, a livello sia nazionale che locale, che da soggetti di natura privata e nonprofit. In una società evoluta la qualità delle politiche giovanili e la capacità di porle in essere sono indicatori di buon governo, perché è necessario investire per il futuro ed i giovani sono in nostro futuro.
I settori di intervento possono essere identificati nell'informazione, nella socializzazione, nella cultura, nella formazione professionale e nel lavoro, nell'emarginazione e nel disagio. Molti paesi europei sono caratterizzati da una crisi strutturale dell'occupazione, da una riduzione del tempo di lavoro, dall'aumento di aree di marginalità occupazionale e di esclusione sociale che hanno determinato, come in Italia, il progressivo allontanamento di un'intera fascia di popolazione, quella dei giovani tra i venti e i ventinove anni, non solo dal mercato del lavoro, ma dagli stessi luoghi dell'espressione di cittadinanza attiva. L'analisi della condizione giovanile in Italia mostra come l'emergere di nuove forme di esclusione sociale sia anche conseguenza di una carenza di strumenti e luoghi di espressione di cittadinanza attiva, che comportano spesso risposte individuali e di gruppo anche autolesionistiche. I segmenti di popolazione giovanile, più di altri, avvertono più o meno consapevolmente, di essere stati espropriati della propria identità culturale e non trovano momenti e canali per esprimere e rappresentare i propri bisogni di socializzazione, di rappresentanza e di partecipazione.
E' ormai da oltre un decennio che la questione giovanile è divenuta terreno specifico di iniziative e di impegno per le politiche delle amministrazioni, rispetto ai primi progetti giovani le attenzioni e le sensibilità degli amministratori si sono progressivamente affinate. Il campo giovanile è divenuto oggetto di politiche specifiche orientate all'informazione, alla promozione culturale, alla socializzazione, alla promozione del benessere e della qualità della vita, alla prevenzione del disagio. Denominatore comune delle politiche giovanili è una concezione del giovane come protagonista e come risorsa cruciale per il miglioramento della propria qualità della vita e di quella della comunità locale. Spesso non si conoscono approfonditamente i desideri, i bisogni e le esigenze di un popolazione giovanile silenziosa, che non esplicita le proprie potenzialità e difficoltà. E' ampiamente condiviso che una politica giovanile efficace vada progettata e realizzata "con" i giovani e non solo "per" i giovani. Altrettanta attenzione, occorre sempre ribadirlo, deve essere rivolta alla famiglia, mattone fondamentale della nostra società, che in primis forgia e fa crescere i giovani che saranno gli uomini e le donne degli anni a venire. E' opportuno, anche in questo momento, ribadire la necessità che presto sia approvata una riforma organica del welfare e delle politiche sociali, aggiornando così la normativa provinciale alle mutate esigenze della nostra società.
Un'ultima riflessione, a ruota libera, rivolta verso l'Assessore competente. Io ho una perplessità e vorrei chiedere delle informazioni al riguardo della tabella aggiuntiva allegata al disegno di legge, la tabella B nella quale sono chiaramente specificati i fondi per le politiche giovanili. Noi rileviamo che per il 2004 sono stati stanziati cinquecentomila euro come fondo per le politiche giovanili, negli anni 2005 e 2006 non sono stati stanziati dei fondi. Spiegatemi il perché solo per quest'anno è stata prevista questa cifra considerando che i giovani con i loro problemi, che sono i nostri, sono presenti sempre nella nostra società, non scompaiono come scompaiono i capitoli di bilancio ed i finanziamenti all'interno del bilancio. Grazie.
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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Intervengo per ribadire l'importanza non tanto dell'articolo 17, che prevede uno specifico riconoscimento ai toponimi ladini, mocheni e cimbri, quanto all'importanza della legge numero 16 del 1987. Alla fine degli anni Ottanta sono stato estensore per conto della Provincia autonoma di Trento dell'indagine toponomastica per il territorio comunale di Daiano, della Val di Fiemme. Daiano, voi sapere, è un piccole comune, è il mio comune. Una ricerca interessante, nella quale era prevista la raccolta sistematica di tutti i nomi di località presenti sul territorio comunale, al fine di comporre il dizionario toponomastico trentino. L'opera prevedeva la scritturazione fonetica e la descrizione della zona con i riferimenti geografici, dialettologici e storici. Una documentazione topografica e fotografica completava il lavoro svolto.
E' opportuno ricordare che lo statuto di autonomia attribuisce competenza primaria nel settore della toponomastica alla Provincia autonoma di Trento, che sin dal 1952 ha provveduto a legiferare in questa specifica materia. Con le leggi provinciali numero 2 dell'80 e numero 16 dell'87, che adesso andiamo a modificare, si affrontò ulteriormente il problema istituendo il dizionario toponomastico trentino, con lo scopo di promuovere la raccolta e lo studio dei toponimi del Trentino, di favorire la conoscenza della loro tradizione, della pronuncia, dell'uso, del significato e dell'origine e di offrire ai comuni uno strumento concreto per la corretta denominazione del territorio.
I nomi di luogo - concludo con questo concetto - ci fanno rammentare la nostra identità, le nostre origini e contribuiscono ad arricchire la cultura dell'uomo moderno e a migliorare le capacità di inserimento nelle località ove si opera e si vive. Grazie.