SEDUTA DEL 20 LUGLIO 2004
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA n. 215
Sul recepimento del decreto Sirchia, in materia di rapporto di lavoro dei medici del servizio sanitario", proponente: cons. Mauro Delladio:
Interroga la Giunta provinciale per conoscere
alla luce della conversione in legge del decreto legge 29 marzo 2004 n. 81, che sancisce la fine dell'irreversibilità del rapporto di lavoro dei medici nei confronti del Servizio sanitario nazionale, permettendo ad essi di optare per l'esercizio della libera professione all'interno delle strutture pubbliche o in quelle private, se la determinazione manifestata dall'assessore alla sanità Andreolli di voler assoggettare la Provincia ad una "politica di sinistra", e quindi la scelta di non recepire in Trentino il provvedimento sopra richiamato, è condivisa dal Presidente Dellai e della maggioranza che lo sostiene.
(…)
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Delladio: ne ha facoltà. Ha due minuti, prego.
Grazie, signor Presidente. E' chiaro che in due minuti un argomento così importante si riesce ad affrontarlo in maniera molto limitata. Mi premeva evidenziare che questa interrogazione a risposta immediata ancora una volta riscontra le differenze e le profonde lacerazioni esistenti nella maggioranza di questo Consiglio provinciale. L'ex vicepresidente Pinter che non accetta un nuovo incarico assessorile all'inizio della legislatura, prontamente sostituito dalla collega Cogo, che non manca mai di comparire sulla stampa per puntualizzare metodi e collegialità, e l'assessore Andreolli che vuole applicare a tutti una "politica di sinistra" sono solo alcuni esempi di come l'ideologia condizioni molte volte le scelte dell'esecutivo. Non si guarda al problema e al metodo migliore per risolverlo, bensì alle logiche politiche che discendono da un antagonismo ideologico. Le dichiarazioni del giugno scorso dell'assessore Andreolli, in relazione all'approvazione del cosiddetto decreto Sirchia, pare siano state dettate solo da una logica partitica, da una cultura di sinistra, piuttosto che da una valutazione di quanto di positivo dall'approvazione di questo decreto può tradursi nella sanità trentina.
(Interruzione del consigliere Pinter)
(Richiamo del Presidente all'ordine)
Signor Presidente, il consigliere Pinter la deve smettere di importunarmi! Grazie.
PRESIDENTE: Proceda.
DELLADIO (Forza Italia): Recupero il tempo, signor Presidente. Nel decreto Sirchia viene infatti esplicitamente affermato che la posizione extra moenia non è incompatibile con posizioni di responsabile di strutture semplici o complesse, ad esempio primariato. Il conferimento di un incarico di responsabile e del conseguente avanzamento di carriera non è più in relazione alla posizione intra o extra moenia ma piuttosto alla capacità professionale. Ad un'attenta lettura del testo si ravvisa in esso la precisa volontà di introdurre nel sistema una norma destinata a stimolare la crescita della qualità professionale ed umana del medico. Nel contempo offre al paziente la possibilità di scegliere un bravo medico e di farsi curare dove più gli conviene, nell'ospedale pubblico in cui quel medico lavora, in casa di cura non accreditata, o in uno studio medico. Viene quindi sancito un passo in avanti verso l'affermazione del principio di libertà. Da ciò trae vantaggio anche il servizio sanitario, non essendo più il medico dipendente irreversibilmente vincolato ad un lavoro intra ospedaliero. Gli ospedali pubblici infatti, non disponendo di spazi e attrezzature adeguate, hanno finora dovuto concedere ai medici di esercitare la libera professione nei loro studi o in altre strutture private esterne all'ospedale: la cosiddetta libera professione allargata.
Concludo dicendo, anche se avrei molte altre cose da dire, che riserverò nella discussione in aula quando sarà il momento, che mi fa piacere comunque che dalle affermazioni di Andreolli emerga quanto io gli ho suggerito a suo tempo con un articolo di giornale di dare la possibilità ai medici di scegliere la posizione intra moenia o extra moenia almeno su più anni, e non come a livello nazionale è stato evidenziato cioè ogni anno. E a questo punto tra le tante cose negative almeno un punto positivo lo riscontriamo e questo chiaramente mi fa piacere.
(…)
Disposizioni per la stagione venatoria dell'anno 2004 e modificazione della legge provinciale 9 dicembre 1991, n. 24 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia)
(...)
Grazie, signor Presidente. Prima di fare l'intervento sul disegno di legge in tema di caccia, voglio manifestarle, signor Presidente, se lei mi ascolta, un certo disagio. Dicevo, signor Presidente, che voglio manifestare il mio profondo disagio in merito al comportamento tenuto dal collega Pinter nei miei confronti in quest'aula quando abbiamo esaminato l'interrogazione a risposta immediata in tema del decreto Sirchia. Il consigliere Pinter, se lei non ha visto, signor Presidente, ha applaudito durante il mio intervento con intento denigratorio, soprattutto quando evidenziavo - e lo ribadisco ancora - la disomogeneità esistente in questa maggioranza laddove la sinistra è considerata parte emarginata delle scelte politiche in provincia di Trento.
PRESIDENTE: Consigliere Delladio, quando il consigliere Pinter ha applaudito io l'ho richiamato, suonando anche il campanello. Considero il suo intervento sull'ordine dei lavori, però la pregherei di ritornare sul disegno di legge 64.
DELLADIO (Forza Italia): Va bene, signor Presidente, però ribadisco un concetto allora...
PRESIDENTE: E' stato richiamato il consigliere Pinter dal Presidente.
DELLADIO (Forza Italia): Non mi pareva, ma comunque va bene così, è stato evidenziato allora questo richiamo da parte sua in questo momento. Voglio evidenziare che ogni consigliere ha il diritto di esprimersi come vuole, leggendo dei concetti o quant'altro, oppure andando a braccio. Ognuno preferisce il metodo migliore, quello che ritiene più opportuno. Chiusa questa prima introduzione, esaminiamo questo disegno di legge, però io non parlo, signor Presidente, con i banchi vuoti della Giunta provinciale... allora io mi seggo.
PRESIDENTE: Il Presidente c'è, è in aula, è presente. Prego, consigliere Delladio, vuole continuare?
DELLADIO (Forza Italia): Ancora una volta dobbiamo intervenire con urgenza su una materia che, direttamente o indirettamente, interessa la nostra terra ed in principal modo l'ambiente trentino in tutti i suoi molteplici aspetti. Sì, perché l'esercizio della caccia consente di mantenere integro e senza squilibri l'ambiente che ci circonda e che vendiamo ogni giorno ai turisti che visitano le nostre valli ed i nostri comuni. Se una volta l'uomo cacciava per il proprio sostentamento, ora l'uomo deve attuare una caccia di selezione per ristabilire, per quanto possibile, quell'equilibrio ecologico ambientale che è venuto meno. La caccia è necessaria e non occorre essere cacciatori per capire che ai tempi nostri c'è bisogno di intervenire con un'opera di selezione nella gestione della fauna selvatica. I fatti ultimi che certificano la morte a causa di una parassita della pelle che aggredisce gli ungulati, di centinaia di stambecchi in Val di Fassa e nel Trentino orientale stanno ad indicare che l'equilibrio naturale è compromesso e che la natura fa quello che l'uomo non attua o attua in maniera limitata.
La malattia degli ungulati in atto in alcune valli del Trentino, che nel caso specifico provoca sofferenze atroci agli animali selvatici, è determinata anche dal forzato mancato intervento correttivo di chi nel corso dei secoli ha saputo esercitare al meglio questo ruolo e cioè i cacciatori. La malattia, che alcuni anni fa aveva colpito i camosci, è oggi arrivata dal Veneto ed è talmente diffusa che metterà a rischio l'intera colonia di stambecchi presenti in numero elevato sulle nostre montagne. La strage degli stambecchi, come afferma il professor Claudio Eccher, è anche frutto di una politica proibizionistica miope e sconta anche la logica di chi, a forza di ricorsi, ha impedito la caccia di selezione. E aggiungo io, la politica non può essere ricattata da una minoranza di cittadini intransigenti e prepotenti che non si accorgono dei disastri provocati dall'applicazione delle loro logiche politiche e gestionali. Anche in questo caso è prevalente la componente ideologica ottusa e lontana dalla razionalità. Non esistono più i predatori di una volta, quali l'orso, il lupo e altri animali selvaggi, e per questo motivo l'uomo deve intervenire altrimenti sarà la natura stessa a porre rimedio ristabilendo il naturale equilibrio biologico necessario, non senza aver innescato problemi sanitari.
Ogni territorio è diverso e si contraddistingue dagli altri sia come morfologia che come fauna selvatica, per questo abbiamo bisogno di regole differenziate regione per regione. E' evidente che le regioni montane presentano specificità differenti rispetto alle regioni meridionali o insulari. Questo lo vede anche un bambino! Uniformare le regole di caccia per tutto il territorio nazionale oltre che essere sciocco è anche dannoso. La sentenza della Corte Costituzionale, la numero 227 del 2003, non solo non ha tenuto conto degli aspetti che ho brevemente evidenziato, ma ha annullato quell'autonomia di cui noi siamo orgogliosi e molte volte purtroppo non riusciamo ad attuare al meglio. La sentenza, è utile ricordarlo, annulla quanto previsto dalla legge provinciale, laddove prevedeva un ampliamento dell'elenco delle specie cacciabili, non obbligatorio il parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica nell'adozione del calendario venatorio, e periodi venatori più ampi di quelli prescritti dalla norma nazionale, la numero 157 del 1992. Allo stesso modo l'ultima sentenza del TAR di Trento che accoglie il ricorso presentato dall'EPPAA, l'Ente provinciale per la protezione animali e ambiente, contro la delibera 343 adottata dal Comitato faunistico provinciale, relativa al calendario venatorio, ci obbliga a correre ai ripari licenziando con legge le regole che permetteranno di esercitare la caccia nella prossima stagione venatoria.
Se da un lato il provvedimento che andiamo a licenziare recepisce quanto imposto con la sentenza della Corte Costituzionale, richiamata poc'anzi, dall'altro è necessario ribadire l'urgenza di una revisione della norma provinciale che è ormai datata. Per attuare ciò è prioritario e necessario che il Parlamento modifichi l'articolo 18 della legge nazionale numero 157 del 1992 introducendo il riconoscimento delle diversità regionali italiane sia per quanto riguarda le specie cacciabili che i periodi di attività venatoria.
Nel frattempo è giusto, per dare risposta ai continui ricorsi degli ambientalisti, licenziare una norma come questa che permetta di affrontare la prossima stagione venatoria autunnale con regole certe. Rimane una preoccupazione visto che questo disegno di legge è stato composto solamente per la stagione venatoria 2004 e non per sempre, e cioè che per tutti gli anni a venire, senza specificazione temporale. Il prossimo anno saremo ancora qui a discutere, chiedendo un'altra volta la procedura d'urgenza e pressati da un altro ricorso ambientalista, di calendario venatorio e di specie cacciabili.
Ultime riflessioni. Negli ultimi anni in molte zone del Trentino è aumentato, con andamento esponenziale, il numero degli ungulati. Allo stesso modo sono aumentati e stanno aumentando gli incidenti stradali causati dall'attraversamento delle strade degli animali selvatici. Molte autovetture sono rimaste coinvolte e molti sono stati i danni patiti dagli automobilisti nel corso degli ultimi lustri. In alcuni casi gli occupanti delle vetture sono morti a seguito dell'impatto.
Ritengo pertanto che la caccia di selezione, se bene esercitata, ridurrebbe il numero di incidenti causati dagli ungulati, anche mortali, sulle strade del Trentino e limiterebbe di molto il manifestarsi di gravi epidemie innescate il più delle volte da un soprannumero di capi per unità di superficie.
E' scontato, concludendo, il voto positivo a questo disegno di legge. Grazie.