SEDUTA DEL 29 APRILE 2004
disegno di legge n. 38/XIII, "Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 39/XIII, "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2004 e del bilancio pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento"
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DELLADIO (Forza Italia): Signor Presidente, egregi colleghi. In questo bilancio di assestamento se da un lato troviamo articoli che prevedono provvedimenti quasi automatici, penso ai primi tre articoli con i quali si accantonano gli oneri per il rinnovo contrattuale del biennio 2004-2005 del personale del comparto delle autonomie locali, della scuola e della sanità, con un adeguamento legato al tasso di inflazione programmata pari all’1,7 per cento per il 2004 e all’1,5 per cento per il 2005, nonché il recupero del differenziale inflazionistico del precedente biennio, dall’altro presenta alcune modifiche alle leggi esistenti in tema di ricerca, sostegno alle imprese e alle famiglie, sui quali andrò a sviluppare alcuni ragionamenti e considerazioni.
È un bilancio che non si caratterizza per provvedimenti particolari e significativi, siamo all’ordinaria amministrazione. Il fatto che il primo bilancio di questa legislatura sia anche il primo, dopo decenni, a chiudere con il segno negativo, è il dato oggettivo e fondamentale di cui tenere conto nell’esprimere un giudizio su questa manovra.
Plaudire al Presidente Dellai perché annuncia ai cittadini che le risorse sono calate e continueranno a flettere non mi pare francamente un segno di intelligenza, ma solo un penoso indice di servilismo. Il bilancio della Provincia dopo ventuno anni di crescita chiude con un decremento delle entrate totali dello 0,3 per cento, le entrate ordinarie per il 2004 pari a 2983,6 milioni di euro rispetto al 2003 crescono in valore assoluto di 38 milioni di euro, più 1,3 per cento, mentre quelle straordinarie scendono a 959,5 milioni di euro con una variazione assoluta rispetto al 2003 pari a meno 50,6 milioni di euro pari al meno 5 per cento. È confermato che dal prossimo anno verranno a mancare nel bilancio provinciale le entrate straordinarie, delle quali l’ultimo tranche è stata erogata quest’anno, che derivano da risorse assegnate una tantum e da arrestati a seguito di intese con lo Stato.
Si deve quindi pensare ad una razionalizzazione delle politiche di spesa in quanto le entrate totali in termini assoluti, come abbiamo visto, diminuiranno. Per quanto riguarda invece la finanza di natura ordinaria, cioè le entrate ricorrenti, è legittimo prevedere una stabilità, se non un leggero aumento. Dopo avere ascoltato su questo argomento il Presidente della Giunta provinciale è il caso di chiarire subito che il calo delle risorse della nostra autonomia di bilancio non è imputabile al governo Berlusconi. Non c’è dubbio che la scenario di questi ultimi anni ha radicalmente cambiato e stia ancora cambiando le nostre abitudini. L’introduzione dell’euro, i drammatici avvenimenti terroristici della politica internazionale, i fenomeni riconducibili all’aumento esponenziale dell’immigrazione e di conseguenti e relativi problemi sociali, assistenziali, culturali, stanno condizionando con sempre maggiore incisività la nostra vita quotidiana.
Alla luce di tutto ciò si è finalmente compreso che occorre affrontare al più presto, anche nella nostra Provincia, ma vedremo che il governo provinciale manterrà le promesse, le spinose questioni delle riforme sociali, previdenziali e istituzionali che dovranno dare corso a nuove e più adeguate risposte alle nuove esigenze poste da una società complessa ed in continua evoluzione. Fortunatamente dal punto di vista delle risorse la nostra Provincia gode ancora di un’ampia autonomia finanziaria. L’assenza di indebitamento degli anni precedenti ci permette di affrontare con una maggiore serenità le problematiche che si delineano all’orizzonte. Le modifiche legislative che stiamo analizzando nelle Commissioni permanenti, tra cui quelle che prevedono la possibilità di operazioni finanziarie di indebitamento - e a favore di ciò giova l’attribuzione del rating (che inglese vuol dire valutazione/stima) Aa1 di Moody’s e AA+ di Fitch – quelle legate agli appalti e quelle introdotte per la cartolarizzazione, recependo la normativa nazionale, sono condivisibili perché introducono opportunità nuove di gestione del bilancio provinciale nel prossimo futuro.
Resta evidente il rammarico per il mancato utilizzo in Provincia di Trento - e credo che questo sia un fatto grave - della “finanza di progetto” o project financing che, con l’utilizzo di capitali privati sotto controllo pubblico, permetterebbe di realizzare infrastrutture e opere pubbliche di grande interesse per la nostra collettività; penso a parcheggi, e perché no, al termoinceneritore di Ischia Podetti.
A proposito di grandi progetti un’occasione persa per il Trentino si è rilevata l’individuazione a Bolzano, anziché a Trento, della sede dell’Euregio Finance S.p.A., che gestirà la realizzazione del traforo di base del Brennero e la nuova linea ferroviaria da Verona a Innsbruck con possibili effetti molto positivi sul bilancio provinciale altoatesino. Dicevo prima che nonostante la flessione delle dotazioni il Trentino non soffre ancora il problema di un’insufficienza di risorse, non dobbiamo però sederci sugli allori. La mancanza di entrate finanziarie di natura straordinaria nei prossimi anni è le eventuali modifiche costituzionali di ordine federalistico condizioneranno significativamente la politica di bilancio della Provincia e si imporranno un efficace contenimento delle spese corretti e degli sprechi. Comunque se a mancare non sono le risorse occorre approfittarne per utilizzarle fin che ci sono e il meglio possibile. Ma per questo servono idee e progetti di riforma credibili che ancora non esistono se non ho stadio di atti di indirizzo, la cui genericità lascia spazio a qualunque traduzione operativa.
Parliamo di spesa corrente. La spesa corrente della Provincia rappresenta quasi il 60 per cento della spesa di bilancio provinciale, di cui un 35 per cento impiegato nella sanità e un 22 per cento speso nella scuola che sono settori, è doveroso e giusto ammetterlo, che qualificano la nostra società trentina e che non dovrebbero essere calcolate spese correnti, bensì di investimento.
Sennonché la rigidità dei costi, soprattutto nei settori del welfare e dei servizi alla persona, scuola inclusa, è tale da vanificare in larga misura l’impatto innovativo di queste spese grazie alle quali, quindi sarebbe illusorio attendersi miglioramenti delle prestazioni chiaramente identificabili. Non resta ancora che augurarsi che una vera riforma del welfare e il rinnovamento in atto nel settore della scuola e della formazione introducano meccanismi capaci di permettere un utilizzo effettivamente produttivo di queste risorse evitando che esse siano risucchiate dal puro incremento dei costi fissi e gli utenti possano così coglierne finalmente i benefici.
Dico questo perché negli ultimi anni la spesa corrente è cresciuta in maniera rilevante e non c’è dubbio che anche per questa ragione la qualità del modello trentino rispetto ad altre realtà in termini di servizi essenziali per la comunità e protezione sociale possa essere considerata migliore. Tuttavia, alla luce dell’ingente volume delle spese correnti che impegna quasi il 60 per cento delle risorse provinciali, sarebbe stato necessario da parte della Giunta un impegno molto più esplicito che questa manovra non prevede, volto a contenere le dinamiche di crescita di questa voce.
Come ho sempre rilevato, sia in quest’aula consiliare che in Commissione legislativa, finora le entrate straordinarie sono state sempre computate, a mio avviso sbagliando, nel calcolo della spesa corrente. Se si tratta infatti di entrate straordinarie esse dovevano essere estrapolate con il risultato di avere una spesa corrente maggiorata, anche se questo poteva essere impattante agli occhi dell’opinione pubblica. Ora i nodi vengono al pettine, ma si sa, i governi si assomigliano anche in materia di composizioni di bilanci; penso ai bilanci creativi dell’era dei governi nazionali del centro–sinistra.
Non c’è dubbio che una politica finanziaria orientata al contenimento della spesa corrente permetterebbe di risparmiare risorse che potrebbero essere impiegate nell’ambito della spesa per investimenti. Un settore dove questo trasferimento di risorse potrebbe alimentare una strategia di sviluppo realizzando interventi attesi da tempo e quello delle opere pubbliche, dalle strade alla ristrutturazione, rinnovamento e costruzioni di servizi primari rivolti alla persona. Il quadro finanziario attuale, e soprattutto quello di previsione, caratterizzato dall’esaurimento delle entrate di natura straordinaria, impongono un riordino e una riorganizzazione della spesa corrente ricercando maggiori efficienze e produttività con il coinvolgimento, ove possibile, del privato e del privato sociale. La spesa per il personale è la componente più significativa della spesa corrente del settore pubblico, e occorre osservare che è anche la più alta rispetto alla media nazionale.
È quindi necessariamente migliorare la produttività e l’efficienza della macchina amministrativa provinciale, ricercando con molta più determinazione di quanto la Giunta oggi dimostra, l’efficienza, l’efficacia, la responsabilizzazione del personale dando stimoli e motivazioni ai vari uffici della struttura pubblica. Impegno che deve necessariamente essere rivolto ad una vera riduzione o rimozione degli eccessi di burocrazia e delle troppe vischiosità procedurali contro cui cozzano, fino ad arrendersi, anche i cittadini e gli imprenditori più motivati e dinamici. E questo soprattutto quando sono in gioco proposte, iniziative e progetti innovativi che nascono sì dal privato, ma che potrebbero migliorare fortemente situazioni sociali ed economiche di interesse anche pubblico. E che proprio l’ente pubblico faccia da tappo a questi sforzi di responsabilizzazione della società civile è veramente inaccettabile.
Trasparenza, chiarezza e semplicità dovranno essere quindi i criteri da adottare subito, da tutti gli uffici, per misurare l’efficienza e l’efficacia della pubblica amministrazione. A questo obiettivo una manovra seria dovrebbe aggiungere quello di una maggiore semplificazione sia normativa che amministrativa per migliorare il rapporto tra l’apparato pubblico e tutti i soggetti che con esso interagiscono.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle politiche di compartecipazione della spesa che questo governo provinciale sembra introdurre con estrema facilità. Prima di chiedere sacrifici ai cittadini è bene infatti trovare all’interno della gestione dell’apparato provinciale le risorse attraverso l’ottimizzazione delle attività. È troppo facile per l’amministrazione provinciale imporre alle famiglie nuove tasse sul nonno e agli imprenditori nuove tasse sul turismo senza un minimo di analisi, ricerca di efficienza e di efficacia in casa propria.
Per quanto riguarda le spese di investimento l’area degli interventi di spesa in questo settore è strettamente correlata alla gestione della spesa corrente ed ai risultati che da essa conseguono.
La manovra di bilancio risente di una riduzione delle risorse disponibili e si concentra principalmente sul settore della ricerca e dell’innovazione per rafforzare la competitività del sistema economico provinciale. C’è da chiedersi se i soggetti che dovranno gestire queste risorse per la ricerca e l’innovazione diano garanzie sufficienti circa il buon utilizzo di questi fondi, considerati i modesti riscontri finora avuti c’è più di un motivo per nutrire al riguardo molte perplessità.
Non possiamo parlare di bilancio di assestamento senza avere presente la situazione sociale e economica della nostra Provincia rapportata in taluni casi al resto di Italia. La situazione demografica della nostra Provincia appare preoccupante e tranquillizzante ad un tempo, preoccupante perché anche in Trentino la proporzione di soggetti residenti con età uguale o superiore a 65 anni rimane più elevata di quella delle persone con età pari o inferiore ai 15 anni; tranquillizzante perché la composizione per classi di età della popolazione della Provincia risulta un po’ meno squilibrata di quella del nord-est e del resto l’Italia, il saldo naturale in Trentino risulta positivo e tendenzialmente crescente nel corso dell’ultimo decennio. Analoghe variazioni in aumento si riscontrano sia nel caso del tasso di fecondità che da quello di fertilità. Occorre ricordare che questi tre risultati dipendono in buona parte, ancorché con esclusivamente, dalla componente straniera extracomunitaria. La sua incidenza sulla popolazione in termini di soggetti annualmente iscritti all’anagrafe risulta ormai superiore non solo a quella del resto del paese, ma anche a quella registrata nello stesso nord-est. Emerge quindi l’esigenza di attuare politiche sociali in grado da un lato di far fronte alle problematiche legate all’espansione della componente anziani, e dall’altro di facilitare la formazione di nuove famiglie, la nascita e la crescita di figli nella popolazione trentina. Nella nostra Provincia si registra altresì, in armonia con quanto avviene nel resto del paese, una crescita costante del numero dell’incidenza della famiglie unipersonali sul totale delle convivenze domestiche; viene stimato che questa tipologia sia riconducibile a più di un quarto delle famiglie presenti sul territorio provinciale. Un po’ più della metà delle famiglie unipersonali è costituita da soggetti ultra sessantacinquenni, la maggioranza dei quali donne, la quota di persone giovani, meno di 35 anni, che vivono da sole rappresentano una piccola minoranza delle famiglie unipersonali. La maggior parte dei cosiddetti single non è costituita da persone che scelgono tale condizione come garanzia di indipendenza personale, ma da donne e in subordine da uomini anziani costretti ad essa dalla vedovanza. Le coppie inoltre hanno pochi figli e questi arrivano ad età avanzata della coppia, i figli poi rimangono a lungo presso l’abitazione dei genitori. Le famiglie in Trentino continuano a costituire un’importante componente di coesione e solidarietà sociale che caratterizza tutte le comunità locali, va segnalata l’elevata propensione delle coppie adulte ad ospitare i genitori anziani e disabili, e comunque a prendersi cura di loro in modo da evitarne, fin quando possibile, il ricovero in strutture di assistenza pubblica. È quindi importante occuparsi dei processi di formazione di nuove famiglie e va guardato con preoccupazione l’aumento della età media dei coniugi, segnatamente della componente femminile al momento del matrimonio.
È utile ricordale in questo momento alcuni provvedimenti in tema di politiche sociali del governo Berlusconi, troppo spesso giudicato con disprezzo, sarcasmo e criminalizzato, che sa saputo concretamente promuovere e sostenere il consolidamento della famiglia. Non a caso sono stati stanziati 10 milioni di euro che permetteranno di realizzare, con procedure semplificate, i nuovi asili nido aziendali, mentre altre 300 milioni di euro andranno per tre anni agli asili nido pubblici e notevoli facilitazioni normative saranno concesse per trasformare un appartamento in un asilo nido condominiale. Ed ancora un assegno di 1000 euro è previsto per ogni figlio successivo al primo, purché nato ed adottato dall’1 dicembre 2003 al 31 dicembre 2004, provvedimento nazionale che viene recepito con l’articolo 21 anche di questa finanziaria provinciale, nonostante le perplessità espresse da non pochi esponenti della maggioranza che rivelano la scarsa o nulla sensibilità per la famiglia presente in molte formazioni politiche che sostengono il governo Dellai.
Sempre per la famiglia ribadisco la necessità di introdurre una effettiva equità fiscale, vale a dire una equità orizzontale in base alla quale le spese affrontate per allevare ed educare i figli non devono essere conteggiate nell’imponibile, qualunque sia il reddito. Tutti i figli infatti, compresi quelli delle famiglie abbienti, costituiscono la più preziosa delle risorse sociali ed economiche del futuro, per incentivare la quale la nostra comunità è chiamata ad investire. È stata poi estesa anche ai lavoratori autonomi e semi autonomi la tutela ai sostegni vari per la maternità e paternità anche adottive, finora limitati ai lavoratori dipendenti. È stato previsto l’assegno ai nuclei familiari a basso reddito con almeno tre figli minorenni e l’assegno di maternità per le madri a basso reddito sprovviste dell’indennità di maternità. È anche prevista l’assegnazione, a sede della stessa Provincia o Regione, del coniuge dei dipendenti pubblici con figli fino a tre anni di età; sono stati stanziati 70 milioni di euro per le politiche sociali a favore delle famiglie, degli anziani disabili ed infine sono stati introdotti mutui a tasso zero per i nuovi sposi che acquistano la prima casa e aiuti alla costruzione o ristrutturazione di alloggi da affittare alle famiglie a prezzi agevolati.
Qualche preoccupazione deriva dal fatto che in Trentino permangono sensibili disparità tra i sessi nella chance di partecipazione al mercato del lavoro. Nel 2003 il divario tra tassi di attività maschile e femminile è stato stimato in 24 punti percentuali, è un valore inferiore al divario medio italiano, ma al contempo si tratta di una cifra superiore sia a quella del nord-est e sia a quella europea. Lo svantaggio è, inoltre, accresciuto dalle minori opportunità di carriera da esse godute. Molte donne sarebbero dispone a lavorare a particolari condizioni identificabili da orari di lavoro compatibili con le cure domestiche. La politica provinciale del lavoro dovrebbe incentivare il part time, sia orizzontale che verticale, la realizzazione di asili nido che sono lo strumento migliore per aiutare l’imprenditorialità anche femminile ed asili nido aziendali all’interno delle strutture sia pubbliche che private.
Gli effetti della riduzione nel tempo delle chance di lavoro con contratti di carattere permanente diventano oltremodo negativi in un sistema di welfare di carattere familistico che in Trentino, come nel resto d’Italia, non protegge adeguatamente sotto il profilo assistenziale e previdenziale chi è coinvolto in condizioni di impiego temporaneo e per di più non prevede significativi sostegni alle persone prive di occupazione o con invalidità riconosciuto per le categorie protette.
Dovrebbe essere rivisto il welfare locale in particolar modo per l’esigenza di interventi in grado di accrescere la tutela dei giovani alla ricerca del primo impiego o disoccupati; di potenziare il grado di protezione sotto il profilo previdenziale e assistenziale dei giovani inseriti in relazioni di impiego a durata determinata o formalmente autonome; di ampliare le misure a favore di giovani coppie che cercano un’abitazione; di sostenere l’inserimento occupazionale delle giovani donne; di appoggiare la propensione alla maternità; di rafforzare e articolare i servizi di custodia per la prima infanzia; di aiutare anche materialmente i padri e le madri a crescere i loro figli dall’ingresso alla scuola materna alla conclusione degli studi.
Siccome il tempo a mia disposizione è quasi terminato, ho ancora cinque minuti di tempo, voglio fare un passaggio sull’aspetto legato ai patti territoriali; che ci sto dentro in cinque minuti esattamente.
Alcune considerazioni devono essere rivolte, anche se il Presidente della Giunta provinciale è assente, non c’è, c’è Giunta provinciale completamente scomparsa, pertanto...
(Interruzione dall’aula)
PRESIDENTE: Scusate.
(Richiamo del Presidente all’ordine)
DELLADIO (Forza Italia): È mortificante, signor Presidente.
PRESIDENTE: Preannuncio, collega Delladio e colleghi consiglieri, preannuncio che è mia intenzione sospendere per dieci minuti il Consiglio anche perché mi rendo conto che dopo due giornate di dibattito ci può essere qualche momento di non attenzione, però se il collega Delladio vuole terminare il suo intervento, altrimenti sospendo già da subito.
DELLADIO (Forza Italia): Recupero i minuti dopo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Comunico ai colleghi consiglieri che il Consiglio è sospeso per dieci minuti.
(Sospensione della seduta dalle ore 16.36 alle ore 16.50)
PRESIDENTE: Riprendiamo i lavori. Il consigliere Delladio può riprendere il suo intervento. Prego consigliere Delladio, ne ha facoltà.
DELLADIO (Forza Italia): Grazie signor Presidente. Alcune considerazioni devono essere rivolte ai patti territoriali, che vedono stanziamenti nel triennio 2004-2006 per 114 milioni di euro di cui 42 nel 2004. Il patto territoriale è l’accordo promosso da enti locali, dalla Provincia, da parti sociali, da soggetti pubblici o privati, ivi comprese società finanziarie e istituti di credito, rivolte ad attuare un programma di interventi caratterizzato da obiettivi di promozione dello sviluppo locale ed eco-sostenibile; rappresenta il mezzo per attuare un complesso integrato di interventi anche di tipo sub-provinciale di realizzare mediante il miglior coordinamento degli interventi nell’ambito degli strumenti normativi esistenti. Questi processi sono stati avviati in Val di Cembra, Valle del Chiese, Tesino e Vanoi, Val di Gresta, Alta Val di Non, Monte Bondone, Altopiano di Pinè, Valsugana Orientale, Baldo Garda, Maddalene, Vigolana, Predaia, Valli del Leno, Valle dei Mocheni.
Le finalità iniziali erano ufficialmente nobili, perché così come sono state introdotte nella legge unica sull’economia i patti territoriali consideravano prioritaria la creazione di occupazione e il rilancio di territori emarginati e svantaggiati promuovendo in tempi rapidi iniziative ed opere sia pubbliche che private. Sennonché nei fatti i patti territoriali sono diventati nelle mani dell’esecutivo strumenti per esercitare un forte controllo politico del territorio, al punto che non pochi Comuni e comunità locali hanno avuto la netta sensazione di essere sottoposti ad una sorta di ricatto da parte della Giunta provinciale. Interessante per una valutazione oggettiva sarebbe quindi conoscere quali sono stati i soggetti coinvolti, a quali società specializzate sono state affidate le consulenze dei patti territoriali e a quali condizioni, infine quali legami di sudditanza politica con il governo centrale e provinciale sono nate e si sono rafforzate.
Altro rischio legato ai patti territoriali, confermato in Commissione, è la complicata trafila burocratica che innesca tempi lunghissimi nella realizzazione delle opere, soprattutto pubbliche. Non vorrei che alla fine si trovassimo di fronte a montagne di carte, di progetti e consulenze e nessun progetto finito.
So già che difficilmente questi interrogativi otterranno risposte soddisfacenti, ma posso rassicurare i cittadini che entro metà legislatura proverò a verificare l’effettivo stato di attuazione dei vari patti territoriali e la vera entità dei progetti da essi innescati.
Se ho fatto alcuni passaggi critici sul bilancio di assestamento e su alcune particolarità del nostro territorio concludo questo mio breve intervento con una riflessione positiva, diciamo. Considero invece totalmente condivisibile in questa manovra finanziaria la scelta di prorogare al 31 dicembre 2006 il termine di presentazione della domanda di cui alla legge provinciale 17 del 1993, servizi alle imprese, legge che ha come finalità quella di promuovere una politica dei servizi alle imprese rivolta a rendere possibile una maggiore qualificazione del imprese esistenti, una migliore qualità del lavoro ed a creare condizioni favorevoli per nuove iniziative. Lo stesso giudizio vale per la riduzione dell’aliquota IRAP di un punto percentuale dal 4,25 per cento al 3,25 per cento per le nuove iniziative produttive intraprese sul territorio della Provincia; questa operazione viene valutata positivamente in quanto può avere un effetto volano per l’economia.
Continuerò il mio intervento, che era molto più corposo, - dando spazio ai colleghi - in occasione della discussione dei vari articoli della legge del bilancio di assestamento. Intanto mi fermo qui e vi ringrazio.