SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2004
disegno di legge n. 38/XIII, "Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 39/XIII, "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2004 e del bilancio pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento"
(...)
ARTICOLO 2
Grazie, signor Presidente. Una riflessione, che va oltre l'inserimento in bilancio dell'aumento degli stipendi per gli insegnanti, deve essere fatta sul mondo scolastico provinciale. In Provincia di Trento sta aumentando, da parte delle famiglie, un incremento all'attenzione ai livelli formativi secondari e terziari. E' stato stimato che a partire dall'anno scolastico 1999-2000 i nove/decimi dei licenziati dalle scuole medie inferiori si iscrivono alle secondarie superiori; da quell'anno scolastico la totalità dei quattordicenni trentini prosegue la propria formazione al di là della soglia dell'obbligo, anche se la scelta verso la formazione professionale sta registrando una flessione. Dall'anno 2003 si è registrato un sensibile accrescimento della domanda di formazione universitaria proveniente dalle famiglie trentine. E' stato stimato che rispetto all'anno accademico 1999-2000, nell'anno accademico 2003-2004 il tasso di passaggio dalla secondaria superiore all'università sia aumentato di oltre 15 punti percentuali.
E' utile rammentare che la domanda di istruzione universitaria in Trentino rimane minore di quella media italiana. Occorrerebbe una valutazione attenta del rapporto fra gli iscritti all'università e gli studenti dello stesso ateneo che completano il corso di studio. Troppi studenti si iscrivono all'Università e poi per svariati motivi non completano il corso di studio. L'Università diventa un parcheggio a scapito della qualità e del mondo del lavoro. Alcune recenti indagini hanno evidenziato che la domanda di capitale umano ad elevata qualificazione tuttora è superiore all'offerta e come il Trentino continui ad importare forza lavoro altamente specializzata. Nei comprensori geograficamente più decentrati, Fassa, Primiero, bassa Valsugana e Tesino, alta Valsugana, Val di Sole e Giudicarie, continuano a presentarsi tassi di scolarità secondaria superiore sensibilmente inferiori a quelli medi provinciali. Se la tendenza verso una progressiva crescita della domanda di istruzione rivolta alle scuole superiori e all'università dovesse continuare, la formazione professionale di primo e secondo livello vedrebbe progressivamente ridotto il suo ruolo tradizionale.
La riforma Moratti e il protocollo di intesa siglato tra ministero d'istruzione, università e ricerca e Provincia configurano un possibile rilancio, quantitativo e qualitativo della formazione professionale, e non solo, grazie ai passaggi alla scuola superiore o formazione superiore previsti dalla norma.
Mi permetto di aggiungere che il Presidente ha fatto bene a ricordare i numeri relativi agli alunni che sono passati al tempo pieno (da 8.095 a 10.911 unità), alle classi a tempo pieno (da 474 a 604) e il numero di insegnanti. Questi numeri confutano le bugie da sempre espresse dalla sinistra ed in particolar modo da Rifondazione Comunista e da tutti quegli insegnanti, che sono tanti, che si riconoscono in tali formazioni politiche. Grazie.
(…)
ARTICOLO 4
Grazie, signor Presidente. Io sto analizzando le note che ho fatto in Commissione legislativa relative a questo articolo 4. Si è parlato in Commissione legislativa di blocco di assunzioni, si è posto all'evidenza dei commissari il blocco del turn-over che, è stato detto dal Presidente, non esiste più perché i dipendenti in Provincia di Trento sono determinati in numero tramite legge. In Commissione è stato detto che c'è la volontà politica, c'è la volontà di questa maggioranza di ridurre dell'1-2 per cento il personale su base annua.
Sempre nella discussione, in merito all'articolo 4 è stato evidenziato il fatto che la Provincia di Trento ha messo in campo numerose collaborazioni continuative, ed era stato detto che assommavano o assommano a circa 350 soggetti: meno di 50 lavorano in esclusiva per la Provincia autonoma di Trento ed il resto utilizzano i fondi sociali europei su lavori a progetto.
A parte il fatto che esistono delle graduatorie bloccate o di fatto inutilizzate già composte negli anni scorsi e con questo articolo si rendono valide quelle in scadenza nell'anno in esame, volevo chiedere al Presidente della Giunta Dellai, se è da considerarsi una fissa, un obiettivo costante quello della riduzione del personale della Provincia autonoma di Trento nei termini come ho descritto dell'1-2 per cento annui e se c'è l'intenzione, da parte di questa maggioranza, di contenere e ridurre al massimo quelle collaborazioni continuative che poi sono state trasformate in lavori a progetti. Grazie.
(…)
ARTICOLO 14
Approfitto, signor Presidente, di questo articolo per innanzitutto esprimere la mia condivisione su quanto ha riferito il collega Giovanazzi su questo articolo 14 e sull'articolo 13. Vorrei approfittare di questo articolo per evidenziare un altro fatto, un fatto legato alle continue modifiche legislative che si rincorrono nel tempo ed in tempi rapidi. Voglio dire, questa legge è stata approvata nel marzo del 2002 e ha già avuto diverse modifiche che vanno contro quella tecnica legislativa tante volte richiamata, in special modo, dagli uffici legislativi del Consiglio provinciale. Allora cosa vuol dire questo? Vuole dire che tanti aggiornamenti sono sinonimo di navigazione a vista, sono sinonimi di non avere in mente progetti e scopi ben precisi; è un esempio classico di leggi che sono nate solo per dare una risposta veloce alle esigenze ma non hanno cuore, non hanno anima, non hanno un pensiero che se ci fosse stato avrebbe prodotto un testo normativo, una norma ben più precisa, complessa che sviluppa anche argomenti nei minimi dettagli.
Questo volevo evidenziarlo perché è il problema di sempre che ci fa produrre norme a colpi di maggioranza e che poi devono essere riviste in continuazione o per adeguarle o perché ci sono dei ripensamenti e sicuramente questo non è un buon legiferare. Grazie.
(…)
ARTICOLO 15
Grazie, Presidente. Esprimo, come il nostro gruppo, positività a questo articolo, un articolo che proroga la legge...
PRESIDENTE: Mi scusi, Consigliere. Chiedo un po' di silenzio in aula, anche con le telefonate, altrimenti non si riesce a sentire bene. Grazie.
DELLADIO (Forza Italia): Dicevo, Presidente, del voto positivo del nostro gruppo a questo articolo 15 che proroga la legge 17 (servizi alle imprese) fino al 31 dicembre 2006. Non solo, riconosce e considera valide le domande presentate entro il primo gennaio di quest'anno, visto che la scadenza della legge aveva il 31 dicembre del 2003.
Approfitto di questo articolo per fare delle considerazioni, affinché rimangano a verbale, che non ho potuto fare in discussione generale per i tempi molto limitati di intervento. Le mie riflessioni sono in tema di industria ed artigianato, e ve le esplicito. A partire dalla prima metà del 2001 si è registrato un generale rallentamento del ciclo economico, rallentamento che è stato fortemente accentuato prima dagli attentati dell'11 settembre e poi dal clima di incertezza internazionale sfociato nell'intervento militare in Iraq. Gli ultimi eventi, tra cui l'attentato a Madrid e le recenti vicende di politica estera, confermeranno un rallentamento sia della domanda interna che del PIL. La congiuntura economica internazionale evidenzia segnali di ripresa nell'economia americana, mentre la situazione dei Paesi membri dell'Unione europea è ancora debole, non omogenea, al pari della politica comunitaria che non riesce ad approvare una propria costituzione ed è condizionata anche sotto questo profilo dalla massiccia presenza di immigrati extracomunitari, soprattutto islamici, e dal timore di nuovi attentati dopo le stragi di Madrid.
Alcuni comparti industriali, specie nel comparto del tessile e dell'abbigliamento, stanno incontrando e hanno incontrato le prime difficoltà. Queste aziende hanno patito la penalizzazione del tasso di cambio con il dollaro e la situazione di difficoltà dell'economia tedesca che rappresenta il primo mercato per le aziende trentine; anche le imprese artigianali, soprattutto quelle che lavorano nell'indotto, subiscono gravi contraccolpi ogni qualvolta un'impresa industriale entra in uno stato di crisi con difficoltà nel recuperare finanziamenti per ammortizzare le perdite derivate da mancanza di commesse o da mancanza di liquidità derivata dal mancato pagamento delle stesse. E qui si innesta l'articolo sul quale abbiamo espresso il parere positivo. Fortunatamente la stagnazione e la fase incerta di ripresa dell'economia, che si sta registrando in Italia, in Trentino si è fatta sentire con effetti meno pesanti. E' stato detto sia dal Presidente Dellai che dai rappresentanti del coordinamento imprenditori in sede di commissione che l'economia trentina "tiene" nelle sue diverse componenti più di quanto accade in altre realtà del Paese, così pure l'occupazione che presenta un tasso di disoccupazione intorno al 2,9 per cento.
Non possiamo sottacere che se l'economia trentina "tiene" - infatti le esportazioni trentine hanno avuto un incremento dell'8 per cento nel 2003 - ciò è dovuto soprattutto al consistente intervento pubblico. E' allora evidente la necessità di trovare una maggiore flessibilità sia in termini di risorse finanziarie che di tipologie di strumenti di intervento. Il governo locale e i rappresentanti imprenditoriali nel loro cauto ottimismo non devono dimenticare le preoccupazioni che provengono in particolar modo dalla bassa Valsugana, laddove numerose aziende (vedi Malerba, LG Confezioni, Coster Menz e Gasser e altre) ricorrono o ricorreranno presto agli ammortizzatori sociali quali cassa integrazione guadagni e liste di mobilità coinvolgendo centinaia di lavoratori.
Ho presto concluso, signor Presidente. Ritengo si debba considerare in tale congiuntura economica l'opportunità di predisporre corsi di formazione e di riqualificazione professionale per gli interessati, al fine di favorire una mobilità fra aziende anche artigianali pure in un contesto di differenze contrattuali.
Un altro elemento che dovrebbe destare la preoccupata attenzione della Provincia proviene dall'esposizione del Confidi relativa ai dati Cassa Integrazione Guadagni straordinaria per l'anno 2003, esposizione che ammonta a circa otto milioni di euro. Scorrendo l'elenco delle imprese interessate notiamo che molte di esse per le quali il Confidi è esposto per centinaia di milioni di vecchie lire, sono state "omaggiate", a suo tempo, da ricche contribuzioni provinciali a fondo perduto anche nel settore della ricerca. E ho chiuso veramente, signor Presidente, dicendo che la Provincia, pertanto, doveva essere Provincia e doveva esercitare un maggiore controllo sull'utilizzo dei finanziamenti erogati e sugli obiettivi raggiunti. Questi casi di malagestione del denaro pubblico sottraggono risorse altrimenti utilizzabili in altri settori delicati della comunità trentina. Grazie, signor Presidente.
(…)
ARTICOLO 17
Grazie, Presidente. Come abbiamo detto in commissione riteniamo molto interessante la proposta della costituzione di fondi per la ristrutturazione e la riconversione delle imprese in difficoltà, in quanto offre una soluzione a quelle aziende che, versando in situazioni critiche, sia pure di natura transitoria, incontrano delle difficoltà ad ottenere dagli enti di credito i finanziamenti necessari per una ripresa delle proprie attività. C'è da dire, comunque, che la massiccia presenza dell'ente pubblico nell'economia trentina non ha alimentato, soprattutto nei giovani, una cultura imprenditoriale che oggi deve essere promossa, favorita e diffusa come avviene in altri Paesi europei. Le risorse devono diventare sinonimo di qualità ed intelligenza; purtroppo in Provincia di Trento lo sviluppo economico locale è centrato, come dice bene il professor Marco Dani dell'Università di Trento, sulla compensazione degli ostacoli e quindi sull'aiuto di Stato anziché sull'emancipazione degli operatori economici e quindi sulla rimozione degli ostacoli che essi incontrano nel corso delle loro attività.
Io aggiungo che il calo di risorse, l'obbligo di adeguamento alle norme comunitarie, la globalizzazione e pertanto la competitività selezioneranno le aziende favorendo solo quelle che si sapranno innovare offrendo prodotti e servizi di qualità. Per questo la politica provinciale deve cambiare rotta e offrire maggiori servizi e infrastrutture alle aziende, siano esse industriali, artigianali o altro, imboccando decisamente la strada della "maggior specializzazione merceologica" e scegliendo precise aree strategiche, come l'assessore Salvatori ha dichiarato ultimamente.
Non ci sono più risorse per tutti come nel passato. Solo la qualità di impresa e le nicchie di specializzazione e di mercato garantiranno la sopravvivenza delle aziende e delle unità produttive del Trentino, ciò vale per tutte le imprese, siano esse turistiche o commerciali, artigianali o agricole. Lo stesso concetto vale in fondo anche per i politici. Chi non offre valide prospettive, buoni progetti e concrete soluzioni ai problemi il più delle volte è bocciato. Per questo al nostro sistema economico occorre che anche la Provincia assicuri stimoli forti volti a una iniezione di apertura all'innovazione e di flessibilità al cambiamento. Ma prima ancora di questo l'amministrazione provinciale deve dimostrarsi più sensibile alle esigenze del comparto produttivo del Trentino. L'obiettivo numero 1 del governo Dellai in tutto l'arco della legislatura deve essere quello di indurre le unità produttive più importanti a rimanere nel nostro territorio, dove assicurano occupazione e creano ricchezza diffusa assicurando ricadute positive sulle stesse entrate del bilancio provinciale. Occorre una politica provinciale finalizzata a disincentivare la delocalizzazione delle imprese fuori Provincia. Sia chiaro: delocalizzazione non vuol dire internazionalizzazione! Per questo diventano indispensabili le grandi arterie di collegamento che favoriscono i trasporti, gli scambi e il trasferimento delle merci sia in termini di forniture che di commercializzazione. Solo la possibilità di servirsi di strade adeguate impedisce la delocalizzazione intesa come marginalizzazione di un'azienda che è costretta a spostare la propria sede fuori Provincia alla ricerca di aree industriali o artigianali collegate. Bisogna quindi dire no a processi di delocalizzazione delle nostre imprese all'estero o fuori provincia ma anche no alla delocalizzazione del know-how, ossia del patrimonio di conoscenza accumulato da un'azienda per conseguire un miglioramento qualitativo e quantitativo. Certo l'eventuale delocalizzazione fuori provincia è una scelta strategica dell'imprenditore e spetta solo a quest'ultimo decidere in tal senso ma non deve essere in alcun modo favorita dall'amministrazione provinciale e quindi nemmeno con l'inerzia politica di quest'ultima.
E ho concluso, signor Presidente, dicendo che la delocalizzazione può rivelarsi valida solo se ciò serve a sostenere la "testa" dell'impresa che rimane in Trentino e aiuta ad abbattere i costi. In questa prospettiva noto una grave insufficienza strategica nella politica economica della Giunta provinciale, comunque su questo articolo noi voteremo positivamente. Grazie.
(…)
ARTICOLO 21
Grazie, Presidente. Approfitto di questo articolo per fare alcune riflessioni dicendo innanzitutto che l'articolo è il recepimento di un provvedimento del Governo nazionale e precisamente del decreto legge 269 dell'ottobre 2003. Proprio per parlare di politica per la famiglia è opportuno ricordare alcuni provvedimenti messi in atto dal Governo Berlusconi, tante volte bistrattato, vituperato, offeso in ogni sede. E' vero che non è stata fatta una legge per la famiglia, però sono stati approvati e si stanno attuando numerosi provvedimenti e serie di riforme di leggi che promuovono in modo concreto, permanente e nuovo la famiglia. In questo modo si aumenta di molto la libertà di fare e la libertà del bisogno.
Ci sono diversi filoni seguiti dal Governo nazionale, il primo è un sostegno economico, e l'articolo che andiamo a discutere è uno di questi provvedimenti, l'altro filone è quello della casa, poi c'è il lavoro e infine la formazione.
Per quanto riguarda il sostegno economico sono state raddoppiate le detrazioni per figli per famiglie con reddito medio-basso. E' stata attuata una riforma fiscale che prevede la diminuzione delle tasse per i redditi medio-bassi. E' stato introdotto il bonus di 1.000 euro dal secondo figlio in poi ed è stato introdotto un sostegno economico alle famiglie più numerose ed alle madri.
Per quanto riguarda la casa sono stati introdotti mutui a tasso zero per la prima casa per le giovani coppie, affitti a prezzi agevolati nella finanziaria, ad esempio, del 2004; la conferma di sgravi per le ristrutturazioni nelle abitazioni.
Per quanto riguarda il lavoro, faccio riferimento alla riforma Biagi del mercato del lavoro, più part-time e nuovi contratti per conciliare il tempo del lavoro e il tempo dedicato alla famiglia. Sono state introdotte norme per costituire asilo nido aziendali e condominiali nonché i finanziamenti per sostenere tali norme. E' stata tutelata la maternità per le lavoratrici autonome ed è stato confermato un aumento e la qualità del tempo pieno nelle scuole, che anche questo va incontro alle esigenze delle famiglie.
Per quanto riguarda la formazione è stata introdotta più libertà di scelta per le famiglie: conferma del loro ruolo fondamentale nel processo educativo dei figli, e, infine, ma non sono solamente questi i provvedimenti, ce ne sono altri ma ho richiamato solamente i più importanti, una detrazione fiscale a sostegno della libertà di scelta nella scuola.
Bisogna fare dei ragionamenti sulla fiscalità legata alle famiglie, questi ragionamenti li avevo proposti anche nella passata legislatura trovando indifferenza e poca attenzione. Il sistema fiscale italiano rispetta il principio di equità verticale, l'imposta cresce con il crescere del reddito, ma contraddice quello di equità orizzontale: a parità di reddito lordo famiglie con carichi di famiglia molto differenti tra loro pagano un IRPEF quasi uguale. Il sistema fiscale italiano ha sempre ignorato la famiglia come soggetto tributario, preferendo una visione individualistica della tassazione. A mio modesto parere serve introdurre un modello di fiscalità capace di assorbire una parte consistente del mantenimento dei figli e pertanto appare una condizione necessaria in particolare per quelle classi di reddito medio-basso in cui l'effetto combinato delle maggiori imposte e dei costi aggiuntivi per i figli a carico rischia di costituire un vero e proprio deterrente economico, tale da scoraggiare o limitare la natalità. E lo vediamo perché la nostra Provincia come l'Italia ha dei bassissimi tassi di natalità in confronto a tutta l'Europa. Anche la Corte Costituzionale, con sentenza numero 358/95, ha evidenziato che l'attuale trattamento fiscale della famiglia penalizza i nuclei monoreddito e le famiglie numerose, con componenti che non producono o svolgono lavoro casalingo.
Tutti questi concetti si rilevano, chiaramente, dal libro bianco sul welfare del Governo Berlusconi.
Concludo dicendo che serve introdurre un'effettiva equità fiscale, una equità orizzontale che esige che le spese affrontate per allevare ed educare i figli non vengano conteggiate nell'imponibile, qualunque sia il reddito. Tutti i figli sono una risorsa e le politiche familiari sono universali. Già in commissione il Presidente si era espresso negativamente su questi concetti, comunque li ho voluti rimarcare, ribadire in quest'aula affinché rimangano agli atti e dire effettivamente che i figli sono una risorsa, una ricchezza per le nostre famiglie e per la nostra società, altrimenti non abbiamo futuro. Grazie.
(…)
ARTICOLO 21
Grazie, signor Presidente. La prima considerazione, sentendo il collega Viganò, è questa: lui dice che vede il bicchiere mezzo vuoto; bicchiere mezzo vuoto vuol dire che è un pessimista, purtroppo. Invece io sono ottimista e lo vedo mezzo pieno sicuramente, perché è una cosa in più, positiva che si porta all'attenzione delle famiglie. Chiaramente la sinistra e il pauperismo sociale, ben rappresentato dal consigliere Viganò, non hanno mai fatto niente nel passato a favore della famiglia, e lo abbiamo visto. Adesso, con questo Governo, chiaramente riusciamo a vedere dei progressi e dei provvedimenti a favore della famiglia, se andiamo indietro nel passato non vediamo nulla, vediamo il vuoto più assoluto. Anzi direi di più, ci sono dei tentativi di riconoscere le coppie omosessuali, tanto per fare un esempio, come famiglie. Ci troveremo a discutere quando la collega Dalmaso presenterà la propria proposta di riforma del welfare in Provincia di Trento, e avremo modo di confrontarci intensamente.
Io volevo riportare alla vostra attenzione anche un'altra considerazione legata sempre alle famiglie parlando di differenza di imposta diretta su reddito nominale delle famiglie. Il rapporto è stato sviluppato su una famiglia con due figli e una coppia senza figli. Nel 2001 lo scarto in Francia era di tremila euro, seimila euro in Germania e solamente cinquecento euro nel nostro Paese. Pertanto tutti i provvedimenti del nostro Governo, checché se ne dica, vanno in funzione di aiutare le famiglie, soprattutto quelle più numerose, quelle bisognose, e si sta percorrendo, si sta realizzando quella rimodulazione dell'imposta, anche secondo la dimensione del nucleo familiare.
Tutte queste azioni rendono più favorevole la ripresa della natalità nel nostro Paese e nella nostra provincia. Poi ci ritroveremo, come dicevo prima, a discutere intensamente quando verrà presentata la proposta di riforma del welfare della collega Dalmaso. Grazie.