SEDUTA DEL 6 MAGGIO 2004

disegno di legge n. 38/XIII, "Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 39/XIII, "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2004 e del bilancio pluriennale 2004-2006 della Provincia autonoma di Trento"

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 Grazie, Presidente. Egregi colleghi abbiamo capito che questo articolo 28 disciplina quel periodo di transizione che va dalla scadenza della legislatura fino all'approvazione del nuovo accordo di programma tra Provincia e Università. Abbiamo visto che dura come dura la legislatura e abbiamo anche notato - e questo è il primo appunto che voglio fare al Presidente - che sono già trascorsi sette mesi prima di vedere approvato il nuovo accordo di programma con l'Università.

Approfitto di questo articolo per fare alcune riflessioni, che non ho potuto fare in discussione generale, in tema di ricerca, dicendo che il rapporto sulla situazione sociale del Trentino, presentato tempo fa dal Presidente della Giunta Dellai, individua nel deficit di innovazione uno dei maggiori punti di debolezza del nostro sistema, e anche il ciclo di incontri ospitati nei mesi scorsi all'ITC, sul binomio "autonomia e competitività", ha messo in luce che la scarsa propensione a realizzare nuovi prodotti è all'origine dei limitati orizzonti di mercato e di gran parte delle nostre imprese destinate, per questo, a rimanere non solo piccole ma soprattutto fragili e costrette ad inseguire affannosamente, spesso senza successo, la rapida evoluzione tecnologica oggi in atto. D'altra parte non c'è dubbio che come lei stesso, Presidente, dice e non manca mai di ricordare, le risorse di bilancio destinate dal Governo provinciale al capitolo della ricerca siano molto ingenti ed abbiano conosciuto una forte crescita in questi ultimi anni. Non mancano inoltre, sul nostro territorio provinciale, centri altamente specializzati e generosamente finanziati dalla Provincia, penso all'Istituto Trentino di Cultura, all'IRST e ad altri, appositamente concepiti a suo tempo per promuovere cultura, il primo: l'ITC, e l'innovazione, soprattutto a vantaggio delle imprese, il secondo: l'IRST. E' quindi paradossale che pur disponendo di strumenti e capacità di investimento superiori a quelli posseduti per la ricerca e l'innovazione da molte aree del nostro Paese, il nostro sistema soffra un grave ritardo proprio in questo campo. Evidentemente qualcosa non funziona, e mi permetto di fare delle riflessioni e poi le faremo anche in discussione del disegno di legge approvato venerdì scorso dalla Giunta provinciale. La mia impressione è che il problema consista nell'assenza totale di un rigoroso controllo dei risultati. Chi si preoccupa di verificare se i soldi per la ricerca siano spesi veramente bene e in che misura promuovano e sostengano l'innovazione nelle imprese trentine? Quali ricadute sul nostro sistema economico hanno gli enti, gli istituti e i laboratori che la Provincia mantiene perché alimentino lo sviluppo tecnologico delle aziende? Ho l'impressione che questi interrogativi fondamentali rimarranno senza risposta finché, anche in un settore strategico come questo, la logica dell'efficienza, della professionalità e della managerialità sarà subordinata a quella delle distribuzioni delle poltrone e del denaro pubblico, solo a chi appare politicamente schierato con l'attuale Governo di centrosinistra.

La ricerca in Trentino alla quale sono destinate ricorse pari all'1,1 per cento del prodotto interno lordo provinciale, ossia centoventidue milioni di euro, senza contributi statali, con le ottanta domande presentate nel 2003, nel campo della ricerca industriale ed i suoi circa ottocento ricercatori deve essere comunque sostenuta perché è motore di sviluppo, e su questo siamo tutti d'accordo. La ricerca, ribadisco, orientata ma non imbrigliata agli obiettivi di sviluppo provinciale, promossa e da promuovere in maniera diversificata sia nelle grandi che nelle piccole imprese, permette notevoli ricadute sul territorio provinciale soprattutto in presenza di rigorosi controlli con la verifica dei risultati. Manca una approfondita e documentata analisi relativa all'effettiva situazione, allo stato di salute, ai punti di forza e di debolezza dell'attuale sistema di ricerca ed innovazione. E ancora: chi ci assicura che queste fondazioni non finiscano per rivelarsi presto nuovi carrozzoni parapubblici con l'aggravante di pesare ancora di più sulle casse della Provincia rispetto agli attuali enti funzionali senza alcun evidente beneficio in termini di risultati?

Queste sono delle domande che pongo attualmente alla riflessione di tutti noi consiglieri, e che poi riprenderemo in discussione del disegno di legge della Giunta provinciale. Parleremo in maniera più approfondita quando discuteremo, dicevo, in commissione prima e in Aula consiliare poi il disegno di legge dell'assessore Salvatori, che purtroppo non vedo presente oggi in questa sala, considerando l'aspetto che esiste ricerca e ricerca; finora abbiamo parlato di ricerca scientifico-applicativa, a mio modesto parere bisogna considerare anche la ricerca cosiddetta "spontanea", ossia quella rivolta alla conoscenza e alla dimensione umanistica dell'uomo che esige riflessioni ed un approccio di diverso tipo. Vi ringrazio per l'attenzione.