SEDUTA DEL 13 DICEMBRE 2005

disegno di legge n. 72/XIII, "Abrogazione della legge provinciale 10 giugno 1991, n. 11 (Promozione e diffusione della cultura della pace)", disegno di legge n. 80/XIII, "Modificazioni della legge provinciale 10 giugno 1991, n. 11 (Promozione e diffusione della cultura della pace)"

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PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Delladio: ne ha facoltà.

DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Riprendiamo un dibattito sospeso la settimana scorsa in tema di pace. E’ da tempo che mi ero ripromesso di intervenire sul tema della pace e, quindi, del Forum ad essa dedicato nell’ambito della provincia, affinché risulti agli atti il mio pensiero. Pace, valore universale, da tutti condiviso e, quindi, trasversale alle varie sensibilità culturali e politiche nella nostra comunità, anche perché tanto in Italia quanto in Trentino la pace è un bene storicamente caro alla tradizione popolare, sia di ispirazione cattolica, sia di matrice socialista.
La proposta di modifica del legge provinciale numero 11 del 10 giugno 1991, istitutiva del Forum per la pace, di cui stiamo discutendo e che mi vede cofirmatario convinto assieme ai colleghi di Forza Italia, pone al centro dell’attenzione l’esigenza di promuovere e diffondere la cultura della pace e stimola alcune riflessioni ad ampio raggio sull’argomento.

Con la legge promulgata quasi quindici anni fa, il Forum per la pace era stato ancorato al Consiglio provinciale per dare a questo organismo quell’autorevolezza che non avrebbe avuto al di fuori delle istituzioni. Un’autorevolezza che appariva opportuna e, anzi, necessaria a portare avanti un impegno che allora non aveva ancora assunto quel peso e quella connotazione anche politica, quel ruolo di catalizzatore di tensioni e di volontà di appropriazione del tema della pace, di cui oggi è invece fortemente caricato.

Sennonché in questi ultimi anni la pace è diventata, per così dire, il “cavallo di battaglia” di tutti i soggetti politici della sinistra e di quella cultura cattocomunista da cui, come scriveva Concetto Vecchio qualche mese fa su “Il Trentino”, i centri di potere della Provincia sono dominati. Gli esponenti e i partiti della sinistra e i loro alleati cattocomunisti hanno “messo le mani” sulla pace, come se loro e solo loro fossero i custodi di questo valore e potessero, quindi, rendersene legittimamente interpreti a livello pubblico. Da bene dell’intera comunità e privo, quindi, di etichette, la pace è stata così progressivamente ridotta a bandiera ideologica di una fazione politica che rivendica titoli morali superiori per poterla brandire e sventolare.
In materia di pace i sedicenti progressisti di sinistra e cattocomunisti ritengono, o, meglio, presumono di avere più diritti degli altri. E più si va a sinistra (verso Rifondazione, no-global, disubbidienti e movimenti alternativi vari), più ci si imbatte in coloro che si sentono gli unici veri pacifisti e depositari di quello valore, perennemente indignati contro chiunque non si accodi a loro per prenderne le difese. Il risultato è che la pace, trasformata in uno slogan urlato nelle piazze da questi soggetti politicamente schierati, ha perso valore in sé, subendo un processo di appiattimento e di asservimento funzionale ad interessi e obiettivi di potere. Si potrebbe dire che più la pace è concepita e percepita come valore di una parte e meno conserva il suo autentico significato e la sua credibilità.

Ora, non c’è dubbio che, dagli anni in cui è stata introdotta la legge provinciale fino ad oggi, questa deriva ideologica, pacifista e movimentista, si sia accentuata e sia largamente assimilabile all’attuale antiamericanismo manicheo, che divide il mondo in buoni e cattivi, arrivando a condannare qualunque iniziativa politica degli Stati Uniti e a giustificare, di converso, qualunque azione ostile ad essa, compreso il terrorismo di Al Qaeda. Certo, all’interno del centrosinistra non manca chi tenta di prendere le distanze da questo pacifismo oltranzista, ma è un fatto che i leader dell’Ulivo o dell’Unione abbiano sempre guardato con una certa benevolenza e tolleranza al movimentismo pregiudizialmente antiamericano e antioccidentale, in cui si continua a vedere un potenziale alleato nella battaglia politica interna contro il Governo Berlusconi.

Ripugna sentire che la pace è invocata a gran voce quasi esclusivamente quando si tratta della politica estera degli Stati Uniti. Gli stessi movimenti pacifisti che si mobilitano immediatamente e unilateralmente contro il conflitto in Iraq, non aprono bocca contro i vari totalitarismi guerrafondai di matrice comunista, da cui la pace, la libertà, i diritti umani sono sistematicamente minacciati e calpestati in tutto il mondo. E’ sintomatico che, nonostante l’arcobaleno di associazioni pacifiste presenti nel nostro Paese, l’unica manifestazione di protesta attuata in Italia per stigmatizzare la volontà del capo di governo dell’Iran di cancellare dalla faccia della terra lo Stato di Israele sia stata promossa da un giornale di centrodestra, come “Il Foglio” di Giuliano Ferrara.

Anche in questo caso quello dei sedicenti pacifisti militanti è stato un silenzio assordante, mentre l’adesione di numerose personalità del centrosinistra ha restituito una volta tanto al valore della pace il giusto profilo super partes. Certo, nel centrosinistra e soprattutto nella Margherita esiste la consapevolezza che la pace è un bene di cui non si può disporre in termini strumentali e propagandistici, ma la mancanza in queste forze di una politica estera chiara, condivisa, non utopistica e, quindi, più credibile rispetto a quella portata avanti dal Governo Berlusconi, impedisce a Rutelli come a Prodi di assumere sulla questione un atteggiamento obiettivo ed equilibrato. Un atteggiamento più obiettivo e realistico non può, ad esempio, non prendere atto della necessità di dover talvolta impugnare anche le armi per contribuire alla promozione della pace e alla difesa della democrazia.

E ancora: un atteggiamento obiettivo e realistico non può non prendere atto che esistono anche forze militari di pace, come quelle italiane sacrificatesi a Nassiriya poco più di un anno fa.

Tornando al Forum trentino per la pace, io sono convinto che se questo organismo si trovasse un giorno a dover scegliere se sostenere una manifestazione come quella organizzata da “Il Foglio” a Roma, a difesa di Israele, finirebbe per non partecipare né aderire all’iniziativa, e sarebbe ancora più inaccettabile che ciò avvenisse sotto l’egida di un’istituzione pubblica come il Consiglio provinciale. Ecco perché ritengo che le modifiche da apportare alla legge debbano essere sostanzialmente due. La prima è quella di distinguere le responsabilità del Forum da quelle del Consiglio provinciale, per non confondere gli orientamenti del primo con la pluralità delle posizioni politiche che il Parlamento trentino esprime. In secondo luogo, è indispensabile impedire che il Forum per la pace subisca il condizionamento di gruppi e soggetti esclusivamente interessati a piegare questo organismo alle loro battaglie politico-ideologiche.

Ora, nessuno può onestamente negare che nel Forum ha sempre prevalso una certa area culturale e politica pacifista di sinistra e cattocomunista, la cui attività è stata sistematicamente sostenuta con fondi pubblici. E’ stato, ad esempio, il caso del finanziamento concesso per la partecipazione a marce come la Perugia-Assisi o promosse da “Il Manifesto”, o a raduni come dello di Porto Alegre.

Sulla falsariga delle regioni guidate dalla sinistra (penso alla Toscana che ha erogato sessantatremila euro per elaborare uno studio concernente la cooperazione allo sviluppo e le politiche per la pace) anche qui la Provincia ha speso fior di quattrini per pagare profumatamente le consulenze commissionate a personaggi politicamente schierati sul tema della pace e non certo super partes. Sempre si è trattato di attività politicamente connotate in senso unilaterale, sponsorizzate dall’ente pubblico, che ha così coltivato la promozione e la diffusione non della cultura della pace, come la legge prescrive, ma dell’antiamericanismo della peggior specie. Chiediamoci perché il genocidio del Darfur non abbia mai catturato l’interesse delle associazioni pacifiste, né suscitato la protesta pubblica del Forum. Semplicemente perché l’occasione non si prestava per condannare la politica di Bush. Il “Wall Street Journal”, giornale economico newyorchese, motivava il disinteresse dei vari movimenti umanitari e pacifisti per il genocidio del Darfur con l’ideologia antioccidentale degli stessi movimenti. Questi ultimi ignorano gli avvenimenti e riscrivono la storia per adattarla alle proprie convinzioni e ai propri pregiudizi ideologici.

Scriveva Sergio Fabbrini in un editoriale del febbraio 2003: “Un movimento pacifista che non denuncia con chiarezza e senza ambiguità le nefandezze commesse dal regime iracheno perde ogni legittimità a difendere le ragioni della pace”. Un concetto che condivido totalmente. Ed è per questo che, a mio avviso, all’interno del Forum non dovrebbero essere accolti movimenti, associazioni e gruppi più o meno disubbidienti, non legittimati a difendere le ragioni della pace, perché unicamente interessati alla loro guerra contro il nostro sistema e contro le stesse istituzioni democratiche sulle quali si regge.

L’impegno per la pace nel mondo non può essere confuso in alcun modo con una campagna di denigrazione del sistema in cui viviamo. Un sistema che, pur essendo imperfetto e quindi sempre migliorabile, è comunque fondato sul rispetto dei diritti dell’uomo e sui valori della pace e della democrazia, affermati anche a prezzo di guerre sanguinose e di enormi sacrifici compiuti dai nostri padri.

All’interno del Forum trentino per la pace, istituito e finanziato in virtù di una legge provinciale non devono potersi annidare forze che disprezzano esplicitamente questi valori, anche se si autoproclamano di sinistra, progressiste e attente al destino dei più deboli. In passato mi sono battuto per impedire che a questi soggetti la Provincia mettesse a disposizione delle risorse pubbliche attraverso il Forum.

E’ notizia di questi giorni che i disobbedienti trentini avrebbero a cuore i senzatetto presenti anche nel capoluogo provinciale. La mia impressione è che in tal modo questi gruppi vogliano accreditare sempre più presso l’opinione pubblica l’immagine di una politica distante e ormai completamente staccata dai bisogni sociali, di cui loro soltanto sarebbero ormai i difensori. Si vuol dare l’idea che per aiutare la povera gente occorre essere non solo fuori dal Palazzo, ma anche contro il Palazzo. Dietro le iniziative di questi movimenti c’è sempre il tentativo di gettare fango sulle istituzioni democratiche, identificate con la quintessenza della società occidentale e del sistema capitalistico filoamericano e filoberlusconiano, cioè del male. Per questi gruppi il modello di società in cui viviamo e in cui loro stessi vivono, non può essere migliorato o corretto, ma deve essere solo rimosso e superato. Per questo sbaglia chi nel centrosinistra è propenso a blandire queste realtà antisistema, pensando - come Prodi e Dellai - di poterle rimorchiare e utilizzare. Questi gruppi si rileveranno un boomerang nelle mani di chiunque si schiererà con loro, specialmente se ciò accadrà in funzione delle prossime elezioni politiche.

La verità è che, una volta riconosciute e ammesse all’interno delle istituzioni, come è accaduto con il Forum, queste forze tendono a servirsi dell’ente pubblico per i loro obiettivi e ad occupare un ruolo politico tendenzialmente destabilizzante e difficilmente controllabile. Ricordo che a suo tempo, e precisamente nella passata legislatura, quando sedevo all’interno dell’Ufficio di Presidenza, proprio per la gestione discutibile e ideologica del Forum, avevo proposto la riduzione dei contributi ad esso assegnati. La proposta che formulai, meno impattante di quella del collega Divina, trovò accoglimento prima nell’Ufficio di Presidenza, poi in aula. Il Forum della pace, sull’esercizio finanziario 2002 del Consiglio provinciale, si vide, pertanto, ridurre lo stanziamento da centocinquanta o cento milioni di vecchie lire. Il taglio resistette, però, solamente un anno, fintantoché un emendamento presentato in aula ripristinò lo stanziamento iniziale.

Mi sembra, quindi, saggio un disegno di legge come quello da noi proposto, con cui si affrancherebbe il forum della sfera politico-istituzionale, per collocarlo nella sua sede più naturale, cioè la società civile, presso la Fondazione opera Campana dei caduti di Rovereto.

In buona sostanza, la norma da noi proposta assicura un forte controllo dell’amministrazione provinciale non in solo in termini finanziari, ma anche sulle nomine e all’insediamento dell’organismo, mentre esclude da esso i rappresentanti degli schieramenti di maggioranza e di minoranza del Consiglio provinciale.

Devo dire che il collega Bombarda, che stimo per serietà e competenza, non è riuscito a rimanere immune dal condizionamento ambientale del Forum, come egli stesso ha documentato raccontando del viaggio a Porto Alegre, manifestazione non certo ideologicamente super partes, rispettosa dei paesi e delle istituzioni occidentali, cui egli ha partecipato, però con spese a carico di queste stesse istituzioni.

So bene che questo disegno di legge non troverà accoglimento - e fanno fede gli ordini del giorno presentati a firma Pinter, Barbacovi, Casagranda e Pallaoro per il non passaggio alla discussione articolata - visto anche il parere negativo espresso in commissione, tanto dal Consorzio dei comuni quanto dal presidente dell’Opera Campana di Rovereto, che definì “irricevibile” la proposta per la natura privatistica dell’ente roveretano. Anche la bocciatura del provvedimento legislativo in commissione prefigura la bocciatura da parte dell’Aula. Tuttavia resto convinto della necessità di rivedere la legge istitutiva del Forum, perché la gestione del tema della pace tenga conto dei cambiamenti intervenuti in questi quindici anni e in particolare dell’esigenza di salvaguardare questo valore dalle forti spinte destabilizzanti e antisistema che ho appena richiamato.

Occorre che la promozione e la diffusione della cultura della pace in Trentino favoriscano davvero fra i giovani e nelle scuole la crescita di un senso di rispetto e attaccamento alle istituzioni, in particolare nei confronti della politica esercitata dentro e non solo fuori o contro le istituzioni democratiche. Io credo che questo oggi non avvenga o non sia sufficientemente garantito dal Forum. Chiedo, quindi, a tutti i colleghi - ma specialmente a quelli della Civica Margherita e agli autonomisti - di chiedersi seriamente se sia opportuno continuare a coprire attraverso il Forum una linea di intervento tendente a gettare discredito sulla stessa istituzione provinciale che lo ospita e lo sostiene (vale a dire il Consiglio), oppure se non sia meglio “esternalizzare” questo organismo per poter incoraggiare e finanziare solo le iniziative effettivamente orientate a servire la causa della pace. Una pace di tutti e non solo nell’interesse di qualcuno.

Credo che da questa seconda soluzione tutti potrebbero trarre beneficio, mentre insistere a coltivare un pacifismo spinto, pensando di ottenere benefici elettorali, avrà solo l’effetto di togliere voti all’ala moderata del centrosinistra, premiando le componenti estreme dello schieramento. Il prezzo da pagare per questa operazione sarebbe veramente troppo alto in termini di mancata promozione e diffusione nelle nostre scuole e tra i nostri giovani di un’autentica cultura dalla pace.