SEDUTA DEL 17 FEBBRAIO 2005
a) proposta di mozione n. 106/XIII, "Gruppo di lavoro per la
semplificazione normativa"
b) proposta di mozione n. 107/XIII, "Interventi per la semplificazione e la
razionalizzazione del sistema normativo provinciale"
(...)
( SULL'ORDINE DEI LAVORI )
DELLADIO (Forza Italia): Prendo spunto, parlando sul Regolamento, dalla tabella che lei ha inviato a tutti i colleghi consiglieri quest’oggi in merito alle interrogazioni con termine scaduto e senza risposta definitiva. È da molto tempo che succede questo, che i consiglieri, soprattutto quelli di minoranza, non ottengono risposte adeguate alle loro richieste, sia tramite interrogazioni, sia tramite richieste verbali e tantomeno scritte. Porto l’esempio di una mia richiesta effettuata ancora nel novembre dell’anno scorso, nella quale chiedevo della documentazione all’azienda per i servizi sanitari. Finora ho avuto solamente una risposta interlocutoria del dirigente generale che, motivando con futili ed inesistenti argomentazioni, ha negato l’accesso a questi documenti. Io ritengo che ci sia poco rispetto in comportamenti di questo tipo nei confronti dei consiglieri, soprattutto quelli di minoranza, che già hanno una attività molto limitata dall’applicazione alla norma e precisa del Regolamento in essere. Io voglio ricordare solamente due commi dell’articolo 147 in tema di informazione dei consiglieri, non sicuramente li ricordo a lei, collega e Presidente del Consiglio, ma a chi ci sta seguendo, a chi dovrebbe rispondere in tempi adeguati, rapidi ed immediati alle richieste dei consiglieri. “I consiglieri hanno diritto ad ottenere tempestivamente dall’Amministrazione provinciale, dagli Enti funzionali della Provincia e dalle società ad essa controllate e partecipate le informazioni utili all’esercizio del loro mandato”. Il secondo comma rafforza il precedente: “I consiglieri hanno diritto di prendere visione, di acquisire copia degli atti e dei documenti in possesso dell’Amministrazione provinciale”. Allora, tutte le iniziative poste in essere dai dirigenti, dalla struttura nel non fornire documentazione a noi “poveri consiglieri di minoranza” vuol dire trattarci proprio senza un minimo di rispetto. Siamo rappresentanti delle istituzioni, siamo stati eletti dal popolo e pertanto devono rispondere in base alla norma. Non obblighino i consiglieri...
(Richiamo del Presidente ai limiti di tempo dell’intervento)
DELLADIO (Forza Italia): ... ed ho finito, signor Presidente. Non obblighino i consiglieri a presentarsi negli uffici competenti con i Carabinieri e con i giornalisti per ottenere dei dati legittimamente richiesti. Grazie, signor Presidente.
(...)
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Delladio: ne ha facoltà.
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, Presidente. Con l'esame delle proposte di mozione depositate tempo fa e condensate in un unico documento sottoscritto e sostenuto da quasi tutti i consiglieri provinciali, si riprende oggi in Consiglio un percorso iniziato parecchio tempo fa, durante l'XI legislatura. Correva infatti l'anno 1994, quando il Consiglio approvò una mozione, la numero 42, datata primo dicembre, con la quale si istituì un comitato per la semplificazione normativa, di cui facevo parte anch'io insieme ad altri tre colleghi: il consigliere Arena, il consigliere Pallaoro e il consigliere Giordani. Il gruppo di lavoro si mise subito all'opera e con il qualificato supporto di alcuni funzionari, sia del Consiglio che della Giunta, definì alcuni importanti provvedimenti: si propose la modifica al regolamento interno con un emendamento all'articolo 130, inserendo una disciplina abbreviata per la trattazione dei testi unici rispetto al normale procedimento amministrativo; fu sottoposta al Consiglio regionale una proposta di legge volta alle camere, in cui si proponeva di modificare lo statuto di autonomia inserendo l'articolo 46 bis, al fine di dare al Presidente della Giunta regionale la possibilità di emanare con decreto testi unici legislativi; si prese spunto dalla Costituzione austriaca che prevedeva la fattispecie (ci era sembrato opportuno trasporla similmente anche nel nostro statuto di autonomia); si introduceva una delega legislativa all'Esecutivo al fine di raccogliere, coordinare ed elaborare leggi senza mutamenti nella sostanza. L'argomento fu sottovalutato dalla maggioranza di allora e non si discusse mai nell'aula del Consiglio regionale. Il Comitato propose anche un testo unico abrogativo, che identificava circa centoventi leggi, più pezzi di altri leggi non più finanziate o implicitamente abrogate. Si sfoltì molto il panorama legislativo provinciale: dalle seicentosessanta leggi di allora, escludendo bilanci e rendiconti, si ridusse il numero a quattrocentocinquanta; si fecero testi coordinati in ambito della sanità e in altri settori. Direi, quindi, che quello prodotto fino ad oggi è stato un buon lavoro, o, meglio, un buon inizio, il cui filo conduttore merita di essere ripreso oggi, confidando in un sostegno politico e morale, oltre che in una adesione squisitamente tecnica e temporale da parte dell'Aula consiliare.
All'inizio di questa legislatura, nel momento della definizione della Giunta provinciale, ricordo di aver suggerito al Presidente Dellai di inserire tra i progetti programmatici anche la creazione di un assessorato alla sburocratizzazione per affrontare in maniera incisiva e alla radice il problema, ma nulla si mosse. Successivamente proposi l'istituzione di un'apposita commissione legislativa permanente, dedicata alla semplificazione normativa: ancora una volta nessuno rispose alla proposta. Peccato, si sono perse così due occasioni importanti, che potevano determinare importanti ricadute positive per l'ente pubblico, la gestione delle leggi, l'esercizio della responsabilità amministrativa e, quindi, per la società trentina soprattutto in termini di riduzione dei tempi e di snellimento dei rapporti con il sistema provinciale.
In ogni caso oggi occorre voltare pagina e guardare avanti. Per questo la proposta di mozione che andiamo ad esaminare - e spero a votare favorevolmente - trova le sue motivazioni anche nelle svariate leggi omnibus presentate e discusse nel 2004, dalle quali è stata occupata in larga misura questa prima parte della XIII legislatura, ma la cui trattazione non è ancora terminata. Questi provvedimenti hanno infatti riproposto con forza la necessità di assicurare una produzione legislativa più chiara, semplice ed unitaria. E' anche vero che le leggi omnibus sono frutto dell'abolizione, avvenuta nella passata legislatura, della legge collegata alla finanziaria, sostituita dalle cosiddette leggi di adeguamento, le omnibus appunto, di cui il Presidente e la Giunta si sono largamente serviti.
Bisogna anche aggiungere che dal 1994 ad oggi nulla di concreto è stato portato a termine in materia di semplificazione normativa, se escludiamo il disegno di legge sull'artigianato, risultato dalla fusione in un unico testo di varie proposte avanzate nella passata legislatura. Quel risultato scaturì da una mia iniziativa di allora, quando ero Presidente della Seconda commissione legislativa permanente. Al di là di quell'atto politico, negli ultimi dieci anni niente è stato proposto dagli assessori provinciali in tema di semplificazione normativa, pur essendovi la possibilità di sfruttare l'articolo 130 del regolamento, che prevede tempi rapidi per l'analisi dei testi unici. Abbiamo assistito soltanto a nobili, ma sterili dichiarazioni di intenti.
A questo punto mi sono sentito in dovere di riproporre questa iniziativa, sostenuta altresì dai miei colleghi, anche a seguito delle numerose sollecitazioni ricevute e provenienti sia dalla società civile, sia dall'interno dell'apparato provinciale. Singoli cittadini, famiglie, imprese e anche non pochi dipendenti pubblici chiedono, infatti, più chiarezza e semplicità nei rapporti con le leggi e nella gestione del sistema amministrativo. Il peggior nemico dei cittadini è, infatti - lo sappiamo tutti - la burocrazia, ma la burocrazia ha tante facce e si presenta in molteplici forme, sommando le quali si vede come riesca ad avvolgere, ad abbracciare e quanto meno a toccare un po' tutto e tutti, cittadini ed imprese, associazioni e lo stesso apparato pubblico. Come tutte le cose costruite dall'uomo, anche la burocrazia ha un male in sé, lo è diventata nell'accezione comune diffusa quando si è trasformata in un elemento vischioso e tale da rallentare e frenare non solo le iniziative individuali, ma anche quelle utili alla collettività. La burocrazia delle leggi, delle norme e dei regolamenti cui esse rinviano ha finito per trasformarsi in un sonnifero capace di scoraggiare ogni intrapresa, di mortificare e demoralizzare il dinamismo della società civile e dello stesso ente pubblico nelle sue varie articolazioni, dal piccolo comune alla grande provincia.
Questo è il volto che della burocrazia indispone fino ad indispettire i cittadini, alimentando in essi una percezione fortemente negativa delle istituzioni pubbliche e, dietro le istituzioni, della politica, come di un potere asfissiante ed accentratore, da cui la libertà personale e sociale è ridotta, perché tende a ridurre tutti in uno stato di soggezione o a rango di sudditi. Si ha talvolta l'impressione che il duplice obiettivo della burocrazia sia adeguato a quello di autoriprodursi o autosostenersi e dall'altro quello di autocelebrarsi escludendo in termini di riconoscimento di valore tutto ciò che non dipende da essa o vive comunque di vita propria al di fuori di essa. Questo accade quando la politica è debole, quando la politica non governa, non si informa e non si confronta, quando non vuole farsi consigliare e sceglie la strada più facile, di comodo, appiattendosi sull'apparato e quindi sugli interessi che promanano dall'ente pubblico, i cui funzionari sono depositari di una visione limitata della realtà.
Compito della politica è invece quello di conservare una visione larga, ampia e complessiva delle situazioni e dei problemi, mantenendosi libera dai condizionamenti che provengono in prima istanza proprio dall'interno della pubblica amministrazione, dove è maggiore la conoscenza tecnica degli strumenti di intervento e dove più forti sono i mezzi per prendere l'iniziativa. Proprio perché la società civile e i cittadini sono meno dotati dell'ente pubblico è evidente il rischio che sia proprio quest'ultimo ad influenzare più incisivamente le scelte della politica. Per questa ragione si tratta, quindi, di mettere a punto un sistema normativo che impedisca, per quanto possibile, la subalternità della politica alla burocrazia. Troppa burocrazia significa inoltre costi eccessivi sia dal punto di vista delle spese correnti, e ne vediamo le conseguenze sul bilancio, sia sotto il profilo dei tempi e del rispetto del primato e della dignità dei cittadini, che hanno invece il diritto di trovare nell'ente pubblico un partner affidabile e un sostegno nella realizzazione delle loro legittime iniziative e aspirazioni, sia individuali che organizzate.
Il gruppo di lavoro che la proposta di mozione suggerisce al Presidente del Consiglio provinciale di costituire dovrà evidentemente essere rappresentativo delle diverse sensibilità politiche e degli schieramenti, lavorando secondo le indicazioni fornite dagli argomenti e gli obiettivi illustrati sia prima del dispositivo sia all'interno del dispositivo stesso. Grazie.
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DICHIARAZIONE DI VOTO
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DELLADIO (Forza Italia): Alla luce di quanto hanno detto i colleghi consiglieri, rappresentanti della maggioranza, e l'assessore competente, non posso che ritenermi soddisfatto del risultato ottenuto, anche a nome del gruppo di Forza Italia, che aveva presentato una autonoma proposta di mozione, da me elaborata, le cui istanze politiche e i cui contenuti più significativi sono stati recepiti nel testo unificato, sia nella parte motivazionale che nel dispositivo. Sono particolarmente soddisfatto di aver visto soprattutto condivisa dal Consiglio la proposta di istituire il gruppo di lavoro, che avrà la responsabilità di promuovere e portare avanti l'opera di razionalizzazione normativa e di raggiungere risultati concreti, di cui rendere conto pubblicamente.
Mi rendo conto chiaramente che questo è d'altra parte solo un punto di partenza e non certo di arrivo di un percorso, destinato a segnare probabilmente l'intero arco della legislatura. L'importante è aver evitato il rischio di effettuare iniziative isolate, perciò stesse irrilevanti rispetto ad una esigenza e ad un problema le cui dimensioni e la cui complessità impongono un appoggio adeguato in termini di obiettivi, strumenti e mezzi. Mi pare che la mozione approvava sia sufficientemente attenta a questa necessità. Si tratta ora di avviare al più presto questo meccanismo, con la collaborazione di tutti gli organi coinvolti, perché mantengano rigorosamente gli impegni che il Consiglio ha loro affidato con la mozione. Mi aspetto, quindi, che il Presidente della Giunta, il Presidente della Consiglio e le commissioni consiliari si assumano fino in fondo e da subito le responsabilità e i compiti loro assegnati, perché la mole di lavoro è notevole e non c'è tempo da perdere, perché soprattutto i cittadini non hanno tempo da perdere.
Credo e invito qui formalmente il Presidente del Consiglio nella veste oggi del collega Giovanazzi a costituire al più presto il gruppo di lavoro perché possa riunirsi rapidamente e organizzare l'attività. Ritengo che a questo impegno debba essere assegnata la massima priorità, se abbiamo davvero a cuore una delle questioni considerate di capitale importanza e propedeutica alle stesse riforme messe in cantiere dalla Giunta e dal Consiglio in questa legislatura. Penso infatti che né la riforma istituzionale né le altre riforme strutturali potranno decollare se prima non sapremo creare le migliori condizioni normative e istituzionali, attraverso le quali facilitare il rapporto tra i numerosi enti pubblici del Trentino e fra questi e i cittadini. Propongo quindi alla Conferenza dei capigruppo di inserire quanto prima all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio la nomina dei componenti del gruppo di lavoro previsto da questa mozione, che andremo a votare - auspico - all'unanimità. Grazie e buon lavoro a tutti.