SEDUTA DEL 1 MARZO 2005
disegno di legge n. 6/XIII: "Modificazioni alle leggi provinciali 23 novembre 1978, n. 48, in di foreste, 13 novembre 1992, n. 21, in materia di edilizia abitativa e 5 settembre 1991, n. 22, in materia di urbanistica. Misure per la promozione dell'edilizia del legno"
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DELLADIO (Forza Italia): Grazie signor Presidente. Visti i tempi molto ristretti sottopongo all’aula alcune riflessioni che ho steso domenica pomeriggio. Leggendo gli atti relativi alla discussione del disegno di legge avvenuta all’interno della Commissione legislativa, si riscontra che gli assessori ed i consiglieri della maggioranza si dichiarano favorevoli al provvedimento in linea di principio, esprimendo però un voto negativo al momento della decisione finale. Le loro intenzioni nei nostri confronti erano insomma di apertura mentre le loro azioni ci hanno dimostrato chiusura. Non a caso – come si dice – di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno.
Ma vediamo più nel dettaglio le posizioni dei colleghi di maggioranza.
L’assessore Mellarini ha detto di condividere gli interventi da noi prefigurati e tuttavia di non ritenere necessaria una modifica legislativa perché quello che esiste attualmente sarebbe sufficiente.
L’assessore Gilmozzi ha dichiarato di apprezzare l’obiettivo perseguito e di essere d’accordo a proposito della riduzione del contributo di concessione relativo alle costruzioni realizzate per la maggior parte in legno pur non approvando altri aspetti della legge legati agli strumenti di volume. Ha poi ripetuto la solita litania utilizzata ogni qual volta dalle file dell’opposizione arriva una buona iniziativa, affermando che bisogna aspettare ed eventualmente operare modifiche sul testo organico che la Giunta presenterà chissà quando o ha già presentato.
Pur di non dare soddisfazione alle azioni della minoranza, l’assessore ha poi evocato un ipotetico e non meglio definito disegno di legge in tema di bio–edilizia che dovrà essere presentato in futuro dall’assessore Dalmaso.
Ricordo per inciso – su questo tema – che qualche anno fa avevo presentato una interrogazione nella quale sollecitavo la Giunta provinciale ad utilizzare, nell’ampliamento e risanamento degli edifici pubblici e di edilizia abitativa pubblica, materiali a basso coefficiente di trasmissione, e ciò per moltiplicare il risparmio energetico e l’impegno nel garantire effetti positivi ai fini delle emissioni, della qualità dell’aria, dell’ambiente e della vita.
Noi naturalmente, di fronte a tanta lungimiranza e virtù profetica, dovremmo ritirarci in buon ordine e ringraziare l’esecutivo per la sua capacità di abbracciare – bontà sua – tutto lo scibile con la propria onnicomprensiva programmazione, riuscendo a spaziare su ogni possibile argomento – legno compreso – con disegni legge non solo del passato, ma anche di domani o comunque in pectore.
All’opposizione non resta che prendere atto di questa sconfinata potenza produttiva e rinunciare quindi in partenza a competere con un governo provinciale prodigiosamente illuminato e in grado di rispondere – ieri, oggi e sempre – ad ogni istanza o bisogno della popolazione e del territorio.
Ma torniamo – noi così legnosi – al tema di oggi. Per rispetto verso il mio e nostro mandato e quindi per gli elettori, continuo a credere che nonostante la maggioranza e la Giunta ritengano di poter assorbire e risolvere da soli ogni problema del Trentino, sia comunque doveroso per la minoranza e l’opposizione insistere anche oggi nel richiamare l’attenzione su questo tema portando avanti e fino in fondo questo disegno di legge. Se un giorno effettivamente la Giunta presenterà in materia un proprio provvedimento che ricalcherà il nostro ma rivendicandone la paternità, avremo se non altro modo di documentare, verbali alla mano e davanti ai cittadini del Trentino, chi aveva preso per primo l’iniziativa. E la delibera ricordata poc’anzi dal collega Giovanazzi ne fa fede.
E le nostre proposte, le nostre osservazioni e i nostri suggerimenti non saranno in ogni caso stati inutili.
Resta il fatto che è mortificante veder bocciato questo disegno di legge, mosso unicamente dall’obiettivo universalmente condiviso di utilizzare maggiormente il legno nella costruzione degli edifici, per motivazioni che paradossalmente sono a sostegno della nostra iniziativa. E lascia l’amaro in bocca constatare che Giunta e maggioranza non si sono minimamente peritate di ricercare altre strade, di studiare e verificare a quali condizioni appoggiare questo provvedimento, pur di non dover riconoscere a noi il merito dell’iniziativa.
Potevamo discutere di più e meglio di strumenti, metodi ed obbiettivi, e questa sarebbe stata l’occasione per dimostrare ai cittadini la volontà del Consiglio di anteporre gli interessi concreti delle comunità e del territorio alla logica degli schieramenti.
È invece prevalsa la via più comoda e facile: quella di dire no e basta, perché “tanto noi abbiamo i numeri per imporci e se non ci attardiamo a discutere con le minoranze anche i giornali non potranno accusarci di inciucio”.
Il Presidente Dellai ed i suoi assessori hanno ripetutamente assicurato di essere interessati al confronto costruttivo e pronti ad ascoltare le ragioni di tutti, anche quelle degli avversari, per cercare poi le soluzioni migliori alle esigenze della collettività. Ma anche questa occasione ha dimostrato che si tratta solamente di chiacchiere e fumo (anche se la Giunta lo ha appena vietato nei locali pubblici).
Ancora una volta si è preferito non dare una risposta tempestiva alla domanda di qualità ambientale e materiale che emerge dalle imprese e dalla gente, dai singoli e dalle associazioni. Ancora una volta da quest’aula emerge che l’importante per la maggioranza non è promuovere il bene comune ma controllare totalmente la macchina del potere.
Altro che ascolto! Questa maggioranza e questa Giunta ascoltano solo le loro stesse voci e quelle di chi si unisce al coro del centrosinistra (all’interno del quale non mancano peraltro le stecche: e che stecche!), mentre provano solo fastidio ed insofferenza per le voci dei diversamente pensanti, soprattutto se attive e propositive, irrimediabilmente condannate alla marginalità e all’insignificanza, a meno che non si uniscano al concerto dei mass media provinciali, tutti attenti a non suscitare il disappunto del direttore d’orchestra.
E ciò specialmente dopo che il direttore d’orchestra, nella conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato di non irritarsi affatto per le peraltro pochissime critiche che gli vengono mosse, ma di non sopportare i casi in cui qualcuno gli rimprovera di non saper accertare le critiche. Ed il bello è che nessuno ha notato la benché minima contraddizione nel suo ragionamento.
La chiusura al disegno di legge proposto da una forza di minoranza sull’utilizzo legno nell’edilizia è la prova che l’altisonante obiettivo della “comunità competitiva” indicato dal direttore d’orchestra – cioè dal Presidente Dellai – nella sua ultima relazione programmatica, può essere perseguito sì, ma solo dalla Giunta e dalla maggioranza. Se la minoranza e le opposizioni mostrano, come in questo caso, di voler costruire con le idee e con i fatti il medesimo valore – la comunità competitiva – allora bisogna fermarle, perché quel valore appartiene solo al centrosinistra.
Gli altri sono solo neoliberisti, schiavi della logica antisociale del mercato, cloni di quello che il direttore dell’Adige chiama “Esse Bi” per non sporcarsi la penna, e non possono quindi permettersi di apparire più efficienti e tempestivi dell’esecutivo proprio sul suo stesso terreno.
Ma per tornare ad occuparci dei contenuti di questo disegno di legge, riscontriamo che il mercato del legno da molti anni presenta gravi segni di sofferenza, soprattutto a causa della fortissima concorrenza esercitata dai paesi dell’Est europeo dove la stessa materia prima è offerta a prezzi nettamente inferiori.
Ho appreso al riguardo dalla stampa locale alcune notizie che fanno riflettere: a quanto pare, infatti, ogni giorno nel porto di Napoli attraccano cinque navi cariche di legname proveniente dalla Russia. In Austria esistono e funzionano grandi segherie che in un giorno tagliano quello che noi lavoriamo in sei mesi.
Ma ecco un altro dato interessante che rende evidente il bisogno di un’iniziativa di legge come la nostra: i ricavi legati al prodotto legno sono bassissimi. Oggi il nostro patrimonio boschivo rende circa il 20% in meno rispetto ai prezzi di trenta anni fa.
E ancora: in provincia di Trento le imprese artigianali ed industriali legate allo sfruttamento e lavorazione del legno sono più di mille e danno lavoro a quasi 5.000 addetti. La produzione annua è pari a circa 500.000 metri cubi di legname per un fatturato di 28,5 milioni di euro.
L’utilizzo del legno nelle costruzioni è molto limitato pur avendo in provincia di Trento un indice di boscosità – mille alberi per abitante – molto alto. Siamo infatti secondi in Italia dopo la Regione Liguria, che presenta un rapporto maggiore di un punto, pari al 53,2%. È proprio per questo nostro “quasi primato” che la Provincia dovrebbe sforzarsi di intraprendere anche sul piano normativo tutte le strade possibili per utilizzare il legno nella costruzione degli edifici.
La massa legnosa esistente nei boschi trentini è pari a 52 milioni di metri cubi. Negli anni ’50 non superava i 29 milioni di metri cubi. Troppo spesso le opere pubbliche sono realizzate utilizzando materiali che nulla hanno a che fare con l’ambente e con la tradizione locale, e troppe volte le stesse opere pubbliche si inseriscono violentemente e scompostamente nel contesto paesaggistico ambientale ed urbano.
Si parla o si scrive molto di sviluppo ecosostenibile; anche da parte della maggioranza, lo si fa però senza alcun entusiasmo, anzi quasi con rassegnazione.
Basta dare un’occhiata alle linee di indirizzo per la valorizzazione delle risorse forestali e montane recentemente approvate dalla Giunta provinciale, che prevedono sia di rivedere i modelli di gestione di questo patrimonio, sia di potenziare le forme di supporto tecnico amministrativo a favore degli enti e privati proprietari, sia di rafforzare là competitività e l’integrazione interna alla filiera foresta–legno, sia – infine – di valorizzare le foreste demaniali e altro. Con tutto ciò, respingendo questo disegno di legge, quell’ampolla di inchiostro non meritava di essere sprecata inutilmente in enunciazioni e progetti senza seguito. Oppure occorreva aggiungere un’onesta postilla nella quale precisare che solo la Giunta e nessun altro ha diritto di elaborare e mettere un campo iniziative volte ad attuare quegli obbiettivi. Quanto io dico trova riscontro da un convegno organizzato per i giorni venerdì 11 e sabato 12 marzo 2005 a Mezzocorona di Trento dal titolo “Pianificare, progettare, costruire, abitare”, e promosso dalla Provincia autonoma di Trento con i vari Assessorati, assessorato all’energia, alle riforme istituzionali, all’industria, alle politiche sociali, alla programmazione ricerca e innovazione, all’urbanistica e ambiente. Nel volantino, nel depliant introduttivo si legge “Per due giornate il Trentino si confronterà con esperti nazionali ed internazionali sulle tecniche più innovative di progettazione e costruzione orientate al risparmio energetico, sui possibili nuovi utilizzi di materiali tradizionali (come il legno) sulle tecnologie domotiche al servizio dell’efficienza energetica e del confort abitativo”. Tante parole e pochi fatti.
Il bosco, con il celebre slogan “il bosco, la seconda casa dei trentini”, pare, serva solamente come specchietto per le allodole in prossimità delle elezioni. Poi, dopo il voto, può anche marcire o restare una delle più ricorrenti scenografie delle fiabe.
Il disegno di legge proposto dal gruppo di Forza Italia intende, come è stato ampiamente ricordato, promuovere il legno come materiale da costruzione, introducendo, tra l’altro, finanziamenti per incentivarne l’utilizzo nelle costruzioni concedendo aumenti di volume ai proprietari degli edifici interessati, siano essi di natura residenziale, commerciale o alberghiera.
Mi permetto di richiamare la vostra attenzione in merito ai tanti, grandi e appariscenti edifici pubblici costruiti in ogni valle. Si tratta di immobili progettati perlopiù da professionisti provenienti da fuori Trentino, con tecniche avveniristiche e profili decisamente avulsi dal contesto urbano o paesano in cui sono collocati. Penso, collega Chiocchetti, tanto per fare un esempio, al centro polifunzionale di Moena: un pozzo nero e profondo per le amministrazioni locali che dopo aver inghiottito una qualità enorme di risorse è destinato a dare ben poche risposte alle esigenze della comunità non solo di questo Comune ma di tutta la Valle di Fassa. Uno spreco inusitato per questa realtà locale, che è servito solamente al politico di turno, interessato a lasciare una traccia indelebile del suo passaggio (fortunatamente breve), all’interno delle istituzioni. Certo, qualcosa in tema di legno è stato fatto. Qualcosa che però è stato troppo poco. Si potrebbe fare molto di più tenuto conto che mi risulta sia stato costituito un gruppo di lavoro interassessorile denominato “progetto legno” per ottenere la certificazione di qualità per il legno trentino, garantita da una gestione ecosostenibile delle foreste. Il dirigente, responsabile del Dipartimento risorse forestali e montane della Provincia, ha dichiarato, in occasione della fiera “Bauschau” di Bolzano, “che stiamo puntando alla promozione di una nuova cultura del legno, che valorizzi il suo utilizzo in termini anche di nuova sensibilità costruttiva ed abitativa”. Mi domando e vi domando: ma fra Giunta e struttura vi parlate? Riuscite, signori Assessori, a trovare veri momenti di confronto con i vostri dirigenti provinciali? Ne dubito, ed il vostro “no” a questo disegno di legge conferma che la politica dell’esecutivo e le strutture provinciali camminano ciascuna per la propria strada, senza capacità di interazione, di scambio e di dialogo orientato all’operatività. Una via da seguire è certamente quella legata alla certificazione internazionale, che può favorire la capacità di proporre un prodotto legno di qualità, se non altro per occupare una precisa posizione concorrenziale nel mercato, in attesa di veder crescere i costi di produzione ed ambientali nei paesi dell’Est e conseguentemente a livello europeo a seguito dell’omogeneizzazione delle norme.
La Magnifica Comunità di Fiemme, ente plurisecolare e del tutto particolare che gestisce un territorio silvopastorale di 20.000 ettari di cui 11.000 forestali, ha già intrapreso questa strada ottenendo nel 1997 l’attestato di ecocertificazione secondo i principi del Forest Stewardship Council: un processo valutativo severissimo che tiene conto del rispetto dell’ecosistema, dei suoi equilibri umani, ambientali e normativi.
Sotto questo profilo c’è indubbiamente da rilevare con soddisfazione l’accordo intercorso fra la Magnifica Comunità di Fiemme e la Provincia, nel quale si prevede la vendita alla Magnifica Comunità di Fiemme, per il taglio e la lavorazione, del legname prodotto nelle foreste demaniali di Cavalese e Primiero nel 2005 e la successiva commercializzazione da parte della stessa. I metri cubi interessati dal progetto sono pari a circa 13.000, e corrispondono alla ripresa annua delle foreste, ossia all’incremento annuale del volume legnoso riscontrato sul territorio demaniale provinciale. Intendo dire che sostenere iniziative di aggregazione, di gestione e di commercializzazione del legame – ottenendo anche economie di scala – è l’impegno che l’ente pubblico deve perseguire. Assumendo il più delle volte il ruolo di regista e di controllore delle operazioni. In particolar modo, la sinergia pubblico–privato deve concretizzarsi nella prima parte della filiera, quella che va dalla gestione della foresta alla segheria. Anche il “Progetto legno” gestito dalla Camera di commercio di Trento, che punta alla valorizzazione del legname trentino attraverso un sistema di commercializzazione organizzata, era stato studiato per far fronte alle difficoltà di commercializzazione del legame. Ho l’impressione che il maggior vantaggio vada però al soggetto che organizza le aste sul territorio, ossia alla Camera di commercio stessa, che spedisce gli inviti agli enti e privati produttori ed a tutte le aziende di settore interessate all’acquisto del prodotto.
Concludo il mio intervento comunicando all’aula che il prossimo 18 marzo la Seconda Commissione legislativa, su mia proposta, sarà presente in Val di Fiemme, la mia valle, nel distretto del legno per una giornata di approfondimento in tema di filiera del legno. Ho organizzato la giornata prevedendo la visita ad un vivaio forestale, alla segheria della Magnifica Comunità di Fiemme e ad alcune aziende artigianali locali specializzate nella realizzazione di mobili e tavole armoniche. Il pranzo in baita offerto dalla Magnifica Comunità di Fiemme e la visita di un manufatto in pietra utilizzato in passato per calare a valle il legname dalla montagna, completeranno il percorso informativo utile all’espletamento del mandato di noi consiglieri.
Ho voluto informare l’aula di questa iniziativa perché credo nell’utilità per tutti noi di prendere direttamente visione e coscienza delle grandi risorse non ancora adeguatamente apprezzate che il nostro territorio offre. Forse il verdetto negativo nei confronti di questo disegno di legge avrebbe suscitato qualche resistenza ed incontrato qualche dubbio in più nella maggioranza, se ci fossimo trovati a discuterne dopo questa visita. Sono convinto infatti che a molti qui dentro manchi il contatto diretto con la realtà e le esigenze del territorio, e quindi la capacità di rendersene interpreti guardando più ai bisogni delle nostre comunità che alle alchimie di interessi tutti interni alla politica. Grazie per l’attenzione.