SEDUTA 20 DICEMBRE 2005
disegno di legge n. 133/XIII, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2006 e pluriennale 2006-2008 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 134/XIII, "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2006 e pluriennale 2006-2008"
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PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Delladio: ne ha facoltà.
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, anche quest’anno celebriamo, con l’esame della finanziaria, il solito rito di fine anno, che torna puntuale poco prima degli auguri natalizi, con l’esame di una manovra, di fronte alla quale le minoranze recitano il ruolo di spettatrici, ancor più accentuato in questa legislatura dallo squilibrio di forze in campo, introdotto nella nostra provincia dal nuovo sistema elettorale. Come opposizione ci sforziamo comunque, anche questa volta, di interpretare il nostro ruolo meno passivamente possibile, tentando, pur nei limiti delle nostre forze, di “disturbare il manovratore”.
Devo dire che non è facile leggere tra le righe e nelle pieghe della contabilità di un bilancio che, come sempre, si presenta con un profilo apparentemente ineccepibile e inattaccabile. L’intera costruzione dei documenti della manovra si regge sul collante di concetti altisonanti e valori comuni da tutti condivisi, come lo sviluppo e l’equità, la comunità solidale, la competitività economica, la sostenibilità ambientale, l’efficienza dei servizi, il contenimento della spesa corrente e gli investimenti sulla qualità. Un vecchio motivo interpretato da Mina e Alberto Lupo, il cui testo diceva “parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi”, calzerebbe a pennello se lo utilizzassimo per descrivere il linguaggio e la terminologia con cui i dirigenti provinciali hanno infarcito e letteralmente ricoperto di panna montana le cifre e le operazioni più o meno matematiche di questa finanziaria, in modo da nascondere il più possibile l’amara sequenza delle tante liste della spesa inserite nel bilancio.
Molto probabilmente questo è il risultato della scomparsa delle leggi omnibus che affiancavano le manovre con norme e provvedimenti non sempre pertinenti o di dubbia compatibilità con un documento di bilancio.
Oggi al posto delle omnibus abbiamo finanziarie sicuramente più attinenti alla questione delle spese finanziarie propriamente intese, ma accompagnate da relazioni fiume e torrenti di parole finalizzate a dissimulare il più possibile misure e interventi ispirati a valori tutt’altro che nobili e molto spesso di dubbia efficacia. Compito di un’opposizione attenta e responsabile è, allora, quello di fare, come si suol dire, “le pulci” alla Giunta in questo passaggio. Il nostro lavoro consiste, in buona sostanza, nello stanare i punti deboli e indifendibili della manovra, oltrepassando questa specie di melassa rappresentata dalle giustificazioni politico-culturali e dalla sfilza di progetti strategici e obiettivi altisonanti, tutti ovviamente finalizzati alla difesa dell’autonomia e allo sviluppo del Trentino, con cui viene incorniciata e servita l’immagine del bilancio e, quindi, di scelte il cui profilo e la cui vera motivazione sono in realtà solitamente molto ma molto più bassi.
La manovra somiglia molto alle pulizie di casa prima della breve visita di un ospite. Il problema che si pone è quello di presentare bene l’immagine dell’appartamento, senza tuttavia modificarne l’assetto. Non si tratta di cambiarne l’arredo, né di metterlo davvero in ordine come se l’ospite si fermasse per qualche giorno. Sapendo che la sua permanenza sarà breve, ci si limita ad un semplice lifting e ad una sommaria operazione estetica. Si interviene, insomma, in modo che, se c’è del disordine o della polvere in giro, almeno non si veda.
Per questo mi sforzerò di entrare nella parte dell’ospite non ossequioso, ma intrigante, interessato a ficcare il naso anche dove il padrone di casa non vorrebbe e talmente scomodo da rivendicare il diritto di perlustrare tutti i locali e ogni angolo della casa per esplicito mandato dei proprietari dell’alloggio, che, fuori di metafora, sarebbero i cittadini elettori. Tra l’altro, l’esempio non è del tutto fuori luogo, visto che il tema della casa continua ad occupare l’attività politica della Giunta e del Consiglio.
Andando, quindi, a confrontare innanzitutto i dati principali della situazione finanziaria della Provincia presentata da questo bilancio, ci si imbatte subito nella prima anomalia. Abbiamo infatti da un lato un budget complessivo che non cala, essendo lo stesso dell’anno appena trascorso, vale a dire di 3.900 milioni di euro; dall’altra una spesa corrente in crescita del 2 per cento. Certo, in un anno tutti i costi fissi sono cresciuti e ci sono i contratti con il personale da onorare, ma il messaggio che emerge da questo dato è il processo, magari lento ma costante, di erosione delle risorse dell’autonomia.
La causa di questo processo è oggettivamente una sola: la sostanziale invarianza dei comportamenti di spesa, il cui segno negativo, cioè in continua salita, non è certo strutturalmente intaccato dalle azioni di contenimento e di riduzione poste in essere dalla Giunta in questa manovra, la cui entità appare del tutto irrisoria rispetto alle dimensioni degli impegni finanziari da sostenere. Impegni di spesa che rimangono - lo ripeto - largamente gli stessi, paralizzati come sono dal timore dell’Esecutivo di scontentare qualcuno, compreso chi non meriterebbe affatto i trasferimenti di cui, invece, beneficia, a prescindere dal suo operato. Io non dico che di punto in bianco bisognerebbe togliere o ridurre drasticamente il sostegno finora garantito ai tanti soggetti pubblici e pseudoprivati da cui è formato il sistema Provincia. Sarebbe sufficiente applicare l’insegnamento ricevuto attraverso la “Parabola dei talenti”, che, nonostante sia evangelica, è anche molto in sintonia con il mercato: si dà non a tutti indifferentemente, ma solo o prevalentemente a chi dimostra di saper moltiplicare quello che ha ricevuto. Un criterio questo che dovrebbe valere sia all’interno del sistema pubblico, quindi per i servizi, gli enti e le società della Provincia, sia per i finanziamenti diretti ai privati impegnati tanto nel campo dell’economia quanto nel sociale. L’unica eccezione è l’assistenza da garantire esclusivamente a chi non ha nulla o non è in grado, per ragioni materiali o di salute, di produrre nulla, solo a loro e a nessun altro, perché assistenza non è assistenzialismo e solidarietà non può significare ingenuità o clientelismo.
Il problema è che la spesa corrente della Provincia non obbedisce affatto a questa logica, essendo escluso in partenza qualunque criterio di selettività e di meritocrazia nei confronti dei soggetti più o meno dipendenti dall’ente pubblico. La strutturale mancanza di selettività, o quanto meno una selettività che non sia solo sulla carta, è la radice ultima della crescita inesorabile delle uscite, destinata a portare nel giro di qualche anno la Provincia all’immobilismo più totale. Questa strutturale mancanza di selettività della spesa ha a sua volta origine in una concezione politica che un tempo apparteneva alla Democrazia Cristiana e oggi identifica il centrosinistra, con la non irrilevante differenza che allora le entrate dell’autonomia provinciale erano sempre in crescita e oggi sono, invece, stazionarie e tendenzialmente in calo.
La prima vittima della totale assenza di una reale selettività delle politiche di spesa di questa Giunta è rappresentata dall’efficienza e dalla qualità delle prestazioni dell’ente pubblico a tutti i livelli. Mancando un vero meccanismo premiante e, quindi, anche penalizzante nei confronti dei vari settori dell’apparato provinciale e dei servizi collegati, viene ovviamente meno lo stimolo ad operare sempre meglio o comunque a potenziare di anno in anno l’impegno, perché in ogni caso i finanziamenti arriveranno. Anzi, anche quando le inefficienze appaiono assolutamente palesi, nessuno si sogna di denunciarle, perché eventuali, anche se improbabili tagli, indebolirebbero il ruolo e il potere di un’azienda o di una società controllata, con ripercussioni negative per i dirigenti e coloro che in queste strutture lavorano. Ma a pagare i costi delle inefficienze è sempre la collettività. Penso soprattutto ai due settori che insieme assorbono la maggior parte delle risorse provinciali: la sanità e la scuola. Ma sono convinto che ve ne siano altri meno esposti e altrettanto improduttivi, se non inutili, come quello di certi servizi preposti al comparto dell’ambiente. E’ chiaro che non si può fare di ogni erba un fascio. Se, ad esempio, all’interno dell’APPA, l’Agenzia provinciale di protezione dell’ambiente, esistono professionalità competenti e sicuramente preziose, che si occupano di ricerca, di controllo della qualità dell’aria e di prodotti alimentari, nello stesso ente troviamo una pletora di consulenti pagati per promuovere fra i giovani iniziative di educazione ambientale, già abbondantemente curata dalle scuole, senza bisogno di interventi aggiuntivi e di dubbia efficacia.
Ancora, se nell’azienda sanitaria provinciale possiamo sicuramente contare su alcuni medici e personale di eccellenza basta guardare con un po’ di attenzione dentro la struttura per scoprire servizi e uffici dediti ad attività totalmente inutili, come quella di sfornare a raffica costosi quaderni zeppi di raccomandazioni del tutto generiche in materia di prevenzione, o quella di parafrasare o semplicemente ricopiare le linee guida o lo direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità, come se le esortazioni contenute in questi documenti potessero giovare in qualche modo alla nostra popolazione.
Intanto, però, il bilancio per la sanità cresce nel 2006 del 3,2 per cento e a Favaretti, che è bravissimo a raggiungere sulla carta tutti o quasi gli obiettivi che gli sono assegnati, o più probabilmente egli stesso si autoassegna, la Provincia concede 36 mila euro di premio produttività - bell’esempio di meritocrazia - che si aggiungono allo stipendio più alto d’Italia, pari a 215 mila euro all’anno. Non si può, inoltre, trascurare il fatto che nel settore della sanità il Trentino ha fatto registrare nel 2004 costi dovuti a mobilità passiva di cittadini indotti a rivolgersi alle strutture e ai servizi di altre regioni per ricevere prestazioni migliori, pari a 15,4 milioni di euro, il che costituisce un saldo negativo per la Provincia di 1,4 milioni in più rispetto al 2003.
La verità è che abbiamo ormai un’azienda sanitaria diventata di fatto totalmente autoreferenziale rispetto all’Assessore e alle politiche del governo provinciale. Lo dimostra la forbice che si sta allargando fra la situazione reale che la gente constata ogni giorno e l’immagine offerta a colpi di obiettivi dall’azienda. Basta considerare i tempi lunghissimi che i cittadini devono sopportare per ottenere prestazioni sanitarie non urgenti, ma di cui vi è pur sempre bisogno, per non essere costretti, chi può, a cercare risposte altrove, o le lunghissime code nelle sale d’attesa del pronto soccorso degli ospedali del capoluogo, o, ancora, la carenza di personale medico ed infermieristico e il contestuale aumento dei dirigenti e dei costi, con gravi ripercussioni organizzative sulla qualità dei servizi. Già che ci sono mi permetto di chiedere, tra l’altro, se questi che ho citato erano fra gli obiettivi per il cui raggiungimento il dirigente generale ha raggiunto il premio di produttività.
Dal 1988 ad oggi il bilancio provinciale per la sanità è aumentato in modo esponenziale, con un permanente saldo negativo, saldo negativo che quell’anno in cui Dellai iniziava la sua esperienza di Presidente della Giunta (nel 1998) era di circa 2 milioni di euro, e nell’arco di appena sei anni ha raggiunto quasi 16 milioni di euro.
Ho letto, inoltre, che tra gli obiettivi del comparto per l’anno prossimo la Provincia ha previsto l’avvio di un’unità operativa di neurochirurgia, quando si sa benissimo che questa nuova struttura può essere efficiente, garantendo un buon rapporto costi/benefici, solo in presenza di un bacino di utenza di almeno un milione di abitanti. Per di più analoghe unità esistono già sia a Bolzano che a Verona. Così la Giunta, anziché affrontare e risolvere i problemi che sono sotto gli occhi di tutti, apre nuovi fronti di spesa e il sospetto che voglia in tal modo soddisfare l’ambizione di qualcuno, sacrificando i bisogni degli utenti, appare quanto mai giustificato. Perché, infatti, non si cerca piuttosto di dare risposte rapide alle esigenze di controllo e di cura dei cittadini? Penso alle tante richieste inevase di risonanza magnetica, che hanno costretto 3 mila utenti trentini a rivolgersi altrove, con un costo di circa 1,1 milioni di euro. Ma penso anche nelle prestazioni ortopediche ed oculistiche. Si smetta di ragionare sui massimi sistemi, perdendo di vista la realtà quotidiana e i veri bisogni della gente.
Un altro suggerimento che mi sento di dare in questa sede, proprio per contenere le spese sanitarie, è quello di togliere il budget che limita le prestazioni erogate nella nostra provincia dalle strutture private. Questo tratterrebbe in Trentino ingenti risorse, che altrimenti finiranno altrove.
Prendiamo un altro settore, quello della società TrentinoTis, e mi fa piacere che ci sia in aula l’assessore Benedetti. Nel maggio 2002 viene costituita a Trento una società mista pubblico-privata, denominata Trentino Tis, con l’obiettivo e il compito di costituire un portale turistico dedicato alla promozione dell’offerta del Trentino e alla teleprenotazione. La società ha un capitale sociale di 260 mila euro e la Provincia vi partecipa con l’Agenzia per lo sviluppo, le associazioni albergatori, la camera di commercio, la Federazione delle cooperative e Tiscover Italia, una consociata del colosso Tiscover di Innsbruck. Inizia così una incredibile storia di fallimenti a ripetizione, che racconta di un vergognoso gioco a scarica barile, di fronte a perdite calcolabili in milioni e milioni di euro per l’ente pubblico, tutti costi ovviamente supportati e sopportati dai cittadini.
E’ notizia di questi giorni che la gestione del portale turistico passerà nelle mani di Trentino S.p.A., che ne assumerà dipendenti e funzioni. La solita soluzione di comodo, quando ormai la frittata è fatta e i rimedi possono rivelarsi peggiori dell’errore iniziale. Su questo argomento ho già presentato alcune interrogazioni, per le quali non a caso non ho ancora ottenuto risposta. Ho anche pronto un esposto da trasmettere alla Corte dei conti, se l’Assessore non chiuderà in fretta la partita, escludendo ovviamente da ogni incarico gli artefici dell’operazione.
I vizi all’origine dell’operazione Tiscover sono del tutto evidenti e innegabili, e non a caso nessun esponente della Giunta ne parla: pressappochismo nello studio preliminare di fattibilità economica, mancanza di un confronto con più soggetti competenti in materia, assenza di una gara pubblica per l’individuale del partner tecnologico. All’assessore Mellarini rimprovero di non essere intervenuto prima per evitare questo spreco di denaro pubblico; al suo predecessore di aver creato un’azienda su suggerimento e su misura di qualcuno che conosceva molto bene l’argomento “turismo”.
A questa maggioranza attribuisco la responsabilità evidente di aver dimostrato anche in questo caso una gestione finanziaria superficiale e disattenta soprattutto ai risultati e all’impatto degli investimenti effettuati, che, invece, in operazioni come queste, sono la prima cosa da valutare e prefigurare. Non c’è poi dimostrazione peggiore che le politiche pubbliche possano dare di se stesse di un bilancio nel quale salgono le spese correnti e si abbassano ancor più quelle in conto capitale (- 3,5 per cento). Resta per me un enigma dove si possa trovare il coraggio di spacciare questa situazione come virtuosa, eppure è così che la Giunta ha presentato la manovra.
L’Esecutivo vuol darci ad intendere di sapersi cimentare con progetti e interventi di alto livello, mentre la verità molto più banale è che sta perdendo di vista i problemi quotidiani e concreti del Trentino, dove le code al pronto soccorso si allungano, dove si abbassa sempre più il senso di sicurezza in alcune zone del territorio e dove i progetti infrastrutturali inattuati continuano ad impedire una mobilità ordinaria e turistica competitiva con quella di varie regioni alpine paragonabili alla nostra.
Signor Presidente, di fronte a questi dati è semplicemente ridicolo e francamente demagogico limitare i tagli della spesa corrente ad una parte delle proprie indennità e a quelle dei dirigenti, quando si sa benissimo dove bisognerebbe invece andare a colpire, e con la scure, per ridurre davvero le uscite più dannose per la Provincia e per l’intera collettività. Invece si insiste a chiedere quella che, con un eufemismo, la Giunta ha chiamato “compartecipazione dei cittadini e degli operatori economici alla finanza pubblica”, come se già i cittadini del Trentino non compartecipassero attraverso le tasse e non avessero diritto a servizi adeguati.
Da questo punto di vista l’iniziativa che in questa manovra più colpisce è indubbiamente il tributo di scopo per la promozione turistica di ambito. Buona parte degli operatori economici delle nostre valli sono contrari a questo provvedimento, in considerazione del difficile momento che l’economia sta attraversando. Tuttavia la Giunta insiste sulla necessità di introdurre l’obbligo di questa contribuzione, ma allora meglio sarebbe, a mio avviso, disciplinare questa tassa - se la volete introdurre - come nel Tirolo, dove tutti sono, sì, tenuti a versare un contributo, ma in modo differenziato e in proporzione al beneficio economico che ogni azienda trae dal turismo.
Un altro argomento sul quale non posso fare a meno di soffermarmi è quello delle molte e forse troppe S.p.A., create e finanziate quasi totalmente dalla Giunta in questi ultimi mesi e anni, attingendo alle casse della Provincia. Non sono contrario per principio a questi strumenti, oggi arrivati ad essere una ventina, se non fosse che sta nascendo di fatto, in tal modo, una sorta di nuovo apparato pubblico provinciale parallelo a quello tradizionale, la cui diversità consiste nell’essere molto meno controllabile.
Queste S.p.A. (private, ma a capitale pubblico) possono costituire, infatti, leve di potere di grande importanza e utilità, con cui, senza dare nell’occhio, la politica provinciale può garantirsi clientele e consenso. Pensiamo soltanto a cosa possono voler dire per una piccola realtà come il Trentino le assunzioni che in queste società per azioni avvengono senza concorso, ma solo attraverso la pubblicizzazione dell’offerta di lavoro. Ma pensiamo anche a come le numerose esternalizzazioni effettuate, senza mai uscire in realtà dal sistema pubblico, come nel caso delle convenzioni sottoscritte con le banche e la camera di commercio, liberino di fatto il bilancio provinciale da appesantimenti gestionali e assicurino alla Provincia una valutazione favorevole dalle agenzie internazionali di rating. Peccato che alla fine i costi di queste società per azioni gravino sempre sull’amministrazione provinciale.
Vorrei soffermarmi ora, brevemente, sull’emendamento alla finanziaria presentato nei giorni scorsi dalla Giunta in materia di edilizia abitativa agevolata, che assegna 45 milioni di euro a questo capitolo. Mi ha colpito il fatto che l’Esecutivo abbia proposto un emendamento alla sua stessa legge, quando avrebbe potuto inserire una norma fin dall’inizio. E’ legittimo chiedersi cosa abbia determinato questo ripensamento, il cui vantaggio immediato è stato quello di bypassare l’esame della commissione competente. Due sono, a mio avviso, le ipotesi: o dopo l’approvazione della legge sull’edilizia abitativa la Giunta ha voluto mostrare di non trascurare le esigenze di agevolazioni emergenti per l’acquisto o la ristrutturazione della casa, cercando di anticipare in tal modo le prevedibili critiche e richieste dell’opposizione, oppure si è pensato di evitare con uno stanziamento di queste dimensioni l’impegno, anche questo sollecitato dalle minoranze, di modificare la legge del settore. Credo vi sia del vero in entrambe le ipotesi, ma mi lascia comunque stupito il fatto che la Giunta da una parte, se lo vuole e ne ha convenienza, trova con tanta facilità le risorse per un settore nel quale fino a ieri pareva non vi fossero, invece, più possibilità di intervenire per mancanza di fondi.
Nonostante le critiche da me rivolte finora alla manovra, non vorrei dare l’impressione che non so riconoscere anche alcuni aspetti condivisibili. Qualche proposta positiva in effetti c’è. Mi riferisco in particolare a quelle depositate dal gruppo istituito a suo tempo per la semplificazione normativa. Come sapete, la mozione numero 21, approvata all’inizio di quest’anno, che traeva origine da un analogo documento proposto dal sottoscritto e condiviso dai colleghi di Forza Italia, ha permesso di avviare un’operazione di riordino normativo e di semplificazione, che da tempo era oggetto delle aspettative della comunità di cui in quest’aula siamo rappresentanti. Questo gruppo di lavoro operativo, formato da esponenti di schieramenti politici diversi, al quale partecipo, ha già prodotto alcune soluzioni interessanti, che ora potrebbero finalmente concretizzarsi a beneficio di un miglior rapporto tra cittadini, i soggetti privati e le nostre istituzioni pubbliche.
Meritano di essere citati, ad esempio, alcuni emendamenti, che prevedono l’abrogazione di norme desuete e la ridefinizione delle leggi finanziarie. L’elenco delle leggi da abrogare, che il gruppo di lavoro sulla semplificazione normativa propone all’Aula, raccoglie le disposizioni abrogate da leggi successive in maniera implicita e dà disposizioni temporanee, il cui termine di vigenza non era stabilito in maniera chiara. Nello stesso solco troviamo anche il secondo emendamento, proposto dal gruppo di lavoro, che modifica la legge di bilancio e di contabilità generale, aggiungendo fra i contenuti della stessa la possibilità di proporre abrogazioni di disposizioni provinciali superate, delegificate e non più applicate.
Questi sono gli aspetti positivi proposti dal gruppo per la semplificazione normativa. Aggiungo a questi emendamenti anche l’ordine del giorno che ho predisposto e che trova una sintesi nel titolo dello stesso: “Via libera alla circolazione per i mezzi che montano filtri antiparticolato”. Io ho già avuto modo di parlare con l’assessore Bressanini su questo argomento e ritengo giusto chiarire il contenuto di detto documento.
Noi sappiamo che, con propria delibera, la Giunta provinciale, in riferimento all’articolo 30 della legge provinciale 11 marzo 2005, numero 3, ha stabilito i criteri per la concessione di contributi per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale, per la modifica dell’alimentazione con carburanti meno inquinanti. La Seconda commissione legislativa, di cui sono vicepresidente, ha approvato, in tempi utili, all’unanimità il contenuto del provvedimento. I contributi - è opportuno ricordare - variano dai 600 euro per la modificazione dell’alimentazione a GPL di veicoli già immatricolati, per arrivare a mille euro per l’acquisto di nuovi veicoli alimentati a GPL mono e bifuel, tra l’altro si intende, perché ci sono anche altri provvedimenti che vanno di pari passo a quelli che ho ricordato.
La Giunta provinciale, stando alle dichiarazioni dell’assessore competente, provvederà ad emettere un bando, che pubblicizzerà i tempi entro i quali presentare le domande e le relative modalità di concessione. L’attuazione di tale provvedimento avverrà dopo l’approvazione della legge finanziaria provinciale 2006. Io avevo sollevato la necessità e la proposta in commissione anche di ragionare in termini retroattivi; non ha trovato riscontro da parte della Giunta, prendo atto, va bene, andiamo avanti così.
Purtroppo - dicevo - finora non è stato previsto nulla per favorire l’installazione di filtri antiparticolato, perché si è ritenuto troppo basso il costo degli stessi per essere finanziato. Il contributo non è stato erogato perché si ritiene che il costo legato alla riscossione sia più alto o vada a raggiungere gli importi dei contributi erogati. Per questo motivo non mi pare che la Giunta abbia intenzione di prevedere contributi per favorire l’installazione dei filtri antiparticolato sulle automobili.
Questi filtri è opportuno ricordare che consentono di diminuire le emissioni di polveri fini, con una considerevole riduzione del numero di particelle e l’abbattimento di almeno il 30 per cento della massa. Se andiamo a vedere la vicina Provincia di Bolzano, troviamo che la stessa riconoscere l’agevolazione fiscale, ossia l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per una annualità per i veicoli già in circolazione su cui vengono montati filtri antiparticolato. Le vetture - e qui è l’argomento principe del mio ordine del giorno - dotate di tale filtro in provincia di Bolzano sono, inoltre, esentate dai divieti di circolazione.
Negli ultimi anni, e questo è un aspetto importante che voglio porre all’attenzione dei colleghi, auspicando che questo ordine del giorno, almeno per il secondo punto del dispositivo, venga approvato... Cerco di evidenziare un aspetto importante, cioè che negli ultimi anni molti cittadini trentini hanno investito i propri risparmi e le proprie risorse in beni primari, quali la casa, o nell’istruzione dei propri figli, e penso all’istruzione universitaria, e altro, spostando nel tempo l’acquisto di un’autovettura che rispetti quanto disposto dal piano di azione per il contenimento degli inquinanti atmosferici. In poche parole, le famiglie - bisogna dare atto al fatto che hanno ragionato in questo modo - hanno ragionato dicendo: “Investiamo nel futuro, investiamo nei figli, investiamo nella casa (beni primari) e lasciamo la macchina vecchia, pur con tutti i controlli previsti dalla normativa legata agli autoveicoli”. Con questo concetto io ho proposto questo ordine del giorno, nel quale impegno la Giunta provinciale a prevedere, fra gli interventi da riconoscere nei programmi di intervento contro l’inquinamento atmosferico, forme di incentivi e di agevolazioni per consentire l’installazione di filtri antiparticolato, al fine di diminuire le emissioni di polveri fini da parte dei veicoli in circolazione, e, allo stesso modo, ad inserire - cosa che finora non è ancora stata prevista - nel punto 2.3.8 delle deroghe dell’allegato parte integrante della delibera numero 2364 del 4 novembre 2005, avente per oggetto l’adozione del piano d’azione per il contenimento degli inquinanti atmosferici (periodo che va da novembre 2005 al marzo 2006), i veicoli dotati di filtro antiparticolato FAP. Omologati s’intende! Cioè, una macchina la si sottopone all’installazione dei filtri, si ha il certificato rilasciato dal meccanico o dall’officina autorizzata e con questo si ha la possibilità e la deroga di poter circolare. Questo aspetto era, purtroppo, sfuggito all’assessore competente - l’assessore Gilmozzi, che non vedo in aula - nell’elenco dei mezzi che hanno la possibilità in deroga di poter circolare all’interno dei comuni che hanno fatto riferimento al piano d’azione per il contenimento degli inquinanti atmosferici. Spero che almeno il secondo punto dell’ordine del giorno trovi consenso all’interno di quest’aula, perché penso sia una proposta intelligente, che va ad aiutare quelle famiglie, ribadisco, che hanno investito nella prima casa e nell’istruzione dei propri figli, abbandonando per il momento l’idea di cambiare l’automobile rimandandola a tempi successivi.
Concludo il mio intervento con due riflessioni. Signor Presidente della Giunta e colleghi, avrete notato che ho mantenuto la promessa con cui avevo aperto questo mio intervento, di andare a ispezionare alcuni angoli dell’edificio della finanziaria, sicuramente imbarazzanti per l’Esecutivo. Era, tuttavia, necessario individuarli per non lasciare - continuando ad utilizzare la metafora di partenza - la casa sporca e in disordine, non solo agli occhi degli ospiti, ma anche dei legittimi proprietari, che sono poi i cittadini del Trentino. E’ chiaro che ci sarebbero altri argomenti e altre fattispecie da illustrare in quest’aula. Abbiamo ancora tempo tre anni, un po’ alla volta controlleremo anche altri angoli della casa, come è stato detto prima.
Sappiate, colleghi dell’Esecutivo e della maggioranza, che non mancherò di rilevare e denunciare sistematicamente questi ed altri punti oscuri e anomalie nella gestione dei poteri e delle risorse provinciali, perché questo è il compito affidatomi da chi mi ha eletto non solo in questa, ma anche nelle due precedenti legislature. Alcuni usano identificarmi con una specie di formichina, che a piccoli passi, un pezzettino alla volta, lavora molto, preparando il necessario per affrontare le stagioni più difficili. Devo confessare di ritrovarmi in questo paragone, soprattutto in occasione di questo bilancio, anche perché alla luce delle relazioni e dei provvedimenti di bilancio presentati dalla Giunta il governo provinciale ricorda, invece, la figura della cicala: un po’ troppo spensierata nel credersi tranquilla, che, quindi, ha bisogno di qualcuno che la critichi e la biasimi prima che sia troppo tardi. E’ con questo spirito che voterò contro la manovra finanziaria. Vi ringrazio, concludendo, per avermi ascoltato.