SEDUTA DEL 2 FEBBRAIO 2005

disegno di legge n. 87: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2005 e pluriennale 2005-2007 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 88: "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2005 e pluriennale 2005-2007"

(...)

DELLADIO (Forza Italia): Grazie Presidente, egregi colleghi. Dopo l’analisi del bilancio in Commissione, alla presenza dei vari Assessori che si sono succeduti nell’illustrazione del documento contabile – il primo importante di questa legislatura –, oggi è possibile fare ulteriori considerazioni e ragionamenti. 

Il mio intervento, che non potrà essere esaustivo a causa del limitato tempo a disposizione, sarà indirizzato verso alcuni aspetti che ritengo importanti e non si asterrà da pesanti critiche nei confronti della Giunta o degli Assessori competenti. Essere consigliere di minoranza significa sviluppare controllo, critiche e proposte. Il bilancio che andiamo ad esaminare si contraddistingue per un calo delle risorse del 4,1% se raffrontiamo la media delle risorse annuali del periodo 2005–2007  rispetto al biennio 2003–2004 o del 2,9% se consideriamo l’anno 2005 sul 2004. E precisamente nel 2005 a fronte di un calo di risorse pari a circa 45 milioni di euro legati all’IRE  (imposta sul reddito – ex  IRPEF), all’addizionale e all’IRAP, si riscontrano maggiori entrate legate all’imposizione indiretta stimabile in circa 22 milioni di euro che pongono un saldo negativo stimato di circa 25 milioni di euro ai quali si aggiungono le mancate entrate straordinarie e la riduzione dell’avanzo di amministrazione.

In estrema sintesi sono queste due ultime voci che determinano in maniera preponderante il calo di bilancio al contrario di quello che si è detto e cioè che la causa del calo delle risorse in bilancio è la riduzione delle tasse imposta dal Governo con l’ultima finanziaria. La disposta riduzione della pressione fiscale introdotta a livello governativo e parlamentare comporta una maggiore disponibilità finanziaria per i cittadini. Lo Stato riduce le tasse e conseguentemente il cittadino dispone di nuove risorse, direttamente, senza che la Provincia o altri facciano da intermediari o da gestori. E a tal riguardo dico che è estremamente scorretto fare confronti retributivi su buste paga di mesi vicini, ottobre 2004 e gennaio 2005. Il confronto se deve essere fatto deve considerare almeno un anno di distanza: gennaio 2004 rispetto a gennaio 2005. Ma si sa. La disinformazione è sovrana!

Le entrate straordinarie che da adesso in poi verranno a mancare riprenderanno ad essere erogate e a rientrare nel bilancio provinciale nel momento in cui si realizzerà una nuova intesa, come per il passato, tra Provincia e Ministero del Tesoro. L’avanzo di amministrazione, seppur ridotto in termini complessivi nel bilancio 2005, richiama alla mente la relazione numero 9 del 2004 adottata dalla Sezione di controllo della Corte dei Conti di Trento, laddove si fa riferimento all’acquisizione ed approntamento di aree industriali da parte della Provincia autonoma di Trento nel triennio 2000–2003. Il documento permette di rilevare che le giustificazioni presentate dalla Provincia in seguito ai  rilievi mossi dalla Corte “dimostrano comunque una persistente difficoltà di realizzare interventi ancorati ad una salda programmazione. Ciò determina il mantenimento in bilancio delle somme impegnate per lunghi periodi di tempo”. Dal giudizio della Corte emerge inoltre che nella gestione dei finanziamenti destinati ad interventi straordinari di bonifica delle aree produttive di proprietà della Provincia e alle zone obiettivo 2, Docup 2000–2006, la quasi totalità delle risorse si ritrova a fine esercizio sotto forma di minori uscite. La Corte sottolinea che “i dati contabili (…) dimostrano ulteriormente la scarsa capacità di impegnare le somme stanziate  e l’assenza totale di pagamenti”, e prosegue “le giustificazioni non appaiono convincenti. Permane, considerate le informazioni fornite, l’incomprensibile propensione a stanziare somme pur in assenza di una realistica programmazione degli interventi. Ciò è dimostrato dall’entità delle minori uscite accertate che rappresentano la quasi totalità delle somme messe a disposizione nel bilancio”. E il Presidente Dellai se n’è andato. 

(Interruzione dall’aula)

DELLADIO (Forza Italia): Beh, speriamo. Il testo della Corte dei Conti mette ulteriormente il dito nella piaga quando afferma: “Occorre infine tenere conto che le voci di costo indicate dall’Amministrazione non si esauriscono con gli oneri sostenuti per l’acquisizione e l’apprestamento delle aree. Infatti non sono stati considerati i costi amministrativi sostenuti, ossia quelli relativi al personale dei servizi della Provincia, alle attrezzature, ai locali utilizzati e ad ogni altra voce che incide sul funzionamento delle strutture amministrative (…). Operare senza conoscere gli oneri derivanti dalla macchina amministrativa espone l’apparato burocratico al rischio di una crescita svincolata da qualsiasi indice di produttività, costituente un peso non dovuto per la finanza provinciale. Un particolare riferimento deve essere poi fatto alla addotta carenza di personale dell’ufficio Aree Industriali ed al previsto affidamento dell’attività di progettazione e direzione lavori a professionisti esterni. Tenuto conto del numero di dipendenti di cui dispongono le strutture tecniche ed amministrative della PAT, non appare questa la soluzione ottimale. È invece indispensabile procedere alla quantificazione del fabbisogno di specifiche professionalità e dare quindi avvio ad iniziative di aggiornamento e qualificazione professionale del personale di cui la Provincia già dispone nella prospettiva di un’assegnazione al suddetto ufficio”. Alla luce di queste autorevoli e significative osservazioni espresse nella relazione ufficiale della Corte dei Conti trentina, non posso non ricordare la pesante esternalizzazione dei servizi compiuta negli ultimi anni dalla Provincia, che ha tolto lavoro alle proprie strutture affidando a soggetti esterni (banche in modo particolare), il controllo e la predisposizione delle pratiche per l’assegnazione dei contributi (vedi la legge unica sull’economia, la numero 6/1999) con un notevole incremento dei costi a carico dell’ente pubblico. 

Il paradosso di queste scelte è che mentre aumentano le dimensioni del Moloch provinciale – recentemente i dipendenti hanno infatti toccato quota 6.300, dopo l’assorbimento di circa 300 unità di personale proveniente dalla Regione in seguito al passaggio delle competenze di Catasto e Tavolare alle Province di Trento e di Bolzano – diminuiscono in modo inversamente proporzionale i carichi di lavoro. In Commissione l’assessore Benedetti ha dato conferma a questo aspetto che sto evidenziando in aula. 

Non si possono inoltre sottacere i 12 milioni di euro di consulenze erogati solo nei primi sei mesi del 2004, che dimostrano l’incapacità di utilizzare e valorizzare le risorse umane e le professionalità presenti nelle strutture provinciali. Ma evidentemente per la Provincia autonoma di Trento è sempre Natale: il ricco bilancio permette di distribuire risorse a piene mani! E ciò a scapito di una politica virtuosa proclamata a parole ma invisibile nei fatti. 

Il Presidente in Commissione ha riferito che solo il 20% della spesa in consulenze è riferita a vere consulenze, il resto, l’80%,  è attinente a incarichi di progettazione. 

Ricordo la consulenza di 141.000 euro assegnata, a trattativa privata, proposta dalla Vicepresidente Cogo, per una ricognizione della realtà delle attività culturali in Trentino, ad uno studio associato di commercialisti. Quello che più fa discutere e preoccupare è – lo ribadisco – che con questi provvedimenti si certifica la scarsa propensione a valorizzare le risorse umane presenti in Provincia e si creano solidi legami per la cosiddetta società civile che si farà sentire nei momenti di bisogno politico. Ricordo le consulenze di circa 570.000 euro per la realizzazione delle infrastrutture di banda larga assegnate prima di avere la completa copertura normativa. Riscontriamo miriadi di incarichi ad esperti per pareri e verifiche tecniche scientifiche relativamente a progetti di ricerca, per l’organizzazione di giornate seminariali, per i problemi legati agli uccelli acquatici del lago di Garda, per studiare i comportamenti dei cervi e dei boschi che crescono, per elaborare documenti attinenti i tanti – sicuramente troppi – biotopi del Trentino e per lo studio e la realizzazione di siti web di tutti i tipi. 

Come i 300.000 euro versati per la realizzazione del portale elettronico di informazione sulle attività di cooperazione decentrata avviate dalle Regioni italiane nell’area balcanica. E che dire a proposito di sprechi in questa fase di contrazione delle risorse provinciali, dei finanziamenti destinati e confermati di anno in anno per perpetuare quello che ormai potrebbe essere definito il welfare degli orsi? Mi riferisco al sistema di cura e protezione studiato su misura a tutela dei plantigradi residenti nel nostro territorio, sicuramente più assistiti di molti esseri umani dal  punto di vista della personalizzazione degli interventi. Quanto all’elenco delle consulente troviamo di tutto e di più; sono convinto che molti di questi elaborati non sono stati neanche letti e si trovano confinati in qualche armadio o in fondo a qualche cassetto. L’impegno di ridurre al 10% la spesa in consulenze è ben poca cosa, soprattutto dopo aver attinto a piene mani nei capitoli di bilancio. Come dire che si chiudono le porte dopo che i buoi sono scappati. 

Mi dovete spiegare come in Alto Adige gli importi spesi dall’apparato pubblico – leggasi politici – sono di gran lunga inferiori a quelli spesi in Provincia di Trento. Durnwalder intervistato l’altra sera da una televisione locale ha rimarcato la volontà di servirsi, come in passato, delle risorse umane presenti all’interno degli uffici provinciali ricorrendo solamente in casi eccezionali e specialistici, a consulenze ed esperti esterni. 

Nel 2004 la spesa corrente è stata pari al 58,7% del bilancio. Bisogna riconoscere che in altre parti del paese le spese correnti sono più alte e che la sanità, l’assistenza e la scuola non sarebbero da considerarsi tali. Ciò non vuol dire che in Provincia di Trento, per questo motivo, ci si possa addormentare sugli allori. La previsione di spesa corrente per il 2008, salvo modifiche o correttivi di valenza nazionale, è del 65%, considerando che senza le correzioni introdotte in bilancio nel 2008 sarebbe stata del 79%. La manovra che andiamo ad esaminare non blocca il trend di crescita della spesa corrente: la spesa viene arginata sì, la si rallenta, ma non la si blocca come sarebbe stato necessario fare. Bloccare la spesa corrente deve essere il principale o fra i principali obiettivi del governo provinciale, introducendo verifiche sui carichi di lavoro, formazione, riqualificazione e mobilità fra gli uffici valorizzando e premiando i più diligenti e i più meritevoli, che ci sono all’interno della macchina provinciale. 

Ed a proposito di dipendenti pubblici è opportuno e necessario rimarcare i numeri relativi. 6.300 dipendenti della Provincia, 6.800 insegnanti, 6.700 dipendenti della sanità, 5.000 dipendenti dei Comuni, più altri 1.000 dipendenti dei comprensori; e poi c’è il personale impegnato negli enti collegati alla Provincia e negli uffici statali civili e militari. Il personale pubblico e parapubblico in Provincia di Trento assomma a più di 40.000 persone su una popolazione residente di circa 490.000 persone nel 2003. 

La dinamica della spesa prevista per il 2005 evidenzia un’incidenza del 61% in spese correnti con un’incidenza del +2% rispetto all’anno precedente e del 39%  delle spese in conto capitale con un’incidenza del –10% rispetto al 2004.  Questo quadro finanziario impone alla Provincia di fare scelte diverse rispetto al passato, scelte più coraggiose ed innovative: nella centralità delle politiche del welfare; nell’investimento sulle risorse umane; nella tutela dell’ambiente; nel sostenere lo sviluppo economico. 

In linea generale va detto subito che si deve decisamente contrastare la scelta della crescita costante della spesa corrente con una elevata incidenza dei costi dell’apparato pubblico, sproporzionato e ridondante, si devono selezionare con maggiore efficacia i progetti e le relative consulenze; si devono ridimensionare i fondi per i patti territoriali che non sempre producono i benefici previsti. Il tema dello sviluppo economico è comunque fondamentale e prioritario e deve rimanere un impegno da parte della politica e di tutte le categorie economiche coinvolte. 

Attualmente il quadro della situazione economica del Trentino si presenta con una certa positività, anche se gli effetti economici e sociali della crisi aziendale ed industriale che ha caratterizzato il 2004, sono rilevanti, evidenziando la peculiarità del nostro sistema con una maggiore tenuta nelle fasi di crescita dell’economia nazionale. 

Tra i fattori che stanno alla base di questa differenziazione si deve ricordare l’equilibrata articolazione settoriale della struttura produttiva provinciale ove non prevale un settore o un comparto, ma si registra una presenza equilibrata dei diversi ambiti produttivi e di servizio che di fatto contribuiscono a diversificare il rischio della debolezza dei singoli settori. 

Riteniamo che si debba partire proprio da questa osservazione per attivare un più razionare e rafforzato sviluppo che crei le basi per una maggiore occupazione e benessere. Il numero delle imprese operanti sul territorio evidenzia un significativo incremento rafforzando così il saldo attivo; gli interventi nel tessuto produttivo si notano innanzitutto nel settore delle costruzioni, nel terziario avanzato e negli altri settori pubblici, mentre si mantengono sostanzialmente invariate le posizioni del commercio, alberghi e ristoranti; è in lieve flessione purtroppo il settore manifatturiero. 

Se questo è lo scenario dello sviluppo attuale dei settori economici e dovendo puntare decisamente su nuove modalità di sviluppo dell’economia, non si comprende perché gli interventi finanziari proposti in bilancio diminuiscano proprio in tali settori. 

Infatti dai dati in nostro possesso si nota che la spesa complessiva (spesa corrente e spesa in conto capitale) in agricoltura è del –13,8%; nelle politiche produttive e per lo sviluppo locale è del –3,6%; nel settore industriale è del –15,3%; nel settore dell’artigianato è del –9,7% nel commercio è del –22%; nel settore del turismo è del –13%.

Pur verificandosi, almeno a parole, un riorientamento delle politiche di incentivazione, introducendo criteri di maggiore selettività degli interventi con la revisione della legge unica per l’economia, mentre cresce l’impegno sulla ricerca e sull’innovazione attestandosi ad un +5,6%, si ritiene di segnalare la contraddizione del sistema proposto: da un lato si dichiara la priorità di un sostenuto sviluppo economico mentre, nei fatti, si assegnano allo sviluppo stesso meno risorse economiche. 

Questa contraddizione si farà sentire sempre più in quanto con l’affacciarsi sulla scena economica di nuovi competitors – o concorrenti, o competitori  come vuole si dica il collega de Eccher – internazionali, in particolare quelli del sud–est  asiatico, si imporranno nuove sfide; maggiore presenza sui mercati internazionali, più qualità d’impresa, più innovazione che dovrà interessare tutti i settori dell’economia trentina. Dovrà interessare il commercio che dovrà trovare in sé la molla di un forte processo di trasformazione delle tipologie insediative; dovrà interessare il turismo al fine di elevare gli standard di offerta per intercettare i mercati internazionali; dovrà interessare anche la Pubblica Amministrazione per una richiesta di maggiore efficienza ed economicità dell’agire. 

Su una cosa si può essere d’accordo con lei, Presidente della Provincia, e precisamente che ogni azione programmatica che l’Amministrazione metterà in campo sarà realizzata nei tavoli di concertazione con i soggetti rappresentativi della società e dell’economia al fine di determinare un quadro condiviso degli interventi e questo fare “sistema” rimarrà indubbiamente un obiettivo fondamentale di ogni azione. 

Non si potrà infatti contrastare la globalizzazione dell’economia – più volte ricordata anche dai colleghi nei loro interventi ieri – con tutte le sfide e le problematiche che essa comporta, con un tessuto imprenditoriale in conflitto e che non condivida le scelte le impongono l’innovazione, le tecnologie, ma anche il fare impresa nelle sue componenti manageriali e di captazione dei mercati internazionali. Si chiede pertanto alla politica di favorire l’interrelazione fra la ricerca ed il mondo dell’imprenditoria per cogliere compiutamente le esigenze delle nostre imprese locali, fatte di piccole e medie imprese che costituiscono il motore economico–sociale delle nostre valli periferiche, per fare di esse il fulcro della “comunità competitiva”. 

Le politiche di contesto – interventi per aree produttive, potenziamento degli strumenti ed agenzia per lo sviluppo a favore dell’imprenditorialità, l’ambiente come fattore strategico, l’accesso al credito e alla partecipazione al capitale dell’impresa – possono contribuire alla creazione di quell’intreccio di maglia economica interconnessa solo se investono tutti i settori dell’economia, comprendendo, accanto a quelli tradizionali, come l’industria e l’artigianato, anche il commercio, il turismo ed i servizi alle imprese, creando le condizioni per un complessivo miglioramento delle condizioni che consentano alle imprese di competere sul piano dell’efficienza e della produzione.

Favorire lo sviluppo economico del territorio garantendo un’adeguata disponibilità finanziaria per tutti i settori economici, deve costituire l’obiettivo strategico della Provincia e deve sapersi armonizzare con le esigenze di crescita della collettività.

Entrando nel merito della proposta di bilancio si deve rimarcare la negatività delle scelte di riduzione degli incentivi con la modifica della legge unica per l’economia, anche se si accolgono favorevolmente i segnali per lo snellimento delle procedure per l’erogazione degli incentivi. Positiva la destinazione di risorse per la revisione della legge sull’innovazione e sulla ricerca che potrà rilanciare le competizioni specialistiche. Promuovere l’innovazione del sistema è fondamentale per il nostro sviluppo ed in questa direzione deve essere chiara la previsione di risorse economiche per le attività di investimento degli operatori del commercio e per lo sviluppo della commercializzazione e l’esportazione dei prodotti. Analogo discorso vale per il settore turistico in quanto lo stesso rappresenta una fonte molto importante della nostra economia che, confermando la centralità di tale settore, deve essere incentivato verso un processo di riqualificazione maggiormente orientato verso un’offerta di profilo sempre più elevato. 

Riscontro invece con favore il richiamo al project financing ossia alla finanza di progetto con cui i privati partecipano nel finanziamento per la realizzazione di un’opera pubblica e successivamente nella gestione della stessa sgravando l’ente pubblico dagli obblighi ed impegni relativi. Sono stato il primo in quest’aula, nelle legislature precedenti, a suggerire il ricorso a tale strumento finanziario innovativo. Purtroppo finora trovo solamente promesse, intenti e ragionamenti di principio ma nessun caso concreto. 

Cambiamo argomento, anche se manca l’assessore Gilmozzi, parliamo di inquinamento. Mai come in questi giorni l’assessore Gilmozzi e la Giunta provinciale hanno rivolto il naso all’insù sperando in una provvidenziale pioggia, neve o turbolenza, che facciano abbassare la concentrazione delle famigerate polveri fini. Alta pressione meteorologica sul territorio ed alta pressione popolare in Giunta a seguito delle proteste dei singoli e dei comitati spontanei. L’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA) ha riferito che in Trentino il traffico automobilistico incide solo per il 20%  nella produzione delle PM10. Gli impianti di riscaldamento per il 50%.  Il resto è derivato dalla bruciatura di sterpaglie ed arbusti. Da queste percentuali, provenienti dallo stesso Assessorato che ha imposto il divieto di circolazione, si deduce che il blocco indiscriminato degli automezzi euro 0 e euro 1 è stato inutile e dannoso; ha penalizzato le fasce sociali più deboli – pensionati, lavoratori dipendenti ed anziani – nonché i piccoli imprenditori e le associazioni sportive e non. 

Tra l’altro, l’aspetto eclatante è che l’ente pubblico non è sottoposto al blocco del traffico. Ad esempio la Trentino Trasporti ha un parco veicoli che contempla ancora 66 mezzi euro 0 ed euro 1. Ogni pullman di questo tipo, è risaputo, inquina come cento automobili! L’Assessore ha detto che siamo nel campo delle sperimentazioni. Rilevo che siamo di fronte all’improvvisazione più accentuata; le sperimentazioni tengono sempre conto dei risultati ottenuti dagli altri per non fare lo stesso lavoro e, soprattutto, per non fare gli stessi sbagli. 

In Provincia di Bolzano sono state introdotte facilitazioni per l’introduzione di opportuni filtri e revisioni, in Trentino si impongono i divieti e poi si fa marcia indietro, si cambia tutto, dicendo che il piano non è stato un fallimento e che le modifiche hanno introdotto miglioramenti. 

Per migliorare la qualità dell’aria e conseguentemente aumentare la qualità della vita per i cittadini trentini occorre incidere in primo luogo sui fattori che più di altri generano inquinamento: il traffico sulla A22 ed il riscaldamento degli appartamenti. Inoltre, concettualmente, i provvedimenti devono essere imparziali e devono introdurre soluzioni tecnologiche innovative. Occorrono provvedimenti strutturali che durino nel tempo. 

Perché non controllate le temperature nella miriade di uffici pubblici provinciali laddove si riscontrano temperature elevate e finestre aperte? Un altro spreco indicibile. 

Perché non introdurre l’utilizzo del carburante biologico biodiesel almeno per i mezzi di proprietà dell’ente pubblico? Su questo argomento il consigliere Divina ha esposto un proprio ordine del giorno che troverà sicuramente almeno il mio consenso. Non è tollerabile che si debba visionare il telegiornale alla sera per sapere se l’indomani si può circolare o meno sulle strade del Trentino, come è successo settimane fa. I cittadini questo sistema di divieti poco intelligenti non avevano, come non hanno più, la possibilità di programmare la normale attività sociale e lavorativa.

Chi paga il cambio delle diciture sui 600 cartelli segnaletici di Trento e sui 200 di Rovereto? Vi rispondo io. Pagherà, some al solito, Pantalone! 

Con una mia interrogazione, presentata ancora nei primi giorni di dicembre e sottoscritta dai colleghi di partito, sollevavo queste riflessioni senza esito. Un’altra occasione persa perché non sapete ascoltare, ritirati nella torre d’avorio e subalterni a funzionari piaggianti.

Il contributo per la non autosufficienza, altro capitolo tragico, se andrà a compimento, per la nostra società. Il contributo per la non autosufficienza, cosiddetta tassa del nonno, o come lo interpreta Dellai contributo per la solidarietà intergenerazionale, pro  nipoti o quant’altro, si presenta come un vero e proprio macigno sul futuro delle nuove generazioni. Principalmente su di loro, infatti, la Provincia intende scaricare il peso della sua incapacità di gestione del settore della non autosufficienza. Ed anche questo modus operandi la dice lunga sull’incapacità politica di questo governo provinciale. Siccome ci si accorge che i soldi sono pochi la soluzione è semplice: rifarsi direttamente sulle tasche dei cittadini. 

Non c’è strategia, nemmeno programmazione e, peggio, manca persino la volontà di sperimentare strade alternative ed innovative che certamente potrebbero evitare l’assunzione di un provvedimento che, siatene certi, si rivelerà catastrofico per il futuro della nostra comunità. Vi invito, colleghi della maggioranza, a leggere in maniera particolare i provvedimenti, i limiti e le caratteristiche che devono avere i soggetti destinatari del fondo per la non autosufficienza nel prossimo futuro.

Stupisce ancora l’ostinazione con cui si continua a difendere la proposta di legge, ciò nonostante autorevoli personaggi dell’economia ed esperti del settore ne abbiamo denunciati pubblicamente i forti limiti sia a livello concettuale e di impianto, sia a livello strutturale. 

Il contributo per la non autosufficienza, è la massima espressione del taglio fortemente etico e moralistico dato ai provvedimenti dell’attuale governo provinciale. È la Giunta provinciale che istituendo questo fondo e pretendendo per mantenerlo un contributo obbligatorio suggerisce ai  cittadini cosa è bene e cosa è male, cosa devono e non devono fare per dimostrarsi coerenti con i valori della tradizione trentina. Chi non accetterà questo nuovo prelievo non violerà solamente la legge, ma trasgredirà anche l’etica e la morale imposte dalla Provincia. Un tempo era la Chiesa ad occuparsi delle nostre anime. Adesso è l’amministrazione provinciale con l’avallo della Chiesa. Dico che questo è puro moralismo perché tutto nasce dall’assunto che l’ente pubblico non deve accollarsi, se non in parte, i costi degli interventi e dei servizi a favore dei non autosufficienti. A mio avviso invece è proprio a questo livello, è almeno cioè nei confronti dei soggetti più deboli ed in difficoltà che l’ente pubblico dovrebbe garantire una copertura totale – come si fa attualmente per il fondo dell’assegno di accompagnamento – chiamando invece i soggetti sociali a collaborare e partecipare alle iniziative rivolte a soggetti situazioni meno estreme. Manca inoltre una visione completa, un quadro degli interventi da effettuare nel welfare che non può essere ridotto al solo problema dei non autosufficienti. La Giunta dice di avere in cantiere una riforma organica del settore, ma allora perché non inserire anche la proposta relativa all’istituzione di questo fondo nel corpus di una nuova legge complessiva del settore dei servizi alla persona? 

Certo il valore stimato di questo provvedimento è molto elevato, visto che ammonterà a 32 milioni di euro circa a partire dal solo 2006, ma proprio per questo una normativa del genere andava meglio giustificata ed ancorata ad una politica complessiva per il welfare che invece manca o finora non si è comunque ancora vista. Sempre a proposito dei costi, la Provincia non ha poi ancora risposto alla domanda relativa al perché non si possa cercare di eliminare gli sprechi e ricavare risorse da un comparto pubblico allargato le cui dimensioni sono da tutti, compreso il Presidente Dellai, giudicate eccessive. 

Siccome pare che la Giunta non voglia saperne né di lasciarsi scuotere da queste osservazioni né di rinunciare ad una frettolosa approvazione del disegno di legge per la non autosufficienza, l’unica spiegazione plausibile della rinuncia a presentare invece una riforma organica del welfare o assegnare priorità a questo disegno di legge, sembra essere di natura politica, onde evitare riflessi negativi sul voto per le elezioni amministrative di maggio.

I sindacati esprimono a bassa voce lo “stupore per la collocazione del contributo sulla non autosufficienza nell’interno degli interventi in ambito tributario per un valore stimato di 32 milioni di euro mai prospettato in tale entità” e non si esprimono per niente in merito all’introduzione delle norme che bloccano gli euro 0 ed euro 1 che vanno a penalizzare le famiglie ed i cittadini meno abbienti. Ma chiedono ad alte voce aumenti per i dipendenti pubblici in un contesto di riduzione delle risorse motivando la richiesta che l’aumento contempla anche la produttività dimenticando che i premi dovrebbero essere dati ai  dipendenti virtuosi, a quelli che lavorano in un contesto di meritocrazia molte volte dimenticata. Ma si sa non si può disturbare il manovratore se è della tua stessa area politica. 

L’impegno del Presidente Dellai di “fare più attenzione nella creazione delle risorse” non si riscontra nelle pieghe del bilancio. Più che di creazione delle risorse si può dire sperpero delle risorse senza progetti lungimiranti. Siamo stati e siamo ancora nelle cicale. Il compito di questa maggioranza sarebbe stato quello di trovare i modi per ridurre gli sprechi e contenere le spese. Ben poco si è visto e questo bilancio è la conferma di quanto dico. Anziché denigrare dovreste imparare dal governo nazionale ad eliminare gli sprechi di denaro pubblico per diminuire le tasse e fare investimenti pubblici utili a tutti. 

Il Presidente spara contro il governo nazionale con profondo sarcasmo in merito ai cinque milioni di euro stanziati per i nascituri delle famiglie italiane richiamando ideologie pauperistiche e di conservatorismo compassionevole sotto le note dell’Alleluia. In Trentino si recita invece il De Profundis pensando al prelievo dalle tasche nostre del contributo per la tassa sul nonno e le uniche donazioni saranno quelle imposte per legge ai cittadini da una Provincia che non vuol saperne di ridurre le proprie spese e di cercare al proprio interno le risorse necessarie per garantire i servizi ai  più deboli. 

Una relazione, quella del Presidente Dellai, che odora di incenso e di autoreferenzialità, piena di comunità e di solidarietà coatte, quando sappiamo benissimo che comunità e solidarietà sono credibili ed efficaci solo quando sono frutto della libera iniziativa delle persone e dei corpi sociali intermedi nei quali il Presidente non ripone però la benché minima fiducia. 

Siamo i più bravi e i più buoni – sembra quasi dire il Presidente della Giunta – rispetto al governo nazionale e soprattutto al cattivo numero uno: il capo del governo nazionale che si macchia della gravissima colpa di avere tagliato le tasse senza far mancare risorse allo stato sociale. Il nostro è invece il governo provinciale delle tasse aggiunte e dell’aumento esponenziale dei divieti: oltre alla tassa sul nonno, al rincaro delle tariffe, al divieto di fumo e al divieto di circolazione per i veicoli euro 0 e euro 1. Una Giunta che spera nelle folate di vento per l’eliminazione delle polveri fini e dei problemi. Ma al di là dei divieti non si vede la benché minima capacità di mettere in campo né proposte realistiche e credibili né progetti e azioni concrete di medio e lungo periodo. 

Questa maggioranza, insomma, si maschera dietro filosofie nobili di progetti strategici di sviluppo e tutela dei deboli, per poi bastonarci tutti con aumenti tariffari, divieti e gabelle varie. Grazie.