SEDUTA DEL 6 OTTOBRE 2005

disegno di legge n. 93/XIII, "Disposizioni in materia di politica provinciale della casa e modificazioni della legge provinciale 13 novembre 1992, n. 21 (Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa)", disegno di legge n. 34/XIII, "Modifiche all'articolo 91 bis della legge provinciale 13 novembre 1992, n. 21 (Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa)", disegno di legge n. 46/XIII, "Modificazioni alla legge provinciale 13 novembre 1992, n. 21 (Disciplina degli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa)", proponenti: cons. Mauro Delladio e altri;

(...)

PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Delladio: ne ha facoltà.

DELLADIO (Forza Italia): Presidente, assessore Dalmaso, colleghi, non vi nascondo che, pur apprezzando i correttivi apportati per iniziativa del collega Viola e di altri consiglieri della minoranza a questo disegno di legge, la mia contrarietà riguarda proprio le motivazioni di fondo esplicitate dall'Assessore nella relazione al testo dell'articolato e ribadite nel suo intervento in aula. Trovo, infatti, insormontabile il problema del modo con cui si è voluto concepire questo dispositivo, un modo che rivela una distanza imperdonabile dall'oggetto sul quale si dice di volersi occupare: il bisogno della casa e la situazione dell'ITEA. E quando il metodo che si sceglie di adottare non corrisponde all'oggetto, anche le soluzioni individuate risultano poi lontane dal bersaglio e incapaci di colpire nel segno. Intendo dire che sarebbe stato ragionevole, se davvero si mirava a risolvere un problema, cercare di coglierne con chiarezza ogni aspetto e individuare i mezzi più idonei per risolverlo.
Il problema sociale della casa è stato, invece, utilizzato come un pretesto per proporre una riforma strutturale di notevole rilevanza, come quella dell'ITEA, che non solo non lo aggredisce direttamente, ma rischia di complicare e di peggiorare la situazione, penalizzando proprio quelle famiglie e quei soggetti a vantaggio dei quali il provvedimento dovrebbe essere chiaramente orientato. E infatti questi soggetti (inquilini e famiglie) sono i primi a sentirsi traditi e presi in giro da questa iniziativa di legge, nella quale non riescono a vedere quali benefici e quale giustizia sociale potranno derivare. Non sono quindi loro - le famiglie e le persone cosiddette vulnerabili - l'obiettivo primario di questa riforma. L'obiettivo di questa riforma è l'ITEA S.p.A.. Ma anche qui, se il problema era risolvere i problemi dell'ITEA, la soluzione prospettata dall'Assessore e dalla Giunta non sembra corrispondere affatto alle esigenze dell'Istituto. Vediamo perché.
Com'è noto l'attività dell'ITEA è stata finora disciplinata dalla legge provinciale 13 novembre 1992, numero 21, e successive modifiche ed integrazioni. Questa legge stabilisce che gli interventi di edilizia abitativa abbiano valenza contestualmente urbana e sociale, mirando al recupero e alla riqualificazione dei centri abitati e dei quartieri segnati da un diffuso degrado delle abitazioni e dell'ambiente urbano e, soprattutto, alla risoluzione di casi di urgente necessità abitativa. L'assegnazione in affitto di alloggi di edilizia abitativa pubblica, è rivolta alla generalità dei cittadini in possesso dei requisiti necessari, tenuto conto delle necessità legate alle capacità economiche contenute rispetto ai prezzi proibitivi applicati dal mercato e ai nuovi fenomeni demografici, quali l'invecchiamento della popolazione, la scomposizione delle famiglie, il sensibile aumento dei nuclei monopersonali.
Il bilancio sociale dell'ITEA 2003, approvato nel luglio 2004, ci permette di capire meglio la complessa problematica che andiamo oggi ad esaminare. Tale strumento è una reale fotografia della situazione consolidata e dei bisogni emergenti e delle necessità della popolazione trentina. I dati sono oggettivi e non possono essere usati con partigianeria. Occorre, quindi, partire da essi per individuare eventuali soluzioni migliorative. Negli obiettivi e principi del bilancio sociale dell'ITEA dell'anno 2003 si legge che negli ultimi anni sono cambiati i soggetti che beneficiano degli interventi di edilizia agevolata. Nel passato gli alloggi ITEA erano occupati da famiglie numerose, da famiglie giovani e con difficoltà economiche, mentre oggi la richiesta proviene per lo più da famiglie con un solo genitore, da persone anziane, da soggetti con problemi di emarginazione sociale e da immigrati stranieri.
Se analizziamo il patrimonio dell'ITEA, vediamo che gli immobili sono diffusi su tutto il territorio provinciale e che lo stesso si compone di unità abitative e anche di immobili non abitativi, quali garage, unità commerciali, uffici, magazzini e anche posti macchina. Gli utenti dell'ITEA sono, per la maggior parte, i locatari di alloggi che vengono assegnati in base alla normativa provinciale che andiamo a modificare. Essi costituiscono circa il 70 per cento del totale dei contratti stipulati dall'Istituto. Esistono altri tipi di contratto: quelli con patto di futura vendita (che sono circa cinquecento) e a riscatto (circa cinquemila). Infine, con quantità molto più basse, esistono alloggi ed unità non abitative locate per scopi sociali, in comodato gratuito ai comuni ed i locali commerciali. Precisamente il patrimonio ITEA al 31 dicembre 2003 si componeva di 4.511 unità non abitative (negozi, garage, posti macchina eccetera) e di 14.514 unità abitative di cui 9.061 alloggi da destinare a locazione, 538 alloggi con patto di futura vendita e, infine, 4.915 alloggi a riscatto, ceduti in proprietà e vendita con ipoteca.
Passiamo ora ad una rapida analisi finanziaria dell'Istituto.
Il bilancio dell'ITEA nel 1993 presentava risorse da inquilini e assegnatari, ossia da canoni di locazione degli immobili e altro, pari a 25,8 milioni di euro, corrispondenti al 36,34 per cento del totale delle risorse. Le entrate derivate da contributi erogati dalla Provincia, dallo Stato, ammontavano a circa 17,6 milioni di euro pari al 24.70 per cento delle risorse totali. Le risorse interne, che rappresentavano il 37,74 per cento del totale delle risorse dell'Istituto, erano costituite per la maggior parte da rimanenze finali per costruzioni in corso e per ristrutturazioni.
Tra gli utenti, si rileva che la parte più consistente è composta dagli inquilini assegnatari di alloggi, che rappresentano circa i due terzi del totale dei contratti e costituiscono l'utenza principale di riferimento. Gli inquilini al 31 dicembre 2003 erano 19.504 con un numero medio di componenti per famiglia pari a 2,4. Il 60 per cento dell'utenza era costituito da nuclei familiari fino a due componenti, il rimanente 40 per cento da nuclei familiari più numerosi.
La distribuzione degli inquilini ITEA nelle dieci fasce di reddito previste dall'Istituto vede una concentrazione di inquilini, soprattutto nella fascia reddituale media (fasce 5 e 6) e nelle posizioni (fasce 1 e 2) con basso reddito che corrispondono al 25 per cento dei nuclei assegnatari. Altro dato interessante che si rileva dal bilancio ITEA è che il 55 per cento degli inquilini assegnatari è composto da donne.
Un aspetto a mio avviso rilevante, sul quale bisogna riflettere ed intervenire, è quello relativo alla morosità. Dal bilancio ITEA di evince che la morosità relativa all'anno 2003, pregressa e d'esercizio per canoni unità abitative, è pari rispettivamente a 888.000 euro e 413.000 euro, per un totale di 1.300.000 di euro, pari a circa due miliardi e mezzo di vecchie lire. La morosità pregressa e d'esercizio per canoni d'unità non abitativa è pari rispettivamente a 112.000 euro e 109.000 euro. Rilevante è la morosità pregressa e d'esercizio per le spese condominiali, rispettivamente pari a 795.000 euro e 502.000 euro. In poche parole, l’ITEA ha perso solo nell'anno 2003 più di 900.000 euro a causa di morosità.
Di rilievo e di particolare attenzione è quanto si legge nel bilancio ITEA relativamente alla morosità: "Va inoltre considerato un ulteriore elemento che riguarda la morosità degli ex inquilini: non sono rari i casi infatti di assegnatari che, una volta esaurito il proprio rapporto contrattuale con ITEA, lasciano l'Istituto, nonostante abbiano a proprio carico delle pendenze non solute. Tali crediti sono purtroppo per l'ente di difficile recupero. Le posizioni debitorie che rimangono aperte dopo la fuoriuscita dell'utente dal locale affittato sono spesso di entità significativa, e non sempre conservare il rapporto con l'ex utente per il recupero del debito risulta agevole. La situazione al 31 dicembre 2003 vede una morosità "usciti" pari a 1.458.685 di euro, corrispondente a oltre il 40 per cento della morosità totale dell'Istituto".
Analizziamo anche i canoni di locazione.
Il canone applicato dall'ITEA ai propri inquilini è stabilito in base alla fascia di reddito, all'interno della quale si colloca il nucleo familiare dell'assegnatario. Esiste, quindi, un canone "oggettivo", cioè il canone che verrebbe richiesto in base alle sole caratteristiche dell'alloggio, e il canone "soggettivo", cioè la quota che l'assegnatario paga realmente, calcolata sulla base delle condizioni economiche e sociali della famiglia assegnataria. I canoni soggettivi, cioè gli importi realmente pagati dalle famiglie, sono pari mediamente a 19,84 e 32,06 euro per i soggetti più deboli di fasce 1 e 2, e a 91,47 e 115,74 euro per le fasce 5 e 6, ed infine sono pari a 319,74 euro per i soggetti di fascia 10, che è la più alta.
Si rileva che per le prime sei fasce di reddito, pari a quasi il 75 per cento dei nuclei familiari, il canone soggettivo risulta essere inferiore ai 115 euro mensili e che per le prime quattro fasce di reddito la differenza fra canone oggettivo e soggettivo rimane sempre superiore a 260 euro, che sono coperti alla fine dalla collettività. Inoltre deve essere considerato, come si legge nel bilancio ITEA, che il canone cosiddetto oggettivo è a sua volta inferiore ai canoni di locazione praticati sul mercato ai sensi della legge 9 dicembre 1998, numero 431.
Sempre nel bilancio dell'ITEA si legge: "In termini assoluti la situazione al 31 dicembre 2003 ha visto un introito per canoni soggettivi pari ad un terzo del totale che dovrebbe essere incassato dall'Istituto con l'applicazione del canone oggettivo. (...) E' quindi estremamente consistente l'onere che la collettività si sobbarca per agevolare i nuclei familiari meritevoli di sostegno. Infatti, mediamente ogni mese si ha una differenza di 1.697.000 euro che, su base annuale, equivalgono a 20.364.000 euro di esborso da parte della collettività a vantaggio degli assegnatari di alloggi pubblici".
Un'altra considerazione riguarda la permanenza media di una famiglia negli alloggi pubblici: quarantadue anni.
Il problema abitativo viene percepito dalla popolazione come uno dei maggiori elementi di criticità. Il problema della casa mette a fuoco, ancora una volta, la necessità di nuove abitazioni e il contenimento dei prezzi delle abitazioni. E' pur vero che la nostra provincia presenta un alto indice di abitazioni in proprietà (intorno al 75 per cento), ma rimane scoperta una grossa fetta di cittadini che hanno difficoltà nell'accedere al mercato delle locazioni dato il prezzo esorbitante e distorto degli affitti.
Nelle città di Trento e di Rovereto la presenza di studenti universitari fa lievitare il mercato degli alloggi con cifre che oscillano fra i 200 e i 300 euro a posto letto. Relativamente agli affitti chiesti agli studenti universitari - ma le stesse considerazioni valgono per chiunque si vede costretto a cercare un appartamento in affitto - vale la pena ricordare quanto pubblicato recentemente, il 20 agosto 2005, da un quotidiano locale. Si legge: "Per un miniappartamento in centro si chiedono dai 550 ai 600 euro per un massimo di due posti letto. Si sale a 900 euro per quattro posti letto, mentre se si sceglie la prima cintura fuori città (viale Verona, Cristo Re) si scende agli 800".
A questo punto e alla luce dei dati esposti in precedenza possiamo fare alcune considerazioni. Quali interventi ha messo in campo l'ITEA per fronteggiare e annullare o ridurre la elevatissima morosità degli inquilini? Tali risorse, anziché essere una mera posta di bilancio, potrebbero, anzi potevano, essere impiegate in investimenti legati all'edilizia agevolata. Cosa ha fatto l'assessorato per controllare l'operatività in questi settori dell'ITEA? Si doveva intervenire con correttivi già da tempo, in quanto l'entità della morosità di esercizio è nota da molti anni. Come è possibile che con i canoni soggettivi applicati dall'ITEA, che ho prima esposto, molti inquilini non paghino le spese condominiali per oltre 500.000 euro nel solo anno 2003? La risposta alla domanda se l'ITEA è un carrozzone dove i soliti furbi approfittano delle circostanze è a questo punto scontata!
Altri dati. Al 31 dicembre 2004 sono state presentate 5.543 domande ai comuni di Trento e Rovereto e ai comprensori trentini per ottenere un alloggio pubblico, più del doppio rispetto al dato del 2003. Le domande, identificate come situazione economico-sociale difficile del richiedente, sono state 1.146. Di queste ben 657 sono di stranieri. Delle 5.543 domande solo l'11,54 per cento, pari a 640 alloggi, hanno trovato risposta. Restano inevase 4.903 domande, che difficilmente, nel breve periodo, troveranno accoglimento a causa del calo degli appalti nel biennio 2003-2004 e considerando i tempi medi di realizzazione degli alloggi, stimato in quattro o cinque anni.
Qui aggiungo una nota a braccio, facendo riferimento all'intervento fatto stamattina dal collega di Rifondazione Comunista, che è molto amico dei disobbedienti e dei "no-global". La filosofia del collega Catalano è quella di dire che l'accesso alla casa dovrebbe essere valutato in base ai reali bisogni delle persone e non all'etnia. Io sono perfettamente d'accordo che non bisogna assegnare l'alloggio in base all'etnia, sono d'accordo che bisogna assegnarlo in base ai reali bisogni, però si deve anche considerare l'effettiva presenza di quella persona sul territorio. Io sono convinto che almeno la cittadinanza italiana e la cittadinanza europea bisogna averle per poter accedere al beneficio degli alloggi popolari.
Altro aspetto che vorrei evidenziare è quello legato alla sicurezza, al rispetto delle regole, ai diritti e doveri che dovrebbero essere considerati dalle persone che alloggiano nelle case popolari. Ci sono dei diritti e dei doveri, c'è bisogno di convivenza, c'è bisogno di rispetto delle regole. Non è possibile tollerare situazioni dove esistono minacce, violenza privata, sporcizia, magari anche droga. Pongo ad esempio una lettera, che mi è pervenuta tempo fa e che manifesta una situazione particolare, e io penso che di queste situazioni ve ne siano in alcuni edifici dell'ITEA nel nostro Trentino. Scrivono questi inquilini di case ITEA: "Noi abitanti dell'immobile di recente costruzione, sito (…) eccetera, con la presente siamo costretti ancora una volta a segnalarvi formalmente di essere vittime di ogni tipo di vandalismi, danneggiamenti, angherie, minacce e quant'altro, da parte della tal persona (…)". Questa lettera è stata inviata al Servizio inquilinato dell'ITEA. Dicono che l'inquilino intestatario dell'alloggio non abita mai nell’appartamento e che al suo posto ci sono tante altre persone che minacciano e aggrediscono gli inquilini e danneggiano le autovetture per mera rappresaglia; i loro cani sporcano sia nel cortile sia negli ascensori; nessuno effettua i turni di pulizia nei giro scala; provocano rumori a tarda sera, a tarda notte. Finora nessuno ha mai fatto niente. Perché non si modifica il regolamento delle affittanze e non lo si applica? Perché non si fa intervenire la forza pubblica, i vigili e i carabinieri, che emettano attestati ai quali far riferimento per l'espulsione dall'alloggio? Mettetevi nei panni degli inquilini che vivono vicino a persone che si comportano in questo modo. Bisogna ripristinare, secondo me - e questo non è mai stato fatto, né dall'assessorato né dall'ITEA - la legalità, la convivenza e i diritti di chi abita negli alloggi ITEA.
Dal piano pluriennale 2004-2008, in materia di edilizia abitativa, si rileva che gli alloggi destinati agli immigrati sono 80 (a favore degli immigrati stranieri), su un totale di 271. Se noi aggiungiamo a quegli ottanta altri dieci per “scopi sociali immigrati stranieri” e un altro per “giovani coppie di immigrati stranieri”, vediamo che 91 sono gli alloggi per immigrati su duecentosettantuno, pari a più del 30 per cento. Fate voi le vostre considerazioni. Lavoriamo per chi ha costruito il nostro Trentino o lavoriamo per gli altri che non hanno neanche la cittadinanza italiana? E poi ci danno dei razzisti, come è emerso questa mattina dal collega Catalano. Io ho portato solamente dei dati sui quali riflettere e fare le dovute considerazioni.
Dai dati esposti sopra è evidente che servono interventi urgenti nell'ambito dell'edilizia abitativa agevolata, per adeguare la risposta delle istituzioni alle mutate esigenze e dinamiche sociali e porre rimedio ad una gestione che in larga misura è inefficiente.
Pensate, ieri sera ero a Cadine, in compagnia di un gruppo di persone con le quali mi sono confrontato. Mi hanno fatto vedere una lettera, pervenuta in questi giorni, nella quale si chiede il rimborso per spese effettuate ancora nel lontano 2001. Io mi domando: alla fine del 2005 si spediscono lettere per chiedere i pagamenti di fatture per il periodo primo luglio 2002 - 30 giugno 2003? Un rendiconto, nel quale ho visto che esistono fatture ancora del 2001. Ma andate tutti a casa se non siete capaci di gestire e governare un istituto di questo tipo! Dopo quattro anni mandate i conti agli inquilini, e non possono neanche protestare, oppure quando vogliono chiedere chiarimenti li mandano da un ufficio all'altro, senza avere delle risposte precise e puntuali.
Poniamoci, allora, seriamente questa domanda: serve davvero una riforma dell'ITEA, trasformando l'istituto da ente funzionale a società per azioni con capitale interamente pubblico? Non bastavano alcune importanti modifiche alla normativa esistente? E' vero che la legge 21 del 1992 è stata già ritoccata più volte, ma non vedo cosa vi sia di così scandaloso nell'aggiornare ancora una volta questa normativa, chiamata per sua natura ad essere flessibile ai tempi, adeguandosi al mutare della domanda sociale. Perché, Assessore, non partire da un'analisi rigorosa dei pregi e dei difetti delle regole attuali in modo da individuare lo strumento più congruo rispetto all'esigenza condivisibile di valorizzare i punti di forza e di rimuovere quelli di debolezza? Il vizio dell'intervento legislativo da lei proposto sta, appunto, nell'ambire al rango di "riforma" e, quindi, nel non possedere alcuna congruenza rispetto alla realtà dei problemi che invece potrebbero e dovrebbero essere affrontati e risolti in termini più semplici ed economici, a beneficio di tutti: inquilini, personale ITEA, famiglie vulnerabili e soggetti a rischio. Né lei, Assessore, né la Giunta, siete ancora riusciti a giustificare fino in fondo quale bisogno vi sia di questa pseudo-privatizzazione dell'ITEA, dal momento che l'unico azionista di riferimento è la Provincia, vale a dire l'ente pubblico.
Ovviamente non sono affatto aprioristicamente contrario alla creazione di società di capitali se questo può servire all'affermazione effettiva del principio di sussidiarietà orizzontale, che consiste nell'impegno concreto assunto dall'ente pubblico affinché il tessuto comunitario e le libere organizzazioni dei cittadini nelle condizioni possano rispondere autonomamente ai propri bisogni. Ma in questo caso nulla è più estraneo di questo principio dagli intendimenti della Giunta provinciale. Il provvedimento prefigura la nascita di una società a totale capitale pubblico, che rischia di non colmare affatto e, anzi, di approfondire la distanza fra l'offerta e la domanda nel mercato della casa. Questo disegno di legge parte dalla più totale sfiducia nel mercato della casa per autorizzare l'ente pubblico ad intervenire non per aiutare le famiglie a non essere escluse, ma per occupare pesantemente uno spazio destinato inevitabilmente ad alterare sia il prezzo degli immobili sia il prezzo dei canoni, e non certo verso il basso. Non potete negare il pericolo che la nuova S.p.A., proprio perché provinciale, produca un'impennata di tutti i valori nel mercato immobiliare sul nostro territorio, fino a contraddire gli obiettivi economici e sociali sbandierati dal disegno di legge.
Se questo, signor Presidente della Giunta, è il modo con cui ritenete di tener fede all'obiettivo programmatico della legislatura nel quale lei e l'Esecutivo vi eravate impegnati a realizzare un progressivo ritiro della Provincia e della mano pubblica dalla società civile, dal mercato e dagli spazi che più opportunamente dovrebbero essere gestiti da altri, francamente il dispositivo di cui ci costringete a discutere mi sembra del tutto fuori strada. Con la riforma dell'ITEA il governo provinciale non punta alla soluzione dei problemi veri e concreti, di efficienza ed efficacia, che poco fa ho evidenziato, ma esclusivamente alla creazione di un nuovo mega-soggetto pubblico il cui impatto positivo è puramente ipotetico e tutto da dimostrare.
Signor Presidente della Giunta (che non c'è), assessore Dalmaso, colleghi, rendiamoci conto che questo è un salto nel buio delle cui possibili conseguenze devastanti l'esecutivo e chi appoggerà con il voto il disegno di legge si renderà oggettivamente responsabile.
Lo ribadisco: se da un lato appare evidente l'esigenza di un adeguamento e di un miglioramento della legge dell'edilizia abitativa a fronte delle nuove emergenze sociali con cui dobbiamo misuraci, dall'altro si è voluto caricare questo provvedimento di un significato politico eccessivo, del tutto sproporzionato rispetto all'obiettivo, condivisibile, di un aggiornamento della normativa esistente. Questo passaggio legislativo poteva e doveva configurarsi come un necessario aggiustamento tecnico, anche se non per questo irrilevante, della disciplina vigente, per rendere possibile un recupero di funzionalità gestionale dell'ente e, quindi, di risorse, introducendo al tempo stesso meccanismi di maggiore equità. Si è invece gonfiato il provvedimento di valori politici e addirittura etici per legittimare un'operazione di natura squisitamente finanziaria, che non ha alcun impatto né riflesso immediato, ma solo effetti indiretti, difficili da prevedere, sugli inquilini e sulle famiglie ai cui bisogni si sostiene, a parole, di voler andare incontro.
Viene così alla luce non una politica, bensì l'assenza di una politica sociale complessiva sulla casa. Una politica sociale complessiva sulla casa avrebbe infatti dovuto tener presente fin dall'inizio le problematiche urbanistiche, che vengono invece affrontate ex post con un provvedimento-tampone, quello firmato dall'assessore Gilmozzi, i cui obiettivi riguardano solo in parte i temi dell'edilizia abitativa pubblica e non soddisfano comunque l'esigenza di mettere a disposizione nuove aree. Abbiamo visto come il cosiddetto disegno di legge sulle seconde case sia stato presentato in un modo, e sia stato poi profondamente rivisto in commissione. Ma l'insufficienza di una politica sociale per la casa affiora anche dalla mancata revisione del piano urbanistico e al rinvio dei termini per la presentazione delle domande nel settore dell'edilizia privata (acquisti e ristrutturazioni), che ha creato e continua a produrre notevoli problemi ai cittadini interessati.
E' stato già osservato, inoltre, che una politica per la casa non può essere limitata all'edilizia abitativa, ma deve comprendere o quanto meno prospettare chiaramente quali interventi si vogliono attuare anche nell'ambito dell'edilizia agevolata. Edilizia agevolata che non può restare avvolta nella nebbia, dal momento che proprio a questo livello i risultati al di sotto delle aspettative imporrebbero un'attenzione urgente e iniziative coraggiose. Lei ripete, Assessore, che un giorno o l'altro la Giunta se ne occuperà, ma è proprio l'edilizia agevolata il settore più in sofferenza, non curando il quale si dimenticano colpevolmente e si penalizzano ulteriormente proprio i nuclei familiari meno abbienti e i soggetti per i quali il "libero mercato" degli alloggi - sia da acquistare, sia da prendere in affitto - è economicamente insostenibile. Agevolare l'affitto e l'acquisto dovrebbe essere la prima, irrinunciabile preoccupazione della Provincia chiamata ad agire, certo, attraverso l'ITEA, ma con misure apertamente e immediatamente rivolte a questi soggetti. Ogni altro provvedimento mi sembra francamente una perdita di tempo e una distrazione delle risorse rispetto a questo obiettivo.
Desidero, infine, ricordare che nella passata legislatura avevo depositato un disegno di legge, riproposto lo scorso anno assieme ai colleghi consiglieri del gruppo di Forza Italia, che è all'esame di questa tornata consiliare: mi riferisco al numero 46, che ha l'obiettivo di modificare alcune disposizioni riguardanti i requisiti di cui devono essere in possesso i soggetti beneficiari di agevolazioni pubbliche provinciali in materia di edilizia abitativa per l'assegnazione degli alloggi. La proposta di legge si poneva due obiettivi. In primo luogo quello di riformulare il requisito del reddito convenzionale, tenendo conto anche di significativi elementi patrimoniali; in secondo luogo quello di specificare a livello legislativo e non solo amministrativo che non sono considerati componenti del nucleo familiare le persone conviventi con il richiedente, ovvero gli ospiti, quando la convivenza o l'ospitalità sono finalizzate a scopi di assistenza o collaborazione familiare sulla base di un rapporto di lavoro a tempo pieno ed esclusivo. Penso, per fare un esempio, al ruolo svolto dalle badanti che assistono gli anziani in famiglia.
Ribadisco quanto già esplicita la relazione introduttiva al disegno di legge, ribadito in quest'aula, che la sola determinazione del reddito convenzionale familiare produce, in taluni casi, effetti discriminatori e sperequativi in fase di applicazione. Si sono levate critiche circa il fatto che la disciplina normativa attualmente in vigore comporta una modalità di determinazione della ricchezza familiare che privilegia il fattore del reddito rispetto a quello patrimoniale, dando rilievo solo ai cespiti immobiliari, e non anche ai cespiti "minori", come ad esempio quelli mobiliari. Numerosissimi sono i casi - di minor impatto sulle cronache, ma altrettanto sentiti dalla gente - nei quali le modalità di calcolo della ricchezza familiare, enfatizzando il fattore costituito dal reddito e quello dei cespiti immobiliari, sottostimano la vera situazione economica del nucleo familiare. Mi riferisco ai casi nei quali un nucleo familiare, pur non avendo proprietà immobiliari ed essendo in possesso di redditi modesti, ha in realtà un elevato tenore economico, rilevabile prendendo in considerazione la disponibilità di veicoli, di titoli, azioni, depositi bancari. Il caso più paradigmatico e clamoroso è quello di coloro che lavorano in nero, o svolgono attività al limite della legalità. Queste fattispecie, caratterizzate ad esempio dalla disponibilità di automobili di lusso da parte di nuclei familiari che risultano disporre di un reddito convenzionale modestissimo, giustamente incorrono nella censura e nella critica di chi ha modo di conoscere in via informale ed induttiva la loro reale capacità economica e magari si trova soggettivamente escluso dai benefici o comunque discriminato perché formalmente risulta avere un reddito più alto.
Devo rilevare, con soddisfazione, che le proposte formulate con il disegno di legge che mi vede primo firmatario hanno trovato accoglimento e condivisione nel testo licenziato dalla commissione legislativa. Per questo motivo ho deciso di presentare - anzi, ho già presentato - un ordine del giorno di non passaggio alla discussione articolata, a norma dell'articolo 111 del regolamento interno.
Desidero infine rivolgere un particolare ringraziamento al collega Walter Viola, per aver seguito con estrema attenzione l'iter legislativo, proponendo emendamenti che si sono rivelati opportuni per raggiungere alcuni correttivi irrinunciabili. Trovo che mai come in questo caso detto lavoro non possa essere inquadrato nel solito stereotipo "dell'inciucio". Le obiezioni e le proposte di modifica del testo, prodotte da Forza Italia attraverso gli interventi del collega Viola, sia quelle andate a buon fine, sia quelle respinte, sono il segno distintivo del modo responsabile, mai chiuso né ideologico, bensì sempre alternativo con cui il nostro gruppo interpreta il ruolo di opposizione. Noi non siamo un'opposizione che si limita a dire di no, ma un'opposizione che propone un'alternativa. Non un'alternativa generica, ma un'alternativa nel merito dei temi trattati, capace di avanzare proposte circostanziate, sia autonome sia per cambiare, come in questo caso, quelle formulate da chi siede al governo della Provincia. Ecco perché riteniamo giusto e doveroso rivendicare il contributo dato dal nostro gruppo al miglioramento di questo testo, che alla fine ci vedrà tuttavia schierati contro la sua approvazione. Di questo senso di serietà e di responsabilità verso le istituzioni e verso la gente, noi riteniamo che oggi abbia estremo bisogno la politica, se davvero vuole tornare ad essere credibile e orientata a rappresentare i cittadini e la società.
Concludo riportando una simpatica battuta che ho sentito oggi nei corridoi del mio gruppo: "Mi spiace, assessore Dalmaso, ha avuto veramente una brutta ITEA"!