SEDUTA DELL'8 NOVEMBRE 2005
disegno di legge n. 125/XIII, "Modificazioni della legge provinciale 5 settembre 1991, n 22 (Ordinamento urbanistico e tutela del territorio). Disciplina della perequazione, della residenza ordinaria e per vacanze e altre disposizioni in materia di urbanistica"
(...)
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Devo premettere come
le questioni evidenziate dal disegno di legge proposto dall’assessore competente
- cioè il blocco delle seconde case, la perequazione e la
compensazione urbanistica - trovino, in termini generali ed in linea di
principio, un atteggiamento di non preclusione, né di ostilità da parte del
sottoscritto e del gruppo consiliare di Forza Italia. Ciò nonostante, osservo
subito, per non alimentare dubbi, che il provvedimento uscito dalla commissione
legislativa, che andremo ad esaminare nel corso di questa tornata consiliare, è
l’esito di metodi e propone strumenti attuativi che mi portano a preannunciare
già da subito il voto contrario.
C’è da dire, inoltre, che gli emendamenti proposti dal nostro gruppo cercheranno
di introdurre alcuni correttivi, sia tecnici che di sostanza, difficilmente in
grado di reggere, se da parte della maggioranza e dell’Assessore non si
manifesterà una piena disponibilità a discuterne apertamente e a non utilizzare,
quindi, la leva dei numeri adottando una chiusura ideologica preconcetta.
Questo disegno di legge, il cui pregio non è certo la semplicità, ha avuto il
merito di aver originato un intenso dibattito all’interno del gruppo consiliare
che rappresento, facendo emergere anche posizioni diversificate, posizioni però
che non hanno mai minato la compattezza della nostra squadra, una squadra che,
pur presentando diversità di origini, esperienze e sensibilità, ha dimostrato
sempre un alto senso di responsabilità e di maturità politica, sia al proprio
interno che verso l’esterno.
Mi pare di poter dire, invece, che il dibattito è stato fiacco a livello di
opinione pubblica e di lettura che del disegno di legge la Giunta ha offerto ai
mass media. A questo livello è parso che il provvedimento riguardi solo o quasi
il problema delle seconde case. Abbiamo assistito ad un dibattito intorno ad un
disegno di legge presentato in pieno periodo estivo (26 agosto 2005),
frettolosamente e senza i necessari approfondimenti socioeconomici che un
provvedimento di questa portata dovrebbe invece sempre e necessariamente
comportare.
Inoltre penso si possa dire che questo disegno di legge, assieme a quello già
depositato sulle consulenze e alla proposta del comitato etico, faccia parte di
un’operazione di restyling per ricreare alla maggioranza una verginità
ambientale e sociale perduta.
Il dispositivo, che nelle intenzioni originarie doveva essere composto solo di
un paio di articoli, finalizzati ad integrare il disegno di legge sull’ITEA,
approvato una decina di giorni fa dal Consiglio provinciale, appare invece, sia
come struttura che per le modifiche introdotte, un testo pesante e di difficile
applicazione, che va ben oltre - ma in peggio - rispetto alle promesse iniziali.
E i commenti e gli interventi fatti in quest’aula da alcuni colleghi, anche
della maggioranza, evidenziano proprio la grande difficoltà che si avrà ad
attuare questo disegno di legge perché mancano i provvedimenti certi già a
monte.
A mio modesto avviso, la proposta di questo testo, per le importanti
ripercussioni socioeconomiche che ne discenderanno, avrebbe dovuto essere
accompagnata da un maggiore coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, da
un più congruo periodo di tempo a disposizione per le analisi e le discussioni,
e basarsi inoltre su una approfondita fase di studio e ricerca a livello
socioeconomico, tale da giustificare le rilevanti scelte introdotte. Questa
carenza in fase istruttoria emerge, ad esempio, a proposito della problematica
relativa alle cosiddette seconde case o residenze per vacanze. Se infatti appare
da un lato condivisibile la necessità di contrastare quei fenomeni che provocano
il degrado del territorio e la necessità di distribuire equamente i benefici e
gli oneri della pianificazione urbanistica, dall’altro non capisco tuttavia
l’astio affiorato attraverso gli interventi pubblicati dalla stampa locale e
nell’ambito politico contro chi ha costruito e costruisce secondo case, di
proprietà sia dei residenti sia dei non residenti in Trentino. Le case costruite
finora, infatti, siano esse per residenza ordinaria o per vacanze, sono state
tutte regolarmente autorizzate dalla amministrazioni comunali e realizzate,
quanto meno nella stragrande maggioranza dei casi, nel pieno rispetto degli
strumenti urbanistici vigenti.
E’ opportuno ricordare agli smemorati, compresi quanti siedono in quest’aula,
che le tante vituperate seconde case hanno generato ricchezza, distribuita poi
in tutto il Trentino e fra moltissimi trentini, sia di periferia sia residenti
nei centri maggiori. Molti ora si atteggiano a paladini e strenui difensori del
territorio, dimenticando che il benessere acquisito deriva anche dall’attività
edilizia distribuita. Molti dimenticano che con gli oneri di urbanizzazione si
sono costruite e si realizzano numerose opere pubbliche. Per fare solamente un
esempio, i comuni ricevono una media di quasi 35 euro di oneri di urbanizzazione
secondaria per metro cubo costruito, per non parlare dell’ICI, che sono importi
rilevanti e costanti per le amministrazioni comunali.
Quanti cittadini con le loro famiglie sono e sono stati coinvolti nello sviluppo
urbanistico del Trentino e ne hanno tratto beneficio, chi con un fondo valutato
a caro prezzo, chi come imprenditore, magari chiamato con il dispregiativo di “palazzinaro”,
e conseguentemente datore di lavoro o semplicemente come operaio, chi come
artigiano o come locatore di alloggi? Non dimentichiamo che taluni albergatori
e/o parenti degli stessi in passato hanno speculato, direttamente o
indirettamente, sulle seconde case (penso al villaggio turistico Veronza e ad
altri complessi immobiliari). Non possiamo dimenticare, ma affrontare i problemi
nati nel tempo e correggerli, questo sì, e le correzioni devono avere logica e
intelligenza, non possono essere peggiori del male che si vuole curare.
I vari Solaria in Val di Fassa e Veronza in Val di Fiemme ci devono indurre a
riflettere sull’esigenza di assicurare al territorio una gestione sempre
equilibrata e oculata. Gli strumenti esistono, penso ai vari piani regolatori
dei comuni, che sono stati gestiti in toto dagli amministratori locali, con la
supervisione della Provincia. Se nel tempo si sono concretizzate alcune
iniziative speculative, ciò è stato permesso da alcuni sindaci pro tempore, che
hanno gestito malamente questi potenti mezzi di pianificazione urbanistica.
E’ giusto ricordare che i piani regolatori generali dei comuni sono in mano agli
amministratori, i quali li predispongono, ovviamente con l’ausilio di tecnici ai
quali suggeriscono gli obiettivi da raggiungere, e poi li approvano o li fanno
approvare al commissario ad acta in caso di incompatibilità.
Con ciò non voglio esaltare le seconde case, sia ben chiaro, ma riconoscere
all’edilizia, in tutte le sue forme, l’importanza che ha avuto nel tempo e gli
importanti effetti generatori di ricchezza e di benessere diffuso. A questo
proposito sarebbe interessante lanciare una provocazione; perché se ci si scopre
improvvisamente tanto ostili alle seconde case e protettori dell’ambiente, non
si è coerenti fino in fondo, applicando gli stessi ragionamenti anche al disegno
di legge relativo alle cave di porfido della Valle di Cembra?
Non so se sia stato tentato un calcolo per capire quanti punti percentuali di
PIL (prodotto interno lordo) mancheranno al bilancio provinciale una volta che
questo disegno di legge sulle seconde case sarà stato introdotto, e quante
aziende artigianali dovranno cercare lavoro altrove, fuori provincia, e quanti
posti di lavoro si perderanno. Senza un minimo di gradualità nell’applicazione
della legge e senza la concessione di adeguati tempi per una riconversione del
sistema economico, avremo serie ripercussioni sull’occupazione e si
introdurranno forti penalizzazioni per tutti gli operatori interessati.
Non parliamo poi della salvaguardia introdotta da questa legge, che porterà un
blocco pluriennale dell’edilizia e notevoli costi a carico dei cittadini
interessati, costi che riguardano, tra l’altro, anche l’annotazione della
destinazione degli alloggi nel libro fondiario. I cittadini sapranno, se finora
non se ne sono ancora accorti, chi dovranno ringraziare per i nuovi valori di
ICI che dovranno pagare a seguito della perequazione urbanistica e per le nuove
spese di annotazione della destinazione degli alloggi nel libro fondiario.
Inoltre, cosa assai grave, il disegno di legge proposto, e precisamente nelle
norme transitorie dell’articolo 11, assoggetta anche il patrimonio edilizio
esistente alle nuove limitazioni introdotte dalla norma ed introduce la data del
26 agosto 2005, giorno di deposito del disegno di legge in commissione, quale
inizio di applicazione delle disposizioni attinenti le concessioni edilizie ed i
piani attuativi. A tal proposito, la data di applicazione della norma sopra
ricordata, visto che introduce provvedimenti peggiorativi con effetto
retroattivo, cioè in pejus, è da considerarsi decisamente illegittima e deve
essere modificata considerando l’entrata in vigore della legge. Per questo
motivo, e non per difesa degli speculatori, come si è detto o si paventa, si
dovrebbe modificare la data di cui sopra, per non incorrere in eventuali ricorsi
amministrativi.
Un emendamento, tra gli altri, fortemente voluto dal sottoscritto e condiviso
dal gruppo consiliare, esclude dagli ambiti della perequazione urbanistica le
aree edificabili con i relativi indici edificatori previsti dai piani regolatori
generali in vigore e non ancora sfruttati dai proprietari interessati, nonché
gli edifici esistenti con i relativi ambiti di pertinenza. Nulla impedisce agli
amministratori comunali di poter modificare il piano regolatore, se lo ritengono
necessario.
Lo stesso criterio potrebbe essere applicato anche agli edifici collocati nei
centri storici, che, a nostro avviso, non dovrebbero essere assoggettati alla
nuova disciplina degli alloggi destinati a residenza.
Ancora una volta - lo ripeto - la Giunta ha proposto un provvedimento
legislativo, senza accompagnare il disegno di legge con un adeguato studio di
costi e benefici per la collettività e per il bilancio pubblico. Nelle valli di Fiemme e Fassa, ad esempio, ci saranno solamente un centinaio di richieste di
prima casa. Ciò vuol dire che i limiti che si imporranno bloccheranno l’attività
edilizia. Succederà come in provincia di Bolzano, dove, per la mancata richiesta
di prime case, si è dovuto liberare le percentuali bloccate delle seconde case.
E’ risaputo che molti amministratori comunali, magari albergatori, si sono
adoperati nei confronti della Provincia per ottenere una tutela superiore in
grado di bloccare la realizzazione di seconde case, senza peritarsi di
approfondire anche gli altri due temi, vale a dire la perequazione urbanistica e
la compensazione.
Con questo disegno di legge si introduce la compensazione, che introduce la
negoziazione, o, meglio, la contrattazione tra pubblico e privato. A mio
giudizio, potranno aumentare in tal modo le situazioni a rischio e le operazioni
effettuate nell’ombra, esponendo gli amministratori alle mire di chi cercherà di
sfruttare a proprio vantaggio e non sempre in modo lecito questi nuovi
strumenti.
Le zone che più saranno penalizzate dopo l’approvazione di questo disegno di
legge, saranno le valli di Fassa e Fiemme, il bacino del Garda e il territorio
di Campiglio, tutte località che più di altre contribuiscono al bilancio
provinciale.
Colleghi della Giunta e della maggioranza, non vi rendete conto o non volete
vedere che in questo periodo l’industria del turismo del Trentino è in grave
sofferenza. Forse vi rifiutate di leggere i numeri e le statistiche,
estrapolando le considerazioni utili alle migliori decisioni. Ebbene, le cifre
sono lì a dimostrare che nella passata stagione sono sì aumentate le presenze
turistiche, ma gli acquisti con carte di credito e bancomat da parte dei
villeggianti sono calate del 5 per cento rispetto all’anno scorso. Il turismo
trentino, colleghi, ha il freno a mano tirato, se poi consideriamo che
l’edilizia è l’altro settore trainante dell’economia trentina, al quale con
questo provvedimento si vorrebbero imporre drastici limiti, senza minimamente
tutelare l’esistente e i sacrifici di molti cittadini trentini, piccoli
proprietari, che hanno investito con l’obiettivo di garantire una casa ai propri
figli o parenti o per integrare il proprio reddito familiare. Con questo
provvedimento legislativo si dà il colpo di grazia all’economia che ruota
attorno all’edilizia, un colpo di grazia destinato ad abbattersi sui numerosi
artigiani che operano in tutto il nostro territorio provinciale e, a cascata, su
tutto l’indotto produttivo e di servizio, con pesanti ripercussioni negative a
livello occupazionale.
Mi chiedo, allora, se sia stato valutato attentamente dalla Giunta e
dall’Assessore l’aspetto legato al pagamento dell’ICI su tutte le particelle
fondiarie che saranno incluse nelle aree di perequazione urbanistica. Se si è
pensato a questo meccanismo come ad un sistema efficace per finanziare i comuni
con l’ICI, ritengo che l’obiettivo possa essere considerato raggiunto. Con una
mano i cosiddetti criteri urbanistici introdotti dalla perequazione urbanistica
si dà e con l’altra, l’ICI, si prende. Complimenti per lo stratagemma!
Trovo davvero strano che l’Associazione artigiani abbia espresso parere positivo
ad un testo di legge come questo, così come mi sembra inverosimile che l’abbia
condiviso anche l’Associazione industriali. Penso che i pareri positivi trovino
motivo nei soli princìpi e in una suggestione mediatica altamente efficace. La
verità è che stiamo correndo seriamente il rischio, in nome della volontà di
bloccare pochi speculatori, di creare condizioni tali da aumentare sensibilmente
i costi e impedire la realizzazione di prime case. Staremo a vedere se fra un
paio di anni si avrà una diminuzione del costo degli appartamenti considerati
prime case. Io sono convinto di no. Ho l’impressione che una sorta di accecante
furore antiedilizio abbia fatto perdere di vista alla Giunta i problemi reali
del territorio, inducendo a mortificare la produzione della ricchezza in tutte
le sue forme. Ma se la ricchezza prima non la si produce, poi diventa
impossibile pensare di distribuirla equamente su tutti.
In definitiva, personalmente sono decisamente contrario al disegno di legge che
stiamo per esaminare, innanzitutto perché manca la previsione di un periodo
transitorio adeguato, tale da consentire la progressiva applicazione di norme
fortemente innovative, che potrebbero introdurre elementi destabilizzanti e poco
trasparenti nella gestione di una materia delicata e complessa come
l’urbanistica a livello comunale. Un altro grave pericolo che incombe
all’orizzonte di questo provvedimento, una volta applicato, consiste
nell’inevitabile aumento della burocrazia e, conseguentemente, dei costi a
carico delle amministrazioni locali, prive di risorse umane e professionali e di
una adeguata preparazione per servirsi correttamente e vantaggiosamente di
questi meccanismi.
Il disegno di legge è inaccettabile laddove il testo si riferisce alla data di
deposito del provvedimento presso la commissione permanente del Consiglio,
assegnando a quella data il valore di inizio del periodo di applicazione delle
disposizioni attinenti le concessioni edilizie e i piani attuativi. Il
dispositivo non tiene sufficientemente conto dell’esistente e non parte dalla
realtà per introdurre strumenti in grado di valorizzare le esperienze positive
poste in essere e rimuovere gli elementi critici e negativi.
Infine questo testo nasce da un profondo livore nei confronti del mondo
dell’edilizia, degli imprenditori e conseguentemente degli operatori, che in
esso trovano lavoro e traggono un reddito per mantenere le loro famiglie. Il
pregiudizio negativo nei confronti dell’edilizia, che trasuda da questo
provvedimento, è un pregiudizio contro l’economia trentina e la necessità di
orientare la crescita verso obiettivi davvero condivisi e sostenibili per il
futuro di tutti. Grazie.