SEDUTA 18 DICEMBRE 2006

disegno di legge n. 198/XIII, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2007 e pluriennale 2007-2009 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria)", disegno di legge n. 199/XIII, "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2007 e pluriennale 2007-2009"
 

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DELLADIO (Forza Italia): Signori Presidenti del Consiglio e della Giunta provinciale, Colleghi consiglieri, in questa prima parte del mio intervento desidero richiamare in particolare l’attenzione del Presidente del Consiglio, dei colleghi e soprattutto del Presidente della Giunta provinciale che, nell’ultima tornata consiliare, mi ha offeso nell’indifferenza generale.
Cosa ha detto il Presidente di offensivo nel suo intervento di replica riferendosi al sottoscritto? Il presidente, stizzito per le mie osservazioni ha esordito, riferendosi inequivocabilmente al consigliere Delladio, con queste parole: “se uno vede che tutto è marcio, i casi sono due: o veramente tutto è marcio oppure il marcio in qualche modo gli è connaturale.” Non c’è dubbio che il Presidente Dellai sia convinto della seconda ipotesi: a suo avviso quindi il marcio mi è connaturale.
Non ho replicato subito al Presidente, perché proprio nel momento stesso in cui egli pronunciava queste parole, io ero impegnato ad ascoltare un cittadino che mi aveva chiesto un appuntamento per condividere con me un problema importante: per questo ho dovuto e voluto aspettare la consegna del resoconto stenografico del dibattito, da cui ho tratto le parole a me riferite e appena citate.
Vede signor Presidente della Giunta, non è nel mio stile offendere le persone e quindi non mi abbasserò al suo stesso livello.
Il confronto politico, in tutte le sue sfaccettature, può essere anche vivace e molto animato, ma il rispetto della persona deve prevalere su tutto.
Mi limiterò quindi a ricordarle alcuni fatti e a proporle alcune considerazioni ad ampio spettro, approfittando della discussione sul bilancio.
Farò questo intervento senza acrimonia, diversamente da quanto riscontro da tempo negli atteggiamenti da lei assunti e negli ultimi suoi interventi in aula.
Lei mi ha offeso senza entrare nel merito delle questioni che ho sollevato nel dibattito.
Per quanto mi riguarda, invece, gli stessi resoconti stenografici di queste sedute attestano, signor Presidente della Giunta, che i miei interventi in quest’aula si sono sempre contraddistinti per la documentazione portata e le critiche motivate e dettagliate, mai generalizzate, da me espresse in ogni circostanza. Ho sempre curato i distinguo e, quel che più conta, non ho mai offeso nessuno.
Lo ripeto: i verbali delle sedute del Consiglio sono sempre a disposizione di tutti per controllare la fondatezza di quello che ho appena affermato.
Le ricordo, ad esempio, che, in occasione dell’ultimo dibattito sulla relazione del difensore civico, a seguito del quale lei ha perso le staffe offendendomi, ho parlato di arroganza e di prepotenza riscontrabili in certi comuni e da parte di una minoranza di amministratori comunali, che si servono delle regole a loro esclusivo piacimento, di taluni amministratori locali che gestiscono la cosa pubblica facilitando i conoscenti più amici e gli amici degli amici, e che con azioni di fatto persecutorie e intimidatorie penalizzano intenzionalmente i cittadini a loro invisi, colpevoli solo di rappresentare le loro necessità, i loro problemi o posizioni politiche differenti.
Ho parlato di amministratori che in due mesi approvano deroghe al piano regolatore comunale permettendo di costruire in aree sottoposte alla massima tutela ambientale, in barba a tutti i vincoli e divieti, aumentando gli indici di costruzione dopo aver avuto il via libera dalla giunta provinciale, che accoglie preventivamente i ricorsi dei tecnici, spesso politicamente vicini, nonostante i pareri contrari delle commissioni tutela del paesaggio sia comprensoriale che provinciale.
Quando nei miei interventi in aula e sulla stampa ho parlato di arroganza, ho precisato che alcuni assessori sono arroganti e prepotenti e non ho tenuto nascosti i loro nomi.
Vede signor presidente, se lei avesse davvero rispetto per quest’aula come non smette di ripetere, lo dimostrerebbe rimanendo qui durante tutti i lavori anteponendo questa priorità ad ogni altro impegno. E restando con noi nell’emiciclo riuscirebbe a cogliere con più cognizione di causa le critiche ragionate e fondate che le vengono mosse dall’opposizione. Ho ragioni oggettive per poter dire che le mie rientrano in questa fattispecie.
Alzandosi dallo scranno per abbandonare quest’aula lei evidenzia la sua scarsa attitudine al dialogo, al confronto a viso aperto e conferma il carattere permaloso che le viene non di rado imputato per mancanza di disponibilità ad accettare le osservazioni critiche a lei rivolte, anche quando appaiono del tutto giustificate.
I miei interventi – lo ammetto – alle volte sono stati e saranno ancora in futuro, duri, pungenti, ironici e in qualche caso anche canzonatori. Ma mai offensivi.
Le assicuro che sentirsi rivolgere frasi irrispettose è mortificante per un consigliere della minoranza, anche perché l’opposizione non ha altri mezzi che la dialettica per poter fronteggiare i grandi numeri, le soverchianti risorse sia umane che finanziarie di cui questa maggioranza può servirsi.
Una maggioranza e una giunta provinciale che può contare su una collaudata “batteria” di dirigenti ed ex dirigenti consulenti ed esperti, sempre pronti a suggerire soluzioni, strategie, risposte, battute, per accreditare l’immagine immacolata e operosa di chi è al governo, contro la cui abnegazione, solerzia e diligenza si accanirebbero malignamente i cattivi come me e pochi altri.
Certo, signor presidente della Giunta: rispetto a questo scenario popolato da un lato da una pletora di suoi luogotenenti, e dall’altro da un altrettanto ampio fronte di pavidi, capaci solo di sussurrare di nascosto la loro contrarietà, io sono e voglio continuare ad essere un po’ come l’ortica nel bel mezzo di un vasto prato di candidi fiorellini: margherite, stelle alpine, genziane e altro che siano.
Sappiate quindi che non ho alcuna intenzione di rinunciare a pungervi nelle parti più sensibili, resistendo all’antipatia che qualcuno – ma per fortuna pochi – mi dimostra.
Questo è il compito che cercherò di svolgere ancora nel migliore dei modi e con il massimo rigore politico fino alla fine della legislatura, anche perché non ho cambiali in bianco da pagare a nessuno.
E’ vero, credo di essere ormai rimasto solo a godere della totale disistima del Presidente, ora che Divina ha assunto altri incarichi nelle istituzioni.
Questo tuttavia non mi spaventa né mi scoraggia in alcun modo. Anzi, devo dire che il fatto di riuscire a scatenare ogni tanto l’ira funesta del governatore prova l’efficacia della mia battaglia politica.
In primo luogo visto, che il Presidente Dellai ha affermato che il marcio è connaturale al consigliere Delladio, vorrei formulare alcune domandine sulle quali invito lo stesso presidente della Provincia ad una verifica e ad un esame molto puntuale.
Presidente Dellai, chi ha sollevato un anno fa la questione etica ripresa e rilanciata in questi giorni anche dal presidente del comitato dei garanti della Margherita, Paolo Piccoli?
Si è voluto e si vuole ancora esortare a dar credito ad un partito, la Margherita, che sempre più è percepito dalla gente trentina come un “comitato d’affari”, per riprendere la definizione a suo tempo utilizzata dall’ex presidente dell’Autobrennero Enrico Pancheri.
Di fronte a questa sfiducia diffusa e profonda nelle vostre capacità amministrative e di governo, avete ancora la faccia tosta di volervi rifare una verginità politica – e aggiungo anche “ambientale” – persa ormai da molto tempo.
Verginità persa, va detto, già prima delle dichiarazioni rilasciate da un autorevole deputato del centrosinistra all’indomani delle elezioni politiche, che denunciò le intimidazioni cui erano sottoposti i sindaci e le espressioni telefoniche “poco formali” utilizzate da esponenti politici provinciali nei loro confronti, nelle quali veniva evocata greppia meglio nota come “magnadora”.
Magnadora “alta” per gli amministratori che non si allineano alla politica della giunta provinciale, o che non producono il consenso atteso in occasione delle elezioni, e magnadora “bassa” con conseguenti contributi e favori più accessibili, per gli amministratori amici.
Telefonate, che hanno amareggiato molto, inutilmente smentite perché confermate anche da Renzo Anderle sindaco di Pergine nonché Presidente del Consorzio dei Comuni e del Consiglio delle Autonomie, il quale ha citato fonti assolutamente attendibili.
E lei, signor presidente della Giunta, si permette di dire in aula che il marcio mi è connaturale.
Tocca a me ora proporre un’analisi che, lo premetto, non sarà esaustiva, e nella quale “sorvolerò” sulle fermate dell’assessore a bordo dell’elicottero della Provincia per prendere un caffè, guarda caso proprio dove il figlio si trovava in quel momento in campeggio, e precisamente a Malga Preghena Alta.
Un’analisi nella quale non ricorderò se non di sfuggita l’uso allegro delle auto blu per recarsi dalla parrucchiera o per accompagnare i figli a scuola.
Tutti episodi documentati e dei quali anche se voi vorreste cancellare la memoria nell’opinione pubblica, è tuttavia rimasta traccia sulla stampa e nel giudizio dei trentini.
Mi rendo conto di alimentare la vostra stizza e il vostro disappunto, ma questi sono fatti, non giudizi. Fatti che in ogni caso rivelano la debolezza umana anche di chi detiene il potere, e sui quali non ho nessuna intenzione di spendere una parola di più e tantomeno di assumere l’atteggiamento moralistico di chi emette sentenze di condanna com’è invece costume da parte del centrosinistra nei confronti degli avversari politici. In questa sede mi limito semplicemente a richiamare il dato inequivocabile che quelle descritte non sono invenzioni ma circostanze oggettive, perché chi ascolta possa capire da quale pulpito viene la predica.
Ritengo che i cittadini del Trentino abbiano diritto di conoscere da lei, signor presidente della Giunta, quali sono le argomentazioni obbiettive con cui pensate di poter giustificare adeguatamente le nomine di qualche collaboratore – a suo tempo ingaggiato durante la campagna elettorale e che comunemente viene chiamato “portaborse” – nel consiglio di amministrazione della Fiemme Servizi, ad esempio, o il trasferimento del suo capo della sua segreteria particolare in seno all’ITC, costretto ad assegnare a questo “unto dal governatore” un incarico dirigenziale?
Non è forse vero che queste nomine politiche, letteralmente “calate dall’alto” sugli enti pubblici coinvolti e quindi, indirettamente, anche sulla testa dei cittadini costretti ad assistere attoniti a questi spettacoli di corretta amministrazione, hanno l’unico effetto di arricchire il curriculum vitae e soprattutto il portafoglio dei diretti interessati?
Altro interrogativo, questa volta con annessa risposta: chi ha detto ai componenti della Giunta comunale di Daiano in val di Fiemme in maniera neppure tanto velata, di costruire il campo da golf, altrimenti non arriveranno più finanziamenti dalla Provincia?
Mi pare, senza ombra di smentita, che si sia trattato dell’Assessore Gilmozzi.
Allo stesso modo non è difficile capire, per chi analizza i fatti nella loro completezza, quali soggetti hanno tratto o trarranno vantaggi dallo spostamento della stalla e fienile da una zona che era già stata ben identificata nel PRG di Carano, ubicata in un’area periferica rispetto all’abitato, al bel mezzo della pianura di Tassa, in val di Fiemme, contro i pareri totalmente negativi delle commissioni tutela del paesaggio sia locale che provinciale.
Altrettanto agevole è ipotizzare gli enormi vantaggi avuti da questi stessi soggetti beneficiari di questa operazione urbanistica, in seguito alla realizzazione di un campo da golf, il cui progetto è stato imposto e calato subdolamente sulle teste dei cittadini di Daiano e di Carano in Val di Fiemme, senza che sia stato cercato neppure un minimo di coinvolgimento della popolazione, se non altro per salvare le apparenze anche se la decisione era stata già presa. Sono atti che la dicono lunga sull’estrema disinvoltura con cui certi amministratori del centrosinistra utilizzano i pubblici poteri loro affidati per gestire il territorio e pongono in essere le loro strategie a prescindere dalle comunità residenti e pur affermando di agire, ovviamente, solo per il bene di queste ultime e in nome della democrazia.
Per non parlare della colonia pavese di Daiano, struttura in parte occupata strategicamente da una impresa locale che produce birra di proprietà dei soliti noti parenti. Questa colonia è inserita anch’essa nel progetto del campo da golf ed è già stata oggetto di un sopralluogo da parte di alcuni politici e imprenditori locali in vista della sua riattivazione. Un ripristino sul quale si potrebbe anche essere d’accordo se venisse attuato alla luce del sole.
E per concludere questo capitolo di domande, è vero che lei Presidente Dellai, assieme all’assessore Gilmozzi, vi siete recati all’inaugurazione della struttura agricola che ho richiamato prima – costruita, lo ripeto, in deroga a tutti i divieti e infischiandosene dei pareri contrari delle commissioni per la tutela paesaggistico–ambientale comprensoriale e provinciale, in una zona di massima tutela ambientale – e poi siete stati portati in giro in carrozza e in pompa magna come gli antichi imperatori d’Austria e Ungheria, assieme ad alcuni alti dirigenti della Provincia?


(Interruzione del Presidente Dellai: Sì, due cavalli.)


DELLADIO (Forza Italia): Bene. Passiamo ora al capitolo appalti. Ho avuto modo, in quest’aula, poco tempo fa, di sollecitare il Presidente e l’Assessore competente invitandoli pubblicamente a riferire innanzitutto qui, in quest’aula, e non in altre sedi, in merito alle note vicende che interessano le relazioni fra l’Assessorato ai Lavori Pubblici e le imprese coinvolte da alcune vicende giudiziarie in materia di appalti.
Il Consiglio provinciale dovrebbe essere adeguatamente messo al corrente di quel che sta accadendo nella organizzazione del servizio provinciale competente, soggetto al prelievo di documenti per ordine dell’Autorità giudiziaria.
Ebbene, a tutt’oggi – nonostante la mia precisa richiesta di comunicazione e trasparenza in ordine ad una questione delicata e di pubblico interesse, e sulla quale la Giunta per prima dovrebbe dimostrare di non avere nulla da nascondere – il Consiglio provinciale continua ad essere tenuto all’oscuro di questi rapporti.
Mi permetto di osservare che quando mi azzardo a toccare o anche solo a sfiorare questi tasti, la rabbia più o meno malcelata con cui la Giunta ed in particolare il presidente dell’esecutivo reagiscono, dimostra tutta la supponenza e l’arroganza di chi non tollera che qualcuno disturbi il conducente distraendo l’attenzione dalle riflessioni politiche di altissimo profilo sulle quali ritiene che non solo lui ma tutti dovrebbero concentrarsi, trascurando queste inezie.
Non merita quindi alcun riguardo, anzi, va disprezzato chi come me si ostina a tornare puntigliosamente su questi argomenti convinto che anche questo sia il ruolo di una vera opposizione.
Secondo il Presidente le situazioni che ho segnalato non sarebbero degne di considerazione e occorrerebbe quindi ignorarle completamente perché in Trentino, secondo i benpensanti, vicende come queste costituirebbero episodi isolati o magari dei semplici equivoci dietro ai quali non si troverebbe in realtà nulla di grave.
Ma ecco un’altra domanda imbarazzante: a quale partito politico apparteneva l’amministratore preso con le mani nella marmellata nell’ambito della vicenda Solatrix di Rovereto?
E a proposito di Rovereto, per venire a un episodio recente, voglio citare alcuni passi dell’articolo scritto dal giornalista Paolo Mantovan sul Trentino del 4 dicembre scorso, dal quale emerge con chiara evidenza e una punta di ironia, quale sia in effetti il funzionamento del “sistema Trentino” anche in quella parte di società caratterizzata da un volontariato attivo e diffuso, spesso più utilizzato allo scopo di rastrellare consenso politico che come “biglietto da visita” della nostra comunità.
Un articolo – ricordavo - dal titolo “Quanto Trentino in quel CD” in cui si ricorda la registrazione di “una telefonata banale, di un comandante dei pompieri che vuole informarsi sulle appartenenze politiche di alcuni altri pompieri per decidere se difenderne o meno le posizioni di responsabilità.”. “Quel CD era già stato inviato all’Assessore provinciale Silvano Grisenti, al sindaco di Rovereto Guglielmo Valduga e al presidente provinciale dei vigili del fuoco volontari Sergio Cappelletti.”. Continua Mantovan nel suo articolo: “Ciò che conta è quello che dice, e come lo dice, – riferendosi al comandante dei vigili del fuoco di Rovereto – usando il telefono dei pompieri, dà l’impressione che tutto il Trentino, persino i pompieri volontari, esempio fulgido della nostra autonomia, della nostra solidarietà e del nostro sbandierato grado di civiltà, sia immerso in una brodazza politico-provincial-territoriale dove si sta al comando di qualche cosa solo e soltanto se si è funzionali al “sistemone” trentino. Altro che sana competitività, altro che spirito alpino, altro che provincia laboratorio.“ E poi ancora: “(...) le vicende un po’ scabrose emerse nel nostro vergine Trentino sono state liquidate dai massimi rappresentanti istituzionali come, in rapida sequenza, frutto di singole mele marce (scandalo degli appalti stradali), casi isolati (inchiesta sul caporalato), granelli di polvere che non devono sporcare un corpo glorioso (il caso del CD dei vigili del fuoco di Rovereto)”.
L’abitudine all’autoreferenzialità, cioè il vizio di rispondere dei propri atti solo a se stessi anche se si è stati investiti di un mandato popolare, rende sordi e ciechi i vertici delle nostre istituzioni autonomistiche. Tant’è vero che il presidente Dellai anziché prendere lealmente atto delle situazioni da me appena indicate, e impiegare tutte le proprie energie e le facoltà delle quali in forza del suo ruolo dispone per porvi rimedio, preferisce denunciare il consigliere Delladio perché il marcio mi sarebbe connaturale. Complimenti! Complimenti davvero!
Guai poi ai consiglieri di minoranza di questo consiglio quando si permettono di esercitare il loro ruolo di controllo politico dell’esecutivo e conseguentemente di sollevare legittime domande in merito agli incarichi affidati o ottenuti nell’ambito di enti pubblici da professionisti legati da profonda amicizia con qualche assessore provinciale o – vedi la coincidenza – che hanno ricoperto incarichi all’interno del parlamentino della Margherita.
Anche in questo caso, come per le nomine in seno alle società controllate dalla Provincia, si costruiscono, con l’assegnazione dei primi incarichi o appalti, curricula personali ed aziendali di tutto rispetto funzionali agli incarichi o appalti successivi, che saranno così calibrati ad hoc o, ancor meglio, ad personam, contro i quali la concorrenza nulla potrà opporre per poter sperare in una vittoria.
Si grida stizziti all’imbarbarimento della politica, si protesta scandalizzati ogni qual volta l’opposizione si azzarda a criticare l’operato della giunta provinciale.
Ma tutti devono tacere e possibilmente anche assentire se il Presidente della Giunta afferma dall’alto del suo scranno e con la massima sicurezza che il marcio è connaturale al consigliere Delladio.
Forse l’accresciuta suscettibilità e il nervosismo sempre più evidente del Presidente Dellai, derivano in parte dall’aver perso il congresso provinciale della Margherita, la sua creatura politica.
Signor Presidente della Giunta, lei ha molti adulatori dentro e fuori il Consiglio provinciale. Molti la considerano una sorta di Re Mida che volge in oro tutto ciò che tocca.
Qualcuno è arrivato al punto da interpretare e decantare come una vittoria la sconfitta subita al congresso del suo uomo più fidato, dal giovane avvocato unto dal presidente.
Hanno scritto che in realtà è uscito sconfitto il rinnovamento del partito da lei promosso mentre il successo è arriso agli uomini delle tessere, ai vecchi baroni democristiani del territorio.
A tal proposito mi permetto, questa volta sottovoce, di esternare la convinzione, signor presidente della Giunta, che chi si è messo di traverso sulla sua strada, impedendo l’elezione del suo favorito alla carica di coordinatore della Margherita, e specialmente chi si è azzardato ad assumere questa posizione a lei contraria senza avere le spalle coperte da un forte peso contrattuale, dovrà sicuramente pagare un prezzo molto alto.
Penso che lei abbia già pensato all’attivazione di un filtro antivirus o antispam molto efficace, con cui potrà selezionare accuratamente, per la lista dei candidati di suo gradimento alle prossime elezioni provinciali, solo chi avrà sempre dimostrato in passato di essere un suo incondizionato e fedele adulatore.
Lei vorrebbe avere sempre vicino, dentro e fuori quest’aula, solo yes man disponibili e pronti a soddisfare qualunque suo desiderio, a portare avanti e realizzare con gratitudine incondizionata qualunque sua idea o iniziativa, ad assecondare riconoscenti ogni sua proposta, e possibilmente ad essere “più realisti del re”, più dellaiani di Dellai. Come è emerso anche dal suo intervento di venerdì scorso, quando accennava al “clima” positivo dei rapporti in aula con la maggioranza e anche con l’opposizione. Lei signor presidente della Giunta vede e descrive una realtà che non c’è: una realtà di persone sostanzialmente in sintonia o comunque ultimamente compatibili con il suo pensiero anche se sono schierate dalla parte avversa. Tanti soldatini “alzalamanina” nella maggioranza, e tanti altri consiglieri solo apparentemente ostili perché tutto sommato accomodanti, nelle minoranze. Lo ripeto, tutto questo in realtà non esiste se non solo nei suoi desideri. Perché perfino chi oggi si atteggia con piaggeria a suo alleato o fan, prima o poi le giocherà un tiro analogo a quello da lei subito in occasione del congresso della Margherita, mettendolo a disagio e in difficoltà. Io credo insomma che il suo regno incontrastato abbia iniziato a scricchiolare con la crisi di credibilità della Margherita sul territorio. Proprio per questo venerdì lei non ha voluto accennare esplicitamente a questo tema, ma tutti hanno capito che questo è in realtà il suo maggior cruccio.
Ma torniamo a riflettere sui fatti prendendo in esame un altro fronte caldo: l’urbanistica.
Con quale coraggio e con quale sfacciataggine l’assessore all’urbanistica viene a proporci, prima in commissione e poi in quest’aula, di voler cambiare registro recuperando il valore del paesaggio e della tutela del territorio, inteso non come vincolo ma come opportunità, dopo i comportamenti che ho evidenziato sopra e dopo aver visto come l’assessore si comporta con i ricorsi dei tecnici amici.
Registriamo un cambio di rotta, a parole, che vede il sodalizio Dellai-Grisenti sostituito dalla coppia, più attuale ed ambientalista, Dellai-Gilmozzi emersa dall’ultimo congresso della Margherita.
La tutela del paesaggio – della cui importanza tutti noi siamo consapevoli - per essere attuata ha bisogno di comportamenti coerenti e non unicamente di proclami sostenuti da una campagna mediatica partigiana.
Io non so se l’assessore all’urbanistica non prova vergogna per l’articolo 48 di questa legge finanziaria, e precisamente per il comma 2, con il quale si modifica la legge 22 sull’urbanistica. In questa norma è scritto infatti che “E’ ammesso attraverso il piano regolatore generale definire le eccezioni all’applicazione del predetto limite, in ragione delle limitate dimensioni volumetriche e della localizzazione della costruzione esistente.”
In questo semplice emendamento alla legge urbanistica vigente, si possono infatti riscontrare le prime crepe se non il fallimento totale della legge Gilmozzi sulle seconde case, perequazione e compensazione urbanistica.
Non posso non recuperare quanto dissi in occasione di questa normativa, spacciata come provvedimento sostanzialmente ostile alle seconde case, e cioè che è decisamente condivisibile la necessità di contrastare i fenomeni all’origine del degrado del nostro territorio, come va sostenuta la necessità di distribuire equamente i benefici e gli oneri della pianificazione urbanistica. Aggiungevo inoltre che peraltro gli strumenti di pianificazione e tutela già esistevano, come esistono ad esempio i vari piani regolatori dei comuni, che sono stati gestiti in toto dagli amministratori locali, con la supervisione della Provincia.
Se nel tempo si sono concretizzate alcune iniziative speculative, evidentemente ciò è stato reso possibile da alcuni sindaci pro tempore, che hanno gestito in modo sciagurato i potenti mezzi di pianificazione urbanistica di cui anche prima della cosiddetta legge sulle seconde case disponevano.
E’ giusto comunque ricordare che i piani regolatori generali dei comuni sono affidati agli amministratori, i quali li predispongono ovviamente con l’ausilio di tecnici. Tecnici ai quali gli stessi amministratori suggeriscono sempre gli obiettivi da raggiungere, e poi li approvano o li fanno approvare al commissario ad acta in caso di incompatibilità.
Con le modifiche introdotte l’anno scorso alla legge urbanistica – ora nuovamente modificata con un emendamento apparentemente minuscolo ma nella sostanza di enorme portata – si era introdotto anche l’istituto della compensazione e quindi della negoziazione, o meglio, della contrattazione tra pubblico e privato.
Convinto della piena validità e attualità delle mie osservazioni, segnalavo un allarmante incremento delle situazioni a rischio e delle operazioni effettuate nell’ombra, che espongono gli amministratori alle mire di chi cercherà di sfruttare a proprio vantaggio – e non sempre in modo lecito – i nuovi strumenti urbanistici previsti.
Ora, con questo ipocrita intervento emendativo, che considero un effetto delle forti pressioni esercitate sull’assessore da qualche amministrazione locale, si libera quanto bloccato a suo tempo, e pubblicizzato con tutti i mezzi di informazione possibili, per promuovere la spiccata sensibilità di questa Giunta in materia di tutela ambientale, e si rinvia ancora alla pianificazione urbanistica locale la definizione delle deroghe ai limiti di costruzione per gli alloggi dedicati al tempo libero e alle vacanze, senza specificare le dimensioni volumetriche e l’ubicazione delle strutture sulle quali si attueranno tali deroghe.
Così come avveniva in passato, si rimanda ancora alle amministrazioni locali, anche a quelle che avevano permesso alcuni scempi urbanistici, la possibilità di derogare in tema di prime e seconde case, bypassando così, di fatto, la norma approvata appena l’anno scorso con gran clamore e rullii di tamburo. Tutto questo lascia francamente allibiti.
Approfitto di questo contesto per chiedere: qualcuno, dentro e fuori quest’aula, ha per caso notato il benché minimo abbassamento dei costi degli appartamenti considerati prima casa, che doveva derivare dall’approvazione della cosiddetta legge contro le seconde case?
Voglio inserirmi leggendo una lettera pubblicata oggi dai quotidiani locali a firma commendator Filippo Graffer, Presidente Funivie Fedaia Marmolada. La leggo perché è utile per capire la situazione nella quale stiamo vivendo e i comportamenti degli Assessori competenti. Questo contributo ha il titolo: Marmolada, le due facce di Gilmozzi.
“Nobile ed encomiabile è l’impegno assunto dell’assessore Gilmozzi, per difendere la Marmolada dell’assalto degli impiantisti, a favore di un turismo pulito ed ecologico.
Ma... si tratta forse dello stesso assessore Gilmozzi che, con assoluta naturalezza, non più tardi di due anni fa autorizzava i lavori per il rifacimento, con raddoppio della portata oraria, della funivia che collega Malga Ciapela a Punta Rocca sul ghiacciaio trentino della Marmolada?!”
L’assessore proclama in commissione e sui quotidiani locali di voler puntare molto sulla qualità ambientale complessiva del territorio, introducendo con il nuovo Piano Urbanistico Provinciale la carta del paesaggio, presentata come la nuova formula di gestione del territorio.
E a proposito di paesaggio, definito come forma esteriore della nostra identità, il Presidente nella sua relazione ricorda l’attivazione con la legge finanziaria di uno specifico fondo volto proprio a far conoscere, valorizzare, tutelare e ove necessario ripristinare il paesaggio quale elemento fondante della qualità territoriale.
Mi permetto ancora di evidenziare e far notare in proposito la densa cortina fumogena creata ad arte davanti agli occhi del cittadino poco attento ai provvedimenti ed ai comportamenti di questa giunta provinciale, che parla di scuola per il governo del territorio senza curarsi minimamente di dare il buon esempio.
Un altro aspetto legato alla pianificazione urbanistica che potrebbe essere titolato “Il mistero della terra promessa”, è quello riferito al cambio di destinazione di alcune aree ubicate a Trento Nord e a Martignano. La mia attenzione si concentrerà principalmente e solamente su quelle agricole di Trento Nord.
L’approvazione della Variante al Piano regolatore Generale del Comune di Trento ha permesso di assistere ad un aspro dibattito in seno alla maggioranza politica comunale.
E’ tuttora aperta la ferita politica nata dallo scontro sulle aree conosciute come Crosara-Auto In, via dell’Albera a Martignano e via 8 marzo a Gardolo, laddove c’è stato uno scardinamento degli equilibri interni alla maggioranza di centrosinistra del sindaco Pacher.
La votazione segreta che ha bocciato la pianificazione dell’area di Via 8 marzo a Gardolo, ha di fatto delegittimato la Giunta Pacher e portato successivamente allo stralcio dell’insediamento della concessionaria Renault previsto da tempo, e da pochi, in via Crosare a Trento Nord.
E’ su questo aspetto che desidero soffermarmi con alcune brevi riflessioni, visto che il marcio – secondo il Presidente – mi è connaturale.
Ricordo innanzitutto alcuni fatti che hanno portato alla “svendita” del terreno di via Crosare.
In data 21 dicembre 2004, con contratto preliminare registrato a Trento il 5 gennaio 2005, la Società Trentino Servizi SpA ha promesso di vendere al signor Martini Eugenio, che ha a sua volta assicurato di acquistare per sé o per persone da nominare, una serie di particelle fondiarie site, appunto, in località Crosare di Gardolo, pari ad una superficie di circa 5.500 metri quadrati.
Il prezzo venne fissato a corpo in 975.000 euro, pari a circa 180,00 euro al metro quadro, valore decisamente sottostimato per un terreno che, con l’imminente approvazione della Variante al PRG del Comune di Trento, sarebbe poi, come promesso, diventato edificabile.
Infatti, a Trento, il prezzo di mercato di un terreno agricolo oscilla tra i 50 e gli 80 euro al metro quadro, mentre per un terreno edificabile il prezzo è di circa 500-600 euro al metro quadro.
Quindi, in apparenza, tutti i soggetti che hanno firmato il contratto preliminare risulterebbero soddisfatti: Trentino Servizi perché ha venduto un terreno agricolo ad un prezzo superiore rispetto al valore di mercato, e la concessionaria “Auto In” perché, se ogni cosa andava come doveva andare, acquistava un terreno edificabile ad un terzo del reale valore di mercato.
Il quotidiano Trentino di data 19 novembre 2006 ci aiuta a ricordare un curioso aspetto, dimenticato dai più, ovvero che “Eugenio Martini titolare della Auto In è un imprenditore con buone conoscenze nel mondo politico: ha prestato le sue Renault per le campagne elettorali (...)” ad alcuni esponenti di spicco della maggioranza politica che governa la provincia di Trento. Ritengo sia solo una coincidenza.
Altra ulteriore riflessione.
L'Amministrazione comunale di Trento si trovava nella fattispecie nella duplice veste di proprietario originario del bene e detentore del potere modificatorio della sua natura.
Il Comune risultava cioè proprietario, anche se per interposta società, di tale bene, avendo la possibilità di influire sia sul Consiglio di amministrazione della società Trentino Servizi – visto che l’Amministratore delegato è espressione del Comune di Trento – sia sulla pianificazione urbanistica.
Ora, mi chiedo e chiedo a voi: dato che i soggetti coinvolti sono pubblici e che gestiscono denaro e terreni pubblici, non sarebbe stato meglio pensare ad una gara ad evidenza pubblica, che a mio modesto avviso, sarebbe stata più trasparente anche agli occhi dei componenti della stessa maggioranza politica che governa il capoluogo?
Così facendo, si sarebbe evitato di entrare in contrasto con il principio di libera concorrenza. Cosa dovrebbero dire infatti gli altri concessionari di auto, o altri soggetti privati che non sono stati aiutati in maniera analoga dal Comune o dai suoi rappresentanti?
E aggiungo un altro interrogativo: perché il Presidente della Provincia finora non ha esercitato i poteri di controllo a lui conferiti dall’ordinamento vigente, al fine di valutare l’esistenza, soprattutto in questo caso, di eventuali vizi di partecipazione?
Non voglio aggiungere altro e lascio a chi mi ascolta ogni valutazione, perché altrimenti il presidente Dellai poi dice – come ha già affermato con una certa stizza l’altra volta - che il sottoscritto vede marcio dappertutto.
L’eclatante profilo viziato dell’operazione che ho esposto poc’anzi mi autorizza a confermare i giudizi negativi che ho sempre espresso in quest’aula sulla proliferazione di società per azioni con capitale interamente pubblico, o a maggioranza pubblico, società per azioni utili al solo conseguimento del controllo di ampi ambiti dell’economia trentina; all’occupazione dei vari Consigli di Amministrazione con uomini di specchiata fiducia e, a cascata, al controllo delle assunzioni particolarmente ambite poste in essere con la sola evidenza pubblica, ma che nella pratica avvengono a chiamata diretta eludendo qualsiasi controllo.
Tecnofin Trentina SpA, Agenzia per lo Sviluppo SpA, Trento Fiere SpA, Informatica Trentina SpA, Trentino Trasporti SpA, Trentino SpA, Patrimonio del Trentino SpA, ITEA SpA, Trentino Riscossioni SpA, Cassa del Trentino SpA sono solo alcune società a totale o a prevalente partecipazione provinciale in seno alle quali vige il sistema che ho appena evidenziato.
La mia preoccupazione, più volte ribadita in quest’aula, è che le numerose società per azioni e le svariate nuove fondazioni possano servire in gran parte alla Giunta quali strumenti di autopromozione politica, da utilizzare per accrescere il consenso nei confronti del presidente, degli uomini di partito a lui più vicini e dei vari alleati della maggioranza, soprattutto in vista delle prossime elezioni provinciali, o come “dimora ospitale” o “regalo” per amici politicamente orientati e portaborse da sistemare dopo l’attuale mandato.


(...)

DELLADIO (Forza Italia): Non vorrei che questo sistema da tempo consolidato conduca alla fine anche verso la progressiva svendita clientelare del patrimonio immobiliare della Provincia, con il pretesto di gestire e valorizzare meglio, in tal modo, i beni dell’ente pubblico. Le condizioni perché questo avvenga sono già state create con l’istituzione della Patrimonio immobiliare SpA, società con la quale la Giunta si ripromette di finanziare i nuovi investimenti nel settore immobiliare necessari per lo sviluppo delle attività direttamente o indirettamente gestite dalla Provincia in molteplici ambiti del sistema Trentino.
Usava dire un illustre democristiano come Giulio Andreotti che pensar male non è bello ma probabilmente ci si azzecca. Ora, se al termine “male” sostituiamo il sostantivo “marcio”, il cui significato non è molto dissimile, credo che il presidente Dellai dovrebbe riflettere sulla possibilità che anche uno come l’odiato Delladio, a vedere il marcio dappertutto qualche volta ci azzecchi.
Chiedevo, Presidente, prima ha suonato, è perché ho finito il tempo oppure per richiamare l’Aula all’ordine?


PRESIDENTE: Per richiamare l’Aula all’ordine. Di tempo ne ha a disposizione.


DELLADIO (Forza Italia): Benissimo. Altro esempio di gestione scellerata dei soldi pubblici, è la spesa sostenuta per pagare il pranzo, da parte di Trentino SpA, ai 450 medici che operano nella nostra provincia durante la partecipazione al Convegno che si è tenuto presso il Palacongressi di Riva del Garda lo scorso mese di ottobre.
Sono stati spesi circa 15.000,00 euro con la motivazione, addotta dal direttore della Trentino SpA, che iniziative come questa rientrano tranquillamente nelle politiche di marketing territoriale della società.
Una giustificazione che proprio non sta in piedi, visto che il marketing di solito si promuove a favore di chi potrebbe o vorrebbe venire in Trentino, e non nei confronti di chi già lavora e svolge la propria attività sul nostro territorio.
Non solo, l’atteggiamento della Giunta provinciale e dell’Assessore competente è sempre stato quello di ostacolare la migrazione sanitaria verso il Trentino, e a questo riguardo, nonostante la certificazione di qualità rilasciata, dietro lauto pagamento, da un istituto americano, colpisce ancora, e in modo sorprendente, il livello della spesa dovuta alla mobilità passiva.
E’ utile ricordare che il saldo passivo della mobilità sanitaria è ancora molto alto: nel 2003 era di 13.100.000,00 euro, nel 2004 era di 15.400.000,00 euro, nel 2005 era 15.800.000,00 euro e per il 2007 è stata preventivata una spesa di quasi 14.000.000,00 e precisamente di 13.880.000,00 euro.
Si fa poco per qualificare alcune prestazioni sanitarie che sono in sofferenza in Trentino e precisamente ortopedia, risonanza magnetica, PET (Tomografia ad emissione di positroni), per non parlare dei tempi di attesa lunghissimi al pronto soccorso e per avere visite specialistiche.
Tutto ciò cosa vuol dire? Vuol dire che le giustificazioni dichiarate dai vertici di Trentino SpA non reggono e sono in aperto conflitto con gli intendimenti politici orientati alla razionalizzazione della spesa e all’efficienza dei servizi ripetutamente manifestati sia dalla Giunta che dall’Assessore competente.
Si preparino gli avvocati, gli ingegneri, i geometri, i commercialisti, le badanti del Trentino eccetera ad organizzare i propri convegni di categoria sul nostro territorio sperando, come è stato fatto per i medici, in un sempre pronto saldo delle spese sostenute nei migliori ristoranti da parte della Trentino SpA.
E a proposito di sanità è importante rilevare che il ticket di 23,00 euro su ogni visita non urgente al pronto soccorso, previsto dalla scellerata finanziaria nazionale del governo Prodi, che sarà prontamente introdotto anche in provincia di Trento, e l’aumento di 10,00 euro per ogni prescrizione di visite specialistiche ed esami, sono provvedimenti che graveranno sulle famiglie più povere, quelle che si afferma, a parole, di voler tutelare.
Manovre che sono introdotte con il solo fine di fare cassa e che porteranno nel bilancio della provincia circa 10 milioni di euro.
Questo bilancio prevede per la sanità trentina una variazione in aumento dell’1,13 % rispetto al 2006.
Fra le spese impegnate dalla Giunta provinciale è importante rilevare quelle attinenti la realizzazione del centro di protonterapia, finalizzato al trattamento di alcune forme di neoplasie attraverso fasci di protoni, spese che ammontano a un totale di 70.300.000,00 euro per il quinquennio 2005 – 2010.
Dall’altro lato è opportuno far conoscere la spesa di 160.000,00 euro all’anno al lordo di ogni onere e delle ritenute di legge, integrato di una eventuale ulteriore quota fino al 10 per cento del medesimo, per il responsabile dell’Agenzia provinciale per la realizzazione del centro di protonterapia medica (AtreP): un incarico meramente organizzativo e senza rischi medico-legali.
E’ di questi giorni la notizia dell’approvazione della delibera della giunta provinciale che fissa gli importi relativi alle spese discrezionali, impegnate nei vari budget annuali dei Dipartimenti o Servizi speciali, relative a pubblicità e pubbliche relazioni, convegni, mostre e manifestazioni, studi ed incarichi vari, comprese le consulenze esterne.
Una cifra che ammonta per il solo 2007 a circa tre milioni di euro intervenuta in aggiunta agli importi legati alle consulenze da 900,00 euro al giorno per tre mesi, volute dal Direttore generale dell’Azienda sanitaria e dall’Assessore Andreolli, per la formazione dei futuri project manager tra i quali, si vocifera, rientrerà anche qualche lontano parente.
E dopo tutto ciò, che rappresenta solo la punta dell’iceberg degli sprechi, mi si viene a dire che il marcio mi è connaturale?
Con questo provvedimento finanziario, la finanziaria che andiamo ad esaminare, c’è il rischio di un forte aumento della tariffa per la raccolta dei rifiuti perché – come è stato rilevato in commissione dal Presidente del Consiglio delle Autonomie Renzo Anderle - si prevede il raddoppio (da 30.000 lire a 30,00 euro) del contributo che gli enti gestori di discariche, ad esempio la Trentino Servizi per Ischia Podetti, devono versare o dovranno versare al comune sul cui territorio amministrativo insiste la discarica.
E a proposito di tasse e tariffe, è doveroso evidenziare quanto prevede in tema di estimi catastali la finanziaria nazionale in fase di approvazione in Parlamento.
L’eterogenea maggioranza parlamentare di centrosinistra, che accoglie al proprio interno chi considera la proprietà privata un furto, ha previsto di cambiare le regole in tema di imposte legate agli immobili.
La riforma nazionale segnerà il passaggio del Catasto ai comuni, con una delega per la revisione del sistema su base patrimoniale.
Emerge la volontà del governo di tassare non già il reddito degli immobili, bensì il loro valore,
L’entità dell’ICI non si ricaverà più, con la nota formuletta, dal valore catastale dell’immobile, bensì dal valore reale e commerciale dell’immobile. Cosa vuol dire questo?
Innanzitutto che saranno colpite circa il 90 per cento delle famiglie italiane proprietarie di almeno una casa di abitazione.
Considerando che il valore catastale è di gran lunga inferiore al valore commerciale di due, tre o più volte, anche in relazione all’ubicazione dell’immobile, si avrà, secondo il nuovo principio, un innalzamento repentino dei valori di ICI che si pagheranno ai comuni pari a due, tre o più volte i valori attuali.
L’unico valore sul quale i comuni potranno incidere, se lo vorranno, sarà la quota di detrazione per prima casa, e solo per prima casa.
Sono molto curioso di vedere come si comporteranno i comuni al riguardo, considerati gli impegni sottoscritti il 31 ottobre scorso con la Provincia attraverso il consorzio delle municipalità: il protocollo d’intesa sulla finanza locale prevede infatti di mantenere inalterata nel 2007 la pressione fiscale per le famiglie e per le aziende – ma non le tariffe – nonostante la forte spinta a fare cassa per pagare, tra l’altro, le nuove spese legate alle indennità ed ai gettoni presenza degli amministratori locali.
La finanziaria provinciale ricalca grossomodo la filosofia della finanziaria nazionale che secondo i piani del governo Prodi sarà approvata dalla Camera entro Natale.
Anche se non ho tuttavia difficoltà a riconoscere che il testo contiene anche alcuni elementi positivi, non c’è dubbio che la finanziaria nazionale avrà soprattutto l’effetto di aumentare le tasse ai cittadini e di innalzare ulteriormente il livello della spesa pubblica che per la cui riduzione il governo assicura, a parole, di essere fortemente impegnato.
Tornando al Trentino, sempre a proposito di tasse debbo rilevare l’introduzione del tributo provinciale sul turismo, previsto a partire dal 2007, che era stato istituito con la legge di bilancio 2006, la numero 20 del 2005. Per rendere il più possibile indolore questo nuovo balzello la Giunta ha escogitato una sorta di “pillola dolcificante”, che consiste in un sistema di sgravi IRAP destinato a durare tre anni, per un valore equivalente alle entrate derivanti dal tributo provinciale.
Forza Italia in commissione ha presentato un emendamento, bocciato dai rappresentanti della maggioranza, che proponeva di rinviare al 2008 l’applicazione del tributo, a sostegno del fatto che non è stato ancora predisposto il regolamento di attuazione della norma e tantomeno è stato avviato il necessario confronto con le categorie economiche interessate.
Per smentire il Presidente della Giunta provinciale che mi attribuisce il difetto di vedere tutto marcio, voglio evidenziare l’esistenza di almeno un provvedimento contenuto nella manovra finanziaria della Giunta, a favore del quale voterò.
Devo infatti riconoscere che il servizio reso alle famiglie e alla comunità trentina dalla cooperativa Tagesmutter merita senza dubbio il deciso sostegno straordinario previsto dal bilancio provinciale attraverso i 120.000,00 euro stanziati allo scopo di coprire le spese sostenute nell’esercizio 2006. Spese che, se non coperte, metterebbero in crisi l’offerta da parte di questo soggetto del privato sociale impegnato a soddisfare le esigenze di cura, sostegno ed educazione dei bambini nella prima infanzia, garantendo un prezioso e insostituibile supporto alle loro famiglie in molte comunità del Trentino.
Quello delle Tagesmutter è infatti un servizio apprezzato che ha dato ottimi risultati. In termini generali è infatti necessario ribadire che occorre dare un’adeguata risposta ai bisogni di educazione e di socializzazione dei bambini dagli zero ai tre anni, cioè fino al raggiungimento dell’età utile per accedere alla scuola dell’infanzia. Le famiglie hanno diritto a trovare questo supporto soprattutto in quelle zone del Trentino sprovviste di servizi per la prima infanzia o dotate di servizi insufficienti. E qui penso in modo particolare alle nostre valli periferiche.
Ecco, credo che il sostegno alle Tagesmutter sia un modo concreto con cui la Provincia può favorire la crescita della natalità nelle famiglie trentine, al netto di bambini degli immigrati.
Concludendo con questo accenno positivo alla manovra di bilancio (anche se si tratta purtroppo solo di una goccia di acqua pulita in un mare inquinato e reso melmoso dai suoi affluenti), spero di non dover più rispondere alle offese gratuite espresse nei miei confronti dal Presidente Dellai o da chicchessia all’interno di quest’aula consiliare, verso la quale tutti noi, a partire da chi riveste i ruoli di maggiore responsabilità, dovremmo sempre portare il massimo rispetto, al pari di quello cui siamo tenuti nei confronti dei cittadini del Trentino. Buon Natale.