SEDUTA DEL 7 GIUGNO 2006
disegno di legge n. 104/XIII, "Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino"
(...)
DELLADIO (Forza Italia): Grazie signor Presidente, egregi colleghi. Approfitto
dell’articolo 8, comma 1, lettera h) del capo terzo di questo disegno di legge,
in cui si parla di funzioni amministrative della Provincia e dei Comuni ed in
particolar modo di tutela dell’ambiente e del paesaggio, per denunciare ad alta
voce, ancora una volta, una vergognosa operazione di sfregio ambientale.
Desidero denunciare ancora una volta – è la seconda volta che grido il mio
dolore in quest’aula e non sarà l’ultima – un fatto gravissimo che ha ferito la
mia valle di Fiemme e allo stesso tempo il nostro caro Trentino.
Si può proprio dire “com’era verde la mia valle”.
Era, perché una decisione politica arrogante, promossa dell’assessore Gilmozzi,
ha violentato una zona paesaggisticamente protetta e tutelata.
Esisteva una distesa prativa, variamente ondulata, completamente libera da
insediamenti umani in mezzo alla quale – sì, proprio nel suo bel mezzo – è stato
permesso di costruire una stalla ed un fienile di notevoli dimensioni.
La mia pubblica denuncia fa riferimento ad un caso concreto di sopruso
amministrativo, compiuto da un componente della Giunta provinciale, che nasconde
un’arroganza di potere senza precedenti che non ha alcuno scrupolo
nell’utilizzare e nel piegare alla politica i propri voleri particolaristici ed
inconfessabili.
È opportuno ricordare un’altra volta ai giornalisti presenti, a tutti voi
colleghi e a chi ci ascolta quanto la Commissione provinciale per la tutela
paesaggistico–ambientale ha espresso.
Parto dalla lettura di alcuni passi del parere espresso dalla Commissione
provinciale per la tutela paesaggistico–ambientale in merito ad un ricorso
presentato dal tecnico di una azienda agricola della val di Fiemme contro una
delibera della Commissione comprensoriale per la tutela
paesaggistico–ambientale.
Premetto, ancora una volta, di non avere nulla contro gli allevatori titolari
dell’azienda agricola in questione.
Ecco quanto scrive la Commissione provinciale per la tutela
paesaggistico–ambientale: “Il ricorso in esame si riferisce al diniego di
autorizzazione, formulato dalla Commissione comprensoriale per la tutela
paesaggistico–ambientale nel Comprensorio della Valle di Fiemme, relativo alla
richiesta di costruzione di una stalla con annesso fienile in località Tassa nel
Comune di Cavalese. Il sito interessato dalle opere è costituito da una vasta
distesa prativa, variamente ondulata, completamente sgombra da qualsiasi forma
insediativa, integra e di rara bellezza paesaggistica. L’insediamento zootecnico
verrebbe collocato proprio al centro di questo vasto altipiano ondulato,
interrompendo la sua continuità figurativa, vanificandone le qualità
paesaggistiche intrinseche.
Sotto il profilo urbanistico il sito ricade in area agricola di difesa
paesaggistica, sottoposta al vincolo della tutela ambientale, all’interno della
quale non sono ammessi dal P.R.G. nuovi interventi edilizi ed infrastrutturali.
La Commissione comprensoriale per la tutela paesaggistico–ambientale nel
Comprensorio della valle di Fiemme – conclude il testo – non ha concesso
l’autorizzazione paesaggistica ravvisando nell’intervento un contrasto con i
criteri di tutela del P.U.P., suggerendo in alternativa la sua realizzazione in
prossimità delle strutture zootecniche esistenti. La Commissione provinciale per
la tutela paesaggistico–ambientale visto il progetto, le motivazioni al diniego
della Commissione comprensoriale ed i motivi del ricorso, ritiene questi ultimi
poco pertinenti ed infondati e di dover confermare pertanto quanto espresso
dalla Commissione comprensoriale stessa. La stalla ed il fienile verrebbero
infatti edificati al centro di un contesto prativo di vaste dimensioni e
totalmente libero da edificazioni, in un’area che lo stesso Piano regolatore
generale di Cavalese, a conferma della valenza paesaggistica del sito, ha
individuato come zona a destinazione agricola di difesa paesaggistica: le
motivazioni, alle quali si rimanda, espresse dalla Commissione comprensoriale,
sono quindi fondate dal punto di vista della tutela del paesaggio, secondo i
criteri definiti anche dal Piano urbanistico provinciale. Il danno paesaggistico
prodotto dall’intervento sarebbe veramente grave e le qualità figurative del
sito verrebbero decisamente compromesse”.
Si tratta di un testo che documenta inequivocabilmente quanto siano fondate e
oggettive le motivazioni del parere negativo delle commissioni al rilascio
dell’autorizzazione richiesta.
Nella delibera della Giunta provinciale che accoglie il ricorso, promossa
dall’assessore Gilmozzi e votata dalla Giunta provinciale, si fa riferimento al
“potenziamento delle iniziative zootecniche esistenti”. Su questo punto – mi
domando – chi non è d’accordo? Bisogna ricordare che il parere delle Commissioni
paesaggistico–ambientali suggerivano la possibilità di realizzare il complesso
agricolo in prossimità delle strutture zootecniche esistenti ai margini
dell’area offesa.
Nella delibera si giustifica la decisione di accogliere il ricorso scrivendo che
“la collocazione proposta si situa in un leggero avvallamento prativo che per
configurazione morfologica meglio si presta ad un occultamento rispetto alle
visuali di valle”.
Baggianate!
L’estesa pianura si presenta con avvallamenti che raggiungono forse il metro di
profondità. Gli avvallamenti sono insignificanti, in un ragionamento di
occultamento, anche perché livellati, cioè eliminati, dalla costruzione degli
edifici.
Per motivare l’accoglimento del ricorso la Giunta provinciale si è aggrappata
sugli specchi con argomentazioni futili, insignificanti e volutamente
indefinite.
Mi domando e vi domando: “a cosa servono le Commissioni comprensoriale e
provinciale per la tutela paesaggistico–ambientale?”.
Abolitele se ritenete che non servano a niente e se ritenete che i componenti
delle stesse siano degli incompetenti!
Ebbene, infischiandosene totalmente delle argomentate motivazioni presenti nei
pareri delle Commissioni paesaggistico–ambientali, l’assessore provinciale
all’urbanistica Mauro Gilmozzi, che per primo dovrebbe garantire, a nome di
tutta la comunità trentina la tutela del bene più prezioso del nostro territorio
costituito dell’ambiente, ha deciso – assieme a questa Giunta provinciale – con
una delibera, di rilasciare l’autorizzazione di compatibilità paesaggistica
negata dalle Commissioni competenti.
Sfido chiunque a trovare termini più calzanti di “arroganza”, “sopruso” e
“prevaricazione” a questo piccolo ma emblematico caso.
Nel 2001 il mondo intero si scandalizzò alla notizia che i cannoni dei carri
armati dei Talebani, in Afganistan, distrussero le alte statue di Buddha scavate
nella roccia.
A nulla valsero gli appelli di tutti i Paesi buddisti del mondo, dei Paesi
occidentali, dell’Iran, dell’Unesco e dell’Agenzia per la cultura delle Nazioni
Unite a far riconsiderare la decisione della distruzione dei monumenti.
Un furore iconoclasta distrusse le più alte statue di Buddha del mondo risalenti
al terzo secolo dopo Cristo.
Ora ci troviamo di fronte ad un analogo furore di onnipotenza che servendosi in
forma autoritaria e assolutistica del potere politico e amministrativo da tutti
temuto, opta per la distruzione di una splendida zona del Trentino, ancora più
antica delle statue afgane.
Piange il cuore nel vedere deturpata un’area naturalistica tanto pregiata e
ancor di più rattrista il fatto come anche le forze politiche che si
autodefiniscono ambientaliste – e faccio riferimento all’assessore Berasi – si
siano rese complici di questo scempio.
Per chi volesse posso fornire foto particolareggiate della zona interessata
ricordando che quanto si vede riprodotto è solamente una parte della violenza
fatta perché finora è stato realizzato solamente uno dei due immobili previsti.
Il secondo edificio, probabilmente il fienile, sarà costruito con dimensioni
ancora maggiori.
Si tratta di un esempio tanto più disgustoso se consideriamo che per nascondere
queste porcherie urbanistiche, la Giunta provinciale è arrivata a spingere
questo Consiglio all’approvazione di quella foglia di fico costituita dalla
cosiddetta legge contro le seconde case che darà i suoi nefasti risultati nei
prossimi anni.
Concludo questo mio breve intervento, anche accalorato, riportandovi un
passaggio di una intervista recente dell’assessore Gilmozzi su un periodico
della valle di Fiemme: “Noi Fiammazzi dobbiamo essere consapevoli che siamo fra
quei territori che hanno in termini di bellezze ambientali e naturali uno stock
incredibilmente alto e che questa è una risorsa oltre che una gioia”.
Risorse e gioie – aggiungo io – sacrificate sull’altare di un miserevole
consenso.
Credo allora davvero, e lo ripeto ancora una volta e non sarà l’ultima, che
all’assessore Gilmozzi e a questa Giunta provinciale, le cui politiche e le cui
scelte si sono distinte per la capacità di produrre sfregi ambientali come
questo, dovrebbe essere assegnato il premio “Attila”. Grazie per l’attenzione.
(...)
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Io noto con dispiacere che
si ponga un limite alla discussione richiamando i vari interventi all’oggetto
posto all’ordine del giorno. Da quando esiste Consiglio provinciale i
consiglieri hanno parlato di tutto e di più soprattutto in discussione generale
dei vari disegni di legge esaminati in Consiglio provinciale. Qualsiasi
argomento, anche richiamato nell’articolato, può essere sviluppato come i
consiglieri vogliono, come si sentono di esporlo, come meglio sono capaci di
esprimersi.
Fatta questa premessa voglio evidenziare l’intervento del collega Magnani che in
qualche modo è andato in difesa, si è posto come difensore della Giunta
provinciale e del Presidente Dellai. Magari non in maniera esplicita ma
criticando l’intervento che io avevo fatto in maniera molto precisa in quest’aula.
Avevo premesso al mio secondo intervento - e ricordo che io sono intervenuto la
prima volta in discussione generale - la seconda volta sull’articolo 8 proprio
in funzione dell’argomento trattato dall’articolo 8 che era quello legato alla
tutela dell’ambiente e del paesaggio. E ho sviluppato un argomento evidenziando
un problema sentito in Val di Fiemme, non conosciuto fuori dalla Val di Fiemme,
che ha creato un disturbo urbanistico ambientale ben preciso.
Io condivido in termini generali quanto il collega Magnani ha detto ma devo
rilevare che il collega Magnani non conosce il caso specifico, il caso in
questione che io ho sollevato. Siamo tutti d’accordo, io l’ho ricordato in
quest’aula, che l’agricoltura ha bisogno di sostegno, dobbiamo valorizzare quei
pochi soggetti, giovani magari, che si impegnano a curare il territorio, a
garantire e a produrre prodotti di qualità.
Fatta questa premessa mi rivolgo all’assessore Bressanini che è intervenuto
dicendo che il mio secondo discorso era uguale al primo. Lei, caro Assessore,
non ha colto i passaggi inseriti né nel primo intervento né nelle aggiunte e
sfumature del secondo. Ma, si sa, non c’è più sordo di chi non vuol sentire.
Anche perché lei è, mi permetta, “correo” nella decisione del disastro
ambientale operato da questa Giunta provinciale. Il collega Andreotti ha
richiamato prima, ha ricordato che nella delibera di Giunta non figurano le
firme del Presidente e dell’assessore Mellarini. Ognuno deve prendersi le
proprie responsabilità, come io mi prendo le mie quando intervengo in quest’aula
e cerco di farlo correttamente e in maniera seria. Un altro aspetto voglio
ricordare a chi ci ascolta e a tutti voi consiglieri. Che quando parlo, parla il
consigliere Mauro Delladio che siede in quest’aula per la terza legislatura, il
Presidente Dellai esce dall’aula – e qua è un’eccezione perché mi sta ascoltando
– dimostrando insofferenza e stizza. Non solo. Il Presidente in risposta
all’intervento del collega Andreotti ha considerato, e l’ho sentito molto bene,
sciocchezze le osservazioni magari dure che ho esposto in quest’aula. Guai a chi
tocca il manovratore o i suoi fidi scudieri. Peste li colga! Vi assicuro,
assessore Bressanini e Presidente, che la vicenda che ho esposto prima su questo
aspetto di sfregio ambientale non finisce qui. Grazie.