SEDUTA DELL' 8 NOVEMBRE 2006

disegno di legge n. 176/XIII: "Procedure di assunzione di personale presso la Provincia autonoma di Trento e i relativi enti funzionali"

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, Presidente. Egregio signor Presidente e colleghi, la giustificazione proposta per sottoporre prima alla commissione e poi all’aula di questo Consiglio provinciale il disegno di legge che stiamo discutendo, è identificabile, stando alle parole del Presidente, con la necessità “di far fronte al fabbisogno di personale che nel frattempo è emerso e a cui non pare più ragionevole rispondere con rapporti di lavoro a tempo determinato”.
Da parte dell’esecutivo si sottolinea inoltre la volontà di affrontare la questione non già per disporre una sanatoria, che sarebbe costituzionalmente illegittima, ma per realizzare, previo espletamento di un concorso pubblico, la trasformazione di queste posizioni lavorative in altrettante assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato. I 200 posti previsti in questa proposta di legge saranno coperti per metà con le graduatorie vigenti dei concorsi pubblici, e per l’altra metà sulla base di concorsi per titoli ed esami riservati a coloro che hanno maturato almeno 365 giorni di servizio dal 1° gennaio 2002 fino alla data di entrata in vigore di questo provvedimento.
In estrema sintesi, l’intenzione esplicita di questa normativa è quella di prevedere una riduzione del tasso di precarietà nel pubblico impiego mediante la valorizzazione delle professionalità che si sono formate all’interno della pubblica amministrazione.
La giurisprudenza della Corte costituzionale da anni sanziona con la illegittimità costituzionale le leggi che contrastano con il principio dell’accesso alla pubblica amministrazione solo tramite concorsi pubblici, cioè non riservati, se non per una certa quota massima, individuata nel 50 per cento.
Molte sono le sentenze della Corte costituzionale contro le Regioni, ed in particolar modo la numero 81 e 205 di quest’anno, rispettivamente riferite alle Regioni Abruzzo ed Umbria.
Si tratta di sentenze emesse nei primi mesi del 2006, vale a dire prima della discussione in commissione del provvedimento legislativo che stiamo esaminando.
Nella prima sentenza, riguardante la Regione Abruzzo, è scritto: “Questa Corte ha più volte affermato che il principio del pubblico concorso costituisce la regola per l’accesso all’impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, da rispettare allo scopo di assicurare la loro imparzialità ed efficienza. Tale principio si è consolidato nel senso che le eventuali deroghe possano essere giustificate solo da peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico.”.
Continua la Corte: “L’articolo della legge regionale impugnata, prevedendo un concorso interno a favore dei dipendenti regionali (…) nella misura del sessanta per certo dei posti disponibili (…) prescinde del tutto dall’esigenza di consentire la partecipazione al concorso a chiunque vi abbia interesse e pertanto viola il principio di cui agli artt. 51 e 97 della Costituzione.”
E poi ancora: “Tuttavia, al di là della personale aspettativa degli aspiranti, non risulta sussistere alcun motivo di pubblico interesse che possa legittimare una deroga al principio del concorso aperto a soggetti esterni all’amministrazione.”.
La seconda sentenza, rivolta alla Regione Umbria, così recita: “L’aver prestato attività a tempo determinato alle dipendenze dell’amministrazione regionale non può essere considerato ex se, ed in mancanza di altre particolari e straordinarie ragioni, un valido presupposto per una riserva di posti. La normativa impugnata nel riferirsi a tutti coloro che abbiano svolto una qualsiasi attività a favore della Regione nell’arco di un decennio, non identifica, come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte, alcuna peculiare situazione giustificatrice della deroga al principio di cui all’art. 97, terzo comma, della Costituzione e si risolve piuttosto in un arbitrario privilegio a favore di una generica categoria di persone. Né il riferimento ad un’attività lavorativa pregressa può definirsi dai titoli di studio richiesti per l’accesso all’impiego, giacché questi ultimi attengono al lavoro da svolgere e non sono necessariamente collegati all’attività precedentemente svolta. Nessun rilievo ha poi la circostanza che la disposizione impugnata attribuisce all’Ente una facoltà e non un obbligo di procedere alle assunzioni previo concorso riservato, considerando che la norma censurata, in ogni caso, consente una deroga al principio costituzionale del pubblico concorso. Una volta esclusa la presenza di ragioni che giustifichino detta deroga, risulta, d’altra parte, irrilevante la misura percentuale della quota riservata.”
Alla luce di queste due autorevoli sentenze credo sia legittimo chiedersi quali siano le peculiari e straordinarie ragioni di interesse pubblico racchiuse nella legge sottoposta dalla Giunta a questo Consiglio.
Francamente non sembra che ne esistano né che sia possibile individuarne artificiosamente alcune. La conclusione è pertanto che questa legge corre il rischio di ricevere una solenne bocciatura da parte della Corte Costituzionale se il governo Prodi, pur virtualmente amico sul piano politico dell’esecutivo trentino, avanzerà ricorso, come credo probabile, presso la stessa Corte.
Ritengo comunque che non sia giusto mettere sullo stesso piano quanti hanno superato un concorso per l’assunzione in ruolo, riuscendo ad acquisire una certa posizione nella graduatoria in scadenza o prorogata ma non utilizzata a causa del turn over, con chi è invece entrato nell’apparato provinciale come impiegato a termine per mezzo di più semplici procedure selettive (i soliti test a crocette).
Alla luce di tutto ciò quello che qui mi preme mettere in luce è soprattutto il metodo con cui si vorrebbe attuare questa vera e propria sanatoria, termine non a caso accuratamente evitato da chi l’ha proposta.
L’impostazione del documento dimostra che questo provvedimento è stato studiato e calibrato ad hoc per soddisfare le richieste provenienti dall’ambiente politico dell’esecutivo.
Da una parte infatti si approva un bilancio della Provincia che blocca le assunzioni all’interno dell’intero sistema pubblico, inclusi i comuni, mentre dall’altra, con questa legge che deroga all’esistente, si assumono nuove unità e si ampliano gli organici provinciali anche se il costo dei dipendenti rimane lo stesso.
Occorre anche rilevare che nella stessa manovra di bilancio si lasciano le porte aperte, in tema di assunzioni, per i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. Operazioni che hanno un effetto equivalente a quello dei placebo per il contenimento della spesa corrente che si assesta intorno al 63 per cento.
L’assemblea di questo Consiglio provinciale ha di recente approvato la legge n. 3/2006, la cosiddetta riforma istituzionale, per effetto della quale verranno trasferite ai Comuni e alle Comunità di Valle varie funzioni oggi di competenza della Provincia. In relazione a ciò si prevede di spostare negli enti locali anche parte del personale provinciale che risulterà in esubero.
Ma allora il disegno di legge oggi in discussione è destinato a moltiplicare ancor più l’esubero di personale della Provincia. A tale riguardo è utile ricordare le prese di posizione espresse da qualche assessore e dalle organizzazioni sindacali, preoccupati e irritati dalla prospettiva di eventuali trasferimenti di personale verso il territorio.
In questo senso mi pare del tutto evidente che le proposte di mozione e i numerosi ordini del giorno approvati dal Consiglio provinciale per sollecitare il blocco del turn over, come anche le direttive rivolte agli Enti funzionali affinché ricorressero alla sperimentazione di esternalizzazioni prima di procedere a qualunque assunzione, e la stessa definizione del numero massimo di dipendenti provinciali introdotta con legge, non abbiano sortito alcun effetto.
Con queste premesse la Provincia, o meglio la Giunta provinciale, ha continuato ad assumere ugualmente il personale di cui riteneva di aver bisogno, sebbene a tempo determinato, e non ha risolto il problema delle svariate unità assegnate in comando da altri enti pubblici, in alcuni casi da diversi anni.
Forse, prima di porre sul tappeto questo disegno di legge, non sarebbe stato più opportuno definire tutte le situazioni di mobilità in corso, sia attive che passive quali comandi, messe a disposizione ed altro?
Il Decreto legislativo n. 165/2001 e le successive modifiche (vale a dire la legge quadro sul pubblico impiego) impone prioritariamente di soddisfare le necessità di personale pubblico ricorrendo alle procedure di mobilità (art. 30 comma 2-bis). Un principio, questo, confermato anche dalla recente Circolare del Ministero della Funzione pubblica la n. 2 del 26 aprile 2006.
Senonché il disegno di legge che ci è stato sottoposto non dice nulla al riguardo, e dunque i numerosi comandi in essere da parte della Provincia e che dovrebbero essere temporanei, continueranno a rimanere tali, assolutamente indisturbati. Infischiandosene anche della norma prevista dal contratto collettivo del personale del comparto pubblico, che prevede la possibilità di trasformare i comandi in trasferimento da un ente all’altro, proprio per risolvere i casi di enti che non hanno più bisogno del personale prestato in comando e degli enti che al contrario se lo vogliono tenere.
E veniamo ora alla seconda questione: quella del numero delle persone coinvolte, che beneficeranno di questa sanatoria.
Per l’applicazione della norma è previsto che nel triennio 2007-2009 si attivino quattro procedure concorsuali pubbliche e dieci nuove procedure concorsuali riservate, alle quali parteciperanno circa 500-600 candidati. Tutto ciò per coprire alcuni posti vacanti all’interno dell’organico provinciale.
Nessuno, però, ha finora soffermato l’attenzione sull’articolo due della proposta di legge, in cui si estende la possibilità di assunzione di questo personale anche agli enti funzionali della Provincia, seguendo le procedure e gli obiettivi sanciti da questo dispositivo. La norma obbliga gli stessi enti funzionali ad avvalersi delle graduatorie provinciali attivate con le procedure concorsuali sopra richiamate.
Ciò vuol dire che ai concorsi pubblici e riservati che la Provincia bandirà nei prossimi anni, parteciperanno anche i dipendenti con contratto a tempo determinato in servizio presso tutti gli enti funzionali. Ciò significa che le assunzioni non saranno solo cento più cento ma molte, molte di più, con il limite del 5 per cento della dotazione organica complessiva di ciascun ente funzionale riferita al personale del comparto delle autonomie locali.
A questo punto non posso non attirare l’attenzione sul meccanismo messo in funzione già da alcuni anni in Trentino, capace di garantire la presenza di una rete di controllo e quindi di dipendenza politica dei dipendenti francamente inquietante, che si affianca al sistema di gestione del personale pubblico della Provincia e degli enti locali.
Si tratta di un meccanismo ormai ben collaudato, che trae origine dalla logica tendenzialmente invasiva del potere della Giunta provinciale la quale, con i suoi potenti Assessori, moltiplica le sue propaggini per controllare e dirigere politicamente e burocraticamente ogni segmento della società civile, affinché nulla sfugga. Non si tratta di una sorta di Grande Fratello perché, a differenza di quanto avviene in Trentino con la Provincia, nel romanzo di Orwell gli esseri umani sapevano di essere costantemente controllati da una telecamera.
Le molte, troppe S.p.A. create dalla Provincia e finanziate quasi totalmente dalla Giunta in questi ultimi mesi e anni, attingendo abbondantemente alle risorse pubbliche, sono da considerare una sorta di apparato provinciale aggiuntivo e parallelo rispetto a quello tradizionale. Con l’unica differenza di essere molto meno visibile e controllabile.
Chi è nominato nei vari consigli di amministrazione risponde infatti esclusivamente alla Giunta provinciale a cui deve la propria designazione. Si elude in tal modo qualsiasi altro tipo di controllo politico.
Queste S.p.A. (private, ma a capitale pubblico) possono costituire, infatti, leve di potere di grande importanza e utilità, con cui, senza dare nell’occhio, la politica provinciale può garantirsi clientele e consenso. Pensiamo soltanto a cosa possono voler dire per una piccola realtà come il Trentino le assunzioni che in queste società per azioni avvengono senza concorso, ma solo attraverso la pubblicizzazione dell’offerta di lavoro.
Siamo in realtà di fronte non a una ma a tante “magnadore”, che provvedono a dispensare il foraggio a svariate tipologie di portaborse e di manovali della politica.
Forse sarebbe utile rileggere la relazione del Procuratore regionale della Corte dei conti letta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2004.
Per non parlare delle consulenze erogate con estrema disinvoltura e grande generosità in questi ultimi anni. È di questi giorni la notizia della riduzione del numero dei Servizi della Provincia anche a seguito dei numerosi pensionamenti in atto. C’è da augurarsi che quanto si vocifera in giro, e cioè che per qualche dirigente in pensione sono già pronte pingui consulenze e parcelle, non corrisponda a realtà. È infatti prioritario e necessario valorizzare le risorse umane interne utilizzando le professionalità già presenti negli organici dell’ente pubblico.
Il disegno di legge oggi proposto al Consiglio provinciale ha in definitiva l’obiettivo di andare ad ingrossare con metodi e strumenti francamente molto discutibili, le fila dei pubblici dipendenti.
Giustamente il Coordinamento imprenditori della Provincia ha voluto evidenziare e ribadire la preoccupazione che non da oggi il mondo delle imprese manifesta.
Le percentuale di lavoratori pubblici in Trentino è infatti superiore al 20 per cento del totale degli occupanti e al 30 per cento del totale dei lavoratori dipendenti, la spesa corrente è fuori da ogni limite – ricordavo prima che si aggira intorno al 63 per cento – e dovrebbe apparire a tutti come questi parametri abbiano un effetto dirompente sul mercato del lavoro, sull’etica, la cultura dell’impiego e le aspirazioni professionali dei nostri giovani, perché perpetuano una mentalità assistenzialistica estremamente pericolosa rispetto agli scenari competitivi fra regioni e alla sfida del confronto sul piano della qualità tra sistemi economici nella quale anche il Trentino è inevitabilmente coinvolto.
Concludendo, e alla luce delle considerazioni che ho appena espresso, invito la Giunta provinciale ad avere il coraggio e l’onestà di ritirare questo disegno di legge, impegnandosi piuttosto di studiare con le organizzazioni degli imprenditori e i sindacati le modalità più opportune per favorire l’inserimento professionale di queste risorse umane nel mercato del lavoro locale e quindi al di fuori del sistema pubblico.
L’esecutivo darebbe in tal modo un segnale importante alla società e all’economia, dimostrando di voler seriamente cambiare strada mettendosi al servizio non più dell’apparato pubblico e in particolare di una Provincia onnivora e sempre più avvolgente, ma dell’occupazione e dello sviluppo del Trentino. Vi ringrazio per l’attenzione.