SEDUTA DEL 9 GIUGNO 2006

disegno di legge n. 104/XIII, "Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino"

(...)

DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi. Anche stavolta, quando parla Delladio, il Presidente è assente.
Intervengo in dichiarazione di voto personale per evidenziare le ragioni della mia netta contrarietà a questo disegno di legge anche se c’è qualcuno che ci snobba e ci ride in faccia a sentire le critiche – alle volte dure – che provengono dai banchi dell’opposizione.
E non sono solo io ad aver notato questo atteggiamento.
Premetto che nel corso del dibattito non ho votato alcun emendamento e che ho espresso voto negativo contro ogni articolo.
Sono rammaricato che il mio pensiero, in merito alla riforma istituzionale, non abbia trovato il necessario spazio sugli organi di stampa locali.
Una proposta che si presentava con un’assoluta originalità ed era distinta nettamente da tutti gli interventi dei miei colleghi.
Una sola voce fuori dal coro: la mia.
Il mio intervento è stato l’unico che parlava di unificazione dei comuni in un contesto di contenimento delle spese e degli sprechi, di nuova rappresentatività territoriale e di efficacia ed efficienza nell’erogazione dei servizi ai cittadini.
Questi ultimi tenuti volutamente fuori da qualsiasi ambito decisionale.
Nessuno ha colto gli aspetti che ho posto all’attenzione del Consiglio provinciale – condivisi a mio modesto parere dalla stragrande maggioranza della popolazione – alla quale questa Giunta provinciale non fa riferimento.
Ritengo che questo disegno di legge nasca da una volontà di essere ricordati nei futuri libri di storia del Trentino per aver promosso una riforma importante che importante non è.
Una pseudoriforma che nasce senza una consultazione popolare libera e seria con i cittadini, e non solo con gli amministratori compiacenti sul territorio, di cui la Giunta non si è mai accollata l’impegno.
Quello che manca è il parere e la valutazione della gente e non dei sindaci e degli assessori, dei burocrati o dei cosiddetti testimoni privilegiati ed esperti con cui vi siete esclusivamente confrontati e il cui giudizio è viziato o dalla sudditanza all’esecutivo e all’apparato provinciale, o dalla preoccupazione di conservare ad ogni costo rendite di posizione.
Il disegno di legge, di cui ci accingiamo a concludere l’iter, è stato inserito in una formidabile campagna mediatica per elevare al rango di “madre di tutte le riforme” un provvedimento unicamente finalizzato, nella realtà, a mantenere inalterato, anzi, a consolidare ancor più lo status quo, naturalmente a beneficio di pochi.
Si cambia qualcosa nella forma per non cambiare nulla nella sostanza.
Peggio, si aggiungono altri organi e centri di potere alla pletora di quelli già esistenti, per garantire e vincolare così il più a lungo possibile all’attuale maggioranza politica, che si spartirà il territorio, ossia gli ambiti, l’appoggio elettorale non più solo delle città ma anche delle valli.
Ricordo ancora che quando iniziò il confronto politico in merito a questa riforma, l’Assessore Bressanini, come i suoi predecessori, sembrava intenzionato a percorrere la strada della riduzione del numero dei comuni.
Poi si introdusse il progetto delle 15 o 20 Comunità di valle da sostituire agli 11 Comprensori dichiarando che la riforma sarà attuata a costo zero.
A tal riguardo dovrete spiegare molto presto ai cittadini trentini come farete a recuperare i finanziamenti in bilancio per questa pseudoriforma considerando che avete già annunciato la volontà di applicare ad esempio, tra tutte le gabelle o oneri o rincari di affitto, la tassa sul nonno.
La discussione in aula ha dedicato molta attenzione ai concetti legati all’estensione degli ambiti e alla partecipazione dei cittadini nella definizione degli stessi.
È emerso anche quello che si voleva tenere nascosto è cioè la volontà di controllare politicamente il territorio e di spartire, come da manuale Cencelli, gli ambiti tra Margherita e Ds.
Questi concetti, volutamente, non li ho esternati in discussione dell’articolo relativo perché questo disegno di legge parte già col peccato originale di non ragionare in termini di riduzione del numero dei comuni bensì solamente di rivisitare gli attuali comprensori.
Si concorderanno poi, a tavolino, le ulteriori aggregazioni territoriali considerando gli interessi degli amici sindaci e amministratori presenti sul territorio trentino.
Con questo disegno di legge si manterranno gli attuali 223 comuni e si moltiplicheranno i Comprensori che cambieranno nome in Comunità di valle.
La pseudoriforma di cui vi mostrate orgogliosi si manifesterà ancor più negativamente quando esploderanno i problemi dei costi, la litigiosità fra Comuni e Comuni, fa Comuni e comunità di valle, fra queste e la Provincia mettendo seriamente a repentaglio il consenso politico che credevate in tal modo di rafforzare.
Come vi avevo già riferito purtroppo – e credo che le mie riflessioni serviranno solamente a riempire i verbali di questo Consiglio – credo che, mettendo mano al sistema istituzionale, a qualunque livello, oggi sia irrinunciabile garantire l’effettivo contenimento dei costi del sistema pubblico, una vera rappresentatività democratica dei territori e, in terzo luogo, ma non certo da ultimo, la funzionalità, vale a dire l’efficienza e l’efficacia delle strutture e dei servizi forniti al cittadino.
Per realizzare questa sintesi occorre avere il coraggio di compiere scelte che possono sembrare anche impopolari visto che anche agendo sulle ingenti risorse rese disponibili negli anni passati, nulla si è mosso in tema di Unioni di comuni.
Sono convinto che una proposta alternativa seria e realistica dovrebbe partire dall’analisi delle esigenze dalle attuali municipalità, nelle quali si può agevolmente constatare che i problemi si situano per lo più a livello sovraccomunale e riguardano ad esempio la realizzazione e la gestione delle aree artigianali, i sistemi e i meccanismi di raccolta dei rifiuti, il ciclo dell’acqua, la viabilità, la polizia municipale, la pianificazione urbanistica ed altro.
Personalmente ritengo che sarebbe doveroso perseguire l’obiettivo della formazione di grandi comuni cui affidare ambiti territoriali omogenei, all’interno dei quali salvaguardare la rappresentatività dei vecchi municipi.
La riforma avrebbe dovuto prevedere la possibilità per tutti i Comuni confinanti e facenti parte di ambiti omogenei – valli o altopiani – di unirsi, su base volontaria, per formare Organi istituzionali veramente efficaci ed efficienti che portino all’annullamento dei Comprensori.
In questo contesto avrebbe senso il referendum popolare con il quale dare, ai cittadini di quel determinato ambito, il potere di scegliere il proprio destino e futuro.
Io penso – e sono convinto di ciò a seguito della mia costante presenza e contatto con i cittadini su tutto il territorio provinciale – che alla stragrande maggioranza dei trentini nulla o poco importa delle Comunità di valle, nel senso istituzionale del termine, sebbene esista un forte spirito di identità valligiana o di ambito omogeneo.
L’interesse dei cittadini verte principalmente sulla soluzione dei problemi quotidiani e riguarda invece molto poco i progetti politici e di architettura istituzionale con i quali si pensa di passare alla storia o di mettere il proprio nome a fianco della legge che sta per essere approvata da questo Consiglio provinciale.
L’operazione che propongo porterebbe con sé notevoli vantaggi:
- rafforzerebbe l’autorevolezza delle amministrazioni locali rispetto alla Provincia anche ai fini del reperimento delle risorse, perché una massa critica di un certo peso riesce più facilmente a condizioni vantaggiose per tutti;
- determinerebbe una razionalizzazione degli uffici e dei servizi riducendo i costi della burocrazia e conseguentemente il peso delle tasse locali;
- favorirebbe anche nelle valli più periferiche la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica e il ricambio della classe amministrativa grazie alla maggiore dimensione dei problemi e alla diversa ampiezza delle prospettive territoriali di riferimento;
- permetterebbe, infine, l’elezione delle persone più stimate delle varie municipalità evitando di mortificare l’identità dei piccoli centri.
Resta, a mio avviso, ancora tutta da dimostrare la presunta impraticabilità di questa proposta.
Le Comunità di valle, così come previste da questo disegno di legge, serviranno per mantenere e incrementare il controllo politico sul territorio mediante l’ulteriore articolazione delle amministrazioni locali.
Si innescheranno grossi problemi interpretativi in merito alle competenze già assegnate ai Comuni e a quelle che si assegneranno con questo testo di legge alle Comunità di valle.
Faccio riferimento all’articolo 14, comma 4, lettera c) numero 1; comma 4, lettera c), numero 2 e comma 6, lettera a) in tema rispettivamente di criteri e indirizzi generali per la definizione delle politiche di bilancio, di atti di verifica a carattere generale dei risultati ottenuti e di forme di partecipazione popolare: regole che si scontreranno queste ultime con quelle già esistenti.
Questa norma – lo ribadisco – va contro le aspettative della gente, aumenterà i costi e la conflittualità fra le istituzioni e produrrà un tragico rallentamento e un appesantimento burocratico dei processi decisionali a tutti i livelli.
Concludo il mio intervento riflettendo ad alta voce su un aspetto che, ancora una volta, non è stato minimamente analizzato e considerato.
Mi riferisco innanzitutto al pacchetto di modifiche che hanno introdotto la previsione di tre nuove società controllate dalla Provincia: la Trentino Riscossioni S.p.A. – che andrà ad affiancarsi, cioè a creare un doppione della Riscossioni S.p.A. nazionale che partirà in settembre – la società per la formazione permanente del personale delle Amministrazioni pubbliche locali e l’Agenzia per l’energia e all’articolo 13 del disegno di legge in cui si parla di servizi pubblici organizzati direttamente o tramite convenzioni o affidamento diretto a enti pubblici strumentali dei Comuni o delle Comunità.
Le tre nuove entità pubbliche richiamate andranno ad incrementare il giù cospicuo numero di Aziende, Agenzie e Fondazioni, create negli ultimi anni dalla Giunta Dellai con il sostegno di questa maggioranza e svincolate, in parte o del tutto, dal bilancio provinciale.
Non posso non evidenziare, facendo riferimento all’articolo 13 di questo testo di legge, la spudoratezza messa in campo dalla Giunta ma soprattutto da qualche Assessore nel sistemare i propri portaborse delle campagne elettorali ai vertici dei consigli di amministrazione delle varie società per azioni, a maggioranza pubblica, create ad hoc, anche e soprattutto nelle valli, per gestire, ad esempio, la raccolta differenziata dei rifiuti.
Tante “magnadorine” che provvedono a garantire il foraggio e a riempire la pancia ai vari cavalli e muli sempre pronti a lavorare per il padrone.
Emerge ancora una volta la logica pervasiva della Giunta provinciale, con i suoi potenti Assessori, che moltiplica le sue propaggini per controllare e dirigere politicamente e burocraticamente ogni segmento della società civile perché nulla sfugga.
E dove non si vincono le elezioni amministrative, dove non funzionano il convincimento personale e le pressioni psicologiche, si ricattano gli amministratori, vedi la realizzazione di un esteso campo da golf sul territorio di un ridente e soleggiato paese trentino, facendo capire, in maniera molto esplicita, che se non si farà la struttura sportiva saranno bloccati i necessari finanziamenti provinciali per le opere pubbliche di quel determinato paese.
Tutto ciò senza tenere in minima considerazione il parere contrario alla realizzazione dell’opera della quasi totalità della popolazione di quel Comune.
Altro esempio di arroganza politica e di prevaricazione.
E non mi riferisco all’assessore Grisenti.
E poi ci si riempie la bocca di principio di sussidiarietà e di autonomia dei Comuni!
Con il pretesto teorico di soddisfare il bisogno di una maggiore efficienza ed efficacia dei servizi si impone, di fatto, un sistema politico orwelliano dove l’occhio del Grande Fratello entra ovunque e vigila su tutto e tutti per il tramite dei consigli di amministrazione e degli organi societari rispondenti solo al governo provinciale che ne nomina i membri vincolati così all’osservanza di vero e proprio patto di fedeltà.
È chiaro poi – e ho concluso, cari colleghi - che a loro volta i componenti dei Consigli di amministrazione decidono di assumere dirigente e personale fidato presso le rispettive società con criteri di fatto privatistici – anche se il capitale è completamente o a maggioranza pubblico – riproducendo così il meccanismo del consenso politico indotto anche fra i dipendenti.
È anche rispetto a questa logica inaccettabile e per il desiderio di non essere mai considerato corresponsabile di questo scellerato sistema di potere che il mio voto al disegno di legge di cui stiamo discutendo sarà convintamente di segno negativo.