SEDUTA 11 DICEMBRE 2007

disegno di legge n. 273/XIII, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2008 e pluriennale 2008-2010 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria 2008)", disegno di legge n. 274/XIII, "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010"

(...)

DELLADIO (Forza Italia): Signori Presidenti del Consiglio e della Giunta, colleghi consiglieri. Premetto che il mio intervento si svilupperà su alcuni temi particolari che penso meritino un approfondimento.
Sapendo che i tempi sono contingentati, è impensabile intervenire su tutto, considerata l’ampiezza di spunti e argomenti che questa finanziaria offre al dibattito politico.
Come vi ho abituato nei miei interventi - lo dico rivolto in particolare alla Giunta provinciale - non vi canterò serenate o vi allieterò con madrigali. Primo perché sono stonato, secondo perché non è questo il mio ruolo.
Il mio compito è quello di “disturbare il conducente” mostrando il più apertamente possibile che ha sbagliato strada, o di non aver preso quella più breve.
E ciò non solo sprecando carburante ma soprattutto a danno di tutti i passeggeri.
Per mettere in evidenza questi errori talvolta anche intenzionali e proprio per questo scandalosi e da denunciare con ancor maggiore fermezza, non risparmierò né dati, né contestazioni, anche se non riuscirò sicuramente ad esaurirle tutte, dal momento che ci troviamo ormai a fine legislatura e dovrei quindi mettere in fila centinaia di critiche rese note e accumulate fino ad oggi, molte delle quali rimaste non a caso senza risposta perché troppo imbarazzanti per l’esecutivo.
Mi vedo quindi costretto a rinviare il dettaglio di numerose osservazioni e proposte alla discussione e all’esame delle leggi di settore che andremo ad analizzare in Consiglio nei prossimi mesi: parlo di urbanistica, lavoro, appalti e altro ancora.
E’ consuetudine che il dibattito dedicato al bilancio offre ai consiglieri l’occasione di sviluppare riflessioni e di porre domande a 360 gradi, in ordine all’universo degli argomenti trattati e in merito a ogni singola voce di spesa.
Per questo ho trovato francamente molto strano che nel corso dei lavori dedicati alla manovra finanziaria, portati avanti il mese scorso in seno alla seconda commissione legislativa, l’assessore all’urbanistica abbia replicato all’unica domanda da me sottoposta alla sua attenzione affermando di considerarla non attinente al bilancio e degna quindi di ricevere da lui una risposta solo per spirito di collaborazione.
Il fatto è che alcuni interrogativi lo infastidiscono e la sua reazione mi ha dato la migliore conferma di aver colpito nel segno.
C’è poi da mettere in conto che è anche la sua relativamente scarsa esperienza di governo a suggerirgli di assumere certi atteggiamenti quando gli interlocutori lo mettono in difficoltà.
Ma l’aspetto più sbalorditivo dell’episodio è che la sbrigativa risposta fornitami dall’assessore non corrisponde affatto alla realtà.
Facciamo una breve analisi del sistema economico. Il bilancio della provincia di Trento, come è già accaduto negli ultimi anni. risulta ancora molto ricco e tale da soddisfare le molteplici istanze e richieste che provengono dal diversi soggetti della comunità residenti nel nostro territorio: dagli enti locali a quelli collegati e controllati, dalle famiglie alle singole categorie sociali, dalle associazioni al sistema imprenditoriale.
Vorrei gettare innanzitutto lo sguardo sulla situazione del mondo economico del Trentino, perché è in quest’ambito e non certo nella pubblica amministrazione che avviene la produzione del reddito e conseguentemente del gettito senza il quale il bilancio provinciale non potrebbe disporre delle attuali e rilevanti dotazioni finanziarie.
In altri parole, è il comparto economico produttivo a generare le risorse che poi la Provincia ridistribuisce in diversi modi alla collettività.
Si tratta quindi di un settore vitale per la nostra autonomia e il benessere diffuso nelle città e nelle valli.
Ebbene, il sistema delle imprese del Trentino è costretto a misurarsi da anni e ogni giorno con un contesto ambientale estremamente difficile, soprattutto per l’insufficiente rete dei collegamenti viabilistici esistenti, che ostacola e rallenta enormemente i traffici e gli scambi indispensabili per partecipare ai mercati.
Sappiamo che i trasporti costituiscono uno dei principali fattori di sviluppo dell’attività imprenditoriale, e mai quanto oggi la competitività dipende dalla logistica, dalla possibilità di movimentare, ricevere e trasferire le merci con efficienza sfruttando infrastrutture adeguate.
Una necessità primaria, questa, che aumenta proporzionalmente a fronte di un territorio particolarmente problematico da attraversare come il nostro.
A questo riguardo è opportuno tener presente che se c’è un ruolo che la Provincia deve svolgere a sostegno non solo dell’economia e delle imprese ma dell’intera società, questo ruolo è quello di realizzare strade e collegamenti funzionali alla libera circolazione delle persone e delle merci.
Un dovere tanto maggiore quanto più la circolazione delle persone e delle merci è frustrata e limitata da condizioni orografiche sfavorevoli.
Questo non vuol dire affatto ignorare il bisogno di tutelare il paesaggio e l’ambiente naturale che costituiscono una delle prerogative più importanti del nostro territorio.
Significa che un governo degno di questo nome è tenuto a conciliare queste due esigenze irrinunciabili: quella di garantire da un lato il massimo della mobilità su gomma e rotaia senza trascurare le reti della comunicazione immateriale; e quella di non deturpare il patrimonio naturale nel quale si identifica la nostra comunità per valorizzarne, anzi, il più possibile, le qualità.
Ora, è proprio questa capacità di combinare le politiche urbanistico-ambientali con le politiche della mobilità a beneficio delle imprese e dei cittadini, ma soprattutto del sistema economico e quindi dello sviluppo del Trentino, che la Giunta provinciale ha dimostrato di non avere in questa manovra finanziaria e nel corso dell’intera legislatura.
Un’incapacità documentata non solo dalle scelte infrastrutturali mancate nel nuovo Pup di cui ci occuperemo nei prossimi mesi - dove non si è avuto il coraggio di sciogliere i più importanti nodi del prolungamento in Trentino dell’autostrada della Valdastico e di alcuni grandi tunnel di collegamento fra le valli - ma anche da un piano provinciale della mobilità da anni chiuso in un cassetto a causa dei contrasti politici interni alla maggioranza che impediscono al presidente e all’assessore di merito di assumersi la responsabilità di decisioni evidentemente destinate a mettere in crisi l’alleanza di governo.
Ecco allora che le divergenze politiche in seno all’esecutivo precludono la possibilità di dar corso ai principali progetti di collegamento sia all’interno del nostro territorio sia con altre regioni e mortificano quindi le legittime aspettative di sviluppo del sistema produttivo.
Questo è il problema strutturale che continua a fare da sfondo al non roseo panorama della nostra economia.
Passo ora rapidamente in rassegna i punti di sofferenza dei singoli settori, per cogliere il quadro del tessuto imprenditoriale con il quale la politica dovrebbe sempre confrontarsi, specialmente nelle occasioni come questa, quando si discute di utilizzo delle risorse dell’autonomia.
L’agricoltura trentina con i suoi 11.000 addetti arranca in un contesto regolamentare europeo che predilige le grandi pianure ed i grandi numeri.
Solo con un’offerta orientata verso prodotti di qualità e di nicchia potrà salvarsi.
L’industria nel suo complesso tiene. Questo vale soprattutto nel fondovalle, dove dà occupazione a circa 62.000 lavoratori. Qualche problema di non poco conto ogni tanto emerge, con conseguenti allarmi e preoccupazioni per i posti di lavoro. Penso alle ultime emergenze legate alla Whirpool e alla Lowara, prontamente congelate con una dose massiccia di acquisti e finanziamenti.
Sono ben 14.000 le imprese artigianali che nonostante una pressione fiscale arrivata a punte mai raggiunte prima e una burocrazia provinciale asfissiante, riescono comunque a produrre e distribuire reddito non solo nelle città ma sull’intero territorio provinciale con una serietà, professionalità ed efficienza di cui tutta la comunità trentina deve andare orgogliosa.
Il turismo, di cui nella relazione del Presidente non si trova traccia, grazie alla costante ricerca della qualità sia nell’offerta invernale sia in quella estiva da parte degli operatori del settore ricettivo ed extra alberghiero e della ristorazione e alle iniziative delle loro associazioni, sostenuti dall’ancora incantevole bellezza delle nostre montagne, dei nostri laghi e della nostra tradizione storico architettonica e culturale è fra le più importanti fonti di reddito e garantisce ricadute imprescindibili per il bilancio provinciale.
In quest’elenco non possiamo trascurare ovviamente la cooperazione, inserita com’è un po’ in tutti i settori dell’economia: dal credito alla produzione agricola e turistica, dal consumo al lavoro oltre ovviamente ai molti rami della solidarietà sociale.
Si tratta di un sistema sicuramente protetto, tutelato dalla Costituzione e dalle numerose norme attuative e di sostegno i cui soggetti dimenticano oggi troppo spesso, purtroppo, i valori originari promossi da don Guetti e operano con tutt’altre finalità rispetto al mutualismo, agendo anche in aperta e sleale concorrenza con le aziende private.
A questo riguardo mi è capitato di constatare, insieme ad alcuni colleghi della seconda commissione permanente, quanto questa concorrenza sleale penalizzi ad esempio le attività private attive in tutto il settore agricolo.
Ai lavoratori dell’industria e dell’agricoltura si devono aggiungere 147 mila addetti impegnati nel terziario dei servizi, di cui 43 mila solo del settore pubblico, per un totale di 219.500 addetti.
Il che è sintomatico di una situazione occupazionale troppo dipendente dal sistema e dalle risorse dell’amministrazione provinciale e locale a vari livelli.
Il tasso di disoccupazione si aggira intorno al tre per cento circa: un valore molto basso, ancora più basso di quello del Nord Est. Se tuttavia dovessero non dico venire a mancare ma anche soltanto calare sensibilmente le risorse del bilancio della nostra autonomia correremmo seriamente il rischio di veder salire il tasso di disoccupazione perché il privato non riuscirebbe ad assorbire i lavoratori di cui gli enti pubblici non potrebbero più farsi carico.
Ma vediamo ora più da vicino i fattori che compongono questa manovra di bilancio.
Devo dire che negli ultimi anni, in occasione di analoghe discussioni della finanziaria, non avevo nascosto forti preoccupazioni circa la tenuta e dunque la possibile riduzione delle risorse del bilancio provinciale.
Oggi a consolarmi è la constatazione che evidentemente questa preoccupazione non era soltanto mia.
Nel recente passato e in particolare sul finire dell’ultima legislatura e nella prima fase di quella che sta per concludersi, sembrava che le risorse a disposizione del bilancio provinciale fossero destinate a scemare progressivamente per una serie di circostanze finanziarie e di coincidenze politiche ed economiche.
Poi è andato al governo Romano Prodi, che ha aumentato le tasse agli italiani trentini inclusi e il bilancio come d’incanto, ha conosciuto un’impennata raggiungendo quote molto più elevate delle aspettative fino a superare anche previsioni marcatamente ottimistiche.
La finanziaria 2008 che andiamo ad analizzare si assesta infatti sui 4.270 milioni di euro, con un aumento del 5,7 per cento rispetto all’anno precedente.
Salvo quindi una lieve flessione registrata all’inizio di questa legislatura, abbiamo successivamente riscontrato un costante aumento delle dotazioni della nostra autonomia.
Mediamente il bilancio della Provincia è formato da imposte riscosse in Trentino restituite dallo Stato per il 90 per cento.
Concorrono a formare il bilancio provinciale anche tributi locali propri della Provincia quali l’IRAP, le tasse automobilistiche e l’addizionale regionale IRPEF.
Non è difficile rendersi conto che se si inasprisce la politica fiscale in campo nazionale, aumentano conseguentemente anche le entrate del bilancio provinciale.
Allo stesso modo, se si verifica una riduzione delle aliquote fiscali a carico delle imprese, l’effetto sarà il calo del gettito.
In estrema sintesi: quanto più crescono le tasse tanto maggiori sono le risorse del bilancio provinciale.
I circa 54 milioni di euro di minori entrate derivati dalla riduzione delle aliquote IRES e IRAP sulle imprese, risultano di gran lunga coperti dall’extragettito derivato dalle entrate tributarie, in virtù del meccanismo appena citato e previsto dallo statuto di autonomia.
Più tasse a carico dei cittadini italiani significa più entrate finanziarie nel bilancio della Provincia autonoma di Trento. Di queste maggiori entrate la Giunta provinciale può evidentemente disporre come meglio crede.
Il risultato di questa situazione tragicomica, infelice per gli italiani e i trentini costretti a pagare più tasse, ma oltremodo felice per la Provincia autonoma che trae finanziariamente beneficio dalle sofferenze inferte ai cittadini, alle famiglie e alle imprese dalla maggiore pressione fiscale, è che questo bilancio funziona come un grande dispenser di narcotico spruzzato in faccia alla comunità trentina.
E a proposito di tasse. Vi ricordate la finanziaria di Giuliano Amato, detto anche il dottor Sottile? Quello stesso ministro Amato che nonostante i suoi trascorsi craxiani è ancora un esponente di spicco della politica italiana e un componente di primo piano del governo, capace di rimanere sempre sulla cresta dell’onda?
Ebbene proprio il dottor Sottile negli anni ‘90, quando era Presidente del Consiglio, varò la famigerata finanziaria “lacrime e sangue” da quasi 100 mila miliardi di vecchie lire. Ideò ed inaugurò l’ICI, l’Imposta Comunale sugli Immobili.
Fece prelevare da tutti i conti correnti bancari il 6 per mille dei risparmi dei cittadini: un furto legalizzato che, purtroppo, molti hanno dimenticato. E poi ancora la tassa sul medico di famiglia di 85 mila lire a persona e i ticket sanitari abrogati pochi anni dopo, dallo stesso Amato, prima delle elezioni politiche.
Altri esempi non mancano. Nel 1997 l’allora ministro delle Finanze del governo Prodi, il diessino Vincenzo Visco introdusse una nuova tassa, l’IRAP Imposta Regionale sulle Attività Produttive che dalla stessa Commissione europea, presieduta da Romano Prodi, verrà poi dichiarata illegittima.
La penultima finanziaria varata alla fine del 2006 dal governo Prodi, ha inasprito la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Sono state introdotte una settantina di tasse dirette e indirette.
Sono state colpite, per fare un esempio, le automobili euro 0 ed euro 1, che di certo non appartengono ai ricchi bensì alle fasce sociali più deboli o a quei cittadini che hanno scelto come priorità di spesa e di investimento la prima casa o lo studio dei propri figli.
Ma anche oggi la filosofia di fondo dei governi di centrosinistra non cambia. Due sono i pilastri sul quali si regge la loro politica.
Il primo riguarda la proprietà privata, considerata un furto e pertanto da combattere con tutti i mezzi; l’altro assunto di fondo che orienta le politiche del PD e dei cattocomunismi veltroniani più soft, identifica sostanzialmente gli imprenditori con dei ladri e degli evasori fiscali impegnati a lavorare solo per i loro personalissimi interessi ai quali quindi non bisogna lesinare le peggiori vessazioni o sanzioni.
La sinistra è inguaribilmente propensa a guardare con sospetto e un certo fastidio il lavoro autonomo, chi si mette in proprio, chi fa impresa anche a costo di pesanti sacrifici, chi rischia investendo le sue risorse per creare quel reddito e quell’occupazione senza i quali il livello di benessere delle famiglie sarebbe molto meno elevato e soprattutto molto meno diffuso.
Io sono invece profondamente convinto che se la ricchezza non la si produce attraverso i privati e se non si favorisce chi vuole intraprendere e sperimentare le proprie capacità di iniziativa, la propria professionalità, la propria intraprendenza, anche un ente pubblico come la Provincia non potrebbe più permettersi di fronteggiare adeguatamente i problemi sociali delle fasce deboli della nostra popolazione.
Questo non significa affatto sostenere che non bisogna pagare le tasse. Le tasse devono essere pagate da tutti in maniera equa.
Ma questo può avvenire solo evitando di dissanguare i contribuenti infierendo soprattutto sulle imprese e i lavoratori autonomi.
E’ provato che i paesi in cui minori sono i fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale sono quelli in cui più sopportabile è la pressione fiscale rispetto a redditi e profitti.
La voglia di evadere alligna laddove, come in Italia, le tasse appaiono un salasso che impedisce obiettivamente alle imprese di investire e alle famiglie di risparmiare il necessario per il futuro.
La riduzione della pressione fiscale è dunque lo strumento politicamente più idoneo per sostenere la crescita e incoraggiare la leale collaborazione fra fisco e contribuente.
A proposito di atteggiamento vessatorio del governo di centro sinistra nei confronti degli imprenditori, è assolutamente emblematica la soluzione adottata da questo governo, d’accordo con Confindustria e sindacati in tema di lavori usuranti.
Gli importanti benefici pensionistici riconosciuti ai lavoratori che rientrano in questa categoria, valgono solamente per il dipendente e non per il datore di lavoro - penso all’artigiano - quando ambedue i soggetti esercitano lo stesso lavoro usurante.

Ancora una volta l’ideologia vetero-comunista colpisce il lavoro autonomo e salva il lavoro dipendente.
Oltre a ciò si colpisce l’imprenditore anche sul versante previdenziale in tema di età pensionabile, di pensione di anzianità e con le finestre di pensionamento.

L’Italia attraversa una lunga fase di preoccupante stagnazione economica, aggravata dal fatto che il governo non si preoccupa di contenere la spesa corrente.
E anche in Trentino l’economia per quanto, come dicevo prima, ancora capace di resistere attraverso le piccole imprese da cui è prevalentemente costituita, tuttavia appare affaticata e incapace di guardare con sufficiente fiducia e aspettative di crescita al futuro prossimo. E ancora meno al medio e lungo periodo.
Se ascoltiamo i segnali che arrivano dagli operatori economici attivi sul nostro territorio è molto probabile che queste difficoltà non ancora completamente manifeste, il prossimo anno emergeranno con molto più vigore.
Senonché purtroppo in Trentino nessuno vuole vedere, nessuno vuole preoccuparsi: l’importante è che i piccoli e grandi privilegi del sistema pubblico e delle sue infinite propaggini siano garantiti.
E il bilancio provinciale ancora più ricco servirà a soddisfare a
suon di risorse i soggetti che più hanno alzato la voce, quelli quantitativamente in grado di garantire maggiori consensi.
Le organizzazioni capaci di esercitare più pressioni sulla Provincia ottengono cosi quel che chiedono, mentre il fiume di euro riversato nei diversi settori del sistema ha per effetto quello di placare momentaneamente l’ansia collettiva per i problemi incombenti, rinviandoli a dopo le elezioni.

Ecco allora che si introduce la moratoria nell’applicazione della legge ITEA evitando di riconoscere i costosi sbagli dell’operazione.
E ancora, ecco che si promette di spostare non si sa ancora dove e quando la struttura per il biocompostaggio di Campiello di Levico Terme.
Anche qui l’importante è sedare la polemica, spegnere le contestazioni sui giornali, nascondere in qualche modo la questione, anzi la puzza, sotto il tappeto almeno fino all’autunno prossimo. Poi si vedrà.
Ma non basta: si congelano le rette per gli ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali e si introduce in norma la tassa sul turismo salvo rimandarne l’applicazione più avanti nel tempo.
L’ultima finanziaria del governo Prodi esenta le cooperative agricole dal pagamento dell’Ici sui fabbricati strumentali con un mancato introito per le casse dei Comuni trentini di circa 1,5 milioni di euro? Nessun problema!
Un emendamento alla finanziaria provinciale, che peraltro sarà, valido solo per il 2008 - anno guarda caso delle elezioni nel nostro territorio - recupererà - sono parole del Presidente Dellai - i due terzi della cifra e con una rimodulazione dell’Irap alle Cooperative si coprirà il resto mancante.
In questo modo i Comuni trentini interessati sono serviti e ora, come dice il presidente, è meglio che se ne stiano zitti mostrandosi felici e contenti. Se ne riparlerà dopo le elezioni provinciali.
L’anno scorso ci fu un gran discutere in merito ai tagli alla nostra autonomia per concorrere al risanamento nazionale.
Il costo di allora, quantificato in 75 milioni di euro, doveva essere coperto con nuove competenze da pagare di tasca nostra.
Da allora non se ne è quasi più sentito parlare. E attualmente tutto tace.
Le richieste di assunzione in capo alla Provincia autonoma delle competenze in tema di personale della giustizia e di uffici finanziari, sono rimaste puri proclami, valium per il popolo, da somministrare a dosi massicce per distogliere l’attenzione dalle responsabilità che attualmente vengono fatte ricadere sui funzionari dei ministeri anziché sui politici di riferimento, Prodi in testa.
Mi soffermerò ora su alcuni sprechi nelle politiche di spesa, particolarmente significative dell’abilità con cui questo governo provinciale getta le risorse e con esse anche fumo negli occhi dei trentini senza costruire nulla di duraturo in termini di ricadute per lo sviluppo.
Un esempio di ordinaria follia nell’utilizzo delle risorse provinciali, è legato alla ricerca. Progetti di ricerca non innovativi, molte volte già oggetto di studi sviluppati in altre sedi e con risultati già disponibili sul mercato. Penso agli studi promossi negli anni scorsi in tema di intelligenza artificiale.
Presso l’Irst di allora si mise a punto e si perfezionò la piattaforma sperimentale Maia con la realizzazione dell’omonimo robot: un’esperienza promossa dal professor Stringa, con costi altissimi per la collettività e senza nessuna ricaduta tangibile sul tessuto economico trentino.
Allora i comunicati stampa dei giornalisti della Giunta provinciale inondarono le cronache.
Ma adesso chi se ne ricorda più? Soldi buttati, ma anche se giova ricordare certe straordinarie scoperte, ormai si tratta di acqua passata.
Il fatto è che dimenticando i flop del passato si finisce per ripetere anche in seguito gli stessi errori.
Oggi infatti ci troviamo di fronte ad un altro fronte di spesa per le casse provinciali: l’Associazione Create-net.
Un contenitore creato ad hoc per spendere e spandere enormi contributi provinciali rincorrendo progetti di ricerca altisonanti.
Create-net (Center for REsearch And Telecommunication Experimentation for NETworked communites) è un’associazione costituita in data 13 gennaio 2003, che ha per oggetto attività di studio, di ricerca e di trasferimento tecnologico nelle aree di reti di computer e della telematica.
Le attività di ricerca e di innovazione tecnologica condotte sono prevalentemente concentrate nelle aree della banda larga e wireless, sicurezza, servizi pervasivi e multimedialità.

Il fantascientifico centro nasce dalla associazione tra sette istituzioni accademiche ed enti di ricerca di prestigio internazionale.
Ora la compagine associativa si è ridotta dopo l’uscita del Politecnico di Torino e della Tecnische Universitát di Berlino.
Sarebbe interessante conoscere i motivi della loro fuoriuscita dall’Associazione.
Ma in questo caso l’ufficio stampa della Giunta provinciale non fornisce informazioni utili.
Create-net finora ha ottenuto dalla Provincia autonoma di Trento finanziamenti per 6.000.000,00 di euro e altri finanziamenti, di riflesso, tramite l’Istituto Trentino di Cultura oggi Fondazione Bruno Kessler.
Recentemente e precisamente nel luglio 2007, è stato affidato congiuntamente a Università degli Studi di Trento, Create-net, Fondazione Bruno Kessler, Heidi e Siemens, un contratto di servizi di ricerca e sviluppo tecnologico di soluzioni innovative nel settore del monitoraggio, risparmio energetico e telecontrollo integrato della rete di alcune gallerie stradali della provincia.
L’impegno di spesa derivante dal provvedimento è di ulteriori 5.688.000,00 euro più altri 696 mila euro per manutenzione gallerie.
E i soliti interessati ringraziano delle copiose risorse loro assegnate per progetti già sperimentati e collaudati in altre realtà: traforo del Monte Bianco, Tauern tunnel in Austria e tunnel del San Gottardo.
E a proposito di Fondazione Bruno Kessler, permettetemi una frecciatina riferita alle spese, che sono apparse un inutile spreco di denaro pubblico, sostenute per cerimonia di presentazione del logo della Fondazione stessa.
Per l’allestimento della cerimonia sono state smontate intere pareti ed è stato offerto un suntuoso buffet.
Per la realizzazione del particolare Logo, costato decine e decine di migliaia di euro, sembra sia stato creato addirittura un gruppo di lavoro abbastanza numeroso denominato “Logolab”.
Il risultato è un simbolo vacuo e di scarso impatto che pare proprio significare e rispecchiare la mission politica dell’Ente.
Molte sono le consulenze che a vario titolo sono state affidate dalla Giunta provinciale nel corso del corrente anno.
Nei primi dieci mesi sono stati affidati 380 incarichi per una spesa superiore al 13 milioni di euro.
Ricordo che gli incarichi esterni e le consulenze di esperti al di fuori del sistema pubblico, dovrebbero essere affidati solamente se nell’ambito della struttura amministrativa provinciale non vi sono le professionalità necessarie.
Ma pare proprio che questa regola per la Provincia autonoma di Trento non abbia alcun valore e non si ritenga quindi il caso di applicarla.
Forse la Corte dei Conti riuscirà a gettare un po’ di luce su questo aspetto che, peraltro, caratterizza l’operato della Giunta provinciale dall’inizio della legislatura.
Tra studi aventi per oggetto la combustione delle legna, i bilanci idrici e l’impatto sociale ed economico su una popolazione target derivante dall’introduzione di tecnologie dell’informazione nei sistemi di salute dello Stato di Belo Horizonte in Brasile, spiccano le consulenze multiple affidate sempre alle stesse persone e quelle oggettivamene più pesanti.
Una consulenza, fra le tante, con compensi da nababbo di 123 euro all’ora per un totale di quasi 112 mila euro, è quella assegnata a tre professionisti chiamati a garantire supporto al nucleo tecnico di valutazione dei progetti presentati per beneficiare dei soldi del Fondo Sociale Europeo.
Ora mi domando e vi domando dove aveva rivolto lo sguardo l’amministrazione provinciale quando si verificò l’ultimo scandalo in merito all’utilizzo dei fondi sociali europei assegnati all’istituto per la formazione professionale Veronesi di Rovereto, utilizzo sul quale sta indagando la magistratura?
Quella che sta emergendo oggi è evidentemente la punta dell’iceberg.
Inoltre aspettiamo le verifiche relative alle iscrizioni taroccate e denunciate dal sottoscritto nel mesi scorsi e ieri con due specifiche interrogazioni.
Ricordo ancora la consulenza record da 1,2 milioni di Euro più IVA, affidata dalla finanziaria della Provincia Tecnofin ad una società di Milano.
Consulenza questa affidata, senza le procedure ad evidenza pubblica previste dalle norme per gli importi superiori al 211 mila euro anche quando riguardano le società a capitale pubblico non necessariamente maggioritario. L’obiettivo della consulenza era in questo caso assistere la Provincia nel Piano di trasformazione dell’ITEA da ente pubblico funzionale a società per azioni e accompagnare le operazioni relative all’emissione di prestiti obbligazionari per realizzare nuovi alloggi.
E che dire della consulenza esterna da 70 mila euro, affidata al professor Cerea per l’analisi del modello socio economico alla base della legge Itea e dei relativi regolamenti sui canoni, Icef e superfici degli alloggi. Abbiamo visto il risultato!
Vi propongo alcuni passi di un articolo del Trentino scritto dal giornalista Cordellini nel giugno di quest’anno, che rivela il trend di spesa della giunta provinciale: “La Provincia continua ad aggiornare la spesa per l’organizzazione di convegni, celebrazioni e altre manifestazioni. Con una determinazione del segretario generale della provincia, Paolo Duiella, il 29 maggio l’importo per questo genere di iniziative per il 2007 è stato aumentato di 310 mila euro. Adesso la spesa prevista è di un milione di euro, ma questa somma è suscettibile di ulteriori aumenti. Infatti l’anno scorso il programma di spese per convegni e stato aggiornato cinque volte. Quello che preoccupa è la spesa finale. L’anno scorso vennero spesi un milione e 50 mila euro. Nel 2007, siamo appena a metà anno, ed è stata quasi raggiunta la spesa di tutto il 2006.”
E come non ricordare il famoso Festival dell’Economia, per il quale erano stati previsti 700 mila euro, saliti poi a 947 mila, di cui 410 mila euro per compensi, ospitalità e rimborsi spesa a favore dei relatori-attori politicamente schierati che hanno catturato e divertito il popolo per dimenticare i problemi quotidiani.
Come ho già avuto modo di dire in qualche intervento d’aula, il Festival dell’Economia continua a ricordarvi il “panem et circenses” di imperialistica memoria.
Fino ad oggi sono stati già spesi più di 13 mila euro per gli incontri preparatori del Festival del prossimo anno. Festival che, è il caso di ricordarlo anche ai giornali, avrà luogo quando saremo ormai in piena campagna elettorale a pochi mesi dal voto provinciale.
Non possono mancare alcune riflessioni relative alle modalità con cui la Giunta provinciale è seriamente intenzionata a spendere gran parte delle risorse del bilancio derivante dal redditi dei contribuenti trentini in quella sorta di buco nero che sono la sanità e la sua ineffabile Azienda.
Il primo pensiero, purtroppo ormai ricorrente ogni anno da diversi anni, corre alla cosiddetta mobilità passiva, vale a dire alla fuga di malati trentini fuori provincia per sottoporsi a cure e interventi anche ordinari considerata la fama di scarsa affidabilità degli ospedali e dei servizi locali.
Una fuga che è costata alla Provincia 12,5 milioni di euro nel 2002; 13,1 milioni di euro nel 2003; 15,4 milioni di euro nel 2004; 15,8 milioni di euro nel 2005; 16,8 milioni di euro nel 2006.
E chissà quanto ancora in più quest’anno. Si tratta obiettivamente di cifre che non possono non preoccupare.
E non è rovesciando i valori sull’asse delle ordinate dei grafici presentati nelle relazioni, in modo da far sembrare il diagramma in discesa, che si cambiano le cose.
Ortopedia, ematologia e diagnostiche varie sono la fonte principale di questa vera e propria emorragia del nostro sistema dei servizi sanitari.
Da anni il monitoraggio che segue il fenomeno della mobilità ci permette di conoscerne abbastanza chiaramente le cause.
Tuttavia, e questo è il dato incredibile, nonostante le risorse destinate dal bilancio provinciale alla sanità poco o nulla è stato ideato e messo in campo per risolvere definitivamente la falla della mobilità passiva e fronteggiare il fenomeno della fuga dei cittadini che chiedono di essere curati nelle strutture sanitarie delle province e delle regioni vicine.
E cosi si continuano a commettere gli stessi errori (ma sappiamo che se errare è umano, non si può dire lo stesso del perseverare), il saldo non migliora e si tende a trovare un capro espiatorio da sacrificare, ma solo a parole, prima del voto.
Il punto è che non si vuol riconoscere - presidente Dellai - il fallimento della politica sanitaria della Provincia autonoma di Trento il cui problema è riconducibile all’aver perso di vista la realtà e le esigenze vere dei trentini. Ricordo che questo governo provinciale è in sella e perpetua se stesso ormai dal lontano 1998: un periodo nel quale c’era, mi pare, tutto il tempo per agire con efficacia.
Ciò nonostante oggi ci ritroviamo ancora qui alle prese con gli stessi problemi.
E’ il caso allora di ribadire che i cittadini trentini non sono degli sprovveduti: vedono e constatano con i loro occhi quando non provano anche sulla loro pelle che la sanità trentina si caratterizza da un lato per un basso livello qualitativo delle prestazioni a fronte di un management interno aziendale mastodontico i cui costi sono elevatissimi.
Non c’è chi non invochi la necessità e l’urgenza di una profonda riorganizzazione interna.
Anche la sanità trentina non è immune dal morbo delle consulenze esterne, ma preferisco soffermarmi qui sulle scelte politiche, a mio parere sbagliate e fallimentari, che comporteranno gravosi esborsi di denaro senza garantire affatto sufficienti ricadute in termini di prestazioni di eccellenza.
Nei giorni scorsi ho presentato una interrogazione in tema di neurochirurgia. Ero partito dall’avviso di pubblica selezione per il conferimento dell’incarico di Dirigente di struttura complessa per la nuova neurochirurgia presso l’ospedale Santa Chiara di Trento, che costerà a regime, parole dell’assessore in commissione, un paio di milioni di euro.
Nell’interrogazione sostenevo che la neurochirurgia in Trentino finirà per risultare, nelle nomine e nel fatti, una sorta di succursale di Verona.
Dal bando si evince che la dotazione organica della struttura complessa, di nuova attivazione, sarà composta da un direttore e da tre medici e che la struttura complessa garantirà il riferimento provinciale per la patologia neurochirurgia, neoplastica, vascolare e traumatologica in regime di elezione e urgenza anche in collegamento con l’Azienda ospedaliera di Verona.
Analizziamo brevemente la questione. Le patologie di interesse neurochirurgico che dal Trentino debbono migrare verso province o regioni limitrofe sono circa 500 all’anno.
La percentuale maggiore dei casi è comunque legata ad una patologia traumatica od emorragica intracranica non differibile e che necessita quindi di un trattamento neurochirurgico d’urgenza.
Evito di entrare nello specifico rimandando al documento dell’interrogazione che ho presentato al Consiglio provinciale.
Desidero solamente evidenziare che nel contesto della realtà trentina non appare corretto parlare di neurochirurgia, bensì di neurotraumatologia o meglio di neurochirurgia d’urgenza.
E che se nella realtà trentina sono previste una figura neurochirurgica apicale e 3 medici nello staff, c’è allora da realisticamente chiedersi come si possa pensare di coprire le urgenze neurochirurgiche traumatologiche 24 ore su 24.
Da ciò si evince facilmente che non si crea, di fatto, un servizio effettivamente rispondente alle problematiche emergenti e concrete del cittadino, bensì una copia sottodimensionata di un normale reparto neurochirurgico votato soprattutto al trattamento di patologie non urgenti.
Infatti, per gestire l’urgenza, un reparto ospedaliero dovrebbe essere dotato di almeno sette o otto figure mediche, oltre all’apicale.
Se ci basiamo sul precedenti chirurgici fin qui realizzati dai vari consulenti neurochirurghi afferiti all’Ospedale Santa Chiara di Trento, dal giugno 2006, constatiamo che il trend è rivolto verso una chirurgia d’elezione, cioè che si può programmare, e non certo d’urgenza, unica vera necessità per la cittadinanza trentina.
C’è quindi da chiedersi se mettendo una neurochirurgia prevalentemente d’elezione, che non sarà in grado di essere riconosciuta come centro d’eccellenza si arresterebbe l’indice di fuga verso regioni limitrofe per patologie di una certa complessità.
Il Trentino non ha bisogno di una neurochirurgia d’elezione bensì di una neurochirurgia per l’urgenza che, stante l’organico predisposto, non e in alcun modo realizzabile.
Preoccupa, e non poco, la locuzione assai sibillina che dice: “anche in collegamento con l’Azienda ospedaliera di Verona”, locuzione enunciata nel bando di concorso per il Dirigente neurochirurgo. Ci si chiede cosa stia a significare.
Forse che la stessa amministrazione provinciale, rendendosi realisticamente conto dell’impossibilità per la neurochirurgia in procinto di aprire in Trentino di garantire le urgenze (in assenza dei presupposti necessari) non è, né sarà mai all’altezza di realizzare gli interventi d’elezione (mancano le capacità operative) e si dovrà quindi inevitabilmente appoggiare alla neurochirurgia di Verona?
Se così fosse, si sta mettendo in cantiere l’ennesimo enorme spreco di risorse in campo sanitario e cosa ancora peggiore, si illude il cittadino trentino di essere finalmente tutelato di fronte alle problematiche neurochirurgiche.
Questi dubbi trovano piena conferma in una parte della fugace risposta che l’assessore alle politiche per la salute ha dato alla mia interrogazione. In essa si legge infatti che: “l’attivazione di una neurochirurgia con un equipe in grado di trattare da subito l’urgenza, avrebbe determinato un impatto organizzativo e conseguentemente assistenziale difficilmente gestibile nell’immediato”.
Come per dire: siamo partiti da un mero calcolo economico, e a conti fatti, anche se è giusto pensare alla gestione dell’urgenza, non ce la possiamo permettere e quindi realizziamo una neurochirurgia di piccolo cabotaggio, posta a metà strada tra quella di Bolzano e quella di Verona, come un vaso di coccio tra vasi di ferro.
Una neurochirurgia che non servirà di fatto a prevenire i danni da ritardato intervento chirurgico ma permetterà di illuderci di avere anche noi questo servizio e di disporre di una scuola di apprendimento per giovani neurochirurghi in carriera.
Se queste sono le premesse, molto più ragionevole sarebbe per il Trentino evitare finché si è in tempo di mettere in piedi questo reparto, almeno fino a quando le condizioni non saranno mature per adottare, fin dall’inizio, gli standard internazionali del “trauma center”.
Ma passiamo ora ad un altro settore complesso e altamente problematico, che ci impegnerà soprattutto nel prossimi mesi: il piano urbanistico provinciale.
Devo dire infatti che mi ha molto colpito un passaggio della relazione del presidente Dellai quando, riferendosi all’approvazione del nuovo Piano urbanistico provinciale dice: “In questo fondamentale provvedimento sono riassunti i principali obiettivi attraverso i quali il Trentino si impegna a difendere ed accrescere la sua bellezza e a rispettare i vincoli di sostenibilità del suo sviluppo. La nuova disciplina riflette principi e consapevolezze che giorno dopo giorno assumono una valenza sempre più fondamentale per il nostro futuro”. E poi ancora: “Mi riferisco al valore del paesaggio; alla difesa dei territori agricoli di pregio; ad un più qualificato linguaggio architettonico; ad un rapporto più virtuoso tra sviluppo sostenibile e pianificazione territoriale.” Eccetera, eccetera.
Di fronte a queste dichiarazioni quasi poetiche, ancora una volta non posso che denunciare il tentativo di sfuggire alla realtà mentre è impossibile sorvolare su quanto è successo ad esempio ad una delle più belle estensioni prative della Val di Fiemme, posta in regime di massima tutela ambientale e violentata dalla costruzione di una struttura agricola con stalla e fienile di notevoli dimensioni.
Uno sfregio ambientale che nasce dall’accoglimento da parte della Giunta provinciale, su proposta dell’assessore Gilmozzi, del ricorso predisposto dal diretti interessati tramite il loro tecnico di fiducia. Tecnico che, guarda caso, è anche amministratore del Comune di Cavalese dove la Margherita governa in maggioranza.
Un ricorso riferito al diniego di autorizzazione, formulato dalla Commissione comprensoriale per la tutela paesaggistico-ambientale del Comprensorio della Valle di Fiemme, confermato anche dalla Commissione provinciale per la tutela paesaggistico-ambientale.
Scriveva, tra l’altro, la Commissione comprensoriale trovando piena condivisione tra i membri di quella provinciale: “Sotto il profilo urbanistico il sito ricade in area agricola di difesa paesaggistica, sottoposta al vincolo della tutela ambientale, all’interno della quale non sono ammessi dal P.R.G. nuovi interventi edilizi ed infrastrutturali”. Non me ne può interessare di meno, pensò l’assessore Gilmozzi.
E cosi infischiandosene totalmente delle argomentate motivazioni contenute nei pareri delle Commissioni paesaggistico ambientali, l’assessore provinciale all’urbanistica Mauro Gilmozzi, che per primo proclama parole e solo con quelle di difendere, assieme alla giunta provinciale, a nome e per conto di tutta la comunità, trentina, la tutela del bene più prezioso del nostro territorio costituito dell’ambiente e del paesaggio, l’assessore Gilmozzi dicevo ha approvato assieme a questa Giunta provinciale una deliberazione in cui si stabilisce di rilasciare l’autorizzazione di compatibilità paesaggistica negata dalle Commissioni comprensoriale e provinciale competenti.
Sfido chiunque a spiegarmi con quale coraggio il presidente Dellai e l’assessore Gilmozzi dichiarano solennemente e pubblicamente di volersi impegnare a favore del pieno recupero del valore del paesaggio e della tutela del territorio, inteso non come vincolo ma come opportunità, a fronte di scelte come quella che ho appena evidenziato?
La tutela del paesaggio della cui importanza tutti noi siamo consapevoli per essere attuata ha bisogno di comportamenti coerenti e non unicamente di affermazioni teoriche sostenute da una campagna mediatica partigiana.
E a proposito di campagne mediatiche, l’esempio più eclatante che ha catturato l’attenzione dei giornali e distolto lo sguardo, ancora una volta, dai problemi veri del Trentino, è la cosiddetta operazione Metroland, dal costo preventivato di 4.800,00 milioni di euro con un importo complessivo pari quindi a più dell’attuale bilancio provinciale.
Siamo in presenza di tanti progetti di collegamento tracciati a penna sulla cartina del Trentino, progetti che prevedono gallerie lunghissime, costosissime, fintissime e utili quindi solo ad illudere i cittadini del Trentino.
E che dire invece della galleria questa volta reale di Moena e della circonvallazione della Regina delle Dolomiti?
Dal progetto esecutivo iniziale approvato in data primo giugno 1999, che prevedeva una spesa complessiva di lire 101 miliardi e 250 milioni (ovvero 52 milioni e 291 mila euro) si è arrivati nell’ottobre del 2007 all’approvazione della dodicesima variante con un costo dell’opera lievitato a 77.641.104,79 euro, con un incremento di oltre il 48 per cento sulla spesa prevista.
E’ evidente lo spreco di denaro pubblico provinciale causato dal ritardo nella realizzazione di quest’opera viaria di rilevanza strategica per la viabilità delle Valli di Fiemme e Fassa: opera progettata nel lontano 1999.
Lo stralcio dall’oggetto del contratto dei lavori inerenti la galleria, per assicurare entro l’inizio della stagione invernale del 2008 la fruibilità del tratto di strada dalla rotatoria sud, cioè all’inizio di Moena, alla rotatoria nord verso il Passo San Pellegrino, sembra essere l’ennesima trovata in vista delle prossime elezioni provinciali che si terranno, guarda caso, proprio a ridosso dell’inizio della stagione invernale 2008.
Ma gli sprechi si nascondono anche nel cuore del governo provinciale, dove ancor più disinvolte sono le spese per la gestione delle risorse pubbliche.
La delibera numero 2905 del 16 aprile 1999 dal titolo: “Definizione dei limiti massimi di personale da assegnare alle segreterie del Presidente della Giunta provinciale e degli Assessori”, ancora valida seppur datata, stabilisce di fissare nel numero di sei unità il nuovo limite massimo di personale da assegnare alla segreteria del Presidente della Giunta provinciale oltre ai segretari nominati ai sensi dell’articolo 36 della legge provinciale 29 aprile 1983, numero 12, e di fissare nel numero di tre unità il nuovo limite massimo di personale da assegnare alla segreteria di ogni assessore oltre al segretario nominato per ciascuno ai sensi dell’articolo 36 della stessa legge.
Allo stesso tempo la Legge provinciale 16 giugno 2006, numero 3, “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino” ha istituito, all’articolo 31, gli Uffici di gabinetto.

L’articolo stabilisce che sono istituiti gli uffici di gabinetto per il supporto delle attività proprie del Presidente e degli assessori e che possono essere assunte, oltre al responsabile, due unità di personale per l’ufficio di gabinetto del Presidente. Ebbene, dall’elenco telefonico interno della Provincia autonoma di
Trento si rileva che gli Uffici di gabinetto del Presidente e degli assessori risultano avere la seguente consistenza numerica di personale: Ufficio di Gabinetto del Presidente della Provincia: 9 più 2 Segretari personali; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore alla cultura: 4 più 1 Segretario particolare; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore emigrazione e solidarietà internazionale, sport e pari opportunità: 4 più 1 Segretario particolare; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore alle Politiche Sociali: 5 più 1 Segretario particolare; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore all’urbanistica ambiente e lavori pubblici: 4 più 1 Segretario particolare; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore all’agricoltura, commercio e turismo: 4 più 1 Segretario particolare; Ufficio di Gabinetto dell’Assessore all’artigianato cooperazione e trasporti: 5 più 1 Segretario particolare.
E’ evidente che i criteri stabiliti nella citata delibera sono stati del tutto disattesi da diversi assessorati e soprattutto nell’ufficio di gabinetto del Presidente della Provincia.
Sempre dall’elenco telefonico interno della Provincia si rileva che le persone impiegate nell’Ufficio stampa sono ben 52.
Un numero, mi pare, piuttosto consistente che permette di coprire la reperibilità 24 ore su 24.
C’è insomma tutto il tempo per fare un salto a vedere, in orario di servizio, il famoso vivaio del Presidente.
Come sempre il mio ruolo è di mostrare i piedi d’argilla del gigante costituito dal governo provinciale i cui notevolissimi mezzi e le cui obbiettivamente enormi risorse hanno indotto e continuano a spingere evidentemente in non pochi casi il presidente, gli assessori e i dirigenti a smarrire un po’ il senso della misura e del limite e a ritenere di poter piegare la realtà al propri modelli, alle proprie preferenze e decisioni anche laddove questo non si può fare o finisce per peggiorare le cose.
Ho francamente l’impressione che quasi tutte le leggi di riforma varate nell’attuale legislatura risentano di questo vizio di fondo: anziché cioè partire dalle situazioni concrete e da chi le vive, per coglierne i veri bisogni e le esigenze effettive cercando poi di rispondere ad esse nel modo più adeguato, si è ritenuto più opportuno applicare in ogni ambito degli schemi preconfezionati pretendendo dalla realtà di entrare in questa sorta di gabbie.
Il risultato è inevitabilmente una forzatura tale da comportare costi non indifferenti per la collettività, costi che proprio questa manovra di bilancio costringe a pagare per l’attuazione di quelle leggi.
Sono quindi convinto che le distorsioni, prodotte da questa politica della Giunta un po’ presuntuosa e autoreferenziale, perché rispondente solo a se stessa, e quindi sciagurata, emergeranno sempre più convincendo i trentini minimamente avveduti e sono molti a modificare le loro intenzioni di voto e a dare alla Provincia, nell’autunno prossimo, un governo migliore. Grazie.