SEDUTA 11 OTTOBRE 2007

disegno di legge n. 205/XIII, "Disposizioni transitorie in materia di utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura"

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi collegi consiglieri, vi anticipo subito, evitando giri di parole, che personalmente sono favorevole agli OGM, ossia a quegli organismi modificati geneticamente prodotti in seguito ad un'attenta ricerca e ad una puntuale sperimentazione, secondo le regole imposte nel mondo scientifico. Cercherò di motivare questa mia posizione sottoponendo alla vostra attenzione alcuni spunti di riflessione che ritengo particolarmente interessanti. Sarò più esaustivo e chiaro rispetto al mio breve intervento svolto in commissione legislativa, inserito nella relazione di maggioranza, succinto a causa delle scadenze ravvicinate introdotte con la programmazione dei lavori, visto che ho qualche minuto in più a disposizione e non sono pressato dalla fretta di concludere.

Non me ne voglia il collega de Eccher, se non mi trovo in sintonia con il pensiero politicamente corretto da lui sostenuto in questa circostanza, insieme ad altri colleghi dei due schieramenti. Un pensiero che, a mio avviso, non trova sufficiente giustificazione scientifica nelle ricerche e sperimentazioni effettuate fino a oggi. L'intransigenza del no, lo ripeto, politicamente corretto agli OGM, risente a mio avviso più della propaganda ideologica internazionale contro gli sviluppi degli studi in questo campo che di rigorosa valutazione dei risultati delle più recenti ricerche scientifiche. Per questo vorrei portare un contributo il più possibile scevro da pregiudizi e, quindi, obiettivo al dibattito di oggi, rimanendo conseguentemente aperto al confronto e disponibile anche a cambiare opinione se dovessero emergere elementi tali da dimostrare l'inadeguatezza della mia posizione.

Devo rilevare in prima istanza che il dibattito negli ultimi anni è stato caratterizzato molte volte da uno scontro tra i sostenitori del biologico a tutti i costi e, dall'altra, chiunque mettesse in dubbio la presunta necessità di adeguare l'intera filiera produttiva e alimentare a questa richiesta. Un'intensa e alle volte virulenta campagna mediatica, soprattutto contro gli OGM, identificati senza mezzi termini come il male assoluto da combattere, ha solamente contribuito a diffondere confusione, incertezza, quando non anche panico nell'opinione pubblica, ma soprattutto ha messo in ginocchio molte aziende. Tutto ciò accreditando una semplicistica e, a mio avviso, irresponsabile identificazione tra i prodotti contenenti OGM e una minaccia catastrofica per l'equilibrio ambientale e la salute umana.

E' di questi giorni un articolo pubblicato su "Tempi", il settimanale diretto da Luigi Amicone, firmato da Rodolfo Casadei, nel quale si propongono e sviluppano alcuni ragionamenti interessanti che prendono spunto da atti e rapporti ufficiali e dall'effettivo utilizzo dei prodotti realizzati anche con OGM nel mondo e nel nostro Paese. Siccome si tratta di un approfondimento privo di accenti ideologici e costruito sulla base di dati scientifici e non del “sentito dire”, ho scelto di prendere spunto da questa fonte per iniziare ad articolare la mia riflessione.

Non posso non riscontrare, in prima battuta, come molti politici che si stracciano le vesti per difendere la natura e l'ambiente, impegnati a portare avanti “guerre di religione” contro gli OGM, diventano stranamente molto più possibilisti quando oggetto di analoga manipolazione genetica non sono prodotti agricoli, ma embrioni umani.

In apertura ho parlato di regole sperimentali nel mondo scientifico. A questo riguardo riferisco, richiamando alcuni passi dell'articolo di cui sopra, che “gli OGM sono regolati da una legislazione che non ha paragoni in campo alimentare: Fra la realizzazione tecnica del prodotto e l'immissione sul mercato passano cinque o sei anni di prove e test. Invece le varietà che sono il risultato di mutagenesi hanno un iter rapidissimo. Sugli scaffali dei supermercati e nei mercati ortofrutticoli si vendono prodotti derivanti da oltre duemila varietà coltivate, ottenute con tecniche di mutagenesi” non considerate transgeniche, che rimescolano casualmente il DNA utilizzando raggi-X, raggi ultravioletti, radioattività e mutageni chimici.

“Le varietà alimentari ottenute con tecniche di mutagenesi e precisamente quelle in circolazione dagli anni Settanta non hanno avuto virtualmente nessun controllo. E' il caso del Creso, un grano duro di cui ogni anno si mangiano in Italia milioni di quintali attraverso il consumo di pasta. Venne ottenuto bombardando di raggi-X un'altra varietà e da allora mai nessuno ha sollevato problemi.”

Un altro importante elemento conoscitivo da considerare oggettivamente è emerso dall'incontro fra scienziati, agricoltori e ministri, organizzato nel 2003 a Roma dal Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace, nel corso del quale furono affrontate tutte le tematiche riguardanti l'utilizzo delle nuove biotecnologie. In tale autorevole sede trovò conferma scientifica la non pericolosità degli OGM e la necessità impellente di utilizzare il biotech, soprattutto a favore dei paesi in via di sviluppo. In proposito è utile ricordare che nel 2004 lo Zambia ha rifiutato il granoturco geneticamente modificato presente negli aiuti americani, sebbene la sua popolazione fosse colpita da una grave carestia e senza tener conto del fatto che si trattava del medesimo granoturco di cui americani e canadesi si cibano tranquillamente da molti e molti anni.

I numeri parlano chiaro: novanta milioni di ettari di terre, pari al 6 per cento di tutte le superfici coltivabili disponibili, sono coltivati a OGM in venti paesi del mondo, inclusi grandi nazioni quali USA, Canada, Cina, India, Iran, Brasile, Argentina, Messico, Colombia, Sud Africa e Australia. I trend di aumento oscillano tra il 5 e il 10 per cento all'anno. “Difficile pensare - scrive Casadei - che siano tutti scemi o schiavi delle multinazionali, da Pechino a Teheran, dagli ayatollah al Brasile di Lula, alla Spagna di Zapatero.”

L'India - per fare un solo esempio - sapendo che le migliaia di propri piccoli coltivatori si trovavano in grande difficoltà a causa della siccità, dei costi di produzione, dei bassi rendimenti, ha legalizzato il cotone biotech, che è una varietà transgenica resistente ai parassiti. In questo modo è aumentata la produzione, sono aumentati i guadagni e sono diminuite le spese per pesticidi.

E ancora, l'associazione che rappresenta le aziende agricole biotecnologiche in Europa - che può essere considerata di parte - riferisce in un proprio rapporto che nei prossimi anni si riscontrerà “un aumento insostenibile dei costi per gli allevatori” e conseguentemente nella produzione di carne e latticini. La disponibilità dei prodotti non OGM della soia e derivate, che vuol dire mangime per gli animali di allevamento, è destinata a diminuire, mentre il differenziale di prezzo tra soia non OGM e OGM aumenterà. La conseguenza di tutto questo è che i costi insostenibili per i produttori diventeranno prezzi insostenibili per i rivenditori e avranno pesantissime ripercussioni sulle tasche dei consumatori.

Accanto a questi ragionamenti è utile riferire alcuni dati legati al mercato europeo. In agosto di quest'anno in tutta Europa si sono riscontrati aumenti consistenti del latte e dei cereali, con un conseguente aumento del prezzo di prodotti come pane e pasta, che al consumatore ha raggiunto livelli del 30-40 per cento. L'Esecutivo di Bruxelles ha riscontrato una scarsa offerta di cereali, dovuta principalmente ad una serie di fattori contingenti, come la scarsità di prodotti in molte regioni del mondo, il maltempo in Europa durante l'estate 2006 e la domanda crescente di prodotto dall'Asia orientale. In Europa il raccolto del 2006 è stato inferiore rispetto al previsto e le scorte si sono ridotte da quattordici milioni di tonnellate ad un solo milione, conservate per lo più in Ungheria, favorendo l'aumento dei prezzi.

Scriveva il ministro Alemanno, a sostegno del proprio decreto legge sugli OGM, oggi richiamato dal collega de Eccher a sostegno di questo provvedimento che introduce una moratoria in tema di OGM per l'agricoltura Nella nostra provincia: "La nostra prudenza non deriva da irrazionali preoccupazioni sanitarie, ma da una scelta economico-produttiva che vuole orientare la nostra agricoltura verso la qualità, la tipicità e la naturalità del prodotto". Mi pare si possa sintetizzare il pensiero di Alemanno con la seguente affermazione: gli OGM non fanno male, ma “inquinano” le nostre produzioni tipiche territoriali e le fanno scomparire. Se arrivano gli OGM in Trentino non avremo più le prugne di Dro, le mele della Val di Non, la polenta di Storo e altro.

Gli OGM, seguendo questo ragionamento, non servono, anzi, vanno messi al bando perché ci allontanano dalla nostra vocazione e identità più specifiche, che sono in gran parte legate alla qualità dei nostri prodotti tipici.

A proposito di prodotti tipici nostrani, lo sapevate che in Trentino possiamo trovare speck al sapore e profumo di pesce? La spiegazione è individuabile nel fatto che certi produttori di speck trentini per soddisfare l'alta domanda importano dall'Olanda la carne di maiale ricavata dalla macellazione di bestie alimentate con farine di pesce. E questa secondo voi è tipicità e qualità alpina? Penso che prima di sposare le tesi di Alemanno, alle quali si è unito il collega de Eccher, occorrano ulteriori e seri approfondimenti, i cui presupposti devono necessariamente essere l'obiettività e un'attenta osservazione di quello che ci circonda. Si tratta in altri termini di non buttare il nostro cervello all'ammasso spinti da una paura non razionalmente giustificata e da segnali di allarme, mascherati da nobili concetti come quelli di precauzione, cautela e prevenzione. Non possiamo, infatti, sottovalutare la possibilità che queste preoccupazioni siano state prima insinuate e poi propagandate ad arte attraverso i mass media per proteggere interessi economici forti e garantire alleanze tra soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in questa partita. Una partita che si gioca evidentemente non in Trentino o in Italia, ma a livello internazionale.

Francesco Sala, ordinario di botanica e di biotecnologie all'Università di Milano e direttore di tre orti botanici, che ha lavorato all'applicazione agraria delle biotecnologie in Cina, Stati Uniti, Cuba e Canada, è appena riuscito ad ottenere con le sue ricerche il brevetto di un tabacco transgenico da cui si ricava un vaccino contro l'epatite B e il virus che causa l'AIDS. Il suo, quindi, è un giudizio autorevole, che merita di essere ascoltato e attentamente soppesato. Il professore Sala riferisce che tante varietà oggi minacciate da virus e funghi, ormai in via di estinzione e quindi impossibili da salvare servendosi dei metodi tradizionali, possono essere preservate individuando le debolezze genetiche delle piante. Dopo aver trovato il gene debole, si procede alla sua sostituzione con un gene più resistente agli attacchi dei parassiti o alle avversità atmosferiche. Solo in questo modo si possono tutelare i prodotti tipici italiani o - aggiungo io - trentini oggi a rischio.

Paradossalmente, quindi, gli OGM non costituiscono una minaccia per le produzioni tipiche, ma uno strumento che, se adeguatamente utilizzato, può permettere la salvaguardia delle biodiversità.

Andando ad analizzare questo approccio della ricerca scientifica, è davvero possibile aprire gli occhi su questa problematica, sempre che evidentemente ci sia ancora qualcuno disposto ad aprirli.

“Già oggi - continuo a leggere - gli OGM stanno salvando i prodotti tipici italiani. I maiali da cui si ricava il prosciutto di Parma e le mucche da cui si munge il latte per il Parmigiano reggiano sono alimentati con la soia transgenica” dice Piero Morandini, ricercatore del dipartimento di biologia dell'Università di Milano. Non si tratta, quindi, di un ciarlatano, ma di uno dei più autorevoli esperti del settore in campo nazionale. Prosegue Morandini: "Il 90 per cento della soia utilizzata per l'alimentazione animale, come bovini e suini, in Italia è importata da Brasile e Argentina, paesi dove la soia è transgenica rispettivamente al 50 e al 95 per cento".

Secondo un'elaborazione Nomisma su dati Fao ed Eurostat, la filiera DOP, cioè quella che contraddistingue i prodotti tipici locali certificati, consuma il 29,4 per cento di tutta la soia per alimentazione animale presente in Italia. Sulla base di questi dati non è difficile prendere le misure del fenomeno di cui stiamo discutendo.

Un'ultima considerazione. I piani della coesistenza previsti a livello europeo e in fase di studio da parte del gruppo di lavoro tecnico interregionale incardinato nella Conferenza dei presidenti delle regioni, altro non sono in realtà che un'ingannevole illusione o, se si preferisce, un'ingenuità. Non è, infatti, la distanza di cento o di mille metri quella che può mantenere ermeticamente isolate e impermeabili le colture convenzionali e biologiche da quelle geneticamente modificate. L'esclusione degli OGM dalla nostra agricoltura mi ricorda gli anni del dopo Chernobyl, quando perfino i piccoli comuni di montagna piazzavano lungo le strade all'ingresso del paese la scritta: "Territorio libero da centrali nucleari". Oggi sorridiamo tutti di questi proclami, ben sapendo che privandosi, unica tra le grandi nazioni d'Europa, di centrali nucleari, l'Italia non solo non si è messa al riparo da alcun rischio, ma ha finito per accrescere enormemente la propria dipendenza energetica dall'estero e dagli stati importatori di metano e petrolio. Abbiamo in tal modo accumulato un ritardo che non riusciremo certo a colmare attingendo alle cosiddette fonti alternative, in grado semmai di integrare, ma non di sostituire il nucleare, la cui sicurezza è oggi pressoché assoluta. Non paghi di aver sbagliato in questo campo di primaria importanza, come quello dell'energia, ora corriamo il rischio di commettere un analogo errore sul fronte degli OGM in agricoltura.

Altra riflessione. In assenza della chimica prodotta dall'uomo, le piante sintetizzano più pesticidi naturali, alcuni dei quali - è provato - sono più antinutritivi, tossici e persistenti di quelli artificiali. Ad esempio, il rotenone, pesticida naturale ricavato da una radice, così come l'estratto di tabacco, usati in bioagricoltura, sono più tossici di certi fitofarmaci. In laboratorio è stato dimostrato che decine di altre molecole naturali presenti in insalate, frutti, legumi, tuberi e cereali, si sono dimostrate cancerogene. E' chiaro che non dovrebbe essere difficile immaginare che, come tutti gli esseri viventi, poste in condizioni di stress, anche le piante producono una maggiore quantità di sostanze difensive. Questo ragionamento dovrebbe far riflettere chi ha sposato il biologico al cento per cento, senza fare un minimo di analisi.

In conclusione cosa dicono gli scienziati in Italia e nel mondo? La stragrande maggioranza riferisce che i prodotti realizzati con OGM in commercio sono sani quanto gli alimenti convenzionali e che in alcuni casi sono meglio. Anche le maggiori società scientifiche si sono espresse a favore firmando chiari documenti. Al contrario, l'appello "liberi da OGM" è sottoscritto da filosofi, economisti, psicologi, eccetera, che ben poca competenza hanno sull'argomento. Autorevoli scienziati favorevoli agli OGM hanno prodotto centinaia di pubblicazioni in date recenti, mentre i pochi firmatari contro gli OGM hanno elaborato deboli, pochissime e datate a qualche decennio fa pubblicazioni scientifiche.

Francamente mi stupisce che un esponente politico intelligente e preparato come de Eccher abbracci in tal modo uno dei cavalli di battaglia dei verdi e dei movimenti ambientalisti, non a caso inscindibilmente alleati di quella sinistra intransigente e antagonista, contro la quale il collega di AN, a mio avviso, spesso giustamente si scaglia durante i dibattiti in quest'aula.

Per tutte queste ragioni ritengo che la moratoria di cui questo disegno di legge propone l'introduzione sia inevitabilmente destinata a non produrre nessuno degli effetti sperati. Capite bene, allora, che, se si guardano le cose da questo punto di vista, poco importano il mio e il vostro voto favorevole o contrario a questo provvedimento.

Vi ringrazio per l'attenzione.