SEDUTA 27 MARZO 2007

disegno di legge "Disposizioni in materia di bonifica e miglioramento fondiario, di ricomposizione fondiaria e conservazione dell'integrità dell'azienda agricola e modificazioni di leggi provinciali in materia di agricoltura" nel testo unificato dei disegni di legge n. 14/XIII, "Riordino fondiario, ricomposizione fondiaria e convenienti unità colturali", n. 105/XIII, "Disposizioni in materia di bonifica" e n. 162/XIII, "Norme in materia di bonifica e miglioramento fondiario, di ricomposizione fondiaria e conservazione dell'integrità dell'azienda agricola"

proposta di progetto di modificazione dello Statuto n. 1/XIII "Modificazioni del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 "Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige" in materia di testi unici", proponenti cons. Mauro Delladio e altri

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, su questo articolo ci siamo già confrontati in Commissione, molte cose sono state dette. Io ora darò un taglio un po’ diverso al mio intervento leggendo l’articolo 42.
La previsione racchiusa nell’articolo 42 di questo disegno di legge, signor Presidente, ha indotto il sottoscritto ed il collega Viola a scegliere di votare contro questo provvedimento in occasione dei lavori della seconda commissione permanente. La medesima ragione ha spinto ora l’intero gruppo consiliare di Forza Italia a proporre all’aula del Consiglio un emendamento soppressivo di questa stessa norma.
Riconosco che uno degli aspetti importanti trattati da questo disegno di legge è quello del riordino fondiario. Il testo unificato introduce infatti il concetto di “compendio unico”, attinto dal decreto legislativo 99 del 2004. “Compendio unico” che sostituisce la vecchia formula della “minima unità colturale”. Sappiamo che a tale concetto sono associate misure fiscali e finanziarie volte a favorire la conservazione dell’integrità fondiaria e la sopravvivenza delle aziende agricole sul territorio, garantendo ad esse un livello minimo di redditività.
Come ha già spiegato l’assessore, il mantenimento dell’integrità dell’impresa agricola è particolarmente complesso a causa della suddivisione delle proprietà tra gli eredi in riferimento al diritto latino. Nel nostro ordinamento non esiste l’istituto del Maso chiuso, previsto invece in Alto Adige, che garantisce l’integrità aziendale agricola nonostante il trascorrere delle generazioni.
Ma se da un lato possiamo concordare con la necessità di trovare soluzioni e strumenti che facilitino l’aggregazione delle numerosissime particelle fondiarie sparse su tutto il territorio trentino, dall’altro non possiamo assegnare alla Patrimonio del Trentino SpA la possibilità di acquistare, vendere e affittare territori agricoli più o meno estesi. Ricordo infatti che la Patrimonio del Trentino SpA era nata con la legge di bilancio approvata nel febbraio del 2005, che prevedeva una totale partecipazione pubblica – ossia “in house” – ed uno sviluppo dell’attività finalizzato ad operazioni di acquisizione, gestione e alienazione del patrimonio immobiliare della Provincia.
La società – nelle intenzioni di maggioranza – doveva cioè valorizzare il patrimonio già in possesso della Provincia, dei suoi enti funzionali e di tutti gli enti pubblici operanti sul territorio. Una valorizzazione da attuare anche sviluppando attività di consulenza a favore dei Comuni e attraverso il sostegno accordato ad operazioni di project financing a beneficio del rating della Provincia. Tutto ciò avrebbe infatti assicurato positive ricadute fiscali per il bilancio provinciale.
Sempre secondo il disegno per cui era stata creata, la Patrimonio del Trentino SpA non doveva quindi occuparsi in alcun modo di riordino fondiario. Per questa ragione ritengo del tutto improprio che la Giunta assegni ora a questa società un compito determinante per poter procedere alla ricomposizione e al riordino fondiario.
Questo articolo attribuisce invece di diritto e di fatto alla Patrimonio del Trentino, che è una società per azioni totalmente controllata dal governo provinciale, un potere enorme nell’ambito delle aree agricole e non soltanto di queste. La norma apre in sostanza, anzi, spalancata la strada alla trasformazione della “Patrimonio” in una grande Agenzia immobiliare della Provincia, che si affiancherà inevitabilmente all’altro soggetto societario pubblico, Agenzia per lo Sviluppo SpA, impegnata nella gestione degli immobili da destinare ad attività produttive e all’economia.
Nulla impedisce di pensare che si stia delineando una situazione di vera e propria concorrenza – concorrenza assolutamente sleale – nei confronti dei soggetti privati che operano nel settore immobiliare.
Oltre al problema fiscale evidenziato dal collega Giovanazzi, corriamo il rischio di assistere a penosi spettacoli già visti. Mi riferisco in particolare alla compravendita delle aree di Trento Nord, gestite con la massima disinvoltura dalla Trentino Servizi, anche questa società per azioni totalmente nelle mani dell’ente pubblico. Ma il pensiero corre anche alla vendita ad un soggetto privato dell’edificio che ospitava la Cassa Malati di Piazza Venezia, privato che poi ha affittato la struttura all’università di Trento. Davvero un bell’esempio di gestione dei soldi pubblici! È davvero un bell’esempio della volontà della Provincia di valorizzare il patrimonio immobiliare!
Ritornando all’articolo del disegno di legge in questione, sorgono spontanee alcune domande che sottopongo all’assessore Mellarini e all’attenzione dell’aula. Eccole.
Chi controllerà l’operato degli amministratori delle numerose società per azioni a capitale interamente pubblico?
Con quali criteri si identificheranno i beneficiari degli acquisti e delle vendite, delle permute e degli affitti?
I vertici di queste società risponderanno solamente al politico di riferimento dal quale sono stati nominati, ignorando qualsiasi altro intervento di verifica da parte delle minoranze consiliari?
Queste società si lasceranno sottoporre ai controlli previsti dal Codice civile o tenteranno di sottrarsi ad essi in nome degli ampi margini di manovra riconosciuti ai consigli di amministrazione?
Qual è, in conclusione, il senso di questo crescente potere accordato alla Patrimonio del Trentino SpA? Semplice: con l’inserimento di questa norma nel testo unificato messo a punto dell’assessore, il Consiglio si appresta a consegnare nelle mani della Giunta provinciale un ulteriore strumento di potere sul territorio, e in particolare sugli operatori del settore agricolo. Uno strumento di potere che potrà essere agevolmente utilizzato per acquisire ulteriori consensi in vista delle prossime elezioni provinciali.
Ma il fine non giustifica i mezzi, totalmente impropri, che il governo provinciale vuole utilizzare. Per questo mi oppongo, ci opponiamo decisamente a questa disposizione che vanifica anche le parti condivisibili del provvedimento oggi in discussione. Invito quindi tutti i colleghi che ancora credono e sperano in un Trentino non assimilato né assimilabile alla sola Provincia, a sostenere l’emendamento di abrogazione, soppressivo di questa norma.
Rilevo, come è stato evidenziato prima, che questa mattina è stato depositato un emendamento sostitutivo che di fatto non cambia la sostanza dell’articolo in discussione. L’emendamento nuovo, che personalmente non voterò, assegna alla Provincia o a una società da essa controllata tutte le iniziative in tema immobiliare.
Il rattoppo è peggio del buco. Vi ringrazio.

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi. Ritengo sia particolarmente opportuno oltre che utile illustrare questo “Progetto” di legge risalendo alla genesi di questo testo e al contesto in cui è nato.
Credo che ne valga la pena sia per informare i volenterosi che si prenderanno la briga di leggere un domani i verbali di questo Consiglio, sia per confutare alcune voci in cui si afferma che nulla o poco è stato fatto in tema di semplificazione normativa.
Innanzitutto non è possibile capire l’importanza di questa proposta se non si evidenziano primariamente le forti aspettative dei cittadini e l’importante ruolo assunto fino ad oggi, destinato ad accompagnarci fino al termine dell’attuale legislatura, del Gruppo di lavoro sulla razionalizzazione normativa costituito nel primo anno del nostro mandato.
Inizio rammentando che il tema della semplificazione normativa ha sempre occupato molto spazio nel dibattito politico e nelle promesse ripetutamente pronunciate da molti di noi. Si tratta sicuramente di un argomento, o meglio, di un obiettivo che troviamo sempre tenuto presente dagli organi di governo e dalle istituzioni della nostra autonomia.
Mai però è stato profuso politicamente uno sforzo efficace come quello sviluppato oggi attraverso il gruppo per la semplificazione normativa.
Occorre riconoscere che l’eccesso di regole e il loro cattivo coordinamento rappresentano ancora oggi motivo di profondo e giustificato malcontento sia nei cittadini che negli operatori economici e sociali.
Ben conosciamo gli effetti negativi di questa ridondanza di norme, che genera problemi rilevanti nel coordinamento e nel collegamento delle disposizioni riguardanti lo stesso ambito tematico, ma anche difficoltà di interpretazione e sovrapposizioni legislative, nonché pesanti ritardi nell’azione amministrativa.
Tutto ciò si traduce necessariamente in costi aggiuntivi sia in termini finanziari che temporali.
Singoli cittadini, famiglie, imprese e anche non pochi dipendenti pubblici chiedono più chiarezza e linearità nelle leggi e nella gestione del sistema amministrativo e di governo.
Il peggior nemico dei cittadini e delle imprese è una burocrazia che si presenti come una fitta nebbia da cui tutto è avvolto e confuso.
La burocrazia, nella sua più ampia accezione, si è così trasformata da strumento indispensabile di servizio in un narcotico capace di scoraggiare ogni intrapresa, di mortificare e frustrare il dinamismo della società civile e dello stesso ente pubblico nelle sue varie articolazioni, dal piccolo comune di montagna al moloch-Provincia.
Questa – colleghi – è la burocrazia che indispone i cittadini alimentando in essi una percezione fortemente negativa delle istituzioni pubbliche, nei confronti delle quali tanto i singoli quanto le loro formazioni e organizzazioni sociali ed economiche, soggetto primario della convivenza, si ritrovano in uno stato di soggezione e sudditanza.
Si ha talvolta l’impressione che la struttura pubblica utilizzi la burocrazia non in modo funzionale alle esigenze della società civile, ma per espanderne e ingigantirne la sua presenza, anche quando non è necessario, per consolidare, giustificare e promuovere ulteriormente il proprio protagonismo e la propria invadente presenza.
Ma questo – colleghi – accade quando la politica è debole, quando la politica non si informa a sufficienza, quando la politica non si confronta e non ascolta nessuno, ritenendosi autoreferenziale.
È il politico aggrappato a quest’immagine di sé, è il politico debole o svogliato a scegliere tendenzialmente la strada più comoda, o le scorciatoie meno impegnative, appiattendosi sull’apparato e quindi sugli interessi che promanano dall’ente pubblico.
Se condividiamo la necessità di non arrenderci a questo concetto di politica, credo sia necessario averne una visione più alta e libera dai condizionamenti che molte volte provengono in prima istanza proprio dall’interno della Pubblica amministrazione.
Pubblica amministrazione dove spesso è maggiore la conoscenza tecnica degli strumenti di intervento e dove più forti sono i mezzi per prendere l’iniziativa.
Da parte nostra dobbiamo quindi lavorare affinché la politica non sia né appaia in alcun modo subalterna all’apparato e alla burocrazia, ma ne gestisca, controlli e orienti in funzionamento a beneficio della collettività.
E nel riferirci alla burocrazia è il caso di sottolineare come una seria operazione di razionalizzazione e riordino complessivo delle norme, non possa e non debba avvenire una tantum, bensì protrarsi sistematicamente nel tempo, legislatura dopo legislatura, accompagnandosi sempre alla produzione dei provvedimenti, sia quando si tratta di limitate modifiche ai testi già esistenti sia quando assume connotati schizofrenici.
È cioè necessario che la politica eserciti una costante vigilanza attraverso un continuo monitoraggio, affinché il progressivo e inevitabile accumularsi delle normative si inserisca in un quadro complessivo ordinato ed estremamente chiaro e intelligibile nelle sue articolazioni, evitando di rendere indecifrabile ai nostri stessi occhi, oltre che a quelli dei cittadini, il sistema delle regole da cui è disciplinato il funzionamento del sistema dell’autonomia.
Porre in essere le condizioni di una buona tecnica legislativa è il requisito primo e imprescindibile affinché si possa poi procedere ad una valida ed incisiva applicazione delle norme.
È evidente che in questa prospettiva, ad esempio le cosiddette “leggi omnibus” siano assolutamente da evitare in tutti i settori al pari di quanto è già avvenuto per le Finanziarie, in quanto concorrono unicamente ad apportare confusione e incertezze, configurandosi come un contenitore generale di norme afferenti ad ambiti non solo distinti ma anche diversi al punto da rendere molto arduo il tentativo di unificare i testi.
Voglio ricordare che nel 1994 – e precisamente nell’XI legislatura – l’allora Consiglio provinciale aveva avviato, tramite un apposito gruppo di lavoro, un’azione di semplificazione normativa di notevole spessore che contribuì senza dubbio a razionalizzare il complesso delle normative.
Il Comitato per la semplificazione legislativa era composto dal Consigliere Arena, dall’attuale Presidente del Consiglio Pallaoro, dal Consigliere Giordani e dal sottoscritto. Questo “gruppo di volenterosi” – questo sì davvero trasversale agli schieramenti politici – si mise subito all’opera e, con il qualificato supporto dei funzionari del Consiglio provinciale e della Giunta, vennero da noi definiti alcuni importanti provvedimenti: si propose la modifica al regolamento interno inserendo una disciplina abbreviata per la trattazione dei testi unici rispetto al normale procedimento amministrativo: un dispositivo, questo, tuttora vigente ma rimasto purtroppo inapplicato; venne inoltre sottoposta al Consiglio regionale una proposta di legge voto indirizzata alle Camere, in cui si proponeva di modificare lo Statuto di autonomia al fine di dare ai Presidenti delle Giunte regionale e provinciali la possibilità di emanare con decreto testi unici legislativi, prendendo spunto dalla Costituzione austriaca che prevedeva questa fattispecie, ossia una delega permanente di riordino normativo; grazie al nostro lavoro di gruppo riuscimmo ad ottenere l’abrogazione, con un unico testo legislativo, di circa centoventi leggi non più finanziate o implicitamente abrogate; si sfoltì molto il panorama legislativo provinciale: dalle 660 leggi di allora, escludendo bilanci e rendiconti, si ridusse il numero a 450; si composero testi coordinati e altro. Si trattò obbiettivamente un buon lavoro.
Anche in questa legislatura, e precisamente alla fine del 2004, il sottoscritto assieme ai colleghi del Gruppo di Forza Italia, ha sottoposto all’attenzione del Consiglio provinciale una mozione, la 106, in cui si chiedeva la costituzione di una Commissione per la semplificazione normativa, riprendendo il testimone lasciato dal vecchio Gruppo di lavoro.
A questa mozione se ne aggiunse un’altra sottoscritta da molti colleghi della maggioranza, il cui primo firmatario era il collega Pinter.
Le due mozioni vennero discusse e fuse in un unico documento, votato all’unanimità, che ha permesso di dar vita, il 17 febbraio del 2005, al nuovo Gruppo di lavoro sulla razionalizzazione normativa composto dai colleghi Pinter, Catalano, Odorizzi oltre che dal sottoscritto.
Vengo così ora ad analizzare, a grandi linee, quanto ha finora predisposto l’attuale gruppo di lavoro per poi passare ai contenuti di questo disegno di legge.
Oltre al disegno di legge oggi in esame, che ho fortemente voluto riproporre anche in questa legislatura, che prevede la modificazione dello statuto speciale in materia di testi unici, il Gruppo ha predisposto un’indagine conoscitiva sul sistema normativo provinciale; proposto modifiche alle leggi finanziarie – poi approvate – al fine di prevedere una semplificazione delle precedenti leggi omnibus (leggi finanziarie e leggi di adeguamento) e una disposizione permanente in finanziaria volta all’abrogazione di leggi desuete; proposto norme che hanno abrogato parzialmente o per intero circa centosettanta leggi portando il sistema normativo provinciale alle 350 leggi vigenti; proposto emendamenti che sono diventati legge per migliorare la diffusione della modulistica provinciale e per semplificarla; sollecitato il Consiglio provinciale a contenere l’attività di stampa e duplicazione degli atti consiliari e l’invio della documentazione cartacea favorendo modalità di diffusione informatiche.
Si predisporrà anche una conferenza di informazione per informare su quello che è stato fatto e quello che rimane ancora da fare.
Ora in previsione vi è la realizzazione di un’operazione di profonda pulizia riguardante i regolamenti provinciali superati e non abrogati in maniera esplicita, pulizia che dovrà essere attuata con un altro regolamento di iniziativa giuntale.
Si prenderanno inoltre iniziative in materia di clausole valutative per poter misurare la ricaduta e l’efficacia delle leggi.
Preciso in proposito che le clausole valutative – diverse per ogni legge – sono delle direttive, inserite nelle stesse norme, che obbligano l’esecutivo a predisporre una relazione al Consiglio e/o alla Commissione legislativa permanente in cui si analizzano tutte le modalità di attuazione della legge, gli aspetti (costi, ricavi, ecc.), l’impatto della norma ed i risultati ottenuti dopo un certo periodo di applicazione.
Non posso, infine, non segnalare il prezioso tecnico apporto garantito al Gruppo di lavoro dai funzionari incardinati presso l’ufficio legislativo del Consiglio provinciale e dai funzionari della Giunta provinciale, che hanno contribuito in maniera egregia ai buoni risultati conseguiti.
Ora siamo in discussione di questo testo di legge, predisposto dal gruppo di lavoro sulla razionalizzazione normativa, condiviso e sottoscritto dalla maggioranza di questo consiglio provinciale, che riprende la proposta di legge–voto presentata in consiglio regionale nell’XI legislatura, e mai discussa, nella quale si prevede una sorta di delega legislativa permanente in capo al Presidente della Regione e ai Presidenti delle Province autonome per l’emanazione di testi unici aventi valore di legge.
Il testo di legge è stato calato nell’ordinamento regionale alla luce delle ultime modifiche statutarie e definisce in maniera molto precisa i limiti di intervento dell’organo esecutivo, allo scopo di evitare l’invasione delle competenze legislative del Consiglio.
Il procedimento, una volta approvata la modifica allo Statuto di Autonomia, sarebbe molto più rapido del normale.
I testi unici si formeranno unendo più norme riguardanti lo stesso argomento, con l’esplicita garanzia di non apportare modifiche sostanziali ai contenuti. I testi unificati permetteranno di abrogare le disposizioni legislative originarie.
Ripeto, perché è politicamente rilevante per l’autonomia dell’organo legislativo al quale partecipiamo, che non si potrà in alcun modo modificare l’essenza delle norme originarie.
Come è stato detto nella relazione di maggioranza, sappiamo che l’iter del disegno di legge sarà presumibilmente lungo, poiché prima di giungere all’attenzione del Parlamento come proposta di legge costituzionale di modificazione dello Statuto di autonomia, dovrà essere esaminato anche dal Consiglio provinciale di Bolzano e dal Consiglio regionale.
Se questa proposta trovasse approvazione – come è auspicabile – anche in queste sedi istituzionali potremmo affermare che la nostra realtà autonomistica ha precorso i tempi rispetto alle altre regioni italiane per dotarsi di uno strumento efficiente ed efficace da utilizzare nell’elaborazione di testi unici.
In conclusione, signor Presidente, mi permetto di suggerire a lei stesso, al Presidente del Consiglio provinciale di trasmettere questo testo normativo anche ai componenti della delegazione parlamentare dell’intera Regione Trentino Alto Adige, affinché se ne rendano pienamente interpreti e sostenitori quando a discuterne saranno la Camera e il Senato.
Questo è infatti il classico provvedimento bipartisan che deve necessariamente trovare la condivisione di tutte le forze politiche a prescindere dallo schieramento di appartenenza, perché la nostra autonomia possa perfezionare il proprio assetto normativo e di governo nell’esclusivo interesse dei cittadini e di un migliore rapporto fra le istituzioni democratiche e la società civile. Grazie per l’attenzione.