SEDUTA 30 GENNAIO 2007
interrogazioni a risposta immediata
PRESIDENTE: Interrogazione n. 2089/XIII, “Sui criteri per l’accesso agli interventi di edilizia abitativa e sulla disomogeneità della relativa disciplina”, proponente consigliere Mauro Delladio.
DISCORDANZA FRA NORME RIGUARDANTI L’EDILIZIA ABITATIVA
interroga la Giunta provinciale
per conoscere visto che
Il piano straordinario di edilizia abitativa agevolata (L.P. 29/12/2005, n. 20 art. 58) prevede, tra gli altri requisiti, quello di non essere titolare o contitolare, erede o legatario, del diritto di proprietà, di uso di usufrutto o di abitazione su altro alloggio o quote di altri alloggi, che consentono, per quanto spettante, una rendita catastale superiore a € 283,22.
Requisito per l’esenzione dal contributo di concessione per prima abitazione (art. 111 della L.P. 22/1991e s.m.) stabilisce al comma 3. lettera c) è quello che: “il richiedente e il suo coniuge, purché separati giudizialmente, non devono essere titolari di diritti di proprietà (per proprietà si intende anche comproprietà), usufrutto, uso e abitazione su un altro alloggio ubicato nel territorio nazionale. Questa non omogeneità nei requisiti richiesti da norme riguardanti l’edilizia abitativa crea confusione e perplessità tra l’utenza. Si interroga per sapere i motivi che hanno determinato la disomogeneità nei criteri previsti dalle soprarichiamate leggi e soprattutto quali provvedimenti intenda adottare per eliminare tale discordanza.
(...)
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Con questa interrogazione a risposta immediata ho voluto, in tempi relativamente brevi, porre all’attenzione dell’assessore competente il problema letto in premessa dal Presidente e fare emergere volontà e tempi di risoluzione della questione. Prendo atto purtroppo che la Giunta provinciale, tramite il suo Assessore Dalmaso, non ha intenzione di rivedere la normativa richiamata ed esposta bene dall’Assessore. A me pare poco intelligente questa presa di posizione, questa decisione perché si riscontra che l’ente pubblico con le norme in essere, e così discordanti, da una parte permette al cittadino di accedere all’abitazione e dall’altra di fatto toglie, quando uno ha anche magari un piccolo rudere che di fatto gli blocca l’accesso ai contributi di concessione per la prima abitazione. Io penso che la normativa poteva essere livellata, poteva essere amalgamata per dare risposte univoche alle due categorie di cittadini che poc’anzi l’assessore aveva richiamato. Mi dispiace riscontrare questa volontà negativa da parte dell’assessore e della Giunta provinciale a modificare la normativa. Chiaramente chi ci ascolta e i diretti interessati che si sono trovati in questa situazione capiscono che se la maggioranza non accetta i consigli o le sollecitazioni, la maggioranza con i suoi numeri la fa da padrone, la norma, fintanto che non finisce questa legislatura, purtroppo, non verrà modificata. Mi dispiace, grazie.
(...)
proposta di mozione n. 378/XIII, "Di sfiducia all'assessore alle politiche per la salute Remo Andreolli, ai sensi dell'articolo 7, comma 7, della legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2 e dell'articolo 159 del regolamento interno"
DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Desidero con questo intervento, limitato ai dieci minuti consentiti dal regolamento, chiarire le ragioni che mi hanno indotto a sottoscrivere la mozione di sfiducia all’assessore Andreolli.
Una sfiducia diretta all’Assessore competente in materia di politiche per la salute che è, allo stesso tempo, politicamente indirizzata al Presidente e a tutti gli altri componenti della Giunta provinciale.
Molti sono gli argomenti degni di nota che hanno concorso a determinare questa mia intransigente presa di posizione, ma considerata l’esiguità del tempo a disposizione concentrerò questa riflessione esclusivamente su alcuni punti e tematiche di cui proprio di questi temi sono piene le pagine dei quotidiani locali. Si tratta infatti di questioni che stanno provocando anche in molti cittadini reazioni di forte perplessità e di pesante critica rispetto al modo con cui la sanità trentina viene oggi gestita dall’amministrazione provinciale.
Si tratta di cittadini che anche per questi motivi pur avendo sostenuto con il voto, in occasione delle ultime elezioni provinciali, l’attuale maggioranza e in particolare il Presidente della Giunta, oggi dichiarano apertamente la loro propensione a non concedere più la loro fiducia a questo schieramento.
Per questo la mozione di sfiducia ha una caratura politica particolarmente rilevante: pur evidenziando i punti deboli di un Assessore, si chiamano in causa le responsabilità e si denunciano imperdonabili incapacità e inadempienze che appartengono non ad una sola figura ma all’intero esecutivo.
Come dicevo, voglio soffermare l’attenzione su pochi punti due dei quali sono a mio avviso particolarmente delicati: i ticktes e la mobilità passiva.
Preso atto che il ticket di 10 euro sulle impegnative rilasciate dai medici è stato tolto, la subalternità politica dell’attuale Giunta provinciale ai diktat del governo Prodi rimane intatta per quanto riguarda la gabella imposta ai cosiddetti “codici bianchi”, cioè ai cittadini che in caso di emergenza si rivolgono al pronto soccorso. Anziché cercare ed individuare soluzioni alternative al ticket di 25 euro sulle prestazioni improprie, i vertici di Piazza Dante hanno preferito percorrere la strada del recepimento delle direttive impartite dal Ministro Livia Turco, dimenticando non si sa se per un improvviso blackout o a causa di un’amnesia più grave che la nostra è una Provincia autonoma e che vi sono circostanze nelle quali di questa autonomia è il caso di avvalersi. Personalmente sono convinto che “l’autonomia dimenticata” emersa in quest’occasione sia il sintomo – visto che parliamo di salute – di un’amnesia patologica inguaribile fin tanto che al governo c’è la sinistra. Perché chissà come chissà perché quando al governo c’era invece il centrodestra la Giunta Dellai brandiva l’autonomia come un’arma da impugnare in continuazione per difendere le nostre prerogative dalle iniziative di Roma.
Nonché le iniziative del governo Berlusconi non hanno mai messo le mani nella tasche dei cittadini del Trentino quanto quelle dell’attuale governo Prodi. Se c’è quindi un momento in cui servirsi dell’autonomia per tutelare la popolazione di questo territorio, ebbene quel momento è arrivato ed è questo.
Tornando al merito della questione ticket, non riesco francamente a capire come sia giustificabile la ferrea scelta di non prendere in considerazione una proposta apparsa sulla stampa locale, che suggeriva di dare al triage infermieristico la capacità di dirottare i codici bianchi verso un ambulatorio di continuità assistenziale – le vecchie guardie mediche – all’interno degli ospedali stessi come avviene già a Cavalese, Cles e Mezzolombardo.
In questo modo, molto semplicemente, non si pagherebbero più i tickets legati ai codici bianchi.
Adottando inoltre questa soluzione, avremmo il vantaggio che il medico del pronto soccorso, attualmente adibito ai codici bianchi, rappresenterebbe quella sorta di “uomo in più” da utilizzare per gli altri codici, o costituirebbe un “uomo in più” per il servizio svolto dalle ambulanze.
E a proposito di ambulanze, mi chiedo davvero come si possa pensare di risolvere i problemi riverniciando i Doblò dismessi dell’Azienda sanitaria per trasformare questi mezzi, come è accaduto a Rovereto, in automediche, senza avere preventivamente ragionato in merito al personale di supporto.
L’altro argomento sul quale desidero richiamare l’attenzione di quest’aula e dell’opinione pubblica, riguarda la questione della mobilità passiva.13,1 milioni di euro nel 2003, 15,4 milioni di euro nel 2004, 15,8 milioni di euro nel 2005, sono obiettivamente cifre che meritavano già in passato e rendono a maggior ragione oggi quanto mai urgente e necessaria una seria riflessione, sia in ordine alle cause sia in merito alle soluzioni da adottare per sanare questa vera e propria emorragia del nostro sistema dei servizi, e porre rimedio ad un grave e non ulteriormente tollerabile costo per il bilancio provinciale, che ora si tenta di scaricare sui cittadini magari attraverso i tickets.
Ben poco è stato messo in campo per tamponare la falla della mobilità passiva, e non sarà certo con l’affitto di un paio di Risonanze Magnetiche – PET che si può pensare di fronteggiare il fenomeno della fuga dei cittadini che chiedono di essere curati verso le strutture sanitarie delle province e delle regioni vicine.
Sarebbe comunque interessante conoscere le motivazioni del mancato acquisto di queste tecnologie, e allo stesso tempo il costo a carico della Sanità trentina per l’affitto dei mezzi di trasporto e delle strumentazioni in essi contenute.
Da anni si effettua un monitoraggio sulla mobilità.
Tuttavia sono più che evidenti i punti deboli e inaffidabili o semplicemente mancanti in molti settori della sanità trentina, che spingono i pazienti all’esterno del nostro territorio.
Ciò nonostante, chiudendo gli occhi di fronte sia ai risultati del monitoraggio sia a queste evidenti deficit e disfunzioni, si continuano a commettere gli stessi errori, dal momento che il saldo peggiora di anno in anno.
Il Presidente Dellai riconosce, nel suo intervento di difesa, l’esistenza di molte negatività interne al sistema sanitario trentino, alle quali risponde con una serie di promesse e buone intenzioni.
Ricordo che questo governo Dellai esiste e si perpetua ormai dal lontano 1998: un periodo sufficientemente lungo per agire. Purtroppo ancora oggi abbiamo gli stessi problemi.
In conclusione, credo sia opportuno ribadire quanto i cittadini vedono e constatano con i loro occhi, ossia che la sanità trentina si caratterizza per l’elevato numero di consulenti destinatari di compensi da dirigenti e tali da mettere i brividi a prescindere dalle ricadute, e di dirigenti ai quali sono riconosciuti stipendi e premi di produzione palesemente non consoni rispetto ai risultati ottenuti.Occorre ammettere tuttavia che noi trentini, pur in questo scenario non certo roseo, possiamo, in fondo, considerarci fortunati.Dovremmo insomma esprimere alla Giunta provinciale la nostra riconoscenza, per aver garantito maggiore tutela alla nostra salute attraverso l’introduzione delle nuove figure di Case Manager, Project Manager e dei cosiddetti “facilitatori” che – dopo approfonditi studi e rapporti, attente analisi tecniche e valutazioni condivise con il Direttore Generale e pubblicate – verranno inserite a pieno titolo nel nostro sistema sanitario.Grazie a queste nuove figure, alla presenza di questi tecnici illuminati e di chiara fama, potremo finalmente dormire sonni tranquilli, riposare fra due guanciali e non preoccuparci più dei nostri mali né di cercare altrove le cure di cui abbiamo bisogno, poiché saranno loro, insieme al direttore generale, a trovare una soluzione per tutti i nostri problemi.Che importa, di fronte a questo, il fatto che il loro ingaggio e le loro prestazioni costeranno alla Provincia un’altra vagonata di milioni. Tanto a pagare saranno i cittadini con i tickets!
A noi consiglieri di minoranza non resta che un’unica arma per tentare di difendere i cittadini, ma anche tutti gli operatori sanitari del Trentino da questa sorta di task force di tecnocrati predatori e vendifumo, disposti a giocare cinicamente sulla pelle, anzi, con la salute della gente pur di incassare il bottino dei lauti compensi provinciali: l’unico modo, il solo strumento a nostra disposizione per denunciare democraticamente e civilmente questa situazione scandalosa, consiste nel dichiarare la nostra piena e totale sfiducia all’Assessore e implicitamente alla Giunta provinciale, anche per non essere considerati complici politici di questa situazione.
Grazie per l’attenzione.