SEDUTA 7 GIUGNO 2007

proposta di mozione n. 407/XIII, "Interventi per garantire la parità dell'offerta didattica nelle piccole scuole di montagna con pluriclassi", proposta di mozione n. 410/XIII, "Disciplina sulla formazione delle pluriclassi nelle scuole trentine", proposta di mozione n. 429/XIII, "Mantenimento delle scuole periferiche"

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PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Delladio: ne ha facoltà.

DELLADIO (Forza Italia): Grazie, Presidente. Egregi colleghi, innanzitutto vorrei sottoporre all’attenzione di questo Consiglio una supplica, una preghiera della popolazione di Daiano, frazione di Cavalese, per il rilascio delle scuole nel paese, scritta nel 1929 a Benito Mussolini, capo del governo.

Sulle pluriclassi molti discorsi sono stati fatti, molte sollecitazioni sono state mosse nei confronti dell’assessore competente, purtroppo finora senza risultato. Forse questa supplica, ancora attuale, contro l’impoverimento dell’offerta scolastica nelle scuole di periferia potrà fare breccia nei convincimenti dell’Assessore e della maggioranza.

Leggerò questo scritto, come dicevo, del 1929 per ampi stralci. E’ intestato a Sua Eccellenza Benito Mussolini, capo del governo. “La fondazione del comune di Daiano, ora frazione di Cavalese, paese di circa 570 abitanti, si perde nell’antichità e da allora si eresse sempre in comune a sé, mantenendosi sempre all’altezza dei tempi, tanto che la leggenda vuole sia stato anche centro giudiziario della valle. Anche per quanto riguarda l’istruzione si provvide sempre di conformità. Il primo edificio scolastico, l’attuale canonica, abbandonata l’anno 1891 perché inservibile secondo le leggi d’allora, e si costruì un nuovo edificio scolastico in località isolata, bene esposta e tranquilla, che servì come scuola fino al passato anno scolastico. L’inverno scorso, però, si incominciò a parlare della concentrazione delle scuole di Daiano a Varena in un unico edificio di nuova costruzione, che fu costruito per gli uffici del comune e che non si rese più necessario in seguito all’aggregazione anche di quel comune a quello di Cavalese.

Appena arrivata a conoscenza della popolazione la decisione presa, tutte le madri commosse e supplichevoli si recarono dal Podestà, pregandolo voler interessarsi. Contemporaneamente fu fatto ricorso al Provveditorato degli studi in Trento e in data 17 febbraio fu spedita dalle mamme del paese una umilissima preghiera alla signora Rachele Mussolini.

Premesso tutto questo, a miglior chiarimento della presente supplica, i sottoscritti, tutti padri e madri e capi di famiglia, constatato come in questi giorni sia stata effettuata effettivamente la temuta concentrazione, osano supplichevoli pregare Sua Eccellenza Benito Mussolini che la stessa venga sciolta riducendo le cose allo stato primiero e obbligando, se necessario, il comune di Cavalese alla costruzione di un edificio scolastico per la frazione di Daiano, e ciò per i seguiti motivi”. Interessanti sono i motivi.

“Primo: la distanza, tanto è vero che la parte a sera del paese trova molto più comodo a Carano che a Varena. Secondo punto: il freddo invernale, in un paese a 1.200 metri, dove la neve incomincia in novembre all’aprile, la durata del freddo è lunga e le famiglie sono povere e è un sacrificio non lieve procurare i vestiari necessari per riparare dal freddo i loro bimbi. Sono 80 e più scolari che devono passare per la strada di Varena, dove il vento è continuo, specialmente alla cosiddetta Valle della Ru e il pericolo delle malattie, tosse, bronchite, congelamenti, è inevitabile. Terzo punto: inconvenienti morali, lasciare andare incustoditi i fanciulli non lascia certo nulla di buono da desiderare e il controllo della frequenza alla scuola si rende impossibile, mentre nel paese sono sotto la diretta sorveglianza dei genitori. Quarto punto: mancanza alle funzioni religiose, non si può certo pretendere che le mamme si alzino un’ora prima per mandare i loro bimbi in un altro paese alle funzioni religiose. Quinto punto: il traffico automobilistico, essendo il paese stato creato centro turistico di non lieve importanza e la strada che devono percorrere è la principale, il pericolo è grande e lascia sempre i genitori in ansietà”.

Concludono dicendo: “E’ bensì vero che la scuola così come è costituita darà maggior profitto e che forse parte di quanto i firmati chiedono può dipendere da un certo campanilismo, che è più che logico e umano, ma è nel convincimento che gli inconvenienti sono molto maggiori e annullano i vantaggi. E’ logico anche che una popolazione che da secoli ha avuto la propria scuola si senta avvilita e tenti ogni mezzo per mantenersela. Le madri piangono, i giovani sono umiliati e i vecchi sono sdegnati, e il paese che si sente offeso sente un dovere, anzi, un obbligo verso le future generazioni di adoperarsi per il suo prestigio, a scanso di vedersi diminuita la propria natalità. E’ per questo che i firmati osano permettersi di ricorrere a Sua Eccellenza come suprema e ultima ancora di salvezza e fiduciosi che la loro parola non riuscirà vana e che i loro bimbi avranno ancora la scuola nel loro paese nativo, ove anche la nostra sorveglianza verrà più efficace. Lusingati di una favorevole evasione domandiamo perdono del nostro ardire e aspettiamo, con l’ansia nel cuore, qualunque essa sia, ubbidiremo rassegnati e consci del nostro dovere. Devoti, i capi e le madri si firmano. Daiano, 6 ottobre 1929”.

Questo scritto ai giorni nostri potrà far sorridere, comunque sicuramente riflettere, però rappresenta egregiamente l’attaccamento delle popolazioni locali di periferia alle proprie scuole e tradizioni. Sapevano molto bene i nostri nonni e ancor prima i loro padri dell’importanza della scuola per la comunità e che ogni cambiamento doveva essere effettuato dopo attenta analisi e dopo aver sentito i diretti interessati. Ridurre il coefficiente dell’organico funzionale per un calcolo puramente economico e di ridistribuzione delle risorse a favore delle comunità di fondovalle e dei centri più grossi, che già molto hanno in termini di servizi, vuol dire penalizzare ancor di più le periferie. A suo tempo, a causa del numero ridotto degli insegnanti sono state istituite le pluriclassi. Se si riduce il parametro che determina il numero di insegnanti per classe automaticamente si aumenteranno le ore di pluriclasse a carico degli studenti.

In estrema sintesi, la medicina fa morire l’ammalato. Ridurre il coefficiente dell’organico funzionale nelle scuole con pluriclassi da 1,45 a 1,2 vuol dire comprimere ancor più il grado di istruzione delle popolazioni che vivono il disagio di trovarsi lontano dai centri maggiori, vuol dire rendere difficoltosa un’offerta formativa apprezzata dalle famiglie, vuol dire ridurre la speranza di sopravvivenza per quei comuni ai “confini dell’Impero2.
La Provincia di Bolzano, dalla quale molte volte dobbiamo imparare, ha una situazione di pluriclassi ancor più sostenuta e sta molto attenta a non scardinare il sistema. In Provincia di Bolzano, in Alto Adige, le scuole pluriclassi sono 247, contro il Trentino che ne ha 97; in Alto Adige ci sono scuole con cinque, sette, otto, dieci alunni.

Importante è leggere, anche se il tempo è tiranno, cosa dice il direttore dell’ufficio dell’amministrazione scolastica per la scuola tedesca della Provincia di Bolzano: “Ci vogliono diciassette alunni o la scuola deve chiudere, a meno che non presenti caratteristiche particolari, come ad esempio l’eccessiva distanza da altre scuole, le difficili vie di comunicazione con la scuola più vicina, un aumento dimostrabile di alunni negli anni a venire. Il numero minimo di alunni, anche tenendo in considerazione le eccezioni, non può comunque scendere sotto i cinque”.

Per le nostre scuole di periferia non ci sono risorse, però per il Festival dell’economia sono stati previsti 700 mila euro, saliti a 947 mila, due miliardi delle vecchie lire, con gli ultimi aumenti destinati agli attori, politicamente schierati, che hanno divertito il popolo facendogli dimenticare i problemi quotidiani. Panem et circenses di romana memoria. 410 mila euro per compensi, ospitalità e rimborsi spesa a relatori-attori sono una vergogna.

Come uomo di periferia voterò convintamente le tre mozioni presentate a quest’aula. Grazie.