SEDUTA 10 LUGLIO 2008

disegno di legge "Istituzione del servizio civile delle persone anziane, istituzione della consulta provinciale della terza età e altre iniziative a favore degli anziani" nel testo unificato dei disegni di legge: n. 158/XIII, "Iniziative a favore degli anziani", n. 241/XIII, "Modifiche alla legge provinciale 28 maggio 1998, n. 6 (Interventi a favore degli anziani e delle persone non autosufficienti o con gravi disabilità)", n. 145/XIII, "Istituzione della consulta provinciale per i problemi della terza età. Modifiche alla legge provinciale 28 maggio 1998, n. 6 (Interventi a favore degli anziani e delle persone non autosufficienti o con gravi disabilità)", n. 171/XIII, "Norme per l'istituzione del servizio civile volontario per le persone anziane"

(...)

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Delladio: ne ha facoltà.


DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, il testo unificato dei quattro disegni di legge che oggi discutiamo, dopo esser stato licenziato dalla Quarta commissione, mi induce a proporre alcune riflessioni maturate in merito a questo argomento particolarmente significativo sotto vari profili. Il rapido invecchiamento della popolazione registrato soprattutto nei paesi dell'Europa meridionale, tra i quali spicca in negativo l'Italia, invecchiamento intrecciatosi con la crisi dello Stato sociale, il welfare state, ha reso centrale un tema quale l'assistenza agli anziani nel dibattito politico e non più solo nell'ambito degli addetti ai lavori, delle categorie professionali, degli operatori attivi dei comparti sociali e sanitari o dei ricercatori.

Per rendere l'idea, credo sia opportuno citare alcune cifre che a riguardo appaiono molto eloquenti. Nel 2000 il mondo era popolato da circa seicento milioni di persone con più di sessant'anni, mentre nel 2050 gli ultrasessantenni saranno due miliardi. In Europa una persona su cinque ha più di sessant'anni, mentre in Africa lo stesso rapporto scende a uno su venti. I dati relativi al nostro Paese confermano la progressiva diminuzione delle nascite e la costante crescita numerica degli anziani. L'Italia del futuro rischia di essere un Paese di soli vecchi. Nel 2005 il totale di persone con zero anni era di cinquecentosessantacinquemila unità. La proiezione che prevede un calo delle nascite sul lungo periodo - nel 2050 i nati saranno quattrocentoquarantottomila contro una popolazione di circa cinquantasei milioni - rileva anche che ci sarà un notevole allungamento della vita. A fronte di quattrocentoduemila persone con un'età di ottant'anni nel 2005, avremo settecentotrentaquattromila ottantenni nel 2050. Sbalorditivo è il dato che evidenzia come se nel 2005 in Italia vivevano novemiladuecentosessantanove centenari, nel 2050 essi saranno centotrentaduemila.

L'ISTAT riferisce che nel 2006 in Italia avevamo centoquarantadue anziani di sessantacinque anni e più ogni cento giovani (che non hanno compiuto ancora i quindici anni): l'Italia è quindi già oggi il Paese più anziano d'Europa. La vita media degli italiani di è quasi 84 anni per le donne che di 78,3 anni per gli uomini.

In forza di questi dati, l'Italia occupa le prime posizioni nella graduatoria dei paesi dell'Unione europea. Se passiamo a considerare la Provincia di Trento, scopriamo che nel nostro territorio gli anziani compresi nella fascia di età dai sessantacinque agli ottant'anni nel 2005 erano quasi sessantasettemila su cinquecentomila abitanti, mentre nel 2030 saranno novantanovemila su una popolazione prevista di circa cinquecentoquarantaquattro mila abitanti. Sempre in Trentino gli ultraottantenni nel 2005 erano ventisettemilacento. Nel 2030 essi saranno il 10 per cento della popolazione, ossia cinquantatremilaottocentotrenta. Non possiamo sottovalutare poi il fenomeno dell'invecchiamento nell'invecchiamento. Sono infatti in aumento esponenziale non solo gli ultrasessantacinquenni riconosciuti come "anziani "dal disegno di legge in esame, ma anche gli ultraottantenni chiamati "grandi anziani".

In questa situazione, con simili prospettive, non è allarmistico, ma realistico pensare che la questione anziani possa mettere in crisi la tenuta stessa del nostro sistema sociale. Mi riferisco da un lato al sistema previdenziale e dall'altro al sistema assistenziale, nell'ambito del quale, con il passare degli anni, l'aumento della spesa sanitaria e dei servizi tenderà a raddoppiare.

Per prepararsi a fronteggiare questo scenario occorrono politiche lungimiranti, che consentano di mettere in campo interventi efficaci per tutelare la maternità e ridefinire la durata della vita attiva.

Un insigne docente di demografia alla Sorbona di Parigi, Gerard Dumont, paventa una guerra generazionale in cui i sempre più numerosi nonni si scontreranno coi sempre più rari nipoti nelle richieste sociali: più assistenza agli anziani e meno ai neonati, più case di riposo e meno luoghi ricreativi per i giovani, più università per la terza età e meno scuole elementari.

Qual è il compito e quale può essere il ruolo della politica per non limitarsi a recitare la parte degli spettatori che assistono impotenti all'accendersi di questo inquietante conflitto alla base del quale stanno precise ragioni economiche? Io ritengo che la politica possa e debba svolgere ancora una parte determinante per non scivolare verso questa deriva. La politica può e deve innanzitutto investire sui servizi a sostegno della famiglia, sul pieno e pubblico riconoscimento della sua funzione vitale, sociale ed educativa nei confronti dei figli. In concreto questo significa, ad esempio, garantire sempre ai genitori che lavorano la possibilità di utilizzare asili nido o nidi familiari, la cui offerta va quindi potenziata, sia in termini quantitativi che qualitativi. Non a caso i Paesi dove è più alto il tasso di fecondità sono anche quelli nei quali è maggiore il tasso di occupazione femminile.

Il confronto internazionale vede l'Italia con 1,35 figli per donna, sotto la media dei paesi dell'Unione europea, pari a 1,52 figli per donna nel 2006.

Si tratta inoltre di alleggerire la pressione fiscale cui sono sottoposte oggi le famiglie in Italia, applicando lo slogan "meno tasse per chi ha figli", proposto dal Forum delle associazioni familiari. Solo in tal modo si prenderà effettivamente atto dell'importante ruolo sociale esercitato dalla famiglia attraverso la cura dei figli. Da ciò deriva il dovere politico di fornire assistenza concreta ai suoi membri, senza più abbandonare la famiglia di fronte alle difficoltà.

Se è vero che la famiglia è il motore dello sviluppo, la stessa economia del Paese potrà ripartire, si tratta di mettere i genitori nelle condizioni di potersi assumere e di esprimere fino in fondo la responsabilità di questo compito. Creare queste condizioni significa introdurre, ad esempio, precisi criteri di equità fiscale, che tengano conto dei carichi per il mantenimento delle persone all'interno di un nucleo, adottando il quoziente familiare.

Il Governo Berlusconi ha già garantito il prossimo varo di questa misura, specialmente a beneficio delle famiglie numerose. Ricordo di aver parlato di quoziente familiare nell'ambito del Consiglio regionale già nel lontano 1998. Oggi detto obiettivo si dovrà raggiungere grazie alle politiche di questo governo e all'attuazione ormai imminente del suo programma. Governo che ha già concretamente dimostrato in questi pochi mesi di lavoro la volontà di mettere al centro della propria politica il sostegno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, per una nuova stagione di sviluppo e di crescita.

Pur essendo in carica solamente dall'8 maggio di quest'anno, il Governo ha proposto, iniziato a lanciare e portato avanti con grande progressione impressionante alcune soluzioni di grande importanza ai problemi irrisolti del Paese. Dopo i decreti legge varati per affrontare l'emergenza rifiuti e per contrastare l'immigrazione clandestina, i provvedimenti per colpire la grande e piccola criminalità, l'abolizione totale dell'ICI per la prima casa, la detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, la rinegoziazione dei mutui, è di poche settimane fa l'approvazione della manovra economico-finanziaria. Il ministro dell'economia e finanza Giulio Tremonti ha tenuto fede all'impegno di anticipare questa manovra ad inizio estate. Senza togliere un euro dalle tasche dei cittadini, si comincia con l'aiutare chi ha più bisogno, carta prepagata per la spesa alimentare e le bollette per gli anziani con la pensione minima, fondo casa per le giovani coppie, abolizione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro per chi vuol proseguire l'attività, tagli ai costi del carburante, liberalizzazione dei servizi pubblici locali per ridurre le bollette, e altro ancora.

Nel suo saggio, "La paura e la speranza", Giulio Tremonti aveva elencato i pericoli che correva l'Europa di fronte agli eccessi della globalizzazione, alla crisi dei mercati e alle speculazioni della finanza mondiale e di come questi pericoli rischiassero di scaricarsi sui ceti più deboli, sui poveri, sugli anziani, sulle famiglie e sui giovani. La finanziaria caratterizzata dai quattro miliardi di euro derivanti da entrate fiscali e per il resto dalla riduzione della spesa pubblica, mette in campo una prima risposta, rafforzata anche con misure coraggiose quali la cosiddetta "Robin Hood Tax", che colpisce i guadagni eccessivi "di congiuntura" di petrolieri, banche e assicurazioni, per recuperare denaro da destinare a chi ha più bisogno. La "Robin Hood Tax", che per i settori petroliferi e del gas incrementerà l'aliquota di produzione del 5,5 per cento, porterà nel 2008 duecento milioni di euro da destinarsi al fondo di solidarietà per i meno abbienti, le cui risorse verranno ridistribuite con la social card per anziani e poveri, che in assoluta riservatezza potranno acquistare beni alimentari scontati e pagare meno le bollette di luce e gas.

In questo quadro si darà finalmente una boccata d'ossigeno anche alla piccola e media distribuzione, le cui condizioni non sono certo rosee, visti i dati diffusi negli ultimi giorni dall'ISTAT, secondo cui le vendite al dettaglio nell'aprile 2008 sono calate del 2,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2007.

Poiché sono soprattutto gli anziani, clienti affezionati e abitudinari, a rivolgersi ancora alla piccola distribuzione, grazie alla card i soldi spesi andranno ad aiutare proprio i piccoli commercianti, che negli anni di Prodi hanno subìto le perdite maggiori. Si potrà innescare in tal modo un circuito virtuoso, in grado di restituire speranze alla nostra economia.

Anche l'abolizione dell'ICI, "imposta furto" che colpisce direttamente e ingiustamente un bene prezioso e primario come la casa di proprietà nella quale si vive, rappresenta la prima grande promessa già mantenuto dal governo del Popolo della Libertà, per riportare nelle tasche degli italiani parte dei soldi che il Governo Prodi aveva sottratto alle famiglie con una tassazione iniqua e insostenibile. Che non si tratti solo di parole è provato da elementi molto puntuali e inequivocabili. Penso alla finanziaria varata da Prodi nel 2007, nella quale sono state inserite circa una settantina di tasse, più o meno dissimulate, che in virtù del nostro meccanismo statutario, per cui rientra nel bilancio provinciale il 90 per cento delle tasse, hanno portato alla Provincia autonoma di Trento circa duecentosettanta milioni di euro pronto cassa a disposizione degli assessori e del Presidente di questa Giunta, da spendere come meglio credono in questo ultimo anno di legislatura.

Con questi richiami ho voluto evidenziare la grande differenza di impostazione e di operatività politica che si può già notare fra il nuovo Governo Berlusconi e il precedente Governo Prodi. Sulla base di questa premessa mi soffermo ora su alcuni aspetti del disegno di legge in discussione.

Il provvedimento che ci è stato sottoposto non contiene grandi novità, non si contraddistingue per obiettivi di particolare rilievo e non contiene interessanti strategie. E' un disegno di legge - non me ne vogliano i promotori - politicamente insignificante. Spiego naturalmente il perché di questo mio giudizio.

Il testo, dopo aver ribadito l'importante ruolo delle persone anziane nella comunità, promuove la loro attività nell'ambito del servizio di volontariato civile e prevede una carta dei diritti riservata a questa fascia della popolazione. Si istituisce la Consulta provinciale della terza età e si stabilisce la concessione di contributi ai circoli e alle associazioni che operano a favore degli anziani. Infine si stabilisce la possibilità per i comuni di affidare agli anziani, singoli o associati, la gestione gratuita di terreni comunali sui quali svolgere attività di orticoltura e giardinaggio.

Punto primo: chi di noi e quale cittadino potrebbe dirsi in disaccordo con l'affermazione che gli anziani sono una risorsa importante per la comunità? Già la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea all'articolo 25, dal titolo "diritti degli anziani", riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre un'esistenza dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale. Dal 1995 esiste inoltre la "Carta dei diritti degli anziani", nata sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di molti organi istituzionali. Su queste basi si potrebbe osservare che non serve introdurre un'altra "carta" in salsa trentina.

Punto secondo: con questo disegno di legge si dà vita all'ennesimo organismo, che si somma a quelli già esistenti, e la corsa ad ottenere un rappresentante in seno a questo nuovo tavolo genererà inevitabilmente conflitti fra le associazioni. Nulla di male naturalmente, fintantoché il bilancio della Provincia resterà opulento e si potranno distribuire a pioggia contributi alle centinaia di organizzazioni presenti sul territorio provinciale. La legge proposta prevede poi la possibilità - anche questa non certo nuova per i comuni - di affidare appezzamenti di terreno ai cittadini anziani e non, affinché abbiano l'opportunità di coltivarli per sé o per la propria famiglia.

Insomma, anziché affrontare i problemi veri, più concreti ed urgenti che interessano gli anziani, dalla sanità all'assistenza, dalla casa al sempre più scarso potere d'acquisto delle pensioni, si preferisce affrontare un provvedimento all'acqua di rose, socialmente indolore, tanto da apparire irrilevante, in grado forse di procurare qualche voto ai proponenti, non senza però produrre ulteriore burocrazia e probabilmente anche nuovi costi per la comunità.

In conclusione, non credo sia questo che la comunità trentina si aspettava dalla politica in materia di anziani. Ritengo che si possa oggettivamente sostenere, senza tema di smentita, di non aver visto il varo di importanti interventi a favore degli anziani nel corso di questa legislatura, ad eccezione della riforma del welfare, della cui validità ed efficacia saranno tuttavia i regolamenti non ancora presentati a dover dare riscontro.

E' soprattutto per questo motivo e per le ragioni prima indicate che voglio preannunciarlo fin d'ora: il mio voto sarà solo di benevola astensione. Grazie per l'attenzione.