SEDUTA DEL 29 FEBBRAIO 2008

disegno di legge "Norme per la tutela e per la promozione dell'apicoltura" nel testo unificato dei disegni di legge: n. 174/XIII, "Modifica della legge provinciale 18 aprile 1988 n. 16 (Norme per la tutela dell'apicoltura)", n. 140/XIII, "Norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell'apicoltura in Trentino, n. 240/XIII, "Promozione, tutela ed incentivi per l'apicoltura: Modifiche alla legge provinciale 18 aprile 1988, n. 16 (Norme per la tutela dell'apicoltura)"

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DELLADIO (Forza Italia): Alla relazione che ho letto poco fa desidero aggiungere alcune ulteriori brevi riflessioni. Innanzitutto voglio rimarcare l'importanza dell'apicoltura sul nostro territorio trentino.

Le attività in questo settore si tramandano nei secoli e costituiscono una delle tradizioni più radicate nel nostro territorio, legate alle nostre comunità e al nostro ambiente naturale. Attività che concorrono, tra l'altro, ad integrare il reddito di molte famiglie in un momento particolarmente difficile per l'economia, come quello attuale.

L'apicoltura rappresenta un importante settore produttivo nell'ambito dell'agricoltura trentina e, come tutti sappiamo, è anche una delle condizioni determinanti a sostegno della frutticoltura.

Le api contribuiscono, infatti, all'impollinazione delle colture agrarie e in particolar modo di quelle altamente specializzate - uva, mele, eccetera - di cui vivono le principali valli della nostra provincia. Molti sono nelle nostre comunità e sul territorio gli appassionati che coltivano questa passione, sia in termini hobbistici che imprenditoriali.

Il disegno di legge che abbiamo esaminato in commissione e che andremo ora ad esaminare ed approvare considera queste due fattispecie di apicoltori e si propone di aiutare chi da semplice appassionato vorrebbe trovare condizioni favorevoli per poter compiere il salto verso la forma imprenditoriale.

D'altra parte è impensabile che tutti gli apicoltori che praticano questa attività a titolo hobbistico diventino a tutti gli effetti imprenditori agricoli, perché molti di loro desiderano continuare ad esercitare questo impegno esattamente con la stessa passione e nel modo in cui l'hanno conosciuto, imparato ed ereditato dai loro genitori e nonni, nei termini cioè di un passatempo importante e non di una professione vera e propria.

La realtà di cui questo provvedimento tiene adeguatamente conto riguarda il fatto che l'apicoltura sta vivendo ormai da molti anni gravi problemi, non solo in Trentino, ma anche in tutto il mondo, a causa dei cambiamenti climatici, delle malattie sempre più difficili da combattere e dell'utilizzo diffuso dei prodotti chimici come gli antiparassitari in agricoltura.

Un dato significativo evidenzia la drammaticità di questa situazione. In Italia nel solo 2007 sono andate perse la metà delle popolazioni di api esistenti; in Europa il patrimonio apistico è sceso del 30-50 per cento; in alcune aree degli Stati Uniti il disastro ha colpito con punte del 60-70 per cento.

Nel nostro Paese è stato calcolato che l'apporto economico dell'attività delle api al comparto agricolo è di circa mille e seicento milioni di euro l'anno. Alla luce di questi dati dobbiamo rilevare che duecentomila sono gli alveari scomparsi in Italia nel 2007, con una perdita economica approssimativa di duecentocinquanta milioni di euro. Si tratta di un dato davvero allarmante, di fronte al quale sarebbe assolutamente da irresponsabili rimanere indifferenti e non correre, per quanto possibile, ai ripari, sia a livello tecnico che sul piano politico e legislativo.

Il problema è maggiormente sentito nell'alta Italia - dove l'anno scorso sono andati perduti fino alla metà degli alveari esistenti - e nelle regioni come la nostra. Tra le ragioni dell'alto tasso di mortalità delle api sono sicuramente da annoverare le condizioni igienico-sanitarie spesso inadeguate degli alveari, i cambiamenti climatici che condizionano la qualità del pascolo e dell'acqua e l'insalubrità del territorio. C'è da dire tuttavia che sotto questo profilo nel nostro Trentino esistono condizioni ambientali decisamente migliori che altrove.

Due sono le criticità sulle quali, per quanto riguarda la nostra provincia, occorre focalizzare maggiormente l'attenzione. La prima è riconducibile all'uso dei fitofarmaci in agricoltura, che troppo spesso non tiene conto delle specifiche esigenze delle api. Il secondo consiste nella pesante recrudescenza delle virosi, ossia delle infezioni da virus, in particolare della varroa, malattia causata da un acaro che attacca sia la covata che l'ape adulta. Questa patologia - che, una volta contratta, non lascia scampo alle api - ha conosciuto una vera e propria esplosione nel corso dell'ultimo anno, causando danni ai quali gli operatori, specie quelli di piccole dimensioni e non imprenditoriali, non saprebbero né potrebbero far fronte.

Nel dicembre dello scorso anno la Giunta provinciale ha approvato con un'apposita delibera il programma triennale 2007-2010, nonché il primo programma stralcio annuale, per permettere l'accesso ai finanziamenti previsti dal regolamento della Comunità Europea 797 del 2004, che stabilisce le regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione dei prodotti dell'apicoltura.

Leggendo la documentazione amministrativa che ho appena citato, balza agli occhi il lungo lasso di tempo passato tra l'anno di approvazione del regolamento comunitario - introdotto nell'aprile del 2004 - e l'anno di approvazione della delibera attuativa della Provincia, avvenuta, appunto, alla fine del 2007. Solo per l'approvazione dei decreti, delle circolari e delle note ministeriali per l'emanazione delle circolari dell'AGEA, ossia dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura e altra burocrazia, sono passati la bellezza di tre anni e otto mesi. Si tratta di una vergogna di cui si sono resi responsabili in maniera proporzionale al disservizio gli artefici di questi ritardi.

A questo punto per avere un quadro sufficientemente chiaro è opportuno ricordare, anche se molto brevemente, le strategie di intervento che sono state adottate fino ad oggi.

I testi segnalati evidenziano come l'apicoltura, quando è praticata in montagna, deve affrontare condizioni ambientali molto più difficili di quelle di pianura, sia perché il periodo di produzione risulta molto più ridotto, sia in quanto occorre allungare quello relativo alla nutrizione artificiale della famiglia di api. Tutto ciò si traduce inevitabilmente in maggiori costi di produzione per gli operatori.

Tuttavia queste problematiche trovano una compensazione grazie alle produzioni particolarmente pregiate dell'apicoltura di montagna, che sul mercato si distinguono dal punto di vista qualitativo rispetto alle offerte commerciali quantitativamente superiori e sicuramente più accessibili in termini di acquisto.

Ma proprio l'impossibilità oggettiva di entrare in concorrenza con i mieli di pianura sul fronte dei prezzi rende oggi necessario valorizzare i mieli di montagna, come quelli del Trentino, affinché possano occupare nicchie di mercato molto particolari, fortemente specializzate ed altamente remunerative.

In tal modo anche l'apicoltura della nostra provincia potrà continuare ad avere quella funzione di integrazione al reddito e di sostegno all'economia, che non solo appartiene storicamente a questo tipo di attività, ma è da considerare irrinunciabile per evitare sia ulteriori riduzioni delle popolazioni locali sia l'abbandono del territorio.

Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha ripartito il finanziamento del programma italiano per il miglioramento della produzione e della commercializzazione dei prodotti apistici relativo all'esercizio 2007-2008, assegnando alla Provincia autonoma di Trento l'importo di euro 88.143.

All'interno di questa cifra è prevista la misura A per l'assistenza tecnica e formazione professionale degli apicoltori.

Rispetto a questa voce sono previsti contributi per euro 43.500, di cui ventisettemila euro da destinare a corsi di aggiornamento e formazione rivolti ai privati, sulla base della consapevolezza che l'apicoltura trentina oggi deve decisamente puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. L'obiettivo è quello di potenziare il comparto, sia attraverso il miglioramento della professionalità dei produttori sia attraverso la valorizzazione dei prodotti apistici.

Desidero ricordare che nell'ambito del disegno di legge in esame ho presentato uno specifico emendamento all'articolo 3, condiviso in commissione dall'Assessore, in cui si prevede la possibilità per la Provincia, sentita la commissione apistica, di organizzare specifici corsi di formazione per la promozione dell'apicoltura e lo svolgimento dell'attività di apicoltore, con particolare attenzione alle malattie delle api e alla formazione di quanti iniziano l'attività.

La misura B è relativa invece alla lotta alla varroasi e malattie connesse. Con questa misura, avvalendosi del supporto dei servizi veterinari competenti per territorio, gli istituti di ricerca, gli enti e le forme associate potranno impostare dei piani di controllo della varroasi che prevedano dimostrazioni pratiche di interventi in apiario, nonché la distribuzione di idonei presidi sanitari a prezzi agevolati.

Come già accennavo prima, il territorio della nostra provincia non risulta essere immune da problematiche di ordine sanitario che oggi costituiscono uno dei fattori maggiormente limitanti del settore apistico.

Le principali difficoltà sono riconducibili al contenimento della varroa, a causa dell'insorgenza di fenomeni di farmaco-resistenza ai prodotti chimici di sintesi, alla crescente diffusione di patologie di covata e al rischio di contaminazione del miele e degli altri prodotti dell'alveare con residui chimici.

Per la misura C - razionalizzazione della transumanza - sono previsti contributi per 35.600 euro. Tra le azioni finanziate troviamo quelle relative all'acquisto di arnie per un importo di 22.800 euro e quelle per l'acquisto di macchine, attrezzature e materiali vari, per l'esercizio del nomadismo pari a 12.800 euro.

Occorre tener presente che il nomadismo delle api è una pratica indispensabile per razionalizzare lo sfruttamento delle risorse nettarifere, per elevare le medie produttive e per favorire la produzione di mieli particolari.

Interventi di minore entità sono previsti per la misura D, a sostegno dei laboratori di analisi di caratterizzazione fisico-chimica dei mieli, per la misura E, di sostegno per il ripopolamento del patrimonio apistico comunitario, ed F, per la collaborazione con organismi specializzati nella realizzazione di programmi di ricerca.

In questo contesto normativo gli interventi di sostegno potranno andare a beneficio di circa millecinquecento apicoltori trentini con i loro diciassettemila e cinquecento alveari e millequattrocento apiari.

Concludo esprimendo grande soddisfazione prima di tutto per il risultato condiviso raggiunto tra i componenti del gruppo informale di lavoro costituito all'interno della Seconda commissione permanente, del quale ho voluto essere membro e mi sono reso parte attiva per l'elaborazione di questo testo unificato delle tre proposte legislative depositate.

Ciò anche sulla scorta dell'intenso lavoro istituzionale che avevo svolto nelle passate legislature, grazie al quale mi è stato possibile conoscere già abbastanza da vicino il mondo legato all'apicoltura.

Ma non meno soddisfatto posso dire di sentirmi per la realizzazione della sintesi del lavoro svolto effettuata in commissione ed infine per l'approvazione del testo di legge che - ne sono convinto - troverà ora la giusta conclusione e il pieno coronamento con il voto conclusivo in quest'aula.

Ritengo inoltre che la quasi totalità delle osservazioni proposte dall'Associazione apicoltori trentini, dall'Associazione apicoltori di Fiemme e Fassa, dal Consiglio delle autonomie locali e da altri soggetti titolati, siano state riprese ed inserite con emendamenti nel testo di legge in esame prima nel gruppo di lavoro, poi in commissione e ora in aula consiliare.

La stesura del regolamento di attuazione, richiamato in alcuni articoli della legge, fornirà in un futuro prossimo in commissione legislativa altri momenti di confronto tra Giunta provinciale e consiglieri, per attuare al meglio le regole guida introdotte.

Per questo - e con ciò termino il mio intervento - sono certo che questo provvedimento, già largamente concordato con gli apicoltori attraverso le loro associazioni ed i tecnici esperti da noi consultati, contribuirà a facilitare la soluzione dei problemi del settore, favorendone lo sviluppo, la tutela, la promozione e una maggiore redditività nei prossimi anni. Grazie per l'attenzione.