SEDUTA DEL 2 SETTEMBRE 2008
a) disegno di legge n. 309/XIII, "Disposizioni per la formazione dell'assestamento del bilancio annuale 2008 e pluriennale 2008-2010 e per la formazione del bilancio annuale 2009 e pluriennale 2009-2011 della Provincia autonoma di Trento (legge finanziaria provinciale 2009)" b) disegno di legge n. 310/XIII, "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2008 e del bilancio pluriennale 2008-2010, nonché bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2009 e bilancio pluriennale 2009-2011 della Provincia autonoma di Trento"
(…)
PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Delladio: ne ha facoltà.
DELLADIO (Forza Italia): Egregio Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, distinti colleghi, inizio subito col dire ai colleghi consiglieri della maggioranza consiliare e ai componenti della Giunta provinciale di non pensare, in assenza della diretta televisiva, di potersi sentire più al riparo dalla pressione di alcune severe critiche alle quali non vi è lecito sfuggire, avendo oggettivamente maturato e inanellato scelte politiche sbagliate o incomplete, oppure del tutto mancate nel corso della legislatura ormai prossima alla conclusione. Questa sorta di "manovrina" economica di fine quinquennio, sottoposta in questi giorni all'esame dell'Aula consiliare, alla quale nei prossimi giorni e dopo il dibattito dovremo dare con il voto il nostro giudizio, non ci permette di formulare una valutazione in grado di prendere in considerazione dal punto di vista politico l'intero insieme dell'operato di cui la maggioranza e l'Esecutivo si sono resi artefici e responsabili.
Il bilancio oggetto del nostro dibattito ci permette di formulare solamente osservazioni riguardanti il metodo che sta dietro e dentro le misure adottate e di esprimere qualche spunto critico in merito alle norme racchiuse nel provvedimento. Per poter esprimere, invece, un giudizio politico più esaustivo occorre recuperare e seguire il filo conduttore che attraversa tutta la legislatura e il cui compimento è costituito fra poco meno di due mesi dalle elezioni provinciali e regionali. Per prepararmi a quest'ultimo appuntamento d'aula e per poter sviluppare un intervento adeguatamente argomentato e documentato in occasione dell'ultima manovra finanziaria della legislatura, sono andato a rileggermi il programma che il Presidente Dellai aveva presentato e concordato con la coalizione da cui è stato sostenuto per questo quinquennio, programma da lui illustrato al Consiglio poco sul finire del 2003.
Allo stesso modo, per mettere appunto un'idea chiara e precisa con la quale caratterizzare questo mio intervento, ho sfogliato e letto la rivista edita dalla Provincia autonoma di Trento, "Il Trentino", dal titolo "2003-2008 stagioni e raccolti": un documento patinato, indubbiamente ben curato, spedito a tutte le centonovantacinquemila famiglie del Trentino, per il modico importo di oltre centosettantamila euro, in cui si sprecano gli "osanna" rivolti all'operato della Giunta provinciale.
Lo studio dei testi appena citati mi ha consentito di puntare all'obiettivo di una verifica della corrispondenza tra le altisonanti frasi e parole che accompagnano l'annuncio delle politiche da mettere in campo nel corso della legislatura ed i provvedimenti poi effettivamente approvati dal Consiglio provinciale durante questo quinquennio. Ma misurare la congruenza tra le promesse e la loro effettiva realizzazione non basta. Una verifica politica seria deve andare oltre, ponendosi questa domanda: quali di queste leggi sono state rese realmente operative sia con i regolamenti che con le delibere di attuazione? Ed inoltre, entrando nel merito dei provvedimenti attuativi: con quali modalità sono state rese applicabili le leggi di riferimento?
La semplice analisi che sottopongo alla vostra attenzione, analisi la cui ambizione non è certo quella di essere esaustiva, ma di mostrare la ragionevolezza di una valutazione negativa dell'esperienza di governo di questa Giunta; questa semplice analisi, dicevo, mi permette di segnalare innanzitutto un dato incontrovertibile: su alcuni temi manca totalmente la benché minima corrispondenza tra gli impegni pubblicamente assunti a inizio legislatura e le azioni successivamente poste in essere dall'Esecutivo. Insomma, tra il dire e il fare della Giunta Dellai - come recita un antico e saggio adagio - c'è di mezzo il mare.
Non solo: alcuni provvedimenti attuativi sono stati elaborati con estrema superficialità, come dimostrano i numerosi dubbi interpretativi ed i molteplici problemi creati o rimasti irrisolti che sono stati più volte evidenziati dagli operatori competenti nei diversi settori di intervento. Penso, ad esempio, alle direttive dettate dalla Giunta provinciale per l'attuazione della legge provinciale 12 dicembre 2007 n. 22, riguardante l'assistenza odontoiatrica in Trentino, approvate poche settimane fa. Peccato non avere la possibilità di entrare nel merito del provvedimento.
Dopo questa breve introduzione mi preme osservare, come è stato già ripetutamente ricordato in quest'aula, che la maggioranza, ma soprattutto la Giunta provinciale, sembra essersi accorta solo ora di trovarsi alla fine della legislatura, senza aver prodotto granché rispetto alle attese alimentate dal programma sbandierato all'inizio di questo quinquennio. Solo ora maggioranza ed Esecutivo prendono coscienza di non aver dato risposte concrete a molte esigenze primarie e di notevole rilevanza per i numerosi cittadini della nostra provincia. L'impressione è che questa Giunta provinciale abbia ultimamente sviluppato un forte senso di colpa in ordine alle proprie gravi responsabilità e cerchi in tutti i modi di mascherarlo a colpi di delibere o con qualche articolo infilato nella finanziaria, per tentare il recupero in extremis dei consensi, per acquisire i quali troppe sono state le occasioni mancate in questa legislatura.
Di pari passo con la paura di darsi da fare quando ormai è troppo tardi, si è innescata un'affannosa rincorsa a quello che chiamerei "presenzialismo" da parte in particolare del Capo dell'Esecutivo, ma anche degli assessori e dei consiglieri della maggioranza, aumentato in modo esponenziale negli ultimi mesi con la partecipazione esasperata a tutte le inaugurazioni, alle manifestazioni, alle feste, alle mostre, alle scampagnate, alle gite, alle cene, agli incontri ufficiali o informali organizzati un po' dovunque nelle città e soprattutto nelle valli, dove abbiamo assistito, naturalmente mai senza telecamere, al coinvolgimento di figure chiave di questa maggioranza, coinvolgimento sempre accompagnato da significativi contributi provinciali.
Assessori e consiglieri che durante la legislatura non erano quasi mai disposti a concedersi facilmente ai cittadini per appuntamenti o al pubblico per dibattiti e manifestazioni non strettamente connesse alla loro sfera di attività e al loro territorio di riferimento, ora sono pronti a recarsi ovunque, perfino ad offrire cene a tutti per qualsiasi iniziativa, anche la più estranea alla loro sensibilità, pur di stringere mani e elargire sorrisi e generose rassicurazioni a chiunque circa il proprio interessamento e impegno ad affrontare e prendersi a cuore qualunque problema.
Non parliamo poi degli ambitissimi passaggi in televisione: ogni argomento, spettacolo o pretesto è buono per apparire e aprire bocca, non importa per dire cosa: in mezzo ai candidati del Ribaltone o dietro il bancone del Megabait di Lucio Gardin, in campagna da soli o tra gli agricoltori, oppure su una zattera in mezzo all'Adige, tra i pali della porta di un campo da calcio oppure a far polpette in piazza o nel rifugio in alta montagna. Non importa dove o come, quel che vi è da fare o da dire, che cosa c'entri la propria presenza: essenziale, anzi, irrinunciabile è apparire, farsi vedere, mostrare la propria faccia al pubblico.
Per le televisioni si è sempre liberi e tempestivi, mentre il cittadino comune non ha praticamente nessuna possibilità di ottenere un appuntamento con il Presidente o l'assessore competente, per discutere di un problema urgente. Quando va bene, deve aspettare mesi, o, meglio ancora, desistere.
Per quanto mi riguarda e in base all'esperienza che ho accumulato nel corso di diverse legislature, sono convinto dell'assoluta impossibilità di recuperare i consensi necessari per riuscire ad essere eletti attivandosi solamente due mesi prima del voto, e questo a prescindere dagli sforzi profusi per risalire la china della popolarità e conquistare la stima e la fiducia della gente. La fiducia - diceva infatti una vecchia pubblicità - è una cosa seria.
Chiusa questa ulteriore premessa, intendo ora addentrarmi nell'analisi di alcuni argomenti che traggono spunto dalle pieghe di questa manovra finanziaria e, a mio avviso, meritevoli di una circostanziata riflessione critica.
Primo tema: la legge sull'ITEA.
Desidero innanzitutto ricordare come l'approvazione della legge da cui sono disciplinati gli interventi provinciali in materia di edilizia abitativa (legge provinciale n. 15 del 7 novembre 2005) - legge che ha definito non solo le linee guida della politica provinciale della casa a favore dei nuclei familiari con condizione economico-patrimoniale insufficiente per acquistare, risanare o ristrutturare con i soli mezzi propri la prima abitazione, ma anche la trasformazione dell'ITEA in società per azioni - sia stata oggetto di un ampio dibattito in Consiglio da parte di tutte le minoranze consiliari, che hanno messo in luce numerosi punti deboli del provvedimento, bersaglio delle contestazioni sia dei sindacati sia degli stessi inquilini dell'ITEA. Le dure proteste di questi ultimi, insieme ai troppi e rilevanti rinvii al regolamento di attuazione della legge, hanno colpito nel segno spingendo la Giunta a ritornare più volte sui propri passi. Il primo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Provincia il 18 ottobre 2006, è stato infatti successivamente modificato da un altro decreto nel maggio 2007. Infine con la delibera n. 2010 dell'8 agosto 2008 sono stati determinati i nuovi parametri dell'ICEF, che è l'indicatore della condizione economica familiare in salsa trentina, prevedendo l'innalzamento delle franchigie patrimoniali per l'accesso all'edilizia abitativa pubblica.
Sia pure obtorto collo, l'Esecutivo aveva dovuto prendere atto che i precedenti parametri erano troppo penalizzanti e impedivano di fatto a chi era in possesso di un minimo patrimonio di accedere alle graduatorie.
Altro aggiustamento introdotto dalla Giunta provinciale solo il mese scorso, alla luce delle fondate, reiterate e insistenti lamentele espresse da tutti i soggetti interessati e dagli inquilini ITEA, riguarda la residenzialità, ovvero il riequilibrio del punteggio a favore dei cittadini italiani inseriti nella stessa graduatoria dei cittadini neocomunitari. Un problema, quello del riequilibrio del trattamento, fino a quel momento sottovalutato, snobbato, per non dire del tutto ignorato, pur essendo di primaria importanza sotto il profilo dell'equità e quindi di un principio cardine delle politiche sociali.
E' stata anche introdotta la moratoria nell'applicazione della legge ITEA, evitando di riconoscere i costosi sbagli dell'operazione.
Chiudo l'accenno a questo capitolo, che esemplifica bene quanto la Giunta provinciale abbia agito con leggerezza e scarsa cognizione di causa in ordine alle problematiche inerenti gli alloggi pubblici. Scelte come queste in merito ad una questione così sensibile mostrano come l'Esecutivo abbia adottato su questioni di enorme rilevanza sociale delle soluzioni a tavolino, accompagnandole dallo sfoggio di una sicurezza poi miseramente sgretolata nell'impatto con la realtà. Ne sono derivate precipitose e schizofreniche inversioni di marcia, che non hanno saputo fugare, ma hanno semmai accentuato l'immagine di un Esecutivo lontano anni luce dalla vita della gente. Come dimenticare da questo punto di vista la vergognosa consulenza record da 1,2 milioni di euro affidata dalla Tecnofin con trattativa diretta alla società E.Capital & Partners S.p.A., per assistere la Provincia di Trento nel piano di trasformazione della vecchia ITEA da ente funzionale della Provincia a società per azioni?
E a proposito di consulenze vorrei brevemente passare in rassegna alcune cifre che trovo particolarmente eloquenti. Nel 2007 tra consulenze affidate da società della Provincia, quali ad esempio Informatica trentina, Trentino sviluppo, Trentino trasporti e altre, incarichi di collaborazione esterna della Provincia e consulenze richieste da enti funzionali quali l'Azienda provinciale per i servizi sanitari, i vari musei e istituti, eccetera, sono stati spesi la bellezza di cinquantasei milioni di euro, ovverosia più di centodieci miliardi delle vecchie lire.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio!
Nei primi sei mesi del 2008 sono state affidate più di seicento consulenze, ma si tratta di un dato depurato dall'elenco dei sostanziosi incarichi concessi per lavori pubblici e iniziative di tipo giudiziario.
Da questi pochi ma significativi richiami risulta ancora una volta evidente che il Governo provinciale ha preferito non avvalersi prioritariamente del personale pubblico dipendente, evidentemente considerato incapace di eseguire taluni compiti o di raggiungere determinati obiettivi entro un certo tempo. Ma i motivi veri di questa attitudine a rivolgersi all'esterno del sistema pubblico per attività assolutamente alla portata del personale della Provincia e degli enti ad essa collegati sono chiaramente altri e risultano ovviamente inconfessabili.
Ancora, nel solo 2007, per i membri dei consigli di amministrazione delle società controllate dalla Provincia, la Giunta ha deliberato spese per circa un milione e mezzo di euro. E' evidente che per questi manager non è possibile sottrarsi alle richieste avanzate dal referente politico da cui sono stati nominati. Certo, qualche eccezione c'è stata. Penso in questo momento al coraggio di Corrado Fedrizzi, vicepresidente e consigliere delegato di Agenzia per lo sviluppo S.p.A., che in una recente intervista ha giustamente asserito che gli amministratori di una società sono tenuti ad esercitare il ruolo con diligenza professionale e che la gestione dell'impresa è responsabilità esclusivamente loro, non dell'azionista. Se - in altri termini - un investimento non sta in piedi e si sperperano risorse, il codice civile bussa alla loro porta, non a quella di piazza Dante.
Tali affermazioni mi permettono di dire che il complesso sistema di S.p.A. pubbliche create ad hoc in questi anni serve a rendere meno trasparente il reale peso del debito pubblico e a glorificare ricavi apparenti (vedi Informatica trentina), riconducibili questi ultimi alle fatture pagate all'80 per cento dalla stessa Provincia.
C'è da rimanere sbalorditi nel pensare che tutte le società a partecipazione pubblica, e non solamente quelle controllate dalla Provincia da me citate poc'anzi, permettono l'assegnazione di seicentocinquantasette cariche, di cui sessantacinque come presidente, trecentouno come consiglieri e duecentonovantuno sindaci, con un indotto di circa seimila dipendenti. Si nota, guardando in controluce questi dati oggettivi, che esiste un "ente Provincia" parallelo o sommerso rispetto a quello conosciuto e che appare in pubblico, un mostro con tante teste, nascosto nelle pieghe della realtà trentina, sotto la cui apparente multiformità si possono ravvisare un'unica radice e una sola grande dipendenza dal condizionamento politico della Giunta provinciale.
Per completezza e puntualità d'informazione devo aggiungere che alla fine del 2007 e a tutt'oggi le agenzie della Provincia erano dieci, gli enti strumentali erano quindici e le fondazioni società per azioni erano diciannove. Si tratta in tutti i casi di soggetti che hanno silenziosamente, ma quasi completamente innervato la comunità trentina e l'economia, determinando fenomeni distorsivi a scapito di una sana competizione. E' mortificante vedere da una parte questo sperpero di denaro pubblico e dall'altra come non si riescano a trovare, ad esempio, le risorse per fronteggiare l'emergenza delle code al pronto soccorso o gli interminabili tempi lunghi per ottenere una visita specialistica. E' per effetto di questa insana situazione che i cittadini trentini sono spinti a rivolgersi fuori provincia, alla ricerca di quanto sarebbe invece possibile trovare anche sul nostro territorio se le energie e le risorse fossero impiegate meglio, grazie ad un'accorta strategia politica e ad un intelligente utilizzo dell'ancora pingue bilancio dell'autonomia.
Nel 2006 sono stati spesi 16,8 milioni di euro dovuti alla mobilità passiva, vale a dire al fenomeno della migrazione di malati trentini fuori provincia, dettata dalla necessità di sottoporsi a cure e interventi di natura anche assolutamente ordinaria. Non si può fingere di non vedere che dal 1995 ad oggi la mobilità passiva è cresciuta dell'84 per cento.
Da anni il monitoraggio del fenomeno della mobilità ci permette di conoscerne abbastanza chiaramente le cause. Tuttavia - e questo è il dato incredibile - nonostante le risorse destinate dal bilancio provinciale alla sanità poco o nulla è stato escogitato, progettato e messo in campo per affrontare adeguatamente il problema e riparare efficacemente la falla della mobilità passiva attraverso misure in grado di evitare e prevenire la fuga dei cittadini alla ricerca di assistenza e cura affidabili nelle strutture sanitarie delle province e delle regioni vicine.
Accanto alle spese per consulenze, per le società più o meno pubbliche e per la mobilità passiva in campo sanitario spiccano quelle per la terza edizione del Festival dell'economia. Sommando le varie previsioni di spesa per i compensi ed ospitalità ai relatori, per la comunicazione e divulgazione dell'iniziativa, per allestimenti e affitti vari, si scopre per l'edizione 2008 un totale previsto approssimativo di circa un milione e duecentomila euro contro il milione di euro speso nel 2007.
A questo riguardo desidero ribadire che il Festival dell'economia, così come è stato concepito e organizzato dalla Giunta provinciale, si è dimostrato un veicolo di aperta e spudorata propaganda politica e di spreco, non meno dell'incomprensibile Mostra biennale di arte moderna e contemporanea "Manifesta 7". Non dico che il Festival dell'economia si dovrebbe annullare definitivamente; ritengo però che possa essere ripensato e realizzato impegnando minori risorse e garantendo - questo sì - maggiore obiettività.
La verità è che invece ci si serve delle grandi risorse di cui la Provincia dispone per rendere il più possibile partecipi del banchetto gli amici e gli amici degli amici e non si affrontano affatto, anzi, si ignorano completamente problemi gravi, come ad esempio l'alto tasso di suicidi cui si assiste, specie tra i giovani, nel ricco Trentino. Mai nel corso di questi cinque anni ho sentito la Giunta provinciale accennare a questo problema. Pensiamo di essere un'isola felice ci ripetiamo, in preda alla nostra autoreferenzialità, che siamo i più bravi avendo i migliori rating e dimentichiamo invece di essere in testa alle classifiche per suicidi e tentativi di suicidio.
Il Trentino-Alto Adige è una delle regioni più colpite dal fenomeno. Se in Italia la media è del 5,6 ogni centomila abitanti, pari ad un totale di tremiladuecentosessantacinque suicidi, in Trentino la percentuale è del 7,8 contro il 9,4 per centomila abitanti dell'Alto Adige. Gli anziani, spesso pensionati e con scarsi mezzi economici, ed i giovani sono quelli che, più di altri, decidono di porre fine alla loro esistenza. Non possiamo non riflettere seriamente intorno a queste cifre. Dobbiamo chiederci piuttosto quali sono le nuove povertà, materiali e non, ma anche - direi soprattutto - immateriali, da cui sono afflitti questi soggetti nell'ambito della nostra popolazione. Dobbiamo uscire dal palazzo, ascoltare le persone, parlare con i ragazzi, le famiglie e gli operatori sociali ed economici. Ci accorgeremmo allora che una questione cruciale è quella delle politiche sociali.
E' stata approvata nel mese di luglio dello scorso anno la legge provinciale n. 13, "Politiche sociali della provincia di Trento", legge che si pone l'obiettivo di dotare la Provincia di un nuovo sistema di politiche sociali, che riconosce la centralità della persona e della famiglia, del potenziamento della prevenzione degli stati di disagio, in attuazione del principio di sussidiarietà. Forza Italia ha contribuito in termini rilevanti alla definizione di questo provvedimento, con idee ed emendamenti costruttivi, non a caso accolti anche dalla maggioranza perché venisse licenziata una legge capace di fronteggiare e risolvere le numerose e sfaccettate problematiche del settore. Era compito ancora una volta della Giunta provinciale rendere la norma efficace e adeguata ai diversi servizi e alle situazioni di bisogno sociale, attraverso i regolamenti attuativi, che però a tutt'oggi, nonostante gli impegni pubblicamente assunti, non hanno ancora visto la luce e forse non sono stati nemmeno definiti.
Il quadro legislativo di riferimento per le politiche sociali rimane, dunque, ancora quello delle precedenti e ormai obsolete disposizioni provinciali in questa complessa e delicata materia. Si è quindi voluto inviare un nuovo impianto accompagnato da entusiastici commenti riguardanti il carattere innovativo di questa legge e soprattutto l'ampia condivisione politica registrata per la sua approvazione all'interno dell'Aula consiliare, ma poi l'Esecutivo non ha saputo o voluto trasferire il provvedimento in interventi realmente significativi e tangibili con un altrettanto concertata regolamentazione. Ci troviamo così nel campo dell'assistenza alla persona e alle famiglie del Trentino con lo stesso welfare dei primi anni Novanta. Altro che riforma! Tanto fumo e poco arrosto! O - che è lo stesso - troppa immagine e pochi fatti.
Dalla stampa locale di questi ultimi giorni rileviamo che per le strade sono stati stanziati cinquecentoventi milioni in dieci anni e che l'82 per cento degli appalti sono andati alle imprese trentine. Leggendo l'articolo come consigliere di minoranza che, in quanto tale, deve mostrare particolare attenzione a questi dati, mi è sorto spontaneo un dubbio di cui voglio rendervi partecipi. Sarebbe infatti interessante conoscere il modo con cui sono stati distribuiti i finanziamenti segnalati nell'articolo. E' legittimo chiedere chi ha beneficiato di questo imponente capitolo di bilancio. Tante ditte trentine o i pochi e soliti noti politicamente vicini agli ambienti della maggioranza? Io ritengo, anche se a pensar male si commette peccato, che ad aver beneficiato di questa vera e propria montagne di euro elargiti dalla Provincia sia stato un numero assolutamente ridotto di imprese trentine, cosicché alla maggior parte delle aziende radicate nel nostro territorio sono andate solo le briciole.
A proposito di appalti per opere pubbliche non posso dimenticare quello gestito da questa Giunta fin dal lontano '99 fino ai giorni nostri relativo alla circonvallazione di Moena, un'opera molto importante per il collegamento viario da e per la Val di Fassa, che è stata contraddistinta da numerose lacune progettuali, le cui conseguenze hanno dato luogo ad una continua emorragia finanziaria per il bilancio provinciale. Un'opera infinita, che nel corso degli anni ha accumulato ritardi e determinato varianti su varianti, il cui effetto è stato quello di produrre impennate dei costi, frutto sia di errate valutazioni nella fase della progettazione sia delle difficoltà incontrate nello scavo dei materiali della galleria di Someda. Rimando chiunque desideri conoscere più in dettaglio la cronistoria dell'opera e i problemi ad essa direttamente riconducibili ai documentati interventi che ho sottoposto a quest'Aula nei mesi scorsi. Mi limito a ricordare qui in estrema sintesi che nel '99 venne approvato il primo progetto esecutivo della circonvallazione, in cui si prevedeva un costo complessivo comprendente la galleria di Someda di circa cinquantatré milioni di euro. Da allora sono trascorsi nove anni e oggi nel 2008, alla vigilia delle elezioni provinciali, si possono contare in tutto quattordici varianti, che hanno dato origine alle seguenti spese aggiuntive: 1,5 milioni di euro utilizzati per la transazione con le ditte dalle quali era stato vinto il primo appalto, ventiquattro milioni di euro per il nuovo appalto stralcio della galleria di Someda, 1,9 milioni di euro di premio di accelerazione per realizzare parte dei lavori prima di settembre.
A ciò si sono accompagnate molteplici consulenze aggiuntive. In totale abbiamo oltrepassato gli ottanta milioni di euro rispetto ai ventitré inizialmente previsti, considerando il primo ribasso del 32 per cento. Davvero complimenti al Governo provinciale uscente per il modo con cui ha gestito la realizzazione di quest'opera vitale per il futuro di Moena e dell'intera Val di Fassa, senza minimamente preoccuparsi dello sperpero di denaro proveniente dalle tasche dei trentini né assumersi la responsabilità di presentare un doveroso e trasparente rendiconto per giustificare l'aggravio.
Sempre in merito alla circonvallazione di Moena, necessita ricordare che avete voluto smembrare l'appalto iniziale pur di arrivare in tempo con la consegna di almeno una parte di manufatto prima delle elezioni di quest'autunno.
Analoghe riflessioni valgono per la Trento-Rocchetta, il cui completamento è stato sollecitato al punto che ora si procede a ritmi serrati. Il parallelo con la circonvallazione di Moena, per accelerare il completamento della quale è stato previsto un premio di 1,9 milioni di euro, vale anche con l'opera viaria di enorme rilevanza che unirà Trento nord allo svincolo per Fai della Paganella. In questo caso il premio, se i tempi di realizzazione saranno rapidi, sarà addirittura di circa sette milioni di euro. Si tratta, quindi, di premi il cui obiettivo è quello di avvicinare il più possibile e celebrare entro il 26 ottobre la data del fatidico taglio del nastro, con conseguente "spottone" elettorale pro-Giunta prima delle elezioni provinciali.
Ma non è finita qui.
Un'altra situazione che ha visto la Giunta provinciale brillare per negligenza nel corso di tutta la XIII legislatura si riferisce all'impianto di biocompostaggio di Campiello a Levico Terme, località naturalisticamente di grande pregio per il Trentino e al tempo stesso una delle stazioni turistiche più rinomate. Solo ora, dopo mesi e mesi di protesta da parte della popolazione, con una norma ad hoc inserita dall'Esecutivo nella manovra finanziaria di cui stiamo discutendo sembra ci si renda conto della necessità di sedare la polemica spegnendo le contestazioni pubblicizzate dai giornali e in piazza. Una presa di coscienza tanto tardiva è quantomeno sospetta. Certo, non è mai troppo tardi e ben vengano quindi le elezioni se stimolano - diciamo così - interventi risolutori come questo.
Sia chiaro quindi che, nonostante questa osservazione, così come positivo è stato il nostro voto per quest'articolo della finanziaria in commissione, favorevole sarà il giudizio di cui ci renderemo interpreti anche in quest'aula, così come di sostegno sarà il voto riferito all'articolo 9 in tema di semplificazione legislativa. A quest'ultimo proposito, come ho ricordato in Commissione legislativa, è quanto mai opportuno rammentare alcuni risultati raggiunti dal gruppo di lavoro sulla razionalizzazione normativa costituito in seno al Consiglio provinciale.
Eccoli: abrogazione di circa centosettanta leggi provinciali e di trecentottanta regolamenti ormai superati; introduzione delle clausole valutative; una proposta di modifica statutaria per comporre testi unici; riduzione della documentazione cartacea e promozione dell'utilizzo di internet. Ora con l'articolo 9 si dà avvio alla pratica dei titoli brevi per la denominazione delle leggi provinciali. Ogni legge provinciale sarà d'ora in poi denominata - potremmo dire "battezzata" - avendo cura che il titolo richiami una o più parole significative da cui dovrà essere chiaramente indicato il campo d'azione della norma stessa. Potrà così scomparire l'attribuzione di una legge provinciale al cognome di questo o quell'assessore solo perché egli ne aveva firmato il testo, detenendo le relative competenze in materia.
Ho menzionato questa volta una nota positiva, ma questo utile lavoro di semplificazione che ha avuto un taglio decisamente collegiale e trasversale è ben poca cosa rispetto all'attitudine della Giunta di porre mano alla soluzione dei problemi quando si profila la possibilità di trarne vantaggio politico e sotto il profilo dei consensi. Ecco qualche altra conferma di questa inclinazione elettoralistica.
Solamente in questo finire di legislatura l'Esecutivo è stato capace di trovare i soldi per il fondo dedicato alla famiglia, permettendo la riduzione del 30 per cento delle rette degli asili nido e introducendo gli assegni di studio per spese di convitto. Ancora, solamente in questi ultimi mesi di legislatura si sono congelate le rette per gli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali con l'esenzione del pagamento dell'IRAP delle aziende di servizio alla persona, fra cui, appunto, le case di riposo. Non sono mancati i soldi per il fondo giovani e il fondo per la non autosufficienza. Allo stesso modo sono stati trovati tra i capitoli di bilancio i finanziamenti per le politiche in favore dei trasporti pubblici e per congelare le tariffe relative al trasporto scolastico e per la politica della casa.
Io mi domando allora e vi domando: come mai questi provvedimenti sono maturati solamente nel 2008, cioè a fine della legislatura? Pur condividendo la bontà di questi investimenti in campo sociale e nei servizi, sono convinto che le modalità ed i tempi di azione appartengano ad una strategia politica consapevolmente orientata all'utilizzo di milioni e milioni di euro, vale a dire delle risorse dell'autonomia provinciale, somministrati a mo' di narcotizzate in vista delle elezioni.
L'operazione mi ricorda molto i provvedimenti dei governi nazionali di centrosinistra, che in prossimità delle elezioni cancellavano i tickets sanitari per blandire e imbonire gli elettori. Ma forse la motivazione è ancora più semplice e allo stesso tempo più grave. Ho già avuto modo di parlarne in una precedente riunione del Consiglio provinciale.
Con l'aumento della pressione fiscale voluto dal Governo Prodi e quindi in seguito alle maggiori tasse imposte a tutti gli italiani, trentini inclusi, in occasione della finanziaria per il 2008, il bilancio della Provincia autonoma di Trento è cresciuto. Un incremento di bilancio che per il meccanismo previsto dal nostro statuto di autonomia si protrarrà anche nei prossimi anni. Ricordo che con la finanziaria 2008 il bilancio si assestava sui quattromiladuecentosettanta milioni di euro, con un aumento del 5,7 per cento rispetto all'anno precedente. Considerato che mediamente il bilancio della Provincia è formato da imposte riscosse in Trentino, risorse il 90 per cento delle quali ci vengono poi restituite dallo Stato, è del tutto intuitivo come l'inasprimento della politica fiscale in campo nazionale sia all'origine delle maggiori entrate registrate dalle casse della nostra autonomia speciale. Ed è evidentemente la Giunta provinciale il soggetto responsabile dell'impiego di queste risorse aggiuntive.
Gli esempi del modo con cui sono stati amministrati questi denari pubblici parlano chiaro. In questa fine legislatura sono stati spesi molti milioni di euro per tutti, o quasi, a pioggia, proprio come all'epoca che si pensava tramontata dei contributi facili. Non può mancare infine una riflessione seria in merito alla questione urbanistica, che comunque, anche se non direttamente, contribuisce alla crescita del bilancio provinciale. La Giunta si vanta infatti di aver portato all'approvazione e al varo numerose ed importanti riforme di sistema, tra le quali la revisione della legge urbanistica ed il piano urbanistico provinciale. A sostegno di queste scelte normative è stato evocato e richiamato in tutte le salse il tema strategico del paesaggio inteso non come cartolina - uso le stesse parole dell'assessore competente -, ma come espressione dell'identità del Trentino, che si radica nella storia, nella cultura, nella tradizione, nella contemporaneità della nostra terra.
Indubbiamente parole suggestive quelle usate dall'Assessore per illustrare il PUP in ciascuna delle sedi istituzionali competenti, esprimendo concetti in linea di principio anche condivisibili. Alla prova dei fatti tuttavia la Giunta, ed in particolar modo l'Assessore all'urbanistica, dopo aver predicato bene, hanno razzolato molto ma molto male. Ricordo che tra le novità principali del PUP (il piano urbanistico provinciale), come ha sempre sottolineato la Giunta provinciale, vi sono la flessibilità delle scelte e allo stesso tempo la previsione delle cosiddette "invarianti", ovvero tutti gli elementi del territorio degni di essere salvaguardati (ghiacciai, Dolomiti, zone paesaggisticamente significative, beni artistici e architettonici, aree agricole di pregio). E' proprio in merito a queste ultime aree che desidero richiamare in particolare la vostra attenzione.
E' infatti a mio avviso illuminante una lettera firmata, apparsa su un quotidiano locale l'11 febbraio scorso. Cito dal testo della missiva: "La Giunta provinciale ha approvato il nuovo PRG del Comune di Trento, accogliendo quasi tutte le richieste avanzate dall'amministrazione comunale, anche quelle previste nelle aree agricole di pregio tutelate dal PUP. L'Assessore all'urbanistica e vicesindaco di Trento ha chiesto ed ottenuto l'inserimento di nuove zone edificabili B5 e B6 in aree definite sia dal vecchio PUP che dal vecchio PRG come aree agricole primarie e dal nuovo PUP addirittura aree agricole di pregio, pertanto vincolate al massimo. Su queste aree sia la Commissione urbanistica comunale che quella provinciale si sono espresse negativamente, ma l'assessore comunale ha difeso insistentemente la sua scelta, al punto che anche la Giunta provinciale l'ha approvata. Non si capisce peraltro questa insistenza nel difendere tali aree, quando si cozza contro gli interessi di tutela del PUP ed i pareri degli organi tecnici quali le commissioni urbanistiche. Io mi chiedo a questo punto a cosa serve il PUP e a cosa servono le varie commissioni urbanistiche comunali e provinciali, se i pareri espressi da queste vengono sistematicamente ignorati ed immolati sull'altare della politica clientelare.
A me sorge un grosso dubbio - continua la lettera - visto il notevole aumento di valore fra un terreno edificabile ed un terreno agricolo: quattrocento-cinquecento euro a metro quadro per l'edificabile e otto-dieci euro a metro quadro per l'agricolo. C'è forse un ritorno?". Fin qui la lettera.
Ora, ricordate quando in quest'aula avevo denunciato pubblicamente lo scempio ambientale della pianura di Tassa in Val di Fiemme? Ve lo ricordo. Anche in questo caso si dimostrò l'intenzione di ignorare e calpestare le norme vigenti quanto le commissioni urbanistiche comprensoriale e provinciale. Nella più bella estensione prativa della Val di Fiemme, posta in regime di massima tutela ambientale, è stata permessa la costruzione di una struttura agricola con stalla e fienile di notevoli dimensioni, infischiandosene totalmente delle argomentate motivazioni contenute nei pareri contrari delle commissioni paesaggistico-ambientali. Una decisione politica arrogante, promossa dall'assessore Gilmozzi, che ha violentato una zona paesaggisticamente protetta e tutelata. Ripeto: snobbando con la più assoluta disinvoltura le argomentate motivazioni presenti nei pareri delle commissioni paesaggistico-ambientali, l'assessore provinciale all'urbanistica Mauro Gilmozzi, vale a dire colui che per primo dovrebbe garantire a nome di tutta la comunità trentina la tutela del bene più prezioso del nostro territorio costituito dall'ambiente, ha deciso, assieme a questa Giunta provinciale, non per una svista, ma con un'apposita delibera, di rilasciare l'autorizzazione di compatibilità paesaggistica negata dalle commissioni comprensoriale e provinciale competenti.
Sfido chiunque a spiegarmi con quale coraggio il Presidente Dellai e l'assessore Gilmozzi oggi dichiarano, solennemente e pubblicamente, di volersi impegnare ancora ad amministrare per altri cinque anni la Provincia di Trento alla luce dei casi appena citati. Casi quanto mai esemplificativi del loro atteggiamento e delle loro scelte in merito alle politiche urbanistiche e ambientali, per garantire la salvaguardia dell'ambiente, vale a dire del bene più prezioso di cui dispone il nostro territorio. La tutela del paesaggio, della cui importanza tutti noi siamo consapevoli, per essere attuata ha infatti bisogno di comportamenti diversi da quelli da loro dimostrati. Occorrono cioè decisioni concrete che siano coerenti con i principi sbandierati nei discorsi e nei testi di legge. La gente è stufa, anzi, nauseata dalle dichiarazioni teoriche e propagandistiche. La storia ed i modi arroganti della politica, mascherati da parole altisonanti e nobili intenzioni, si ripetono fintantoché certi assessori si prendono la libertà, assecondati dal Presidente dell'Esecutivo e dai colleghi di Giunta, di interpretare come meglio credono le norme, a prescindere da tutti e da tutto. A qualsiasi livello si gestiscono le regole per accontentare gli amici, che sicuramente sapranno essere riconoscenti al momento del voto.
Con vivo stupore scopro che a sostegno di queste mie affermazioni esiste un documento elaborato dai vertici trentini del sindacato dei lavoratori cattolici, le ACLI, soggetto quest'ultimo mai dimostratosi morbido nei confronti del centrodestra e sempre vicino all'attuale maggioranza, che critica invece pesantemente l'opera di Dellai e della Giunta da lui presieduta. Alcuni passi di questa inconsueta presa di posizione sono interessanti e meritano di essere citati: "La società trentina - scrivono le ACLI - deve uscire da una lunga stagione di disimpegno e disgregazione, egoismo e individualismo. Serve una critica serrata agli eccessi di delega, agli sprechi, ai privilegi, alle debolezze di un sistema di governo che non ha saputo resistere a talune scorciatoie populiste, alla conservazione di particolari interessi corporativi e localistici. E' necessario uscire dall'autoreferenzialità di un sistema di governo vissuto come mera autoperpetuazione di piccoli interessi localistici e familistici". Parole durissime, che colpiscono profondamente nel segno e che documentano il disagio della popolazione e la voglia di cambiamento di cui si ha la netta percezione girando tra la gente, ascoltando i cittadini e le popolazioni delle valli.
Avviandomi alla conclusione, desidero denunciare uno spreco prodotto dall'assenza di dialogo fra gli amministratori della Provincia e quelli del Comune di Trento. A seguito delle continue frane dal monte Soprasasso il Comune di Trento nel 2003 decise di realizzare una barriera di difesa paramassi a protezione della strada che conduceva alla discarica Ischia Podetti. Un progetto del valore complessivo di 2,6 milioni di euro. Nello stesso tempo l'assessore provinciale Grisenti, senza dire nulla a nessuno, promosse un progetto viario alternativo che rese inutile l'opera progettata dal Comune di Trento. Risultato: il Comune di Trento dovette pagare i progettisti dell'opera, che non sarà mai realizzata, per un importo di centottantunomila euro.
Quest'ultima seduta del Consiglio provinciale della XIII legislatura, oltre ad offrire, come dicevo all'inizio, un'opportunità preziosa per tentare una valutazione complessiva dell'attività della Giunta provinciale, costituisce anche l'occasione per formulare un bilancio personale dell'attività da me sviluppata nell'arco di questi cinque anni. Il mio intendere la politica come servizio al cittadino, il dare risposte ai problemi della popolazione e la funzione di indirizzo e controllo sugli atti della Giunta provinciale, mi hanno indotto nel corso di questa legislatura a depositare centosettantaquattro interrogazioni, sei disegni di legge, due proposte di ordine del giorno e una proposta di mozione. I principi dei disegni di legge che ho presentato per il sostegno delle pratiche sportive, in tema di esercizio della pesca, in materia di tutela degli alberi monumentali, in materia di giovani artisti trentini, solo per enunciare gli atti politicamente più importanti, sono stati tutti accolti favorevolmente dall'Aula consiliare. Inoltre, affinché rimanga agli atti, analizzando le presenze in aula del sottoscritto, posso dichiarare con soddisfazione che in tutta la legislatura su un totale di trecentosessantaquattro sedute ho comunicato l'assenza giustificata solamente sedici volte. Considerando che ad una seduta corrisponde una mezza giornata, le mie assenze dall'aula su cinque anni di legislatura sono state di otto giorni, pari all'1,7 per cento.
Fra i tanti risultati raggiunti, che sono stati fonte di soddisfazione personale e che si sono soprattutto rivelati utili per la soluzione di problemi, spicca il recepimento della normativa nazionale sulla vendita di giornali in esercizi interni, quali i campeggi. Sono stato inoltre l'estensore di alcune petizioni al Consiglio, che - ricordo - permettono ai cittadini di evidenziare problemi di politica legislativa o per chiedere provvedimenti legislativi. Grazie a questo strumento, previsto dal nostro regolamento interno, sono stati corretti alcuni casi di "cecità" o "sordità" dell'Esecutivo. Merita di essere ricordata in particolare la petizione popolare da me predisposta e seguita in tutte le fasi del procedimento, nata dalle esigenze di alcune aziende di Rovereto, che, solo con un'operazione di massa critica come quella prevista dallo strumento, hanno raggiunto l'obiettivo sperato. Ho dovuto ricorrere allo strumento della petizione perché altrimenti le richieste dei singoli soggetti interessati venivano sempre ignorate. Le aziende di Rovereto chiedevano infatti una modifica al piano urbanistico provinciale che consentisse ad esse di inserire nelle aree produttive del settore secondario e di interesse provinciale la possibilità di commercializzare anche i prodotti affini o attinenti la propria produzione. La modifica è stata accolta in commissione ed introdotta nel piano urbanistico provinciale dallo stesso assessore competente, senza rendersi conto di chi era il regista dell'operazione. Non importa, perché ciò che più conta non è la paternità di un provvedimento, ma la sua capacità di raggiungere l'obiettivo.
Altre petizioni - penso ad esempio a quella sottoscritta da più di millesettecento persone relativa alla neuropsichiatria di Fiemme e Fassa e a quella riguardante la richiesta di costruzione della rete per l'erogazione del gas metano nel Comune di Cavalese, da me depositate poco tempo fa - stanno trovando riscontri positivi. Forse non tutti sanno che Cavalese è l'unico comune della Valle di Fiemme e Fassa a non disporre ancora del metano. Il motivo? L'allora sindaco di Cavalese Gilmozzi vietò la posa in opera sul proprio territorio amministrativo del metanodotto, che avrebbe servito tutta la collettività, compresa la frazione di Masi. Questo per favorire la realizzazione del teleriscaldamento. L'operazione si dimostrò davvero utile a sistemare alcuni personaggi nel consiglio di amministrazione della società. Quanto ai risultati, purtroppo il servizio di teleriscaldamento è garantito solo ad una modesta quota di cittadini del capoluogo della Valle di Fiemme. Le periferie sono completamente ignorate dalla rete di distribuzione del calore. Morale della favola: la centrale del teleriscaldamento attualmente funziona anche a metano, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini di Cavalese deve ancora rifornirsi di gasolio per assicurare il funzionamento degli impianti di riscaldamento.
Mi rendo conto di aver riservato l'attenzione a problemi e limiti che possono essere considerati dei dettagli rispetto alle politiche e alle strategie complessivamente portate avanti dalla Giunta in questi cinque anni. Tuttavia sono convinto che sia proprio dai dettagli che si possono meglio giudicare l'attendibilità e l'affidabilità di una politica. Se i potenti mezzi di comunicazione e le grandi risorse investite per il marketing e l'immagine hanno indotto i trentini a prestare la loro attenzione a ciò che l'Esecutivo - in particolare il suo Presidente - desiderava, se andiamo a scavare, a cercare la prova dei fatti, la realtà delle cose e delle azioni seguite dagli annunci, se ci sforziamo di verificare il tasso di materializzazione delle riforme di cui trasudano i discorsi di tutti gli esponenti di questa Giunta, scopriamo ben poco, anzi, troppo poco, direi quasi nulla. Ne viene fuori l'immagine di un gigante dai piedi d'argilla. Questo è stato il Governo provinciale della XIII legislatura. E' quindi ora e tempo che i trentini a questo sfoggio di grandezza, impressionante fuori, ma vuota dentro, preferiscano persone, idee e coalizioni magari meno appariscenti, meno intellettuali, meno capaci di giocare con le parole, ma con i piedi ben radicati nel territorio e tra i problemi della gente, perché è solo sulla base di fondamenta solide e forti che si può costruire un edificio abitabile per tutti. Grazie dell'attenzione.