SEDUTA 9 LUGLIO 2008

disegno di legge "Modificazioni della legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26, in materia di lavori pubblici, e della legge provinciale 13 dicembre 1999, n. 6, in materia di sostegno dell'economia" nel testo unificato dei disegni di legge: n. 122/XIII, "Modifiche alla legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26 (Norme in materia di lavori pubblici di interesse provinciale e per la trasparenza negli appalti)", n. 250/XIII, "Modifiche della legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26 (Norme in materia di lavori pubblici di interesse provinciale e per la trasparenza negli appalti), a seguito dell'entrata in vigore della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi"

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, parlo su questo articolo perché ho qualcosa da dire. Un difetto che secondo il mio modesto parere è un grande problema introdotto in norma, che è stato voluto da tutti e che pertanto non troverà soluzione perché condiviso, e sul quale spendo solo poche parole, solo perché rimangano agli atti, è quello relativo alla procedura negoziata introdotta con questo articolo. Con il ricorso alla procedura negoziata l'ente appaltante è libero di individuare a sua discrezione le imprese da invitare. La norma, che non avrà il mio voto, mantiene in vigore il ricorso alla procedura negoziata per tutti i lavori di importo a base d'asta fino a un milione di euro. Se da un lato con la procedura negoziata le ditte trentine potrebbero essere favorite nell'assegnazione degli appalti, dall'altro è evidente l'innesco di un perverso meccanismo di sudditanza nei confronti delle amministrazioni, che potrebbe portare al clientelismo più sfrenato, con tutto ciò che questo comporta.

Ritengo che nel lungo periodo il meccanismo discrezionale, che potrebbe andare bene al di sotto di una soglia minima, ad esempio cinquantamila, centomila euro, come era previsto prima delle modifiche apportate da Grisenti nel 2005, sarà fortemente dannoso sia per le imprese che per l'intera società. La "magnadora" è l'immagine più eloquente del problema. Tranquillizzo il mio capogruppo dicendogli che il mio voto negativo sarà solamente per questo articolo. Non si preoccupi: il mio voto sarà in linea con il gruppo consiliare del quale io faccio parte. Pertanto ho espresso questo pensiero, questo giudizio su questo articolo, perché - ritengo - sarà dannoso per l'economia trentina. Grazie.

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, l'articolo 47, e quindi il tema dei subappalti, mi permette di affermare e rimarcare un paio di pensieri. Il primo è questo.

Non è concepibile che le aziende sulle quali si regge letteralmente la nostra economia debbano talvolta vivere con l'acqua alla gola o arrivare a fallire perché non ottengono il pagamento del corrispettivo da parte dell'aggiudicatario della gara. In alcuni casi si è riscontrato che le ditte artigiane, dopo aver eseguito le opere in subappalto, si sono viste contestare l'esecuzione dei lavori per futili motivi, solamente perché l'azienda capofila voleva ritardare i pagamenti. Mi riferiscono che in alcuni casi per non pagare si contestano i ritardi di consegna delle opere, ritardi che a loro volta derivano da altri ritardi di esecuzione delle opere generali o da motivazioni comunque non imputabili alla ditta artigiana contestata. Così le penali vengono caricate sui subappaltatori. Molti imprenditori artigiani, stretti nella morsa tra la volontà irrinunciabile e la necessità vitale di lavorare per non licenziare i propri dipendenti e per evitare il fallimento si vedono costretti, per non chiudere, ad accettare anche compensi inferiori rispetto al pattuito o a pagare l'IVA molto prima di veder incassate le fatture per il lavoro eseguito.

Legata ai subappalti poi c'è la questione sicurezza. Il ricorso ai subappalti e ai subappalti dei subappalti porta ad una continua riduzione dei margini di guadagno per i soggetti interessati della filiera e specialmente per gli ultimi, quelli che realizzano le opere. Questo meccanismo perverso spinge all'utilizzo di materiali scadenti, a realizzare male e frettolosamente i lavori, ma soprattutto ad un pericoloso decadimento di tutto ciò che riguarda il rispetto delle normative sulla sicurezza dei lavoratori. Numerose e frequenti sono le notizie riportate dalla stampa nazionale che denunciano la palude dei subappalti, nella quale trovano spazio lavoro nero e avviamento al lavoro di manodopera clandestina.

In questo scenario, che per fortuna - per quanto ne so io - non riguarda la Provincia di Trento nella stessa misura di altre regioni italiane, per poche decine di euro al giorno continuano a verificarsi le cosiddette "morti bianche" sul lavoro nei cantieri.

Ma non sono solamente i subappaltatori a soffrire quando gli appalti pubblici sono vinti o i lavori sono realizzati da ditte poco serie. Anche i ristoranti o gli alberghi che ospitano le maestranze di queste ditte inaffidabili corrono il rischio di non vedersi pagato il conto dei servizi erogati, soprattutto quando i lavori dell'appalto si bloccano per i più svariati motivi e si arriva alla risoluzione del contratto.

Alla luce della situazione e delle circostanze che ho brevemente richiamato, è assolutamente necessario impegnarsi a salvaguardare le imprese che hanno eseguito correttamente i lavori, o fornito servizi nel contesto di un appalto pubblico, introducendo la dichiarazione - come la ritroviamo in questo testo di legge - rilasciata dal subappaltatore, nella quale si trovi l'attestazione esplicita dell'avvenuto pagamento di quanto dovuto per le prestazioni rese. Questa tutela dovrà essere diffusa - e mi rivolgo in particolar modo all'Assessore che mi sta ascoltando - perché quanto più sarà estesa, tanto maggiore risulterà la salvaguardia anche dei contratti di fornitura messi sovente in difficoltà con i pagamenti.

Un altro aspetto che desidero evidenziare a questo riguardo è quello relativo alla revisione dei prezzi di cui si è già parlato, revisione che dovrebbe coinvolgere non solamente chi si è aggiudicato l'appalto, ma anche i subappaltatori, perché l'aumento dei costi delle materie prime grava soprattutto su questi ultimi. Allo stesso modo occorre considerare i costi relativi al trasporto, costi che finora sono strozzati da subappalti da fame, resi tali da una competitività estrema proveniente da fuori provincia.

Sotto questo profilo rilevo che l'approvazione di questo disegno di legge è attesa da molto tempo, sia dalle categorie economiche sia dalle parti sociali, le quali, dopo lunghi mesi di mediazione, hanno finalmente trovato un punto di incontro con la firma di un protocollo d'intesa avvenuta attorno al tavolo di lavoro per gli appalti, com'è stato ricordato più volte, organismo paritetico, costituito nel lontano '99 assieme la Provincia e alla rappresentanza degli enti locali. A questo tavolo di appalti facevo riferimento della "soluzione condivisa", nel mio intervento precedente, relativamente alla procedura negoziata, procedura condivisa, appunto, all'interno del tavolo di lavoro per gli appalti.

Il mio auspicio è, quindi, che non si debba attendere ancora a lungo per l'entrata in vigore del provvedimento, la cui applicazione rivelerà comunque non pochi problemi e difetti, ai quali in sede di regolamentazione sarà necessario porre rimedio, ascoltando anche le valutazioni proposte delle piccole aziende trentine interessate e - aggiungo io - anche questi brevi suggerimenti che provengono dal Consiglio provinciale. Grazie.

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DELLADIO (Forza Italia): Grazie, Presidente. Desidero occupare i venti minuti di tempo della dichiarazione di voto ricordando la storia di un appalto tipo che ha contraddistinto questa Giunta provinciale dal lontano 1999 fino ai giorni nostri.
Un esempio di appalto degno di attenzione che ci serve per capire come non si dovrebbero gestire gli appalti in Trentino.
Premesso che non nutro ostilità contro qualcuno, politico, impresa o funzionario provinciale che sia. La descrizione dell'appalto che vi propongo nasce nel 1999 con un progetto cosiddetto "cornice" incompleto, insufficiente e con numerose lacune progettuali che hanno portato ad una continua emorragia finanziaria per il bilancio provinciale. Ritengo che non sia giusto che sbagli o comportamenti omissivi di pochi ricadano sulle spalle della collettività.
La magistratura contabile - alla quale ho rivolto una richiesta di intervento - valuterà se esistono gli estremi per chiedere agli eventuali interessati conto di una gestione che ha portato ad una esponenziale lievitazione dei costi - ribadisco a carico della collettività - per realizzare un'opera pubblica.
L'appalto di cui vi voglio parlare è quello relativo alla circonvallazione di Moena: un'opera - è necessario riconoscerlo - significativa e importante per il collegamento viario da e per la Valle di Fassa.
L'opera, come vedremo meglio in seguito, è un'opera infinita, che nel corso degli anni ha accumulati ritardi, varianti su varianti, impennate dei costi sia per errate valutazioni in fase di progettazione sia per difficoltà incontrate nello scavo dei materiali della galleria di Someda.
Una breve cronologia degli eventi può aiutare a capire l'iter di quest'opera che per dieci anni è stata all'attenzione delle cronache non solo delle Valli di Fiemme e Fassa.
Con determinazione del dirigente del Servizio programmazione, progettazione e direzioni lavori nel settore viario, nel 1999, fu approvato il progetto esecutivo relativo alla variante all'abitato di Moena sulla strada statale 48 delle Dolomiti, per un importo complessivo di lire centouno miliardi e duecentocinquanta milioni, pari a circa cinquantatré milioni di euro attuali.
Con determinazione del dirigente generale del Dipartimento lavori pubblici e protezione civile nel 2000 fu approvata la variante n. 1 al progetto in questione. L'importo complessivo dell'opera fu rideterminato in lire centotre miliardi e duecentocinquanta milioni.
L'esecuzione dei lavori fu affidata all'ATI - Associazione temporanea di imprese - tra Consorzio cooperative costruzioni scarl, Oberosler Cav. Pietro S.p.A. e Codelfa S.p.A. per un importo di euro 27.302.722,37, con un ribasso percentuale del 32,3 per cento. Con verbale di data 22 maggio 2003 venne effettuata la consegna parziale dei lavori.
Saltando alcune tappe intermedie, per non tediarvi, con determinazione del dirigente generale del Dipartimento lavori pubblici, trasporti e reti, nel 2004 è stata approvata la perizia suppletiva e di variante n. 6, che ha portato il totale complessivo dell'opera ad euro 52.412.174,83.
Nel 2006 fu approvata la perizia di variante n. 9, che ha portato il totale dell'opera ad euro 53.071.104,79.
La storia non è finita ancora.
Con determinazione del dirigente generale del Dipartimento lavori pubblici, trasporti e reti n. 68 di data 10 ottobre 2007 è stata approvata la perizia di variante n. 12, che ha portato il totale complessivo dell'opera ad euro 77.641.104,79.
Nella premessa di tale determinazione vengono evidenziate le necessità che hanno comportato l'ennesima modifica al progetto, ovvero l'imprevista situazione geologica riscontrata in corso d'opera, soprattutto per la parte relativa alla galleria di Someda, quella dell'esplosione, per capirci, nonché in diverse zone del cantiere.
Infine, il materiale di scavo risultava non idoneo, in misura quasi totale, ad essere riutilizzato in cantiere e a realizzare calcestruzzi, diversamente da quanto previsto nel capitolato speciale di appalto e richiamato dall'appaltatore in sede di giustificazione dei prezzi offerti.
Nel corso dei lavori di scavo in galleria, l'amministrazione ha dovuto prendere atto che il ritrovamento di materiale inutilizzabile, da conferire necessariamente in discarica, non poteva più considerarsi un fenomeno circoscritto, ma esso invece si doveva intendere verosimilmente esteso a tutta l'area di scavo della galleria medesima.
E' utile specificare che la galleria naturale "Someda" ha uno sviluppo complessivo di 1.102 metri di scavo in sotterraneo.
Allo stato attuale sono stati realizzati lo scavo ed il sostegno di prima fase (in salita a partire dall'imbocco nord), limitatamente ai primi 450 metri (41 per cento dello sviluppo complessivo).
La situazione geologica e geomeccanica riscontrata durante l'avanzamento dello scavo è risultata, per vari aspetti, notevolmente diversa da quella contenuta nelle ipotesi progettuali che prevedevano di scavare all'interno delle arenarie della Val Gardena.
Inaspettatamente e imprevedibilmente, pur "risalendo" entro gli strati dell'arenaria, si sono incontrate le rocce porfiriche, non rilevante nei vari sondaggi a carotaggio, spinti anche a quote ben più profonde di quella d'imbocco della galleria.
Le conseguenze derivanti da tale difformità geologica sono di notevole portata applicativa.
La situazione descritta è stata ulteriormente confermata dalla relazione geologica del dottor Vigna, relativa alle problematicità e criticità della situazione geologica incontrata nel corso dei lavori, aggiornata al maggio 2007. La causa addotta, quella relativa alle condizioni geologiche effettivamente riscontrate che risultano essere completamente diverse dalle conoscenze ipotizzate dai progettisti che sono state valutate con cinque sondaggi, di cui tre di notevole profondità.
Può apparire quantomeno "curioso" che un geologo ben identificato negli atti - che ha verificato le varianti alla luce delle diverse condizioni geologiche venga poi richiamato quale consulente esterno a supporto del progettista dell'opera di completamento della galleria di Someda per via dell'imprevedibile situazione geologica riscontrata.
A tal riguardo basta leggere la risposta all'interrogazione n. 2898 di data 7 novembre 2007, che ho presentato in Consiglio provinciale. In tale interrogazione chiedevo, tra l'altro, quanti e quali carotaggi siano stati eseguiti per verificare la situazione geologica e geomeccanica in sede di redazione del progetto esecutivo approvato con determinazione del dirigente n. 10 di data primo giugno 1999 e se effettuando un numero maggiore di carotaggi (sondaggi geognostici) si sarebbe potuto prevedere la presenza di rocce porfiriche non previste nelle ipotesi progettuali.
Dalla risposta della Giunta provinciale si riscontra una limitata indagine geologica e magnotellurica pari a cinque sondaggi a carotaggio, di cui tre di notevole profondità (spinti fino ad intersecare la posizione della volta della costruenda galleria), distanti fra loro circa 350 metri, e tre stendimenti magnetotellurici.
Non ci si può meravigliare poi se la volta crolla, com'è successo nell'aprile 2006, e riportato dai quotidiani locali.
Nel documento che approva la dodicesima variante - dicembre 2007 - si rileva che oltre alla condizione di diffusa inidoneità del materiale di scavo l'amministrazione ha dovuto registrare anche la completa inutilizzabilità delle discariche atte a recepire il predetto materiale, originariamente elencate puntualmente nel capitolato speciale di appalto come siti compatibili in cui si sarebbe potuto conferire il materiale medesimo.
Le contingenze sopra ricordate hanno determinato la necessità di intervenire sul progetto originario, per tener conto della situazione che si è andata evidenziando in corso d'opera. Nello specifico si è ravvisata la necessità di rivedere la progettazione della galleria relativamente alle opere provvisionali e alle tecniche di scavo e di sostegno per preminenti ragioni di tutela della sicurezza nella fase esecutiva, nonché di rivedere i prezzi per il trasporto e smaltimento del materiale di scavo, la cui previsione iniziale - scrive la Giunta provinciale - si è rivelata del tutto inadeguata.
A questo punto - siamo alla fine del 2007 - la Giunta provinciale si accorge di essere in dirittura di arrivo per le elezioni provinciali previste per l'ottobre 2008, senza aver completato almeno in parte l'opera pubblica promessa in tutte le salse alla popolazione della Val di Fassa. La Giunta provinciale decide, con un colpo di genialità, di togliere dall'oggetto del contratto medesimo i lavori inerenti la galleria di Someda. In tal modo - spiega l'assessore competente - si riesce a garantire la funzionalità della parte di opera che residua nel contratto di appalto in corso, assicurando la messa in esercizio del tratto di strada dalla rotatoria sud alla rotatoria nord verso il passo San Pellegrino entro l'inizio della stagione invernale del 2008. Con la variante numero 12, sopra ricordata, viene ridotto il tempo contrattuale, portando il nuovo termine utile per l'ultimazione dei lavori a millecentottantadue giorni naturali e quindi al 2 settembre 2008, prima delle elezioni provinciali.
Inoltre, sempre al fine del massimo rispetto dei tempi programmati per la realizzazione dell'opera, viene aumentata la penale in caso di ritardata ultimazione del contratto di appalto e specularmente è stato determinato il premio di accelerazione, condizionandolo rigorosamente al raggiungimento dell'obiettivo di mettere in esercizio la nuova viabilità verso il passo San Pellegrino, prima dell'inizio della stagione turistica estiva 2008.
Per la parte di lavori da realizzare - residuale rispetto al contratto di appalto in essere - la variante numero 12 ha previsto lavori per ulteriori complessivi ventitré milioni e centocinquantacinquemila euro circa, conseguenti alla riprogettazione delle lavorazioni della galleria, alla luce delle diverse condizioni geologiche ed ambientali riscontrate. Il premio di accelerazione incentivante viene determinato in un milione e novecentomila mila, ma non è ancora finita. In data 12 febbraio 2008 è stata approvata la variante numero 13 e in data 21 aprile 2008 è stata redatta dal Servizio opere stradali la perizia di variante numero 14, per recuperare parte dei ribassi d'asta dei cottimi e delle somme a disposizione dell'amministrazione e per integrare alcune lavorazioni delle somme a disposizione.
Concludo questa cronistoria leggendo quanto ha scritto un quotidiano locale martedì 27 maggio 2008: "Consegnati ieri pomeriggio i lavori di “Moena 2” per il completamento della variante stradale, con la realizzazione della galleria di Someda. Sorpresa: due delle ditte con cui la Provincia aveva nel 2007 risolta anticipatamente il contratto - la Coop Sette del Consorzio cooperative costruzioni scarl e la Oberosler S.p.A. - sono di nuovo in pista. Entrambe si sono aggiudicate i lavori di “Moena 2”, cioè il completamento da galleria di Someda, che avrebbero dovuto realizzare con l'appalto dei lavori vinto nel 2003 assieme a Codelfa S.p.A. L'ATI (Associazione temporanea di imprese) si è aggiudicata i lavori di completamento della circonvallazione di Moena, con un ribasso dell'8,94 per cento, per un importo ventuno milioni e centosettantacinquemila euro sui ventitré circa a base d'asta". Cosa vuol dire? Vuol dire che due delle ditte vincitrici il primo appalto, con cui la Provincia aveva nel 2007 risolto anticipatamente il contratto, vincono anche l'appalto della galleria di Someda.
Riassumendo, siamo partiti nel 1999 - e scusatemi se leggo un po' velocemente, ma il tempo è tiranno - con un progetto esecutivo per realizzare la circonvallazione di Moena, che prevedeva un costo complessivo, comprendente la galleria di Someda, di circa cinquantatré milioni di euro. Siamo arrivati nel 2008, anno delle elezioni provinciali, con la quattordicesima variante e con spese aggiuntive contraddistinte da 1,5 milioni di euro utilizzati per la transazione con le ditte che avevano vinto il primo appalto, ventiquattro milioni di euro per l'appalto nuovo della galleria di Someda, 1,9 milioni di euro di premio di accelerazione per realizzare parte dei lavori prima di settembre e numerose consulenze aggiuntive. Il tutto per un totale di circa ottanta milioni di euro sui previsti iniziali cinquantatré, ridotti a ventitré milioni col primo ribasso del 32 per cento.
Confido che questa legge non ci faccia rivedere e rivivere appalti come quello della circonvallazione di Moena, che da ventitré milioni è passato a ottanta dopo aver visto approvare ben quattordici varianti. Grazie.