Seduta n° 20 del 16 settembre 1994
Disegni di legge n. 1, 12, 14 E 15: Nuove disposizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio dei comuni della provincia di Trento, in deroga alla disciplina della legge regionale 6 aprile 1956, n. 5 e successive modificazioni (presentato dal consigliere regionale Fedel);
Elezione diretta del sindaco e del Consiglio comunale (presentato dal consigliere regionale Pinter);
Testo unico per l'elezione diretta del sindaco
Nuove norme per l'elezione dei consigli comunali, per la composizione degli organi collegiali dei comuni e per l'introduzione della preferenza unica, in sostituzione dell'attuale legge regionale 6 aprile 1956, n. 5 e successive modificazioni (presentato dai consiglieri regionali Benedetti e De Stefani);
Elezione diretta del sindaco e modifica del sistema di elezione dei consigli comunali della regione (presentato dalla Giunta regionale).
DELLADIO: Grazie, signor Presidente: Distinti colleghi, è vergognoso che solo adesso si discuta di riforme elettorali in quest'aula, sapendo che molte amministrazioni comunali stanno aspettando con vivo interesse il licenziamento della legge regionale per l'elezione diretta del sindaco. Molti comuni hanno precaria stabilità, vivono alla giornata e non vogliono rinnovarsi con le vecchie regole. Indubbiamente la situazione che si è venuta a creare è da ascrivere ai consiglieri della passata legislatura, che non hanno saputo o non hanno voluto recepire la legge nazionale n. 81 del 1993, legge che in tutto il resto d'Italia trova applicazione.
Bisognerebbe chiedere a loro il rimborso spese sostenute per pagare l'avv. Falcon di Padova, perché difenda la regione di fronte alla Corte costituzionale, a causa del ricorso del governo, per illegittimità delle norme regionali in materia di elezioni dei consigli comunali e dei sindaci. La situazione evidenzia ancora una volta la debolezza dei politici locali e l'incapacità di gestione della nostra autonomia, della quale si parla tanto. Si disquisisce molto sul tema Euregio e non si sa parlare con vigore nelle sedi romane, non si è saputo difendere le peculiarità della regione.
Ancora una volta è dimostrato che la nostra autonomia è minata, che è un'autonomia concessa e come tale revocabile, che è un'autonomia soffocata dai voleri di Roma e che gli amministratori del passato si sono dimostrati servitori del regime e non del popolo trentino, che li aveva eletti. Facciamo in modo che non si ripeta la stessa situazione. C'era tempo sei mesi per recepire la legge nazionale, dal 25 marzo fino al 25 settembre 1993, siamo nel settembre 1994, perciò è stato sfondato il termine consentito di un anno. Corriamo il rischio che lo Stato applichi d'imperio la legge nazionale n. 81, a causa appunto dell'inattività legislativa della regione, togliendo di fatto alla stessa quella competenza primaria in materia di enti locali, ottenuta con la modifica dello statuto speciale di autonomia, attraverso la legge costituzionale n. 2 del 23 settembre 1993.
Con santa ragione, se non riusciremo ad offrire una nuova legge elettorale per l'elezione diretta del sindaco, per le elezioni del maggio 1995, gli amministratori locali ci potrebbero prendere a calci nel fondoschiena. Il malumore si sente nell'aria e molte persone chiedono informazioni su come si voterà il prossimo anno. Non mancano i casi eclatanti, vedi il comune di Pieve di Ledro, dove ci sono state le dimissioni di oltre la metà di consiglieri comunali, comportando lo scioglimento del consesso. Si protesta, con dovuta ragione, perché a parole si dice di voler realizzare le autonomie locali, ma di fatto i comuni sono impossibilitati ad esercitare la propria autonoma azione amministrativa, a causa della mastodontica burocrazia provinciale, della fitta giungla di leggi e regolamenti ed in molti casi anche a causa della mancanza di una maggioranza precisa, che possa portare a termine i programmi espressi all'inizio della legislatura.
Spero e mi auguro che non dovremo ricorrere ad una legge urgente, magari un articolo solo, che proroghi il mandato delle attuali amministrazioni comunali di sei mesi o di un anno, perché non riusciamo a metterci d'accordo su un argomento così importante.
Discutibile è stato anche il comportamento delle minoranze o opposizioni, tenuto in commissione legislativa regionale, laddove gran parte delle stesse si sono allontanate dall'aula non partecipando alla discussione e al licenziamento della bozza di legge da mandare a Roma per le osservazioni richieste. Ritengo che ognuno deve svolgere il proprio ruolo nelle sedi opportune, che sono la commissione legislativa e l'aula consiliare. Il modo migliore per affrontare i problemi non è allontanarsi dagli stessi, bensì confrontarsi e discutere nelle sedi appropriate. Rimandare i problemi o non voler affrontare le varie tematiche si fanno allontanare sempre più i cittadini dalle istituzioni, aumentando la disaffezione e il disinteressamento.
Responsabilmente il movimento che io rappresento ha voluto mantenere il numero legale alla commissione legislativa regionale per le riforme, affinchè si licenzi la bozza, peraltro discutibilissima, da trasmettere a Roma. Così facendo in tempi brevi poteva essere discussa in questo Consiglio regionale e poteva essere discussa sicuramente prima di adesso, comunque non pensi la maggioranza che la Lega Nord sia il puntello della stessa, facendo appello al senso di responsabilità. La responsabilità deve essere dimostrata da tutti, sia dalla maggioranza che dalla minoranza, ad ognuno il proprio ruolo.
Allo stato attuale delle cose però dimostriamo ancora una volta, agli occhi dell'Italia e dei trentini che non riusciamo a gestire in maniera ottimale la nostra tanto decantata autonomia. Sono convinto, ed è stato il motivo per il quale mi sono impegnato politicamente, che prossimamente, entro breve tempo, vedremo grosse riforme istituzionali, a seguito delle quali si otterrà molta più autonomia dell'attuale, tutto ciò in una cornice federale, ove le diversità che sono ricchezza culturale saranno riconosciute e valorizzate. Ogni cultura che muore porta con sè una fetta insostituibile dell'intera cultura dell'umanità, e le società più avanzate hanno l'obbligo di impedire che ciò avvenga. Il grado di democrazia di uno Stato si misura anche dalle garanzie di difesa delle minoranze etnico-linguistiche.
Per questi motivi bisogna adottare quadri legislativi che permettano di recuperare quanto di vivo esiste nelle comunità minoritarie, contrastando i forti processi di omologazione o annientamento che sono ancora in atto. Proprio parlando di tutela delle minoranze ricordo la recente proposta presentata in Parlamento dall'on. Fontan, di concerto con i colleghi del SVP Zeller e Brugger: un disegno di legge ispirato a garantire l'equilibrio etnico tra le popolazioni tedesca, italiana e ladina presenti sul territorio, che tanto ha fatto discutere. In tal progetto si attribuirebbe la relativa potestà legislativa per determinare il sistema elettorale alle rispettive province, tenendo conto delle diverse esigenze problematiche che ci sono e che sono evidenti, non si attenta alle nostre peculiarità, come è stato detto, perché rimarrebbe comunque la cornice istituzionale regionale, indiscutibile ancoraggio dell'autonomia speciale del punto di vista culturale, storico e internazionale. Verrebbe superato un sistema assai discutibile come l'attuale, in forza del quale è vigente una normativa unica, vincolata statutariamente al principio proporzionale, che disciplina due realtà profondamente diverse.
Diversità riconosciuta con la proposta di legge nazionale richiamata poc'anzi e con la legge per l'elezione diretta del sindaco che andremo a licenziare. Per quest'ultima si poteva scrivere benissimo un'unica legge regionale, strutturata in due parti: una per la provincia di Trento e una per la provincia di Bolzano. Operando in questo modo si semplificava notevolmente la lettura e l'interpretazione delle norme. Attualmente le particolari misure poste nello statuto, a garanzia della rappresentanza dei diversi gruppi linguistici non riguardano la provincia di Trento, perciò per Trento si può recepire il maggioritario, considerando una componente proporzionale, lasciando alla provincia di Bolzano il solo sistema proporzionale. Ritengo che il vincolo proporzionale è giustificato per quanto riguarda l'Alto Adige, non certamente per il Trentino.
Sempre in tema di tutela delle minoranze la Lega Nord in commissione ha appoggiato gli emendamenti proposti dal cons. Willeit, del gruppo Ladins, intesi a permettere l'ingresso in giunta comunale di un rappresentante del gruppo etnico ladino, anche in deroga ai limiti fissati dall'art. 61 dello statuto di autonomia e a prevedere agevolazioni nella raccolta delle firme per la rappresentazione di liste con candidati ladini. Daremo lo stesso appoggio in aula a tutte le iniziative emendative che vanno nella direzione di tutelare le minoranze italiana e ladina, in un contesto di convivenza pacifica e rispettosa di tutte le identità. Vi chiederete perché ho detto tutto questo, perché innanzitutto ci vuole coerenza politica, noi perseguiamo come fine prioritario il cambiamento dello Stato italiano, in un moderno Stato impostato su base federale, secondariamente, ma non come importanza ed è scritto nel nostro statuto che in quest'aula più volte ho richiamato, devono essere salvaguardate le minoranze etnico-linguistiche presenti sul territorio.
Si vede dai fatti, se le persone sono oneste intellettualmente. In commissione dei 12 è entrato un ladino perché la Lega Nord non ha avanzato candidature ed ha dato il proprio appoggio incondizionato. Purtroppo i meriti di questa nomina, se esistono, sono attribuiti ad altri. La gente dovrebbe seguire di più l'attività politica dei propri rappresentanti, cercando di non lasciarsi condizionare da false propagande. E' chiaro comunque che non è importante cercare meriti di qualsivoglia natura, bensì è importante raggiungere gli obiettivi prefissati. Qualsiasi proposta, se in linea con i nostri obiettivi, da qualsiasi parete essa provenga, verrà da parte nostra sostenuta e votata.
Il nostro impegno di legislatori deve avvicinare concretamente i governati ai governanti, l'elezione diretta del sindaco ne è un esempio, bisogna scrivere regole precise e chiare per garantire governabilità e responsabilità da parte degli amministratori.
A fine mandato i cittadini confermeranno solo gli amministratori che si sono dimostrati capaci e diligenti. In linea di principio siamo favorevoli ad introdurre la legge nazionale n. 81, nella quale troviamo alcuni principi ed orientamenti fondamentali, però con alcuni distinguo; riteniamo che il sistema maggioritario vada bene in provincia di Trento, mentre per l'Alto Adige bisogna salvaguardare il sistema proporzionale per garantire la rappresentanza etnica.
Ricordo alcuni concetti validi per la provincia di Trento, che sarebbero da introdurre, modificando questa bozza di legge, bisogna ridurre il numero di consiglieri, perché abbiamo assessori che possono essere eletti anche al di fuori del consiglio comunale, al fine di articolare meglio il numero dei consiglieri in base alla popolazione residente del comune e per avere miglior efficienza amministrativa. Sarebbe importante introdurre il sistema unico per tutti i comuni, piccoli o grandi, come aveva chiesto l'83% dei sindaci trentini, tramite i rappresentanti delle associazioni ANCI e UNCEM, assegnando al sindaco più votato una maggioranza solida per una maggior governabilità. Anche in questo caso le osservazioni che provenivano dalla base sono state disattese.
La Lega Nord è favorevole, affinché i 2/3 dei seggi vadano alla lista collegata al sindaco ed è contro la possibilità di votare un sindaco ed un partito diverso dalla coalizione che lo sostiene. Siamo inoltre contrari che nelle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere di norma rappresentato in misura superiore ai 2/3. La Lega Nord è contraria all'assegnazione di qualsiasi tipo di quota, perché un individuo si candida in base ad una proposta politica, le donne, o di converso gli uomini, sono un gruppo sociale, come i bambini, gli anziani e non un gruppo politico.
Non si deve alterare il meccanismo della rappresentanza che funziona sulla base di proposte politiche, introducendo elementi extra politici. Per quanto riguarda l'elezione diretta del vicesindaco in provincia di Bolzano, inizialmente avevamo accolto l'idea con attenzione, cercando di vedere in tale elezione diretta una collaborazione etnica per una pacifica convivenza, pensando che la coalizione sindaco-vicesindaco poteva portare dialogo fra i gruppi etnici.
Le dimissioni del vicesindaco non potevano causare però la decadenza della giunta comunale e lo scioglimento del consiglio, al vicesindaco, che deve essere l'uomo di fiducia del sindaco, era stato conferito inizialmente questo potere, pertanto abbiamo appoggiato la bocciatura dell'art. 9 in commissione.
Componenti negative dell'elezione diretta del vicesindaco sono evidenziate dalla forzatura della legge, che rasenta l'incostituzionalità, perciò c'è il rischio di vedersi respingere la legge da Roma. Alla luce di queste considerazioni ci dichiariamo contrari all'elezione diretta del vicesindaco.
Infine, noi della Lega Nord voteremo secondo le linee di principio espresse poc'anzi e contribuiremo a licenziare velocemente una discreta legge per i nostri comuni, la legge probabilmente non sarà perfetta, bisognerà in un secondo tempo apportare i dovuti correttivi. Sono convinto comunque che verrà il momento dove le regole ce le faremo noi, senza dover sempre sottostare alle limitazioni romane, che fanno produrre molte volte leggi pastrocche. Vi ringrazio.