Seduta n° 31 del 15 novembre 1994

Disegni di legge nn.2 e 7: Estensione dei benefici previsti in favore dei combattenti e reduci ai militari ed assimilati che hanno prestato servizio nelle forze armate della Repubblica sociale italiana (presentato dai consiglieri regionali Taverna, Benussi, Bolzonello, Holzmann e Mitolo);

Equiparazione dei reduci e combattenti della provincia di Bolzano a quelli della provincia di Trento - integrazione della legge regionale 21 luglio 1991, n.13 (presentato dal consigliere regionale Peterlini).

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi e distinti colleghi, per quanto riguarda questo disegno di legge, personalmente ho già accordato il parere finanziario positivo nella II^ Commissione regionale. Ritengo comunque che l'operazione di estensione dei benefici pensionistici a tutti gli ex combattenti residenti sul territorio regionale che avessero prestato servizio nelle forze armate tedesche o nelle formazioni da esse organizzate o nelle forze armate della Repubblica sociale italiana sia un'operazione giusta, che riconosce, secondo me, l'impegno e le sofferenze di tante persone che sono state obbligate, il più delle volte, a prestare la loro opera nell'ultimo, e speriamo che sia proprio l'ultimo, conflitto mondiale.

Sappiamo che a seguito dell'armistizio firmato dall'Italia con gli alleati l'8 settembre del 1943 le truppe tedesche occuparono la maggior parte del paese. Arrivarono, mi pare, fino a Napoli, unendo in una zona di operazione cisalpina le province di Bolzano, Trento e Belluno sotto il controllo di un tirolese, Franz Hofer, commissario supremo, Gaulaiter del Tirolo. Era stata costituita in questo modo la cosiddetta zona di operazione dell'Alpenvorland. Il commissario supremo con due ordinanze successive, la n. 30 del 1943 e la n. 41 del 1944, chiamò al servizio di guerra prima le classi del '24 e del '25, poi tutte le classi dal 1894 al 1926, senza riguardo all'appartenenza etnica.

I cittadini di queste classi erano obbligati al servizio di guerra, obbligati a vestire divise che non conoscevano; il commissario creò in Alto Adige 4 reggimenti di polizia per i quali vennero reclutati anche dei non optanti, i cittadini potevano scegliere spontaneamente o essere assegnati alla TOD, ad esempio, a Bolzano al Servizio Sicurezza ed Ordine, la SOD, nel Trentino al Corpo di Sicurezza Trentini, CST o nella FLAK, che era l'artiglieria contraerea tedesca; l'arruolamento invece nelle file della Repubblica sociale italiana fu ostacolato in tutto l'Alpenvorland.

Sappiamo che l'inadempienza agli obblighi militari comportava la pena di morte ed i parenti degli obiettori rispondevano in proprio con l'incarcerazione e con il lavoro duro nei campi di prigionia. Era tempo di guerra e l'ordinanza n. 41 sopramenzionata comminava la pena di morte in base al diritto penale germanico per i renitenti e fino alla loro cattura comportava l'arresto dei loro congiunti.

Vi chiederete perché ho affrontato questo argomento. Oltre al dovere di ogni consigliere di informarsi sugli argomenti da trattare in aula anche perché mio padre fu uno di questi cittadini: fu interessato a queste 'operazioni', chiamiamole così, di guerra. Fu arruolato nella Flak, la contraerea tedesca, sulle colline nei dintorni di Rovereto. Mi raccontava che doveva collaborare all'utilizzo dei pezzi per fare fuoco di sbarramento per i velivoli, per i bombardieri che salivano nella valle dell'Adige, e mi raccontava anche che passato il pericolo dovevano ripristinare i rifugi, riparare i danni giornalieri causati dai quadrimotori alleati. Mi ricordo un aneddoto: quando veniva proclamato l'allarme in ritardo e i bombardieri erano quasi sulle teste e iniziava già il bombardamento della zona, diceva che bisognava ripararsi nelle buche appena fatte dalle bombe, perché era molto difficile che cadessero due bombe nello stesso punto.

L'obiettivo principale dei velivoli era sganciare grappoli di bombe sulla linea ferroviaria del Brennero, in particolare modo nel Trentino sul ponte del Vodi, fra Gardolo e Lavis. Tale obiettivo era un bersaglio facilmente individuabile, perché ubicato alla confluenza del fiume Adige con il torrente Avisio, un obiettivo, si diceva, che veniva assegnato agli equipaggi inesperti come allenamento prima di mandarli sul fronte delle città tedesche.

Mio padre fu arruolato, come tanti altri, prima ho ricordato la classe del 1926, una delle ultime richiamate, che non aveva ancora compiuto i 18 anni: non era mai uscito dalla valle di Fiemme, e come lui tante altre persone, perciò mi immaginavo, quando mi raccontava queste cose, quali erano i problemi che dovevano affrontare queste persone, lo stato d'animo e la paura sotto i bombardamenti. Ricordo un altro aneddoto di mio padre che si riferiva a quei momenti: in quei momenti c'erano anche persone buone, ricordava un tedesco di Germania che lo aveva preso in simpatia e lo aiutava nei problemi come un padre. Mio padre non fu uno di quei fortunati che trovarono occupazione nell'industria bellica. Ad esempio, proprio al mio paese esisteva un fabbricato adibito alla costruzione di motorini per le mitragliatrici degli aerei e per sistemi di puntamento; in questa fabbrica avevano trovato spazio e lavoro molti valligiani. Mio padre ha dovuto abbandonare la valle, perché non aveva trovato posto in questa fabbrica.

Sicuramente porto dei brevi racconti, dei ricordi che mi hanno toccato a suo tempo ed ora li ricordo ancora più con amore, perché mio padre non c'è più, sono ricordi di seconda mano.

In quest'aula ci sono persone che potrebbero raccontare in prima persona esperienze di questo tipo, mi riferisco al collega Dr. Benedikter, ad esempio, che ha fatto la campagna in Russia, perciò abbiamo presenti persone che hanno vissuto in prima persona e probabilmente possono ricordare meglio di altri gli orrori della guerra.

Penso che sarebbe opportuno che tutti i giovani ascoltassero i racconti dei loro nonni e dei loro padri, proprio per capire gli orrori della guerra, dei conflitti, per costruire in questo modo un sereno futuro.

A questo punto, dopo aver parlato di momenti brutti e di ricordi, vorrei parlare di un qualcosa che tutti noi vogliamo, vorrei parlare di pace. Mi sono posto tante volte la domanda: 'che cos'è la pace?'. Tutti noi ce lo chiediamo. Si dice che sia il periodo di tempo fra due guerre, pertanto ritengo che questo lasso di tempo bisognerebbe allungarlo all'infinito. Parlare di pace oggi, mentre produciamo e traffichiamo armi, alimentando tutte le guerre del pianeta, è molto difficile. Attorno all'economia legata all'industria bellica ruotano fior di miliardi che vengono distribuiti ad imprese, commercianti, mediatori, ed anche, purtroppo, a politici ed amministratori corrotti. Le cronache ne parlano ampiamente. I nostri interessi economici alimentano i conflitti armati, aumentando la miseria e condannando al debito ed allo sfruttamento delle risorse ed al sottosviluppo i popoli del mondo. La guerra non è la soluzione dei problemi politici, economici e sociali. Ogni stato dovrebbe ridurre al minimo la necessità di fare ricorso al possesso e trasferimento di armi. Il commercio di armi, inoltre, non dovrebbe mai essere considerato qualcosa di normale o giustificato dal bisogno di coprire dei deficit di bilancio. In nome della legge del profitto spesso vengono finanziate le produzioni di armi, i prodotti nocivi per la salute e per l'ambiente e attraverso un mercato finanziario controllato da pochi potenti si contribuisce al soffocamento delle economie più deboli, in particolar modo quelle del sud del mondo.

Il pacifismo dei singoli è purtroppo insufficiente e io faccio una considerazione dicendo che l'istituzione di assessorati della pace provoca in me scetticismo. Ricordo che sono stati spesi molti denari per la partecipazione a convegni, seminari ed altro. Ritengo che il più delle volte sono gite di piacere per i partecipanti e solo uscite per l'ente pubblico: abbiamo degli scarsi risultati.

Il sistema degli stati-nazione, infatti, come sistema di poteri sovrani ed armati divide i popoli sulla base di rapporti di forza. Secondo il federalismo - e qui voglio entrare un attimo in un discorso interessante che ormai è sulla bocca di tutti, perché tutti ormai siamo federalisti, chi in un modo e chi nell'altro, comunque stiamo aumentando quella cultura federalista anche noi in Italia - occorre urgentemente sostituire questi rapporti di forza con rapporti di tipo giuridico, il che equivale alla negazione del nazionalismo ed all'affermazione del federalismo e io penso che è quello che si sta cercando di fare anche con la costruzione dell'Unione europea, però la strada è ancora molto lunga e difficoltosa, basti vedere come è strutturata l'Unione europea, su stati sovrani e c'è pochissimo spazio per le regioni o le macroregioni europee.

L'anarchia degli stati nazionali, che porta ineluttabilmente alla corsa progressiva al riarmo, come la storia di questo secolo ha dimostrato, può essere superata solo con la federazione degli stati sia a livello continentale che mondiale.

Il federalismo, cioè, impedendo la guerra perché disarma gli stati, impone l'ordine e la pace, perciò federalismo corrisponde, a mio avviso, a pace. E' questo l'obiettivo strategico nel quale occorre impegnare le risorse culturali, psicologiche e morali. Il rafforzamento delle istituzioni federali dell'Unione europea appare quindi come il primo passo razionale e necessario per costruire la pace, per rafforzare la sua politica estera e per avere una difesa europea e non più dei singoli stati.

Proprio in tema di federalismo voglio prendere posizione netta e chiara su un argomento di questi giorni: sapete che a Genova è stata presentata dal mio movimento una proposta di nuova costituzione federale, dalla quale mi dissocio totalmente. Abbiamo sempre parlato di zone socio-economicamente omogenee: vediamo invece una Campania e una Calabria nemmeno unite con un chilometro di confine, sono staccate, sono autonome. Hanno, ad esempio, la malavita diversa: da una parte si chiama 'ndrangheta' e dall'altra 'camorra'. Mi dissocio soprattutto perché il progetto è stato presentato con una cartina che identifica 9 'stati'. La parola 'stato' non va bene, direi che bisognerebbe usare un'altra terminologia, ma, soprattutto, dicevo, non la condivido, perché il Trentino-Alto Adige, che abbiamo riconosciuta come regione autonoma, protetta internazionalmente, viene inserita in una macroregione assieme al Friuli-Venezia Giulia ed al Veneto. Anche se questa inclusione potrebbe portare dei benefici - perché sappiamo bene che la zona del nord-est è il Giappone d'Europa e pertanto ha un'economia florida e ricchezza per le popolazioni che vivono in quella zona - inserendo la nostra regione Trentino-Alto Adige in questa macroregione col Veneto si creerebbero, a mio avviso, delle tensioni internazionali che non porterebbero nulla di buono.

Concludendo vorrei esprimere il mio personale parere positivo alla legge in esame, perché l'impegno finanziario è modesto, si parla di 150 milioni per 4 anni dal 1991, e questa operazione secondo me va anche nella direzione di una gestione oculata della nostra autonomia, che attualmente sta vivendo momenti molto difficili. Vi ringrazio.

(...)

Disegno di legge n. 20: Interventi finanziari a favore delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento e d Bolzano (presentato dalla Giunta regionale).

 

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi e distinti colleghi, ho seguito questa proposta di legge già nella II^ Commissione legislativa regionale e sono arrivato a fare una serie di ragionamenti, anche magari in contrapposizione con altre persone a me vicine.

Ritengo che questa legge cerchi di sanare una situazione anomala che si è venuta a creare in questi ultimi anni: lo stato ha dato maggiori incombenze alle Camere di Commercio presenti sul territorio nazionale, creando in questo modo una passività fra le entrate e le uscite nei bilanci delle Camere di Commercio; maggiori incombenze identificate in compiti certificativi, in compiti burocratici imposti - lo sappiamo - con leggi statali. Queste maggiori incombenze richiedono più uomini e più risorse economiche.

Mi sono posto questa domanda: che cosa fanno le Camere di Commercio sul territorio, che cosa offrono alle aziende? Ho visto che forniscono servizi alle imprese e, secondo me, bisogna guardare in quest'ottica per cercare di risolvere il problema. Dare servizi e fornendo sostegno in questo modo alle imprese, si favorisce l'economia e l'imprenditoria in genere: l'imprenditoria locale presente sul territorio. Nel nostro caso specifico dare servizi alle imprese vuol dire sostenere la piccola, media e piccolissima impresa, perciò commercio, artigianato ed industria, perciò la totalità delle imprese presenti sul territorio regionale. Sostenendo una politica rivolta ai servizi alle imprese si creano maggiori e nuovi posti di lavoro, perciò uno sviluppo dell'economia e della società trentina.

Anche gli interventi finalizzati a sostenere le attività economiche nelle periferie, e questo progetto di legge è inteso in questa direzione, concorrono a dare impulso alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali. In Commissione legislativa ho sentito le relazioni dei rappresentanti delle Camere di Commercio di Trento e di Bolzano, laddove è stato riferito che, ad esempio, a Bolzano ci sono 3 sedi distaccate, a Trento ce ne sono 2, in via Vannetti e a Rovereto. Ho sentito anche che in provincia di Bolzano gli atti devono essere redatti bilingui e che questi uffici hanno bisogno di miglioramenti. Un'altra notizia secondo me importante per dare servizi alle imprese è anche quella rivolta all'installazione di collegamenti telematici, che, se non sbaglio, è il progetto Sesamo della Camera di Commercio di Trento, ossia in ogni sede comprensoriale è installato un terminale che rilascia documenti ed altro; perciò questo decentramento dei servizi è sicuramente un metodo migliore, perché evita lo spostamento delle persone sul territorio regionale. Secondo me bisogna puntare alla qualità per essere competitivi, soprattutto essere competitivi in un rapporto con un'economia europea.

Le leggi statali sappiamo che conferiscono alle Camere di Commercio compiti di vario tipo: la tenuta e l'aggiornamento dei registri delle imprese, la gestione degli albi e dei ruoli per le imprese, i brevetti ed altro; le tariffe sono stabilite dallo stato, non c'è autonomia di imposizione. Mi ricollego al discorso di autonomia della regione Trentino-Alto Adige: è inutile avere sempre competenze senza avere sostegno finanziario, è una scarsa autonomia. Se lo stato dà solo incombenze, è da ritenersi che mancheranno i fondi per le iniziative a sostegno delle aziende ed i soldi che attualmente sono raccolti dalle aziende stesse serviranno solo per gestire i servizi alle stesse. Non ci sarà più denaro, per un investimento in direzione della promozione e dell'informazione, conseguentemente lo stato, se si vuole migliorare l'informazione e la promozione per le aziende, dovrà aumentare il diritto fisso annuale. Attualmente in provincia di Trento è all'incirca sugli 8,2 miliardi: partiamo da tariffe basse, 138.000 lire per le piccole aziende e a salire valori maggiori per le aziende più grosse e più consistenti. Grosso modo la Camera di Commercio si basa per la propria attività esclusivamente o per la quasi totalità su questi introiti.

Intendo anche un'altra cosa: se lo stato dà continue e maggiori incombenze alle Camere di Commercio senza garantire i dovuti finanziamenti si provoca una reazione, ed è visibile sentendo gli imprenditori, una specie di rancore, di malessere fra le aziende e la Camera di Commercio.

Ritengo che la Camera di Commercio a questo punto sia un'istituzione cuscinetto fra le aziende e lo stato. Questo malessere è anche dovuto alla burocrazia imposta ed anche alle tariffe fissate dallo stato. Senza finanziamenti a queste istituzioni, a mio parere, ci sarà un peggioramento dei servizi alle aziende, con conseguenze negative sull'operatività delle aziende stesse. L'economia locale ne risentirà con danni alla funzionalità e produttività delle aziende. A mio avviso bisognerebbe agire in sede romana, delegificando, semplificando le procedure, eliminando la burocrazia alla quale le aziende devono sottostare: più adempimenti e più burocrazia sicuramente frenano la produttività. A mio parere bisogna puntare su una politica rivolta ai servizi alle imprese, che è la soluzione migliore rispetto alla concessione di contributi a fondo perduto. Servizi alle imprese e fondi di rotazione sono sistemi che fanno decollare l'economia, causano una movimentazione del denaro, creano conseguentemente posti di lavoro, perciò maggiori investimenti.

In Commissione si è parlato di competenza relativamente all'elargizione dei fondi: è la provincia o è la regione? Abbiamo sentito i pareri dei dirigenti della regione, i quali hanno fatto riferimento allo statuto ed alle leggi esistenti in tema di Camere di Commercio. Io faccio un ragionamento molto semplice: ho una nota dalla quale ricavo questo: il secondo comma dell'art. 1 del decreto legge 19.04.1993, n. 113, convertito nella legge 18.06.1993, n. 191, recita: 'Per ciascuno degli anni 1993, 1994 è autorizzata la spesa di 64.560 milioni, da erogarsi dal Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato alle Camere di Commercio in misura pari a quella attribuita per l'anno 1992 ai sensi dell'art. 12, comma 5, del decreto legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito con modificazioni nella legge 19 marzo 1993, n. 68. Il contributo non compete alle Camere di Commercio incluse nel territorio della regione Trentino-Alto Adige ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266.' Con questa disposizione il Trentino ha perso 700 milioni all'anno, a partire dal 1993 compreso.

Perché solo la regione Trentino-Alto Adige è rimasta esclusa? E perché si parla proprio di regione? L'esclusione del contributo statale è stata causata dall'errata convinzione, verificata in sede del Ministero dell'industria, che sia già operante nei nostri confronti il contributo regionale. E’ chiaro - potrò anche sbagliarmi - che la competenza a questo punto è a livello regionale.

Penso che la regione dovrebbe operare in sede romana per sanare questa situazione in maniera definitiva e continuativa, pertanto personalmente sono favorevole a questo contributo, in questo caso una tantum, anche perché un errore a livello romano non può penalizzare conseguentemente l'economia locale. Sostenendo questa iniziativa di legge, ritengo anche in questo caso che sia un modo per gestire oculatamente la nostra autonomia.

Ancora due cose: una domanda rivolta all'assessore: come si intende ripartire i fondi fra la provincia di Trento e di Bolzano? In poche parole come la Giunta intende risolvere questo problema, e un appunto all'assessore e alla Giunta: sarebbe stato opportuno fornire a tutti i consiglieri di quest'aula in tempo utile il piano di intervento trasmesso alla Giunta e all'assessore, preparato dalle Camere di Commercio, sul quale fare le proprie riflessioni e prendere una decisione chiara in aula. Grazie.