Seduta n° 7 del 24 marzo 1994
Elezione del Presidente della Giunta regionale
DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Innanzi tutto vorrei chiedere scusa per l'assenza di mezzogiorno, anche se non dovrei, ma voglio evidenziare che Montefiori ed io avevamo avvisato i Segretari questori del nostro urgente allontanamento.
Passerei ad analizzare il documento programmatico del Presidente designato Grandi, nel quale troviamo molti spunti di riflessione per un confronto costruttivo; alcune considerazioni ci trovano concordi, altre assolutamente no.
Nel documento programmatico si riconosce - e noi concordiamo - la validità che un regionalismo non mette in discussione l'unità d'Italia ed a questo punto farei tre considerazioni, riferendomi a pag. 8, dove si dice "l'abbandono del modello centralista di Stato, in favore di una più forte ispirazione regionalista, non è tuttavia in contraddizione con un quadro di rinnovata unità nazionale". Il SVP, sottofirmando il documento, riconosce l'unità d'Italia, sebbene con una nuova struttura o configurazione.
La seconda considerazione al riguardo è quella dell'accordo fatto tra la Lega nord ed il Patto per l'Italia di Segni a suo tempo, nel quale venivano evidenziati alcuni punti, il principale, come inizia il documento, "La Repubblica italiana è una ed indivisibile", successivamente viene evidenziato il massimo autogoverno possibile, l'attuazione del principio di sussidiarietà, un fondo statale perequativo a favore delle zone economicamente più deboli in attuazione del federalismo fiscale.
Un altro documento sottoscritto dalla Lega nord è quello del decalogo votato all'unanimità ad Assago il 12 dicembre del 1993, nel quale, all'art. 1, si parla di Unione italiana, libera associazione di macroregioni, di repubbliche, che però si potrebbero chiamare anche cantoni, macroregioni o altro.
In questo documento vengono riconosciute le specificità delle regioni a statuto speciale, perché si dice che all'Unione aderiscono le attuali regioni autonome di Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. All'art. 2 si dice che "nessun vincolo è posto alla circolazione o all'attività dei cittadini delle repubbliche". Leggiamo anche che "le regioni a statuto ordinario gestiscono quanto meno le stesse competenze attualmente attribuite alle regioni a statuto speciale", perciò si parla di un livellamento verso l'alto, affichè tutte le regioni a statuto ordinario siano regioni a statuto speciale, come il Trentino-Alto Adige.
Altra considerazione, sempre sull'unità d'Italia, è che se volevamo, noi della Lega nord, la secessione, la spaccatura del Paese e se volevamo acuire le tensioni sociali interne tra il nord ed il sud, bastava che la Lega nord si presentasse da sola in questa campagna elettorale; noi vogliamo una ristrutturazione dello stato italiano in senso federale.
Passando al documento programmatico si riconosce maggiore responsabilizzazione e controllo con il trasferimento verso il basso delle scelte, si riconosce che è maturo il tempo per il trasferimento alle regioni ordinarie di una vasta serie di competenze esclusive, perciò, come dicevo prima: livellamento verso l'alto. Si parla di innalzare l'autonomia e l'autogoverno fino a far diventare speciali le regioni ordinarie, per andare oltre, in direzione del federalismo: tutte cose che la Lega nord ha sempre detto da 10 anni a questa parte.
Considerato anche il periodo storico che stiamo vivendo attualmente, dove andremo in una fase costituente, basti pensare al lavoro della Bicamerale che presuppone di andare verso un forte regionalismo, auspichiamo di andare oltre al forte regionalismo, di andare in direzione proprio di un'Italia federale.
Nel documento programmatico si riconosce inoltre un prelievo fiscale in direzione di un'autonomia impositiva, un equilibrio fra prelievo fiscale e spesa, concetti propri della Lega nord. Si dice che serve un equilibrio fra dimensioni territoriali e risorse, perché entità piccole, comunità ridotte, trovano difficoltà nel realizzare economie di scala e nel contenere le spese. A tal riguardo ricordiamo Maastricht, che riconosce un rafforzamento delle amministrazioni regionali secondo il principio di sussidiarietà, concetto che sta alla base della dottrina cristiana: quello che può fare una comunità piccola non può essere tolto e fatto fare alla comunità di ordine superiore, che è più grande e più complessa.
Tutto ciò che viene svolto dalla piccola comunità è fatto in maniera migliore, perciò più potere ai comuni, che sono le cellule basilari della nostra società, dopo la famiglia. Per il principio di sussidiarietà l'ente superiore deve aiutare l'ente inferiore a fare le cose che sa fare bene, fino ad arrivare all'autosostentamento.
Ancora, nel documento si evidenzia la formazione di sistemi territoriali di grande vitalità economica, macroregioni, regioni socio-economicamente omogenee, che la Lega nord propone da molto tempo. Macroregioni che identificano spazi territoriali di dimensione intermedia fra lo stato centrale, al quale compete poche materie: difesa, moneta, giustizia, e le regioni con ampie competenze.
Nel documento si ipotizza una futura regione europea identificata dall'unione del Trentino, del Sudtirolo e del Tirolo, smantellando la regione, alla quale si dà "una competenza prioritariamente politica", conseguentemente si svuota la regione delle proprie attribuzioni, che avvii - prosegue il documento - "questa trasformazione con la riforma elettorale verso l'euroregionalizzazione".
Siamo favorevoli alle collaborazioni transfrontaliere, che sono maturate e che verranno attivate a seguito della convenzione di Madrid del 1980, vedi l'accordo-quadro di Vienna del 1993, firmato fra l'Austria e l'Italia.
Concordiamo anche con l'idea di macroregione come ente intermedio, però non come formulato nel documento. E' più naturale l'inserimento del Trentino in una macroregione della Padania, che in quella del Tirolo, un inserimento alla pari fra regioni e province autonome, perseguendo quell'autonomia impositiva e quel federalismo, che porterà i popoli interessati ad una vera uguaglianza, popoli liberi, sebbene diversi, uniti da quel collante che si chiama federalismo.
A cosa serve coinvolgere il Trentino in questa macroregione del Tirolo? Serve solo al SVP ad avere più forza per smantellare l'attuale regione, per acquisire il massimo potere e controllo sul proprio territorio. Il PATT ed anche il PDS, che accettano incondizionatamente la proposta espressa nel documento programmatico, e la DC sono strumenti in mano al SVP per raggiungere lo scopo innanzi detto.
I trentini in questo modo sarebbero anche loro uno strumento. Una considerazione su questo punto: perché la DC, il PDS, il PATT hanno accettato questa idea? Per il potere, non trovo altre motivazioni.
E' un inganno, trentini, io dico: "orecchie aperte", lo diceva anche il PATT a suo tempo, scrivendolo sui muri e nei suoi manifestini nella competizione elettorale del novembre scorso.
E' un inganno, come è la candidatura di Silvius Magnago al proporzionale, perché si sa che non sarà mai eletto.
A questo punto si potrebbe fare un discorso affettivo e sentimentale, vi faccio un esempio: mio nonno era un Kaiserjäger, nacque ad Innsbruck e combatté per l'imperatore; fu pluridecorato, ma perse la guerra. Potrebbe affascinarmi l'idea di questo Tirolo, ma, a questo punto, bisogna essere concreti, accettando la realtà com'è, senza voler ripristinare situazioni di tempi passati non più attuabili.
Vi siete mai chiesti quanti sono i trentini che vogliono unirsi al Tirolo? Vi siete mai chiesti quanti trentini conoscono la lingua tedesca? Saremmo minoranza in seno alla macroregione Tirolo e con quali tutele? I popoli d'oltralpe non ci vogliono, vedi il Vorarlberg. Quest'idea utopica di macroregione Tirolo è voluta da pochi trentini. Non si è mai chiesto alla base, alla popolazione trentina, che cosa ne pensa. Certe decisioni o proposte politiche hanno bisogno del consenso popolare.
Vorrei evidenziare inoltre un concetto per me fondamentale, che repubblica è democrazia, federalismo è libertà, dove libertà è anche autodeterminazione, se c'è il consenso popolare.
Un altro argomento che vorrei trattare è quello riguardante le minoranze etniche. In Trentino sappiamo che abbiamo dei gruppi minoritari: la componente della comunità ladina della val di Fassa ed i gruppi germanofoni di Luserna e della val dei Mocheni. Nel documento programmatico c'è l'impegno di soddisfare le aspettative delle popolazioni interessate, una delle quali sarebbe quella della riunificazione delle componenti ladine ripartite sulle tre province, Trento, Bolzano, Belluno, con pari tutela. Chiedo al Presidente designato: quale tutela si intende perseguire? Vogliamo istituire la rappresentanza in Consiglio provinciale del Trentino di un consigliere ladino? L'ipotesi è emersa nel documento programmatico dei partiti di governo provinciale, ma non la si trova nel documento che abbiamo ora in esame. Ci ricordiamo di questi problemi solo in prossimità delle elezioni?
Inoltre, come vogliamo frenare lo spopolamento dei paesi cimbri, come vogliamo tutelare la loro identità culturale? Comunità, queste, che hanno permesso con la loro esistenza la particolare autonomia al Trentino e che sono riconosciute nel patto Degasperi-Gruber del 1946.
Chiedo delle risposte al Presidente designato.
Infine un'ultima considerazione: nel documento si richiede una collaborazione franca e leale. Noi, come Lega nord, opereremo all'interno delle istituzioni in maniera attenta, democratica, ferma e decisa, evidenziando i comportamenti scorretti e le promesse politiche non mantenute. Grazie.